Archives For Samsung Galaxy S6

Del Samsung Galaxy S6 avrai (spero) già letto il pezzo che ho pubblicato poco tempo fa. Del fatto che lui possa essere ricaricato più velocemente però non ne avevo ancora parlato. Credo di non doverti spiegare cos’è la tecnologia Quick Charge (ma posso rimandarti a un buon articolo pubblicato sul sito web di Fastweb, tanto per dire), passerò direttamente a una panoramica su alcuni accessori che ho avuto modo di acquistare per sostituire il set di caricabatterie che ho in casa, in ufficio e in auto, per non rimanere mai a secco di energia.

Quick Charge: auto, casa, ufficio

Ho scelto di tenere il caricabatterie originale Samsung a casa, così da poter caricare rapidamente il mio Galaxy S6 quando necessario. Ho poi acquistato 3 prodotti con tecnologia Quick Charge su Amazon. Uno di questi è tornato all’ovile e mi ha fatto rinunciare all’opzione senza fili, gli altri due sono entrati nel quotidiano, tra pro e contro.

In ufficio: TBS®3518 Qi Wireless Charger

Buona la costruzione (nulla di particolare, valida, nulla più), contenutissimo il costo (in pratica 15€), molto compatto e con il cavo microUSB incluso nella confezione. Prime, con consegna il giorno dopo rispetto all’acquisto. Il TBS®3518 Qi Wireless Charger mi era sembrata la soluzione a metà tra qualità e prezzo per l’ufficio dove -solitamente- mi alzo abbastanza spesso dalla scrivania, portando con me lo smartphone, soggetto quindi al più fastidioso dell’attacca-stacca continuo. Mi ha sempre dato fastidio, volevo risolvere il problema, non ci sono riuscito.

Quick Charge: auto, casa, ufficio, in viaggio

Lo smartphone si è riscaldato molto durante ogni test, in qualsiasi condizione. Ho tolto la custodia, ho tenuto la custodia, ho rimosso il pezzo di metallo che utilizzo per sfruttare al meglio il magnete per il supporto in auto (ne ho parlato qui), ho tenuto quel pezzo (spostandolo dalla posizione centrale a quella più o meno in coda), ho lasciato il telefono poggiato senza mai toglierlo (per più tempo rispetto a quello previsto dal caricabatterie Quick Charge da muro ma anche dal tradizionale 5V 1A di iPhone), e anche togliendolo e rimettendolo più volte nel corso della giornata. Un risultato mai soddisfacente, ma proprio mai. La qualità del prodotto non era evidentemente la migliore, non potevo aspettarmi le stelle (perché S6 non prevede Quick Charge senza fili, ho preso un prodotto senza proprio per saltare a piè pari il problema) ma non ero pronto neanche alle stalle. Neeeeext.

In viaggio: AUKEY Quick Charge 2.0 (1 Quick-AiPower 1 AiPower)

Si tratta di un caricabatterie dalle dimensioni non poi tanto contenute, ma a un prezzo abbordabile (13€ a ora) e che permette di portare con sé un solo dispositivo da attaccare a muro, anche se gli smartphone da caricare sono due. Due come le porte USB, una con tecnologia Quick Charge 2.0 & AiPower, l’altra AiPower ma senza Quick Charge, 30W in totale, perfetto per tenere a bada contemporaneamente Galaxy S6 e iPhone 6. Anche in questo caso consegna Prime in un giorno dopo l’acquisto. AUKEY è una marca già provata e recensita in passato, mi fido, i prodotti sono validi e ne acquisto di nuovi ben volentieri.

Quick Charge: auto, casa, ufficio, in viaggio 1

Messo alla prova (su entrambe le porte USB) svolge il suo mestiere alla perfezione. L’unica pecca è quella già citata qualche riga fa, le dimensioni sono tutto tranne che contenute. Il prodotto ha un suo peso importante, seppur non esagerato, ma risolve il problema del doversi portare due caricabatterie da muro e -di conseguenza- cercare altrettante prese, spesso (per esempio in albergo) un problema, se si vuole tenere gli smartphone sul comodino. Nella scatola del prodotto ho trovato anche un cavo microUSB adatto alla carica rapida.

In auto: AUKEY Quick Charge 2.0 (2 Quick-AiPower)

Ho sostituito il mio precedente Aukey 4.8 Dual USB Car Charger con questo. Ho portato così anche in auto la possibilità di caricare più rapidamente lo smartphone Android, fermo restando che iPhone continuerà invece a caricarsi secondo tempi e modalità che ha sempre avuto. Anche questo, come il fratello maggiore da muro, ha il suo più grande difetto nelle dimensioni. È grande, non sparisce affatto nella presa accendi sigari, è diventato scomodo accedere al controllo degli specchietti della mia vettura.

Lo si acquista da Amazon, anche lui con consegna Prime in un giorno, il prezzo attuale si aggira sugli 11€. Io ho approfittato di uno sconto temporaneo che mi ha permesso di risparmiare un paio di euro circa sul prezzo finale. La scatola contiene due cavi microUSB adatti alla ricarica rapida, un plus che probabilmente altri prodotti non offrono. Messo alla prova, non ha mostrato alcun segno di cedimento o di fatica. Con Galaxy S6 collegato, in funzione e modalità navigatore (che genera il suo bel consumo, nda) e l’iPhone 5S di Ilaria, entrambi hanno giovato della possibilità di lavorare ma non vedere andare a terra la batteria.

In conclusione

Pur avendo rimandato al mittente il primo prodotto, tu potresti trovarlo adatto alla tua specifica esigenza, ignorando i suoi contro che ho rilevato durante i test.

Con una spesa che si aggira sulla 30ina di euro (non considerando il Wireless Charger, nda), dovresti riuscire a portarti a casa due accessori ben realizzati, che possono migliorare l’esperienza d’uso dei tuoi device e velocizzare i loro tempi di ricarica, sfruttando quei tempi “morti” che spesso si creano (per esempio) in auto, quando ci si sposta per lavoro o per andare a fare la spesa, tenendo vivo il tuo smartphone e dandogli un giusto livello di carica contemporaneamente, quello che ti permetterà di arrivare in tranquillità a casa, dove ti aspetta il tuo caricabatterie da muro che porterà a termine il lavoro, e che potrai portare con te ogni volta che lasci casa per qualche giorno.

E tu? Hai suggerimenti o consigli riguardo l’acquisto di altri accessori che potrebbero tornare particolarmente comodi nella quotidianità? Al solito, l’area commenti attende solo il tuo intervento :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: tutti acquisti Amazon, la mia carta di credito ne sa qualcosa.

Il protagonista della richiesta di supporto sono io, giusto per chiarire, e inizio a scrivere questo articolo oggi che ho notato il problema (segnalandolo al supporto tramite canali ufficiali). Lo aggiornerò man mano che avrò novità e lo pubblicherò al termine dell’assistenza, così da riepilogare e permetterti di leggere cosa è successo, cosa ho dovuto fare e com’è andata.

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto

Di cosa si tratta? Di un prodotto che ho acquistato meno di un anno fa e che mi ha già dato problemi, coperto quindi da garanzia e che ha ceduto in una parte non elettronica, parlo del mio Fitbit Charge HR, protagonista di un articolo Banco Prova di qualche tempo fa:

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Con Fitbit non è stato amore a prima vista, tanti i difetti e le piccolezze che mi hanno fatto storcere il naso, soprattutto quelle relative alla durata della batteria se tenuto in connessione al dispositivo, alla lentezza delle notifiche su Android e altro ancora, vale tutto sommato ciò che ho scritto nell’articolo precedente. A oggi questi problemi non sono stati del tutto risolti. Su alcuni c’è stata (fortunatamente) messa “una pezza” sopra nel corso del tempo e degli aggiornamenti rilasciati, su altri tutto tace ancora.

Ciò che forse meno mi aspettavo era la delicatezza del dispositivo e dei suoi accessori. Un prodotto di questo tipo viene indossato spesso giorno e notte, deve poter vivere insieme a noi, resistendo a ciò che accade. Ricordo bene che dopo pochi mesi (due o tre al massimo) avevo già danneggiato il cavo di ricarica semplicemente tenendolo nella mia borsa (piegato più del dovuto, esattamente come il cavo Lightning del mio iPhone o il microUSB del mio Android che però non hanno mai mostrato segni di cedimento nel tempo), acquistato poi su Amazon e tenuto in teca d’oro con accesso dell’iride per evitare ulteriori scherzi (meglio riderci sopra). Oggi aggiungiamo il bracciale in gomma che custodisce e crea un tutt’uno con il monitor del Fitbit Charge HR, che ha deciso di scollarsi nella sua parte superiore:

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 1

22/8/16 – Prima telefonata

Ho chiamato il Call Center di Fitbit al numero pubblicato sul loro sito web (indirizzo: help.fitbit.com/?l=it&cu=1&fs=ContactUs), lo 02 36 009 815, disponibile nella fascia L-V 9:00 – 18:00. Mi ha risposto una gentilissima operatrice che ha aperto immediatamente il caso (dopo una sommaria descrizione del problema e aver verificato il dispositivo associato alla mailbox registrata sul servizio Fitbit) e mi ha indicato gli step da seguire, per la precisione:

  • Fotografia del danno e foglio bianco subito sotto sul quale scrivere il numero del caso che arriverà comodamente via mail (esattamente la foto che vedi poco sopra).
  • Prova di acquisto (ho scaricato la fattura di Amazon e l’ho allegata alla mail di risposta).
  • Qualche dato su di te. Ti viene inviata una lista (all’interno della stessa mail di apertura caso) di domande secche a cui rispondere. Nome, cognome, indirizzo di spedizione, ma soprattutto il colore e la misura del prodotto che Fitbit invierà a destinazione.

Si perché, ammesso che il prodotto sia sotto garanzia, l’azienda ne manda uno nuovo all’indirizzo da te fornito, a costo zero. Io ho incontrato la prima sfiga di percorso, notificata via mail dalla stessa operatrice che ha aperto il mio caso:

Purtroppo in questo momento non abbiamo disponibile la misura L di Charge HR di colore nero o blu. Dovra’ aspettare 2-3 settimane per aver la sostituzione di colore nero.

Se non vuole aspettare puoi scegliere tra gli altri colori.

Poco male. Ho scelto di aspettare il tempo necessario perché vorrei ottenere lo stesso colore e la stessa misura del mio attuale bracciale. Se tu invece pensi di voler cambiare colore beh, il piatto è già praticamente servito! :-)

A conferma della mia scelta, ecco comparire dopo poco una mail del supporto:

Gentile Giovanni,
L’ordine del tuo Charge HR (nero L) e’  in corso di elaborazione. Il numero di conferma è XXXXXXXXX

A breve riceverai un’altra e-mail da Fitbit.com con un collegamento dello stato dell’ordine. Quando l’ordine viene spedito, puoi visualizzare il tracking number. Il rilevatore dovrebbe arrivare entro 5-7 giorni lavorativi dalla data di spedizione.

Ti suggeriamo di smaltire il dispositivo difettoso attraverso il programma di riciclaggio dei componenti elettronici locale.

Non esitare a contattarci per eventuali domande.
Buona giornata.

Ora non devo fare altro che attendere ulteriori aggiornamenti.

19/9/16 – C’è nessuno?

Ieri sera ho inviato una mail, allacciandomi all’ultima ricevuta dal supporto, per richiedere a che punto fosse la spedizione del mio nuovo Fitbit Charge HR. Sono ormai passato a Mi Band 2, non ho fretta, ma ci tengo comunque a essere informato. Ho atteso qualche ora e alle 7:45 del 19/9 ho ricevuto una risposta:

Ciao Giovanni,
Grazie mille per contattarci sarà un piacere dargli l’informazione del suo ordine.

Il ordine QBPREZJ3B è stato spedito il 15 settembre verso le 11:26 del mattino il numero di tracciamento verso DHL è JVGL0596510800028125.

Non tarderà in ricevere il Fitbit di sostituzione, ringraziandola della sua pazienza.

Porgiamo i nostri più disntinti saluti.

Cordialmente,
Paola Gi e il team di Fitbit

Ho immediatamente controllato sul sito di DHL e tutto combacia. A questo punto manca poco, ho sguinzagliato Trackbot per tenere traccia degli spostamenti del pacchetto e in serata ho già ricevuto un aggiornamento, la consegna sta transitando verso Milano, credo che domani il mio Fitbit Charge HR sostitutivo arriverà a destinazione!

Fitbit Charge HR: cronache da una richiesta di supporto 2

20/9/16 – “Replacement Band

Talvolta neanche le tasse sono così puntuali, di certo non si sorride quando si riceve una cartella esattoriale o qualcosa di simile. Il corriere ha consegnato il mio pacco, lo dice anche Trackbot in tempo pressoché reale. Il pezzo di ricambio è arrivato a destinazione e io sono felice che tutto sia filato abbastanza liscio, tempi di attesa a parte (che comunque erano stati messi in conto nel momento in cui ho richiesto la sostituzione con un altro dispositivo di colore nero, non disponibile nel loro magazzino quando ho aperto la segnalazione di “guasto“).

Tutto il contenuto della scatola originale rimane quindi lo stesso in tuo possesso già precedentemente, viene cambiato esclusivamente lo smartband, che dovrà essere ora associato al proprio account Fitbit (lo si fa direttamente da applicazione su iOS o Android) andando a sostituire quello attuale, che potrà essere pensionato (smaltito in modo corretto). Il prodotto dovrebbe arrivare con una carica minima in grado di sopportare queste prime operazioni, dovrai poi caricarlo completamente in un secondo momento.

Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Un ringraziamento quindi al supporto di Fitbit per aver gestito così correttamente la richiesta (in realtà 3 in totale, considerando che il mio capo ha fatto due richieste di assistenza identiche alla mia, per problemi legati comunque al cinturino anche nel suo caso, evidentemente nato male su questo prodotto).

Xiaomi Mi Band 2

Gioxx  —  26/09/2016 — 2 Comments

Dopo circa un anno di servizio del mio Fitbit Charge HR (qui la sua recensione), ho scelto di avventurarmi nelle lontane terre cinesi (si fa per dire) scegliendo di acquistare e provare lo Xiaomi Mi Band 2, fratello maggiore di una prima fortunata versione -tra l’altro- ancora disponibile e abbastanza diffusa. Non c’è ancora un buon mercato facilmente accessibile per il Mi Band 2, in Italia si trova a prezzi medio-alti, si può acquistare all’estero (in Cina, appunto) e farselo spedire, a mezzo posta ordinaria oppure scegliendo un corriere, occhio però allo sdoganamento. Ti racconto la mia esperienza.

Xiaomi Mi Band 2 2

Prima di entrare nel dettaglio di cosa mi è piaciuto e cosa no sul Mi Band 2, vorrei dedicare un piccolo spazio a un pensiero. Ancora una volta faccio riferimento alla chat di gruppo dove, con qualche amico, si parla sempre del più, del meno, della tecnologia e di qualsiasi altro argomento abbia senso discutere. Estraggo un pezzo di Marco che –seppur riferito ad altro– si adatta benissimo alla situazione (Marco, vale quanto detto a Luca l’ultima volta, poi te lo restituisco ;-)):

Una volta, quando le cose funzionavano bene, la concorrenza si faceva sul prezzo al ribasso. Offrire qualità simile o uguale a minor costo. Adesso ci vogliono convincere che il posizionamento di prezzo è la qualità del prodotto e buona parte delle persone ci crede…

Perché lo riporto qui? Perché credo che spesso ci si dimentichi che a fare del prodotto un buon prodotto, sia la qualità complessiva della realizzazione e la soddisfazione finale del cliente. Non la marca, non il prezzo. Spesso, troppo spesso, quest’ultimo viene fatto lievitare per dare la falsa impressione che per ottenere la “vera qualità” bisogna pagare, un po’ a occhi chiusi, qualsiasi cifra. Forse capirai tu stesso il confronto diretto tra qualche riga.

Mi Band 2

Un 2 che sta a significare evoluzione, imparare dagli errori, ascoltare i feedback degli utenti che nel frattempo hai saputo far innamorare del prodotto, ormai sempre più in crescita. La mia personale esperienza non è partita poi benissimo.

Occhio alle spese!

Ho voluto provare a effettuare l’acquisto all’estero, non lo facevo da qualche tempo ormai, sono passato per GeekBuying, che si è comportata benissimo. L’errore è stato mio perché volevo velocizzare i tempi (le consegne dal mercato asiatico a noi, tramite posta ordinaria, avvengono in circa 40 giorni lavorativi, un’eternità), e ho quindi scelto di affidare la consegna a DHL, che ovviamente ha dovuto sdoganare il pacco all’aeroporto di Orio al Serio, caricando sul mio groppone ulteriori 21€ tra tasse e balzelli. Insieme al costo del Mi Band 2 ho raggiunto i quasi 50€ richiesti da Amazon (con spedizione Prime in un giorno).

Unboxing e registrazione

Poco male, si paga ovviamente con la coda in mezzo alle gambe ma con la stessa voglia di un bambino pronto a scartare il pacco del suo regalo di Natale. Il sensore è parzialmente carico (31%), lo faccio alloggiare nel cinturino in gomma morbida nera che si trova nella piccola scatola che contiene tutto il necessario. Giusto il tempo di scaricare l’applicazione ufficiale sul mio smartphone Android, si parte.

Mi Fit
Price: Free

Prima rogna da risolvere: la registrazione dell’account è obbligatoria (tutto nella normalità) ma non arriva nulla a destinazione, nessuna mail di conferma per chiudere il cerchio. Un paio di prove ancora, cambio addirittura indirizzo di posta elettronica nel form sostituendo il mio principale con un GMail, niente da fare. Fortunatamente c’è la possibilità di procedere dimostrando la propria identità tramite Facebook. Ostacolo superato (e se non avessi voluto utilizzare il Social Network?).

Da qui in poi il passo è breve. L’applicazione cercherà il sensore più vicino, accoppiamento, aggiornamento del firmware, tutto pronto per partire, le statistiche sono appena state resettate perché mi è stato associato ex-novo il prodotto.

Esperienza d’uso

È inevitabile il confronto. Arrivo dalla scuola Fitbit, più precisamente dal mio Charge HR, che ovviamente ho voluto mantenere sul polso durante il primo periodo di utilizzo di Mi Band 2, gironzolando allegramente con un doppio bracciale, che Angry Nerds levati proprio. Ho fatto qualche passeggiata, ho svolto la regolare attività lavorativa (maledettamente sedentaria), ho dormito continuando a indossare entrambi i prodotti, li ho voluti confrontare in maniera più che diretta.

Una volta passata la mezzanotte del primo giorno di convivenza è stato possibile fare un reale confronto diretto, ovviamente tenendo impostato ciascun bracciale sul braccio definito nell’applicazione (entrambi ti permettono di dichiarare se stai indossandoli sul dominante o no, così da regolarsi di conseguenza con i movimenti e i dovuti calcoli). Ciò che più mi ha colpito è stata la differenza tra i passi, immediatamente visibile. Se Mi Band 2 alle 7 del mattino mi diceva di non aver rilevato alcun passo fatto, Fitbit Charge HR ne segnava già 12. Aveva ragione il Mi Band 2, non mi ero alzato quella notte, solitamente lo faccio per andare a bere, ma non quella notte.

La stessa schermata, analizzata all’ora dell’aperitivo (circa) parlava chiaro:

Xiaomi Mi Band 2 1

2620 passi di differenza. Imbarazzante credo sia la parola più adatta. Chi ha ragione? Chi torto? Ammettendo che la verità stia sempre nel mezzo, posso considerare di aver camminato per un totale (circa) di 5000 passi? Perché questo divario pazzesco? Mi ero accorto che Fitbit Charge HR tendeva a esagerare (me ne ero lamentato nella sua recensione), ma non pensavo davvero così tanto, anche considerando un po’ di parsimonia da parte di Xiaomi e del suo Mi Band 2.

Dopo altre 72 ore di convivenza, decido di abbandonare Fitbit Charge HR e dedicarmi solo a Mi Band 2. Ti racconto quindi le impressioni sull’utilizzo, basandomi anche sulla curiosità di un amico che contemporaneamente ha acquistato una marca e un modello competitor (fascia economica cinese) con il quale si trova tutto sommato bene (ciao Matteo!), lamentando problemi nella sola durata della batteria.

La batteria

È quella che fino ad oggi non ha rivali. Il prodotto è meravigliosamente ottimizzato, lo scorso 6 settembre mi è stato consegnato al mattino con il 31% (come detto a inizio articolo), configurato, aggiornato perché l’applicazione ha trovato un nuovo firmware, utilizzato in maniera continuativa, giorno e notte. Il 12 settembre sono arrivato ad avere circa il 3% di carica residua alle 14:30. A quel punto ho ovviamente smontato il sensore e utilizzato il cavo proprietario che fa un po’ da culla andando a toccare i piedini di ricarica.

Xiaomi Mi Band 2 3 Battery

A tal proposito: la batteria ha necessitato di una ricarica durata poco più di due ore e mezza da porta USB del mio PC. Non so se questo è un giusto intervallo di tempo, non so ancora se collegando il cavo a un caricabatteria da muro posso ottenere risultati migliori. In ogni caso, la culla di ricarica è sicuramente migliore del cavo di ricarica proprietario di Fitbit, che invece si rovina facilmente dopo alcuni utilizzi, allentando un attimo la presa con lo smartband, ma che riesce a caricare Fitbit molto più rapidamente (anche da porta PC). La batteria di Mi Band 2 ha una capacità di 70mAh, non viene invece specificato il valore sul sito o sul manuale di Fitbit Charge HR.

Xiaomi Mi Band 2 15

Mi pare che la promessa di Xiaomi, pubblicata anche sul loro sito, venga in effetti mantenuta (si parla di una durata di batteria pari a 20 giorni, che in realtà potrebbero venir superati considerando l’immagine che ti ho mostrato qui sopra).

È comodo?

Si, abbastanza. Secondo me il cinturino è un pelo troppo debole, ricordo ancora bene il SONY SWR10 che ho usato per molto tempo, a clip simile a quella proposta da Xiaomi, ma doppia e non singola. Fitbit Charge HR è davvero difficile da togliere, per esempio, poiché volutamente realizzato come un classico cinturino da orologio.

Mi Band 2, indossato sul polso dominante per il primo periodo di test, mi si è slacciato facendomi quasi perdere il sensore due o tre volte. Immaginare la stessa scena dentro l’acqua di una piscina o in un altro scenario genera ansia. Sia messo a verbale che questa cosa nn mi è più capitata da quando ho cambiato polso rendendo Mi Band 2 il principale, passato quindi al polso non dominante.

Esteticamente Mi Band 2 non può passare inosservato, non è omogeneo come l’alternativa Fitbit, è più spesso anche se più stretto. Di buono c’è che il cinturino lo si può cambiare, scegliendone magari uno di terza parte con migliore chiusura, più colorato, più adatto al proprio stile di vita o spirito. Il prodotto sta tutto nel sensore, non certo in un pezzo di gomma intercambiabile (Fitbit Charge HR va cambiato per qualsiasi problema al cinturino, te lo ricordi?).

E l’applicazione?

Secondo me parecchio migliorabile. Non le manca nulla per ciò che riguarda le misurazioni, ma un tocco estetico più simile a quello di Fitbit non farebbe affatto male, non c’è una vera logicità e una possibilità di approccio più semplice. L’applicazione va studiata, ci si deve perdere un attimo di tempo, una volta abituati non si noterà più nulla (o quasi), io continuo ancora a preferire quella di Fitbit nonostante la versione Android sia indietro rispetto a quella iOS (negli ultimi tempi utilizzavo quella per sincronizzare le mie statistiche, la preferivo già per la possibilità di verificare l’avanzamento di sincronizzazione).

A proposito di sincronizzazione. Sono molto, molto colpito. La velocità delle notifiche è fantastica, così come lo scambio dati di giornata che andrà a registrare gli avanzamenti nell’app ufficiale, nel proprio account ma soprattutto (volendo) su Google Fit, così da tenere traccia proprio di tutto e rendere possibile la consultazione via PC. Mai avuta una velocità così con Fitbit, ho sempre lamentato una latenza insopportabile tra smartphone (Android) e bracciale, talvolta arrivando a secondi interminabili che rendevano completamente inutile l’avviso di chiamata, unico tipo di notifica disponibile su Charge HR.

Qui l’unico problema delle notifiche app deriva dal limite massimo di 5 configurabili oltre quelle già previste dall’applicazione ufficiale e dal firmware del prodotto, che andranno a mostrarsi su Mi Band 2 con la stessa identica icona “App” (questo il testo contenuto proprio in quella icona, che comparirà in contemporanea con la vibrazione dello smartband), potenzialmente inutile dato che non è possibile fare distinzione tra le applicazioni che vogliono richiamare la tua attenzione (ergo: less is better, meno applicazioni si configurano per la notifica “App”, meglio è, il non plus ultra sarebbe averne solo una).

Cosa manca?

Impossibile non confrontare ancora una volta i due prodotti che ho avuto modo di mettere più alla prova.

Sveglie

Contrariamente al Fitbit Charge HR, Mi Band 2 non permette di visualizzare le eventuali sveglie configurate da applicazione, è una voce completamente mancante all’appello di quelle visualizzabili tramite smart-band. Se con la sveglia a singolo giorno tutto sommato può andare giù (bisogna solo ricordarsi di andarla a programmare sullo smartphone), con quelle ripetitive la storia cambia. Ci si dimentica facilmente di averle inserite proprio perché ci si fa l’abitudine.

Se ci si prende qualche giorno libero, quasi sicuramente ci si dimenticherà di disattivare il risveglio con vibrazione. Te ne accorgerai però solo al mattino successivo, quando Mi Band 2 ti farà aprire gli occhi e ti ricorderai (tardi) che in realtà non c’era alcun bisogno di alzarsi dal letto :-)

Può essere un buon suggerimento per gli sviluppatori di Xiaomi?

Tra date odierne e piani di scale

Forse più adatta alla voce riguardante le sveglie, quella sulla data trova spazio in questo minuscolo paragrafo perché in realtà riprende l’ultima frase del precedente, quella dove ti parlavo di suggerimenti agli sviluppatori.

Evidentemente non ero il solo a pensare che nel -seppur piccolo- monitor di Mi Band 2, ci sarebbe potuto essere quello spazio adatto alla data odierna, cosa molto comoda che ho imparato ad apprezzare su Fitbit e sulla quale ho fatto affidamento nel caso in cui si perda memoria del giorno preciso in cui ci si trova, costringendoti così a prendere lo smartphone o recuperare un calendario da scrivania. Neanche a farlo apposta, durante la stesura dell’articolo (in più puntate, nda) il Mi Band 2 ha ricevuto una nuova versione del firmware, la quale ha portato alcune novità, tra cui proprio la possibilità di modificare la visualizzazione del monitor includendo la data odierna, nella modalità giorno (esteso, scritto, in inglese), mese (anch’esso in inglese, ridotto, Sep per September per esempio), giorno (sembrerebbe a doppia cifra, ma potrò esserne sicuro solo tra una manciata di giorni a partire dalla pubblicazione di questo pezzo). Un gran bel lavoro ragazzi!

Xiaomi Mi Band 2 18

Per le scale invece, attualmente nulla da fare. Sul Mi Band 2 mancano i dati riguardo i piani di scale saliti. È una particolarità che avevo gradito su Fitbit Charge HR, dato che lavoro in una piccola palazzina da 2 piani (oltre il piano terra), e spesso faccio la trottola tra un piano e l’altro inseguendo utenti che lamentano problemi. A fine giornata davo un’occhiata a quanti piani avevo macinato, ovviamente anche loro contribuivano al resto delle statistiche raccolte e alle calorie bruciate, cosa che qui non risponde certo all’appello. Chissà, magari verrà integrata anche questa :-)

In conclusione

Ormai dovresti conoscermi. Non sono solito concludere un articolo con un voto, né tanto meno con una di quelle valutazioni che in un colpo solo ti fanno capire se devi correre sul tuo e-commerce preferito per spendere i tuoi soldi oppure no. Credo di averti messo a disposizione ogni informazione utile alla tua valutazione e sono comunque a disposizione per discutere ulteriormente del prodotto nell’area commenti, nel caso non avessi detto proprio tutto o tu voglia conoscere un particolare dettaglio di Mi Band 2.

Nel frattempo ho già acquisto un secondo cavo di ricarica (così lo posso tenere in ufficio e lasciare quello originale a casa) che probabilmente non è attualmente disponibile su Amazon (in questo caso, ti consiglio di prendere direttamente il pacchetto da due, c’è una bassissima differenza di prezzo tra i due).

Xiaomi Mi Band 2 19

Fai clic sull’immagine per ingrandire.

Non mi resta che ringraziarti per essere arrivato fino a qui, sperando che questo pezzo ti sia piaciuto. Ci ho messo del tempo ma credo ne sia valsa la pena (almeno lo spero). Quello che trovi qui a fianco è il QR code che corrisponde al mio utente Mi Band 2, aggiungimi se ti va :-)

Cheers.

immagine featured: Digital Trends

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato da GeekBuying, sdoganato (rimettendoci circa 20€ oltre il costo del prodotto e del trasporto), arrivato qui grazie a DHL.
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Riferendomi al titolo dell’articolo, se me lo avessi chiesto nella prima settimana di vita di questo mio acquisto, la risposta sarebbe stata secca e seccata: no. Ho lasciato passare del tempo però, l’ho fatto apposta, ho voluto dare fiducia al cambiamento e oggi posso affermare che tutto sommato ho fatto un errore “contenuto“, tra alti, bassi e qualcosa che mi piacerebbe ci fosse ma che no, non c’è, tipo una batteria e un’ottimizzazione del sistema e dei consumi più affidabile, che permetta di arrivare a fine giornata in scioltezza. Ti presento i risultati dell’acquistare oggi un Samsung Galaxy S6, provati sulla mia pelle.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 1

Ho approfittato di una discreta offerta al Media World (affatto lontana da quella di Amazon, ma volevo “tutto e subito”) e mi sono fatto un regalo prima delle ferie, in concomitanza con l’apparente dipartita del mio ZTE e degli spiacevoli eventi accaduti con gli Stockisti. Ho scelto una serie sorpassata per più motivi: risparmio economico (nessuno lo dice, tutti lo pensano, io te lo confermo così ci togliamo il pensiero), hardware ancora molto valido, un bel design e nessuna brutta sorpresa perché tutto ormai è stato provato, scritto, superato o fintamente ignorato. Lo smartphone viene tenuto aggiornato (con i rilasci patch mensili) e ha ovviamente a bordo MarshMallow, con la speranza di vedere quanto prima Nougat, teoricamente previsto.

Samsung Galaxy S6

Galaxy S6 è un bel telefono. Ho preferito prendere quello standard, l’edge non mi ha mai convinto del tutto e non ho cambiato idea al momento dell’acquisto, nonostante la differenza accettabile di prezzo. È elegante, ha un bel profilo, è essenziale e con il suo colore blu marino è davvero bello da vedere. La fotocamera sporge ma chissenefrega, con la custodia protettiva neanche si nota ed è tutto a pari livello (ho scelto questa della Spigen), non riuscirei a portarlo in tasca così come esce dalla scatola, rischierei di rovinarlo troppo facilmente, basterebbe il classico movimento sbagliato.

Samsung Galaxy S6, è un giusto acquisto oggi? 8

A proposito di scatola: il contenuto è quello che si deve pretendere da ciascuno smartphone, ricalca quindi lo standard composto da auricolari, caricabatteria da muro, cavo microUSB. Apprezzo che Samsung mantenga questo standard e non abbia scelto di passare a USB-C come molti ormai (costringendo all’acquisto di mille cavi in più per poter essere sempre “coperti“). Scelta confermata anche con Galaxy S7, tra l’altro.

Al solito, non faccio mancare la rapida panoramica sulle caratteristiche hardware rilevate da CPU-Z.

Aperta la scatola, ho avviato il sistema e cominciato a la configurazione, per recuperare l’ultimo backup disponibile prima che lo ZTE mi abbandonasse, così da poter avere ogni mia applicazione e preferenza (fatta eccezione per quelle applicazioni che ancora non riescono a fare salvataggio dei propri dati sotto l’account Google). Ho evitato di metterlo in carica, ho cercato di sfruttare ciò che avevo a disposizione di fabbrica, peccato però che ho dovuto necessariamente arrendermi dopo poco, troppa poca energia (sono arrivato a malapena ad accedere al Desktop del telefono e ho dovuto metterlo in carica durante il download delle mie applicazioni).

Carica!

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi? 12 - Batteria

Ho poi continuato a metterci mano una volta a casa, per evitare di perdere ulteriore tempo in ufficio (ok la prima fase, poi basta). A tarda serata, ho dato un’occhiata alle statistiche di consumo energia perché ormai quasi morto (io, non il telefono). Perdona il colore, ho scattato gli screenshot con il filtro luce notturno attivo (si era fatta una certa):

Da lì a poco la batteria sarebbe morta, nonostante il buon livello di carica negli screenshot. Ho ripetuto in seguito i test e ho continuato a salvare screenshot, la situazione è rimasta la stessa nei giorni seguenti, non ho mai potuto fare reale affidamento al mio nuovo smartphone, troppo facile scaricarlo con un utilizzo –secondo me– non realmente intensivo, che anche lasciato al suo destino senza toccarlo, non pareggiava i conti con il mio secondo smartphone in borsa (un iPhone 6 aziendale). Ero in ferie, sempre in giro, con la necessità di poterlo utilizzare per scattare fotografie, magari portarmi a destinazione con Google Maps o Waze, rispondere e fare telefonate.

Il colpevole è sempre lui, almeno nei primi tempi di assestamento. A nulla servono kilometriche discussioni su più forum, tentativi di cancellazioni cache, dati in memoria e qualsiasi altra precauzione. I “Servizi Google” (Google Play Services, nda) continuano a consumare molta batteria almeno per un primo periodo. Solo a distanza di una o due settimane (forse anche tre) ho potuto apprezzare un miglioramento dovuto all’inferiore consumo prodotto.

Oggi Samsung Galaxy S6 arriva al termine della giornata se la batteria è carica al 100% quando esco di casa, ammesso che non dia troppo da fare al reparto fotografico. A tal proposito: si dice il peccato ma non il peccatore. Ho cercato consigli sull’uso di Galaxy S6 per evitare di vederlo morire facilmente nel corso delle ore, una fonte web “autorevole” italiana consiglia di non fare troppe fotografie perché l’alta qualità della fotocamera richiede molta energia. Te la butto lì un po’ così, magari ridi anche tu di gusto come ho riso io, un po’ come acquistare la Ferrari ma farsi problemi nel fermarsi a fare carburante dal benzinaio.

Comparto fotografico

Rido perché quel reparto lì è ciò che sicuramente può vantare Samsung tra i vari suoi competitor. È un reparto molto curato, che senza scendere nei tecnicismi ti fa ammettere che le fotografie scattate con un Galaxy S6 sono davvero molto belle, anche in condizioni non proprio buone, anche con luce scarsa (qui chiaramente la qualità degrada abbastanza, lo fanno tutti, fatta eccezione per coloro che si focalizzano per tirare fuori un prodotto appositamente studiato per evitare queste situazioni).

Ti propongo qualche scatto catturato durante le ferie, talvolta ho utilizzato filtri che lo stesso Galaxy S6 propone di default, con possibilità di aggiungerne di nuovi scaricandoli dallo store Samsung.

Le fotografie parlano da sole. Sullo smartphone sono semplicemente spettacolari. Viste sul monitor del mio MacBook sono altrettanto belle, il resto sta alla mano dell’utilizzatore, non sono un fotografo professionista e mi diletto a catturare momenti della giornata quando mi va, senza troppo impegno, è un hobby estremamente amatoriale e tale deve rimanere. Anche i video (nonostante non ne abbia caricati qui) sono molto belli, fluidi, ben stabilizzati.

Quotidianità

Provo a farti la conta di ciò che più mi manca rispetto al passato e ciò che c’è su Galaxy S6, che quindi posso sfruttare quando voglio. Nessuna polemica, semplicemente quelle differenze nella customizzazione che, chi mi conosce sa bene ormai, non apprezzo mai, prediligendo una esperienza pura di Android, come pensato, voluto e sviluppato da Google.

Not ready to Cast

Quando ho portato Google Chromecast in casa, sostituendo la AppleTV 3, ho notato l’immediatezza della condivisione del monitor del mio smartphone verso il televisore della sala, una cosa che ho assolutamente apprezzato e amato, così come l’amavo da iPhone ad AppleTV. Ecco, Samsung non offre la stessa possibilità, manca infatti il pulsante di cast (Trasmetti), qui sostituito con un pulsante “Smart View” che però non equivale affatto, e cerca dispositivi della stessa casa costruttrice, il prodotto Google non è contemplato.

Per poter aggirare l’ostacolo, sarà necessario utilizzare direttamente l’applicazione di Google, che rimane comunque più scomoda rispetto a qualsiasi altro competitor:

Google Home
Developer: Google Inc.
Price: Free

È una cosa assai stupida, perché le singole applicazioni come Netflix, Plex o lo stesso Chrome (browser) possono effettuare cast con un singolo clic, con estrema facilità e fluidità massima (parametri che possono cambiare in base alla tua rete di casa, sia LAN che internet). Pensare che questa funzione appartenga a cellulari di fascia ben più bassa, mi delude un po’.

Accessibilità

Ho notato sporadicamente problemi con il sensore luce, che regola automaticamente la luminosità del monitor di Galaxy S6, non sempre reattivo (o addirittura troppo reattivo in altri casi), producendo uno sfarfallio che si nota immediatamente, che sarà possibile bloccare solo se hai la prontezza di andare a togliere la luminosità automatica dalla dashboard superiore di Android.

Samsung Galaxy S6, è un acquisto papabile oggi?

Lo stesso vale per il lettore di impronte, non sempre impeccabile, più spesso impreciso e lento nel riconoscimento rispetto a iPhone ma anche all’ultimo smartphone di Vodafone che ho provato pochissimo tempo fa. Io capisco che si tratta di una generazione antecedente all’attuale, ma giuro che non comprendo come sia possibile fare peggio di iPhone 6 che è nato in contemporanea (anche quest’ultimo ogni tanto è lento, ma mai impreciso). Ho già provato a far rileggere l’impronta del mio pollice destro, ho mosso anche il dito per dargli maggiori informazioni, a nulla è attualmente valso lo sforzo, devo cercare di tenere sempre la stessa identica posizione di sblocco per non avere rogne, altrimenti conviene passare ancora dalla sequenza a monitor.

Ricollegandomi allo sblocco del telefono (o alla semplice lettura delle notifiche) sento anche la mancanza del doppio tocco su monitor, qui inesistente, tornava comodo quando avevo bisogno di leggere l’orario senza necessità di andare a cercare il pulsante laterale di stand-by/accensione. Si vive anche senza, non c’è dubbio.

Sono piccoli problemi di percorso

Li ho avuti anche (i problemi di percorso, nda) con la funzione del DND (Do Not Disturb) che andava in costante crash quando provavo ad accedere alle sue opzioni dalle Impostazioni del prodotto. Ho trovato alcuni riferimenti sul web e nei forum degli utilizzatori, persone che hanno risolto l’anomalia con vere e proprie tecniche Vodoo, magari imitando posizioni del Kamasutra, senza mai però una procedura facilmente riproducibile, che risolvesse una volta per tutte il problema. A nulla sono valsi i miei tentativi di arresto forzato dell’applicazione Impostazioni del telefono o pulizia di cache e dati.

Cosa ho fatto per risolvere l’errore? Bella domanda. Non te lo saprei spiegare. Avevo il DND impostato sul mio precedente telefono, anche Samsung Galaxy S6 ha fatto partire la modalità al vecchio orario prestabilito, da quel momento ho potuto accedere finalmente alle impostazioni della funzione e ritoccare la whitelist dei contatti che possono cercarmi fuori dagli orari concessi a tutti. Assurdo ma vero, contento che ora tutto funzioni correttamente.

In conclusione

Decidile tu. Io ho tratto le mie e sono a metà strada. Non sono positive ma non possono essere per questo motivo negative, c’è una via di mezzo che può essere giusta in base alle aspettative dell’utente finale e alle sue reali esigenze nel quotidiano. Per quello che mi riguarda, probabilmente non avrei concluso l’acquisto (con il senno di poi) ma ero curioso di capire dove fosse arrivata Samsung, soprattutto con S6 e S7 perché ultime punte di diamante di una storia costellata di problemi e lamentele, ma anche di fanboy che difendono il marchio coreano.

Ho voluto dargli fiducia perché gliel’avevo completamente tolta in seguito all’estrema personalizzazione dell’Android a bordo dei dispositivi da loro realizzati, che avevo avuto modo di provare (per lavoro o per pura casualità) in passato. Tanto è rimasta di quella personalizzazione, ma moltissimo è stato standardizzato ed è ora più simile all’esperienza Android pura (ma volendo si possono fare ulteriori passi da gigante). Sarei davvero curioso di capire e toccare con mano ciò che è cambiato con Galaxy S7 ma dubito che il grande marchio ci tenga a darmi ascolto e farmi ricredere, magari attenderò di avere un prossimo colpo di testa, a prezzi più contenuti (perché se c’è un difetto davvero grande di Apple e Samsung, è vendere i loro dispositivi a prezzi molto poco competitivi rispetto al resto del mercato, dimenticando che non si vende il brand, ma il dispositivo che arriva tra le mani del cliente) :-)

Cheers.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato presso Media World (approfittando di una loro offerta), serve scansione dello scontrino? ;-)

Vodafone Smart Platinum 7 è parte importante dei nati in casa Vodafone, lo definirei un concreto salto di qualità, messo in commercio da pochissimo tempo (giugno scorso), va a occupare un posto di tutto rispetto nelle fasce solitamente dedicate ai top di gamma, a prezzi ben differenti dai grandi giocatori, più in linea invece con quelli fissati dal colosso inglese fino a oggi (anche se comunque superiori a ciò che abbiamo visto fino a ora).

Ho potuto provarlo per un paio di settimane circa, ti racconto com’è andata evidenziandone pregi e difetti ai quali ho fatto caso.

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900)

Nato con Android 6.0.1 Marshmallow, in questi giorni in cui Google ha cominciato a distribuire lentamente la nuova versione 7 Nougat, ha un hardware che può sicuramente sopportare la novità. La speranza è sempre quella che sia il produttore a continuare a dare seguito ai rilasci software (sia di sicurezza, sia di innovazione) che spesso invece vengono trascurati, cosa che è capitata –per esempio– con lo Smart Ultra 6, mai approdato alla versione 6 del SO di Google (non riceverà ulteriori aggiornamenti in futuro, nda), vuoi per cause dovute all’hardware non certo troppo performante, vuoi perché semplicemente non ne valesse la pena per la quantità di venduto sul territorio (da quando l’ho ricevuto, ricordo a memoria circa 3 o 4 update che lo hanno portato a 5.0.2 con alcune patch di sicurezza importanti).

La scheda dettagli di Vodafone Smart Platinum 7 (disponibile sul sito UK all’indirizzo vodafone.com/content/index/what/devices/smartplatinum7.html e italiano con scelta del piano tariffario da associare su vodafone.it/portal/Privati/Tariffe-e-Prodotti/Prodotti/Smartphone/Scheda-Vodafone-Smart-platinum-) riporta caratteristiche da primo della classe, soprattutto considerando ciò che ho avuto tra le mani fino a ora (smartphone appartenenti alla stessa carrier telefonico, intendo) e relative evoluzioni disegnate da Vodafone e realizzate da player terze parti.

Giusto per farla breve, Vodafone Smart Platinum 7 monta un processore Qualcomm MSM8976 Octa-core a 64 bit, 4x A72 1.8GHz + 4x A53 1.4GHz, corredato da 3GB di RAM (ormai irrinunciabili per una costante fluidità nella fruizione di contenuti e utilizzo delle applicazioni installate), e una batteria che fortunatamente arriva agli ormai necessari 3000mAh, per permettere di utilizzare lo smartphone per un giorno e poco più, ammesso che non ci si giochi tutto il tempo, in quel caso tutto decade, come se non bastasse già quello che fanno i Play Services di Google che su Android 6.0 tendono sempre a percentuali poco simpatiche nella scheda Batteria. Ho catturato qualche screenshot da CPU-Z che riepiloga tutta la serie di caratteristiche tecniche del prodotto:

Ora che l’abbondante cappello è stato affrontato,  imposto il pezzo così come già fatto in passato, che a cambiare squadra che vince non è mai buona cosa! :-)

Cosa convince

L’estetica e la sua fisicità, Vodafone Smart Platinum 7 ha dimensioni contenute, si impugna bene (anche provando a lavorare con una sola mano, non del tutto semplice ma affrontabile con un pelo di attenzione) ed è estremamente elegante. 154 x 75.65 x 6.99 mm, per un totale di 155 grammi e con un buon display da 5,5″ al quale tornerei a occhi chiusi, noto tanto la differenza a oggi con il mio Samsung Galaxy S6 (di cui presto ti parlerò), davvero. Per poter evitare di rovinare il dispositivo, consiglio una custodia (anche trasparente e sottile) da comprare prima di subito, nonostante il Gorilla Glass che l’azienda ha utilizzato (e che di certo non metterò alla prova, sembra quasi che io possa danneggiarlo con il solo sguardo! ;-)).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 8

Il lettore di impronte. Preciso, rapido, maledettamente comodo in quella posizione. Lo so, non è certo Vodafone ad averlo inventato e non sarà l’ultima azienda a scegliere di inserirlo in quella posizione. Dico solo che funziona, funziona molto bene, più preciso e veloce di quello che ho sul mio S6, al pari della validità di quello che ho su iPhone 6. Posso sbloccare il telefono senza neanche svegliarlo dallo standby, posso effettuare pagamenti (quando previsto dall’applicazione in uso), posso velocizzare autenticazioni in 2-Step per le quali la mia impronta digitale può sostituire un codice o una password da me stabilita. È una comodità introdotta e digerita “a fatica” qualche anno fa, oggi viene data per scontato, lieto che Vodafone lo sappia e abbia considerato il suo inserimento in questo terminale.

Lo spazio disco. Facciamo insieme “la conta“: uno smartphone dei giorni nostri deve permettermi di avere a disposizione le applicazioni che utilizzo quotidianamente, accesso ai dati e alla musica perché utilizzo rispettivamente Dropbox e Spotify, deve poter contenere temporaneamente le mie fotografie, fino a quando non saranno salvate in cloud su Google Photos per poi essere cancellate fisicamente dal dispositivo, non è più necessario (e non acquisterei più) un taglio di memoria troppo abbondante. Ricordo ancora bene le facce dei commessi ai negozi TIM e H3G quando chiesi l’iPhone 3GS da 32 GB (andava per la maggiore il 16) e iPhone 4S da 64 GB (il 32 veniva dato per “eccessivo“, sarebbe stato rimosso in seguito). Vodafone Smart Platinum 7 nasce con 32 GB di memoria interna di cui solo 23,57 disponibili per i dati utente. Ammesso che non bastino, c’è la possibilità di espanderla fino a 256 GB tramite microSD (non ho trovato informazioni in merito sul sito di Vodafone, ma c’è qualcosa su GSM Arena).

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 9

Fuori dai 3 punti principali, posso ancora una volta ringraziare Vodafone per aver scelto un sistema pulito (una pressoché pura Android Experience) con due o tre applicazioni a bordo (alle quali si può rinunciare prima di subito) e i 3 tasti virtuali ora illuminati di bianco (molto meglio rispetto a quel blu scelto per il vecchio Ultra 6), posizionati nel giusto ordine (cosa che non accade con Samsung) e un led di notifica molto discreto.

Comparto fotografico

Piccolo paragrafo all’interno di quello principale perché convince ma senza lode e senza infamia. La fotocamera posteriore da 16 Megapixel e doppio led per il flash fa coppia con quella anteriore a 5, “perfetta per i selfie” a dire dell’azienda (dato che ormai abbiamo gente che cerca solo questo, ahinoi). Fotocamera ricca di opzioni valide anche per la parte video, può essere controllata in Manuale, per i puristi, sufficientemente brillante e definita anche quando si aumenta lo zoom (senza esagerare), per assurdo, si fatica talvolta più sulle distanze ravvicinate che non per quelle più in là. Pochi scatti, giusto per permetterti di farti un’idea:

A cosa bisognerà fare l’abitudine

Al quel maledetto doppio tocco su monitor. Perché Vodafone Smart Platinum 7 propone, in configurazione di default, un doppio tocco che porta rapidamente all’ora attuale e alle ultime notifiche di sistema, in scala di grigi, per evitare di consumare batteria e avere una sorta di riepilogo su ciò che sta succedendo sullo smartphone. Il telefono lo si sblocca quindi tramite pulsante di accensione laterale (sulla destra) oppure direttamente tramite impronta digitale sul sensore posteriore (cosa che però piace assai al sottoscritto, come specificato nel paragrafo dedicato al lettore, alcune righe più su).

A una batteria che soffre troppo le ire dei Play Services. Puoi sostituire i Play Services con qualsiasi altra applicazione sotto uso intensivo o magari con un sensore di luminosità che tende a tenere il monitor forse troppo vivo anche quando non necessario. La luminosità adattiva fa parte delle caratteristiche di ogni terminale, questo non fa certo eccezione, eppure ho notato qualche piccola incertezza nel suo utilizzo. Tutto ciò si ripercuote sulla batteria che, nonostante la sua capienza, a fatica supera la giornata di lavoro con un utilizzo normale delle risorse dello smartphone. Peccato, servirebbe maggiore ottimizzazione e sono certo che si potrebbe così arrivare a superare la 24 ore di “Le utent” (non è francese, è stupido maccheronico). Per la cronaca: la seconda applicazione che non si lascia ottimizzare da Android 6, oltre ai Play Services, è proprio di Vodafone:

Vodafone Smart Platinum 7 (VF900) 15

In conclusione

Innegabile: si tratta certamente di un buon terminale che non fa mancare nulla o quasi all’utilizzatore, almeno secondo i canoni odierni.

Ha le sue pecche, un po’ come tutti (credo, e forse lo credi anche tu, che il terminale perfetto non esista ancora), che possono certamente essere corrette con qualche buon intervento software (forse non per tutto, ma per una parte ne sono convinto). Il prezzo non è accessibile come per le fasce entry-level e mid dello stesso gruppo, Vodafone Smart Platinum 7 costa infatti 430€ (429,99) se svincolato da un piano tariffario associato al marchio rosso che ne permetterebbe una rateizzazione mensile ammortizzata dal pacchetto voce-sms-dati. Secondo te questo può essere un buon prezzo, basato su ciò che offre il terminale?

Io faccio ormai parte della schiera di persone che difficilmente vuole superare i 400€ per un rinnovamento del proprio parco smartphone Android, ma è chiaro che un pacchetto completo fatto di hardware, software e ingegnerizzazione può arrivare a costare di più. Le alternative esistono, ce ne sono certamente di molto valide (allo stesso prezzo o poco più) e la scelta dipende esclusivamente da ciò che si vuole avere al proprio fianco (un po’ come succede per tutti i prodotti che si acquistano). Questo è il pensiero personale, lascio spazio alle tue considerazioni o domande (l’area commenti è a totale disposizione) nel limite di ciò che posso conoscere, il telefono tornerà entro breve all’ovile, sarà quindi difficile fornire supporto ;-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Vodafone, tornato all'ovile.