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Ti sei mai chiesto perché di tanto in tanto può capitare ancora oggi che le tue mail non arrivino a destinazione correttamente? Non sto parlando di problemi tecnici del server di turno, ma di filtri antispam più o meno aggressivi che possono interpretare in maniera differente i contenuti della tua mail, decidendo poi di scartarla se questa dovesse superare un certo punteggio. Questo può variare in base al software antispam utilizzato, ho trovato un articolo abbastanza completo per permetterti di farti un’idea a riguardo (nel caso fossi a digiuno di queste nozioni), lo trovi qui.

Posta elettronica: come calcolare il proprio punteggio Spam

Ciò detto, hai mai provato a calcolare il punteggio Spam di una singola mail da te inviata? No? Neanche io fino a qualche tempo fa, poi ho deciso di farmi un’idea e lanciare un self-test tramite il servizio gratuito messo a disposizione da mail-tester.com. Il funzionamento è estremamente banale: ti viene messo a disposizione un indirizzo di posta elettronica al quale inviare una mail dal tuo account (e dal tuo client preferito), a quel punto tu potrai confermare l’invio, attendere qualche secondo e procedere con la verifica del tuo punteggio, corredato di spiegazioni e consigli di mail-tester per ottenerne -eventualmente- uno migliore.

Ti faccio vedere un esempio basato su una mia mail praticamente vuota (corpo e oggetto di test):

Posta elettronica: come calcolare il proprio punteggio Spam 1

Aver utilizzato un testo così corto nell’oggetto e nel corpo mail mi ha penalizzato abbassando il punteggio (meno testo rispetto a immagini e contenuti caricati dall’esterno, chiaramente sbagliato), ma per il resto è quasi tutto in ordine e un 8 su 10 è certamente un buon motivo per passare indenni i controlli dei software antispam (salvo particolari regole impostate dagli amministratori di sistema). Ora tocca a te, fai un controllo basato sul tuo indirizzo di posta elettronica (quindi relativa configurazione server, record SPF e DKIM) e sul contenuto delle tue mail, potrai toglierti una curiosità e capire se è vera la scusa che ogni tanto qualcuno tira fuori (un po’ come fosse un passaggio nostalgico), quella del “Mi spiace, non ho ricevuto la tua mail” o “Scusa, mi è finita nello spam” ;-)

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Qualche giorno fa Kaspersky ha pubblicato un interessante articolo riguardo la difesa del proprio indirizzo di posta elettronica dallo spam. Tutto molto bello soprattutto per chi è alle prime armi, alcuni dei consigli sono tanto basilari quanto efficaci, ma tra questi uno è pressoché impossibile (o quasi) da rispettare: l’utilizzare un indirizzo di posta “sconosciuto ai più” che vi permetta di conversare con amici e parenti senza mai comparire nei moduli di registrazione online o simili.

Difendersi dallo spam anche grazie a GMail (da un'analisi Kaspersky)

Quando si ha a che fare con quei provider di posta che invadono la casella (la stessa che vi mettono a disposizione “gratuitamente“) con offerte commerciali a prescindere che siate d’accordo o no (email.it è uno dei migliori in questo campo, tanto per citarne uno) combattere è un po’ come andare contro i mulini a vento, senza considerare che anche nel caso in cui non utilizzaste uno di questi servizi che sono soliti rivendere dati, uno qualunque tra i vostri contatti potrebbe incorrere in qualche errore, un’infezione, uno qualsiasi tra le migliaia di malware contraibili in un determinato periodo (ne vengono pubblicati di nuovi a grande velocità, molti più di quelli che ormai “non girano più sulla rete”) che finirà per consegnare dati sensibili a botnet o simili, che utilizzeranno poi gli stessi dati per un ulteriore attacco spam. Un circolo vizioso difficile da spezzare o terminare a meno di interventi decisivi da parte delle forze dell’ordine o dei grandi nomi della sicurezza aziendale oltreché casalinga.

Difendersi dallo spam anche grazie a GMail (da un'analisi Kaspersky) 1

Un consiglio però ve lo posso dare: pur non riuscendo a debellare completamente la minaccia potreste sempre pensare di utilizzare gli indirizzi “farlocchi” che GMail vi mette a disposizione di default per permettervi di filtrare molto agilmente qualsiasi comunicazioni che non vi interessi.

Lo sapevate già che aggiungendo al vostro indirizzo un “+Testo” (dove al posto di Testo potreste mettere qualsiasi cosa, ndr) subito dopo la parte antecedente la chiocciola (ad esempio: mario+pubblicita@gmail.com) riceverete comunque la mail nella vostra casella di posta ma con la possibilità di creare un un filtro di tipo “Per ogni mail in ingresso a mario+pubblicita@gmail.com allora eliminala senza neanche mostrarla“?

Fate una prova. Da una qualsiasi altra casella di posta provate ad inviare (o farvi inviare dal collega o un amico) una mail alla vostra casella di posta aggiungendo un “+Testo” prima della chiocciola e magari iniziare così a giocare con i filtri da sempre messi a disposizione dal big di Mountain View (che già di suo fa un gran lavoro con la pulizia dello spam nella Inbox, salvo qualche piccolo errore di tanto in tanto).

Buona sperimentazione ;-)

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Classica pillola, promemoria per il sottoscritto tanto quanto facilitazione per chi non conosce troppo bene l’argomento e magari mi legge …

GMail usa filtri creati dall’utente o già disponibili da sistema che permettono una veloce categorizzazione e ricerca dei contenuti della propria casella di posta elettronica, ciò è risaputo no? Basandoci appunto sui filtri già riconosciuti si potrà facilmente arrivare a mail che ci interessano, magari anche filtrare anche eventuali mail “buone in mezzo allo spam. Qualche esempio veloce?

  • is:unread
  • in:spam to:nome@cognome.tld
  • in:nomecartella from:nome@cognome.tld

Rispettivamente utili per:

  • lasciare a video solo le mail non lette, senza distinzione tra etichette (spam escluso chiaramente)
  • filtrare tutto lo spam inviato alla casella di posta nome@cognome.tld
  • filtrare le mail arrivate da nome@cognome.tld facenti parte della cartella (quindi etichetta) “nomecartella

I filtri sono tutti “incastrabili tra di loro“, fino ad ottenere il risultato voluto. Per poterli applicare basterà inserirli nella barra di ricerca vicino al logo di GMail e confermare con invio:

Si tratta della classica scoperta dell’acqua calda (fuori di dubbio), ma posso assicurarvi che può sempre tornare utile un veloce promemoria ;)

Buon lavoro!

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Allo stato attuale considero GMail uno tra “i posti più sicuri del web“, come avere un disco costantemente backuppato, in configurazione “millemila-raid” inesistente su qualsiasi altra piattaforma o provider di servizi web, inutile negarlo, Google in questi casi ci sa fare e ha le risorse adatte per svolgere dignitosamente il suo sporco lavoro.

Le storie di spionaggio industriale e di qualsiasi altra vaccata vi passi per la testa tenetele da parte: di password, nomi, cognomi, indirizzi e quanto altro ancora Google è già fornita proprio come dice giustamente Marco in un suo ottimo articolo.

Andiamo quindi al dunque: non so quanti blog voi gestiate (in generale questo mio ragionamento potrebbe applicarsi anche con un solo blog volendo, magari cambiando qua e la qualcosa) ma la necessità di tenere un backup del MySQL è oggigiorno cosa comune per tanti scrittori improvvisati che gestiscono tutto in autonomia tanto quanto “semplici guru” che mantengono in vita (ed aggiornano) decine di siti web che si basano su WordPress come motore principale (ogni riferimento al Beggi è puramente voluto).

Il plugin forse più utilizzato e conosciuto? WP-DB-Backup di Austin Matzko: facile da configurare, facile da installare, impeccabile nel suo funzionamento. Cosa c’entra Google / GMail con tutto questo? E’ presto detto. Il plugin citato offre la possibilità di inviare via posta elettronica i backup del proprio database MySQL. Ricevere quotidianamente (o settimanalmente) questi file all’interno della propria casella di posta potrebbe alla lunga farci perdere tempo, vuoi per la cancellazione periodica dei file più vecchi, vuoi perché si va a confondere con il resto della posta in ingresso. Come risolvere il fastidioso problema?

Creare un secondo account @gmail.com

Una soluzione che porterà via giusto un paio di minuti ma che vi darà in cambio 7 e più GB di spazio sfruttabile per tenere da parte i backup che invieremo da quel giorno in poi. L’indirizzo dovreste conoscerlo già ma ve lo propongo ugualmente:

mail.google.com/mail/signup

Compilate, proseguite, accedete, non c’è molto da dire in merito ;)

Configurare WP-DB-Backup

Nelle impostazioni di WP-DB-Backup dovrete chiaramente sostituire l’indirizzo di posta di destinazione con quello appena creato. Tutto il resto rimane configurato esattamente come prima.

Addestrare” il nuovo indirizzo di posta

Un consiglio? Apprendo da Lifehacker (non riesco a trovare il post, mi dispiace! :() uno strano quanto funzionale metodo per pulire in automatico i vecchi backup, la cartella di SPAM! Idea sicuramente stramba ma tutto sommato perfetta per il nostro caso.

Il trucco sta nello spostare i file di backup nella cartella Spam (appunto) affinché GMail li consideri tali ogni volta successiva. Mi è bastato lasciar arrivare un pò di mail automatiche nella Inbox e far passare qualche giorno, fare poi una selezione di massa e spostare il tutto nel “marcio“, il gioco è fatto.

Il risultato –allo stato attuale– è un sistema di conservazione database passato da una schedulazione settimanale a quotidiana (almeno per i siti web più importanti), che tiene pulito autonomamente se stesso ogni mese cestinando le vecchie versioni man mano che diventano inutili, in grado di permettermi il recupero di –scusate la ripetizione– versioni risalenti a 30 giorni fa, gratuito e funzionale, particolare da non sottovalutare mai.

Finezze: filtri contro mail non desiderate

Se il secondo account è stato creato appositamente per tenere “in canna” i soli backup dei database non c’è motivo che arrivi posta elettronica di altro tipo. Questo è un ottimo motivo per filtrare il tutto alla base e togliere di mezzo potenziali seccature che potrebbero andare a infilarsi dove non vogliamo.

Le mail inviate da WP-DB-Backup contengono una parola difficilmente inserita in mail di spam (almeno da quanto appreso fino ad ora, magari in futuro cambierà): “Backup“. Filtrando tutto ciò che non contiene la “parola magica” (o mettendo degli AND / OR per affinare ancora di più la ricerca) si risolve il problema ancora prima che questo si presenti:

cliccare sulle immagini per ingrandirle

Nelle immagini si nota uno “strano indirizzamento” verso l’etichetta /test. Ho deciso di spostare tutto sotto una label giusto per testare il corretto comportamento della casella, a breve sparirà.

cliccare sulle immagini per ingrandirle

Potete fare lo stesso per stare sicuri che non succeda nulla di male ai DB! ;)

Altre applicazioni

Nonostante sia meno conosciuto segnalo ben volentieri il plugin “WordPress Backup” di Blog Traffic Exchange, disponibile anch’esso sull’extend di WordPress.org. Una volta installato e configurato anche nel suo caso sarà possibile specificare una casella di posta elettronica da usare per spedire i backup di plugin, temi e cartella upload … tutte e 3 facenti parte della wp-content, l’unica cartella che realmente cambia per ciascuna installazione di WordPress, personalizzata da chi possiede il blog.

La sostanza rimane la stessa di WP-DB-Backup e anche le mail inviate da questo plugin conterranno la parola “backup, non sarà quindi necessario creare ulteriori filtri :)

In conclusione

A me non resta che augurarvi buon backup ed invitarvi a proporre metodi alternativi altrettanto validi e sicuri, magari poco costosi o gratuiti come nel caso appena descritto.

Blog Traffic Exchange

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