2014: anche questo “se lo semo levati” (e tanti auguri a voi)

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Com’è stato il vostro 2014? Bello? Brutto? Per me nessuno delle due opzioni lo rispecchia, o per lo meno non in maniera così secca, gli alti e i bassi si alternano da quando si nasce, è inevitabile a meno di essere uno di quei ricchi di Teheran di cui tutti parlano in questa chiusura d’anno priva di notizie evidentemente più interessanti. Ciascuno di noi cresce, conquista nuove vette o indietreggia sul campo di battaglia per avvenimenti che finiscono per cambiargli la vita. Durante questi (quasi) 365 giorni tanti ci hanno abbandonato, noti e non, ogni volta un dispiacere sincero, ogni volta un colpo al cuore, un anno da schifo quindi? No, non del tutto, almeno a vedere il bicchiere mezzo pieno.

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Questo è stato l’anno dei record per molti versi, in ordine sparso potrei dire che è stato l’anno degli aumenti e di quelle “manovre fiscali” alle quali dare nomi strani e poco comprensibili affinché il comune cittadino (me compreso) possa capirne il meno possibile e protestare di conseguenza poco o nulla. Hanno preso al volo questo treno le Autostrade, che per l’ennesima volta hanno aumentato i prezzi di un pedaggio sempre più oneroso soprattutto per chi è abituato a spostarsi molto pur mantenendo gli stessi difetti nella rete e i disagi senza fine, o la RAI con le sue mosse atte al recupero del denaro mai riscosso da chi decide quotidianamente di snobbare i suoi canali dato che sono capaci di trasmettere solo programmi di livello medio-basso (e sul medio sono stato anche carino, che poi si parla della stessa RAI che fatica a pubblicare i suoi conti eh).

Il 2014 è stato ancora una volta l’anno dei Marò, la crisi dura ormai da due anni e ancora i nostri fucilieri non hanno la possibilità di vivere la loro vita in Italia, con le proprie famiglie e lontani il più possibile da quell’India che credo non vorranno mai più vedere in vita loro (ammesso che escano da quel tunnel apparentemente senza spiragli). È stato l’anno degli sbarchi sempre più interminabili, delle mille polemiche, della “sopravvivenza del popolo italiano contro gli invasori” (il fascismo cola a ettolitri da questo modo di vedere le cose, fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato dalla notte dei tempi), dei tanti problemi dei centri che possono ospitare e prendersi cura di questi sventurati. È stato l’anno della corruzione, non perché non ce ne sia solitamente (anzi, in questo campo costituiamo l’eccellenza, quasi a farne un vanto eh, mi raccomando), ma perché stavolta ne è saltata fuori tanta, talmente tanta da meritarsi ore interminabili di servizi televisivi e decine di pagine di quotidiani a cavallo tra le vicende dell’Aquila e Mafia Capitale.

È stato l’anno dei Mondiali FIFA ma anche delle Olimpiadi di Sochi, e sinceramente non è che io voglia soffermarmi sull’argomento più di tanto, non per fare lo snob (che non fa parte del mio essere) ma proprio perché se n’è parlato già abbondantemente, con le critiche da bar tra anziani giocatori di briscola tanto quanto le opinioni di giornalisti che vengono rispettati quasi più di un capo di Stato (non dico di Napolitano perché sfortunatamente, nonostante tutta la buona volontà, il nostro Presidente ha ormai terminato i “bonus rispetto” da parte di tanti cittadini dello stivale), forse l’unica nota sulla quale sorridere (perché finita tutto sommato bene) è quell’azzardo di Luxuria in una terra non esattamente ospitale per le sue idee.

Informaticamente parlando è stato l’anno di Whatsapp e Telegram (e di tutte le alternative possibili). Il primo troppo spesso down a causa di problemi lato server, il secondo spuntato fuori dal nulla come alternativa che ancora oggi considero assolutamente di qualità nonostante la quantità di utenti utilizzatori non è la stessa del big di proprietà Facebook. Tante le lacune ma altrettanti gli utilizzatori che si ostinano a scegliere il primo perché “sulla bocca di tutti“. Sempre questo l’anno della stangata sulle memorie presenti nella maggior parte dei prodotti di utilizzo quotidiano, dal PC allo Smartphone, passando dalle chiavi USB.

È stato l’anno di ebola, gestita in una maniera così pessima da far indignare e spaventare chiunque sulla faccia della terra (o quasi), una buona parte d’anno in cui i media hanno fatto -come da tradizione- informazione e disinformazione ai massimi livelli, una confusione totale, numeri, catastrofi incontrollate e rettifiche, di tutto e di più, ma anche l’anno dell’alluvione di Genova e del puntuale abbandono da parte di chi avrebbe dovuto davvero rimboccarsi le mani e aiutare i volontari, un po’ come successo in altre parti d’Italia. Di contro è stato ancora una volta di quella figura che alla chiesa (la c minuscola è voluta) mancava da tanto tempo ormai, l’anno in cui Papa Francesco continua ad ammettere colpe e non difendere più quelle figure per troppo tempo rimaste nell’ombra e sotto al mantello di un’istituzione apparentemente intoccabile e con una giustizia propria che nulla ha a che fare con i canoni ordinari di quella italiana (e anche su questa nutriamo tutti tanti di quei dubbi da poterci scrivere una lista lunga un libro).

È stato l’anno del RAP, della sua consacrazione e del suo ingresso più che trionfale nella quotidianità musicale di molti, me compreso (in quanto curioso da diversi anni ormai), dalla vittoria di Rocco Hunt a Sanremo 2014 passando per le classifiche che hanno visto e vedono ancora oggi (sto scrivendo questo post qualche ora prima del termine del 2014, per chi non lo avesse ancora capito!) di Fedez e del suo Pop-Hoolista, lo stesso Fedez che in un anno più che grandioso per X Factor (il primo da giudice) ha saputo portare due dei suoi ragazzi in finale, vincendo “in ogni caso” la competizione. Un genere musicale che in radio passa sempre di più per la gioia di coloro che hanno visto in qualche modo lungo diverso tempo fa e che lo hanno sempre sostenuto. Un accostamento musicale tanto pericoloso quanto redditizio per cantanti altrimenti messi in secondo piano e che si sono immediatamente risollevati facendo coppia con una giovane promessa. Durerà? Impossibile saperlo con certezza, conviene godersi il momento. Difficile superare comunque le cifre raggiunte dalla commerciale che continua a farla da padrone e rimanere più mainstream:

Personalmente? Beh, l’ennesimo anno a bordo di Spotify e fiero di esserlo (dato che si parlava di musica), il primo anno in cui non ho affrontato viaggi all’estero (era da un po’ che non capitava a dirla tutta), il quarto a Milano di fila post-trasferimento per motivi di lavoro, tanti progetti nel cassetto e la paura di non riuscire a realizzarli entro i termini che mi sono prestabilito e boh, spesso si vive alla giornata perché penso sia importante godersi ogni momento, ogni singolo avvenimento, bello o brutto che sia, serve tutto nel grande calderone della vita (profondo eh?). Quello che posso augurarmi è che tutti voi abbiate passato un buon periodo di feste ma più in generale un bell’anno tra alti e bassi, anche se ormai la percezione collettiva è quella di vedere ogni nuovo anno come “il peggiore fino ad oggi” anche se spesso manca un motivo davvero valido per considerarlo tale.

Allegri ragazzi, c’è sempre chi sta peggio, non dimentichiamolo mai.

Auguri :-)

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