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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ho voluto fare una scommessa, un azzardo calcolato, una botta di fiducia nei confronti di un’azienda che mi piace e che realizza molti prodotti ai quali sono affezionato, Mi Band 2 in primis: ho acquistato uno Xiaomi Mi A1, uno smartphone di fascia medio-bassa (che di bassa ha poco e nulla), dal costo estremamente contenuto, che propone un buon hardware di base e un’esperienza assolutamente pulita grazie ad Android One, creatura Google che viene costantemente tenuta aggiornata e in sicurezza, via OTA, senza nessun componente di troppo, con tutto ciò che ti serve realmente e nulla piùt.

Xiaomi Mi A1: Android in purezza nella fascia media-bassa

Xiaomi Mi A1

Approdato nelle nostre coste negli ultimi mesi del 2017, ho pensato che Xiaomi Mi A1 potesse essere il regalo perfetto per Ilaria, per sostituire il suo precedente Motorola Moto G4 dopo anni di onorato servizio. Si tratta di un 5,5 pollici con risoluzione FullHD e un peso che si aggira intorno ai 165 grammi, quindi molto leggero e compatto, di buona maneggevolezza e con il giusto grip. Rapida lettura d’impronta posta dietro in posizione centrale (sotto al comparto fotografico) e tasti di gestione Android in “ordine Samsung” (quindi il menu sulla sinistra, centrale invariato e indietro sulla destra), con retroilluminazione che non può essere forzata a rimanere viva mentre si usa lo smartphone, che quindi si mostra alla vista solo quando interpellata (devi imparare rapidamente il posizionamento dei tasti, tutto qui, un pelo difficile per chi arriva dalla configurazione standard Android).

Prezzo di listino da vero best-buy: pagato 182€ circa un mese fa, disponibile oggi anche a 154€ in alcuni intervalli temporali d’offerta GearBest / GeekBuying di cui approfittare spudoratamente per portarsi a casa la configurazione 4 GB di RAM e 32 GB di spazio disco integrato oppure 4 GB di RAM e 64 GB di spazio disco integrato, in ambo i casi espandibile grazie a microSD (fino a 256 GB, nda) e secondo slot che dovrai però sacrificare tenendo una sola scheda SIM (diversamente, lo smartphone nasce dual-SIM). Quello che ho acquistato per Ilaria è in configurazione 4/32.

Sotto al cofano

Un modesto ma rispettabilissimo Qualcomm Snapdragon 625 da otto core a 2 GHz che scalda poco e rende più del giusto per poterci lavorare, navigare, gestire applicazioni e la posta elettronica, non certo pensato e sviluppato per il gioco più esoso, perché l’Adreno 506 non brilla certo per le sue prestazioni (e mi ripeto: è giusto così), il tutto condito dai 4 GB di RAM di cui ti avevo già parlato prima, che ti permettono di usare il navigatore insieme ad altro di aperto in contemporanea, senza rallentamenti sensibili (ho usato Waze in maniera molto soddisfacente in auto, mentre andava avanti Spotify e altri servizi di base del telefono, tutto molto fluido).

Nato con Android Nougat (7.1.2), passa immediatamente a Oreo 8.0 (aggiornamento patch di marzo, a oggi che sto scrivendo l’articolo), semplicemente andando a cercare gli aggiornamenti dalle informazioni di sistema (ti toccherà farlo più e più volte, fino ad allinearti alle ultime patch e sistema di base). Nessuna notizia in merito a Oreo 8.1, ma ti ricordo che stiamo parlando di Android One e di Google diretto, quindi mi preoccupo ben poco.

Batteria assolutamente sufficiente per questo tipo di hardware, si parla infatti di una 3080 mAh che arriva a fine giornata senza troppi sacrifici o saving da impostare tramite sistema e applicazioni di terze parti (tipo Greenify che ho adottato su S8, di cui spero di riuscire a parlarti presto, nda).

Come completamento del pacchetto ci sono anche gli infrarossi, ma li usi ancora? Cosa fai? Ci giochi con il televisore? :-)

Multimedia

Jack per le cuffie, attacco di ricarica / OTG di tipo USB-C (quindi standard con i tempi attuali), altoparlante posto subito sulla destra di quest’ultimo, si tratta di un mono dalla buona qualità e che in riproduzione musicale si fa sentire piuttosto bene (non me l’aspettavo), grosso modo si replica anche in viva voce durante una telefonata, quasi non si sente la necessità dell’ormai inevitabile “mano a conca” anche in ambiente parzialmente rumoroso. In cuffia la resa è piena e corposa, assolutamente promossa (anche in collegamento bluetooth con l’auto).

Monitor con risoluzione FullHD 1080×1920 più classico rispetto a chi oggi sceglie il borderless, cornice nera che va ad abbracciare i tre pulsanti di comando Android, Gorilla Glass e corpo metallico non impermeabile. Pulsanti tutti sulla destra della scocca, ti serviranno ad accendere o spegnere lo smartphone, alzare e abbassare il volume. Sensore delle impronte di cui ti ho già parlato e che quindi mi limito a ripetere: giusta la posizione e la reattività in analisi del dito, lo si incrocia con l’indice molto facilmente e non c’è rischio alcuno di incontrare la fotocamera dal doppio obiettivo (di cui ti parlo dopo).

Chip WiFi 802.11 a, b, g, n, ac, dual-band e Bluetooth 4.2. Non c’è NFC, non c’è VoLTE e le bande di frequenza sono le classiche: LTE, HSPA, HSUPA. Reparto GPS con A-GPS, Glonass, BeiDou assolutamente reattivo e corretto nella triangolazione.

Software e usabilità

Difficile pensare a un paragrafo intero da dedicare al software e alle eventuali personalizzazioni che in realtà non esistono! Qui l’eterna lotta è combattuta esclusivamente tra chi apprezza l’essere purista dell’esperienza Android voluta e sviluppata da Google e le personalizzazioni delle ROM proposte dai vari vendor. Lo Xiaomi Mi A1 dato in mano a un cultore Samsung (non sono io, tranquillo) ha dato libero sfogo al giudizio a metà tra l’inorridito e lo schifato, un po’ come la faccia di un bambino al quale fai assaggiare i broccoli per la prima volta (e no, non ho ancora trovato un bambino che abbia apprezzato i broccoli al primo assaggio). Io, che non disdegno il minimalismo e apprezzo la possibilità di tenere aggiornato un dispositivo senza lunghe attese, lo trovo assolutamente adeguato e per certi versi anche migliore di alcune personalizzazioni “estreme“.

La MIUI l’ho già usata in passato, non mi è dispiaciuta (ha i suoi pro e contro, come ogni cosa), qui la ritrovo esclusivamente nell’applicazione dedicata ai feedback da spedire al vendor (appunto) e in quella della fotocamera, che prende il posto della nativa Google (fortunatamente, aggiungerei). C’è anche l’applicazione per controllare la parte infrarossi dello smartphone. Per cercare di addolcire il tutto e permettere a Ilaria di avere continuità nell’esperienza d’uso, ho scelto di installare e rendere predefinito il sempre troppo poco osannato Nova Launcher.

Fotografia

Fotocamera posteriore dual da 12 MP (f/2.2, 26mm, 1.25 µm la prima, f/2.6, 50mm, 1 µm la seconda), autofocus, zoom ottico 2x, flash dual-LED dual-tone, permette di ottenere buoni scatti con un angolo leggermente più grande rispetto a quello a cui siamo generalmente abituati. Funzioni di Geo-tagging, touch focus, face detection (e questa può arrivare a metterti l’ansia quando mette in funzione il riconoscimento del volto e della possibile età del soggetto, cosa che vedrai anche negli scatti di test che ti propongo di seguito), HDR, panorama. I video vengono registrati a 2160p@30fps, 720p@120fps.

Ricorda per certi versi il comparto fotografico posteriore di iPhone 7 Plus, come riportato nel tweet di Xiaomi stessa:

Messa a fuoco non particolarmente immediata ma buona una volta puntata, tutto sommato giusti i colori e abilitazione controllata per il comparto HDR. Quando si cerca di raggiungere i soggetti un po’ più distanti, la qualità cala e molto, un limite tutto sommato prevedibile.

Fotocamera frontale da 5 MP, 1080p. Giusta per gli autoscatti e gli irresistibili (?) selfie. In comune (le due fotocamere) hanno la buona luminosità.

In conclusione

Se devo necessariamente segnalare una pecca in riferimento alla confezione del prodotto, cito la mancanza ingiustificata degli auricolari, che oggi trovi anche nel pacchetto delle patatine ma non in Xiaomi Mi A1.

Ci aggiungo il caricabatterie, che non è di tipo Quick Charge perché è lo smartphone a non esserlo per primo, quindi dovrai attendere pazientemente che Xiaomi Mi A1 si carichi completamente, cosa che puoi lasciargli fare durante la notte, o le ore di lavoro in ufficio, difficilmente la batteria ti abbandonerà durante la giornata a meno di un uso particolarmente intenso e violento.

A completare il quadro dei difetti c’è la luminosità del monitor che sotto al sole è assolutamente adeguata, ma fa da lampada abbronzante durante la notte quando cala completamente il buio, costringendoti a intervenire manualmente sulla regolazione per evitare di perdere diottrie e il sonno per le successive 24 ore.

Si tratta però di pecche su cui è possibile passare sopra, arrangiarsi per adeguarsi a un buon prodotto dal rapporto qualità / prezzo promosso a pieni voti e che certamente ricomprerei se tornassi indietro.

Puoi trovare Xiaomi Mi A1 sullo store italiano, oppure su Amazon, i prezzi oscillano molto e puoi non spendere ormai più di 180€ per portartelo a casa (basta avere pazienza o approfittare di qualche occasione a tempo):

Ilaria è molto contenta dell’acquisto e lo stesso vale per me, Xiaomi ripaga la fiducia ancora una volta, con la speranza che –una volta arrivata in Italia ufficialmente– non decida di adeguarsi alla parte peggiore del commercio fatto di cifre sempre più pompate, a pieno discapito del cliente finale.

Credo di aver detto tutto, in caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni sono qui a disposizione :-)

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Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato su GearBest approfittando di uno sconto temporaneo.
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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Motorola Moto Z2 Play

Gioxx  —  31/10/2017 — 4 Comments
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Dominato da un’esperienza pura basata su Android Stock (7.1.1), e contenente giusto un paio di riferimenti all’azienda del gruppo Lenovo, per nulla invasivi (quasi non te ne accorgi, giuro), il Moto Z2 Play è davvero un bello smartphone, con una grande agilità e buone performance ma, contrariamente alle storie a lieto fine, con un grande tallone d’Achille molto di moda negli ultimi tempi: il prezzo di listino.

Motorola Moto Z2 Play 1

 

Motorola Moto Z2 Play

Pratico, con un buon display (da 5,5 pollici, AMOLED con risoluzione in Full HD), bello da vedere nonostante quella sua pendenza posteriore (da poggiato) un po’ forzata, dovuto al comparto fotografico sporgente. Un grip che convince, anche se montando la Moto Style Shell, cover magnetica che permette anche la carica a induzione, questo dissuade prediligendo molto più l’eleganza, ti sembrerà sfuggente soprattutto quando tenterai l’utilizzo con una sola mano, poco semplice in diverse occasioni. Che fare? Niente Moto Style Shell, pollice capovolto.

Il Motorola Moto Z2 Play è uno smartphone che si presenta al mercato con poche pretese, ma che ha molto da offrire all’utilizzatore medio (fascia nella quale lotta con i competitor, decisamente ad armi pari). Non un rallentamento, non un’esitazione, talvolta è fin troppo reattivo (capirai in seguito di cosa sto parlando), il touch è di buona fattura e segue sufficientemente bene le richieste, il fingerprint reader è rapido e sblocca immediatamente l’accesso ai tuoi dati, e torna ancora più comodo quando con una pressione un po’ più prolungata puoi bloccare il telefono, evitando così di dover utilizzare il pulsante laterale destro di accensione. Peso e materiali nella norma, faticherai a sentirlo in tasca e anche in mano, ma non ti preoccupare, non è una piuma, è ben resistente, anche agli schizzi, nonostante manchi la certificazione IP più alta (ti ripropongo il testo riportato nel sito web di Motorola: l’avanzata tecnologia di nano-rivestimento crea una barriera idrorepellente per proteggere il telefono da un’esposizione moderata all’acqua, come spruzzi o pioggia leggera. Non è concepita per l’immersione del telefono in acqua o l’esposizione ad acqua pressurizzata o altri liquidi. Non impermeabile.).

Sotto al cofano

Android 7.1.1 (come già anticipato a inizio articolo) con patch di settembre 2017 (a ora che sto scrivendo l’articolo), tenuto quindi costantemente aggiornato in maniera molto regolare. CPU Snapdragon 626 con GPU Adreno 506, 4 i GB di RAM (nello smartphone da me testato, ma esiste anche il modello con 3 GB) e 64 quelli di memoria integrata a tua totale disposizione (anche in questo caso esiste il modello con 32 GB), con possibilità di espansione –micidiale, direi– fino a 2 TB (che ancora non esistono, tra l’altro, ma questo è un altro argomento).

Se c’è una cosa che mi è molto piaciuta di questo dispositivo, è la possibilità di montare due SIM e una microSD contemporaneamente, cosa affatto scontata su molti altri smartphone della stessa fascia, che solitamente prediligono la formula 1+1 (doppia SIM, oppure una SIM e una scheda microSD per espandere la memoria massima a disposizione di applicazioni e contenuti personali), punto decisamente a favore di Motorola.

Il processore, così come succede già per il più recente Snapdragon 630, fa parte di quelli che scalda poco e lavora tanto, un plus che incide ovviamente anche sulla vita della batteria, 3000 mAh che ti permettono certamente di arrivare a fine giornata in tranquillità, e che possono essere rapidamente riportati a carica completa utilizzando la tecnologia TurboPower di Motorola. Il connettore scelto, a tal proposito, è di tipo USB-C.

Multimedia

Connettività GSM, GPRS, EDGE, UMTS, HSPA+ e 4G LTE (4G+ presente all’appello), WiFi 802.11 a/b/g/n 2,4 GHz e 5 GHz parecchio migliore rispetto a quell’Asus da poco provato e recensitoe che mi aveva lasciato alquanto perplesso-, soprattutto considerando che ci troviamo nella stessa fascia prezzo (il Moto Z2 Play aggancia immediatamente la rete 5 GHz e non la molla più, se non costretto).

Motorola Moto Z2 Play 11

Connettività in fibra 100/50 FTTH Fastweb, mentre Ilaria gironzola per casa con il mio iPad e Netflix in uso, il NAS è connesso, io navigo, ecc.ecc.

Bluetooth in versione 4.2 LE + EDR che non mostra alcun segno di pazzia nei confronti della mia autoradio, permettendomi il pieno controllo di Spotify dai comandi al volante, e mostrando a video titoli, avanzamento e informazioni aggiuntive del brano (grazie Signore, grazie!).

Buono e senza troppi fronzoli il bilanciamento dell’audio, anche in cuffia (sì, c’è il jack audio tradizionale). Per ascoltare una traccia (o guardarsi un video) senza l’ausilio di accessori, ti basterà tenere in landscape lo smartphone e approfittare del suo speaker frontale (la capsula dell’altoparlante in conversazione, nda), affatto potente e che si perde troppo facilmente nel rumore di fondo del fuori ufficio o casa, appena sufficiente per un utilizzo senza pretese one-shot, ma posso capire che non è su questo che punta Motorola (esistono Mods ad-hoc, ne parliamo tra poco). C’è anche la radio FM per i veri nostalgici.

Nessun LED per segnalare alcunché, c’è e ti deve bastare il display con possibilità di Always On di Motorola, di cui però ti voglio parlare meglio nel successivo paragrafo.

L’accoppiata fotocamera posteriore e anteriore è composta rispettivamente da una 12 e 5 MPixel, con un obiettivo grandangolare sulla parte anteriore così da permetterti di fare “veri felfi da competizione” (sai quanto io li odi, sorvoliamo quindi), buone le focali e le aperture, migliori rispetto al passato, con un occhio di riguardo anche alla parte video (480p -30fps- 720p -120fps- 1080p -60fps- e 4K -30fps-) che se la cava bene anche in condizioni di luce scarsa (ho detto bene, occhio). Al solito, ti propongo qualche esempio, volutamente scattato in diverse condizioni, con e senza flash (doppio sia dietro che davanti, nda), cercando di lasciare quanto di più automatico ci possa essere nel software della fotocamera:

Messa a fuoco e reattività sono di buon livello, forse un po’ meno il risultato finale, non ho riscontrato grandi difficoltà nello scatto rapido.

Per dovere di cronaca e stesso metro di giudizio per tutti, anche Moto Z2 Play soffre del problema relativo all’utilizzo durante l’attività sportiva, con la solita fascia da braccio, che riduce a zero il livello della qualità di sblocco rapido (da lettore impronte centrale) impedendo al monitor di accendersi e richiedere il PIN, costringendo quindi all’uso del pulsante di accensione laterale, facile da colpire insieme a quelli del volume. Peccato.

Software e usabilità

Cosa vuoi che ti dica: a me utilizzare un Android pressoché nudo e crudo piace. Ci sono scuole di pensiero e faide che potrebbero prendersi a palle di neve per secoli interi (no, non sto pensando a te Alberto, o forse sì?), eppure le cose sono chiare come quando le vedi alla luce del sole. L’esperienza voluta e sviluppata da Google è lineare, senza intoppi, pecca di qualche mancanza ma è dovuta al fatto che qualcun altro l’ha pensata, sviluppata e integrata proponendola poi come fosse qualcosa di standard e dovuto su ogni modello, e invece no.

Motorola Moto Z2 Play 31

Android 7.1.1 su Motorola Moto Z2 Play è come mamma l’ha fatto, con le sue icone, il suo Launcher predefinito (che funziona alla grande, lasciamelo dire), ti ci abitui subito, e quasi sopporti anche la tastiera di Google dopo anni di utilizzo di SwiftKey (e guai a chi la tocca). Certo qualche voce dedicata specificatamente al mondo Motorola c’è, ma è un di più del quale puoi anche fare a meno, se vuoi. Manca la modalità notturna per la rimozione della luce blu, ma ho aggirato l’ostacolo andando a togliere la polvere da un’applicazione che avevo ormai buttato nel dimenticatoio, Blue Light Filter – Night Mode:

Se proprio devo evidenziare un paio di difetti del Laucher, potrei citare l’impossibilità di stabilire quale delle pagine create è la mia home, così da tornarci sopra rapidamente con una pressione del tasto centrale (cosa che non accade, chiaramente, perché vieni riportato a quella che è la home di fabbrica, generalmente la pagina 1, considerando Google Home come la 0), o magari l’ansia da prestazione del Moto Display Always On, reattivo anche solo con un respiro o uno sguardo che cade per sbaglio nei pressi dello smartphone, fortunatamente disattivabile da Moto, l’applicazione “centro di controllo” creata ad-hoc per questi smartphone. La stessa torna utile quando si vogliono anche sfruttare delle gesture che ho personalmente sempre apprezzato nei telefoni di questo produttore, come la torcia attivabile con un colpo “doppio martello“:

Niente da dire sul reparto batteria, i consumi sono in linea con ciò che mi aspettavo, i 3000 mAh sembrano essere sufficienti per affrontare una normale giornata di lavoro, e non si lamentano neanche quando si fa uno strappo alla regola, qualcosa di diverso rispetto alla quotidianità. Tutto torna anche nel fine settimana, quando tendo ad abbandonare più facilmente lo smartphone, a tutto vantaggio di una carica che viene così mantenuta più a lungo:

Assente un’applicazione per la manutenzione e il tuning di applicazioni e consumi, ed è assolutamente normale considerando che si tratta di una ROM tenuta all’osso e quanto più vicina all’esperienza pura stabilita da Google (e io apprezzo, sia chiaro).

Moto Mods

Console da gioco portatile, macchina fotografica o speaker audio, poco importa. Il mondo Moto Mods propone modifiche che possono migliorare le caratteristiche del proprio smartphone, in base alle esigenze di ogni cliente. Oltre alla Moto Style Shell, di cui ti ho parlato a inizio articolo, esistono diverse altre Mods che potrai scegliere e acquistare.

Ho ricevuto il JBL SoundBoost 2, speaker stereo dalle dimensioni piuttosto ridotte che consente anche di appoggiare in landscape lo smartphone (ha un piccolo supporto che gli farà da piedistallo):

Motorola Moto Z2 Play 22

Ciò ti permetterà di goderti un buon video, un episodio della serie televisiva che stai seguendo, o più semplicemente di ascoltare la musica offrendola anche ai tuoi vicini (ammesso che siano d’accordo!). Il suono non è male, ma non mi convince appieno, probabilmente chiedo troppo e mi rendo conto che un’equalizzazione –anche tramite l’applicazione dedicata– sarebbe preferibile se gestita manualmente, e non solo secondo profili prestabiliti.

Questo accessorio integra una batteria da 1000 mAh, la possibilità di una ricarica dedicata (ha un attacco Micro-USB) e il supporto vivavoce. Il costo? Non è ancora chiaro, e spesso viene venduto in bundle con lo smartphone, ma considera che la sua prima versione si trova in giro a poco meno di 90€. Nello shop di AT&T lo si vende a 79$ (grosso modo 67€ al cambio attuale, quando sto scrivendo questo articolo).

In conclusione

Un hang temporaneo della rete voce e dati che mi ha costretto a disattivare e riattivare la SIM principale all’uscita da una galleria, una ricezione che nonostante venga data per buona (4G o H+) si dimostra poi non troppo performante in ambienti chiusi (ma non certo blindati) e piccoli altri problemi che ho incontrato sporadicamente, nel corso dell’utilizzo quotidiano, avvenimenti che comunque non cambiano di molto le sorti di un giudizio complessivo più che sufficiente per ciò che riguarda il bilanciamento della componentistica hardware e l’esperienza di utilizzo del software e delle sue funzionalità.

Motorola Moto Z2 Play è un buon terminale che perde però di appeal quando si va a leggere la classica cella in basso a destra nella fattura, quella relativa al totale da pagare, perché -a oggi- 499€ sono davvero troppi per uno smartphone di fascia media. Il prezzo che è possibile trovare su store alternativi inizia a diventare appetibile quando gravita intorno ai 400€ o ancora meno, probabilmente il momento migliore per agire è quello relativo al periodo natalizio, durante il quale potrebbero saltare fuori delle vantaggiose offerte, intervallo di tempo propizio per cambiare il proprio compagno quotidiano di lavoro.

Ora formatto tutto e re-impacchetto, è arrivato il momento di tornare a casa base. Al solito, l’area commenti è a tua totale disposizione per qualsiasi dubbio in merito al test e al prodotto :-)

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola, tornato all'ovile al termine dei miei test.
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La vita è fatta anche di richieste più semplici, di tanto in tanto. È partito tutto da Ilaria, le piace il piccolo widget di Samsung che ti permette di conoscere la temperatura esterna e il meteo, lo voleva avere anche lei sul suo Motorola. Una rapida occhiata sul Play Store, il vuoto assoluto dell’applicazione di Samsung (peccato, sarebbe stato decisamente più semplice), ed ecco servita la necessità dell’ennesimo work-around, d’altronde se fosse troppo semplice non stuzzicherebbe mai la curiosità.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono

La risposta è sì, si può fare. Prima di cominciare puoi già scaricare l’applicazione adatta, si chiama XWidget e la si trova gratuitamente sul Play Store:

XWidget
XWidget
Price: Free

Download

A questo punto è tutta discesa, e sei tu a scegliere che cosa avere sul tuo smartphone. I widget che riproducono quelli originali di Samsung (anche se diversi di pochissimo) esistono già, li ha creati Aatif, uno dei membri di XDA Developers: forum.xda-developers.com/android/apps-games/xwidget-samsung-galaxy-s6-weather-t3045314

Ne ho caricati una copia sul mio account Box, li trovi qui: app.box.com/s/t126dtbfpl6ge539djneeqtj55g34kq7

Tutte e tre le tipologie di widget propongono informazioni complete, contenenti quindi l’ora corrente e le note sul meteo e la temperatura. Io invece, basandomi sulla versione che utilizzo nel mio Galaxy S6, ho voluto modificare il “Pure” di Aatif, al quale ho rimosso l’ora corrente e ridimensionato il tutto per ottenere esclusivamente la temperatura corrente, l’icona meteo, la localizzazione e l’ultimo aggiornamento eseguito. Ho quindi impacchettato i file modificati e li ho caricati su Box: app.box.com/s/vhxnyqjxwwdmor1gu27ckp9l00vgirvx

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 4

Installazione

Scarica il pacchetto che ti interessa direttamente tramite smartphone, quindi usa un gestore di file (quello di fabbrica andrà benissimo) per spostarti all’interno della tua cartella Download e decomprimere il file ZIP appena scaricato. Ora dovresti poter vedere una cartella che al suo interno conterrà ulteriori cartelle (quelle delle 3 tipologie widget, se hai utilizzato il pacchetto originale di Aatif). Tieni premuto su una delle cartelle contenenti i file del widget, seleziona anche le altre due e poi Tagliale.

A questo punto naviga nella cartella di XWidget (si trova nella root della memoria interna), entra in Widgets e incolla qui ciò che avevi precedentemente tagliato:

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 1

Il più del lavoro è fatto. Ora non dovrai fare altro che tornare alla Home del tuo Android, scegliere di aggiungere un widget e andare in quelli relativi a XWidget. Scegli la dimensione di partenza (ti suggerisco il rettangolo 2×1) e portarlo dove ti serve.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 2

Una volta posizionato ti verrà richiesto che informazione caricare nel widget, tu dovrai solo spostarti in “Local” e scegliere il pacchetto del widget meteo di Samsung che hai scompattato nella giusta cartella poco fa. Se hai utilizzato il mio pacchetto modificato, il risultato dovrebbe assomigliare a questo:

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 3

Nel mio pacchetto ho volutamente rimosso le icone della localizzazione e dell’aggiornamento forzato, poiché ti basta un singolo clic sul widget per ottenere il menu delle funzioni da poter lanciare, comprese le due appena citate.

Come utilizzare il widget Meteo Samsung su un diverso telefono 5

Il mio consiglio è quello di andare in “Change location” e abilitare l’auto-rilevamento in base alla posizione GPS, così da non dover modificare la città da tenere d’occhio ogni volta che ne hai la necessità :-)

Il tutto è stato provato e ha funzionato (come anticipato a inizio articolo) su un Motorola Moto G di quarta generazione.

Buon inizio settimana!

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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

L’ho definito in tanti modi dopo i primi 10 minuti insieme, sono le stesse definizioni che darei oggi dopo averci avuto a che fare per molto più tempo, forse ritrattando su qualcosina (che vi spiegherò più in dettaglio). Motorola Moto X Force è il nuovo smartphone di fascia alta, realizzato dall’omonima e intramontabile azienda americana, assorbita da Lenovo due anni fa circa.

È uno smartphone dalle molteplici sfaccettature, per molti versi tradizionale, per altri sicuramente innovativo. È molto elegante, bello, indubbiamente rapido in ogni sua operazione, merito di un hardware parecchio ricercato e sicuramente ben bilanciato, per soddisfare ogni richiesta dell’Android a bordo e dell’utilizzatore finale. Monta il sistema operativo di Google nella sua versione 5.1.1 (ed è strano, a dirla tutta, considerando che ormai sono diversi i produttori ad aver fatto partire gli aggiornamenti a Marshmallow e alcuni ci nascono direttamente), in attesa quindi di un aggiornamento.

Una rapida panoramica

Qualcomm Snapdragon 810 octa-core da 2.0GHz (MSM8994), con una GPO Adreno 430 @600MHz, 3GB di RAM di tipo LPDDR4, 32GB di memoria integrata (di cui 24 disponibili, per lasciare spazio al sistema operativo) ma sempre espandibili tramite microSD, un comparto fotografico di tutto rispetto che passa dai 5M anteriori (con flash) ai 21 posteriori (sempre con flash, stavolta Dual), il tutto tenuto a bada da una batteria da 3760mAh che dovrebbe garantire fino a due giorni di autonomia (non ci si arriva utilizzandolo spesso), che sarà possibile caricare in tempi rapidissimi grazie alla tecnologia TurboPower di Motorola.

Capite bene che con una dotazione di questo livello è impossibile lamentarsi, a meno di andare a montare una personalizzazione del sistema operativo troppo invasiva. Fortunatamente Motorola, come tanti altri competitor, sceglie una Android Experience pulita, che lascia quindi ampio spazio a ciò che Google ritiene essere migliore per l’hardware attualmente sul mercato, anziché un qualcosa di nettamente più pachidermico come da anni Samsung sceglie di fare per i suoi device (tanto per citarne una). L’interfaccia monta lo stretto indispensabile e si basa su quello che Marshmallow propone. Rapidi passaggi da una schermata all’altra del multitasking, menu, applicazioni scelte. Sarà vostra cura decidere cos’altro montare e inserire come predefinito nell’utilizzo quotidiano dello smartphone. Ho personalmente scelto (come faccio sempre) Nova Launcher (caldamente consigliato) e ho quindi ripristinato il mio solito ambiente lasciato giusto qualche minuto prima sul mio smartphone personale.

Nova Launcher Prime
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Scelto il launcher, è tempo di restore delle applicazioni, configurazioni e utilizzo quotidiano. Tralasciando la prima parte che sarà oggetto di articolo dedicato (giusto per fare il punto della situazione: “migrazione a nuovo smartphone”), Moto X Force è ovviamente nato per tenere a bada qualsiasi capriccio dell’utilizzatore, così come ogni applicazione, fotografia, video. Lo spazio a disposizione è quello adatto a muoversi senza preoccuparsi che la memoria integrata finisca troppo presto, così come la possibilità di spostare qualche applicazione (o tutte quelle possibili) su scheda SD esterna. A tal proposito: l’alloggiamento della scheda microSD è nello stesso carrello della SIM, la scatola di Moto X Force include infatti la solita graffetta (scuola Apple) per rimuovere il carrellino superiore che scoprirete così poter contenere due Nano SIM e una microSD (come già detto), questo hardware potrebbe quindi essere quello giusto per chi desidera avere un solo smartphone sempre con sé, pur avendo due numeri (con relative tariffe) da gestire.

Indistruttibile il vetro, non il resto

Faccio un mea culpa per qualcosa che solitamente non faccio mai: lasciare lo smartphone nella stessa tasca delle chiavi di casa e della macchina. Dopo aver lavorato tutto il giorno in questa condizione, soprattutto in quello che è il cantiere del nuovo appartamento, senza mai stare fermo un secondo, ho ripreso in mano il telefono e ho scoperto l’amara sorpresa: un carico di righe sul monitor che non sarei stato capace di fare neanche con una caduta ad alta velocità, a metri di distanza e con la stessa violenza di Hulk nei confronti di Thor. Amareggiato e anche un po’ arrabbiato per quanto accaduto (con me stesso, ovviamente), le righe si fanno notare solo in controluce e a monitor spento, fortunatamente, ma è comunque il caso di chiedere scusa pubblicamente a Motorola (che ha fornito il telefono) per quanto successo, mi sembra il minimo.

Altro fattore: ricordate che Moto X Force non è impermeabile, è solo resistente ai liquidi ma nulla più, dovrete immediatamente correre ai ripari nel caso questo si bagni (no, stavolta non è successo nulla di male, ci mancava pure questa!). Insomma: è ben carrozzato ma non indistruttibile, tutti hanno un tallone d’Achille, sempre.

A proposito di tallone d’Achille: non provate a lanciare il telefono a terra. Siamo tutti d’accordo sull’ammettere che la tecnologia ShatterShield di Motorola lo protegga benissimo, ma eviterei di fare allegri test con gli amici, potreste sempre colpirlo nel punto di rottura ideale e pentirvene così subito dopo. L’azienda è la prima ad ammettere che questa novità nel campo è certamente rivoluzionaria e permette di preservare il buono stato di salute dello smartphone, ma resta evidente che non è a prova di urti né è stato progettato per resistere a tutti i danni da caduta”, non di solo vetro è realizzato questo tipo di device, occorre forse ricordarlo? Magari quello che ricorderei io a Motorola (se posso permettermi) è di non abusare di questa proprietà per spingere sul marketing e sul suo posizionamento (vedi immagini di seguito), creano aspettativa:

Maneggevolezza: non all’altezza delle aspettative

Sono abituato a fare sempre lo stesso test con ogni smartphone mi passi tra le mani: è utilizzabile senza l’ausilio di ambo le mani? Sia chiaro: da un certo numero di pollici in poi è chiaramente impensabile utilizzarlo con una sola mano per fare ogni cosa, ma per lo meno dovreste riuscire ad arrivare nei punti più critici per poter portare a termine le operazioni di base e chiedere l’ausilio della mano non dominante di tanto in tanto. Così come monitor della stessa categoria, anche Moto X Force è utilizzabile con la sola mano destra (nel mio caso, nda) ma non è sempre facile tenerlo fermo perché la scelta del materiale utilizzato per il suo dorso è tanto bella (esteticamente) quanto potenzialmente scivolosa.

Altro punto da discutere è la scelta dei pulsanti laterali per accensione / spegnimento e modifica dei livelli volume. Belli, ovviamente, ma scomodi quando li si cerca di fretta. Forse troppo sottili, forse troppo poco profondi, è questione di abitudine, ci si prende confidenza dopo qualche giorno di utilizzo (e si continua a sbagliare di tanto in tanto). L’ergonomia non ne esce vincitrice fino in fondo, è strano considerando il tipo e la fascia di questo device.

Di autonomia e TurboPower

È la tecnologia Motorola che consente di avere un telefono sempre pronto a uscire con voi di casa (o dall’ufficio) con la giusta carica per non lasciarvi appiedati quando più ne avete bisogno. Utilizzando il caricabatterie fornito nella confezione (pezzo unico; non troverete quindi il cavo di collegamento a PC, un normalissimo microUSB) si raggiunge il 20% di carica in 10 minuti circa, il 70% in mezz’ora e il 92% in un’ora. Solo per quel 8% residuo, che lo separa dalla carica completa, ci si impiega tra i 20 e i 25 minuti. Moto X Force è già pronto per la ricarica Wireless con apposito accessorio.

L’autonomia, come anticipato nella panoramica iniziale, è alta, ma potreste essere costretti a una ricarica al giorno nel caso in cui utilizziate un po’ più del dovuto lo smartphone. Tenendo acceso Waze in un viaggio da due ore circa, ho visto scendere “la lancetta” della batteria più velocemente di quella dell’automobile spinta ai 220 Km/h. È chiaro che la continua ricerca e roaming tra reti voce / dati non aiuta, in nessun caso. Moto X Force è in grado di allacciarsi alla rete 4G+ con molta facilità, laddove possibile, così come è in grado di restare in edge nelle zone meno coperte, soprattutto in alcuni coni d’ombra autostradali.

Software

Android 5.1.1, pochissime le applicazioni della casa installate a bordo, per lo più personalizzazioni che dipendono dai sensori posti sul telefono. Moto Assist (help.motorola.com/hc/3200/42/verizon/it-it/jcb0702131223.html?topic=jcb0702131223), Moto Actions (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/101022/related/1), Moto Voice (motorola.com/us/Moto-X-Features-Touchless-Control/motox-features-2-touchless.html) e Moto Display (motorola-global-portal.custhelp.com/app/answers/detail/a_id/103951/related/1), tanto per citarne quattro sicuramente presenti all’appello.

Sono tutte scaricabili anche tramite Play Store (così da poter essere montate su altri tipi di cellulare dello stesso produttore):

Motorola Assist
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Price: Free
Moto Actions
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Price: Free
Moto Voice
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Price: Free
Moto Display
Moto Display
Price: Free

L’ultima, per certi versi, è la versione di casa (più leggera e reattiva) di AcDisplay alla quale avevo dato un’occhiata qualche tempo fa. Permette al telefono di essere sempre reattivo all’arrivo di una nuova notifica, ma anche al vostro movimento (ancora una volta grazie ai sensori posti e nascosti sulla parte frontale del telefono), dandovi immediata visibilità di ciò che è in attesa di essere letto o verificato, quindi di spostare il dito sul monitor in base a ciò che desiderate fare (aprire l’applicazione che ha segnalato la notifica o sbloccare semplicemente il dispositivo, o magari tenere premuto sull’icona del programma che mostra la notifica per ottenere una semplice e sempre comoda anteprima). La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho cominciato a utilizzare questa particolare funzione è stata questa:

Cane dormiente

È un po’ come se il vostro fedele amico non riuscisse mai a dormire davvero. Come se lo teneste sempre in allerta, pronto a risvegliarsi dal letargo in una frazione di secondo. Provate a tenere Moto X Force in auto, sul cruscotto (con apposito accessorio) senza navigatore attivo. Qualsiasi movimento della testa o del vostro braccio lo farà risvegliare, diciamo che non riuscirete a perdere mai d’occhio l’orario e che la batteria proprio non ringrazierà (a voler vedere il bicchiere mezzo pieno) ;-)

Giusto per i più paranoici: nessuna delle applicazioni Motorola è vitale per il telefono. Potrete decidere di tenerle installate ma non utilizzarle mai, non configurarle, escluderle totalmente dalla vostra esperienza d’uso. In questo elenco è chiaramente compresa la modalità di eterno “ready2go”, assente giustificata (dato il diverso modo di pensare il risveglio del telefono) la funzione di sblocco in due tocchi, tipica LG e non solo (si veda i telefoni fatti realizzare da Vodafone che ho già recensito in passato).

Comparto fotografico

Notevole, non c’è altro modo per definirlo. Con l’applicazione fotografica leggermente ritoccata per offrire una migliore esperienza di scatto, tutto il comparto fotografico di Moto X Force è davvero valido, sia per quello che riguarda la fotocamera anteriore (evidentemente studiata per ottenere ottimi selfie, e lasciamo perdere i commenti a tal proposito), sia per la posteriore che riesce a scattare buone foto anche in condizioni pessime, in manuale (per quanto possibile) o in automatico, vi propongo qualche scatto catturato diverse sere fa a Milano (tra Duomo, Galleria e locali) con la nebbia a farla da padrona, e poi a Rimini in occasione di una mostra dedicata al mondo LEGO:

Si può fare certamente di meglio e ritoccare ulteriormente il risultato, ma già (nonostante la poca bravura di chi sta dietro l’obbiettivo), i risultati sono assolutamente validi. I video vengono girati in HD (1080p) di default, potete scegliere in alternativa il rallentatore a 720p o il video in 4K a 2160p, occhio però allo spazio occupato in memoria (e quindi nel backup), non si scherza con video così definiti.

Non è però così in discesa la strada di cotanta potenza: provate voi a farvi una full-immersion al forum di Assago, finale di X Factor, una foto che tira l’altra e un upload continuo per una cronaca quasi live su Twitter, un’abitudine malsana (me ne rendo conto) ma che ormai è diventata abitudine (continuo a sapere che non è un bene, non c’è bisogno che lo ripetiate, vi sento). Sostituite l’evento suggerito con qualsiasi altra serie di fotografie in successione (e relativa pubblicazione sul Social preferito): noterete un surriscaldamento e un progressivo rallentamento nel salto da un’applicazione all’altra (anche se non eccessivo, quest’ultimo). In tutta onestà, a un certo punto, ho preferito tirare fuori l’iPhone 6 aziendale che su questo non tradisce mai (lui, il problema di surriscaldamento, ce l’ha durante la conversazione, giusto per non fargliela passare del tutto liscia). Fastidioso? Si.

Concludendo

Nonostante le ottime premesse che hanno costituito la parte principale dell’articolo, la robustezza del monitor è il vero punto di forza per il quale Motorola ha speso parole e sviluppo in laboratorio. Viene garantito per 4 anni (a prescindere dalla garanzia di due anni posta sul telefono), nessun altro a oggi sarebbe in grado di farlo. Questo vorrà dire che ci saranno meno telefoni da portare in assistenza, a patto di acquistare un Moto X Force che di economico ha forse solo il nome (in termini di conteggio caratteri). In esclusiva Vodafone per l’Italia almeno fino al prossimo anno, il suo prezzo è di 749,99€, lo si può trovare a 699 (senza troppa fatica), ma resta comunque un prezzo alto (considerando qualche difetto riscontrato e la mancanza di un sensore per la lettura delle impronte digitali.

Good job, anyway.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Motorola. Tornato all'ovile.
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