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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Un simpaticissimo bug di Outlook che impedisce il salvataggio contemporaneo di più allegati su unità di rete (se ne parla qui, qui e anche in un documento con un work-around che scatenerebbe un “Grazie al …” di chiunque, anche del più sprovveduto) mi ha portato a un collegamento ben più importante e certamente da tenere d’occhio sul sito di supporto Office, contenente ogni bug ancora aperto ed eventuali work-around suggeriti dagli sviluppatori.

Disinstallazione Office 365 (2016): OffScrub16 e OffScrubc2r

La pagina è questa: support.office.com/en-gb/article/Fixes-or-workarounds-for-recent-issues-in-Outlook-for-Windows-ecf61305-f84f-4e13-bb73-95a214ac1230 (il mio collegamento ti riporterà all’originale in inglese, se vuoi la traduzione italiana fai clic qui) e –come tu stesso potrai notareriporta i problemi ancora in lavorazione (quindi noti) nel corso dei vari rilasci che riguardano Outlook, con dettagli importanti e possibilità di consultare le pagine contenenti le informazioni di risoluzione (temporanee o definitive). Nella colonna di sinistra potrai inoltre scegliere di visualizzare il medesimo tipo di pagina, riferita però a un diverso prodotto della suite Office.

Bug conosciuti dei prodotti Office, dove trovarli

Non so tu, ma io ho questa pagina attualmente salvata tra i collegamenti d’ufficio che tornano facilmente utili quando si ha a che fare con una gran mole di utenti (ma vale anche per la singola installazione di casa tua, o dei tuoi genitori).

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Quando si abilita la funzione di Archivio in-place di Microsoft Office 365, l’operazione vera e propria di spostamento delle mail (che rispettano i criteri imposti) richiede generalmente un numero di ore non meglio definito, in base generalmente al carico di lavoro dei server di Microsoft e del tuo tenant. Ci sono casi in cui, però, serve che quell’operazione venga svolta abbastanza rapidamente, per cercare magari di snellire il database principale di posta elettronica, e per fortuna c’è la scappatoia sfruttabile via PowerShell.

PowerShell: assegnazione in bulk delle licenze Office 365

Si fa riferimento a questo tipo di operazione nel documento Microsoft relativo allo Start-ManagedFolderAssistant, il processo che si occupa della migrazione delle mail, puoi trovarlo all’indirizzo docs.microsoft.com/en-us/powershell/module/exchange/policy-and-compliance-retention/Start-ManagedFolderAssistant?view=exchange-ps. L’operazione da lanciare è quindi abbastanza semplice. Se hai attivato l’archivio di una casella di posta elettronica (non ha importanza se personale o condivisa), puoi collegarti al tuo Exchange via PowerShell e lanciare:

Start-ManagedFolderAssistant -Identity <Mailbox>

Dovrai solo modificare <Mailbox> con l’indirizzo di posta elettronica sul quale operare (esempio Start-ManagedFolderAssistant -Identity mario@contoso.com).

A questo punto non ti resta che attendere (puoi verificare in qualsiasi momento che il processo venga eseguito tenendo d’occhio la WebMail della casella interessata, noterai che le mail si sposteranno una dopo l’altra in base al criterio impostato sulla singola cartella o sull’intera mailbox).


fonti:
docs.microsoft.com/en-us/powershell/module/exchange/policy-and-compliance-retention/Start-ManagedFolderAssistant?view=exchange-ps
mysysadmintips.com/windows/servers/374-force-archiving-on-hosted-exchange-office-365

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Non è un errore, è voluto. Io alla storia di TrueCrypt che tutto a un tratto è diventato insicuro non ci ho mai veramente creduto, non fino in fondo almeno, ed è un po’ il motivo per il quale qualche tempo dopo è nato il progetto VeraCrypt (perché evidentemente non ero il solo a pensarla in quella maniera), per il quale ho nutrito immediato affetto e sul quale mi sono poggiato per poter continuare ad aprire “in sicurezza” i volumi precedentemente creati da TrueCrypt. All’epoca non esistevano alternative più dinamiche od orientate verso il Cloud, si parla degli anni di Windows Xp, giusto per capirci. Poi però qualcosa è cambiato, e tra le varie novità è saltato fuori anche Cryptomator.

Cryptomator come possibile erede di TrueCrypt

Ciò che è sempre mancato a questo tipo di software è il saper creare un oggetto “thin“, in grado quindi di crescere con l’aumento costante dei file contenuti nei box protetti (generalmente grandi quanto specificato in fase di creazione, quindi di tipo thick), cosa che viene a meno quando si discute dell’intero volume / disco (in quel caso lo spazio è tutto quello che hai tu a disposizione). Per questo motivo in passato creavo più container protetti, cercando nel frattempo una possibile soluzione che colmasse quella lacuna. È per questo motivo che qualche tempo fa ho scaricato a sto provando a usare Cryptomator, software open source disponibile per ogni piattaforma (anche in versione Jar, tanto per dire!).

Cryptomator

Progetto tedesco (la società alle spalle è la startup Skymatic), nasce e vince il CeBIT Innovation Award 2016 grazie al suo essere multipiattaforma e all’aver pensato al futuro della protezione dati su Cloud. Cryptomator infatti permette di creare container di file inaccessibili senza la giusta chiave, scelta dall’utente e impostata esclusivamente Client Side, senza quindi che avvenga comunicazione alcuna con server della società o terze entità ulteriori. Cryptomator si installa e si utilizza da subito, con possibilità di arrivare a proteggere anche dati che si trovano sui propri smartphone e tablet (iOS / Android), sempre più centro nevralgico dell’attività online del singolo individuo.

Cryptomator
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Cryptomator
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Plug and Play

È ciò che mi viene in mente pensando a Cryptomator e a ciò che ho fatto io dopo aver scaricato il DMG sul mio MacBook. Allo stato attuale delle cose, il software è disponibile in versione 1.3.2 stabile (da sito web ufficiale), la quale poggia ancora su WebDAV per montare il disco contenente i file protetti. Questa cosa, contrariamente a Windows, funziona male sul sistema operativo di Cupertino e –da quanto ho capito– anche su Linux. File di grosse dimensioni o spostamenti importanti (quelli che ho evidentemente dovuto fare per migrare i dati da TrueCrypt / VeraCrypt a Cryptomator) mettono in difficoltà seria il software, il quale smonta in maniera forzata il volume criptato e non ne permette un nuovo mount. Per aggirare l’ostacolo, ho dovuto più volte bloccare il volume e riaccederlo tramite la schermata principale di Cryptomator, un’azione che -se ripetuta per più di due volte- fa immediatamente decadere ogni interesse provato per il programma in test.

Per questo motivo ho fatto qualche ricerca e sono approdato su svariate issue aperte su GitHub (qui ne trovi una, tanto per fare un esempio), le quali hanno generato grandi discussioni e un’accelerata inaspettata per l’integrazione di FUSE, alternativa ideale per aggirare questo grande ostacolo. Per questo motivo il team ha pubblicato lo scorso 6 aprile una versione beta (occhio quindi a ciò che fai, perché si tratta pur sempre di software potenzialmente instabile!) disponibile all’indirizzo github.com/cryptomator/cryptomator/releases/tag/1.4.0-beta1 che -come VeraCrypt- si appoggia a FUSE per macOS (il quale dovrà essere quindi installato sulla tua macchina).

Spartano quanto basta

Non c’è evidentemente bisogno di molti abbellimenti estetici quando si tratta di proteggere i propri dati. Cryptomator propone infatti una finestra principale del programma con molte poche informazioni e impostazioni, dalla quale potrai montare / smontare volumi di dati protetti e dare un’occhiata al grafico aggiornato in tempo reale che ti mostra quanto di quel traffico dati è criptato e quanto decriptato (rispettivamente scrittura e lettura, nda).

Cryptomator come possibile erede di TrueCrypt 1

L’interfaccia non servirà ad altro, perché in realtà ciò che a te interessa di più è certamente il contenuto di quel disco (o ciò che andrai ad aggiungere in futuro), e lo gestirai dal Finder (se si parla di macOS) o dall’Esplora Risorse su Windows, come se avessi attaccato al PC una qualsiasi chiavetta USB o un disco fisso esterno, o ancora un’unità di rete montata da NAS, nulla –insomma– di così tanto diverso rispetto a ciò che sei abituato a vedere quotidianamente e, se vogliamo tornare a parlare di TrueCrypt / VeraCrypt, per certi versi più immediato e semplice, senza quella preoccupazione di stare sotto il tetto massimo di disponibilità spazio disco che ti sei imposto all’atto della creazione (qui lo spazio su disco viene occupato man mano che i dati aumentano all’interno del container protetto con Cryptomator).

La lettura e la scrittura di dati sfrutta la velocità (quasi) massima che hai a disposizione. Ciò vuol dire che un volume di dati protetto e salvato sul disco locale del tuo PC (magari con SSD) sarà nettamente più veloce rispetto a quello lavorato da NAS (via LAN), e la stessa cosa vale per i Cloud Storage (i quali salvano copia locale dei dati che conservi sui loro server). Cryptomator ha dalla sua la piena compatibilità (ulteriore punto a vantaggio, nda) per le tecnologie On Demand dei provider di storage in Cloud. Per capirci: Dropbox Smart Sync oppure OneDrive Files On-Demand, andando ovviamente a scrivere o leggere solo ciò che è necessario, senza portare su disco locale l’intero volume criptato (e facendo la medesima cosa verso i server di Dropbox o Microsoft in fase di scrittura, volendo fare riferimento agli esempi riportati poco fa).

Trattandosi di procedure assolutamente trasparenti per te che sei l’utente finale, potrai continuare a lavorare sui tuoi file come nulla fosse, sarà compito di Cryptomator fornirti ciò che desideri senza lasciare che tu ti accorga di qualche rallentamento o simili.

Uno sguardo all’azienda

Cryptomator nasce per l’utente finale casalingo, ma basta una rapida visita alla sezione Enterprise del sito web ufficiale per scoprire che le tecnologie utilizzate per dare vita a questa utility, permettono di proteggere potenzialmente anche un team di lavoro o un’azienda ben più strutturata, offrendo un layer contro malware e sicurezza nella sincronizzazione tra NAS e client, ma anche verso una terza parte in Cloud. Sorvolerò su questo aspetto perché richiederebbe di mettere in gioco un diverso strumento (Defendor), da provare e valutare in un ambiente reale, mi sembrava però giusto dargli visibilità.

In conclusione

Un software non senza difetti e con qualche rallentamento in alcune occasioni, ma che dalla sua ha quel grande vantaggio dato dalla possibilità di far crescere progressivamente l’archivio dei file che conservi sotto la sua campana di vetro, proteggendola il più possibile da occhi indiscreti e tentativi di accesso non autorizzati.

L’accoppiata con FUSE su macOS è praticamente fondamentale, e per questo spero che esca quanto prima dalla fase Beta (così da poterlo dichiarare un pelo più affidabile, almeno in via ufficiale). La stessa Beta, nonostante mi sembri che fili abbastanza liscia, ha ancora qualcosa che non gira proprio nel verso giusto, ma gli sviluppatori ci stanno ancora lavorando e voglio essere fiducioso a riguardo (incontro puntualmente un errore molto stupido che non riesco a risolvere perché non accedo ai log del programma, tanto per dire, anche se ho trovato come aggirarlo facilmente).

Cryptomator merita certamente una prova, magari con dati non esattamente critici per evitare brutti scherzi, ma in prospettiva può sicuramente sostituire l’affidabile VeraCrypt.

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Che in pratica è già la risposta conclusiva di un articolo che vuole essere estremamente leggero per tutti coloro che –forse– si sono potuti permettere il lusso di godersi un ponte molto lungo (qualcuno era in ferie dal 23 aprile, e non sono io, maledizione!), le trasmissioni vere e proprie (quelle più pallose perché più lunghe da leggere, me ne rendo conto) ricominceranno da domani. Bando alle ciance: cos’è ATOM? L’editor di testo avanzato che può davvero colmare la grave lacuna lasciata da Notepad++ sui sistemi macOS.

L'alternativa a Notepad++ su macOS è ATOM

Completo, personalizzabile, con una vasta documentazione a supporto dell’utilizzatore. ATOM è quel progetto che mancava quando anni fa cercavo una reale alternativa al mio amato Notepad++ rifugiandomi in progetti come TextWrangler (poi BBEdit) con la stessa felicità di un bambino che deve mangiare i broccoli. No dico, i broccoli, hai capito di che sto parlando? Del non-plus-ultra dello “no, grazie“.

ATOM è la risposta che cercavo su macOS, ma è in grado di accontentare ogni palato essendo stato pensato e progettato per ogni Sistema Operativo. Nato in casa GitHub ascoltando gli sviluppatori (e non solo) nell’ormai quasi lontano 2014, è arrivato oggi a quella condizione di robustezza e affidabilità che può permettersi di avere a che fare un po’ con tutti, esperti e non. Il fatto di essere realizzato su base Chromium (insieme poi a CoffeeScript, JavaScript, CSS, C++ e TypeScript) ne permette l’estrema flessibilità e personalizzazione (anche sotto al cofano motore), i pacchetti disponibili sono ormai abbondanti (così come i temi, anche se a quelli non do peso) e possono fare quasi qualsiasi cosa.

ATOM è parte di una lista che ho usato diversi mesi fa ormai per cambiare editor di testo (mi ero ridotto a virtualizzare Notepad++ passando da VMware Fusion, giusto per rendere l’idea) e che trovi qui: webeeky.com/alternatives-of-notepad-mac-os (una lettura in più non può fare mai male). Altra lettura che ti consiglio (una delle prime portate a casa dal sottoscritto) è anche quella relativa agli shortcut da tastiera, arma per me fondamentale per evitare di usare quanto più possibile il mouse: blog.bugsnag.com/atom-editor-cheat-sheet.

La mia scelta l’ho ormai fatta, ora tocca a te dirmi se sei diventato anche tu utilizzatore ATOM oppure se vuoi dire la tua in merito e segnalare un diverso programma per chi sviluppa (a livello amatoriale e non) o comunque chi necessita di un editor più avanzato del semplice TextEdit sul Sistema Operativo di Cupertino.

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In ufficio stiamo lentamente adottando la versione Business di Dropbox, migrando (tra le altre cose) dati (movimentazione medio-bassa) in cartelle di Team che possono ospitare grandi moli di file. In particolare, alcuni di questi file, consistono nelle immagini master utilizzate per preparare le nostre macchine da lavoro. Si tratta di bomboloni che far muovere al client Dropbox installato su un qualsivoglia client, mettono in difficoltà il processo e rendono più duro il lavoro di CPU e RAM (da sempre talloni d’Achille del programma della società californiana), ed è per questo motivo che ho voluto cercare un’alternativa, trovandola in Dropbox Uploader.

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL)

Sviluppato nel 2016, Dropbox Uploader altro non è che uno script bash, il quale ti permette di sfruttare lo spazio in Cloud muovendoti da riga di comando, perché questo parla direttamente con le API del servizio di storage. Nonostante il diffuso utilizzo, sembra però che Dropbox Uploader non venga più aggiornato, e le segnalazioni di problemi aperti su GitHub non ottiene grande riscontro, per questo motivo lo considero utile ma morto, un po’ uno zombie che è in grado di nutrirsi fino a quando la sua vittima glielo permetterà (nonostante gli ultimi aggiornamenti dei file fondamentali ospitati nella cartella di progetto siano stati aggiornati circa due mesi fa).

Attenzione: proprio a causa di questi mancati aggiornamenti dello script, ti anticipo che tale lavoro si appoggerà a un account Dropbox Pro personale, e che solo a upload completato (seppur parzialmente, un po’ alla volta, ti spiegherò meglio nei prossimi paragrafi) passerà a occupare lo spazio messo a disposizione dall’account Business. Se non hai un account Dropbox a pagamento e devi spostare grandi quantità di dati via riga di comando, puoi già rinunciare alla lettura dell’articolo (o puoi continuare per toglierti la curiosità in merito a una possibile alternativa al client ufficiale).

Ubuntu su Windows 10

Trattandosi di script bash, avrai bisogno di una mano per farlo girare su macchine Windows. Per poter raggiungere l’obiettivo, potrai sfruttare il WSL, Windows Subsystem for Linux, caratteristica nota ormai a chi possiede Windows 10 e non disprezza il mondo del pinguino, una fusione che Microsoft ha cominciato a rendere disponibile in beta ormai diverso tempo fa, e che con l’arrivo di Windows 10 1709 si è consolidata diventando stabile. Se vuoi approfondire, ti rimando a un articolo su un blog Microsoft datato ottobre 2017: blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/10/11/whats-new-in-wsl-in-windows-10-fall-creators-update.

Una volta attivata la caratteristica tramite Pannello di Controllo, ho riavviato la macchina e poi scelto di installare il WSL Ubuntu che puoi trovare anche tu gratuitamente, sullo Store di Microsoft:

Ubuntu
Ubuntu
Developer: Canonical Group Limited
Price: Free

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 2

Avviando per la prima volta il prompt di Ubuntu, ti verrà richiesto di scegliere uno username e una password, slegate da quelle che stai attualmente utilizzando sulla tua macchina Windows (con la quale però condividerai i permessi di accesso ai file in rete, tanto per fare un esempio):

Da ora in poi, potrai muoverti come se avessi a che fare con la bash di Linux, quasi a tutti gli effetti.

Dropbox Uploader: prima configurazione

Sei ora pronto per portare a bordo del tuo PC locale il necessario per il collegamento all’account di Dropbox e il primo utilizzo. Inizia clonando il repository GitHub tramite il comando git clone https://github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader.git, quindi (appena terminato) spostati nella cartella di Dropbox Uploader e rendi eseguibile lo script dropbox_uploader.sh, ti basta lanciare un chmod +x dropbox_uploader.sh. A quel punto, eseguendo lo script per la prima volta, ti verrà richiesto di specificare i token necessari per comunicare con Dropbox:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 5

Dropbox: creazione del token per il collegamento

Per poter collegare Dropbox Uploader al tuo account di Dropbox, dovrai navigare verso l’indirizzo dropbox.com/developers/apps e creare una nuova applicazione personalizzata (Dropbox API app). Come anticipato in apertura articolo, lo script bash non sembra lavorare correttamente con l’account Business e i token che puntano alle cartelle di Team, per questo motivo ho fatto appoggio al mio account personale (Pro, 1 TB). Specifica un qualsiasi nome per l’applicazione e genera –quando possibile– un Access Token che darai in pasto a Dropbox Uploader:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 6

Copia il token appena generato e incollalo nella finestra di bash. La configurazione di Dropbox Uploader è completata.

Dropbox Uploader: muoversi da riga di comando

I comandi disponibili da riga di comando sono tutti descritti nella pagina GitHub del progetto, all’indirizzo github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader. Tra i vari posso citarti certamente ./dropbox_uploader.sh list, l’equivalente del dir all’interno di DOS, oppure mkdir (stesso discorso sempre relativo a MS-DOS). Per muovere i file puoi usare i comandi di copy o move.

In base alla mia personale esperienza, ho copiato dei dati da una share di rete (NAS, nda) verso una cartella di Dropbox, creando dapprima il mountpoint in /mnt. Per capirci:

sudo mkdir /mnt/pcmaster

A quel punto ho potuto sfruttare la possibilità di montare un’unità di rete in WSL tramite DrvFs, come spiegato in questo articolo sui blog MSDN: blogs.msdn.microsoft.com/wsl/2017/04/18/file-system-improvements-to-the-windows-subsystem-for-linux. I permessi verso la cartella di rete sono parte del mio account di dominio Windows (ammesso che io ne usi uno):

sudo mount -t drvfs '\\NAS\PCMASTER' /mnt/pcmaster/

Fatto ciò, si parte con la vera e propria copia dei dati da NAS a Dropbox:

./dropbox_uploader.sh -s upload /mnt/pcmaster/Lenovo/ /Temp/Lenovo/

Questo comando inizierà a caricare i file dalla sorgente (/mnt/pcmaster/Lenovo) alla destinazione (/Temp/Lenovo), non sovrascrivendo file eventualmente già esistenti (il parametro -s) e ricreando strutture cartelle ad albero trovate durante la verifica della sorgente (per capirci, se sotto la cartella Lenovo dovesse esistere una sottocartella chiamata pippo, quest’ultima verrebbe creata anche sulla destinazione). La cartella di destinazione usata nell’esempio (la /Temp) dovrà esistere e trovarsi nella root dell’account Dropbox (nel caso tu avessi scelto di creare invece delle API senza accesso Full Dropbox, la cartella non si troverà nella root, bensì nelle cartelle App di Dropbox, nda).

A questo punto, una volta partito l’upload e solo se superiore a 150MB per file, questo mostrerà a video un punto (.) per ogni blocco di dati spostato correttamente sui server Dropbox (quindi ogni 150MB, nda), diversamente mostrerà un asterisco (*) e proverà nuovamente l’upload dell’ultimo blocco dati fallito (per un massimo di tre tentativi), così fino al termine dell’upload del file. Se vuoi, puoi aggiungere il parametro -p alla stringa per l’upload dati per modificare la visualizzazione dell’avanzamento a video.

Con questo metodo e una macchina virtuale lasciata accesa, in qualche giorno abbiamo potuto terminare il caricamento di alcuni TB di dati (l’ultima leggera impennata in ordine cronologico qui di seguito), senza sovraccaricare troppo le risorse della macchina:

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 7

E al contrario?

Puoi usare Dropbox Uploader anche per scaricare dati dal servizio di storage in Cloud. Inutile dire che al posto del parametro upload userai il download, invertendo poi le cartelle sorgente e destinazione (la sorgente è ora lo spazio in Cloud, per capirci). Il resto rimane completamente invariato e potrai utilizzare i medesimi parametri spiegati nel paragrafo precedente dell’articolo.

Varie, eventuali e conclusioni

Oltre a Dropbox Uploader, nello stesso pacchetto precedentemente clonato da GitHub troverai anche dropShell, un diverso modo di esplorare e utilizzare Dropbox da riga di comando, il quale ho volutamente utilizzato poco e nulla visto ciò di cui avevo necessità. È comunque richiamabile (se vuoi giocarci un po’) da bash e –una volta dentro– simile a ciò che scriveresti in una qualsiasi finestra di terminale Linux. Trovi maggiori informazioni all’indirizzo github.com/andreafabrizi/Dropbox-Uploader/blob/master/README.md#dropshell

Dropbox: upload dati da bash con Windows (WSL) 8

Il mio esperimento (trasformatosi poi in soluzione) termina qui, se hai dubbi in merito puoi usare l’area commenti a tua disposizione. Io cercherò di aiutarti per quanto mi è possibile.

Buon lavoro!


fonti utilizzate:
blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/10/11/whats-new-in-wsl-in-windows-10-fall-creators-update
blogs.msdn.microsoft.com/commandline/2017/07/28/windows-subsystem-for-linux-out-of-beta
blogs.msdn.microsoft.com/wsl/2017/04/18/file-system-improvements-to-the-windows-subsystem-for-linux
howtogeek.com/249966/how-to-install-and-use-the-linux-bash-shell-on-windows-10

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