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AutomatorJacob Salmela ha pubblicato un codice tanto banale quanto perfetto, lo scorso 12 marzo, per permettere ad Automator di trasformare un documento di Word (DOCX) in un file PDF con un paio di clic (tasto destro sul file interessato → Servizi → Convert DOCX to PDF). Una modifica a quel codice permette inoltre di scavalcare (la malaugurata tanto quanto voluta) scelta di cancellare il file sorgente una volta ottenuto il PDF. Il codice modificato sarà il seguente:

#!/bin/bash
# Jacob Salmela 2016-03-12
# Gioxx 2016-03-22
# Convert annoying DOCX into PDFs with a right-click
# Run this as an Automator Service

###### SCRIPT #######
for f in "$@"
do
 # Get the full file PATH without the extension
 filepathWithoutExtension="${f%.*}"
 # Convert the DOCX to HTML, which cupsfilter knows how to turn into a PDF
 textutil -convert html -output "$filepathWithoutExtension.html" "$f"
 # Convert the file into a PDF
 cupsfilter "$filepathWithoutExtension.html" > "$filepathWithoutExtension.pdf"
 # Remove the temporary HTML file, leaving the original DOCX and the new PDF
 rm "$filepathWithoutExtension.html" >/dev/null
done

La differenza è esclusivamente nell’ultimo Remove (rm), che nella modifica esclude il file originale ($f), il DOCX, diventando quindi:

# Remove the temporary HTML file, leaving the original DOCX and the new PDF
 rm "$filepathWithoutExtension.html" >/dev/null

Tutto il resto rimane invariato proprio perché già funzionante. Ho creato una copia del file di Workflow che potete scaricare e installare rapidamente, la trovate all’indirizzo app.box.com/s/jzits3oxyyuptqtmhkkrrvhp8th9wmp6.

Scompattate il file sul vostro OS X, quindi con un doppio clic chiedete al sistema di installarlo:

OS X: convertire un DOCX in PDF con due clic

Da questo momento, potrete convertire rapidamente un vostro documento Word in PDF, semplicemente seguendo la procedura sopra indicata (tasto destro sul file interessato → Servizi → Convert DOCX to PDF).

E se volessi rimuoverlo?

Pensate che il servizio non serva più e che quella voce sia particolarmente sgradita nel vostro menu Servizi? Nessun problema, si fa sempre in tempo a rimuoverlo.

  • In una finestra di Finder, premete ⌘ ⇧ G (apre una cartella specifica).
  • Inserite “~/Library/Services” (senza le virgolette).
  • Cercate il file relativo al servizio installato non più desiderato.
  • Cancellate il file (o trascinatelo nel cestino)

Il servizio non sarà più disponibile :-)

Il mio personale grazie a Jacob per l’ottimo lavoro, non ci avevo pensato e ho spesso utilizzato il Terminale per eseguire la stessa operazione o Word stesso per salvare (da Salva con nome) il file in formato PDF. Fortunatamente non si finisce mai di imparare!

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Mi hanno sottoposto un interessante caso di MacBook Pro Retina (Late 2013) completamente spaccato in fase di aggiornamento a El Capitan. Il risultato? Un sistema non più in grado di avviarsi né tanto meno di fare rollback a quando tutto funzionava correttamente con la precedente versione del SO. Parliamo di un prodotto che ha un costo medio-elevato, dal quale si pretende (giustamente) il massimo, non è accettabile avere a che fare con l’incapacità totale di reagire a un problema sopraggiunto durante un upgrade rilasciato direttamente dalla casa madre.

AppleFacepalm

È un po’ questa la sensazione che ho provato nei primi 30 minuti di inutili tentativi di rianimazione del Mac. Sensazione alimentata e inasprita ulteriormente dal fatto che sia io stesso possessore del medesimo notebook, fortunatamente funzionante e ancora vivo e vegeto dopo l’aggiornamento a El Capitan con relative patch pubblicate poi in seguito (mi tocco lo stesso, con permesso). Pensateci: magari è il vostro unico PC e qualcosa va storto rendendolo inutilizzabile, senza possibilità alcuna di reagire. Cosa fate? Lo lanciate fuori dalla finestra per sfogarvi e poi vi disperate perché non c’è più nulla da fare?

Se proprio non volete spendere degli ulteriori soldi per acquistare un NAS o un Time Capsule, pensate all’acquisto di un ormai comune Hard Disk esterno, USB 3, con almeno 500 GB di spazio. Costa molto meno e può salvarvi la vita (considerando l’importanza dei dati che quotidianamente maciniamo con i nostri PC e che spesso non vengono salvati neanche in cloud). È ciò che ha salvato capra e cavoli anche al proprietario di quel Mac, l’unica maniera con la quale sono riuscito a cavarmela, perché di risolvere questo simpatico errore in figura, il Mac proprio non ne ha avuto voglia.

L'importanza di Time Machine 1

Dopo averne fatto una copia DMG (così com’era, così da non peggiorare ulteriormente la situazione, nda) su un mio disco esterno, posso assicurarvi di averle provate tutte, consigliate e altamente sconsigliate (ma documentate, mah). Ho letto documenti ufficiali Apple, ho consultato forum, ho preso appuntamento con uno sciamano di quartiere, ho cercato soluzioni in ogni lago e in ogni luogo, senza mai riuscire a vedere la luce. Mi sono arreso 24 ore dopo, ho scelto di formattare completamente il portatile e, con l’aiuto di una chiave USB con a bordo una copia pulita di OS X, reinstallare El Capitan per poi riversare al suo interno i dati recuperati da un disco Time Machine fortunatamente recuperato a casa dell’utente, per poi montare in un secondo momento la mia immagine DMG su disco esterno e allineare i dati cambiati nel frangente tra l’ultimo backup di Time Machine e la distruzione di ogni cosa.

Cosa vi serve:

Scegliendo come disco di avvio la chiave USB, partirà il wizard di installazione del sistema operativo. Seguitelo, ignorando ogni passaggio non necessario, e solo quando questo sarà installato a bordo macchina, potrete dichiarare di possedere un backup Time Machine, quindi collegare il disco esterno, accenderlo e darlo in pasto al sistema per recuperarne ogni file e configurazione. Non preoccupatevi se in questo momento non potete eseguire questo step, c’è sempre l’Assistente di Migrazione che potrà essere richiamato in qualsiasi momento per ripristinare i dati in seguito.

L’operazione (che venga fatta ora o successivamente) potrebbe durare diverse ore. Tutto dipende dalla quantità di dati da recuperare e dalla velocità del disco che contiene il backup (e del collegamento al MacBook). In ogni caso nulla potrà essere comparato all’importanza del recupero di tutto ciò che costituisce il vostro quotidiano.

L'importanza di Time Machine 2

Al termine dell’operazione vi basterà montare il DMG dell’installazione danneggiata, precedentemente esportato su disco esterno, per recuperare quel delta costituito dai file modificati nel periodo di tempo intercorso tra l’ultimo backup e il tentativo fallito di aggiornamento del sistema operativo. Se sulla macchina avevate installato Dropbox o un’applicazione simile, sarà questa a permettervi di colmare il gap senza il vostro intervento, ulteriore benedizione che salverà capra, cavoli e soprattutto tempo, mai abbastanza nell’arco della giornata.

Lo avrete quindi capito. Non si tratta del solito articolo più tecnico che teorico (una volta tanto fa bene invertire la rotta, anche per me) ma di una prolissa raccomandazione a investire (poco) denaro e tempo per tenere sempre i vostri backup aggiornati, ma soprattutto non effettuare operazioni così importanti (come l’aggiornamento della versione del sistema operativo) prima di averne uno recente.

Io sono stato molto fortunato (in realtà l’utente, io avevo dato poche speranze già all’arrivo del MacBook così ridotto) e ho potuto restituire una macchina completamente aggiornata, fresca (quindi più veloce, avendo formattato e recuperato i dati) e con solo qualche “anno di vita perso” a causa dell’esito dell’operazione non chiaro fino all’ultimo momento.

Occhio, sempre.

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Mi sono arrivate diverse richieste, l’ultima solo qualche sera fa, ho quindi deciso di scrivere un paio di righe su un software che uso da diversi anni ormai, che permette di preparare in maniera estremamente semplice supporti USB per l’installazione di Windows o Linux senza la necessità di avere a disposizione CD o DVD, spesso inutili e inutilizzabili per la mancanza di lettori nei portatili di ultima generazione (capita anche nei PC fissi dalle dimensioni ridotte). Si chiama WinSetupFromUSB, è gratuita e viene continuamente sviluppata per integrare miglioramenti e correzione di eventuali bug.

ISO WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Potete scaricare il software dalla pagina winsetupfromusb.com/downloads, l’ultima versione (a oggi) è la 1.6, uscita ormai dalla fase beta e completamente stabile (lo era anche durante la fase beta, a essere onesti!). Non serve installarlo. Una volta scompattato l’archivio zip sarà già pronto per essere utilizzato, sia su sistemi a 32 che a 64 bit (ci sono due eseguibili nella cartella principale del software, corrispondono allo stesso programma ma sono stati fatti apposta per x86 e x64).

Le opzioni sono molte, ma in realtà c’è poco che dobbiate realmente conoscere per poter partire. Procuratevi una memoria USB che destinerete al boot e all’installazione del sistema operativo scelto, vi consiglio di procacciarne una da almeno 2GB, sarebbe meglio da 4 in su, considerando poi che su una stessa chiave USB potrete copiare più ISO (i file immagine di un disco di installazione, formato diffusissimo e recuperabile in mille modi differenti).

L’immagine del sistema da caricare su memoria USB, come appena specificato, dovrà essere di tipo ISO. Che dobbiate scaricare Microsoft Windows 10 tramite sistema di creazione del supporto (qui l’ottima spiegazione di Michele Nasi da ilSoftware.it) o da abbonamento MSDN, o magari un altro sistema (tipo o versione, poco cambia ai fini del nostro gioco), o ancora l’ultima versione dell’immagine boot di Acronis True Image (qui il mio articolo), non ha importanza alcuna, l’importante sarà avere quel file ISO a portata di mano.

Lanciate WinSetupFromUSB, collegate il supporto di memoria USB e attendete che questo venga mostrato nel menu a discesa del programma. A questo punto sarà necessario formattarlo e prepararlo a diventare un nuovo disco di boot (quindi evitate di utilizzare chiavi USB contenenti dati che non volete perdere!), contestualmente sarà possibile iniettare già la prima immagine ISO. Per fare tutto questo dovrete scegliere di formattare il supporto con FBinst (Auto format it with FBinst), lasciando inalterato quanto proposto (FAT32, align, copy BPB), quindi selezionare l’opzione in corrispondenza del tipo di ISO da caricare, sfogliare le cartelle fino a scegliere quella che vi interessa, quindi utilizzare un nome più riconoscibile:

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave 1

Nota per i più curiosi: il nome della ISO riporta una versione 2014 di Acronis. Errore mio nel box di rinomina, ma l’importante è aver capito come procedere, no? :-)

Quando sarete pronti, fate clic su “GO” per cominciare l’operazione di formattazione e, in seguito, copia della ISO. Al termine del lavoro (che vi verrà notificato a video, nda) il risultato dovrebbe essere molto simile a quello nella finestra dell’Esplora Risorse qui di seguito. Ovviamente la vostra immagine ISO sarà contenuta all’interno della omonima cartella.

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Come già detto, nel caso in cui la memoria USB lo permetta, potrete ospitare più immagini ISO all’interno della stessa. Questo vi permetterà di avere sempre a disposizione una sorta di coltellino svizzero (immaginate una chiave USB con tutte ISO di manutenzione o recovery di sistema, una tra le cose più utili in assoluto, ve lo garantisco) da utilizzare alla bisogna.

Occhio però: non tutte le immagini ISO possono essere correttamente digerite dal programma, date un’occhiata alla lista delle sorgenti supportate all’indirizzo winsetupfromusb.com/supported-sources.

Non c’è null’altro da imparare. Potrete continuare a inserire immagini sui vostri supporti di memoria USB quando lo desiderate, a patto di non arrivare a tappo con lo spazio. In tal caso vi consiglio di ricominciare l’opera (fate formattare il supporto e iniettate le immagini ISO necessarie al vostro lavoro). Ciò che fa WinSetupFromUSB è una serie di operazioni che è possibile fare manualmente da molto tempo ormai, offrendo però la semplicità e l’accessibilità alle stesse anche a chi non ha troppa esperienza ma necessita di creare un supporto di boot.

Vi ricordo che se siete invece alla ricerca di un metodo per installare OS X da chiave USB, ho scritto un altro articolo poco tempo fa, è ancora valido.

In caso di dubbi potete lasciare un commento di seguito all’articolo, senza alcuna registrazione (si può sempre commentare come ospiti).

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Avete già installato El Capitan sulla vostra macchina, tutto è andato bene e siete tutto sommato contenti del nuovo sistema operativo di casa Apple. Ne avete un’altra però (di macchina), magari di un vostro conoscente o un amico che, con una connessione più lenta di una lumaca, vi chiede la cortesia di organizzare l’upgrade, possibilmente portando tutto già “da casa, pronto per essere installato“.

Dato che da qualche anno ormai, Apple non fornisce più i DVD di installazione / reinstallazione del proprio sistema, vi basterà avere il pacchetto di installazione dell’OS scaricato da App Store e una chiave USB da 8GB, il resto è molto semplice e richiederà un minimo sforzo.

El Capitan: creare una chiave USB per installare il sistema 1

Il pacchetto di installazione di OS X El Capitan è disponibile gratuitamente su Mac App Store (ammesso che abbiate una macchina compatibile), potete arrivarci anche tramite questo badge:

The app was not found in the store. :-(

DiskMaker X è invece una utility gratuita (gli sviluppatori accettano donazioni, nda) che vi permetterà di preparare in maniera del tutto automatica la chiave USB così che possa diventare un supporto di installazione di El Capitan per qualsiasi macchina Apple compatibile. La si scarica direttamente dalla pagina ufficiale diskmakerx.com, o facendo clic qui (versione 5.0.1 al giorno di pubblicazione di questo articolo).

El Capitan: creare una chiave USB per installare il sistema

Perfettamente compatibile con El Capitan, DiskMaker X permette di arrivare alla meta con un wizard a portata di chiunque. Se il pacchetto di installazione di El Capitan si troverà all’interno delle Applicazioni, lui lo troverà e vi chiederà dove copiare i file per generare il supporto avviabile di installazione:

Da qui in poi l’operazione durerà diversi minuti, in base a quanto veloce è la chiave USB scelta. Portate pazienza e inserite la password dell’account amministratore quando richiesta, servirà a lanciare un AppleScript con privilegi elevati, si occuperà lui di eseguire i comandi necessari come da documentazione ufficiale di Apple.

Il processo, nel mio caso, ha richiesto circa 15 minuti.

L’alternativa

Si chiama El Capitan USB e si scarica gratuitamente da elcapitanusb.com/it. È un’applicazione italiana, ben venga quindi l’utilizzarla al posto di DiskMaker X. Questo nel caso in cui non vi interessi preparare un supporto USB avviabile che abbia un sistema operativo alternativo a El Capitan.

Anche in questo caso l’utilizzo è banale (più di quanto non lo sia con DiskMaker X) e necessiterà di una chiave USB da almeno 8GB. Una volta inserita, sarà il programma stesso a formattarla e prepararla. Anche stavolta il processo avrà durata in base alla velocità della chiave e richiederà la password di amministratore della macchina, il mio ultimo test è arrivato a circa 10 minuti di lavoro (meno di DiskMaker X, nda).

El Capitan: creare una chiave USB per installare il sistema 10

Partenza da chiave

Inserite la chiave USB nel PC che intendete aggiornare, a sistema spento. Accendetelo e iniziate a tenere premuto il tasto Option così da accedere allo Startup Manager della macchina.

Il tutto è spiegato nel documento ufficiale di Apple che trovate all’indirizzo support.apple.com/it-it/HT201663, oppure potete fare riferimento alle scorciatoie da tastiera disponibili nel documento all’indirizzo support.apple.com/it-it/HT201255.

Buon aggiornamento :-)

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