Libero Mail: gli insulti, le minacce, l’Italia che lavora

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Come sapete da alcune ore la Libero Mail è irraggiungibile a causa di un problema tecnico. Stiamo lavorando perché nel più breve tempo possibile tutte le caselle tornino a funzionare. Escludiamo in ogni caso la perdita di dati.

In 25 anni di servizio fedele agli utenti italiani, non ci è mai successo di restare off-line per così tanto tempo. Stiamo leggendo tutti i vostri messaggi, sappiamo che contate su di noi per comunicare, per questo stiamo correndo per ritornare online insieme quanto prima.

Grazie per la vostra pazienza e soprattutto per la vostra fedeltà.twitter.com/libero_it/status/161784214268427878

È il contenuto del thread Twitter che l’utenza ufficiale di Libero ha pubblicato per cercare di rispondere alle incessanti lamentele e domande poste dagli utilizzatori di uno dei servizi più conosciuti del provider: la posta elettronica.

Le caselle Libero Free (gratuite) e Mail Plus non sono infatti utilizzabili dalla notte del 23 di gennaio (alcuni utenti lamentano il problema già da giorno 22, ma non ho prove a corredo), esattamente come mostrato in una pagina di cortesia che nel frattempo è cambiata proponendo il medesimo testo pubblicato nel thread Twitter:

Senza voler entrare nel merito dell’enorme disservizio che il provider italiano sta causando ai tanti utilizzatori e alle azioni intraprese per ripristinare tutto quanto (ammesso che le email arrivate nell’arco di queste ore non stiano andando perdute tornando ai vari mittenti), quello che realmente stupisce è la quantità di persone che sfruttando il servizio gratuito e non avendo evidentemente tempo di leggere molto attentamente i ToS (Terms of Service, Termini di servizio), sta vomitando tutto il proprio disappunto – a voler usare un eufemismo – sotto al thread Twitter che è stato pubblicato per provare a prendere tempo e giustificare il down, mettendoci a corredo minacce neanche troppo velate, promesse di azioni legali, Class Action e coinvolgimenti degli altipiani governativi partendo dal ministro Crosetto e arrivando a Giorgia Meloni, facendo tappa da Matteo Salvini e salutando con la mano il MISE.

Che il nervosismo, l’ansia, la paura regnino sovrani è davvero lecito e comprensibile nonostante in situazioni come queste si debba mantenere un sangue quanto più freddo possibile, ma la maleducazione proprio no, soprattutto verso tecnici professionisti che stanno cercando di riportare la nave in acque profonde e più calme, tirandola fuori da quella che sembra essere davvero in una tempesta senza via d’uscita.

Non sto parlando dell’enorme quantità di persone che hanno registrato la loro prima casella di posta elettronica con Virgilio o Libero 20 e più anni fa (ne avevo una anche io, che ho dismesso una vita fa) e che senza alcuna (o quasi) competenza tecnica non se la sentono di cambiare provider o non ne hanno realmente le capacità (né i soldi da investire su qualcuno che possa farlo per loro), bensì di tutti coloro che pur – spero – consapevoli che non si stia parlando di un provider del tutto affidabile (soprattutto in termini di spam e rubriche perse nel buco nero dell’Internet come la parola Privacy fosse solo utopia contenuta all’interno di testi scritti del 1800) ha deciso di affidare a un indirizzo di posta @libero.it il proprio business e vita privata.

No ragazzi, non ci siamo.

Siete davvero tanti, troppi. Professionisti e mestieri che spaziano dall’avvocato all’investitore, dall’impresa edile (con tanto di adesivo con l’indirizzo libero.it attaccato al furgoncino che vedi in città) all’azienda agricola, lo studente, la casalinga di Voghera e il parroco di quartiere. Se posso e voglio provare a comprendere coloro che non ricavano un fico secco dall’avere un indirizzo di posta elettronica professionale (e sono loro vicino pensando alle comunicazioni importanti che ora sono inaccessibili), non posso e non voglio pensare lo stesso per coloro che su quell’apparente stupido e semplice indirizzo di posta elettronica ci hanno costruito (in parte) un business che porta un guadagno, perché qui di stupido e semplice non c’è proprio nulla.

L’informatica non è quella di “tuo cugino che mette a posto eMule quando smette di scaricare la tua serie televisiva preferita (qui avevo pubblicato uno sfogo più articolato in merito: La figura professionale del “A mio cugino”), è una materia seria, alla quale dare la giusta importanza, peso, budget.

Ci sono una miriade di servizi a pagamento che offrono un dominio e una (generalmente più) casella di posta elettronica dalle prestazioni, spazio e disponibilità garantiti, con tanto di penali da pagare nel caso in cui il servizio non sia accessibile per un intervallo di tempo superiore a un valore stabilito contrattualmente. Non ha nessuna importanza – e conta come il due di picche – dire “Pago Libero per darmi il servizio Plus da 50€ all’anno“, capisco che ci sia dietro un pagamento e ci si aspetti quindi che tutto funzioni, ma questo non ha nulla a che spartire con un servizio professionale che porta il tuo nome personalizzato al posto di quel – passami il termine – “vergognoso” libero.it dopo la chiocciola.

Non si tratta di spocchia, si tratta di tutelare il più possibile qualcosa di tuo, che magari contribuisce a pagare le bollette di casa e le fatture dell’ufficio. Qualcosa sul quale tu (o un tecnico di fiducia) puoi intervenire rapidamente in caso di problemi, per cercare eventualmente di deviare il traffico altrove nel malaugurato caso il provider che fornisce il servizio dovesse avere anch’esso problemi. Un’ultima spiaggia che oggi non hai perché dipendi esclusivamente da un provider che ti ha chiuso le porte in faccia in attesa di ripristinare il servizio.

Domande e risposte

Ci voglio provare. Magari a qualcuno tornano utili.

Ho perso le mie email?

Apparentemente no, almeno così si ostina a dichiarare lo staff di Libero/Virgilio. Tutto da dimostrare all’atto della ripresa del servizio. Di certo c’è che alcune delle email spedite nei giorni scorsi verso gli indirizzi di Libero/Virgilio potrebbero tornare indietro ai mittenti per mancata consegna. Devi semplicemente attendere che il servizio torni operativo e sperare che i mittenti (sono certo che molti di loro siano a conoscenza di questo enorme disservizio, ormai ne parla anche il fruttivendolo all’angolo) spediscano nuovamente le comunicazioni, ammesso non si tratti di operazioni automatizzate. In quel caso è un pelo più ostico / improbabile.

Ho perso gli account che sono collegati al mio indirizzo di posta?

Affatto. Registrarsi a Facebook, Twitter, a Just Eat o qualsiasi altro servizio sulla faccia della Terra utilizzando il tuo account di posta elettronica non vuol dire che questo debba necessariamente essere vivo per continuare a operare. Se hai username e password a tua disposizione e devi entrare nell’account di Amazon (altro esempio tirato a caso) puoi continuare a farlo, anche se non puoi accedere la tua casella di posta. Certo è che se fai un ordine, l’email di conferma che verrà spedita non sarà per te visibile.

Hai prenotato un volo aereo e i biglietti ti sono stati recapitati a mezzo posta elettronica? Poco male. Puoi stamparli in aeroporto fornendo i tuoi dati a una hostess di terra, nessuno viene “abbandonato a sé stesso” solo perché un servizio non è raggiungibile. Lo stesso dicasi per alberghi o altri servizi “primari“. In parte si applica anche alle ricette mediche dato che oltre all’email inviata dal sistema sanitario arriva il messaggio SMS sul tuo numero di cellulare. Quindi per cortesia, panico “ok” (si fa per dire), ma puoi anche appoggiare il forcone e la molotov.

L’Italia che lavora

Non sei l’unico in questa situazione. Tutta Italia sa di questo problema, anche la nonna Pina che è solita guardare Barbara D’Urso in televisione, la quale avrà certamente trasmesso una qualche sorta di inchiesta sugli alieni che hanno reso inaccessibile i server di posta di Libero e Virgilio. Io dopo le informazioni raccolte ieri ho ascoltato un lungo parlarne su Radio 105 durante la trasmissione “Tutto Esaurito” di stamattina, questo ti fa capire che cassa di risonanza sta avendo la cosa.

Pazienta, respira, ci sono professionisti all’opera che stanno lavorando alla risoluzione del problema. Dio esiste ma non sei tu, tanto meno sei qualcuno che può permettersi di dire che porterà in giudizio tutti coloro che lavorano per Libero e Virgilio, che a causa loro stai perdendo soldi, che senza la tua posta elettronica ti manca l’aria. Magari sei uno degli utilizzatori del servizio gratuito, lo sai che non c’è garanzia alcuna in merito? Ecco, forse sarebbe stato meglio saperlo e prevenire quanto accaduto (anche se magari nessuno ci avrebbe mai scommesso una lira sopra).

Italiaonline si riserva il diritto di modificare, sospendere, o interrompere (temporaneamente o permanentemente) in qualsiasi momento la forma e la natura dei Servizi esistenti senza che per questo motivo gli Utenti possano maturare il diritto al riconoscimento di alcun rimborso, indennizzo o risarcimento.
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La storia certamente cambia un po’ nei confronti di coloro che utilizzano il servizio a pagamento, ci sono dei doveri verso i clienti, ma non pensare che la storia di fondo cambi:

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Backup

Troppo tardi dirai, la risposta è invece “non del tutto vero“.
Quando (e se) il servizio tornerà disponibile, sarà nel tuo interesse pensare a un backup totale delle tue comunicazioni in entrata e uscita, avendo cura di tenerlo sempre aggiornato e pronto nel caso in cui deciderai di migrare altrove. Utile anche nel caso in cui tu voglia consultare quanto già ricevuto/inviato in passato, pur senza che tutto questo necessiti che il servizio sia raggiungibile. Ci sono diverse alternative sul mercato, software gratuiti e non. Se ti può interessare approfondire potrei dedicare un articolo a questa singola voce relativa al backup della posta elettronica.

Libero ha perso un cliente

Immagino che quasi nessuno si dispererà per questo, dubito altrettanto del fatto che un disastro simile possa ricapitare a Libero/Virgilio tanto presto, un po’ come la storia il modo di dire del fulmine che non può cadere due volte nello stesso identico punto a distanza di poco tempo (aggiornamento dell’articolo post-commento di Dino: che è una credenza popolare non veritiera). Ciò detto, puoi e devi sentirti libero di fare come meglio credi, ci sono molte (moltissime) alternative disponibili lì fuori. Il mio consiglio è però quello di mettere mano al portafogli, perché solo così facendo avrai un contratto in grado di tutelarti nel momento in cui qualcosa va storto.

Ti propongo un paio di puntate di Pillole di Bit in cui Francesco ha parlato di questo argomento, suggerendo valide alternative al mercato libero fatto di Libero, Email.it e altri provider storici e non italiani/internazionali, la #58 e la #205. Giusto a contorno ti lascio qui anche il collegamento diretto all’articolo – sempre di Francesco – dedicato al cambio di casella di posta elettronica (che coinvolge anche quanto sta accadendo a Libero): iltucci.com/blog/2023/01/25/cambiare-casella-di-posta.

Io sono qui, disponibile a rispondere – nei limiti del possibile e del conosciuto – a ulteriori tue curiosità e dubbi, usa pure l’area commenti (non essere scurrile, unico requisito).

#StaySafe

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