Archives For Microsoft Windows 2003

Non ricordi male, sto per riportarti alla memoria un argomento in un certo senso già trattato in passato, più precisamente nel 2012 e nel 2015, con un paio di soluzioni proposte che hai potuto certamente utilizzare e che ti mostro ancora una volta qui di seguito:

Nome del file troppo lungo: come aggirare facilmente il problema

Nome del file troppo lungo: Robocopy corre in soccorso

Quello del nome troppo lungo di Windows è un problema che ci trasciniamo da secoli ormai, mai davvero risolto ma sempre in qualche maniera gestito e “portato a casa“, anche a costo di mappare virtualmente delle unità disco che permettevano di tranciare buona parte del percorso problematico nell’Esplora Risorse del sistema. Ciò che oggi ti propongo è qualcosa di leggermente diverso, utile non per rinominare un file dal nome (o profondità di cartelle) troppo lungo, bensì per eliminarlo direttamente, senza stare lì a impazzire con i metodi sopra riportati.

Il metodo in realtà è un’applicazione, e si chiama Long Path Eraser (LPE), utility gratuita messa a disposizione dagli stessi creatori di Iperius Backup. La trovi gratuitamente passando dal loro blog, all’indirizzo iperiusbackup.net/come-eliminare-una-cartella-con-percorso-lungo-long-path-eraser-free (ne trovi altrimenti una copia sul mio spazio Box, qui).

Eliminare file con nomi troppo lunghi su Windows

L’applicazione non necessita di installazione, puoi salvarla su chiave USB da portare sempre con te in caso di necessità (quella che ogni tecnico ha generalmente a disposizione, con i più svariati tool), quindi avviarla e utilizzarla. Una volta specificata la cartella da eliminare, potrai far partire il processo e attendere che questo termini (può impiegare anche diversi minuti, porta pazienza).

Buon lavoro.

×

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

windows.commandlineCi risiamo. Un articolo pubblicato neanche tanto tempo fa mi è nuovamente tornato utile, ed è quindi scattata la traduzione in batch, così da facilitare la mia vita ma anche quella di coloro che dovessero averne la necessità. Si torna quindi a parlare di sessioni RDP e relativa disconnessione da remoto.

Per evitare di dover ricordare i comandi (che poi sono anche semplici eh, lo sforzo è minimo), ho pensato di prendere ciò che ho già spiegato e renderlo più facilmente accessibile tramite batch, ovviamente rilasciato pubblicamente su Gist:

Di cosa si occupa lo script? Presto detto: richiamandolo da prompt e passandogli direttamente i parametri necessari (nome o IP del server dal quale disconnettere tutte le sessioni RDP, o singola utenza da disconnettere), effettuerà il lavoro senza ulteriori passaggi intermedi. Esempio pratico: dovete disconnettere l’utente Administrator da una delle vostre macchine, basterà lanciare il batch e dichiarando inoltre il server al quale agganciarsi:

RDPLogoff.cmd $NOMESERVER Administrator

Il risultato dovrebbe assomigliare a questo:

Disconnettere sessioni RDP da remoto: il batch

Se l’utente passato da prompt non dovesse essere collegato (o doveste averlo digitato male) otterrete un errore, un semplice nulla di fatto (e quindi non ci sarà da preoccuparsi). Per poter operare sul server dal quale disconnettere le sessioni appese, ricordate che dovrete essere almeno amministratori locali (di quella macchina), meglio se di dominio (ammesso che la macchina si trovi sullo stesso dominio).

×

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

windows.commandlineUn server applicativo, due sessioni contemporanee che possono essere utilizzate da altrettanti utenti (e più, ma sempre due alla volta al massimo), l’abitudine (sbagliata) del chiudere la finestra RDP con la classica X anziché effettuare un corretto logoff dal menu di Start. Così facendo, anche un amministratore potrebbe non riuscire a collegarsi al server. La domanda è quindi semplice: è possibile disconnettere da remoto le sessioni lasciate appese? La risposta è ovviamente si, basta essere collegati ad una macchina facente parte dello stesso dominio ed essere amministratori locali (o di dominio, appunto).

Io ho usato un semplice prompt dei comandi:

qwinsta /server:NOMESERVER

Sostituite (ovviamente) NOMESERVER con il nome o l’IP della macchina sulla quale volete verificare le sessioni attive da disconnettere in seguito e premete invio per confermare. Dovreste ottenere un risultato molto simile a questo:

Disconnettere sessioni RDP da remoto

A questo punto sarà necessario procedere al logoff delle sessioni (ammesso che siano realmente morte, occhio quindi a chi o cosa disconnettete). Cambia il comando, non lo scopo né tanto meno il metodo:

logoff /server:NOMESERVER 0 /v

Dove 0 sarà il numero di sessione che intendete disconnettere e NOMESERVER (come già detto) la macchina sulla quale operare. L’operazione, salvo errori, sarà pressoché immediata (giusto il tempo tecnico di disconnessione Windows). Potrete così riprendere possesso della macchina e permettere agli utenti di tornare a collegarsi, non prima di aver ribadito il concetto che il tasto di chiusura in alto a destra è da evitare come la peste bubbonica.

Buon lavoro.

×

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

Del nome del file troppo lungo ne avevamo già parlato in passato, se ben ricordate. Un problema che però non sempre può essere risolto tramite un trucco come quello utilizzato tempo addietro, che deve necessariamente permettere di spostare quei file altrimenti intoccabili, soprattutto quando si tratta di dati aziendali.

Nome del file troppo lungo: Robocopy corre in soccorso

È successo esattamente questo. Una manciata di file persi (eliminati dall’utente, ndr) in una precisa cartella, alcuni file impossibili da recuperare dalla funzione “Versioni Precedenti” di Windows perché contenenti troppi caratteri nel loro nome o troppe cartelle una dentro l’altra prima di arrivare al termine. Se ne può uscire, ecco come.

ATTENZIONE: Da qui in poi l’articolo prende quella brutta piega del “ma di cosa stai parlando?“. Se non capite quello che state per fare fermatevi e chiedete aiuto tramite l’area commenti. Se invece siete arrivati qui tramite una ricerca perché disperati nel tentativo di risolvere il vostro problema, benvenuti, siete nel posto giusto (e avete condiviso forse la mia stessa quantità di imprecazioni).

Non è banale, in realtà l’operazione è assolutamente delicata e necessita della massima attenzione. Un primo passaggio permetterà di individuare il giusto percorso della cartella del backup “shadow” di Windows. La seconda di recuperare i file copiandoli nella giusta posizione tramite Robocopy, piccola utility gratuita che quelli del mestiere conoscono molto bene. Quest’ultimo, in barba alle limitazioni imposte dal sistema, ignora bellamente il limite di caratteri di NTFS e permette la copia o lo spostamento di file e cartelle a prescindere dalla quantità di caratteri contenuti in esse.

La giusta cartella

È tutta una questione di posizione. Robocopy è in grado di leggere anche i sassi (e fonderli sulle montagne), basta passargli i giusti parametri. Quando andiamo a fare clic con il tasto destro / Proprietà / Versioni precedenti su una qualsiasi cartella (di un fileserver, ndr), questa restituirà la possibilità di visualizzare copie antecedenti all’accaduto (se opportunamente configurata):

Nome del file troppo lungo: Robocopy corre in soccorso 1

Facendo clic su Apri in corrispondenza di una versione della stessa cartella, si supporrà che l’indirizzo della stessa sia quello in testa (nella barra URL):

Nome del file troppo lungo: Robocopy corre in soccorso 2

Niente di più errato. Provando infatti a esplorare la cartella si otterrà un errore (lanciandola ad esempio da Start / Esegui). Per ottenere la giusta posizione della cartella padre (quindi anche della figlia) basterà fare clic con il tasto destro in una parte libera della finestra appena aperta e fare clic su Proprietà:

Nome del file troppo lungo: Robocopy corre in soccorso 3

A questo punto capite voi stessi che aggiungendo a fondo path (comprensivo del @GMT-eccetera) un “\CARTELLAFIGLIA” riuscirete nell’intento di esplorare la copia di backup creata da Windows, quindi di lavorarla tramite Robocopy.

Copia dei file

Se dovete recuperare tutto il contenuto della cartella contenuto nel backup (ciò che ho dovuto fare io e che vi riporto in questo articolo) vi basterà quindi richiamare Robocopy con i giusti parametri, /E (Copy Subfolders, including Empty Subfolders) e /COPYALL (Copy ALL file info), parametri che fanno parte di un set ben più nutrito disponibile su ss64.com/nt/robocopy.html.

In pratica il comando finale sarà molto simile a questo:

Robocopy.exe \\SERVER\CARTELLAPADRE\@GMT-2015.09.08-13.00.00\CARTELLAFIGLIA \\SERVER\CARTELLAPADRE\CARTELLAFIGLIA /E /COPYALL

Per raggiungere lo scopo mi è tornato estremamente utile questo riferimento su ServerFault, pur evitando la mappatura della cartella di backup tramite unità locale: serverfault.com/questions/285997/unable-to-restore-from-shadow-copy-due-to-long-filename?answertab=votes#tab-top. Il problema è rientrato, i file sono stati recuperati e l’utente è chiaramente contento (e io pure, dopo aver sudato sette camicie).

Condividi l'articolo con i tuoi contatti:

ManageEngine ServiceDesk è un software che utilizziamo parecchio in azienda, abbiamo dato vita a più HelpDesk che servono diversi team di lavoro, mette a disposizione di tecnici e commerciali una molteplicità di risorse e probabilmente fa anche al caso vostro, vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale del prodotto. Oggi però non mi voglio soffermare sulla descrizione del software in se ma parlare di un problema che ha colpito una delle installazioni nata diversa dalle altre: la quantità di log generata dal PostgreSQL configurato per il massimo del verbose.

ManageEngine

Provate a pensare a circa una decina di tecnici, ora aggiungete il carico di mail catturate direttamente da una casella di posta elettronica (per essere trasformate in ticket, ndr) e utenti con libero accesso al form di login per controllare lo stato della loro richiesta o aggiungere dettagli. Login, logout, query e modifiche al database. Una configurazione errata è stata in grado di produrre circa 32GB di file di log su disco in appena un giorno. La diretta conseguenza è facile da immaginare: spazio disco esaurito, impossibilità di fare ulteriori login o operazioni sul software.

Rimettere a posto la situazione è altrettanto semplice. Fermate il servizio che tiene vivo l’HelpDesk (si fermerà così anche il database) e intervenite sul file di configurazione di PostgreSQL che si trova tipicamente in X:\ManageEngine\ServiceDesk\pgsql\data\postgresql.conf (dove X: è il drive dove avete installato il software, ovviamente), a questo punto aprendolo con un editor di testo (Notepad++ tanto per citare il mio preferito) intervenite su questo blocco:

#------------------------------------------------------------------------------
# ERROR REPORTING AND LOGGING
#------------------------------------------------------------------------------

# - Where to Log -

log_destination = 'stderr'        # Valid values are combinations of
                    # stderr, csvlog, syslog and eventlog,
                    # depending on platform.  csvlog
                    # requires logging_collector to be on.

# This is used when logging to stderr:
logging_collector = off        # Enable capturing of stderr and csvlog

Nel codice sopra indicato ho già ritoccato la destinazione log (passata da csvlog che salvava quindi file mastodontici su disco fisso) a stderr. Una volta ritoccato il primo parametro potrete “spegnere” anche il logging_collector (che passa quindi da on a off). Continuerete a poter verificare eventuali problemi direttamente dai log messi a disposizione dal software ma almeno così le sorti del vostro disco di sistema (o dati, se l’installazione del ServiceDesk è stata fatta in una posizione diversa) saranno ben differenti da quelle che ne prevedono la fine (poco) naturale o la necessità dell’allargare lo spazio dedicato ogni 24h!

Sia chiaro: il consiglio vale per qualsiasi altro software si basi su PostgreSQL dato che il file di configurazione è sempre lo stesso. Per ciò che riguarda ServiceDesk potrete ora riavviare il servizio che provvederà a sua volta a resuscitare il DB e permettervi di tornare a lavorare tranquillamente con i vostri ticket.

Let’s rock! :-)

Condividi l'articolo con i tuoi contatti: