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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Motorola Moto Z2 Play

Gioxx  —  31/10/2017 — 4 Comments
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Dominato da un’esperienza pura basata su Android Stock (7.1.1), e contenente giusto un paio di riferimenti all’azienda del gruppo Lenovo, per nulla invasivi (quasi non te ne accorgi, giuro), il Moto Z2 Play è davvero un bello smartphone, con una grande agilità e buone performance ma, contrariamente alle storie a lieto fine, con un grande tallone d’Achille molto di moda negli ultimi tempi: il prezzo di listino.

Motorola Moto Z2 Play 1

 

Motorola Moto Z2 Play

Pratico, con un buon display (da 5,5 pollici, AMOLED con risoluzione in Full HD), bello da vedere nonostante quella sua pendenza posteriore (da poggiato) un po’ forzata, dovuto al comparto fotografico sporgente. Un grip che convince, anche se montando la Moto Style Shell, cover magnetica che permette anche la carica a induzione, questo dissuade prediligendo molto più l’eleganza, ti sembrerà sfuggente soprattutto quando tenterai l’utilizzo con una sola mano, poco semplice in diverse occasioni. Che fare? Niente Moto Style Shell, pollice capovolto.

Il Motorola Moto Z2 Play è uno smartphone che si presenta al mercato con poche pretese, ma che ha molto da offrire all’utilizzatore medio (fascia nella quale lotta con i competitor, decisamente ad armi pari). Non un rallentamento, non un’esitazione, talvolta è fin troppo reattivo (capirai in seguito di cosa sto parlando), il touch è di buona fattura e segue sufficientemente bene le richieste, il fingerprint reader è rapido e sblocca immediatamente l’accesso ai tuoi dati, e torna ancora più comodo quando con una pressione un po’ più prolungata puoi bloccare il telefono, evitando così di dover utilizzare il pulsante laterale destro di accensione. Peso e materiali nella norma, faticherai a sentirlo in tasca e anche in mano, ma non ti preoccupare, non è una piuma, è ben resistente, anche agli schizzi, nonostante manchi la certificazione IP più alta (ti ripropongo il testo riportato nel sito web di Motorola: l’avanzata tecnologia di nano-rivestimento crea una barriera idrorepellente per proteggere il telefono da un’esposizione moderata all’acqua, come spruzzi o pioggia leggera. Non è concepita per l’immersione del telefono in acqua o l’esposizione ad acqua pressurizzata o altri liquidi. Non impermeabile.).

Sotto al cofano

Android 7.1.1 (come già anticipato a inizio articolo) con patch di settembre 2017 (a ora che sto scrivendo l’articolo), tenuto quindi costantemente aggiornato in maniera molto regolare. CPU Snapdragon 626 con GPU Adreno 506, 4 i GB di RAM (nello smartphone da me testato, ma esiste anche il modello con 3 GB) e 64 quelli di memoria integrata a tua totale disposizione (anche in questo caso esiste il modello con 32 GB), con possibilità di espansione –micidiale, direi– fino a 2 TB (che ancora non esistono, tra l’altro, ma questo è un altro argomento).

Se c’è una cosa che mi è molto piaciuta di questo dispositivo, è la possibilità di montare due SIM e una microSD contemporaneamente, cosa affatto scontata su molti altri smartphone della stessa fascia, che solitamente prediligono la formula 1+1 (doppia SIM, oppure una SIM e una scheda microSD per espandere la memoria massima a disposizione di applicazioni e contenuti personali), punto decisamente a favore di Motorola.

Il processore, così come succede già per il più recente Snapdragon 630, fa parte di quelli che scalda poco e lavora tanto, un plus che incide ovviamente anche sulla vita della batteria, 3000 mAh che ti permettono certamente di arrivare a fine giornata in tranquillità, e che possono essere rapidamente riportati a carica completa utilizzando la tecnologia TurboPower di Motorola. Il connettore scelto, a tal proposito, è di tipo USB-C.

Multimedia

Connettività GSM, GPRS, EDGE, UMTS, HSPA+ e 4G LTE (4G+ presente all’appello), WiFi 802.11 a/b/g/n 2,4 GHz e 5 GHz parecchio migliore rispetto a quell’Asus da poco provato e recensitoe che mi aveva lasciato alquanto perplesso-, soprattutto considerando che ci troviamo nella stessa fascia prezzo (il Moto Z2 Play aggancia immediatamente la rete 5 GHz e non la molla più, se non costretto).

Motorola Moto Z2 Play 11

Connettività in fibra 100/50 FTTH Fastweb, mentre Ilaria gironzola per casa con il mio iPad e Netflix in uso, il NAS è connesso, io navigo, ecc.ecc.

Bluetooth in versione 4.2 LE + EDR che non mostra alcun segno di pazzia nei confronti della mia autoradio, permettendomi il pieno controllo di Spotify dai comandi al volante, e mostrando a video titoli, avanzamento e informazioni aggiuntive del brano (grazie Signore, grazie!).

Buono e senza troppi fronzoli il bilanciamento dell’audio, anche in cuffia (sì, c’è il jack audio tradizionale). Per ascoltare una traccia (o guardarsi un video) senza l’ausilio di accessori, ti basterà tenere in landscape lo smartphone e approfittare del suo speaker frontale (la capsula dell’altoparlante in conversazione, nda), affatto potente e che si perde troppo facilmente nel rumore di fondo del fuori ufficio o casa, appena sufficiente per un utilizzo senza pretese one-shot, ma posso capire che non è su questo che punta Motorola (esistono Mods ad-hoc, ne parliamo tra poco). C’è anche la radio FM per i veri nostalgici.

Nessun LED per segnalare alcunché, c’è e ti deve bastare il display con possibilità di Always On di Motorola, di cui però ti voglio parlare meglio nel successivo paragrafo.

L’accoppiata fotocamera posteriore e anteriore è composta rispettivamente da una 12 e 5 MPixel, con un obiettivo grandangolare sulla parte anteriore così da permetterti di fare “veri felfi da competizione” (sai quanto io li odi, sorvoliamo quindi), buone le focali e le aperture, migliori rispetto al passato, con un occhio di riguardo anche alla parte video (480p -30fps- 720p -120fps- 1080p -60fps- e 4K -30fps-) che se la cava bene anche in condizioni di luce scarsa (ho detto bene, occhio). Al solito, ti propongo qualche esempio, volutamente scattato in diverse condizioni, con e senza flash (doppio sia dietro che davanti, nda), cercando di lasciare quanto di più automatico ci possa essere nel software della fotocamera:

Messa a fuoco e reattività sono di buon livello, forse un po’ meno il risultato finale, non ho riscontrato grandi difficoltà nello scatto rapido.

Per dovere di cronaca e stesso metro di giudizio per tutti, anche Moto Z2 Play soffre del problema relativo all’utilizzo durante l’attività sportiva, con la solita fascia da braccio, che riduce a zero il livello della qualità di sblocco rapido (da lettore impronte centrale) impedendo al monitor di accendersi e richiedere il PIN, costringendo quindi all’uso del pulsante di accensione laterale, facile da colpire insieme a quelli del volume. Peccato.

Software e usabilità

Cosa vuoi che ti dica: a me utilizzare un Android pressoché nudo e crudo piace. Ci sono scuole di pensiero e faide che potrebbero prendersi a palle di neve per secoli interi (no, non sto pensando a te Alberto, o forse sì?), eppure le cose sono chiare come quando le vedi alla luce del sole. L’esperienza voluta e sviluppata da Google è lineare, senza intoppi, pecca di qualche mancanza ma è dovuta al fatto che qualcun altro l’ha pensata, sviluppata e integrata proponendola poi come fosse qualcosa di standard e dovuto su ogni modello, e invece no.

Motorola Moto Z2 Play 31

Android 7.1.1 su Motorola Moto Z2 Play è come mamma l’ha fatto, con le sue icone, il suo Launcher predefinito (che funziona alla grande, lasciamelo dire), ti ci abitui subito, e quasi sopporti anche la tastiera di Google dopo anni di utilizzo di SwiftKey (e guai a chi la tocca). Certo qualche voce dedicata specificatamente al mondo Motorola c’è, ma è un di più del quale puoi anche fare a meno, se vuoi. Manca la modalità notturna per la rimozione della luce blu, ma ho aggirato l’ostacolo andando a togliere la polvere da un’applicazione che avevo ormai buttato nel dimenticatoio, Blue Light Filter – Night Mode:

Se proprio devo evidenziare un paio di difetti del Laucher, potrei citare l’impossibilità di stabilire quale delle pagine create è la mia home, così da tornarci sopra rapidamente con una pressione del tasto centrale (cosa che non accade, chiaramente, perché vieni riportato a quella che è la home di fabbrica, generalmente la pagina 1, considerando Google Home come la 0), o magari l’ansia da prestazione del Moto Display Always On, reattivo anche solo con un respiro o uno sguardo che cade per sbaglio nei pressi dello smartphone, fortunatamente disattivabile da Moto, l’applicazione “centro di controllo” creata ad-hoc per questi smartphone. La stessa torna utile quando si vogliono anche sfruttare delle gesture che ho personalmente sempre apprezzato nei telefoni di questo produttore, come la torcia attivabile con un colpo “doppio martello“:

Niente da dire sul reparto batteria, i consumi sono in linea con ciò che mi aspettavo, i 3000 mAh sembrano essere sufficienti per affrontare una normale giornata di lavoro, e non si lamentano neanche quando si fa uno strappo alla regola, qualcosa di diverso rispetto alla quotidianità. Tutto torna anche nel fine settimana, quando tendo ad abbandonare più facilmente lo smartphone, a tutto vantaggio di una carica che viene così mantenuta più a lungo:

Assente un’applicazione per la manutenzione e il tuning di applicazioni e consumi, ed è assolutamente normale considerando che si tratta di una ROM tenuta all’osso e quanto più vicina all’esperienza pura stabilita da Google (e io apprezzo, sia chiaro).

Moto Mods

Console da gioco portatile, macchina fotografica o speaker audio, poco importa. Il mondo Moto Mods propone modifiche che possono migliorare le caratteristiche del proprio smartphone, in base alle esigenze di ogni cliente. Oltre alla Moto Style Shell, di cui ti ho parlato a inizio articolo, esistono diverse altre Mods che potrai scegliere e acquistare.

Ho ricevuto il JBL SoundBoost 2, speaker stereo dalle dimensioni piuttosto ridotte che consente anche di appoggiare in landscape lo smartphone (ha un piccolo supporto che gli farà da piedistallo):

Motorola Moto Z2 Play 22

Ciò ti permetterà di goderti un buon video, un episodio della serie televisiva che stai seguendo, o più semplicemente di ascoltare la musica offrendola anche ai tuoi vicini (ammesso che siano d’accordo!). Il suono non è male, ma non mi convince appieno, probabilmente chiedo troppo e mi rendo conto che un’equalizzazione –anche tramite l’applicazione dedicata– sarebbe preferibile se gestita manualmente, e non solo secondo profili prestabiliti.

Questo accessorio integra una batteria da 1000 mAh, la possibilità di una ricarica dedicata (ha un attacco Micro-USB) e il supporto vivavoce. Il costo? Non è ancora chiaro, e spesso viene venduto in bundle con lo smartphone, ma considera che la sua prima versione si trova in giro a poco meno di 90€. Nello shop di AT&T lo si vende a 79$ (grosso modo 67€ al cambio attuale, quando sto scrivendo questo articolo).

In conclusione

Un hang temporaneo della rete voce e dati che mi ha costretto a disattivare e riattivare la SIM principale all’uscita da una galleria, una ricezione che nonostante venga data per buona (4G o H+) si dimostra poi non troppo performante in ambienti chiusi (ma non certo blindati) e piccoli altri problemi che ho incontrato sporadicamente, nel corso dell’utilizzo quotidiano, avvenimenti che comunque non cambiano di molto le sorti di un giudizio complessivo più che sufficiente per ciò che riguarda il bilanciamento della componentistica hardware e l’esperienza di utilizzo del software e delle sue funzionalità.

Motorola Moto Z2 Play è un buon terminale che perde però di appeal quando si va a leggere la classica cella in basso a destra nella fattura, quella relativa al totale da pagare, perché -a oggi- 499€ sono davvero troppi per uno smartphone di fascia media. Il prezzo che è possibile trovare su store alternativi inizia a diventare appetibile quando gravita intorno ai 400€ o ancora meno, probabilmente il momento migliore per agire è quello relativo al periodo natalizio, durante il quale potrebbero saltare fuori delle vantaggiose offerte, intervallo di tempo propizio per cambiare il proprio compagno quotidiano di lavoro.

Ora formatto tutto e re-impacchetto, è arrivato il momento di tornare a casa base. Al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione per qualsiasi dubbio in merito al test e al prodotto :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola, tornato all'ovile al termine dei miei test.
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La vita è fatta anche di richieste più semplici, di tanto in tanto. È partito tutto da Ilaria, le piace il piccolo widget di Samsung che ti permette di conoscere la temperatura esterna e il meteo, lo voleva avere anche lei sul suo Motorola. Una rapida occhiata sul Play Store, il vuoto assoluto dell’applicazione di Samsung (peccato, sarebbe stato decisamente più semplice), ed ecco servita la necessità dell’ennesimo work-around, d’altronde se fosse troppo semplice non stuzzicherebbe mai la curiosità.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono

La risposta è sì, si può fare. Prima di cominciare puoi già scaricare l’applicazione adatta, si chiama XWidget e la si trova gratuitamente sul Play Store:

XWidget
XWidget
Price: Free

Download

A questo punto è tutta discesa, e sei tu a scegliere che cosa avere sul tuo smartphone. I widget che riproducono quelli originali di Samsung (anche se diversi di pochissimo) esistono già, li ha creati Aatif, uno dei membri di XDA Developers: forum.xda-developers.com/android/apps-games/xwidget-samsung-galaxy-s6-weather-t3045314

Ne ho caricati una copia sul mio account Box, li trovi qui: app.box.com/s/t126dtbfpl6ge539djneeqtj55g34kq7

Tutte e tre le tipologie di widget propongono informazioni complete, contenenti quindi l’ora corrente e le note sul meteo e la temperatura. Io invece, basandomi sulla versione che utilizzo nel mio Galaxy S6, ho voluto modificare il “Pure” di Aatif, al quale ho rimosso l’ora corrente e ridimensionato il tutto per ottenere esclusivamente la temperatura corrente, l’icona meteo, la localizzazione e l’ultimo aggiornamento eseguito. Ho quindi impacchettato i file modificati e li ho caricati su Box: app.box.com/s/vhxnyqjxwwdmor1gu27ckp9l00vgirvx

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 4

Installazione

Scarica il pacchetto che ti interessa direttamente tramite smartphone, quindi usa un gestore di file (quello di fabbrica andrà benissimo) per spostarti all’interno della tua cartella Download e decomprimere il file ZIP appena scaricato. Ora dovresti poter vedere una cartella che al suo interno conterrà ulteriori cartelle (quelle delle 3 tipologie widget, se hai utilizzato il pacchetto originale di Aatif). Tieni premuto su una delle cartelle contenenti i file del widget, seleziona anche le altre due e poi Tagliale.

A questo punto naviga nella cartella di XWidget (si trova nella root della memoria interna), entra in Widgets e incolla qui ciò che avevi precedentemente tagliato:

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 1

Il più del lavoro è fatto. Ora non dovrai fare altro che tornare alla Home del tuo Android, scegliere di aggiungere un widget e andare in quelli relativi a XWidget. Scegli la dimensione di partenza (ti suggerisco il rettangolo 2×1) e portarlo dove ti serve.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 2

Una volta posizionato ti verrà richiesto che informazione caricare nel widget, tu dovrai solo spostarti in “Local” e scegliere il pacchetto del widget meteo di Samsung che hai scompattato nella giusta cartella poco fa. Se hai utilizzato il mio pacchetto modificato, il risultato dovrebbe assomigliare a questo:

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 3

Nel mio pacchetto ho volutamente rimosso le icone della localizzazione e dell’aggiornamento forzato, poiché ti basta un singolo clic sul widget per ottenere il menu delle funzioni da poter lanciare, comprese le due appena citate.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 5

Il mio consiglio è quello di andare in “Change location” e abilitare l’auto-rilevamento in base alla posizione GPS, così da non dover modificare la città da tenere d’occhio ogni volta che ne hai la necessità :-)

Il tutto è stato provato e ha funzionato (come anticipato a inizio articolo) su un Motorola Moto G di quarta generazione.

Buon inizio settimana!

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L’ho definito in tanti modi dopo i primi 10 minuti insieme, sono le stesse definizioni che darei oggi dopo averci avuto a che fare per molto più tempo, forse ritrattando su qualcosina (che vi spiegherò più in dettaglio). Motorola Moto X Force è il nuovo smartphone di fascia alta, realizzato dall’omonima e intramontabile azienda americana, assorbita da Lenovo due anni fa circa.

È uno smartphone dalle molteplici sfaccettature, per molti versi tradizionale, per altri sicuramente innovativo. È molto elegante, bello, indubbiamente rapido in ogni sua operazione, merito di un hardware parecchio ricercato e sicuramente ben bilanciato, per soddisfare ogni richiesta dell’Android a bordo e dell’utilizzatore finale. Monta il sistema operativo di Google nella sua versione 5.1.1 (ed è strano, a dirla tutta, considerando che ormai sono diversi i produttori ad aver fatto partire gli aggiornamenti a Marshmallow e alcuni ci nascono direttamente), in attesa quindi di un aggiornamento.

Una rapida panoramica

Qualcomm Snapdragon 810 octa-core da 2.0GHz (MSM8994), con una GPO Adreno 430 @600MHz, 3GB di RAM di tipo LPDDR4, 32GB di memoria integrata (di cui 24 disponibili, per lasciare spazio al sistema operativo) ma sempre espandibili tramite microSD, un comparto fotografico di tutto rispetto che passa dai 5M anteriori (con flash) ai 21 posteriori (sempre con flash, stavolta Dual), il tutto tenuto a bada da una batteria da 3760mAh che dovrebbe garantire fino a due giorni di autonomia (non ci si arriva utilizzandolo spesso), che sarà possibile caricare in tempi rapidissimi grazie alla tecnologia TurboPower di Motorola.

Capite bene che con una dotazione di questo livello è impossibile lamentarsi, a meno di andare a montare una personalizzazione del sistema operativo troppo invasiva. Fortunatamente Motorola, come tanti altri competitor, sceglie una Android Experience pulita, che lascia quindi ampio spazio a ciò che Google ritiene essere migliore per l’hardware attualmente sul mercato, anziché un qualcosa di nettamente più pachidermico come da anni Samsung sceglie di fare per i suoi device (tanto per citarne una). L’interfaccia monta lo stretto indispensabile e si basa su quello che Marshmallow propone. Rapidi passaggi da una schermata all’altra del multitasking, menu, applicazioni scelte. Sarà vostra cura decidere cos’altro montare e inserire come predefinito nell’utilizzo quotidiano dello smartphone. Ho personalmente scelto (come faccio sempre) Nova Launcher (caldamente consigliato) e ho quindi ripristinato il mio solito ambiente lasciato giusto qualche minuto prima sul mio smartphone personale.

Nova Launcher Prime
Nova Launcher Prime
Price: 4,50 €

Scelto il launcher, è tempo di restore delle applicazioni, configurazioni e utilizzo quotidiano. Tralasciando la prima parte che sarà oggetto di articolo dedicato (giusto per fare il punto della situazione: “migrazione a nuovo smartphone”), Moto X Force è ovviamente nato per tenere a bada qualsiasi capriccio dell’utilizzatore, così come ogni applicazione, fotografia, video. Lo spazio a disposizione è quello adatto a muoversi senza preoccuparsi che la memoria integrata finisca troppo presto, così come la possibilità di spostare qualche applicazione (o tutte quelle possibili) su scheda SD esterna. A tal proposito: l’alloggiamento della scheda microSD è nello stesso carrello della SIM, la scatola di Moto X Force include infatti la solita graffetta (scuola Apple) per rimuovere il carrellino superiore che scoprirete così poter contenere due Nano SIM e una microSD (come già detto), questo hardware potrebbe quindi essere quello giusto per chi desidera avere un solo smartphone sempre con sé, pur avendo due numeri (con relative tariffe) da gestire.

Indistruttibile il vetro, non il resto

Faccio un mea culpa per qualcosa che solitamente non faccio mai: lasciare lo smartphone nella stessa tasca delle chiavi di casa e della macchina. Dopo aver lavorato tutto il giorno in questa condizione, soprattutto in quello che è il cantiere del nuovo appartamento, senza mai stare fermo un secondo, ho ripreso in mano il telefono e ho scoperto l’amara sorpresa: un carico di righe sul monitor che non sarei stato capace di fare neanche con una caduta ad alta velocità, a metri di distanza e con la stessa violenza di Hulk nei confronti di Thor. Amareggiato e anche un po’ arrabbiato per quanto accaduto (con me stesso, ovviamente), le righe si fanno notare solo in controluce e a monitor spento, fortunatamente, ma è comunque il caso di chiedere scusa pubblicamente a Motorola (che ha fornito il telefono) per quanto successo, mi sembra il minimo.

Altro fattore: ricordate che Moto X Force non è impermeabile, è solo resistente ai liquidi ma nulla più, dovrete immediatamente correre ai ripari nel caso questo si bagni (no, stavolta non è successo nulla di male, ci mancava pure questa!). Insomma: è ben carrozzato ma non indistruttibile, tutti hanno un tallone d’Achille, sempre.

A proposito di tallone d’Achille: non provate a lanciare il telefono a terra. Siamo tutti d’accordo sull’ammettere che la tecnologia ShatterShield di Motorola lo protegga benissimo, ma eviterei di fare allegri test con gli amici, potreste sempre colpirlo nel punto di rottura ideale e pentirvene così subito dopo. L’azienda è la prima ad ammettere che questa novità nel campo è certamente rivoluzionaria e permette di preservare il buono stato di salute dello smartphone, ma resta evidente che non è a prova di urti né è stato progettato per resistere a tutti i danni da caduta”, non di solo vetro è realizzato questo tipo di device, occorre forse ricordarlo? Magari quello che ricorderei io a Motorola (se posso permettermi) è di non abusare di questa proprietà per spingere sul marketing e sul suo posizionamento (vedi immagini di seguito), creano aspettativa:

Maneggevolezza: non all’altezza delle aspettative

Sono abituato a fare sempre lo stesso test con ogni smartphone mi passi tra le mani: è utilizzabile senza l’ausilio di ambo le mani? Sia chiaro: da un certo numero di pollici in poi è chiaramente impensabile utilizzarlo con una sola mano per fare ogni cosa, ma per lo meno dovreste riuscire ad arrivare nei punti più critici per poter portare a termine le operazioni di base e chiedere l’ausilio della mano non dominante di tanto in tanto. Così come monitor della stessa categoria, anche Moto X Force è utilizzabile con la sola mano destra (nel mio caso, nda) ma non è sempre facile tenerlo fermo perché la scelta del materiale utilizzato per il suo dorso è tanto bella (esteticamente) quanto potenzialmente scivolosa.

Altro punto da discutere è la scelta dei pulsanti laterali per accensione / spegnimento e modifica dei livelli volume. Belli, ovviamente, ma scomodi quando li si cerca di fretta. Forse troppo sottili, forse troppo poco profondi, è questione di abitudine, ci si prende confidenza dopo qualche giorno di utilizzo (e si continua a sbagliare di tanto in tanto). L’ergonomia non ne esce vincitrice fino in fondo, è strano considerando il tipo e la fascia di questo device.

Di autonomia e TurboPower

È la tecnologia Motorola che consente di avere un telefono sempre pronto a uscire con voi di casa (o dall’ufficio) con la giusta carica per non lasciarvi appiedati quando più ne avete bisogno. Utilizzando il caricabatterie fornito nella confezione (pezzo unico; non troverete quindi il cavo di collegamento a PC, un normalissimo microUSB) si raggiunge il 20% di carica in 10 minuti circa, il 70% in mezz’ora e il 92% in un’ora. Solo per quel 8% residuo, che lo separa dalla carica completa, ci si impiega tra i 20 e i 25 minuti. Moto X Force è già pronto per la ricarica Wireless con apposito accessorio.

L’autonomia, come anticipato nella panoramica iniziale, è alta, ma potreste essere costretti a una ricarica al giorno nel caso in cui utilizziate un po’ più del dovuto lo smartphone. Tenendo acceso Waze in un viaggio da due ore circa, ho visto scendere “la lancetta” della batteria più velocemente di quella dell’automobile spinta ai 220 Km/h. È chiaro che la continua ricerca e roaming tra reti voce / dati non aiuta, in nessun caso. Moto X Force è in grado di allacciarsi alla rete 4G+ con molta facilità, laddove possibile, così come è in grado di restare in edge nelle zone meno coperte, soprattutto in alcuni coni d’ombra autostradali.

Software

Android 5.1.1, pochissime le applicazioni della casa installate a bordo, per lo più personalizzazioni che dipendono dai sensori posti sul telefono. Moto Assist (help.motorola.com/hc/3200/42/verizon/it-it/jcb0702131223.html?topic=jcb0702131223), Moto Actions (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/101022/related/1), Moto Voice (motorola.com/us/Moto-X-Features-Touchless-Control/motox-features-2-touchless.html) e Moto Display (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/103951/related/1), tanto per citarne quattro sicuramente presenti all’appello.

Sono tutte scaricabili anche tramite Play Store (così da poter essere montate su altri tipi di cellulare dello stesso produttore):

Motorola Assist
Motorola Assist
Price: Free
Moto Actions
Moto Actions
Price: Free
Moto Voice
Moto Voice
Price: Free
Moto Display
Moto Display
Price: Free

L’ultima, per certi versi, è la versione di casa (più leggera e reattiva) di AcDisplay alla quale avevo dato un’occhiata qualche tempo fa. Permette al telefono di essere sempre reattivo all’arrivo di una nuova notifica, ma anche al vostro movimento (ancora una volta grazie ai sensori posti e nascosti sulla parte frontale del telefono), dandovi immediata visibilità di ciò che è in attesa di essere letto o verificato, quindi di spostare il dito sul monitor in base a ciò che desiderate fare (aprire l’applicazione che ha segnalato la notifica o sbloccare semplicemente il dispositivo, o magari tenere premuto sull’icona del programma che mostra la notifica per ottenere una semplice e sempre comoda anteprima). La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho cominciato a utilizzare questa particolare funzione è stata questa:

Cane dormiente

È un po’ come se il vostro fedele amico non riuscisse mai a dormire davvero. Come se lo teneste sempre in allerta, pronto a risvegliarsi dal letargo in una frazione di secondo. Provate a tenere Moto X Force in auto, sul cruscotto (con apposito accessorio) senza navigatore attivo. Qualsiasi movimento della testa o del vostro braccio lo farà risvegliare, diciamo che non riuscirete a perdere mai d’occhio l’orario e che la batteria proprio non ringrazierà (a voler vedere il bicchiere mezzo pieno) ;-)

Giusto per i più paranoici: nessuna delle applicazioni Motorola è vitale per il telefono. Potrete decidere di tenerle installate ma non utilizzarle mai, non configurarle, escluderle totalmente dalla vostra esperienza d’uso. In questo elenco è chiaramente compresa la modalità di eterno “ready2go”, assente giustificata (dato il diverso modo di pensare il risveglio del telefono) la funzione di sblocco in due tocchi, tipica LG e non solo (si veda i telefoni fatti realizzare da Vodafone che ho già recensito in passato).

Comparto fotografico

Notevole, non c’è altro modo per definirlo. Con l’applicazione fotografica leggermente ritoccata per offrire una migliore esperienza di scatto, tutto il comparto fotografico di Moto X Force è davvero valido, sia per quello che riguarda la fotocamera anteriore (evidentemente studiata per ottenere ottimi selfie, e lasciamo perdere i commenti a tal proposito), sia per la posteriore che riesce a scattare buone foto anche in condizioni pessime, in manuale (per quanto possibile) o in automatico, vi propongo qualche scatto catturato diverse sere fa a Milano (tra Duomo, Galleria e locali) con la nebbia a farla da padrona, e poi a Rimini in occasione di una mostra dedicata al mondo LEGO:

Si può fare certamente di meglio e ritoccare ulteriormente il risultato, ma già (nonostante la poca bravura di chi sta dietro l’obbiettivo), i risultati sono assolutamente validi. I video vengono girati in HD (1080p) di default, potete scegliere in alternativa il rallentatore a 720p o il video in 4K a 2160p, occhio però allo spazio occupato in memoria (e quindi nel backup), non si scherza con video così definiti.

Non è però così in discesa la strada di cotanta potenza: provate voi a farvi una full-immersion al forum di Assago, finale di X Factor, una foto che tira l’altra e un upload continuo per una cronaca quasi live su Twitter, un’abitudine malsana (me ne rendo conto) ma che ormai è diventata abitudine (continuo a sapere che non è un bene, non c’è bisogno che lo ripetiate, vi sento). Sostituite l’evento suggerito con qualsiasi altra serie di fotografie in successione (e relativa pubblicazione sul Social preferito): noterete un surriscaldamento e un progressivo rallentamento nel salto da un’applicazione all’altra (anche se non eccessivo, quest’ultimo). In tutta onestà, a un certo punto, ho preferito tirare fuori l’iPhone 6 aziendale che su questo non tradisce mai (lui, il problema di surriscaldamento, ce l’ha durante la conversazione, giusto per non fargliela passare del tutto liscia). Fastidioso? Si.

Concludendo

Nonostante le ottime premesse che hanno costituito la parte principale dell’articolo, la robustezza del monitor è il vero punto di forza per il quale Motorola ha speso parole e sviluppo in laboratorio. Viene garantito per 4 anni (a prescindere dalla garanzia di due anni posta sul telefono), nessun altro a oggi sarebbe in grado di farlo. Questo vorrà dire che ci saranno meno telefoni da portare in assistenza, a patto di acquistare un Moto X Force che di economico ha forse solo il nome (in termini di conteggio caratteri). In esclusiva Vodafone per l’Italia almeno fino al prossimo anno, il suo prezzo è di 749,99€, lo si può trovare a 699 (senza troppa fatica), ma resta comunque un prezzo alto (considerando qualche difetto riscontrato e la mancanza di un sensore per la lettura delle impronte digitali.

Good job, anyway.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi le mie opinioni. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola. Tornato all'ovile.
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Premessa prima di cominciare:

state leggendo un post sponsorizzato. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe denaro in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Ho pubblicato in anteprima questa recensione su Wired, in forma decisamente più ridotta: wired.it/reviews/accessori/2010-08/31/duracell-mygrid—caricare-senza-fili.aspx

questa qui di seguito descrive invece passo dopo passo i test fatti con il prodotto, le impressioni, cosa potrebbe essere ritoccato, cosa proprio non va giù almeno per il momento. Spero vi piaccia. Nel caso in cui voleste chiedere qualcosa in merito a Duracell myGrid vi invito a lasciare un commento in coda! ;)

Grazie a Digital PR e Duracell ho potuto provare Duracell myGrid, prodotto di nuova generazione che permette di rivoluzionare il metodo di ricarica dei propri dispositivi mobili tra i quali Apple iPhone, BlackBerry o i sempreverdi Nokia, ma anche altri apparati come lettori mp3 o telefoni Motorola. Duracell porta in casa la ricarica a conduzione!

Il funzionamento

Senza scendere nel dettaglio (per quello basta e avanza Wikipedia o un buon amico con un diploma di perito elettronico ;)) Duracell vi permetterà di ricaricare il vostro telefonino semplicemente appoggiandolo alla piastra “myGrid”, dicendo addio ai vecchi caricabatterie con cavo che sono soliti ad aggrovigliamenti fastidiosi o a smarrimento improvviso a causa dei tanti spostamenti ufficio-casa, un po’ come succede con gli accendini nei luoghi affollati da fumatori!

Duracell myGrid Duracell myGrid

Per fare ciò si servirà di particolari custodie (Power Sleeve) che avranno così un doppio scopo: proteggere il vostro telefono in caso di caduta e ricaricarlo una volta appoggiato sul myGrid. Nella confezione che ho ricevuto ho trovato tutti gli accessori realizzati al momento: Power Sleeve per Apple iPhone 3G e 3GS, BlackBerry Curve (l’intera serie attualmente disponibile), BlackBerry Pearl (serie) e Apple iPod Touch.

E’ stato incluso anche un set Power Clip che può essere montato manualmente su qualsiasi cellulare Nokia o Motorola (tanto per citare due marchi) a patto che il dispositivo abbia una porta mini USB attraverso la quale lo si può ricaricare, utilizzabile quindi su altri marchi o su lettori Mp3 non Apple (qui qualche dettaglio in più).

L’idea è indubbiamente valida, guarda al futuro con quell’attimo di anticipo che vale lo sforzo di mettere sul mercato un prodotto molto particolare che probabilmente –ora come ora– non viene visto come necessario o particolarmente comodo. Capiamoci: custodire l’iPhone nel Power Sleeve vuol dire rinunciare alla praticità di poterlo mettere in culla o collegarlo al PC tramite il solito cavo fornito da Apple, a meno di non dover togliere la custodia ogni volta che si vuole fare l’operazione di sincronizzazione o di passaggio fotografie tra iPhone e PC.

Duracell myGrid Duracell myGrid

Lo stesso ragionamento vale per gli altri telefoni compatibili con myGrid, ovviamente. E’ chiaro che non è possibile fare altrimenti, una mezza giustificazione a favore di Duracell che potrebbe contare nel futuro della sincronizzazione Apple, dato che si parla sempre più spesso della possibilità di effettuarla senza l’ausilio di alcun cavo. Gli utenti (sottoscritto compreso) nutrono qualche speranza nell’evento del prossimo 1 settembre, come annunciato su GxWare e Melamorsicata.

Nonostante ciò posso sicuramente affermare che la comodità che sta alla base dell’accessorio difficilmente si mette in dubbio. Nel caso in cui riusciste a trovare il posto adatto per ospitare Duracell myGrid in modo permanente, vi basterà entrare in casa e poggiare il vostro telefono sulla piastra. Veder partire immediatamente la carica di quest’ultimo è davvero stupefacente. Un’idea così semplice ma così tanto comoda per chi non vuole perdere tempo …

Duracell myGrid Duracell myGrid

Una sola postazione myGrid, 4 dispositivi (massimi) in ricarica contemporanea, lo stesso tempo di carica che servirebbe a ciascun dispositivo se questo venisse collegato con il proprio caricabatterie alla corrente elettrica, senza considerare che una volta terminato il ciclo di carica myGrid interrompe il flusso di corrente proteggendo quindi la batteria del vostro telefono, particolare da non sottovalutare nonostante la validità e la robustezza delle attuali batterie al litio.

Riepilogando

Duracell myGrid Cell Phone Starter Kit
duracell.com/en-US/product/mygrid-kits.jspx

  • Costo al pubblico: € 80 (79,99 per la precisione)
  • Costo degli accessori: € 30 (29,99 per la precisione)
  • Votazione finale: 7/10

I prezzi mi sono stati comunicati da Digital PR. La versione Cell Phone Starter Kit include solo un Power Clip che potrà essere montato sul vostro cellulare manualmente. Occorrerà acquistare a parte il Power Sleeve apposito per il proprio dispositivo (se presente in catalogo).

Prima di chiudere, un paio di pro e di contro per capire se procedere con l’eventuale acquisto o meno.

Da avere perché

  • Comodità: una postazione, 4 telefoni in ricarica. Nessuna necessità di collegare e scollegare il vostro caricabatterie (peggio ancora se più di uno), basterà trovare un posto adatto a myGrid per ottenere una postazione di ricarica sempre pronta all’uso!
  • Doppia funzionalità: il Power Sleeve è realizzato in silicone nero, adatto a riparare il telefono da piccoli urti proteggendolo anche da graffi “da tasca“. Anonimo, elegante, forse un attimo “ingombrante” a causa di quella gobba in corrispondenza del connettore.

Si può farne a meno perché

  • Costo elevato: buona l’idea, buona la realizzazione, curata nei dettagli. myGrid non farà sicuramente brutta figura in casa vostra e attirerà facilmente l’attenzione. Resta però un accessorio troppo costoso almeno per il momento, soprattutto calcolando che per ottenere un Power Sleeve bisognerà sborsare ulteriori 30 euro;
  • Power Sleeve: una volta montato sul mio iPhone ho notato una particolare difficoltà nel raggiungere i tasti funzione del telefono. Potrebbe addirittura arrivare a coprire parzialmente la fotocamera e la cassa esterna tramite la quale si possono ascoltare le proprie canzoni o sentire una telefonata in vivavoce. Potete notare questi piccoli difetti dando una occhiata a queste fotografie: 1, 2.

Nell’attesa che iPhone (nel mio caso così come in tanti altri) sia sincronizzabile senza alcun cavo, il myGrid torna nella scatola fino a nuovo ordine, sarà sicuramente un must nel momento in cui Apple darà ai propri utenti la possibilità di amministrare il dispositivo mobile per eccellenza tramite bluetooth o WiFi :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
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