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Era ormai da qualche giorno che l’iTunes installato a casa (e anche quello installato sul portatile dell’ufficio) tentava di scaricare “South Africa 2010“, piccola applicazione che ho utilizzato durante i mondiali di calcio che si sono tenuti quest’anno e che ho cancellato al loro termine. Causa distrazione avevo lasciato l’applicazione salvata nel disco del mio portatile, cancellata solo in occasione di un ultimo aggiornamento di una manciata di tempo fa, senza però riuscire ad impedire ad iTunes di tentare di riscaricarla ogni volta.

Inutili i tentativi di capire dove mettere mani. Ovunque il mio account si connettesse, faceva partire automaticamente il download dell’applicazione da iTunes Store. A questo punto ho trovato e compilato il modulo che serve a contattare il supporto Apple per poter ricevere aiuto riguardo le tematiche legate proprio allo Store. Una volta inseriti i miei dati e dichiarato il nome dell’applicazione ho semplicemente fatto presente che non riuscivo a liberarmi dell’applicazione ormai non più gradita:

Ecco quindi la richiesta (togliendo giusto qualche campo):

Web Order # :
Support Subject : App Store
Sub Issue : Downloading and updating Applications
See additional info below
OS version: Windows XPSP2+
Country: Italy
iTunes version: iTunes 10
Specific request: I have another App Store related question (explain below)
Device: iPhone 3GS
Item title: South Africa 2010
Details:
I continually receive an error message when I attempt to resume the download. I don’t want to download this application. Can you help me? Thanks in advance. Is not in my iTunes Library but iTunes try to download the app every day.

La risposta è arrivata via posta elettronica esattamente 5 ore dopo:

Dear Giovanni,
Greetings from iTunes Store Customer Support!!

My name is Soumya. I understand that the App is giving download error. I am sorry for the inconvenience caused due to this.

I have manually removed it from your pending download. Everything seems to be fine now.
If you have any further query regarding iTunes Store please write back to me. I would be more than happy to assist you further. Thank you for being a valued iTunes Store Customer.
Have a great day, Giovanni!!
Sincerely,

Soumya
iTunes Store Customer Support

I work from Wednesday to Sunday in 7.00 AM to 4.00 PM (CST).
Thank you for allowing me the opportunity to assist you. You may receive an AppleCare survey email, any feedback you provide would be greatly appreciated.

Inutile dire che dalla ricezione della mail, nel mio account iTunes non era più presente alcun messaggio per download in sospeso, lasciandomi di stucco per la rapidità e la cortesia dell’operatore nel togliere di mezzo il fastidio. Chiaro che sarebbe più bello poter gestire in autonomia questo tipo di cose ma almeno –non potendolo fare–  è bello contare su qualcuno che dall’altro lato è pronto a gestire e risolvere la problematica.

Spero di poter essere di aiuto a qualcuno nella stessa condizione :)

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Possessori di conto corrente postale accorrete!

Una volta per tutte vorrei fare chiarezza su quello che è l’argomento “bonifici esteri e Poste Italiane S.p.A.“. Da quando Poste Italiane S.p.A. si è lanciata nel mercato dei conti correnti e dei servizi finanziari più in generale (si parla del 2000 circa, anno dal quale hanno cominciato a “far sul serio”) devo ammettere di essermi sempre trovato abbastanza bene. Sono diventato correntista nel 2004, ottenendo un conto ed una carta (BancoPosta, per capirci) che a parte i primi problemi di compatibilità presso i vari esercenti, ad oggi si dimostra affidabile e collegata ad una serie di servizi e garanzie tali per cui do fiducia al gruppo italiano.

Il vero scopo di questo post è “il solito“: fungere da promemoria per il sottoscritto e aiutare altre persone a ricordarsi che tipo di dati occorrerà comunicare all’estero nel caso in cui qualcuno debba mandarci dei soldi utilizzando la soluzione del bonifico internazionale, situazione che tipicamente prende in contropiede il connazionale.

Dal 1º gennaio 2008 l’uso dell’IBAN è diventato obbligatorio per i bonifici nazionali (in sostituzione delle coordinate bancarie ABI, CAB e numero di conto) e per quelli diretti nell’area SEPA.

I bonifici disposti senza indicazione del codice IBAN sono stati accettati fino al 1º giugno 2008 senza ulteriori costi. Successivamente, i bonifici privi di codice IBAN avranno costi maggiori.

wikipedia

I dati utili sono quindi due: codice IBAN e codice SWIFT (o BIC).

Poste Italiane viene identificata con il BIC: BPPIITRRXXX.

A tal proposito segnalo una pagina che riassume il tutto:

poste.it/bancoposta/contobancopostaimpresa/a_bonifico_estero.shtml

e contemporaneamente segnalo una ulteriore risorsa italiana che vi permette di conoscere l’IBAN calcolandolo dall’ABI e dal CAB della propria succursale bancaria o semplicemente specificando la città interessata e selezionando la succursale stessa da un menu che comparirà automaticamente a video:

abiecab.it

Qui un esempio partendo dalla mia agenzia: abiecab.it/Poste_Italiane_Spa_Ravenna-07601-13100.php

Spero possa tornarvi utile :)

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Oggi analizzo un argomento tanto delicato quanto differente per ciascuna società. Parlo di hosting provider, aziende che mettono a vostra disposizione spazio web, domini, database MySQL e chi più ne ha più ne metta, soluzioni adatte ad ospitare un blog realizzato con WordPress, la migliore scelta –IMHO– per la propria presenza online, sia essa a livello puramente personale o a livello aziendale (nel limite della fattibilità e della flessibilità del codice). Per quest’ultimo caso suggerisco la lettura del post di Francesco.

La casistica riguarda il trasferimento di due domini, due WordPress rimessi in sesto con l’occasione, rispettivamente irrisolta.it e mimijoy.net ospitati su Tophost (il primo) e Aruba (il secondo).

il trasferimento di un dominio .it

Trasferire un dominio italiano è diventata una cosa semplicissima e immediata. Questa talvolta resta pura teoria, ahimè. Dal 28 settembre dello scorso anno, il NIC ha finalmente dato il via libera alla registrazione sincrona dei domini .it. Ciò vuol dire basta LAR, basta fax, tutto in tempo reale con domini visibili entro qualche ora dopo la registrazione, qui di seguito un buon articolo di Michele Nasi (vecchia conoscenza per noi dello staff di Mozilla Italia, ndr):

ilsoftware.it/articoli.asp?id=5553

Non tutti gli hosting provider sono però capaci di sfruttare la modalità di registrazione sincrona, mandando avanti le pratiche con l’asincrona, Tophost è uno di quelli. Trasferire quindi un “.it” necessita di un fax verso due destinazioni: il primo per il NIC, il secondo per il nuovo provider che terrà in piedi il sito web. WebPerTe (dove ho spostato il dominio) mette a disposizione una valida documentazione per capire il da farsi:

kb.aziendeitalia.com/?View=entry&EntryID=123

Vedere procedura 2.

Richiesta e fax mandati il 23 febbraio, trasferimento ottenuto giorno 1 marzo. Una settimana per poter autorizzare un’operazione di spostamento.

il trasferimento di un .net

Trasferire un qualsiasi dominio che non sia un “.it” è sempre stata cosa semplice. Un Auth. Code (Register.it spiega di cosa si tratta, per chi non lo sapesse), il pagamento per un anno in compagnia del nuovo provider, una manciata di ore per il trasferimento sulla nuova macchina server e 24 ore circa per la propagazione dei DNS. Tutto tranquillo ad eccezione del fatto che mimijoy.net si trovasse su Aruba, destinazione WebPerTe anche per quest’ultimo. Richiesta dell’auth. code avanzata giorno 19 febbraio, codice arrivato sano e salvo a casa (la casella di posta di Myriam, ndr) la sera del 24 febbraio (dopo un sollecito della pratica tramite ticket aperto lo stesso pomeriggio).

Inutile dire che da li sono bastate una manciata di ore per poter vedere tutto spostato su WebPerTe. 7 giorni per consegnare un codice.

in conclusione

Mi piacerebbe sapere perché le aziende impiegano così tanto tempo per sbrigare una normale pratica che –nel loro caso– fa parte del pane quotidiano. Posso capire i tempi tecnici e burocratici per la ricezione e la verifica di un fax, ma faccio fatica a concepire 7 giorni di attesa per un codice che generalmente un provider dovrebbe poter comunicare al cliente immediatamente. Spezzo una lancia a favore di Tophost che in questo caso lo fornisce IMMEDIATAMENTE da pannello di controllo utente (verificato personalmente con supportoinformatico.org trasferito qualche giorno fa sullo stesso server di questo blog). Aruba non cambierà mai in questo senso, me ne convinco sempre di più con il passare dei giorni :-)

Ho mandato una mail riepilogativa a Myriam con qualche numero riguardante il trasferimento dei suoi domini:

ho fatto andare avanti in autonomia l’Akismet aggiornato sul “porting” di mimijoy.net (sul mio spazio web a Roma) per 48 ore. Ha riesaminato 6400 commenti in pending scovando 6375 commenti di spam messi chiaramente in coda per un ultimo mio riesame, ora cancellati. Ho approvato i rimanenti 25 commenti buoni ripescati da vecchie approvazioni mai date da parte tua.

lo stesso porting ha consumato in soli due giorni ( tra controlli fatti e materiale caricato / scaricato per poter lavorare al trasferimento) qualcosa come 2,5 GB di traffico dati.

ti ho generato backup SQL e dati per un totale di 160 MB / spazio disco attualmente tenuti dentro al mio Dropbox che quotidianamente replica i contenuti tra web e locale / server del servizio ( prevenire è meglio che curare no?).

Le mail tra me / te / hosting provider vari ammontano a circa una trentina, lo stesso vale ( circa) per le pagine di documentazione / modulistica spulciate per poter organizzare la burocrazia dei trasferimenti da un punto all’altro.

Tutti vissero felici e contenti, Beggi magari sarà grato per la pazienza risparmiata, ora la donzella è tornata a bloggare (parzialmente) appoggiando il tutto ad un provider indubbiamente affidabile, che ne dite di una visita ad entrambi i poli? :)

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Dopo anni di evoluzione informatica talmente irrequieta da far perdere completamente la bussola a coloro nati in un’altra generazione, siamo arrivati ad un discreto numero di strumenti web che quotidianamente permettono di risparmiare tempo e risorse. Possiamo permetterci il lusso di non abbandonare il nostro ufficio o la nostra casa e movimentare soldi, tenere sott’occhio le quotazioni di borsa, pagare le assicurazioni auto e –argomento del mio articolo– pagare il bollo.

Fatto una manciata di giorni fa (venerdì 29 gennaio, a voler essere precisi) ho eseguito il calcolo dando come input la targa della mia vettura. I dati sono stati immagazzinati nel gennaio del 2009 (primo pagamento del bollo post-acquisto in concessionaria), quindi mi è bastato dare una veloce occhiata alla scheda riassuntiva per capire che “tutto era al suo posto“, si poteva quindi procedere al pagamento. Il totale riporta 162 euro, decido chiaramente di pagare con carta di credito. A distanza da tre anni dal primo utilizzo del servizio il sito web è cambiato di poco o nulla, in compenso è rimasto invariato il prezzo del servizio, ciò che occorre sganciare per poter stare “comodamente seduti in ufficio” a sudarsi lo stipendio: 4 euro.

Tanto per capirci, ciò che è uscito dalla mia banca –a conti fatti– ammonta a 166 euro e 6 centesimi. Giustamente tanti di voi criticheranno o diranno “e pagarlo in una qualsiasi tabaccheria no?” … giusto, avete ragione, mi spiegate però perché qualunque altro servizio costa decisamente meno di quanto applicato ad una tassa già di per se inutile e gravosa per il portafogli di qualsiasi automobilista?

La quattro ruote, cara ACI, non è un bene di lusso, pagare il bollo solo perché si possiede una vettura è secondo me fuori luogo, di tasse ne abbiamo già abbastanza, questa è l’ennesima inutile spesa che va a finire nelle tasche di qualcuno che non deve pensare come arrivare a fine mese senza soffocare, uno che probabilmente ha già pagato il mutuo con qualche anno di stipendio (e non con 30 anni di lavoro con pagamenti a cadenza mensile), uno che non guadagna certo 5 euro all’ora (netti) come il sottoscritto e come tanti altri lavoratori italiani che conoscono bene l’ora di ingresso in ufficio e molto meno bene quella d’uscita … mi spiegate il senso di ladrare (furto legalizzato, si, decisamente) ulteriori soldi sull’operazione? Non bastano quelli che intascate con il bollo e quelli che intasca la banca per l’operazione?

Prima di chiudere però vorrei spendere però un paio di parole rivolte ad un certo nano portatore di democrazia, non si era detto che questa tassa assolutamente inutile sarebbe sparita dalla circolazione?

ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/ElezioniPolitiche/documenti/berlusconi-abolizione-bollo-auto.shtml?uuid=eece85d8-0861-11dd-b8bf-00000e251029&DocRulesView=Libero

Anno 2010 cominciato “alla grande” (soprattutto se si somma l’assicurazione al bollo), ancora una volta portafogli decisamente poco contento.

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Il fatto di non doversi più stupire delle cazzate del governo italiano è cosa comune, ormai tutti lo sanno, potreste fermare un qualsiasi ragazzino per strada (o un anziano, o ancora un adulto qualsiasi) e otterreste la medesima risposta dalle parti coinvolte. Non che tutto questo sia per i nostri politici una giustificazione, chiaro ciò, semplicemente l’italiano medio è quello che –anziché reagire e andare a dar fuoco a tutti questi inutili stipendiati riscalda-poltroneabbassa la testa e cala le braghe.

Ministro S.Bondi - suo il decreto approvato dal Ministero dei beni Culturali

Quanto proposto dal Ministro Bondi (qui qualche cenno biografico se dovesse interessare) nel suo decreto riguardo l’estensione dell’equo compenso è azzardato ed ignorante quanto basta. Già da diverso tempo chiunque di noi acquisti supporti di memorizzazione comuni (come CD o DVD registrabili, vecchie musicassette o obsolete VHS, genericamente dispositivi elettronici in grado di riprodurre materiale coperto da copyright) sa che parte del prezzo dell’oggetto vola –come per magia– nelle casse della SIAE. A tutto ciò si vanno ora ad aggiungere apparati non precedentemente inclusi nel balzello … si parla di chiavette USB, hard disk, decoder, lettori mp3, console, cellulari.

Contrariamente alla precedente classificazione, qui si vanno ad intaccare le tecnologie, poco simpatico nei confronti di un consumatore già stanco delle scappatoie finanziare italiane inventate appositamente per riempire le casse altrui, alla salute di quelle tasse che dovevano abbassarsi e che invece aumentano prendendo letteralmente per i fondelli i cittadini di questa nazione.

Ehi Bondi … non so tu … ma fuori dall’area adibita alla sosta della tua poltrona che a sua volta regge il tuo regale culo rammollito da 110 e lode c’è gente che passa le ore della propria vita in un ufficio, gente che si prostituisce per l’economia italiana fatta di persone potenti alla costante ricerca di denaro facile, gente che torna distrutta a casa la sera e che guadagna 1000 euro al mese con i quali deve sopravvivere, pensare al bene della propria famiglia e cercare di costruirsi un futuro. Un futuro dubbio a dirla tutta, ne riparliamo tra una discreta manciata d’anni quando probabilmente la mia pensione non esisterà e si continuerà a lavorare fino a quando decideremo di passare dalla poltrona del nostro ufficio al comodo giaciglio acquistato dalle onoranze funebri cittadine.

Volendo seguire l’esempio di Giacomo Dotta provo a fare due conti e tirar fuori la spesa totale della postazione di casa (quindi evito di includere tanta roba):

  • HD interno da 500 GB
    15 euro di rincaro (0,03 € per ciascun GB superati i 5 GB totali).
  • HD esterno da 250 GB
    5 euro di rincaro (0,02 € per ciascun GB fino a 400 GB totali).
  • HD esterno da 1 TB (dati dei PC in casa)
    10 euro di rincaro (0,01 € per ciascun GB superati i 400 GB totali).
  • HD esterno da 2 TB (backup dei PC in casa)
    20 euro di rincaro (0,01 € per ciascun GB superati i 400 GB totali).
  • Chiavette USB (4 in casa) da 2, 4, 5 e 8 GB
    0,20 € di rincaro sulla 2 GB (0,10 € per ciascun GB fino a 4 GB). 0,36 € di rincaro sulla 4 GB,  0,45 € sulla 5 GB e 0,72 € sulla 8 GB (0,09 € per ciascun GB superati i 4 GB).
  • Masterizzatore
    5% su 40 € (acquistato da fornitore alcuni anni fa), quindi 2 €.

Alla lista non vado ad aggiungere le memorie SD che possiedo per le fotocamere di casa (la mia Nikon D60 che ne sfrutta 2 da 4 GB ciascuna, la Coolpix compatta che ne sfrutta una da 2 GB, la piccola Sony di mia sorella che ne sfrutta due da 1 GB ciascuna), il disco della Xbox 360, il disco esterno multimediale collegato al televisore e tanto altro ancora. Bastano e avanzano i 53 euro circa che vengono fuori semplicemente dai 9 elementi analizzati nell’elenco puntato.

Tanto per concludere in bellezza: quanti dei miei lettori possiedono un iPhone? Sappiate che –chi come me– ha acquistato il 3Gs da 32 GB pagherà in più 6,44 € all’atto dell’acquisto, 5,15 € per quelli che hanno il 16 GB. A chi volesse farsi lo stesso mio conto consiglio di dare una occhiata all’allegato tecnico ufficiale che riporta i prezzi per categoria:

users.gxware.org/gioxx/blog/documenti/equocompenso_1263481888506_d1.pdf

Per tutti coloro che ancora non hanno capito bene ciò a cui stiamo andando incontro e volessero approfondire il discorso suggerisco la lettura del post di PC Professionale:

pcprofessionale.it/2010/01/15/equo-compenso-ecco-il-decreto

Se questo deve essere il futuro dell’elettronica di consumo in Italia, aumenterà notevolmente il numero degli acquisti all’estero (personalmente ne faccio già diversi all’anno), tutta salute per il mercato italiano eh? :-)

Vogliamo discuterne in area commenti? Se avete dubbi in merito non esitate a proporli! ;)

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