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Dapprima il sensore Nike+ da inserire all’interno della scarpa da corsa appositamente pensata e realizzata, poi l’orologio che collegato alla fascia cardio era in grado di monitorare il battito costantemente, poi il report, poi ancora il personal trainer in grado di darci la giusta dritta sull’associazione alimentare da avvicinare allo sport, e poi, poi, poi. Il mondo della tecnologia associato al movimento non ha mai smesso di correre, tanto per restare in tema. La sua è una continua evoluzione alla scoperta della funzione sempre più allettante, ma non è necessario essere super-palestrati per potersi regalare un aggeggio di questo tipo, basta anche la semplice curiosità applicata al quotidiano, è per questo che oggi vi parlo del Fitbit Charge HR.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Io pensavo che il massimo della tortura psicologica potesse consistere nel prendersi cura di un Tamagotchi (ve li ricordate? Era il 1996, sentitevi vecchi quanto basta), e invece mi sbagliavo alla grande. Sì, perché siamo diventati estremamente sedentari, odiamo muoverci, cominciamo ad andare in palestra con lo stesso entusiasmo di un ragazzo che scopre la pubertà e finiamo per mollarla con la stessa faccia di un marito che rientra a casa dopo una giornata di lavoro e si becca uno shampoo dalla moglie per aver lasciato la tavoletta del water alzata.

Fortunatamente ci sono tante eccezioni che non confermano questa regola, e sono felice per loro, ma passiamo al succo della questione e discutiamo insieme dei pro e dei contro di questa soluzione.

Altalenarsi tra positivo e negativo

Un solo dispositivo con più funzioni a portata di clic, può quindi sostituire un orologio già al polso, rinunciando ovviamente alla cassa in titanio e al cinturino in acciaio (se non di più), dipende ovviamente dai gusti ma l’estetica è certamente accettabile, è molto sportivo, passa abbastanza inosservato agli occhi di chi non è abituato a utilizzare questo tipo di dispositivi.

Di contro? Un cinturino che non posso cambiare e che mi riporta indietro nel tempo all’era dello Swatch che portavo al polso quando frequentavo le scuole medie, non è esattamente la cosa che più mi è piaciuta. Ho anche provato a cercare sul web eventuali pezzi di ricambio ottenendo però pressoché nulla, qualcuno può magari dirmi che mi sto sbagliando (nei commenti) e suggerirmi dove poter acquistare eventuali pezzi di ricambio?

Il materiale utilizzato (a base gommosa, come quasi tutti i dispositivi di questo tipo) deve essere stretto tanto da non far scappare via Fitbit Charge HR e far risultare efficace il rilevatore di battito cardiaco, ma non troppo da lasciare il segno. Inoltre andrebbe rimosso spesso per poter essere lavato, pulito e tenere il polso libero di respirare prima di tornare a essere intrappolato. Per ogni ulteriore informazione in merito, vi suggerisco di leggere fitbit.com/it/productcare.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 1

Fitbit Charge HR ha una batteria ai polimeri di litio che dura fino a 5 giorni, ammesso che disattiviate la sincronizzazione continua con lo smartphone predefinito. Tenendola attiva si arriva ai 4 giorni circa, quindi tutto sommato “perché non approfittarne?“, tanto non cambia molto per un solo giorno di carica in meno. Occhio in ogni caso: è bene aprire l’applicazione su smartphone (o altro dispositivo collegato in bluetooth al Fitbit) per scaricare e archiviare i dati registrati almeno una volta alla settimana, altrimenti si rischia di sforare i limiti della memoria interna.

Fitbit
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Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
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Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Fitbit Charge HR tiene conto dei passi, del battito cardiaco (già detto), dei piani di scale fatti, delle ore di sonno e della propria attività fisica (se opportunamente attivato). Oltre a questo, permette di ricevere una notifica in caso di chiamata in entrata sul proprio smartphone, vibrando e mostrando a monitor il nome del chiamante. Sapete cosa manca in tutto questo? Lo stato della batteria, mai visibile.

È fastidioso perché dipende da una notifica che dovrebbe arrivare sia tramite applicazione, sia tramite mail, il problema è che quelle notifiche arriveranno solo sincronizzando il device, non è capitato poche volte in questo esteso periodo di prova (per la cronaca: il Fitbit Charge HR me lo sono regalato e lo porto ormai quotidianamente, 24h/giorno) che io restassi a secco senza possibilità di visualizzare le statistiche dal device (che continuerà comunque a registrarle fino al minimo di carica, nda). Poco male, sia chiaro, in un paio di ore al massimo Fitbit Charge HR sarà nuovamente carico al 100% e pronto per tornare al polso. Il tutto grazie al cavo in dotazione (USB) con attacco proprietario, lo stesso che verrebbe a costarvi circa 14€ nel caso in cui ne voleste uno di riserva o se perdeste quello originale, giusto per informazione.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 2

Un altro aspetto difficile da sopportare è la velocità di notifica della chiamate in ingresso. Giusto per dirla tutta: sono passato da un SONY SmartBand SWR10 (associato al mio Xperia Z2) al Fitbit Charge HR. Il primo mi notificava le chiamate in ingresso, i messaggi Whatsapp e Telegram (e non solo), le mail, la lontananza dal mio smartphone e qualsiasi altra cosa io volessi, il tutto in tempi pressoché immediati. Il secondo notifica esclusivamente le chiamate in ingresso, e pure in ampio ritardo. Magari si tratta di un problema relativo ad Android, magari no. Magari sarebbe stato carino permettere di silenziare la chiamata semplicemente con un clic sul Fitbit Charge HR, ma niente da fare. Magari (poi giuro che la smetto), una differenza di prezzo avrebbe giustificato la perfezione in questo campo (pura utopia?).

Il rilevamento viene effettuato di continuo e sulla base delle oscillazioni del polso. Questo è il suo punto di forza ma anche un grande punto debole. Così come ogni rilevatore, ciò che l’utilizzatore chiede è la precisione nel rilevamento, riporto dal sito web ufficiale del produttore:

Fitbit si impegna a realizzare i rilevatori di attività da polso più precisi del mercato. Il nostro team ha completato una serie di studi interni, mirati a testare rigorosamente la precisione del dispositivo Charge. I risultati ottenuti confermano che Charge è uno dei più precisi tra i dispositivi di rilevamento wireless specificatamente realizzati per essere indossati al polso.

Charge HR è un sensore di movimento installato sul polso. Spesso le mani si muovono senza che il resto del corpo lo faccia, ad esempio quando suoni uno strumento, cucini o culli un bambino. Charge HR potrebbe aggiungere passi extra per rendere conto di questi momenti, in cui ti ritiene attivo. Per ulteriori informazioni, consulta Come funziona il conteggio dei passi?

Il resto si trova alla pagina help.fitbit.com/articles/it/Help_article/Quanto-%C3%A8-preciso-Charge-HR-1416094246215. Il problema è che seppur specificato, la differenza nei passi è abbastanza elevata, e faccio sempre il confronto con un dispositivo di diverso produttore e con un rilevamento molto simile a quello proposto da Fitbit Charge HR. Giusto per capirci, 150 passi dopo aver lavato i denti con la mano dichiarata “dominante” tramite impostazioni dell’applicazione (e dello smartwatch), mi sembra forse un pelo fuori norma. Capisco di averli lavati (come sempre) per 5 minuti e di aver fatto diverse oscillazioni con la mano, eppure credo che l’elevato conteggio fatichi a tornare. Quanti dei passi rilevati durante l’arco della giornata è da ritenersi mal calcolato? Ci sarebbero una riflessione e un conteggio forse da fare.

Fortunatamente però, così come per il SWR10, anche Fitbit Charge HR propone una comoda sveglia silenziosa (tramite vibrazione) da poter utilizzare al posto di quella classica da smartphone, quella che tipicamente disturba chi sta nelle immediate vicinanze e che magari non deve svegliarsi alla stessa ora. Contrariamente a un diverso dispositivo, Fitbit Charge HR propone un set di sveglie programmabili a diversi orari (e con ripetizioni nel tempo) che non si appoggiano allo smartphone. Anche se questo è spento, Fitbit Charge HR potrà vibrare e svegliarvi regolarmente, potrete quindi rinunciare alle sveglie classiche impostate su Android (o iOS). Di contro, se il sito web di Fitbit non dovesse essere momentaneamente raggiungibile (si, mi è capitato), non riuscirete a sincronizzare un’eventuale modifica alle sveglie così da renderla effettiva sul vostro device indossabile. Fortunatamente si è trattato di un caso isolato.

Voi cosa ne pensate?

Di recensioni ne è pieno il web, Amazon per primo (vedi: amazon.it/Fitbit-Charge-Rilevatore-Attivit%C3%A0-Fitness/product-reviews/B00SHNAF3E). Quanto scritto fino a ora è il mio personale parere dopo diversi mesi di utilizzo del prodotto. Ha punti a favore, molti altri no. I report mi piacciono molto, così come l’applicazione e il sito web che gira attorno a Fitbit Charge HR (così come qualsiasi altro prodotto Fitbit).

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 4

 

Ci sarebbe molto altro da fare, spero che lo sviluppo non si fermi qui, soprattutto per giustificare il costo di questo tipo di prodotti confrontati con competitor di ieri e di oggi (e dei rumors appartenenti al domani).

A voi la palla.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il mio portafogli e Amazon. Incauto acquisto direi, ovviamente con il senno di poi ;-)
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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Dicono che non di solo smartphone si possa vivere. Hanno certamente ragione, ma è altrettanto assodato che avere a portata di mano un piccolo personal computer possa giovare alla quotidianità molto più di quanto non si potesse già fare prima, “manualmente” e con qualche minuto in più di lavoro. Stavolta si parla di parcheggi e della mancanza di colonnine di pagamento dentro una delle città più critiche d’Italia: Milano. Si, perché facciamo parte di quel gruppo di persone che, nel caso si debba sostare nella via “sbagliata“, ha l’obbligo di fare una tappa alla tabaccheria più vicina per acquistare i Gratta e Sosta (per gli amici: i grattini), questa roba qui:

Telepass Pyng

Prendi la moneta, gratta il giorno e l’anno, gratta poi l’ora di inizio della sosta, ripeti l’operazione per il numero di ore che comporranno la sosta complessiva (ammesso che abbiate preventivato correttamente le ore in fase di acquisto), torna in tabaccheria e ricomincia da zero se i primi Gratta e Sosta non dovessero bastare. Anni passati a preferire di gran lunga i parcheggi privati (quando possibile) piuttosto che questa commedia all’italiana che è ancora lenta a morire nonostante la buona volontà e le risorse messe a disposizione da ATM.

La soluzione oggi esiste e, almeno su Milano, è già completamente operativa, anche se non per tutti. Si chiama Telepass Pyng ed è dedicata a tutti i clienti Telepass (con un piccolo escamotage per chi non lo è ma ha almeno un contratto in famiglia).

Telepass Pyng: addio Gratta e Sosta!

Pyng+
Pyng+
Developer: Telepass Pay
Price: Free
Pyng+
Pyng+
Developer: Telepass Pay
Price: Free

Ferrara, Milano, Roma e Salerno sono le città nelle quali il servizio è già disponibile, con la speranza che i gestori delle strisce blu possano crescere sempre più e associarsi ad un servizio che non deve far perdere tempo prezioso a chi ha bisogno di utilizzare i parcheggi (sempre pochi) disponibili in città lungo le strade.

I vantaggi sono assolutamente tangibili:

  • Si genera la sosta direttamente dall’App o dal sito web Mobile (m.pyng.telepass.it) con la propria utenza Telepass o con una appositamente generata all’attivazione del servizio sul proprio contratto (così che possiate facilmente “distribuirla”), sia per la propria targa che per qualsiasi altra targa della famiglia o del giro amici, a prescindere che questa sia registrata nelle targhe abilitate all’utilizzo dell’apparato Telepass.
  • Nessun mezzo di pagamento ulteriore richiesto. Tutte le soste di ogni nuova targa autorizzata andranno direttamente in fattura Telepass;
  • La sosta è prolungabile in qualsiasi momento, lo stesso vale per la sua interruzione. Si paga solo il tempo di sosta reale. Non ci sarà più bisogno di correre a effettuare un nuovo ticket in colonnina o acquistare altri Gratta e Sosta in tabaccheria;
  • Basterà esporre sul cruscotto il tagliando che riporta il logo di Telepass Pyng, così da evitare la multa e permettere all’operatore di turno di verificare lo stato del pagamento della sosta tramite il suo terminale.

L’attivazione è assolutamente semplice e immediata e la si fa dalla propria area cliente Telepass. Stampate il tagliando, ritagliatelo (io l’ho anche plastificato) e ricordatevi di esporlo sul cruscotto dell’auto anche se ancora non avete avuto modo di utilizzare il servizio, prima che ve ne dimentichiate nel momento peggiore ;-)

A quel punto fermate l’auto in uno dei parcheggi a strisce blu della città, aprite l’app, fatevi rilevare dal GPS e inserite i dettagli della sosta (minuti, targa). Da ora è tutto in discesa e vi basterà davvero poco per cominciare la vostra sosta regolarmente pagata.

In qualsiasi momento potrete riaprire l’applicazione, verificare il tempo di fermo in sosta, aumentarlo, interromperlo e visualizzare immediatamente quanto verrà poi inserito in fattura Telepass successiva.

Comodo, era ora.

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Come qualcuno probabilmente saprà, Google Foto ha introdotto il riconoscimento volti all’interno delle fotografie che sono salvate (quindi backuppate) sui loro server, una funzione che però sembra non essere ancora disponibile in Italia a meno di ricorrere ad un piccolo trucco perfettamente funzionante che consiste nell’utilizzo di una VPN. Scopriamo insieme come fare, sempre che non vogliate attendere l’arrivo ufficiale della feature! :-)

Android: abilitare il riconoscimento volti su Google Foto

Prima di partire: sapete in cosa consiste una VPN? Vi propongo un estratto della voce sul sito di Symantec:

Una rete VPN (Virtual Private Network) permette a computer ubicati in sedi fisiche diverse di stabilire un collegamento tramite Internet. Questa soluzione elimina la necessità di ricorrere a costose linee dedicate poiché la connessione a Internet permette di collegare sia sedi diverse sia utenti remoti. Poiché le connessioni a Internet sono connessioni pubbliche, e quindi non protette per definizione, sono esposte al rischio che i pirati informatici possano intercettare e modificare i dati trasmessi sul Web. Con una rete VPN è tuttavia possibile crittografare i dati e inviarli solo ad un computer (o gruppo di computer) specifici o, in altre parole, di creare una rete privata che è accessibile solo agli utenti autorizzati a differenza del Web che è accessibile a tutti. La rete in questione è però una rete virtuale poiché il collegamento tra i computer remoti non è fisico ma basato sul Web. Per poter utilizzare un’applicazione installata sui sistemi della propria azienda, i dipendenti che lavorano fuori sede devono semplicemente collegarsi ad un sito Web specifico e immettere una password.

Senza particolari password o difficoltà tecniche, su Android è possibile utilizzare un software ad-hoc come TunnelBear che vi permetterà di stabilire una connessione VPN con i server dell’omonima azienda sparsi per tutto il globo:

TunnelBear VPN
TunnelBear VPN
Developer: TunnelBear, Inc.
Price: Free+
  • Installatela, avviatela, puntate verso gli Stati Uniti come destinazione della vostra connessione e accendete l’interruttore. Dopo aver dato il consenso all’applicazione di stabilire una connessione VPN (verifica di sicurezza obbligatoria di Android Lollipop), il vostro cellulare si connetterà ad internet come fosse fisicamente ubicato negli US ;-) (immagine 1).
  • A questo punto sarà necessario terminare Google Foto e cancellare tutti i suoi dati (non vi preoccupate, non perderete alcuna immagine già presente su Google Foto, non verranno toccati neanche gli scatti presenti sulla card SD o nella memoria del telefono!) (immagine 2).
  • Avviando nuovamente Google Foto ed eseguendo la prima procedura di accesso e scelta profilo di backup, noterete nelle impostazioni la nuova opzione “Raggruppa volti simili” (immagine 3).

Date ora qualche minuto alla piattaforma per svolgere il suo lavoro. Dimenticatevi per qualche tempo del cellulare e poi riprendetelo, tornate in Google Foto e lanciate una ricerca (il pulsante della lente di ingrandimento nella schermata “Foto”, ndr). Noterete un primo blocco, nuovo, dove verranno raccolti i volti riconosciuti e quindi raggruppati automaticamente dal servizio:

Android: abilitare il riconoscimento facciale di Google Foto 3

Ora potete godere di un ulteriore tipo di ricerca molto rapida e precisa, i casi di errore rilevati sono davvero rari (qualche foto sfuggita dove il volto non era ben riconoscibile).

Ancora non utilizzate Google Foto? E perché vi volete così male? Installatelo subito! :-)

Google Foto
Google Foto
Developer: Google Inc.
Price: Free
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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Da qualche settimana ormai, Sony ha intrapreso la via del rilascio di Android Lollipop 5.1.1 sulla sua serie Xperia di punta (Z2, Z3, ecc.), in attesa -si spera- che questa possa poi evolversi verso quel Marshmallow annunciato giusto un paio di giorni fa.

Xperia Z2 e Android 5.1.1: problemi alla SD Card

Nel caso del mio Xperia Z2 il numero di build è passato al 23.4.A.0.546 lo scorso 3 agosto e già qualche giorno dopo ho potuto notare delle anomalie nella memorizzazione dei dati (fotografie, note, ecc.), delle configurazioni ma anche nell’esplorazione degli stessi (passando da PC) della microSD (Samsung Evo 32 GB) che ormai è all’interno del telefono sin dalla notte dei tempi. Errori che portavano addirittura a non permettere più l’utilizzo delle applicazioni spostate su SD a meno di smontare la scheda (da sistema Android), riavviare il telefono e attendere che la memoria venisse nuovamente riconosciuta e montata. Il tutto moltiplicato per il numero di test eseguiti, sempre con lo stesso esito.

Un rapido controllo sulla scheda SD non ha identificato errori hardware, per questo motivo ho pensato potesse trattarsi di qualcosa andato storto nel processo di update automatico OTA o in una fase subito successiva. Ho voluto fare un ultimo tentativo che sembra ora aver risolto l’anomalia. È stato necessario far formattare la scheda al sistema. Poco male se pensate che ormai la maggior parte dei dati critici si trova nella memoria del telefono oppure in qualche spazio nel cloud (come Google Foto). L’unica necessità consiste nello spostare nuovamente le applicazioni su SD portandole nella memoria del telefono, ammesso che ci sia sufficiente spazio su di esso:

Xperia Z2, Android 5.1.1: la microSD non salva i dati? Occorre formattarla 1

Nella foto qui sopra avevo appena lanciato lo spostamento (ancora in corso durante lo scatto) di Facebook verso la memoria del telefono. Al termine del lavoro (trovate le applicazioni salvate nella scheda SD in Impostazioni / Applicazioni / Su Scheda SD) potrete far formattare la scheda al sistema (Impostazioni / Memoria / Cancella scheda SD). Consiglio poi un riavvio e un nuovo spostamento di dati verso la scheda. Nel caso di Xperia (e delle build Sony più in generale) la voce ad-hoc si trova sotto Impostazioni / Memoria / Trasferisci dati nella scheda SD (sotto la voce Vari).

E vissero tutti felici e contenti (almeno fino al prossimo inghippo!).

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La tecnologia è spesso sinonimo di moda. Non certo (o non spesso) quella conosciuta da tutti per le realizzazioni di creativi ed eccentrici stilisti, vanto italiano ed internazionale, quanto del voler seguire un’onda che cattura l’attenzione degli utenti e che poi scemerà tornando ad essere acqua in mezzo all’oceano. Tutto ciò per dire che questo sembra il periodo delle applicazioni dedicate alla classificazione delle fotografie del proprio smartphone. In questo ambito pare che anche Vodafone abbia voluto dire la propria ed è per questo che ha pubblicato galleryxone. Solo in inglese, solo per Android, sperimentale per tutti coloro che vorranno utilizzarla e collaborare.

App: galleryxone - foto organizer

Le vostre foto, le categorie proposte da Vodafone (ma anche da tutti coloro che utilizzano l’applicazione grazie alla possibilità di inviare feedback, quindi in costante aumento), la possibilità di creare album, un aspetto minimal che rispetta gli ormai comuni standard del material design e l’impossibilità di perdersi perché assolutamente spartana, è questo probabilmente il punto di forza dell’idea e dell’applicazione, quello che può certamente tornare comodo a quelle persone che hanno necessità di mettere un po’ d’ordine nella propria galleria.

galleryxone è gratuita, disponibile su Play Store e -una volta installata ed avviata- impiegherà un tempo di categorizzazione estremamente variabile, tutto rapportato alla quantità di immagini rilevate sul vostro telefono (ed eventuale memoria SD), portate pazienza. La stessa pazienza che dovrete avere quando una vostra foto finirà in categoria “Animals“, d’altronde ci si sbaglia di poco (e tirerete fuori una risata a metà tra il voler disinstallare l’applicazione e il voler menare chi ha sviluppato il riconoscimento fotografico).

App: galleryxone - foto organizer 1

galleryxone - foto organizer!
galleryxone - foto organizer!

Da lì in poi la strada è tutta in discesa. Ciascuna fotografia può avere multipli tag, alcuni già assegnati dall’applicazione stessa (sempre ritoccabili), altri da voi, così da poter cercare una qualsiasi fotografia in pochi secondi quando più ne avrete bisogno. Ora non resta che aspettare i futuri aggiornamenti con la speranza che l’idea e la realizzazione iniziale possano sempre più migliorare.

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