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Oggi voglio proporti un articolo già scritto, rivisto e pubblicato su IF Magazine (piattaforma di BNP Paribas Cardif), con la quale collaboro. Quella che leggerai qui di seguito è la versione originale, quella che ricalca fedelmente le mie idee, senza tagli, ma che -soprattutto- si rivolge a te, come se ci stessimo facendo una chiacchierata alla macchina del caffè, proprio come piace a me :-)

Il tuo corpo è unico, o per lo meno è raro trovare in giro quella combinazione di tratti somatici, voce e impronte che, messi insieme, restituiscono un risultato che possa essere confuso anche dall’occhio più attento.

Dapprima il PIN (storico, sempre esistito anche sulle prime carte SIM degli anni ’90), poi le password più complesse, e così le combinazioni, le impronte, la voce, il volto e molto altro ancora. Un solo scopo: sbloccare nel minor tempo possibile l’accesso lecito al nostro smartphone, lasciando fuori le persone indesiderate.

Dal fingerprint al riconoscimento facciale, com’è cambiata la nostra interazione con i device tecnologici?

Torna indietro un attimo

Contrariamente agli anni ’90 e i primi Motorola approdati qui da noi, sui quali le schede del monopolista italiano cercavano di non farsi infastidire poi troppo da un nuovo competitor rappresentato da una splendida modella australiana (te lo ricordi, vero? Gli anni passano anche per te, fattene una ragione), il trascorrere del tempo ha cominciato a far sentire la crescente necessità di proteggere quei contenuti sensibili che oggi, su smartphone ben più evoluti, costituiscono buona parte della nostra base dati, conoscenze, appuntamenti, quotidianità.

Il PIN della SIM (quest’ultima costituiva l’unico spazio di memoria occupabile, te lo ricordo) era assolutamente sufficiente a tenere lontano coloro che non dovevano poter accedere alla nostra rubrica e a quei primi “short message” (SMS); bastava semplicemente riavviare il telefono per attivare la protezione. La prima vera evoluzione porta il nome di Nokia, pioniere e autorità in un campo dove oggi viene ricordato più per quanto fatto in passato, che per quanto in cantiere in ottica contemporanea e futura.

iPhone, seguito poi a ruota da Android, costituisce l’ulteriore passo in avanti, stavolta gigantesco, che impone la fine della memoria disponibile nella carta SIM. Quello che può essere volgarmente chiamato ferro è in realtà qualcosa che è possibile cambiare in qualsiasi momento, perché il proprio numero di telefono segue la scheda SIM (non necessariamente la stessa di 10 anni fa, tanto per aggiungere carne al fuoco), e tutto ciò che costituisce il nostro mondo digitale trova spazio su programmi installati nel PC, quelli che ti hanno permesso di fare backup anni prima dell’avvento del Cloud.

E quindi?

E quindi oggi tutto ciò che ti rappresenta trova spazio –prima di tutto– nel tuo smartphone. La tua mail, i tuoi contatti, i tuoi ricordi. Proteggere questi dati diventa fondamentale e sono quindi nate nuove tecniche che provano a impedire accessi non autorizzati ai nostri quotidiani compagni di viaggio (tendo ormai a considerare così smartphone, tablet, PC).

Dico “provano” perché ogni medaglia ha una seconda faccia, e ogni tecnologia nasce insicura per definizione, o per lo meno ci sarà sempre qualcuno che farà di tutto per aggirare l’ostacolo, legalmente o meno.

Affidiamo tutto ai metodi di sblocco dei nostri gadget, un PIN numerico o una combinazione alfanumerica più complessa, una sequenza di trascinamento, un’impronta digitale, un volto, un occhio, la voce. Ognuno di questi ha potenzialmente una falla, spesso causata da noi utilizzatori. Perché se è vero che un’impronta digitale è di più difficile riproduzione, sembra lo sia molto meno una fotografia che inganna un controllo approssimativo del volto, o magari una lente a contatto che va a sorpassare il controllo dell’iride, una voce registrata il microfono. Il PIN, possibilmente complesso da indovinare ma facile per te da ricordare, continua a rimanere la tecnica di protezione migliore, quella spiaggia che –tanto per voler andare “off topic”– in America nessuno ti potrà chiedere di inserire per sbloccare forzatamente il tuo smartphone (contrariamente invece all’impronta digitale o all’iride) :-)

In attesa quindi che un futuro prossimo ci permetta di utilizzare il cuore per sbloccare il nostro dispositivo (sto parlando di questa notizia relativamente nuova), e con la speranza che questo sia il più sicuro dei metodi, non ti resta che scegliere un codice di sblocco alfanumerico complesso, non mettendoti in scacco da solo, ovvero:

  • il codice deve essere sì complesso, ma ricorda che dovrai utilizzarlo ogni volta che avrai bisogno del tuo dispositivo, non esagerare, potresti arrivare facilmente all’esaurimento nervoso e tirarlo dalla finestra;
  • evita di utilizzare dati che è possibile scoprire con estrema facilità nell’era di Facebook e dell’homo social, la tua data di nascita (così come quella di tua moglie o di tuo figlio) è da evitare come il maglione d’estate in spiaggia, giusto per rendere l’idea, e la stessa cosa vale per numeri di telefono, civici di casa o targhe automobilistiche, e per qualsiasi altro dato così alla portata di chiunque;
  • ti devi basare sul principio universale secondo il quale una password robusta è qualcosa di molto distante dall’associazione randomica di lettere e numeri che non hanno connessione alcuna. Te la faccio semplice: “Il cavallo bianco di Napoleone” è più sicura che “Eq2187.!_saju%$” (per i feticisti: 122 bits contro 91, eppure la prima è decisamente più semplice da ricordare);
  • l’impronta è e resta una buonissima alternativa in terra nostrana, perché è immediata e trova il suo backup nel codice di cui sopra;

Tutto chiaro?

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Da qualche versione, Nokia ha introdotto una nuova funzionalità all’interno della propria Suite, in particolar modo nella sezione riguardante la sincronizzazione dei dati tra PC (Mail Client e Browser prevalentemente) e telefono. Stiamo parlando della funzionalità di riconoscimento –nativa– di Lotus Notes installato sulla macchina che ospita il software Nokia.

Dopo aver impiegato del tempo per sincronizzare il telefono privato con Google (che utilizzo fuori e dentro la mia azienda per i dati personali) mi sembrava giusto impiegare dieci minuti per fare lo stesso con il telefono aziendale (un Nokia N70) e Lotus Notes, applicativo che si utilizza in azienda per gestire la posta elettronica e una miriade di altre applicazioni.

I passaggi sono anche in questo caso pochi, basta non dimenticarne nessuno!

# PC Suite e collegamento al telefono

Forse voglio tagliare troppo ma mi auguro che tutti voi riusciate –in completa autonomia– ad installare Nokia PC Suite sulla vostra macchina, collegare il telefono al PC tramite cavo (generalmente fornito nella scatola del telefono stesso) attendendo che i driver vengano riconosciuti ed installati. Solo così si potrà accedere al telefono e cominciare ad utilizzare i programmi messi a disposizione da Nokia.

# Sincronizzazione: wizard

Se il telefono viene riconosciuto e se il software che permette lo scambio di dati tra periferica e PC è stato installato correttamente (in caso contrario è la stessa suite a chiederlo), si potrà procedere con l’apertura dei programmi facenti parte della Suite. Avviare quindi “Sincronizzazione” per la prima associazione telefono / PC.

Il primo passaggio è elementare. Dovrete scegliere il programma che utilizzate quotidianamente per gestire posta, contatti e appuntamenti. Nel mio caso, Lotus Notes 8.5 (riconosciuto come 8.x da PC Suite):

Per poi passare alla decisione del cosa sincronizzare, tipicamente Elementi Agenda / Elenco impegni ed Elementi Rubrica, opzioni di default del programma. Selezionando “Avanti” verrà richiesta la password dell’ID di posta elettronica. Si passa quindi alla schermata dove specificare i puntamenti del DB di posta elettronica e quello della rubrica personale. Ecco il da farsi:

  1. Server Domino dell’azienda: generalmente riporta NOMEMACCHINA/NOMESOCIETà/IT (quest’ultimo /IT non necessario).
  2. Nome del file di posta elettronica: completo di sottocartella a partire dal nome della macchina, occorrerà specificarlo interamente.
  3. Server della rubrica locale: a meno che voi non teniate i contatti nello stesso DB di posta su server (in quel caso basterà replicare i parametri messi nei primi due campi), il tutto si troverà nel disco locale, cartella appartenente a Lotus Notes (non so, C:\Programmi\Lotus\Notes\data\ per dirne una), la si indica con “Locale“.
  4. Nome del file della rubrica: generalmente names.nsf (per default in una installazione standard di Notes), potrebbe cambiare nel caso in cui (come il sottoscritto) aveste deciso di creare un DB separato con template Rubrica dove tenere i propri indirizzi. Basta stare attenti giusto quel poco che basta per non sbagliare il colpo!
  5. Andando a selezionare le “impostazioni avanzate“, si potrà immediatamente specificare la password assegnata all’ID di posta elettronica permettendo così al programma di conservarla e non richiederla successivamente.

A questo punto la strada è in discesa. Una volta specificato l’intervallo di sincronizzazione il gioco è fatto. Per andare sul sicuro suggerisco la configurazione “a metà tra tutto” con 6 mesi di storia passata e 6 mesi di futuro costantemente rinnovati giorno per giorno:

La configurazione guidata sarebbe arrivata alla fine. Il mio (ulteriore) suggerimento è però quello di ‘andare a ritoccare le impostazioni avanzate lasciate di default dal programma prima di confermare il tutto e partire con la prima sincronizzazione. Nell’ultima schermata cliccare quindi sulla chiave inglese e … :

Se il cavo è connesso al telefono, la terza opzione (“Sincronizza periodicamente mentre il telefono è connesso”) può avere senso, ancora meglio se tenuta con un intervallo di 15 minuti che emulerebbe un “quasi tempo reale di aggiornamento degli appuntamenti sull’agenda del telefono. Le restanti tab possono essere lasciate così come impostate dal programma (Risoluzione conflitto, Direzione, Profilo sincronizzazione). Confermare per uscire dalla prima finestra, confermare ancora per concludere la procedura guidata e iniziare la prima sincronizzazione:

Il gioco è fatto :)

# in conclusione

Per chi lavora con l’applicativo IBM Nokia PC Suite diventa improvvisamente una manna dal cielo che evita di passare da applicativi di terze parti come mNotes della CommonTime o simili. I backup o le installazioni delle applicazioni si potranno ancora fare via SD card (memorizzando le applicazioni su quest’ultima e lanciando il setup da telefono), cosa che trovo particolarmente comoda quando si va ad aggiornare il firmware del telefono o formattare (sempre quest’ultimo) per dargli una pulitina globale ;)

Ora tocca a voi: dubbi? Perplessità? Domande?

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Premessa prima di cominciare:

state leggendo un post sponsorizzato. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe denaro in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Giusto qualche giorno fa ho restituito il Nokia N96 che avevo ottenuto in test grazie a Digital PR e Nokia Italia, approfitto di questi 10 minuti di pausa mentale per scrivere della gestione “musica & video“.

#1 di Musica & Mp3

Lo sanno anche i muri ormai: tutti i telefoni Nokia serie N (e non solo) sono in grado di trasformarsi all’occorrenza in lettori Mp3 di “ultima generazione“. Nokia N96 non fa chiaramente eccezione e ho avuto modo di stressare il suo lettore multimediale durante il periodo di test.

Il caricamento avviene sempre tramite la Nokia PC Suite che permette di ri-codificare la musica durante l’upload portando la qualità al massimo livello risparmiando ulteriore spazio su disco (M4A).

Unica pecca del procedimento: la velocità di conversione. Se state utilizzando la vostra macchina e tenete aperte più applicazioni contemporaneamente, ne risentirà il Nokia Music Manager. Chiaramente lasciandolo lavorare in background e “senza frettail risultato sarà ottimale. Se il file MP3 contiene –tra i tag ID3– la copertina dell’album, questa sarà riportata automaticamente nei file del Nokia N96.

Staccate quindi il telefono dal cavo USB (o magari dalla connessione Bluetooth) e godetevi la vostra musica in cuffia, la comodità di un unico apparato tuttofare è proprio questa! :)

Raccomandazione: tenete sempre d’occhio il livello della batteria, lasciare attivo il lettore multimediale in concomitanza con la connettività WiFi e magari uno “squillo alla dolce metà” di tanto in tanto può voler dire durata parecchio limitata. Secondo il test da me effettuato, mettendo sotto sforzo il telefono con lettore multimediale, scansione WiFi ed un paio di telefonate di lavoro dalla durata di 15/20 minuti ciascuna, ha significato un consumo di batteria pari al 15/20% della carica totale (tutto in poco meno di due ore), sull’arco della giornata e della necessità di mobilità contano parecchio.

#2 di Video & 3GP

Così come per l’iPod o qualsiasi altro dispositivo mobile (iPhone? Cellulari di altre marche?) per poter trasferire video sul proprio Nokia N96 sarà necessario convertirli in formato compatibile 3GP o MP4. Attraverso Nokia Video Manager sarà possibile effettuare l’operazione in modo trasparente, con conversione stile “Nokia Music Manager“, ovvero “on the fly“. Anche in questo caso si potrà trascinare il proprio video sul dispositivo e attendere che venga terminata la conversione:

Il video sarà immediatamente disponibile nella galleria, visualizzabile (ovviamente) per orizzontale così da avere una maggiore superfice a disposizione. Non c’è eccessiva perdita di qualità durante il processo e, nel caso in cui il vostro occhio di falco o il vostro udito da elefanti sia in grado di percepirla, è in parte davvero minima e difficilmente “notabile” dall’intero parco utilizzatori ;)

#3 Digitale Terrestre DVB-H

La funzione più utilizzata nel Nokia N96, almeno nell’ambito video, rimane comunque il Digitale Terrestre DVB-T, messo a disposizione tramite un ricevitore posizionato all’interno del dispositivo, opportunamente trasformato quindi in segnale DVB-H per dispositivi mobili.

Sto parlando –per essere precisi– di un ricevitore DVB-H Class C, da 470-750 MHz. Un segnale TV in diretta, alla massima qualità audio / video, riproducibile su qualsiasi televisore tramite i cavi di connessione RCA per video composito e audio stereo. Teoricamente un buon sostituto del decoder tanto pubblicizzato da Mediaset, chiaramente senza la possibilità di espansione con card prepagata, ma tant’è.

Ricevitore DVBH / La Talpa

La ricezione è davvero ottima, ho testato il parco canali offerto da H3G dove sarà possibile ricevere i 2 canali principali RAI (Rai 1 e 2 nello specifico), quello più “interessanteMediaset, Boing, La3 TV, Sky Meteo 24. Al posto di “più interessante Mediaset” potete sostituire “il più visto per la fascia della giornata“, ciò vuol dire che –alla sera– vi capiterà di vedere La Talpa (come nella foto scattata qualche tempo fa) o Il Grande Fratello o cose così ;)

Raccomandazione: tenete sempre d’occhio il livello della batteria, guardare la TV nel tragitto Rozzano / Piazza Fontana a Milano (giusto per dirvi il test fatto da me “su strada”) infilandoci in mezzo una telefonata di lavoro della durata di 10 minuti, può voler dire batteria a terra se per qualsiasi malaugurato caso questa fosse già senza “due tacche” di carica. Ebbene si, sono stato costretto una volta arrivato a destinazione a tirare fuori il caricabatterie. Se lasciate la scansione WiFi attiva la situazione peggiora ulteriormente. Occhio! ;)

Manca giusto una puntata al termine del mio personale report su Nokia N96. Il prossimo post tratterà la fotografia, giusto per concludere in bellezza.

Buona giornata!

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.
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