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Nel 2016 ti avevo parlato di come potessi rendere molto più semplice e comoda l’autenticazione in due fattori del tuo WordPress appoggiandoti al plugin ufficiale di Authy. Oggi, a distanza di meno di due anni da quel mio articolo, sono costretto a mettere tutto da parte perché Authy ha dichiarato (alcuni giorni fa) di aver abbandonato lo sviluppo del plugin, chiedendo ai suoi utilizzatori di smettere di utilizzarlo e passare a qualcosa di diverso, supportato e aggiornato.

WordPress: migrazione da Authy OneTouch a 2FAS

Il mea culpa è d’obbligo perché solo qualche fa ho rispolverato (solo proponendo la lettura) quel vecchio articolo, perché non mi ero accorto dell’annuncio ufficiale di Authy comparso su Medium, loro piattaforma di pubblicazione degli articoli che li riguardano.

View story at Medium.com

Mi sono messo quindi alla ricerca di una valida alternativa, ponendo il cuore in pace riguardo l’autenticazione con tocco singolo e l’icona personalizzata nell’applicazione per smartphone / tablet / PC che Authy ha sempre proposto. Per la prima c’è rimedio (anche se si tratta nuovamente di appoggiarsi a qualcosa di custom che un bel giorno potrebbe cessare di funzionare), per la seconda sembra meno, “echissefrega” dirai tu, cosa che vale anche per me, perché l’importante è ripristinare il secondo layer di sicurezza post-inserimento e conferma password dell’account.

Quali alternative esistono?

Una pagina del Codex di WordPress parla proprio di autenticazione a due fattori e, tra le varie, suggerisce anche alcune alternative disponibili tra i plugin che si possono cercare e installare sul proprio blog fuori da WordPress.com: codex.wordpress.org/Two_Step_Authentication#Plugins_for_Two-Step_Authentication. Mi preme segnalarti che anche Jetpack (il famoso plugin di Automattic) propone una sua autenticazione in due fattori, ma ti costringe a passare dal sistema di login di WordPress.com che io ho personalmente evitato (preferisco tenere i mondi separati).

Cosa resta quindi? Beh, di plugin fortunatamente ce ne sono davvero tantissimi, e le regole sono sempre le stesse. Ti posso consigliare in linea di massima tutto ciò che viene ancora mantenuto (quindi aggiornato costantemente), supportato (basta dare un’occhiata alle richieste di assistenza, anche sul repository di WordPress.org) e con molte installazioni all’attivo. Nonostante ci siano plugin assolutamente robusti e non più aggiornati, non posso mettere la mano sul fuoco e dirti che ci sia certezza piena che oggi questi siano ancora in linea con le misure di sicurezza necessarie per la tua tranquillità.

Questo è l’elenco proposto a oggi dal Codex, trovi il mio commento messo subito di fianco:

  • Authy: che ha dichiarato disfatta e termine dello sviluppo lo scorso 12 gennaio.
  • Duo: quello che sto attualmente utilizzando e che meglio ti spiegherò nella seconda parte di questo articolo.
  • Google Authenticator: ciò che ho utilizzato prima di passare al plugin di Authy, che però non riceve aggiornamento alcuno da circa un anno.
  • Rublon: ancora aggiornato, ma con recensioni ben poco lusinghiere in merito a malfunzionamenti e possibili punti di debolezza, considerando inoltre che si tratta di un plugin che permette di impostare il 2FA per un solo utente per installazione (stesso blog ma due autori? Puoi usarlo solo pagando), forse non la migliore opzione per un blog amatoriale senza fini di lucro.
  • WordFence: sicuramente aggiornato e supportato, ma fa ben più di ciò che serve a me e te in questo momento.

A questo elenco potrei aggiungere le due varianti di 2FAS che ho avuto occasione di mettere alla prova, plugin in versione Lite e Pro che offre alcune intelligenti possibilità e che permette l’autenticazione a due fattori basata su codice randomico (si continua quindi a usare Authy, nda). 2FAS permette inoltre di aggiungere una macchina fidata all’elenco di quelle che possono evitare la 2FA al login (Trusted), oppure utilizzare un codice di backup offline precedentemente generato, in caso di emergenza. Buona velocità di login post-riconoscimento e una possibile alternativa che però non ha moltissime installazioni, aggiornate (entrambe) nell’arco degli ultimi 10 mesi.

La mia scelta: DUO

Voce della lista Codex, Duo è un prodotto evidentemente dedicato al business che però strizza l’occhio anche alle installazioni più piccole, casalinghe, un po’ come questa che stai leggendo. Contrariamente ad altri prodotti, “tiene in casa” il mezzo di autenticazione, quindi si va oltre l’applicazione di Authy che hai già su iOS o Android, ma in cambio ti dà il clic singolo per autorizzare un login via notifica push (ciò che sostituisce il OneTouch di Authy, nda) e un più snello sistema di associazione al tuo account poiché con uno solo di questo (connesso alla tua casella di posta elettronica e al tuo device preferito), potrai confermare il collegamento a più prodotti, senza necessità di creare un QR per ciascun nuovo sito web / WordPress.

Setup

Installa il plugin all’interno del tuo WordPress e intanto vai a creare un nuovo account sul sito web ufficiale partendo da questo documento: duosecurity.com/docs/wordpress.

Duo Two-Factor Authentication
Duo Two-Factor Authentication

La creazione di un account nuovo sul sito di Duo richiederà che tu abbia a bordo del tuo smartphone l’applicazione dedicata (puoi anche farne a meno se decidi di utilizzare SMS o chiamata, ma sconsiglio entrambe le alternative, nda), puoi scaricarla partendo da questi badge (o cercarla manualmente nel tuo store di riferimento):

Duo Mobile
Duo Mobile
Price: Free
Duo Mobile
Duo Mobile
Developer: Duo Security
Price: Free

Una volta inserito il tuo numero di telefono e pochi altri dettagli che ti riguardano, avrai accesso alla console di amministrazione del servizio, dalla quale si potrà cominciare a iniziare la fase vera e propria di configurazione dell’autenticazione a due fattori. Naviga in Applications, quindi fai clic su Protect an Application. Inizia a scrivere WordPress, poi fai clic su Protect this Application in sua corrispondenza:

WordPress: migrazione da Authy OneTouch a Duo

Nella schermata che ti si caricherà, avrai già a disposizione i 3 dati fondamentali per collegare Duo al tuo blog (e relativo plugin): Integration key, Secret key e API hostname. Copia e riporta nella pagina del plugin sul tuo blog i 3 dettagli, imposta i livelli che dovranno sottostare all’autenticazione a due fattori (Enable for roles) e infine scegli se disabilitare il protocollo XML-RPC di WordPress (occhio, serve a Jetpack). Conferma il tutto con Save Changes.

A questo punto partirà la configurazione dell’account utente associato a quel blog (e ai successivi che faranno uso del plugin e saranno associati alla stessa console di amministrazione, nda). Inserisci i dettagli richiesti (non dovresti aver necessità di specificare null’altro rispetto a quanto già inserito precedentemente) e scansiona il nuovo codice QR generato per l’applicazione Duo, quindi conferma l’accesso tramite notifica push.

Salvo errori, sarai ora connesso al tuo blog e ti troverai in Dashboard, con possibilità di gestire nuovamente la tua creatura, nuovamente protetta dall’autenticazione a due fattori.

Cos’altro c’è da dire

WordPress: migrazione da Authy OneTouch a Duo 5

Duo è uno di quei prodotti parecchio strutturati, ricco di funzioni che probabilmente mai avrai necessità di utilizzare, ma è certamente interessante scoprire la console e ogni sua voce, esplorare, modificare, sperimentare. Io non mi voglio addentrare in alcuna di queste perché la maggior parte sono legate a un abbonamento di tipo Premium dal costo di 6$/mese/utente che ti viene dato in prova per 30 giorni, oltre i quali l’account verrà scalato a gratuito (perdendo quelle caratteristiche extra), utile per gestire l’autenticazione a due fattori di WordPress ma anche di altre applicazioni (ecco, di quelle possiamo anche parlarne in futuro, in un altro articolo magari).

WordPress: migrazione da Authy OneTouch a Duo 6

Una chicca però che rimarrà c’è ed è subito sfruttabile, è quella relativa all’access log, una panoramica su chi ha fatto accesso, da dove / quando / perché / “un fiorino” (irresistibile, dovevo scriverla). Puoi darci un’occhiata anche tu andando in ReportsAuthentication Log:

WordPress: migrazione da Authy OneTouch a Duo 7

Ricordati che una rapida panoramica (contenente inoltre una mappa del mondo per mostrare graficamente i punti di accesso) è sempre disponibile nella pagina principale della Dashboard (di Duo, nda).

In conclusione

Credo di aver detto praticamente tutto e averti trattenuto più del dovuto sull’articolo (grazie per essere arrivato a leggere fino a qui), ma ci tenevo a pubblicare ogni dettaglio utile per la tua migrazione a un nuovo alleato per la 2FA su WordPress. Probabilmente in futuro proverò altre soluzioni ma, almeno per il momento, questa è quella che ho reputato essere la migliore nel rapporto tra pro e contro, di certo –per quanto riguarda questi ultimi– mi mancherà il non poter approvare l’accesso direttamente dall’applicazione installata sul mio PC, ma poco male, il telefono è quasi sempre a portata di mano.

Fammi sapere nei commenti se tu hai usato altre alternative, sai bene che mi piace sempre confrontare ogni possibile soluzione.

Cheers.

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In realtà la prima parte del lavoro l’ha fatta tutta Plesk e l’hosting su cui faccio girare il mio DokuWiki, lo ammetto. La seconda è invece pilotabile tramite estensione da installare, configurare e cominciare a utilizzare, modificando il metodo di login predefinito del software.

DokuWiki: HTTPS e autenticazione in due fattori

Plesk permette (se il modulo è installato e configurato) di utilizzare Let’s Encrypt per generare (e in seguito rinnovare automaticamente) un certificato per uno o più domini gestiti. Inoltre, per completare l’opera, può automaticamente forzare il redirect 301 verso ogni pagina in HTTPS così da evitare che qualche visitatore finisca ancora sotto HTTP (dalle impostazioni hosting di ciascun dominio / vhost). Spiegato in una sola immagine, il risultato è questo:

DokuWiki: HTTPS e autenticazione in due fattori 1

2FA (Autenticazione in due fattori)

Che poi è il succo dell’articolo promemoria nel caso in cui mi serva rifarlo successivamente a questa prima installazione. Il plugin si chiama authg2fa ed è disponibile nel repository ufficiale di DokuWiki all’indirizzo dokuwiki.org/plugin:authg2fa.

Lo puoi installare direttamente dal tuo Extension Manager, basta cercarlo con il nome che ti ho appena indicato. Lo troverai poi in dashboard (sotto gli Additional Plugins), per poter amministrare i token di ciascun utente registrato nel Wiki. Per poter ottenere il QR code da catturare con Authy (o qualsiasi altra applicazione compatibile) dovrai prima generare il Secret (pulsante Create new Secret, nda), quindi potrai selezionare “Show Secret/QR Code“:

DokuWiki: HTTPS e autenticazione in due fattori 2

Effettua la solita procedura per la registrazione di un nuovo accesso 2FA sulla tua applicazione preferita, quindi abbandona questa pagina e torna in dashboard, spostandoti in Configuration SettingsAuthentication, dove ti basterà modificare il metodo di autenticazione da quello attualmente utilizzato a authg2fa:

DokuWiki: HTTPS e autenticazione in due fattori 3

Scorri la pagina delle impostazioni fino in fondo, quindi salva la modifica appena operata, dovresti perdere la tua sessione e venire costretto a un nuovo login, stavolta specificando anche il codice di autenticazione doppia:

DokuWiki: HTTPS e autenticazione in due fattori 4

Inserisci i dati richiesti ed entra nuovamente in possesso del tuo utente e del tuo Wiki :-)

Ricorda: in caso di problemi, consulta la documentazione ufficiale del plugin disponibile su dokuwiki.org/plugin:authg2fa, ciò che puoi fare nell’immediato (nel caso in cui tu abbia rogne con l’autenticazione a due fattori) è tornare in “plain auth” modificando il file di configurazione di DokuWiki via FTP (/conf/local.php), modificando la stringa da $conf['authtype'] = 'authg2fa'; a $conf['authtype'] = 'authplain';.

Buon lavoro :-)

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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Quasi ci siamo, non sono rimaste poi tante bracciate, manca meno di un mese al termine di Expo ed io ci sono ricascato, proponendovi la seconda parte (se così si può chiamare) di un più ampio articolo sull’esposizione universale, che sembra raccogliere sempre più consensi, alternati a critiche più o meno costruttive, d’altronde fa tutto parte del gioco, i gusti sono personali e difficilmente tutti potranno essere d’accordo sull’argomento.

#Expo2015: Distruzioni per il non uso 5

Stavolta non voglio focalizzarmi sulla prima visita (vi consiglio di leggere il mio primo articolo in merito), bensì sul tornarci, o sul fare i conti con un ingresso singolo e la necessità di dare un’occhiata a ciò che c’è di più bello, ma anche al mangiare arrangiandosi oppure sedendosi comodamente in balconata.

La sofferenza maggiore oggi è costituita dall’affluenza massiccia di persone cominciata nei primi giorni di agosto (circa) e che continua a protrarsi, in concomitanza con l’arrivo di offerte e coupon su internet (ma non solo) che hanno notevolmente aumentato la quantità di visitatori in fila presso ciascun padiglione, anche quelli potenzialmente meno interessanti che nei primi mesi di Expo erano quasi sempre vuoti. Portare molta (ma molta) pazienza è necessario se fate ancora parte di coloro che vogliono visitare l’Expo prima della sua conclusione, è importantissimo pianificare bene la visita, scegliendo come investire le ore che compongono la giornata di gita.

La premessa rimane sempre la stessa, la riporto identica dal precedente articolo.

Premessa

Sono un visitatore, lo sono stato già diverse volte e ancora lo sarò. Sono entusiasta di quanto realizzato e di quanto ancora si potrà realizzare e no, non conosco costi, contratti, bustarelle e null’altro di quanto si sia già abbondantemente scritto, parlato, polemizzato e chissà cos’altro. Abbiamo (tutti) quel maledetto vizio di voler spalare merda su qualsiasi cosa si faccia in Italia, anche quando più o meno si riesce a raggiungere un obbiettivo. Se passate da qui per criticare, sputare veleno e far partire un flame bussate alla porta dopo la mia. Al contrario chiunque voglia fare discussione o critica costruttiva è sempre il benvenuto. Vale anche chiedere informazioni, sono a totale disposizione per quello che ho già potuto vedere in maniera approfondita.

Chi ha parlato di cibo?

Voglio muovere una personale critica verso Expo. Copio e incollo una parte di testo presa dalla pagina ufficiale “Cos’è” dell’esposizione:

Per sei mesi Milano si trasforma in una vetrina mondiale in cui i Paesi mostrano il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Troppi padiglioni sembrano non aver recepito correttamente il messaggio, alcuni sono semplici vetrine che raccontano monumenti, eventi e vita nel loro paese (un errato setup del padiglione può anche starci, perseverare nell’errore nel corso dei mesi però un po’ meno, soprattutto viste le continue modifiche di alcuni di questi per andare realmente incontro all’argomento principale dell’evento), altri hanno palesemente trasformato il loro spazio in un enorme ristorante lasciando meno spazio alla parte puramente espositiva. Posso capire che la spesa affrontata per essere presenti in Expo è stata estenuante, è comunque un peccato mandare “a tarallucci e vino” (fa molto Italia e si sposa bene con l’occasione) una buona idea di partenza (nonostante il recupero del banco alimentare a fine giornata e non solo).

Poi, a voler vedere il pelo nell’uovo, di quantità, qualità e relativi prezzi potremmo parlarne da ora fino a sera. Migliaia di caratteri su carta stampata e virtuale sono stati già ampiamente pubblicati e sono tutt’ora reperibili. Ho fatto un salto in Casa Corriere giusto una manciata di giorni fa e ho potuto dare un’occhiata ad una loro guida che molto racconta della cucina che è possibile provare in Expo nel kilometro e mezzo circa di Decumano che vede protagonisti una moltitudine di sapori ed esigenze da soddisfare.

Qualche consiglio

Potrei certamente dare qualche rapido consiglio, senza soffermarmi troppo sull’analisi che lascio a chi è decisamente più “food” di me. È così che allora mi passa per la testa di non mettere la firma su quell’Argentina che tanto rispetto ha guadagnato con la sua carne ma che in un singolo piatto misto da 20€ (dove possono assaggiare qualcosa anche due persone) ho trovato cibo non troppo caldo, ricco di grasso e un solo pezzo di pane (davvero piccolo) con scarsità di contorno. Peccato, davvero, magari abbiamo fatto parte di una serata sbagliata ma chiaramente è la prima impressione quella che conta per far tornare un cliente.

Non classificato neanche l’Azerbaigian. Ho mangiato benissimo, sulla loro balconata che ha una splendida vista sul Decumano e oltre. Il problema? Un menù che nulla ha avuto a che fare con il loro paese, cucinato e servito alla perfezione dallo staff di un catering tutto italiano.

Non entra in discussione neanche l’America, nulla è cambiato rispetto a quel mio tweet riguardo il loro Street Food che nulla ha a che fare con quello vero che ho potuto assaggiare negli Stati Uniti e che è sempre un capolavoro a metà tra il tossico e l’irresistibile, per chi vuole godersi l’unica vita che abbiamo a disposizione:

Battuta (l’America), per dirla tutta, persino da un quartiere olandese che di notte cambia faccia e tra musica a tutto volume e file kilometriche ai loro camioncini che propongono di tutto, dalla cena completa in balconata al dessert da mangiare comodamente in piedi durante la camminata. Se poi volete proprio mangiare un Hamburger posso consigliarvi BBQ Hooligans, ad un prezzo assolutamente onesto (8€) io e Ilaria abbiamo potuto gustare un buon 200 gr di carne di bufala con un pane accettabile e qualche patatina, oltre al danno la beffa, considerando il maggiore costo richiesto dallo Street Food made in USA.

Nulla da dire per il reparto italiano che si difende quasi su ogni aspetto, come ci si sarebbe comunque aspettati, una cucina che vede protagonista una quantità spropositata di nostre specialità, disponibile in più chioschi, botteghe, tra teoria e pratica. Dai ristoranti regionali di Eataly (per chi non ha mai assaggiato la nostra cucina più che per noi che siamo nati e cresciuti in questa splendida terra) alla Piada Romagnola non proprio a buon prezzo (di fianco al Padiglione Zero, mai pagata così tanto, davvero), passando per le degustazioni gastro-fighette di Slow Food in fondo alla passeggiata. Occhio alla Cascina Triulza, nasconde un piccolo (molto piccolo) chiosco siciliano che vi consentirà di assaggiare un cannolo difficile da trovare in altri luoghi, migliore di quello che viene servito nel Cluster BioMediterraneo (dove la Sicilia viene proposta in maniera più massiccia e dove non ci si spiega la presenza di S.Marino, ma tant’è), molto carino anche lo spettacolo che vi mostra come nasce una forma di Grana Padano, non vale leccare il vetro, non è gustoso come potrebbe sembrare.

Da provare se siete curiosi (noi lo abbiamo fatto) l’hamburger di coccodrillo e di zebra o di cammello che servono nello Zimbabwe, nel Cluster dei Cereali (personalmente ci siamo fermati alla zebra, un gusto particolare, sono tornato presto a quanto solitamente mangiato in Italia!). Tappa obbligatoria invece le patatine del Belgio o i tacos del Messico, ma di questo vi avevo già parlato, pur rimanendo ancora valido il consiglio di assaggiare quante più cucine possibili, dato che c’è questa possibilità (seppur non sempre a buon prezzo). Girate alla larga (per esperienza personale) da Varvello Experience. Se le loro farine possono essere il top in cucina (così si legge, poi ovviamente lascio spazio ai professionisti), non posso dire altrettanto dei loro tranci di pizza da €5 cad. (un trancio ragazzi, il classico quadratino di pizza) pieno di olio (troppo, davvero) e con il sapore tipico della cottura frettolosa di chi deve sfamare centinaia di affamati tutti insieme, con un sistema di pagamento e ritiro affascinante (riporto le parole della cassiera: noi ora passiamo l’ordine, tu appena esce qualcuno dalle cucine dicendo il nome del tuo trancio, urla e vattelo a prendere!, il tutto ignorando la folla davanti a quelle cucine).

02blog ha già pubblicato a inizio settembre un articolo dedicato ai padiglioni dove si mangia a un buon prezzo, se non addirittura gratis, tutto sommato vale ancora: 02blog.it/post/86643/expo-2015-milano-padiglioni-dove-si-mangia-spendendo-poco-gratis-economici.

Per cosa vale la pena fare fila?

Bella domanda. I gusti sono soggettivi ed è pressoché impossibile pensare che quello che è il mio pensiero possa essere anche il vostro. Tutti meritano una visita, non fosse altro che per portar rispetto alla loro stessa presenza e alla cordialità che grosso modo tutti hanno quando si entra dalla loro porta.

Dal bosco in città dell’Austria, che ormai non sembra più così puro come a maggio seppur sempre degno di visita, al divertimento dato dalla rete sospesa del Brasile, che spesso viene dichiarato come unico e solo motivo della visita. Il Kazakistan così come gli Emirati Arabi Uniti o il Giappone macinano ore di attese che superano anche le 4 ore (mi basta dare uno sguardo ai profili Facebook di amici che hanno visitato Expo in questi giorni, per vedere fotografie dei cartelli fila che superano anche le 5, specialmente in Giappone), poiché riservano visite guidate (o semi-guidate) che possono arrivare a durare anche 50 minuti, tra proiezioni e racconti. C’erano file mesi fa, ce ne sono ancora oggi, nettamente peggiorate.

Milano Expo 2015

Anche Palazzo Italia macina code per nulla invidiabili, anche a causa / grazie all’Albero della Vita che continua a stupire anche dopo aver visto lo spettacolo 15 o 20 volte, è tutto bello, continuo a credere che si tratti dell’esperienza più bella di Expo (ma che nulla ha a che fare con il motivo stesso dell’esistenza di questo evento, sia chiaro).

Le code

Quelle che sembravano meteore durante il periodo più caldo di agosto, si sono rivelate per quelle che sono: le nuove condizioni di un Expo che sta attraendo molta più attenzione oggi di quanto non ne abbia mai attratta nei suoi primi mesi di vita (e onestamente non me lo spiego, ma poco importa, sono contento per chi ha organizzato l’evento e lo tiene in piedi quotidianamente). Un paio di notizie lo avevano anticipato (milano.repubblica.it/expo2015/2015/08/22/news/expo_palazzo_italia_aperto_due_ore_in_piu_mini-show_per_la_folla_che_attende_in_coda-121376031 & milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_12/milano-expo-l-invasione-pacifica-padiglioni-1c3c6b90-4129-11e5-a6d2-d8f2ee303642.shtml), oggi è un po’ come in fotografia, per rendere l’idea:

Milano Expo 2015

Scordatevi di poter arrivare all’ultimo momento, in special modo durante il fine settimana. Abbiamo visto code che voi umani non potete neanche immaginare già ai tornelli di ingresso (dove fortunatamente il Season Pass acquista ancora più valore), senza considerare ciò che succede nei padiglioni e nei Cluster. Nelle fotografie fatte nei primi mesi di apertura di Expo potrete notare molte persone sullo sfondo, ma mai una reale impossibilità di fare scatti puliti, cosa che oggi è diventata cosa assai rara (giusto per non scrivere qui “impossibile“, che suona tanto male).

Questa di seguito, in ogni caso, è la vostra migliore amica. Una mappa, che potrete chiedere anche ai volontari di Expo che troverete sia oltre i tornelli che nel cuore del Decumano, vi aiuterà a scoprire Padiglioni, Cluster, punti di ristoro, qualsiasi cosa vi possa tornare utile:

Il documento è scaricabile anche dal sito ufficiale di Expo, all’indirizzo expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo.

Se dovesse servire altro, sono a vostra disposizione nell’area commenti di questo articolo.

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Milano Real Life (MRL)

È il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

In questi giorni particolarmente “caldi” per Expo 2015 (non certo per il clima quanto per le polemiche sugli sprechi di denaro e quel voler incessantemente imbruttire ogni cosa che si prova a fare in Italia) decido di dar retta ad un amico e buttare giù qualche riga per la sopravvivenza in Expo 2015, la grande esposizione ospitata da Milano che durerà fino a fine ottobre.

#Expo2015: Distruzioni per il non uso 5

In questo primo articolo (forse ultimo, forse boh) vorrei riepilogare tutto il necessario per godervi al meglio Expo 2015, i padiglioni da visitare ed ai quali fare particolare attenzione, gli spostamenti (con i mezzi pubblici) e qualsiasi altro dettaglio possa aiutarvi ad arrivare preparati nell’oltre milione di metri quadri a disposizione di ciascun turista. Mettetevi comodi, è lunga (ma vi prometto che ne varrà la pena).

Premessa

Sono un visitatore, lo sono stato già diverse volte e ancora lo sarò. Sono entusiasta di quanto realizzato e di quanto ancora si potrà realizzare e no, non conosco costi, contratti, bustarelle e null’altro di quanto si sia già abbondantemente scritto, parlato, polemizzato e chissà cos’altro. Abbiamo (tutti) quel maledetto vizio di voler spalare merda su qualsiasi cosa si faccia in Italia, anche quando più o meno si riesce a raggiungere un obbiettivo. Se passate da qui per criticare, sputare veleno e far partire un flame bussate alla porta dopo la mia. Al contrario chiunque voglia fare discussione o critica costruttiva è sempre il benvenuto. Vale anche chiedere informazioni, sono a totale disposizione per quello che ho già potuto vedere in maniera approfondita.

Arrivare in Expo

Rigorosamente con mezzi pubblici a meno di particolari necessità o difficoltà di deambulazione. In Expo 2015 ci arriva ATM con la sua metropolitana (e anche con il tram, anche se molto più lentamente) e Trenord con i suoi treni, ma anche Trenitalia grazie all’alta velocità di Frecciarossa. Tutte le informazioni ufficiali si trovano alla pagina expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo/come-raggiungere-il-sito-espositivo.

Io ci sono arrivato con Trenord e ATM. Nel primo caso dalla stazione di Rho con una sola fermata (ero lì per altri motivi e ne ho approfittato, facile trovare il parcheggio a Rho, all’arrivo dopo meno di 5 minuti accesso immediato dai binari ad Expo, davvero una banalità), biglietto a 1,40€ per una fermata, costo secondo me sbilanciato. Nel secondo caso basta essere sulla M1 (Rossa) e scendere alla fermata Rho Fiera Expo 2015. Il biglietto in quest’ultimo caso costa 2,50€ (sola andata, ne servono altrettanti al ritorno e conviene il biglietto cumulativo diretto da 5€ per una questione di comodità e rapidità ai tornelli), equivalgono (andata-ritorno) ad un ingresso seriale in Expo, per un totale di spesa di 10€ considerando andata-expo serale-ritorno a casa.

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Secondo me è più conveniente la metropolitana perché potete salire su qualsiasi punto della rossa (o altra linea che va poi ad incrociarla) e arrivare direttamente in esposizione, con l’ulteriore consiglio di evitare di seguire la massa che utilizza la rampa di accesso (ponte bianco, accesso Ovest Fiorenza) con un continuo sali-scendi e preferire la svolta a destra (subito fuori dai tornelli della metropolitana, accesso Ovest Triulza), sempre al coperto, seguendo i nastri trasportatori (come quelli che ci sono in aeroporto), quelli che vi collegano ai binari della stazione ferroviaria e che vi permettono così di arrivare ai controlli per entrare in Expo.

SopravvivExpo 2015: parte 1 (?) 1

Per una mappa sempre aggiornata della rete metropolitana potete puntare a gfsolone.com/mm.

Non sapete proprio dove lasciare la vostra vettura? Tre le alternative che posso proporvi:

  • parcheggiate a Bisceglie, capolinea della MM Rossa opposto a Rho Fiera Expo 2015, il costo del parcheggio della metropolitana (coperto, ndr) è irrisorio (atm.it/it/ViaggiaConNoi/Auto/Pagine/interscambio_urbano24.aspx), dovete chiaramente aggiungere il doppio biglietto per andata-ritorno da 2,5€ per un totale di massimo 7,50€ (considerando 5€ di biglietti e 2,50€ di parcheggio fino a 15 ore nell’arco della stessa giornata, dubito possa servirvi più tempo!).
  • parcheggio a Pagano poiché svincolo della MM Rossa (è qui che decidete se andare verso Bisceglie o verso Rho Fiera Expo 2015), è su strada, dovete avere un po’ di fortuna nel trovarlo durante il giorno, è soggetto alle tariffe del parchimetro che in questo momento non sono capace di documentare (mancano i dati sul sito di ATM) ma che dopo le 19:00 diventa gratuito per tutti. A questo punto occorrerà pagare i 2 biglietti da 2,50€ o il cumulativo da 5€ per l’andata-ritorno.
  • arrivare a Molino Dorino (MM Rossa), anch’essa ha un parcheggio come Bisceglie, stessi costi di sosta ma non di biglietto. Qui si parla di 1,60€ per l’andata e altrettanti per il ritorno. È più vicino a Rho Fiera Expo 2015 e potreste anche pensare di farvi quei 6,5km residui in bicicletta o magari a piedi (expo2015notizie.it/blog/expo2015-grandi-temi/837/allexpo-in-bici-arriva-la-pista).

Ribadisco quanto detto poco sopra e aggiungo:

vi conviene sin da subito acquistare il biglietto cumulativo andata e ritorno da Rho Fiera Expo 2015 perché –fidatevi– vi pentirete di aver acquistato la sola andata quando deciderete di andare via dall’esposizione, le file alle macchine automatiche e allo sportello di ATM rovineranno belle ore trascorse a causa del certo e alto numero di persone davanti a voi (e che continuerà a crescere dietro di voi, anche se questo poco vi importerà, ne sono certo!).

Altra cosa importante prima di chiudere il paragrafo: ricordate che ATM ha dato la possibilità a tutti i possessori di smartphone di scaricare l’applicazione ufficiale del servizio che -tra l’altro- permette di acquistare i biglietti con il proprio account PayPal e fare scansione del codice QR direttamente ai tornelli predisposti. L’esperimento (salvo sfighe temporanee molto rare o maleducati alle vostre spalle che vi chiederanno di inserire il biglietto senza sapere che state utilizzando l’applicazione) funziona, e piuttosto bene anche. Disponibile gratuitamente per Android e iOS, servirà registrare un account (la procedura è rapidissima):

ATM Milano Official App
ATM Milano Official App
Developer: ATM Milano
Price: Free

Entrare in Expo: i controlli, le mappe, le prime informazioni

Benvenuti. Siete nell’area Expo 2015 ma ancora vi trovate dal lato sbagliato della visita, quello dei controlli sotto al metal-detector. Tirate fuori le bottigliette d’acqua e mettetele bene in vista nel vassoio, così come lo smartphone o il tablet, lasciate il resto nella borsa con la quale siete arrivati, non c’è alcun bisogno che vi togliate le cinture o le scarpe, così come anelli, catenine, orologio e chissà cos’altro, non siamo in aeroporto. Se necessario sarà la guardia a chiedervi lumi o farvi aprire la borsa, tirare fuori le chiavi e tutto ciò che ritiene opportuno post-scansione. Se avete un Season Pass scegliete le corsie Fast Pass, sono fatte apposta, potrebbero non essere attive se la fila ai tornelli visitatori non sono esagerate.

Una volta dentro guardatevi in giro, se avete seguito i consigli citati poco fa vi troverete all’accesso Ovest Triulza, lo riconoscete perché sulla vostra sinistra potrete vedere il “Popolo del Cibo“:

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Noterete molti giovani ragazzi con una maglia ed una tracolla “Expo Volunteer” (bianco / celeste, facili da riconoscere, decisamente) in grado di darvi informazioni, mappa dell’esposizione e qualsiasi risposta alle vostre domande / dubbi / curiosità sull’evento, sugli orari dei mezzi di trasporto (per questo specifico caso c’è una grande tabella elettronica sempre aggiornata proprio davanti al Popolo del Cibo) e molto altro ancora. C’è anche un banco informazioni poco più avanti a destra, lì sarà possibile acquistare inoltre i biglietti per lo spettacolo “ALLAVITA!” del Cirque du Soleil. Oltre a ciò avrete anche la possibilità di accaparrarvi un bel ricordo (da personalizzare) del quale vi parlo … tipo adesso …

Un passaporto per viaggiare

Partito in sordina al costo di 3,50€ (ne parlava qui il Corriere) e arrivato ora alla tonda cifra di 5,00€ data l’altissima richiesta, il Passaporto di Expo 2015 è un bel ricordo da conservare a manifestazione terminata dopo aver “visitato tanti paesi in così poco tempo“. Lo potete trovare in vendita presso banchetti dedicati generalmente presenti durante il fine settimana o all’Excelsior che si trova poco dopo l’ingresso del Decumano (la via principale di Expo, ndr) a sinistra (arrivando sempre dall’accesso Ovest Triulza!). Se ne parla sul sito di Expo omettendo elegantemente il costo, sia mai che potrebbe aumentare ancora nel corso del tempo ma di sicuro io vi consiglio l’acquisto, è bello, sul serio:

SopravvivExpo 2015: parte 1 (?)

24 pagine a disposizione, non tutti i paesi partecipanti possiedono il timbro per l’occasione e nonostante alcuni di questi dicano che “è in arrivo” voi potete sempre usarla come scusa e chiedere loro una dedica scritta, nella loro lingua, per conservare una parte di ciascun paese partecipante. In pagina 2 trovate lo spazio per il timbro ufficiale di Expo 2015, chiedetelo ai banchi informazioni.

Gli spettacoli

Qui è tutto uno spettacolo, credetemi, a patto che siate ancora capaci di lasciarvi stupire dalla bellezza delle costruzioni che vi circondano, dai colori, dagli odori e dai sapori. Tornate bambini, provate ad aprire la bocca per lasciare uscire un tanto semplice quanto stupendo “Ohhh!“, cercate di non sminuire quanto realizzato con sudore e sacrificio nei mesi antecedenti l’apertura (e si, c’è ancora chi durante la notte lavora instancabilmente per rendere sempre più bella questa esposizione) per offrirvi quindi un Expo sempre differente durante ciascuna vostra visita.

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Molte delle popolazioni presenti hanno deciso di portare costumi tradizionali e strumenti per permettervi di conoscere un po’ della loro cultura, spesso e volentieri ad orari prestabiliti oppure “all’improvviso” lasciandosi apprezzare e circondare sul Decumano, è una festa che dura tutto il giorno e che termina solo per dare la possibilità a chi lavora “dietro le quinte” di rimettere tutto a posto per permettere a vecchi e nuovi visitatori di ricominciare a sorridere e divertirsi qualche ora più tardi.

Noi personalmente (io e consorte) abbiamo apprezzato quello spettacolo che è la raccolta fondi per il Nepal, assente giustificato con un padiglione non completo, lo sarebbe stato se il terremoto non avesse cambiato ogni singolo programma di questo martoriato paese. Date il vostro contributo se potete e volete. Le teche di raccolta delle offerte si trovano rispettivamente nel padiglione ad inizio Expo (arrivando dall’accesso Ovest Triulza, giusto il tempo di lasciarsi alle spalle sulla destra “Piazza Duomo”) e in mezzo al Decumano nel corso della passeggiata.

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Fate qualche passo più in là e incontrate il Vietnam, altro paese che oltre a portare un po’ del suo artigianato (splendido, davvero) ha scelto di deliziare chi frequenta il suo padiglione nei giusti orari (ad ora che sto scrivendo e pubblicando l’articolo: 11:00, 14:00, 17:00, per una durata di circa 45 minuti per sessione) grazie ad uno spettacolo di musica e danza tipica, rispettivamente con strumenti che difficilmente avete visto e sentito prima e costumi tradizionali dai mille colori, una gioia per l’anima e l’occhio.

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Sono solo due degli esempi che potete trovare nell’esposizione. Vi basterà semplicemente passeggiare, entrare nei padiglioni, curiosare. La maggior parte delle volte sono proprio gli stessi padiglioni a indicare orari degli spettacoli (ammesso che ne abbiano), altrimenti si può sempre fare appoggio all’applicazione ufficiale di Expo che ogni giorno propone i programmi completi di informazioni e posizioni da raggiungere per poterseli godere:

The app was not found in the store. :-(
The app was not found in the store. :-(

Portate pazienza: l’applicazione non è infallibile ed è ancora ricca di bug, talvolta va in crash anche solo durante la consultazione di un appuntamento in agenda. È comunque sotto costante aggiornamento, vedo spesso e volentieri comparire nuove versioni nel Play Store (o in AppStore) pronte per essere scaricate.

Le grandi code che neanche l’A1 o l’A4

Sarà che l’esoticità del luogo attira, sarà perché promettono mari e monti ma ci sono alcuni padiglioni che vi faranno perdere molto tempo in coda, giusto saperlo prima, così da regolarvi in base soprattutto a quante volte riuscirete a prendere parte all’Expo. Chi ha un pass si fa pochi problemi, chi sceglie invece il biglietto per singola giornata potrebbe dover rinunciare a loro. Fino ad oggi abbiamo riscontrato le attese più lunghe nei padiglioni degli Emirati Arabi Uniti, del Kazakhstan, del Giappone e della Cina. Sarete contenti (o forse no, ma va bene lo stesso) che anche l’Italia gode di una fila eccezionale. Noi ne abbiamo approfittato durante una domenica pomeriggio, quando una gentilissima volontaria ci ha suggerito di metterci in fila perché ci avremmo impiegato solo mezz’ora ad entrare, aveva ragione, solo sabato scorso (20/6) si parlava di più di due ore di fila prima di poter entrare.

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Anche alcuni dei padiglioni Corporate hanno qualche difficoltà di smaltimento code, tra i quali certamente Coca Cola e Vanke (stesso distretto), in ogni caso ne vale la pena e la si smaltisce anche rapidamente, c’è soddisfazione nella prima citata perché una volta entrati potrete sorseggiare una fresca bottiglia di Coca a vostra scelta tra Regular o Zero.

Portate pazienza, fate bene i vostri conti, con un biglietto a singola giornata potrebbero essere difficili da visitare perché toglierebbero tempo agli altri (alcuni più, altri meno meritevoli di passaggio ma è comunque bello poter valutare soggettivamente).

L’acqua ve la offriamo noi (cit.)

L’acqua è un diritto fondamentale, di tutti, ed è onnipresente anche in Expo grazie a CAP. Vi basterà andare dietro ai padiglioni del Decumano per trovare le case dell’acqua. Potrete bere acqua naturale e frizzante freschissima, sempre. Non era un “qualcosa di dovuto”, soprattutto calcolando che ogni bar, ristorante e area di ristoro mobile (le Ape Car di Piaggio) vi possono vendere la mezzo litro in plastica ad un prezzo che varia dall’euro all’euro e mezzo (più costosa nei ristoranti più “in” di alcuni padiglioni presenti in esposizione), è quindi una sorpresa, gradita, non morirete certo di sete, fondamentale soprattutto durante le giornate più assolate.

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Un suggerimento per evitare di rimanerci male: la vedete la fotografia che ho scattato e inserito qui sopra? Vedete quelle onde sopra ai rubinetti? Aprite bene gli occhi: le bollicine fanno la differenza! Tanti non capiscono che l’acqua frizzante è quella nella foto a destra mentre la naturale è quella sulla sinistra perché priva di bollicine nel disegno! Non ci sono combinazioni strane di tasti da premere né tanto meno strani gesti da fare davanti alla macchina, non ci sono pulsanti mappati per ciascuna evenienza anche perché, giusto per capirci, i pulsanti sono tre per ciascun rubinetto, e a questo punto mi verrebbe da chiedere a cosa corrisponde il terzo, forse per la grappa liscia? ;-)

Il cibo invece ve lo pagate, con la giusta spesa

Si perché, nonostante le puntuali polemiche per scontrini da capogiro, in Expo si può mangiare anche spendendo il giusto. I menu ci sono, sono esposti tipicamente fuori dal ristorante di ciascun padiglione e -nel caso non lo fossero- sono disponibili semplicemente chiedendolo a chi sta alla cassa, facile, davvero, non c’è obbligo di sedersi e consumare, date un’occhiata prima di far danni e lamentarvi poi tramite Twitter, Facebook e chi più ne ha più ne metta. Un paio di consigli possiamo di sicuro darveli, a partire da un mio semplice tweet:

Giusto per farvi capire che è meglio girare alla larga dallo Street Food troppo italianizzato proposto dal padiglione American Food 2.0, che di 2.0 ha solo il risparmio sulla materia prima che però voi pagate nel conto. Una spesa che non vale assolutamente la pena affrontare, un peccato considerando che la voglia era tanta e che l’America dello Street Food, quella vera però, non la batte nessuno.

Un consiglio? Se proprio avete voglia di hamburger, provate ad andare dietro il padiglione del Qatar, troverete i ragazzi di BBQ Hooligans che con una minore spesa vi offriranno un panino (con annesse patatine e salsa) decisamente migliore. Il tutto in attesa di poter provare gli italiani di The Italian Street Burger, seguiranno aggiornamenti, promesso.

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Non di solo hamburger però è fatto Expo 2015: provate quante più cucine possibili, è il consiglio più banale ma forse quello più azzeccato da dare. Siete circondati di culture e cibi spesso simili ma con preparazioni assolutamente differenti tra di loro, alcune di queste meravigliose. Siamo buone bocche, abituati alla cucina italiana invidiata e copiata (almeno ci provano) ovunque nel mondo, ma è quel mondo ad avere spesso qualcosa di inimitabile. Fatevi accendere la bocca dai tacos messicani accompagnati dal loro Mojito. Sorseggiate un tè marocchino alla menta (fresca, niente estratti o schifezze simili) nel giardino dell’omonimo padiglione. Fate un salto alla Food House di Ferrarini se proprio non ce la fate a vivere senza l’Italia. Davvero: c’è l’imbarazzo della scelta (compreso McDonald’s, se proprio volete farvi del male), per tutte le tasche.

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Se poi vi è necessaria una tabella dei costi è presto detto, a modo mio per farvela facile:

  • Abitate già a Milano? Prezzi assolutamente standard.
  • Abitate a Roma? Prezzi poco più alti della media.
  • Abitate a Milano Marittima? Prezzi da barboni, li affrontate con la paghetta della mamma.

Le proposte ci sono e sono spalmate su tutto l’arco della giornata. Dalla colazione al gelato della merenda per arrivare poi all’aperitivo serale con buffet ma non solo.

Prima di andare via: l’Albero della Vita

È Lo Spettacolo. Non credo ci sia qualcosa di più bello all’interno dell’esposizione tutta, niente che possa davvero competere con quanto realizzato, con questa sorta di misticismo tra luci, colori, suoni. L’Albero della Vita è un progetto fantastico, in tutto e per tutto, lascerebbe a bocca aperta anche chi dice di aver visto tutto nella sua vita. Uno spettacolo sapientemente giostrato che va in onda più volte durante l’arco dell’intera giornata (ad ora che scrivo e pubblico l’articolo: dalle 11:00 alle 21:00 ogni ora) ma che sa dare il meglio di sé durante gli spettacoli serali (ad ora che scrivo e pubblico l’articolo: 22:00, 22:30 quelli più completi).

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Impossibile da descrivere a parole, posso solo lasciare spazio ad un video che ho girato la prima volta che sono stato in Expo ormai un mese fa circa, questo spettacolo è stato ulteriormente modificato nel frattempo e presto spero di poter girare un nuovo video da proporvi in un altro articolo (ah si? Ci sarà? Ma non avevo detto che mi sarei fermato ad uno?):

Lo spettacolo non è completo, questa è solo l’ultima parte fatta di tre tracce una dopo l’altra quasi senza pausa.

In conclusione

Da visitare, almeno una volta prima della sua chiusura, perché non sappiamo se e quando avremo l’onore di poter ospitare ancora l’esposizione universale in Italia e perché per una volta siamo riusciti davvero a fare qualcosa di straordinario, contrariamente a quanto sento dire in giro da chi nell’esposizione non ci ha ancora messo piede neanche una volta ma si sente in diritto di sentenziare perché è sempre di moda dare addosso all’Italia e agli italiani, siamo noi i primi a farlo.

Trovate tutte le mie fotografie (aggiornate di volta in volta) all’indirizzo flickr.com/photos/gioxxswall/sets/72157652073100533.

Ci vediamo domani sera in Expo (ci si fa un altro giro serale ;-)). Se avete bisogno di informazioni, come già detto, lasciate un commento!

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La mail che mai vorresti leggere, meglio ancora non arrivasse proprio: dopo 10 anni di onorato servizio gratuito per scopi non commerciali, LogMeIn Free verrà spento il prossimo 21 gennaio e sarà necessario passare quanto prima alla versione Pro che aggiungerà funzionalità (non richieste da chi come me apprezzava il semplice controllo remoto della macchina) pesando sul portafogli a fine anno quando sarà necessario licenziare ogni vostra macchina (ci sono diversi pacchetti di licenze disponibili, ma nessuno particolarmente economico, almeno per quanto mi riguarda):

A partire dal 21 gennaio 2014, LogMeIn Free non sarà più disponibile. Per continuare a usare l’accesso remoto, dovrai acquistare una sottoscrizione per l’account di LogMeIn Pro.

A nulla vale -nel mio caso- la possibilità di sfruttare 6 mesi di abbonamento Pro gratuito ed il 50% di sconto per un anno sul totale del pacchetto licenza da acquistare per i PC che controllo tramite il mio account, non mi interessa nonostante si tratti di una buona offerta iniziale. Io ho sempre sfruttato LogMeIn per controllare i miei PC e quelli della mia famiglia nei momenti di difficoltà o necessità di fare qualche test da una rete diversa da quella aziendale alla quale sono connesso quasi tutti i giorni per tante ore. Un vero peccato, ma non resta che ringraziare per tutti questi anni, per un servizio che nella sua versione più base ho sempre considerato un must, soprattutto per chi dietro rete Fastweb non ha mai avuto vita facile con gli IP pubblici.

Disinstallazione di LogMeIn

Rapida e indolore su Windows, basterà avviarla dal solito Pannello di Controllo e dopo un paio di minuti al massimo il PC non conterrà più alcuna traccia del software e dalla dashboard online non sarà più visibile la postazione. Su OS X non ho trovato l’uninstaller, non così facilmente almeno come si dice sul forum del prodotto. Ho quindi optato per la via Terminale e script di disinstallazione, quello l’ho trovato abbastanza facilmente:

cd /Library/Application\ Support/LogMeIn
sudo ./uninstaller.sh

Uscendo da Terminale sparirà anche la cartella del software e lo spazio vuoto lasciato dall’icona nella barra superiore del sistema. Se avete installato il plugin del browser troverete all’interno della cartella Application Support anche “LogMeInPlugin”, entrandoci troverete un file di disinstallazione (doppio clic, password di sistema, fatto!).

TeamViewer

Ne ho parlato anche altre volte ed è il software che abbiamo scelto in azienda per controllare da remoto PC in LAN e su internet, opportunamente configurato, il più possibile messo in sicurezza per evitare sgradite sorprese. Montarlo sui PC di casa penso sia una buona idea perché negli anni è rimasto gratuito anch’esso per scopi non commerciali e ha lentamente integrato le mancanze rispetto a LogMeIn.

Oggi TeamViewer funziona sui tre sistemi operativi principali, ha la sua applicazione che permette di gestire i propri PC da iOS, ha un plugin abbastanza pesante, lento ma comunque funzionante per permettere il remote-control anche via web dove TeamViewer non è installato (ampi margini di miglioramento, mettiamola così).

Diamo insieme un’occhiata alle opzioni da ritoccare su TeamViewer per permettervi di collegarvi ai PC interessati in qualsiasi momento, da qualunque postazione. Le immagini sono state prese da OS X ma ritrovate le stesse voci (quasi tutte) grosso modo nelle stesse posizioni, basta un minimo di attenzione.

Generale / Protezione

Date un nome alla postazione (Generale / Nome visualizzato) e prima di poter impostare TeamViewer per l’avvio automatico con il sistema occorrerà disabilitare (consigliato) o alzare minimo a 6 i caratteri generati randomicamente per creare la password temporanea di accesso (in Protezione). Per potervi collegare alla postazione da remoto dovrete scegliere una password fissa, possibilmente robusta, anche questa da inserire in Protezione:

Applicate la modifica. Tornando ora in Generale riuscirete ad configurare TeamViewer per l’avvio automatico con il sistema e -perché no- accettare connessioni tramite LAN, così da trasformare il programma in un normale VNC e permettere l’inserimento delle credenziali utente di sistema:

Avanzate

Ho saltato diverse schermate perché TeamViewer propone delle opzioni di default tutto sommato valide, ottimizzando ed eliminando sfondo e gli effetti vari di sistema che non fanno altro che rallentare l’operatore che fornisce assistenza. In questa schermata potrete decidere di mostrare o nascondere lo stato della macchina (online / offline), cercare nuove versioni del software (vi consiglio di tenere il controllo settimanale attivo con installazione automatica degli aggiornamenti della versione corrente, per evitare ogni tipo di problema legato a qualche baco), scegliere cosa permettere e cosa no a chi si connette da remoto (mai permetterei di bloccare tastiera e mouse, questo perché nel caso in cui qualcuno riesca a connettersi ad una nostra macchina si riuscirebbe almeno a prendere il controllo e chiudere l’applicazione!).

Magari tenete attiva la registrazione delle sessioni (connessioni in ingresso in special modo) così da sapere sempre chi ha fatto cosa sulla vostra macchina.

Le opzioni terminano qui. Tenere attivo TeamViewer su ogni vostra macchina vi consentirà di collegarvi quando necessario anche a kilometri di distanza ;-)

Un account per domarli, un account per trovarli, Un account per ghermirli e nel buio incatenarli.

Non ho resistito, scusate :-)

Creare un account comune per controllare tutte le proprie macchine contemporaneamente è ovviamente la soluzione migliore per ottenere quello che ha sempre permesso LogMeIn: una sola “dashboard“. Sia chiaro, non serve per arrivare a destinazione sulla macchina desiderata, basterà infatti ricordarsi (fosse semplice, magari è meglio prendere nota) il codice numerico assegnato a questa e la password da voi stabilita per fare assistenza remota. Ribadisco quindi ancora una volta: occhio a scegliere una buona password di collegamento alla postazione.

La registrazione dell’account è gratuita per tutti e la si fa tramite login.teamviewer.com. Lo username corrisponderà alla vostra casella di posta elettronica, la password dovrebbe essere -consiglio- diversa da quella che avete stabilito per entrare nei PC. Confermate la registrazione e attraverso un qualsiasi TemViewer client (o anche tramite l’interfaccia web) potrete cominciare ad aggiungere gli ID delle macchine da controllare:

operazione che è possibile portare a termine anche “al contrario“, ovvero stabilendo da subito nel client installato chi potrà controllare di default la macchina, potete impostare questa opzione dalla schermata Generali (in fondo alla schermata potrete specificare utenza e password di collegamento all’account registrato, così facendo la macchina comparirà nel parco di quelle gestibili):

Personalmente, a completamente del quadro, vi consiglio di abilitare l’autenticazione a due fattori anche sull’account di TeamViewer, che qualche mese fa l’ha introdotta tra le sue feature (sarebbe bello lo facesse anche per la password impostata su ogni client, cosa decisamente più importante rispetto alla possibilità di entrare in una dashboard, nda), ecco come procedere …

Autenticazione a due fattori

Ancora una volta la 2-Step Authentication, ancora una volta una semplice app sul proprio cellulare. Ho utilizzato come al solito Google Authenticator (ve ne ho parlato diverse altre volte, date una occhiata a questi articoli) ed il classico codice QR prodotto da chi fornisce il servizio.

Per attivare questo tipo di autenticazione sarà necessario collegarsi al proprio account TeamViewer dal sito login.teamviewer.com ed entrare nelle opzioni dell’account stesso, quindi scegliere di abilitarla (nel mio caso è già attiva, ecco spiegato il perché dell’immagine):

Il sito vi proporrà il codice QR da inquadrare in attesa che venga rilevato e vi venga fornito quindi una sequenza numerica con la quale confermare l’avvenuta attivazione della funzionalità sul sito web. Da ora in poi siete legati a quel generatore di codici (come già succede per diversi altri servizi web e non solo) e potrete disattivare la richiesta dell’autenticazione a due fattori solo inserendo un codice univoco che vi verrà fornito da TeamViewer.com e che vi conviene salvare in un luogo sicuro. Un codice, uno sblocco, ne verrà generato uno nuovo nel caso in cui voleste poi riattivare la 2-Step Auth.

In conclusione

Un’alternativa che tutto sommato rimane la via forse più scontata. E’ gratuita per uso privato, offre molte opzioni, qualcuna in più rispetto alla versione gratuita di LogMeIn e permette un’alta personalizzazione di ciascun client. A tal proposito, nelle opzioni Avanzate del programma (almeno su Windows), troverete la possibilità di esportare in un file di registro tutte le impostazioni che avete ritoccato sul TeamViewer specifico. Vi tornerà molto utile nel caso dobbiate migrare più macchine e non vogliate rifare tutto il percorso a mano (basterà fare clic sul pulsante Importa e dargli in pasto il file di registro precedentemente esportato).

Come al solito l’area commenti è a vostra totale disposizione per dubbi, maggiori informazioni o soluzioni alternative da discutere :-)

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