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Partiamo subito con una certezza, per rianimare chi leggendo il titolo è già cascato dalla sedia: NON si tratta di nomi di profumi di Dolce & Gabbana. Ci siamo? Bene. Ora possiamo cominciare sul serio.

MS17-010: WannaCry, EternalBlue, DoublePulsar (c'è dell'altro?)

Mettiti comodo. L’infezione non è finita perché ne hanno parlato i giornali accantonando il tutto qualche giorno dopo. Questa, così come altre infezioni passate e future, continuano a essere all’ordine del giorno e il metodo è sempre lo stesso: punta e colpisci chi rimane indietro, per scelta o per stupidità.

Sul perché io ci abbia messo diversi giorni a uscire con un articolo beh, è presto spiegato: ho dovuto far fronte alla minaccia, verificando attentamente che ogni macchina fosse protetta, anche quelle che non potevano precedentemente esserlo ma che per qualche motivo non potevano essere aggiornate a un sistema operativo più recente (Matteo, se mi leggi incazzati pure, poi però ne riparliamo alla prima birra, offri tu, così ti spiego perché “non ce lo meritiamo“!), un lavoro che ha mosso un intero ufficio IT e che penso abbia fatto bene a tutti, per avere un polso della situazione davvero preciso, nulla deve sfuggire.

L’origine del “disastro

Inizia il weekend (quello scorso) e con lui un attacco massivo e massiccio contro i sistemi Microsoft che non sono allineati con le patch di sicurezza. Non parlo delle ultime, ma di quelle di due mesi prima. WannaCry(pt) è il suo nome, ed effettivamente da piangere c’è molto, se si fa parte del gruppo degli infettati.

Provo a fartela semplice: te lo ricordi Cryptolocker (e CryptoWall in seguito)? Non siamo andati poi molto più in là, perché di criptazione dei file tutto sommato si tratta, ma di certo ciò che mi stupisce e affascina è il modo in cui tutto ciò viene (ri)proposto, in maniera più completa e complessa, ben ideata e che lascia dietro di sé un’ombra che continua a passeggiare con il PC infetto.

Di articoli online ne trovi centinaia, alcuni più tecnici e altri più divulgativi (ed è giusto così). Io voglio limitarmi a raccogliere sotto un tetto tutto ciò che ho letto, che voglio riportare qui e ricordare in futuro. La gravità di quanto accaduto (e che ancora accade, a oggi che scrivo l’articolo) è stato evidenziato nel blog di Microsoft, scritto da Brad Smith:

The need for urgent collective action to keep people safe online: Lessons from last week’s cyberattack

Una timeline è stata pubblicata in maniera più che chiara e completa da Luigi Morelli, te la ripropongo qui di seguito:

  • 2001: Il bug in questione viene introdotto involontariamente in Windows XP, e da esso si diffonde in tutte le release successive
  • 2001–2015: Ad un dato momento NSA (probabilmente l’ Equation Group, presumibilmente una sezione di NSA) ha scoperto il bug ed ha predisposto un exploit (programma che ne consente l’utilizzo malevolo) chiamato EternalBlue, che potrebbe o potrebbe non aver utilizzato
  • 2012–2015: Un contraente NSA ruba presumibilmente più del 75% della libreria NSA’s di strumenti di hacking
  • Agosto 2016: Un gruppo chiamato “ShadowBrokers” pubblica strumenti di hacking che dichiarano essere di provenienza NSA; gli strumenti sembrano giungere dall’Equation Group
  • Ottobre 2016: Il contraente NSA di cui sopra viene accusato di aver rubato dati di proprietà NSA
  • Gennaio 2017: ShadowBrokers mettono in vendita un buon numero di strumenti per l’attacco a sistemi Windows, tra questi un exploit zero-day SMB simile ad “EternalBlue” utilizzato in WannaCry per 250 BTC (intorno ai $225.000 di allora)
  • Marzo 2017: Microsoft, senza fanfara, corregge una serie di bugs evitando di specificare chi li abbia scoperti; tra questi l’exploit EternalBlue; sembra alquanto probabile che la stessa NSA li abbia avvertiti
  • Aprile 2017: ShadowBrokers rilasciano una nuova serie di exploits, compreso EternalBlue, probabilmente perché la Microsoft li aveva già corretti, riducendo in tal modo drasticamente il valore degli zero-day exploits in particolare
  • Maggio 2017: WannaCry, basato sull’exploit EternalBlue, viene rilasciato e si diffonde su circa 200.000 computer prima che il suo kill-switch (un sistema per “spegnerlo” online) venga inavvertitamente attivato da un ricercatore ventiduenne; nuove versioni di WannaCry, prive del kill-switch sono già state segnalate

articolo completo: medium.com/@luigimorelli/wannacry-no-grazie-900cba45163a

nota a margine: mi sono permesso di barrare il termine “inavvertitamente” nell’ultima data riportata, perché quel ragazzo, in realtà, di “casuale” non ha fatto un bel niente. Magari non pensava di bloccare l’infezione intera della versione originale di WannaCry, ma di certo sapeva dove stava mettendo le mani.

Di che cacchio stai parlando?

Il protocollo SMB di Windows viene utilizzato principalmente per permettere l’accesso ai file e alle stampanti, ma serve anche per una serie di comunicazioni di sistema che vengono scambiate su una stessa rete locale, in alcuni casi anche online (se si lasciano esposte alcune porte, cosa assai pericolosa). Facendo leva su un errore contenuto all’interno del protocollo (vecchio quanto Windows Xp, appunto), è stato possibile penetrare a bordo di sistemi altrui e far partire la criptazione dei dati, il vero e proprio malware del “pacchetto sorpresa“.

Quell’errore (quel bug) è stato risolto e chiuso da Microsoft a marzo di quest’anno. Trovi tutti i dettagli del caso sulla Technet, rispondono al numero di classificazione MS17-010: technet.microsoft.com/en-us/library/security/ms17-010.aspx. Nel caso in cui questo non dovesse bastare, sappi che per un grande muro, ci vuole un grande pennello per un problema così importante, si va persino a rispolverare ciò che è fuori dal supporto da anni, rilasciando patch ad-hoc che permettono di mettere al sicuro quei terminali che ancora oggi non sono aggiornati a OS di nuova generazione: blogs.technet.microsoft.com/msrc/2017/05/12/customer-guidance-for-wannacrypt-attacks

Lo avrai capito, l’argomento è serio e fino a oggi difficilmente si erano raggiunte cifre così importanti in così poco tempo. La lista della spesa è quindi da rispettare alla lettera, e prevede che tu faccia un regolare backup dei tuoi dati (regolare vuol dire che non puoi farlo una volta al mese, soprattutto se dalla tua macchina passa una gran quantità di file ogni giorno), che il sistema operativo sia sempre aggiornato e riavviato in seguito all’installazione delle patch (rispettando i cicli di rilascio di Microsoft), che non ci siano applicazioni, porte o configurazioni delle quali non hai più necessità, perché ne perderesti facilmente il controllo con il passare del tempo, te ne dimenticheresti e potrebbero essere falle un domani. A questo va aggiunta la solita raccomandazione relativa all’evitare clic su link sospetti nelle mail (o aperture di allegati che non ti aspetti e dei quali non sei sicuro al 100% che provegano da fonte autorizzata), anche se nello specifico caso di WannaCry e del bug relativo a SMB, è bastato essere all’interno di una LAN dove almeno un PC è stato infettato, per permettere poi a quest’ultimo di fare da cavallo di troia verso il resto dei terminali (non patchati, sottolineo).

E l’antivirus?

I programmi antivirus hanno ricevuto un aggiornamento entro poche ore dall’inizio dell’attacco, per riconoscere e bloccare WannaCry, almeno nella sua versione originale. Questo perché nel corso del tempo (già dopo circa 24 ore dal primo attacco) sono uscite nuove versioni del ransomware, e altre ne usciranno in futuro, per cercare di evitare quanto più possibile di essere intercettate e fermate.

Diversi prodotti di sicurezza includono già funzioni di euristica e prevenzione che permettono di analizzare comportamenti anomali del software, bloccandone subito i possibili effetti dannosi (e mettendo così al riparo la tua macchina), ma nulla di tutto questo ti può far dormire sonni tranquilli o pensare che non sia necessaria una buona prevenzione.

Microsoft ha rilasciato degli aggiornamenti anche per i suoi prodotti di protezione da malware, Defender in primis, ma anche Security Essential (stessa famiglia). Ha inoltre organizzato un piccolo webcast su Skype per parlare di WannaCry, dei suoi effetti, dei suoi danni collaterali e di come proteggersi, pubblicando un paio di PDF che ho caricato anche qui nel blog e che ti ripropongo: [CustomerReady] WannaCrypt Guidance e MAY 2017 Premier Final.

Per concludere

Matteo, che ho citato all’inizio dell’articolo, ha registrato un video per raccontare cosa è successo, condendolo ovviamente con alcuni suoi pareri e buoni consigli. Investi qualche minuto per dargli un’occhiata e, se ti dovesse venire voglia di fucilare a distanza quella zebra che balla beh, sappi che non sei il solo, organizziamoci ;-)

Ti segnalo poi un ulteriore articolo di Feliciano Intini, pubblicato sul suo “NonSoloSecurity“, MSFT e conoscenza di vecchia data già dagli eventi legati a Conficker: blogs.technet.microsoft.com/feliciano_intini/2017/05/14/attacco-ransomware-wannacry-risorse-utili-e-chiarimenti, troverai al suo interno consigli, best practice e risposte a domande che tutti coloro che sono stati attaccati si pongono.

Puoi continuare a seguire il flusso delle informazioni su WannaCry su Twitter: twitter.com/hashtag/wannacry?f=tweets&vertical=default (inutile dire che in mezzo a tanto materiale di qualità, troverai anche battute stupide e spam che sfrutta la popolarità di quanto da poco accaduto, del tutto inevitabile).

Aggiornamenti dell’articolo

agg. 26/5

È già di qualche giorno fa (e ha fatto il giro del web), ma resta ovviamente uno di quei punti focali da scolpire su pietra: se sei stato infettato da WannaCry, NON riavviare la tua macchina. Scarica e utilizza immediatamente WanaKiwi di @gentilkiwi per cercare di recuperare quanti più file possibili.

L’articolo completo si trova su Medium e lo ha scritto Matt Suiche, è in inglese ma è spiegato in maniera talmente semplice da essere comprensibile anche per chi parla esclusivamente dialetto milanese.

In fondo dovrai solo scaricare e avviare un eseguibile nel più breve tempo possibile, così da permettergli di procedere con la ricerca dei processi del ransomware e della relativa chiave generata, così da poter cominciare una decriptazione dei tuoi file, per evitare (in realtà non avresti mai dovuto pensarlo o farlo neanche prima, nda) di dover pagare il riscatto per avere –forse– indietro il tuo materiale. Allo stato attuale, l’applicazione è stata testata con successo su sistemi Xp, Vista, 7 e relativi fratelli lato server (per capirci: Windows 2003 e 2008), con risultati più che positivi in architettura x86 (non dovresti avere problemi nel caso in cui tu abbia una macchina con OS x64).

Wanakiwi

  1. Download wanakiwi here
  2. wanakiwi.exe will automatically look for the 00000000.pky file.
  3. Cross fingers that your prime numbers haven’t been overwritten from the process address space.

continua a leggere: blog.comae.io/wannacry-decrypting-files-with-wanakiwi-demo-86bafb81112d

MS17-010: WannaCry, EternalBlue, DoublePulsar (Aggiornato)


agg. 22/5

Più sono le informazioni che vorresti riportare e citare, più facilmente le dimentichi. Mea culpa, e grazie a Elisabetta per avermi ricordato che ho mancato di portare alla tua attenzione un altro ottimo articolo, con il quale condivido pressoché il 99% del pensiero scritto riguardo i vari punti focali con i quali un amministratore di reti e sistemi si trova a combattere quotidianamente.

Ovvero, tutto quello che ho aggiunto in seguito rispetto alla pubblicazione originale del mio articolo, perché l’ho sbadatamente dimenticato o perché qualcuno mi ha segnalato buone letture che meritano di essere riportare anche in questi personali lidi. Primo tra tutti è un articolo pubblicato sul blog Agenzia Digitale, e che di seguito “embeddo“:

Wannacry, le sciocchezze che dicono gli “esperti”

In un paio di passaggi ci si rende conto di quanto possa essere difficile il nostro mestiere, e di quanto sia sciocco (oggettivamente, ma anche soggettivamente parlando) affermare che sarebbe bastato mettere una patch, sostituire un OS o tenere sempre a portata di mano un backup, per lo meno applicato a un contesto così delicato come l’azienda di medie (o più grandi) dimensioni, un panorama “multi-etnico” (se così si può definire), dalle mille sfaccettature e che non sempre (anzi, proprio mai) mostra davanti agli occhi una strada in discesa:

(4) “Ma questi non capiscono nulla, dovevano fare i backup!”. Ovviamente. Ma chi ci dice che i backup non esistono? Pensate ad un attacco di ransomware che mette fuori uso qualche centinaio di computer. Quanti ci vuole per (a) ripulire i sistemi dal malware (b) ripristinare i backup dei dati? Che nel mondo reale ci sia un periodo che può passare da qualche ora a qualche giorno di down mi sembra ragionevole.

e ancora:

(5) “Basta con Windows! Passiamo tutti a Linux!”. Bene, chi scrive utilizza praticamente solo Linux ed è un fervente sostenitore dell’open source, quindi questo discorso, perlomeno con me, sfonda una porta aperta. Il problema è che non la deve sfondare con me ma con i responsabili IT di una quantità di aziende medio-grandi che hanno svariate buone ragioni per non seguire questo consiglio – purtroppo, aggiungo io [cut …]

Perché sì, spesso siamo circondati da esperti (?!?) che –concordando con l’articolo di Alberto Berretti– hanno gestito al massimo una rete casalinga “complessa” (qualche cellulare, una ChromeCast e forse un router diverso da quello fornito dal provider della linea voce/dati), nella loro vita, è evidente.


Rimane ancora valido quanto detto nell’articolo originale: se pensi che questo articolo debba raccogliere altro materiale, vuoi proporre link di approfondimento o altro ancora, o semplicemente dire la tua in merito, l’area commenti è a tua totale disposizione! :-)

SuperMario-big_booÈ una di quelle cose che potreste necessitare nei casi più estremi, quelli per i quali la macchina sembra irrecuperabile perché al boot di Windows cominciano ad uscire fuori finestre da qualsiasi punto dello schermo, errori irreversibili per DLL apparentemente danneggiate, programmi che si aprono in automatico e chissà cos’altro. Il vostro sistema operativo privo ormai di difese immunitarie funzionanti potrebbe aver esalato l’ultimo respiro. C’è però un’ultima speranza prima della morte certa e della necessaria formattazione.

Si chiamano immagini di boot, le vecchie ma sempreverdi “live” che un tempo si masterizzavano su CD e oggi si portano in giro facilmente su chiave USB, e così come quelle che utilizzo per cambiare una password di amministratore o clonare un disco fisso possono avere a bordo software di ogni tipo, antivirus compreso.

Mi sono ritrovato nella classica situazione irrecuperabile e per aiutare un amico ho deciso di mettere alla prova una di queste immagini. Mi sono affidato a ESET che -come molti di voi sapranno- tira le fila del famoso NOD32, l’ho usato molto in passato e non mi ha mai deluso. L’azienda mette a disposizione un piccolo tool che è in grado di scaricare una ISO live e masterizzarla su CD o su chiave USB (preparandola in modalità boot all’avvio del PC), non dovrete pensare ad altro, si chiama SysRescue e si scarica gratuitamente da eset.com/int/download/utilities/detail/family/239

ESET SysRescue

Il sistema è basato su Linux e una volta caricato in RAM basterà lanciare un update delle definizioni dell’antivirus e lanciare in seguito una scansione (di qualsiasi tipo vogliate, dalla più tradizionale alla custom personalizzabile). Le due istruzioni basilari che ho appena riportato nell’articolo fanno parte dello sfondo del Desktop del sistema live, così sarete sicuri di non dimenticarle ;-)

Oltre ad ESET anche altre grandi aziende del settore mettono a vostra disposizione i propri tool ed immagini live, vi riporto qualche collegamento interessante in una lista pubblica: delicious.com/gioxx/Antivirus%3A%20Bootable%20Images%20%28ISO%2FTools%29

Tra i grandi nomi compaiono anche Kaspersky, Sophos, Comodo, Trend Micro e molti altri, anche Microsoft che mette a disposizione una live del suo Security Essentials che attualmente utilizzo sulla maggior parte delle macchine della mia famiglia dove Windows 7 la fa da padrone ;-)

In ogni caso fate attenzione a chi avrà necessità di una connessione e chi no, chi potrà essere masterizzato / inserito su chiavetta senza ulteriori interventi e chi invece necessita di particolari procedure un pelo più complesse. Si tratta di strumenti sempre molto utili ma non longevi per ovvi motivi, ricordate quindi di ricreare il vostro supporto (CD/USB) di tanto in tanto prima di riutilizzarlo, conviene chiaramente munirsi di CD riscrivibile se ancora preferite la “vecchia scuola“, diversa è la questione in caso si utilizzi un PC non molto anziano in grado di far partire anche un supporto USB.

Buon lavoro e buona fortuna per la pulizia delle infezioni che hanno deciso di rovinare la vostra giornata (o quella di un collega, un amico o chiunque altro vi abbia portato il PC come un bimbo malato da curare) :-)

Le aziende che si occupano di sicurezza sono alla continua ricerca (manco a dirlo) di metodi efficaci per combattere ogni tipo di minaccia informatica. Se in ambito casalingo questo si può tradurre con lo scaricare illegalmente del software che si trasforma poi nel virus difficile da debellare per il neofita (soprattutto), in ambito lavorativo si parla piuttosto di danni parecchio più estesi poiché le reti LAN -se non correttamente studiate, implementate e protette- potrebbero facilmente trasportare quell’infezione di postazione in postazione in perfetto stile “poca spesa, tanta resa“.

Oggi -passato da Sophos a Symantec in ambito aziendale- ho potuto valutare altri (tanti) prodotti in ambito casalingo dove è importante proteggere ogni postazione, soprattutto quando vengono utilizzate da una “moltitudine di tipi di utente”. Magari nessuno particolarmente esperto, oppure con quella formula del “tanto se lo rompo c’è mio nipote che ne capisce di computer“.

Qualche tempo fa Kaspersky ha pubblicato un whitepaper “Perché la complessità è il principale nemico della sicurezza IT” che è palesemente orientato e realizzato per l’IT aziendale ma che contiene diversi riferimenti utili anche all’utente di casa che si interessa (o vuole provare a farlo) all’argomento, che male non fa mai data l’enorme quantità di dati che teniamo su ogni nostra postazione, chiavetta USB o cellulare. Dell’antivirus Kaspersky Lab ne ho già parlato qualche tempo fa in un altro articolo (questo, per la cronaca: gioxx.org/2013/04/23/banco-prova-kaspersky-pure-3-0-total-security), così come ho fatto con molti altri prodotti (magari non in maniera approfondita ma pur sempre citati con pro e contro).

Chiaro che non potrete o non vorrete soffermarvi sulla complessità dell’implementazione di una soluzione ad-hoc a 360°, ma vorrei farvi notare quanto alta sia la statistica di attacchi ai danni di programmi molto diffusi (pagina 7, ndr) come Java e Adobe Flash o Acrobat Reader in primis, con -contrariamente a molte aspettative- Microsoft e IE molto distanti grazie soprattutto agli ultimi grandi progressi fatti con Windows 7 e 8 e Internet Explorer 10 (e 11 anche se non ufficialmente rilasciata in versione stabile). Nulla di nuovo direte voi, eppure molti utenti lì fuori continuano a utilizzare quel tipo di programmi per assenza di reali alternative o per “ignoranza“, ignorano cioè che esistono ben più valide alternative da utilizzare sui propri PC (Mozilla Firefox in primis per sostituire IE ma anche per leggere i PDF nativamente nelle sue ultime versioni, a meno di non voler utilizzare Cool PDF Reader che pesa meno di 1 MB!).

Se a questo aggiungete l’evolversi e il diffondersi di smartphone con a bordo Android che permettono così di navigare in siti web potenzialmente pericolosi o scaricare applicazioni appositamente studiate per sfruttare falle di sistema (pagina 8 e 9, ndr) scoprirete che di attenzione da porre a queste “piccole cose” ce n’è davvero tanta.

Voi siete in regola con la vostra sicurezza? :-)

Buongiorno e buon inizio settimana a tutti (che non fa mai male augurarlo, ndr). Articolo rapido e indolore, dedicato a coloro che hanno bisogno di rimuovere un servizio ancora installato e attivo su macchine aziendali da remoto, senza la necessità di collegarsi via VNC o simili.

Se possedete macchine Windows 7 (anche XP va bene in realtà) potete fare affidamento al comando “sc“, supportato da Windows stesso: microsoft.com/resources/documentation/windows/xp/all/proddocs/en-us/sc.mspx?mfr=true.

Per capirci: sc vi permette di fare qualsiasi tipo di operazione su tutti i servizi di sistema visibili da pannello (lo richiamate tramite un semplice “services.msc” in Start / Esegui), anche se la macchina non è la vostra, poiché è possibile specificare la destinazione come con il psexec di SysInternals. La situazione “tipo” è quella del sysadmin che può collegarsi e operare sulla macchina desiderata come amministratore di dominio.

Ecco quindi un breve script che vi permette di fermare e cancellare un servizio da voi scelto (nel mio caso ne ho trovato uno vecchio di Sophos non più utilizzato che se rilevato al logon mi viene segnalato a mezzo mail per l’eliminazione), chiedendo solo ed esclusivamente ip o hostname della macchina di destinazione:

set WshShell = CreateObject("WScript.Shell")
pc=InputBox("Destination Hostname:", "Stop, Disable and Remove SAVService")
d=WshShell.Run ("sc \\" & pc & " stop SAVService", 1, true)
d=WshShell.Run ("sc \\" & pc & " delete SAVService", 1, true)
msgbox("Done, please verify")

Se invece le macchine dovessero essere ben più di una potrete fare affidamento al sempre funzionante MS-DOS e ad un batch, che legge una lista di hostname o IP (uno per ciascuna riga) da un file di testo contenuto nella stessa cartella dello script (client.txt, ndr), lanciando poi le operazioni a ripetizione:

@echo off
cls
echo SAVService Remover
echo GSolone 26112012 rev4
echo;
REM Inizio ciclo di rimozione
if exist savservice_remove.txt del savservice_remove.txt
echo Activity start on %TODAY% >> savservice_remove.txt
for /f %%X in (client.txt) do (
REM Preparazione data e ora
set GIORNO=%DATE:~0,2%
set MESE=%DATE:~3,2%
set ANNO=%DATE:~6,4%
set ORA=%TIME: =0%
set ORA=%ORA:~0,2%
set MINUTI=%TIME:~3,2%
set SECONDI=%TIME:~6,2%
set TODAY=%GIORNO%/%MESE%/%ANNO% %ORA%:%MINUTI%:%SECONDI%
echo %TODAY% - Connecting to %%X ...
echo %TODAY% - Remove SAVService on %%X ...  >> savservice_remove.txt
sc \\%%X stop SAVService >> savservice_remove.txt
sc \\%%X delete SAVService >> savservice_remove.txt
)

echo %TODAY% - Esecuzione terminata, premere un qualsiasi tasto per chiudere la finestra e visualizzare il log.
pause > NUL
start "Visualizza log" /B savservice_remove.txt

Per quest’ultimo codice ho scelto un maggiore dettaglio che verrà salvato in un log chiamato “savservice_remove.txt“.

Molto più comodo che passare su ciascuna macchina o ripetere manualmente le operazioni tramite pannello di “Gestione computer” ;-)

Spero possa tornarvi utile!

Aggiornamento
Grazie alla giusta osservazione di FOLBlog ho modificato il posizionamento della variabile TODAY per un corretto ricalcolo dei minuti e secondi di esecuzione comandi nel ciclo FOR.

Il peggio è passato, tanti i post pubblicati (date una occhiata qui), chi più e chi meno tempestivamente “sul pezzo“. Twitter ha subito nella giornata di ieri un attacco XSS, forse meglio conosciuto come Cross-site scripting.

In breve, ecco di cosa si tratta:

Il Cross-site scripting (XSS) è una vulnerabilità che affligge siti web dinamici che impiegano un insufficiente controllo dell’input (parametri di richieste HTTP GET o contenuto di richieste HTTP POST). Un XSS permette ad un attaccante di inserire codice al fine di modificare il contenuto della pagina web visitata. In questo modo si potranno sottrarre dati sensibili presenti nel browser degli utenti che visiteranno successivamente quella pagina. Gli attacchi alle vulnerabilità XSS hanno effetti dirompenti per i siti con un elevato numero di utenti, dato che è sufficiente una sola compromissione per colpire chiunque visiti la stessa pagina.

L’attacco è partito alle 2.54 ora del pacifico (PDT), in Italia ho visto spuntar fuori il primo thread su Friendfeed circa 24 ore fa grazie a Massimo Cavazzini. L’ultima mania per gente famosa e comune messo in ginocchio da un codice javascript tutto sommato semplice (volutamente messo su più righe qui di seguito):

http://t.co/@%22onmouseover=%22document.getElementById(%27status%27)
.value=%27RT%20Matsta%27;$(%27.status-update-form%27).submit();
%22class=%22modal-overlay%22/

All’evento “onMouseOver” (semplice passaggio del mouse) sarebbe partito un retweet dell’ultimo messaggio dell’utente “Matsta (analizzato nell’esempio), innescando così un meccanismo bloccato da Twitter solo alle 7 ora del pacifico (una discreta manciata di ore dopo).

Secondo il blog ufficiale del servizio si tratta di un vecchio bug, già patchato ma tornato “disponibile” in seguito ad un aggiornamento di piattaforma che non ha nulla a che fare con il nuovo Twitter che sta per arrivare:

We discovered and patched this issue last month. However, a recent site update (unrelated to new Twitter) unknowingly resurfaced it.

Durante l’attacco anche Graham Cluley (Sophos) si è mosso realizzando un articolo che documentasse l’accaduto con immagini e casistiche varie.

Chiunque abbia utilizzato nel frattempo il sito “mobile” di Twitter non ha riscontrato alcun problema, lo stesso vale per chiunque abbia utilizzato un client di terze parti. Il consiglio ovviamente è quello di appoggiarsi a questi client quotidianamente (siete già riusciti ad utilizzare almeno una volta Twimbow?) o –se proprio non potete farne a meno– utilizzare Firefox provvisto di NoScript di Giorgio Maone (ne ho parlato anche in vecchi miei articoli).