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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Moovit4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato, alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che riferimenti e immagini sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi vi parlo di: Moovit

Inauguro la rubrica con una delle killer-app che preferisco. Perché killer? Perché averla a portata di tasca, in città dove il servizio pubblico offerto si muove su qualsiasi tipo di binario (in tutti i sensi) è ciò che può fare la differenza, soprattutto quando ci si deve spostare senza conoscere chi o cosa potrà portarti facilmente da un punto A a un punto B. Moovit, applicazione nata in Israele e ora presente su molteplici mercati, nazioni, città, vicoli e porti di mare dopo un’evoluzione costante, si propone come personal-assistant del viaggio, quello che occupa spesso una parte importante della giornata, che è bene fare in tranquillità e senza brutte sorprese dell’ultimo minuto, possibilmente con un’alternativa sempre pronta a sostituire un eventuale ritardo, un’anomalia ovviamente imprevedibile.

Orari costantemente aggiornati e, nelle città metropolitane (come Milano) o dove i sistemi lo consentono, anche in diretta grazie all’utilizzo del GPS, così da poter conoscere in qualsiasi momento dove si trova il tram di cui si ha necessità, ti permetterà così di ottimizzare tutte le tue schedulazioni ed evitare di perdere inutilmente tempo, ti sembra poco? L’applicazione è disponibile su Android, ma anche su iOS e Windows Phone.

Moovit: Autobus, Metro e Treni
Moovit: Autobus, Metro e Treni
Developer: Moovit
Price: Free

Il sistema dei punti poco conta, serve più che altro come gamification e piccola gratificazione (virtuale) quando si segnalano problemi, percorsi alternativi papabili, informazioni, tutto costantemente sincronizzato con il vostro account (Google o Facebook), niente di serio. Il vero punto di forza di questa applicazione è il saper convogliare sotto uno stesso tetto tutto ciò che c’è da sapere per utilizzare al meglio i servizi pubblici, cosa mai banale considerando che ognuno tira l’acqua al proprio mulino, magari creando l’applicazione brandizzata, esperienze d’uso sempre diverse (così come le interfacce), informazioni mai complete (sul serio). Grazie al contributo della community e delle amministrazioni comunali, Moovit resta l’alternativa all-in-one da me preferita (anche rispetto a competitor che svolgono lo stesso mestiere, nati in seguito o talvolta anche prima ma poi abbandonati).

E tu? Ne hai provate di diverse con le quali ti trovi molto bene? Me ne vuoi parlare nell’area commenti? :-)

Buon fine settimana!

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ladies and Gentlemen, è finita.

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 2

Immagine: www.expo2015.org/it

Lo dico già con un pizzico di nostalgia, tra una lettera e l’altra battuta su questa tastiera. 184 giorni di festa durante i quali Milano ha vissuto l’invasione pacifica di popoli provenienti da tutto il mondo. 6 mesi che sembrano essere passati in un battibaleno (e questo lo dico anche con quel pizzico di “Cazzo, ma è già passato così tanto tempo? Quindi è finito il 2015?“), che hanno portato una ventata di novità e innovazioni in una Milano mai così tanto in fermento nelle vie centrali (ma non solo), nuovi posti da non lasciarsi scappare, da scoprire, da vivere.

Kilometri di articoli sono già comparsi su qualsiasi testata e blog amatoriale come il mio. Numeri che si susseguono, ragionamenti sui biglietti venduti, sugli ingressi totalizzati, su quelli che invece ci si aspettava al primo di maggio o giù di lì, sulle spese che Expo ha “causato“, sul personale sottopagato, sulla quantità di peli presenti nelle zone pubiche delle ballerine dell’Uruguay, è stata scritta praticamente ogni cosa.

Uruguay, Expo 2015 Milano

Di articoli validi e spunti interessanti da leggere ce ne sono tanti, in alcuni casi sono nascosti in quantità di righe di contorno delle quali si sarebbe potuti fare a meno senza colpo ferire. Troppi i collegamenti da riportare, non basterebbe lo spazio nel mio database probabilmente. È facile arrivare a leggere tutto ciò che si desidera con una semplice ricerca piazzata in Google. Questo è e vuole essere il terzo e ultimo articolo dedicato a Expo nel mio blog (gli altri li trovate tutti sotto il tag Expo 2015, manco a dirlo) a fare da contenitore di ringraziamenti, osservazioni personali, e proporvi l’ultimo bulk di immagini caricate nell’album Flickr che supera così i 1300 scatti catturati nel luogo dell’esposizione universale di Milano.

Personali vincitori

Si traggono conclusioni a fine Expo, soprattutto dopo aver potuto visitare ogni padiglione in lungo e in largo, dopo essersi fatti kilometri di camminate più e più volte ripetute a cavallo tra il Decumano e il Cardo, dopo aver volutamente evitato di prendere la comoda navetta perimetrale gratuita che abbiamo sfruttato una sola volta per questioni di tempi (eravamo in ritardo per un appuntamento!).

Tanti hanno parlato degli Emirati Arabi Uniti o del Giappone. Quest’ultimo ha dovuto più volte chiudere la coda a causa dei tempi stimati per l’ingresso e la visita. Io e Ilaria ricordiamo bene quella coda, ne abbiamo fatta però una molto più ridotta, da poco meno di due ore in totale per poter varcare la soglia della prima sala chiusa del padiglione. Lo abbiamo visitato tutto, abbiamo preso parte alla cena virtuale a fine tour, siamo usciti con la stessa espressione di un bambino che guarda la mamma e chiede lei “e quindi? Tutto qui? La fila fatta sotto al sole e con la schiena ormai a pezzi per cosa?“. Intendiamoci: bello, fuori di dubbio, ma immeritevole di un’attesa che supera l’ora circa. L’ho scritto nel mio precedente articolo (un po’ tra le righe), lo ribadisco in questo conclusivo perché è ciò che abbiamo continuato a pensare entrambi.

Al confronto, ho molto apprezzato le bellezze della Cina, non fosse già per quello splendido panorama floreale prima dell’ingresso (senza nulla togliere al capolavoro di legno incastrato senza l’utilizzo di alcun chiodo in Giappone, nda). Una sensazione molto positiva provata poi anche in Germania, dove solo lo spettacolo finale vale l’intera attesa perché è stato in grado di coinvolgere e far sorridere ogni partecipante. Sempre lo spettacolo è stata la chiave della bellezza di padiglioni molto più piccoli come il Vietnam (ve ne avevo parlato nel primo articolo e trovate alcune fotografie nell’album su Flickr). Chi invece di spettacoli non ne offriva, preferendo una riflessione indotta e che abbiamo molto apprezzato, è stata la Svizzera. Nonostante una piccola folla di gente che continuava a passarci di fianco invitandoci a uscire dalla coda perché “Dentro non c’è nulla, andatevene” (cit.), noi siamo rimasti fino alla fine, soddisfatti di averlo fatto:

Hai paura di restare senza?

Mele - Padiglione Svizzero Acqua - Padiglione Svizzera

Una riflessione che dovrebbero fare in molti, soprattutto coloro che hanno anche avuto il coraggio di lamentarsi perché hanno fatto la coda “senza motivo“, come se ci si trovasse più in una grande sagra di paese, che in un luogo atto a far riflettere (almeno sulla carta) su un problema ben più importante che ancora oggi non è stato risolto (e non solo per farsi portare al tavolo un piatto caldo a caro prezzo, o magari acquistare il souvenir da portare all’anziana nonna che non è potuta essere presente).

Bellezza dei padiglioni a parte, il mio (in realtà il nostro, nda) vincitore è lui:

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 1

Ha dato spettacolo ininterrottamente per 6 mesi, più volte al giorno, con luci, suoni, giochi d’acqua e motivi che ormai i frequentatori assidui di Expo potrebbero fischiettare a memoria per ore, un po’ come al solfa degli sponsor che potrebbe essere ripetuta a memoria anch’essa. Resterà lì, presso lo spazio che lo ha ospitato e che lo ha visto “crescere“, sperando che il tempo e la scarsa manutenzione non ne rovinino la bellezza di cui ha potuto fare sfoggio in tutto questo tempo.

Spero che ci saranno altre occasioni per vederlo accendersi e riscaldare i cuori di tutti i presenti, magari non troppo in là con il tempo, che già la nostalgia del sincero abbraccio tra coppie di qualsiasi età e stupore dei bambini un po’ mi manca :-)

E ora cosa succede?

Questa è una bella domanda che va certamente oltre il materiale in fase di smantellamento, venduto o riportato a casa come raccontato dal Corriere qualche giorno fa: milano.corriere.it/cronaca/cards/rimontati-all-asta-o-distrutti-ecco-che-fine-faranno-padiglioni-expo-il-31-ottobre/cosa-rimane-sito-il-31-ottobre_principale.shtml.

Expo è stato prima di tutto il parco divertimenti per eccellenza di architetti provenienti da tutto il mondo, una cornucopia di sicuri guadagni per chi ci ha potuto lucrare sopra (nel bene e nel male). Abbiamo potuto vedere costruzioni che sarebbe difficile riprodurre in altro tipo di ambiente, talvolta di una bellezza disarmante, talvolta deludenti (come se fossero stati realizzati tanto perché c’era solo bisogno di farlo), è stato certamente bellissimo poter vedere in un solo luogo così tante idee contrastanti ma che nel loro complesso hanno fatto la “porca figura“.

Thailandia - Expo 2015

Rimane però l’interrogativo principale: è servito al suo scopo? Vi invito a dare un’occhiata al sito web ufficiale della Carta di Milano, che è stata spinta per prima dal Padiglione Italia, poi pubblicizzata in lungo e in largo per tutto il Decumano e il Cardo. Sarà lei la sola traccia concreta di questa splendida esposizione?

Noi a casa ci siamo potuti portare tante cose, non sempre belle, in ordine sparso ed esclusivamente per buttare lì un po’ di umorismo finto-inglese: fumo passivo dovuto alle abbondanti sigarette fumate lontano dalle apposite aree, finte pance per donne che non desideravano fare la fila ai padiglioni, stampelle o carrozzine per disabili a noleggio o ancora nipoti o bambini di amici già cresciuti ma portati nei passeggini per lo stesso identico motivo delle pance finte, chissà cos’altro che i nostri occhi non hanno visto.

L’unica cosa che avrei desiderato (facente parte dello stesso calderone, nda) è ciò che invece è mancato: le monete straniere. Mai visto in vita mia così tante euro (monete) di conio italiano, è più facile trovare le straniere negli abituali giri quotidiani tra una spesa al supermercato e un pieno di benzina dietro casa propria. Mio padre, collezionista amatoriale, non è stato affatto contento ;-p

In conclusione

È stato in ogni caso un successo. Sia che si sia trattato di sagra di paese, sia che si sia trattato “solo di uno sbaglio“. Impossibile sapere già oggi se sarà anche stato un successo in termini di crescita culturale, sul problema della nutrizione e della disponibilità del cibo per tutti i popoli del mondo, lo scopriremo solo tra qualche tempo.

Prima di chiudere definitivamente, tornando a parlare di Emirati Arabi, vi consiglio di dare un’occhiata al video girato da Le Iene riguardo i tempi di attesa biblici per entrare nei padiglioni durante il fine settimana (è solo per farsi una risata, si tratta di assoluta fuffa):

E ne approfitto inoltre fare i complimenti alla squadra di Marco Massarotto che, seduta dietro la scrivania di @AskExpo (per modo di dire, nda), ha sopportato e supportato una marea di utenti con le loro domande poste tramite Twitter, le cifre sono da rispetto assoluto, bravi ragazzi! :-)

Anche se i veri complimenti vanno fatti a tutti coloro che hanno lavorato duro in questi 6 mesi (e più, considerando l’organizzazione per preparare l’evento): volontari, forze dell’ordine, manutentori e tutti, ma proprio tutti, hanno permesso a noi visitatori di assistere a questo spettacolo.

Good luck Dubai 2020.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Dicono che non di solo smartphone si possa vivere. Hanno certamente ragione, ma è altrettanto assodato che avere a portata di mano un piccolo personal computer possa giovare alla quotidianità molto più di quanto non si potesse già fare prima, “manualmente” e con qualche minuto in più di lavoro. Stavolta si parla di parcheggi e della mancanza di colonnine di pagamento dentro una delle città più critiche d’Italia: Milano. Si, perché facciamo parte di quel gruppo di persone che, nel caso si debba sostare nella via “sbagliata“, ha l’obbligo di fare una tappa alla tabaccheria più vicina per acquistare i Gratta e Sosta (per gli amici: i grattini), questa roba qui:

Telepass Pyng

Prendi la moneta, gratta il giorno e l’anno, gratta poi l’ora di inizio della sosta, ripeti l’operazione per il numero di ore che comporranno la sosta complessiva (ammesso che abbiate preventivato correttamente le ore in fase di acquisto), torna in tabaccheria e ricomincia da zero se i primi Gratta e Sosta non dovessero bastare. Anni passati a preferire di gran lunga i parcheggi privati (quando possibile) piuttosto che questa commedia all’italiana che è ancora lenta a morire nonostante la buona volontà e le risorse messe a disposizione da ATM.

La soluzione oggi esiste e, almeno su Milano, è già completamente operativa, anche se non per tutti. Si chiama Telepass Pyng ed è dedicata a tutti i clienti Telepass (con un piccolo escamotage per chi non lo è ma ha almeno un contratto in famiglia).

Telepass Pyng: addio Gratta e Sosta!

Pyng
Pyng
Developer: Telepass
Price: Free
Pyng
Pyng
Developer: Telepass SpA
Price: Free

Ferrara, Milano, Roma e Salerno sono le città nelle quali il servizio è già disponibile, con la speranza che i gestori delle strisce blu possano crescere sempre più e associarsi ad un servizio che non deve far perdere tempo prezioso a chi ha bisogno di utilizzare i parcheggi (sempre pochi) disponibili in città lungo le strade.

I vantaggi sono assolutamente tangibili:

  • Si genera la sosta direttamente dall’App o dal sito web Mobile (m.pyng.telepass.it) con la propria utenza Telepass o con una appositamente generata all’attivazione del servizio sul proprio contratto (così che possiate facilmente “distribuirla”), sia per la propria targa che per qualsiasi altra targa della famiglia o del giro amici, a prescindere che questa sia registrata nelle targhe abilitate all’utilizzo dell’apparato Telepass.
  • Nessun mezzo di pagamento ulteriore richiesto. Tutte le soste di ogni nuova targa autorizzata andranno direttamente in fattura Telepass;
  • La sosta è prolungabile in qualsiasi momento, lo stesso vale per la sua interruzione. Si paga solo il tempo di sosta reale. Non ci sarà più bisogno di correre a effettuare un nuovo ticket in colonnina o acquistare altri Gratta e Sosta in tabaccheria;
  • Basterà esporre sul cruscotto il tagliando che riporta il logo di Telepass Pyng, così da evitare la multa e permettere all’operatore di turno di verificare lo stato del pagamento della sosta tramite il suo terminale.

L’attivazione è assolutamente semplice e immediata e la si fa dalla propria area cliente Telepass. Stampate il tagliando, ritagliatelo (io l’ho anche plastificato) e ricordatevi di esporlo sul cruscotto dell’auto anche se ancora non avete avuto modo di utilizzare il servizio, prima che ve ne dimentichiate nel momento peggiore ;-)

A quel punto fermate l’auto in uno dei parcheggi a strisce blu della città, aprite l’app, fatevi rilevare dal GPS e inserite i dettagli della sosta (minuti, targa). Da ora è tutto in discesa e vi basterà davvero poco per cominciare la vostra sosta regolarmente pagata.

In qualsiasi momento potrete riaprire l’applicazione, verificare il tempo di fermo in sosta, aumentarlo, interromperlo e visualizzare immediatamente quanto verrà poi inserito in fattura Telepass successiva.

Comodo, era ora.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Quasi ci siamo, non sono rimaste poi tante bracciate, manca meno di un mese al termine di Expo ed io ci sono ricascato, proponendovi la seconda parte (se così si può chiamare) di un più ampio articolo sull’esposizione universale, che sembra raccogliere sempre più consensi, alternati a critiche più o meno costruttive, d’altronde fa tutto parte del gioco, i gusti sono personali e difficilmente tutti potranno essere d’accordo sull’argomento.

#Expo2015: Distruzioni per il non uso 5

Stavolta non voglio focalizzarmi sulla prima visita (vi consiglio di leggere il mio primo articolo in merito), bensì sul tornarci, o sul fare i conti con un ingresso singolo e la necessità di dare un’occhiata a ciò che c’è di più bello, ma anche al mangiare arrangiandosi oppure sedendosi comodamente in balconata.

La sofferenza maggiore oggi è costituita dall’affluenza massiccia di persone cominciata nei primi giorni di agosto (circa) e che continua a protrarsi, in concomitanza con l’arrivo di offerte e coupon su internet (ma non solo) che hanno notevolmente aumentato la quantità di visitatori in fila presso ciascun padiglione, anche quelli potenzialmente meno interessanti che nei primi mesi di Expo erano quasi sempre vuoti. Portare molta (ma molta) pazienza è necessario se fate ancora parte di coloro che vogliono visitare l’Expo prima della sua conclusione, è importantissimo pianificare bene la visita, scegliendo come investire le ore che compongono la giornata di gita.

La premessa rimane sempre la stessa, la riporto identica dal precedente articolo.

Premessa

Sono un visitatore, lo sono stato già diverse volte e ancora lo sarò. Sono entusiasta di quanto realizzato e di quanto ancora si potrà realizzare e no, non conosco costi, contratti, bustarelle e null’altro di quanto si sia già abbondantemente scritto, parlato, polemizzato e chissà cos’altro. Abbiamo (tutti) quel maledetto vizio di voler spalare merda su qualsiasi cosa si faccia in Italia, anche quando più o meno si riesce a raggiungere un obbiettivo. Se passate da qui per criticare, sputare veleno e far partire un flame bussate alla porta dopo la mia. Al contrario chiunque voglia fare discussione o critica costruttiva è sempre il benvenuto. Vale anche chiedere informazioni, sono a totale disposizione per quello che ho già potuto vedere in maniera approfondita.

Chi ha parlato di cibo?

Voglio muovere una personale critica verso Expo. Copio e incollo una parte di testo presa dalla pagina ufficiale “Cos’è” dell’esposizione:

Per sei mesi Milano si trasforma in una vetrina mondiale in cui i Paesi mostrano il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Troppi padiglioni sembrano non aver recepito correttamente il messaggio, alcuni sono semplici vetrine che raccontano monumenti, eventi e vita nel loro paese (un errato setup del padiglione può anche starci, perseverare nell’errore nel corso dei mesi però un po’ meno, soprattutto viste le continue modifiche di alcuni di questi per andare realmente incontro all’argomento principale dell’evento), altri hanno palesemente trasformato il loro spazio in un enorme ristorante lasciando meno spazio alla parte puramente espositiva. Posso capire che la spesa affrontata per essere presenti in Expo è stata estenuante, è comunque un peccato mandare “a tarallucci e vino” (fa molto Italia e si sposa bene con l’occasione) una buona idea di partenza (nonostante il recupero del banco alimentare a fine giornata e non solo).

Poi, a voler vedere il pelo nell’uovo, di quantità, qualità e relativi prezzi potremmo parlarne da ora fino a sera. Migliaia di caratteri su carta stampata e virtuale sono stati già ampiamente pubblicati e sono tutt’ora reperibili. Ho fatto un salto in Casa Corriere giusto una manciata di giorni fa e ho potuto dare un’occhiata ad una loro guida che molto racconta della cucina che è possibile provare in Expo nel kilometro e mezzo circa di Decumano che vede protagonisti una moltitudine di sapori ed esigenze da soddisfare.

Qualche consiglio

Potrei certamente dare qualche rapido consiglio, senza soffermarmi troppo sull’analisi che lascio a chi è decisamente più “food” di me. È così che allora mi passa per la testa di non mettere la firma su quell’Argentina che tanto rispetto ha guadagnato con la sua carne ma che in un singolo piatto misto da 20€ (dove possono assaggiare qualcosa anche due persone) ho trovato cibo non troppo caldo, ricco di grasso e un solo pezzo di pane (davvero piccolo) con scarsità di contorno. Peccato, davvero, magari abbiamo fatto parte di una serata sbagliata ma chiaramente è la prima impressione quella che conta per far tornare un cliente.

Non classificato neanche l’Azerbaigian. Ho mangiato benissimo, sulla loro balconata che ha una splendida vista sul Decumano e oltre. Il problema? Un menù che nulla ha avuto a che fare con il loro paese, cucinato e servito alla perfezione dallo staff di un catering tutto italiano.

Non entra in discussione neanche l’America, nulla è cambiato rispetto a quel mio tweet riguardo il loro Street Food che nulla ha a che fare con quello vero che ho potuto assaggiare negli Stati Uniti e che è sempre un capolavoro a metà tra il tossico e l’irresistibile, per chi vuole godersi l’unica vita che abbiamo a disposizione:

Battuta (l’America), per dirla tutta, persino da un quartiere olandese che di notte cambia faccia e tra musica a tutto volume e file kilometriche ai loro camioncini che propongono di tutto, dalla cena completa in balconata al dessert da mangiare comodamente in piedi durante la camminata. Se poi volete proprio mangiare un Hamburger posso consigliarvi BBQ Hooligans, ad un prezzo assolutamente onesto (8€) io e Ilaria abbiamo potuto gustare un buon 200 gr di carne di bufala con un pane accettabile e qualche patatina, oltre al danno la beffa, considerando il maggiore costo richiesto dallo Street Food made in USA.

Nulla da dire per il reparto italiano che si difende quasi su ogni aspetto, come ci si sarebbe comunque aspettati, una cucina che vede protagonista una quantità spropositata di nostre specialità, disponibile in più chioschi, botteghe, tra teoria e pratica. Dai ristoranti regionali di Eataly (per chi non ha mai assaggiato la nostra cucina più che per noi che siamo nati e cresciuti in questa splendida terra) alla Piada Romagnola non proprio a buon prezzo (di fianco al Padiglione Zero, mai pagata così tanto, davvero), passando per le degustazioni gastro-fighette di Slow Food in fondo alla passeggiata. Occhio alla Cascina Triulza, nasconde un piccolo (molto piccolo) chiosco siciliano che vi consentirà di assaggiare un cannolo difficile da trovare in altri luoghi, migliore di quello che viene servito nel Cluster BioMediterraneo (dove la Sicilia viene proposta in maniera più massiccia e dove non ci si spiega la presenza di S.Marino, ma tant’è), molto carino anche lo spettacolo che vi mostra come nasce una forma di Grana Padano, non vale leccare il vetro, non è gustoso come potrebbe sembrare.

Da provare se siete curiosi (noi lo abbiamo fatto) l’hamburger di coccodrillo e di zebra o di cammello che servono nello Zimbabwe, nel Cluster dei Cereali (personalmente ci siamo fermati alla zebra, un gusto particolare, sono tornato presto a quanto solitamente mangiato in Italia!). Tappa obbligatoria invece le patatine del Belgio o i tacos del Messico, ma di questo vi avevo già parlato, pur rimanendo ancora valido il consiglio di assaggiare quante più cucine possibili, dato che c’è questa possibilità (seppur non sempre a buon prezzo). Girate alla larga (per esperienza personale) da Varvello Experience. Se le loro farine possono essere il top in cucina (così si legge, poi ovviamente lascio spazio ai professionisti), non posso dire altrettanto dei loro tranci di pizza da €5 cad. (un trancio ragazzi, il classico quadratino di pizza) pieno di olio (troppo, davvero) e con il sapore tipico della cottura frettolosa di chi deve sfamare centinaia di affamati tutti insieme, con un sistema di pagamento e ritiro affascinante (riporto le parole della cassiera: noi ora passiamo l’ordine, tu appena esce qualcuno dalle cucine dicendo il nome del tuo trancio, urla e vattelo a prendere!, il tutto ignorando la folla davanti a quelle cucine).

02blog ha già pubblicato a inizio settembre un articolo dedicato ai padiglioni dove si mangia a un buon prezzo, se non addirittura gratis, tutto sommato vale ancora: 02blog.it/post/86643/expo-2015-milano-padiglioni-dove-si-mangia-spendendo-poco-gratis-economici.

Per cosa vale la pena fare fila?

Bella domanda. I gusti sono soggettivi ed è pressoché impossibile pensare che quello che è il mio pensiero possa essere anche il vostro. Tutti meritano una visita, non fosse altro che per portar rispetto alla loro stessa presenza e alla cordialità che grosso modo tutti hanno quando si entra dalla loro porta.

Dal bosco in città dell’Austria, che ormai non sembra più così puro come a maggio seppur sempre degno di visita, al divertimento dato dalla rete sospesa del Brasile, che spesso viene dichiarato come unico e solo motivo della visita. Il Kazakistan così come gli Emirati Arabi Uniti o il Giappone macinano ore di attese che superano anche le 4 ore (mi basta dare uno sguardo ai profili Facebook di amici che hanno visitato Expo in questi giorni, per vedere fotografie dei cartelli fila che superano anche le 5, specialmente in Giappone), poiché riservano visite guidate (o semi-guidate) che possono arrivare a durare anche 50 minuti, tra proiezioni e racconti. C’erano file mesi fa, ce ne sono ancora oggi, nettamente peggiorate.

Milano Expo 2015

Anche Palazzo Italia macina code per nulla invidiabili, anche a causa / grazie all’Albero della Vita che continua a stupire anche dopo aver visto lo spettacolo 15 o 20 volte, è tutto bello, continuo a credere che si tratti dell’esperienza più bella di Expo (ma che nulla ha a che fare con il motivo stesso dell’esistenza di questo evento, sia chiaro).

Le code

Quelle che sembravano meteore durante il periodo più caldo di agosto, si sono rivelate per quelle che sono: le nuove condizioni di un Expo che sta attraendo molta più attenzione oggi di quanto non ne abbia mai attratta nei suoi primi mesi di vita (e onestamente non me lo spiego, ma poco importa, sono contento per chi ha organizzato l’evento e lo tiene in piedi quotidianamente). Un paio di notizie lo avevano anticipato (milano.repubblica.it/expo2015/2015/08/22/news/expo_palazzo_italia_aperto_due_ore_in_piu_mini-show_per_la_folla_che_attende_in_coda-121376031 & milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_12/milano-expo-l-invasione-pacifica-padiglioni-1c3c6b90-4129-11e5-a6d2-d8f2ee303642.shtml), oggi è un po’ come in fotografia, per rendere l’idea:

Milano Expo 2015

Scordatevi di poter arrivare all’ultimo momento, in special modo durante il fine settimana. Abbiamo visto code che voi umani non potete neanche immaginare già ai tornelli di ingresso (dove fortunatamente il Season Pass acquista ancora più valore), senza considerare ciò che succede nei padiglioni e nei Cluster. Nelle fotografie fatte nei primi mesi di apertura di Expo potrete notare molte persone sullo sfondo, ma mai una reale impossibilità di fare scatti puliti, cosa che oggi è diventata cosa assai rara (giusto per non scrivere qui “impossibile“, che suona tanto male).

Questa di seguito, in ogni caso, è la vostra migliore amica. Una mappa, che potrete chiedere anche ai volontari di Expo che troverete sia oltre i tornelli che nel cuore del Decumano, vi aiuterà a scoprire Padiglioni, Cluster, punti di ristoro, qualsiasi cosa vi possa tornare utile:

Il documento è scaricabile anche dal sito ufficiale di Expo, all’indirizzo expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo.

Se dovesse servire altro, sono a vostra disposizione nell’area commenti di questo articolo.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Neanche troppo tempo fa vi ho parlato di eVeryride e della possibilità di avere tutti i servizi di Car Sharing a portata di clic tramite smartphone. Nel frattempo l’applicazione è stata ulteriormente aggiornata e io ho scoperto le alternative, talvolta migliori, di quello che è un must da tenere installato sul vostro dispositivo nel caso in cui viviate in una delle città coperte da questo tipo di servizio (ammesso che ne facciate poi uso). Bat Sharing è l’alternativa fino ad ora migliore che per diversi aspetti supera il maestro.

Bat Sharing: ed è subito un'auto a disposizione

Sulla sola città di Milano l’applicazione è in grado di gestire car2go, enjoy, Twist, Share’n’Go, EqSharing, GuidaMi, BikeMi, e-vai ma anche Milano WiFi che, nonostante non abbia nulla a che fare con lo spostamento da un punto A ad un punto B, risulta comunque utile quando siamo a corto di GB nella nostra offerta dati. Se a questo aggiungete che potete vedere sulla mappa anche le pompe di benzina convenzionate e i parcheggi dedicati beh, il piatto è servito con sufficiente carne e ben poco fumo.

Il tutto vi viene servito in maniera chiara, precisa, con la possibilità di fare (o meno) login ai singoli servizi escludendo dalla mappa ciò che non utilizzate o che preferite non vedere (in un mondo logico e pulito potreste decidere di tenere esclusivamente i pin della auto disponibili dei rispettivi servizi ai quali ci si è iscritti, tanto per dire), per permettervi di selezionare rapidamente il mezzo di trasporto più vicino e più congeniale alle vostre esigenze (questo perché vi ricordo che ultimamente Enjoy ha fatto quella mossa che spero altri non vadano a copiare inserendo un costo di prenotazione a partire dal 16esimo minuto di attesa apertura auto).

Bat Sharing: ed è subito Car Sharing (e non solo!)

Bat Sharing ha una serie di funzionalità che imparerete ad amare e sfruttare. E se il “Radar” è ormai dovuto in applicazioni di questo tipo, così da poter ottenere un avviso quando un’auto è disponibile nei vostri paraggi), non lo sono invece l’evidenziazione dell’area coperta dal servizio o il calcolo dei costi per arrivare da un punto all’altro, che comprende tra l’altro l’utilizzo di Uber sia in versione Black che Van, se proprio non resistete e volete essere accompagnati direttamente a destinazione senza stancarvi troppo ;-)

Ultima, ma non certo per importanza, è la schermata di controllo dei costi che permette di dare un’occhiata rapida (anche se talvolta non precisissima, si tratta pur sempre di una stima) ai costi del servizio utilizzato negli ultimi viaggi, a prescindere da quale abbiate preso tra quelli che potete sfruttare e ai quali ovviamente sarete iscritti. Sicuramente consigliato consultare le singole app o aree private dei siti web ufficiali, potete comunque farvi un’idea di massima e “in anteprima” di ciò che dovrà uscire dalla vostra carta di credito (e quindi dal conto corrente).

Bat Sharing è gratuita, provata su Android ma disponibile anche su iOS. È costantemente aggiornata e indubbiamente consigliata come nuova compagna di giochi nell’ormai vasto mondo del Car Sharing. I numerosi aggiornamenti rilasciati dimostrano la bontà della realizzazione che continua a dare costante ascolto ai feedback dei suoi utilizzatori (fondamentale in questo campo), includendo così miglioramenti e correggendo bug che si incontrano strada facendo.

urbi - tutti i carsharing in 1
urbi - tutti i carsharing in 1

Cosa state aspettando? Scaricate e configurate Bat Sharing, diventerà presto un must per la vostra mobilità! ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
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