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Ok, Xiaomi è arrivato ufficialmente in Italia. Al Superstudio Più di via Tortona sono intervenuti tantissimi ospiti, giornalisti e fan in una conferenza stampa (quella dello scorso 24 maggio, nda) ricca di contenuti e applausi per quei prezzi così aggressivi per un mercato forse non ancora pronto a reagire con forza (a tutto favore del team cinese). In attesa quindi di mettere mano sui terminali del marchio nato nel 2010 ma che ha già battuto diversi record, mi dedico a qualcosa di molto più leggero, come il loro bluetooth speaker compatto e di design, il Mi Bluetooth Speaker.

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design

Xiaomi Mi Bluetooth Speaker

Piccolo (sul serio, nella colorazione Gold ricevuta assomiglia a un baby lingotto), compatto e leggero (270 grammi), la scelta del metallo (tranne nei lati) che lo rende assolutamente elegante (anche nella versione più giovanile, quel celeste che vedi nella fotografia poco sopra o nell’immagine qui sotto), con quella trama anteriore a fori che assomiglia agli speaker di qualche tempo fa (dove qualche, per i più giovani, potrebbe essere più degli anni portati sulla gobba), essenziale e con quel logo frontale basso che ti ricorda di che famiglia fa parte questo prodotto, senza risultare elemento di disturbo. Con i comandi necessari posti sui lati, lascia la parte superiore e posteriore assolutamente liscia, quei dettagli che evidentemente hanno fatto di questo un prodotto uno dei vincitori del reddot awards 2016.

Play / Pausa (e risposta a una eventuale chiamata in ingresso sullo smartphone connesso in bluetooth), Volume + / – (che su pressione più lunga si trasforma in canzone successiva / precedente), livello batteria (che viene riportato a voce, in inglese e senza mettere in pausa la traccia in riproduzione), che su pressione prolungata diventa pairing per il bluetooth (monta una versione 4.0). Sempre in inglese, dato che te ne ho parlato, sono anche tutti gli altri messaggi riportati dallo speaker (come quello dedicato alla ricerca dei dispositivi, alla connessione effettuata, ecc.).

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design 1

Dall’altro lato (quello sinistro) troverai l’ingresso AUX (per poter ascoltare tracce anche da sorgente differente), il microfono integrato (quel piccolo foro subito sotto) e la porta microUSB per la ricarica della batteria al litio integrata (1500mAh a 3.8V, viene dichiarata un’autonomia di circa 8 ore tenendo un volume pari a 65dBA).

2 i canali audio con dei driver da Φ36mm, le specifiche ufficiali di Xiaomi (per il momento solo sul sito inglese, nda) riportano una potenza in uscita di 3W x 2 (4ohm, THD < 1%). Ciò che io posso dirti oltre le pure specifiche da scheda tecnica (che puoi recuperare facilmente in qualsiasi momento) è che la resa audio è molto buona, ma che non puoi pretendere bassi fedeli e potenti in ambienti aperti, nonostante la presenza di un piccolo subwoofer che permette di raggiungere i 90dB massimi in uscita (anche se ho ascoltato e messo alla prova roba ben peggiore, te lo assicuro). Si ottiene un buon effetto anche se lascia spazio a quell’incupimento di output tipico da cassa dritta e che nasconde la brillantezza degli alti e medi.
Il prodotto è avvantaggiato eventualmente da quello stesso comportamento che riservi alle casse mono di un cellulare (quando metti la mano a coppetta), guadagnando in punta massima quando permetti alla traccia in uscita di sbattere contro un muro o altra superficie che può dare maggiore corposità al risultato finale (io lo tengo dietro il monitor del mio MacBook, sulla scrivania poggiata verso il muro, nda), concedendo qualche punto in più sulla valutazione di chiusura con relativo “voto sul registro“.

Promosso anche in fase di chiamata in vivavoce, che grazie al microfono in una stanza senza troppo rumore di fondo mi ha permesso di non star lì a correre a deviare la chiamata sulla capsula audio dello smartphone, cosa alla quale sono abituato con altri prodotti che ho in casa e che uso abitualmente (dalle prestazioni medie -e prezzo, aggiungo- ben più alte di questo prodotto, ma che “prendono botte” sul microfono, dettaglio effettivamente fastidioso).

I difetti quindi ci sono, lo avrai capito, ma nel calderone finiscono per andare a fondo, passando più o meno inosservati perché -a essere onesti- la sufficienza viene agilmente sorpassata da tutte le voci della più classica delle liste “ToDo” per uno speaker bluetooth. Probabilmente ciò che più stona è il prezzo: per un Mi Bluetooth Speaker servono circa 40€ di investimento (questo il prezzo visto ad Arese, un pelo più alto invece su Amazon), nella stessa fascia di prezzo si possono trovare alternative che si comportano bene almeno quanto questo speaker, va quindi un pelo contro quell’aggressività mostrata da Xiaomi per penetrare sul nostro mercato (e in generale quello europeo). Ciò non vuol dire che non sia un prezzo adeguato, sia chiaro.

In conclusione

Mi Bluetooth Speaker di Xiaomi, l'audio compatto e di design 3

Una delle alternative da tenere d’occhio quando il tuo budget è inferiore o pari ai 50€, un prodotto che si comporta bene nella sua media matematica, ottenendo piena sufficienza e pacca “alla Cannavacciuolo” sulla spalla. Ottima figura se lo si vuole acquistare come regalo per chi oggi adora portare con sé la propria musica in costante movimento (rendendo partecipi persone che forse non vorrebbero fregiarsi di questo onore, giusto ragazzi in metropolitana?), con –se posso aggiungere un’ultima nota di colore– un package esterno che non riuscirebbe ad aprire neanche Arsenio Lupin senza aiutarsi con un’unghia o un qualsivoglia sottile accessorio, causa esagerata compressione e millimetrica precisione nel taglio per un’occupazione quanto più possibile minimal :-)

Buon inizio settimana!

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Xiaomi, ho potuto tenerlo al termine del test (si tratta di un gentile omaggio ricevuto dopo la conferenza stampa dell'arrivo in Italia, consegnato a ogni giornalista intervenuto).
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Da diversi anni ormai le telefonate d’ufficio sono progressivamente migrate dalla classica cornetta tenuta ferma tra testa e spalla (scomodo oltre ogni limite), alla configurazione cuffie / microfono grazie all’utilizzo di software VoIP che si appoggiano generalmente allo stesso centralino del telefono fisso, destino comune a moltissime aziende (quasi tutte, direi) e che -anche cambiando fornitore e prodotto- sfruttano protocolli medesimi e possibilità di espansione. Oggi ti parlo di un prodotto che ho voluto comprare per cercare di fare un’ulteriore passo in avanti: dalle cuffie con microfono dotate di cavo, volevo essere completamento libero da vincoli e fili, ho messo sul banco prova le Logitech Wireless Headset H800.

Logitech Wireless Headset H800

Un incauto acquisto ha dato il via a tutto

Con quella forte spinta psicologica per l’abbandono dei cavi e delle limitazioni palesi durante i movimenti tra una scrivania e l’altra, mi sono fidato di un parere avventato di un collega che aveva da poco acquistato un paio di cuffie bluetooth con microfono integrato, quest’ultimo però senza asta dedicata, posto quindi su uno dei padiglioni (il destro, nda) e di conseguenza ambientale. Prezzo giusto per una marca praticamente sconosciuta e una buona qualità dei materiali valutata positivamente dopo la consegna del prodotto, troppo bello per essere vero, il microfono infatti non era per nulla all’altezza delle aspettative. Voce catturata male, confusa con altre che mi circondavano e a tratti metallica, problema forse dovuto alla trasmissione bluetooth. Ho immediatamente preparato e fatto partire il reso.

Mi sono quindi messo alla ricerca di un prodotto con microfono direzionale e non ambientale, con collegamento bluetooth o tramite dongle dedicato, cercando di rimanere –grosso modo– nel range di prezzo del primo acquisto portato a casa.

Logitech Wireless Headset H800

Questo mercato e la specifica esigenza non trovano poi molte risposte nel bacino delle offerte (Amazon, ma anche eBay), non almeno in una fascia di prezzo che potesse giustificare l’investimento di tasca mia anziché aziendale (in quest’ultimo caso, mi sarei rivolto a qualcuno come Jabra, tanto per dire). Volendo rimanere sotto ai 100€, le Logitech Wireless Headset H800 hanno risposto all’appello con una spesa pari a 64,99€ e una serie di punti forti e deboli che provo a raccontarti dopo circa un mese di utilizzo (le ho acquistate via Prime Now lo scorso 4 aprile).

Uso quotidiano

L’utilizzo che faccio delle cuffie in ufficio è quello comune a molti altri lì fuori, forse te compreso: partecipo a meeting video (Cisco WebEX, Zoom, tanto tempo fa Skype, di tanto in tanto anche altri programmi / servizi), ricevo e faccio telefonate (VoIP, Cisco Jabber), ascolto musica o guardo contenuti multimediali quando necessario o nel pressoché inesistente tempo libero (Spotify, YouTube, ecc.). Il turno è quello d’ufficio: dalle 8:30 alle 17:30 circa, con l’altrettanto classica ora di pausa dalle 13:00 alle 14:00. Ti dico questo per un buon motivo, quello legato alla durata della batteria al litio integrata nel prodotto, ci arriviamo tra poco.

Qualità del pacchetto e del prodotto

Leggère, archetto regolabile, il braccetto dedicato al microfono si trova nel padiglione destro, puoi posizionarlo come meglio credi. Nel padiglione destro troverai anche i comandi rapidi per accensione / pairing, volume, avanzamento tra le tracce, il Play permette anche di rispondere o terminare le chiamate quando le cuffie sono connesse a uno smartphone, hai la possibilità di mettere in muto il microfono con un tocco.

Logitech Wireless Headset H800 2

Le Logitech Wireless Headset H800 possono essere parzialmente ripiegate su loro stesse per una più semplice trasportabilità. Non hanno particolari rifiniture o accortezze estetiche, sono molto spartane per certi versi, forse indegnamente definibili come troppo plasticose. Le imbottiture dei padiglioni e dell’archetto sono in materiale sintetico, le prime facilmente sostituibili, contrariamente alla seconda. Rispetto alle altre rimandate indietro c’è meno cura (e questo un pelo dispiace e lascia ragionare, considerando la consistente differenza di prezzo), c’è anche meno attenzione per quegli extra che -seppur non richiesti- fanno bella figura quando presenti, come per esempio un sacchetto per trasportare più facilmente il prodotto e il cavo di ricarica USB incluso all’interno della confezione.

Dongle dedicato

Fortunatamente scegliere Logitech vuol dire anche puntare in maniera certa su alcuni vantaggi, primo tra i quali il sapersi interfacciarsi con i dispositivi in più modi, per permetterti di usare questo kit con lo smartphone tanto quanto con il PC, anche quando quest’ultimo è sprovvisto di bluetooth nativo (non è il mio caso, ma ha comunque aiutato, e tra poco capirai il perché).

Le Logitech Wireless Headset H800 vengono proposte in scatola con dongle USB aggiuntivo che, quando non utilizzato, può trovare posto nel padiglione sinistro (ti basta ruotare leggermente la copertura esterna, così da sbloccarla). Io ho optato per l’utilizzo di quest’ultimo perché, durante l’utilizzo via connessione bluetooth diretta con il PC, le riconnessioni post-ibernazione o standby del sistema non andavano sempre a buon fine, costringendomi a riavviare Windows (o rimetterlo in ibernazione e svegliarlo subito dopo, come a chiedere di “riprovarci“). Ciò non accade se le cuffie vengono collegate allo smartphone, do quindi la colpa al chip bluetooth del mio Lenovo T440s, e non mi stupirei nell’avere ragione (non per immodestia, ma perché questo modello Lenovo ha mostrato più volte segni di squilibrio dovute all’hardware scelto dall’importante assemblatore cinese).

Batteria

Forse il più brutto tallone d’Achille delle Logitech Wireless Headset H800, con una durata che fatica a raggiungere le 6 ore di utilizzo continuato, lasciandomi così potenzialmente scoperto per almeno un’ora lavorativa al giorno, e questo perché ho imparato a spegnerle quando mi assento per la pausa pranzo e per andare a prendere il caffè a metà mattina (o pomeriggio) con i colleghi. Fortunatamente la ricarica non ne impedisce l’utilizzo contemporaneo, e in caso di emergenza potrai quindi allacciarti alla più vicina porta USB continuando ad ascoltare la musica o parlare al telefono, o ancora partecipare attivamente al meeting in corso.

Non è però questa una giustificazione, ed è giusto che passi come un difetto di progettazione per un prodotto che -probabilmente aggiungendo del peso o dell’ingombro, o magari entrambi, avrebbe potuto far crescere quel valore tanto basso per qualsivoglia occasione, a meno di voler prendere questo tipo di accessorio per fare un paio di telefonate e forse un meeting massimo al giorno. Ci sono kit di questo tipo che garantiscono (e dimostrano sul campo) più del doppie delle ore messe a segno da Logitech, fatico davvero a spiegarmi il perché di questo dettaglio affatto trascurabile.

In conclusione

Un prodotto che -per forza di cose- funziona meglio di quello precedentemente provato, ma che comunque non riesce a soddisfarmi completamente. Sono ancora in dubbio se rimandarlo indietro per inadeguate caratteristiche oppure no, ma d’altro canto occorre capire chi potrebbe sostituirlo senza esagerare con il prezzo, considerando inoltre che -rispetto alla data del mio acquisto- oggi trovi le Logitech Wireless Headset H800 a quasi 20€ in più rispetto alla media degli ultimi 3 mesi di vendita, abbastanza inspiegabilmente.

Se hai suggerimenti in merito ben vengano, l’area commenti è a tua totale disposizione per parlarne insieme, ricorda però che per questo mio specifico caso il microfono è assolutamente importante e deve poter catturare la mia voce escludendo -quanto più possibile- tutto il resto. Come possa fare questo non è importante (direzionale, noise cancelling, ecc.), basta che lo faccia :-) (e, ovviamente, non posso mettere a budget personale nulla che vada verso le spiagge BOSE & affini).

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Disclaimer (per un mondo più pulito)

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Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato di tasca mia su Amazon, per valutare la possibilità di fare a meno dei cavi durante le ore di lavoro.
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Prima di parlare di SRS-XB10, buongiorno e bentrovato. Nonostante qui tutte le attività lavorative siano ripartite già da una settimana, molti lettori (e forse anche tu) sono appena tornati davanti alla scrivania e al monitor, spero che le tue feste siano andate bene :-)

Se ti sei perso il vero protagonista della settimana da poco terminata (che protagonista lo rimarrà per molto altro tempo ancora, sfortunatamente), ti consiglio di dare un’occhiata a questo articolo.

Ma ora bando alle ciance. Ti avevo parlato del Sony SRS-X11 più di due anni fa, è stato per me compagno fedele di lavori di ristrutturazione mentre la nostra nuova casa prendeva forma, l’ho adorato perché ha sempre fatto il suo lavoro e ha accompagnato sottoscritto e operai in mezzo alla polvere e alla vernice, e funziona tutt’oggi anche se meno utilizzato (è nel garage di casa, dove ogni tanto lavoro e ascolto un po’ di buona musica). Sony mi ha ha permesso di mettere mano su un SRS-XB10, che a vederlo è un po’ quel “vecchio” cubo rivisitato, con un aspetto estetico meno spigoloso e la solita buona profondità di suono che contraddistingue il costruttore giapponese.

Sony SRS-XB10 è il degno erede dell'adorato Sony SRS-X11?

Speaker full-range mono da 46 mm racchiuso in un diametro da circa 7,5 cm e un’altezza inferiore ai 10 cm (9,1 secondo quanto dichiarato nelle specifiche tecniche), SRS-XB10 fa parte della linea Extra Bass di Sony che –ormai dovresti saperlo– va a stuzzicare quel piccolo essere tamarro che vive ancora nel mio corpo dopo circa 30 anni di esistenza. Il prodotto pesa (giusto per non allontanarci troppo dal suo predecessore) circa 260 grammi, assolutamente trasportabili in qualsiasi occasione e modo.

Ovviamente la connettività è quella alla quale ci ha abituati Sony, il pacchetto è il solito “completo” che comprende quindi NFC, Bluetooth e AUX (quest’ultimo stavolta nascosto alla vista, capirai tra breve perché), con pulsanti dal gradevole feed al tatto, che affondano leggermente prima di poter portare a termine il loro lavoro.

Ancora una volta ritroviamo la possibilità di utilizzare il dispositivo come vivavoce per lo smartphone (anche se in tal senso, continuo a sostenere che questa funzione non fa il suo dovere in maniera corretta, costringendo a spostare la telefonata sullo speaker e microfono del telefono). Presente all’appello anche l’accoppiamento con un altro speaker bluetooth della stessa serie, per ottenere un suono “stereo” e di maggiore impatto all’interno dello stesso ambiente.

La nota nuova di SRS-XB10 consiste invece nell’impermeabilità del prodotto, certificato IPX5, resistente quindi all’acqua ma non in grado di immergersi o galleggiare come succede per il Wonderboom di UE, motivo per il quale l’attacco AUX (IN) è ben protetto e “nascosto” insieme al microUSB e al foro di reset, sotto un tappo molto ben compresso, messo lì a lato dei controlli.

Riporto, per completezza:

IPX5 (grado di protezione contro spruzzi d’acqua): il sistema è stato testato e mantiene la propria funzionalità anche se esposto a spruzzi d’acqua da qualsiasi direzione utilizzando una bocchetta dal diametro interno di 6,3 mm in una quantità di circa 12,5 litri d’acqua al minuto per una durata di oltre 3 minuti da una distanza di circa 3 metri. Liquidi a cui si applicano le specifiche di prestazioni waterproof: acqua dolce, acqua di rubinetto, sudore. Le specifiche non si applicano a liquidi diversi da quelli elencati (acqua contenente detersivo, acqua di piscina, acqua di mare, ecc.).

La durata della batteria di SRS-XB10 viene stimata in circa 16 ore di autonomia, che possono variare (non mi stancherò mai di dirlo) in base al volume mantenuto e alle condizioni di utilizzo del prodotto (come la distanza dalla sua sorgente bluetooth, per esempio, o la temperatura dell’ambiente), ore oltre le quali dovrai tirare fuori il cavo (fornito nella scatola del prodotto) e collegarlo a una sorgente elettrica (il caricabatterie del tuo smartphone, oppure una porta USB del tuo PC, perché l’attacco a muro non è fornito).

Passa alla cassa

Paragrafo di conclusione che negli anni non può che riproporsi in questo tipo di articoli. Sony SRS-XB10 ha un prezzo di listino di 60€ secondo il sito web del produttore, ma puoi facilmente trovare sconti sul prodotto pari o superiori ai 20€. In questo momento di stesura dell’articolo, su Amazon si trova facilmente a 35€, ti propongo qui di seguito i link diretti per l’acquisto (e aggiungo 3 tipi di custodie per trasportare lo speaker facilmente, proteggendolo):

Il prodotto è bello esteticamente, costruito bene (a questo Sony ci ha ormai abituato, inutile negarlo), con un suono certamente gradevole e potente quanto basta (considerando dimensioni e capacità tecniche), adatto alle stanze di casa propria oppure la scrivania in ufficio (per diffondere buona musica e allietare anche i colleghi di lavoro, perché no), valido anche per seguirti altrove, magari in bicicletta durante una buona pedalata al parco. Il prezzo, passando da fornitore terzo, è parecchio interessante (ci sono competitor molto meno blasonati che arrivano a inserire prodotti di mercato intorno ai 20/25€, facci caso e tieni conto della differenza).

Quindi, giusto per concludere rispondendo alla domanda posta nel titolo dell’articolo beh, la risposta è no, e non certo per una mera questione tecnica (quella la passa con la promozione e buoni voti), ma per la questione affetto e nulla più! ;-)

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Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Te la ricordi la UE Roll 2 di cui ti avevo parlato circa un anno fa? No, bene, ottima scusa per tornare sull’argomento Ultimate Ears e rinfrescarti un attimo le idee, il gioco di parole non era voluto, ma ci sta piuttosto bene relativamente a questa occasione, perché si torna a parlare di speaker bluetooth da portare in acqua, ti presento Wonderboom :-)

UE Wonderboom: la musica nuota con te :-) 3

UE Wonderboom

Presentato lo scorso aprile, Wonderboom è il nuovo speaker della sussidiaria di Logitech, studiato e realizzato per coloro che la musica devono necessariamente portarsela ovunque, piscina compresa. Come per il suo ormai più anziano fratello (il Roll 2 che avevo provato, nda), anche Wonderboom può nuotare in acqua, perché è certificato IPX7, permettendoti di portarlo fino a un metro di profondità in acqua dolce, continuando ad ascoltare la musica trasmessa da una sorgente bluetooth che sta entro i 30 metri di distanza dal dispositivo (salvo poi avere in mezzo impedimenti fisici che mettono in difficoltà il segnale, ma quello vale un po’ per tutti).

Dall’occupazione che lo rende estremamente portatile (largo 14 centimetri, alto 10, per un peso totale di 425 grammi), regala un suono potente e avvolgente (relativamente alla capacità di questo tipo di hardware, nda) che viene trasmesso in maniera omnidirezionale grazie ai due woofer da 40mm con doppio radiatore passivo (per darti quel basso pieno con qualsiasi tipo di canzone), il tutto condito da una caratteristica particolarmente importante quando si parla di giornata fuori di casa e festa in acqua: la batteria, garantita dalla casa per una durata di 10 ore (si ricarica totalmente in meno di 3 utilizzando lo stesso caricabatterie del tuo smartphone, il cavo microUSB è presente nella confezione del prodotto, nda).

Io, per i motivi che sei solito conoscere se mi leggi da tempo, ti spengo l’entusiasmo perché ti ricordo che tutto dipende da una serie di fattori che impattano quel monte ore, quelli che vanno dalla pulizia del segnale bluetooth al volume tenuto per tutto il tempo dell’ascolto, dettagli che possono chiaramente modificare il risultato finale. Dai test che ho personalmente eseguito, le ore sono davvero quelle, ma mantenendo la sorgente abbastanza vicina e non esagerando con il volume (che non vuol comunque dire che sei costretto a tenerlo a livello “nonno“).

Se per ricaricarlo hai a disposizione un attacco microUSB (nella tasca dietro, ben protetto per evitare infiltrazioni di acqua), stavolta –e contrariamente al Roll 2– non hai un attacco AUX da sfruttare quando si trova fuori dall’acqua, per evitare il collegamento bluetooth, che rimane così l’unico modo per amplificare le tue note preferite. Stesso destino poi del Roll 2 per quanto riguarda il vivavoce bluetooth: assente. Peccato, sarebbe davvero stupido integrarlo, favorirebbe chi non ha uno smartphone waterproof.

Soliti collegamenti posti invece sulla “scocca” (se così possiamo chiamarla), potrai modificare il volume, accendere / spegnere il dispositivo, metterlo in modalità di accoppiamento bluetooth, mettere in pausa o saltare la traccia (premi una volta il logo UE per mettere in pausa, due volte per andare alla traccia successiva).

UE Wonderboom: la musica nuota con te :-) 6

La scheda prodotto è disponibile sul sito ufficiale, risponde all’indirizzo di ultimateears.com/it-it/wonderboom, il prezzo di listino si attesta sul più classico dei prezzi “,99 finale“, ma in realtà ti serviranno un centinaio di euro per portarti a casa il tuo Wonderboom preferito (sono disponibili diversi colori, chiaramente). Stavolta, contrariamente al solito, neanche Amazon può andare poi molto in controtendenza rispetto al listino (puoi risparmiare al massimo 5 euro nel migliore dei casi):

Si tratta certamente di un bel prodotto che può tornare utile nei mesi che ci accingiamo ad affrontare, le vacanze sono ormai qualcosa di ben diverso da un miraggio, pronti alla prova costume? (io in quello di Gabibbo entro perfettamente) :-)

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Ho da poco ricevuto un prodotto del quale fatico a vedere la reale necessità, ma che dovessi valutarlo come semplice gadget beh, allora non farei fatica a identificarlo come un portachiavi fuori dal normale. Si tratta dell’altoparlante bluetooth 2.1 portatile di dodocool!

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 6

Dalle dimensioni effettivamente ridotte (comunque più grande del portachiavi di cui parlavo poco fa), è un piccolo altoparlante che include un microfono e un pulsante che, oltre ad accendere l’accessorio, ti permette di lanciare quella semplice operazione di clic sul pulsante che scatta una fotografia, in pratica un telecomando portatile per il proprio smartphone.

Con un’autonomia dichiarata di 4 ore, l’altoparlante bluetooth di dodocool permette di ascoltare musica con una qualità accettabile (meglio di alcuni speaker integrati negli smartphone, ma nulla più, sia chiaro), così come mettere in vivavoce una telefonata che diventa improvvisamente più comoda e meno pesante da reggere rispetto al proprio telefono (che così può essere tenuto in tasca, per esempio). Su Android, l’accessorio viene immediatamente rilevato come estensione della tastiera, motivo per il quale non c’è bisogno di nessuna ulteriore impostazione per poter scattare fotografie quando si apre la relativa applicazione.

dodocool Altoparlante Bluetooth 2.1 Portatile 2

Con un costo alquanto accessibile, l’altoparlante dodocool ti porta via poco più di 10€ (11,99, per la precisione al centesimo), ammesso che tu ne abbia realmente bisogno, in doppia colorazione attualmente disponibile:

Il laccetto per poterlo facilmente trasportare (o allacciare alla cintura, tanto per dirne una) è incluso all’interno della confezione del prodotto, così come un piccolissimo cavo di ricarica microUSB.

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