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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

È di qualche giorno fa la notizia di una sorta di attacco ai danni di Telegram, il programma di messaggistica che adoro più di tutti su mobile (e non solo). Più che un attacco però, la definirei una ricerca condotta in maniera giusta, atta a mettere in evidenza un aspetto che passa spesso inosservato da chi troppo spesso sceglie di installare un’applicazione senza però configurarla come si deve.

Telegram: 2-step verification e opzioni di sicurezza

Tutto è partito da questo tweet:

e sia chiaro: ha ragione. C’è un possibile leak ed è causato da noi utenti. Avete presente quando ripeto che il problema è quasi sempre tra la tastiera e la poltrona? Beh, stavolta potrebbe trovarsi tra il monitor dello smartphone e chi o cosa sta dietro di noi, la sostanza non cambia affatto. Un client di terze parti ha messo in evidenza una caratteristica del software, che notifica a tutti i contatti i momenti in cui siamo online oppure offline. Così facendo, triangolando nella giusta maniera i dati, si potrebbe arrivare a capire quando un utente comunica con un altro, in maniera “semplice” (non certo per i non addetti ai lavori). Perché quindi non mettere al sicuro il proprio account Telegram e approfittarne anche per aggiungere un tocco di sicurezza in più, che non può mai fare male?

Intanto installate un software decisamente più valido di quella blasonata alternativa chiamata WhatsApp:

Telegram
Telegram
Price: Free
Telegram Messenger
Telegram Messenger
Developer: Telegram LLC
Price: Free

e ora procediamo con ordine.

2-step Verification

Predico la verifica in due passaggi da molto tempo ormai, non smetterò di farlo. Si tratta di un layer fondamentale da aggiungere alla semplice autenticazione tramite password alla quale siamo tutti abituati. Lo ripeterò fino allo sfinimento: abilitate la 2-step Verification ovunque possiate. Telegram, fortunatamente, non fa eccezione, ormai da diversi mesi.

La 2-step Verification di Telegram permette di bloccare eventuali nuovi login da dispositivi che non abbiamo espressamente autorizzato con una ulteriore password, con tanto di notifica su ogni dispositivo con accesso già effettuato e che possa così terminare un’eventuale sessione “infiltrata“.

La verifica può essere abilitata sia via web che da applicazione. Io ho utilizzato quest’ultima per una questione di comodità e rapidità. Dalle Impostazioni basterà selezionare la voce Privacy e sicurezza, quindi Verifica in due passaggi. Da qui basterà seguire poche istruzioni a video (e scegliere una ulteriore password per autorizzare i nuovi accessi all’account).

Cercate di non dimenticarla, vi servirà da ora in poi.

Telegram: 2-step verification e opzioni di sicurezza 1

Occhio alle sessioni

Pensate sia finita così? No, vi sbagliate. Avete già dato un’occhiata alle sessioni attive? Le sessioni attive corrispondono ai client connessi al vostro account Telegram. Potrebbero essere tutte sessioni vive e corrette, potrebbero essercene di vecchie, inutilizzate, potenzialmente dannose se il dispositivo con Telegram a bordo finisse nelle mani di una persona sbagliata.

Le sessioni attive si trovano in Impostazioni, Privacy e sicurezza, quindi Sessioni attive. Da qui potrete visualizzarle e terminarle con un clic su ciascuna, o direttamente su “Termina le altre sessioni” per chiuderle tutte a eccezione di quella che state utilizzando per gestire il vostro account:

Il nome del sistema utilizzato, la versione e un IP vi aiuteranno a ricordare dov’è che vi siete autenticati a Telegram per poterlo utilizzare. Fate pulizia, fatela ogni volta che potete, tenete sempre d’occhio le sessioni aperte e ricordatevi che Telegram ricarica ogni chat singola, gruppo e allegato che costituisce la vostra “storia” sull’applicazione, è un bene tecnologico prezioso da proteggere, estremamente confidenziale oggigiorno.

Si ma il problema del leak?

Ah già, giusto, dimenticavo da dove tutto è cominciato. Il leak si basa sull’impostazione che Telegram propone di default e che informa ogni account della piattaforma riguardo la vostra presenza online. Inutile dire che siete voi a poter controllare questa impostazione, e che questa andrebbe un po’ incattivita per il vostro bene. Andate in Impostazioni, quindi Privacy e sicurezza e infine Ultimo accesso.

La voce sarà impostata (di default) a Tutti, spostatela su “I miei contatti” e confermate la scelta. Così facendo eviterete che chiunque abbia un account Telegram possa verificare il vostro stato di presenza online:

Ancora una volta si tratta di una modifica tanto banale quanto importante. Scegliete di proteggere la vostra privacy. Sembra solo uno scontato gioco di parole, è molto di più.

Tutto chiaro? Bene. In caso contrario l’area commenti è a vostra totale disposizione.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Ladies and Gentlemen, è finita.

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 2

Immagine: www.expo2015.org/it

Lo dico già con un pizzico di nostalgia, tra una lettera e l’altra battuta su questa tastiera. 184 giorni di festa durante i quali Milano ha vissuto l’invasione pacifica di popoli provenienti da tutto il mondo. 6 mesi che sembrano essere passati in un battibaleno (e questo lo dico anche con quel pizzico di “Cazzo, ma è già passato così tanto tempo? Quindi è finito il 2015?“), che hanno portato una ventata di novità e innovazioni in una Milano mai così tanto in fermento nelle vie centrali (ma non solo), nuovi posti da non lasciarsi scappare, da scoprire, da vivere.

Kilometri di articoli sono già comparsi su qualsiasi testata e blog amatoriale come il mio. Numeri che si susseguono, ragionamenti sui biglietti venduti, sugli ingressi totalizzati, su quelli che invece ci si aspettava al primo di maggio o giù di lì, sulle spese che Expo ha “causato“, sul personale sottopagato, sulla quantità di peli presenti nelle zone pubiche delle ballerine dell’Uruguay, è stata scritta praticamente ogni cosa.

Uruguay, Expo 2015 Milano

Di articoli validi e spunti interessanti da leggere ce ne sono tanti, in alcuni casi sono nascosti in quantità di righe di contorno delle quali si sarebbe potuti fare a meno senza colpo ferire. Troppi i collegamenti da riportare, non basterebbe lo spazio nel mio database probabilmente. È facile arrivare a leggere tutto ciò che si desidera con una semplice ricerca piazzata in Google. Questo è e vuole essere il terzo e ultimo articolo dedicato a Expo nel mio blog (gli altri li trovate tutti sotto il tag Expo 2015, manco a dirlo) a fare da contenitore di ringraziamenti, osservazioni personali, e proporvi l’ultimo bulk di immagini caricate nell’album Flickr che supera così i 1300 scatti catturati nel luogo dell’esposizione universale di Milano.

Personali vincitori

Si traggono conclusioni a fine Expo, soprattutto dopo aver potuto visitare ogni padiglione in lungo e in largo, dopo essersi fatti kilometri di camminate più e più volte ripetute a cavallo tra il Decumano e il Cardo, dopo aver volutamente evitato di prendere la comoda navetta perimetrale gratuita che abbiamo sfruttato una sola volta per questioni di tempi (eravamo in ritardo per un appuntamento!).

Tanti hanno parlato degli Emirati Arabi Uniti o del Giappone. Quest’ultimo ha dovuto più volte chiudere la coda a causa dei tempi stimati per l’ingresso e la visita. Io e Ilaria ricordiamo bene quella coda, ne abbiamo fatta però una molto più ridotta, da poco meno di due ore in totale per poter varcare la soglia della prima sala chiusa del padiglione. Lo abbiamo visitato tutto, abbiamo preso parte alla cena virtuale a fine tour, siamo usciti con la stessa espressione di un bambino che guarda la mamma e chiede lei “e quindi? Tutto qui? La fila fatta sotto al sole e con la schiena ormai a pezzi per cosa?“. Intendiamoci: bello, fuori di dubbio, ma immeritevole di un’attesa che supera l’ora circa. L’ho scritto nel mio precedente articolo (un po’ tra le righe), lo ribadisco in questo conclusivo perché è ciò che abbiamo continuato a pensare entrambi.

Al confronto, ho molto apprezzato le bellezze della Cina, non fosse già per quello splendido panorama floreale prima dell’ingresso (senza nulla togliere al capolavoro di legno incastrato senza l’utilizzo di alcun chiodo in Giappone, nda). Una sensazione molto positiva provata poi anche in Germania, dove solo lo spettacolo finale vale l’intera attesa perché è stato in grado di coinvolgere e far sorridere ogni partecipante. Sempre lo spettacolo è stata la chiave della bellezza di padiglioni molto più piccoli come il Vietnam (ve ne avevo parlato nel primo articolo e trovate alcune fotografie nell’album su Flickr). Chi invece di spettacoli non ne offriva, preferendo una riflessione indotta e che abbiamo molto apprezzato, è stata la Svizzera. Nonostante una piccola folla di gente che continuava a passarci di fianco invitandoci a uscire dalla coda perché “Dentro non c’è nulla, andatevene” (cit.), noi siamo rimasti fino alla fine, soddisfatti di averlo fatto:

Hai paura di restare senza?

Mele - Padiglione Svizzero Acqua - Padiglione Svizzera

Una riflessione che dovrebbero fare in molti, soprattutto coloro che hanno anche avuto il coraggio di lamentarsi perché hanno fatto la coda “senza motivo“, come se ci si trovasse più in una grande sagra di paese, che in un luogo atto a far riflettere (almeno sulla carta) su un problema ben più importante che ancora oggi non è stato risolto (e non solo per farsi portare al tavolo un piatto caldo a caro prezzo, o magari acquistare il souvenir da portare all’anziana nonna che non è potuta essere presente).

Bellezza dei padiglioni a parte, il mio (in realtà il nostro, nda) vincitore è lui:

SopravvivExpo 2015: So Long, and Thanks for All the Fish 1

Ha dato spettacolo ininterrottamente per 6 mesi, più volte al giorno, con luci, suoni, giochi d’acqua e motivi che ormai i frequentatori assidui di Expo potrebbero fischiettare a memoria per ore, un po’ come al solfa degli sponsor che potrebbe essere ripetuta a memoria anch’essa. Resterà lì, presso lo spazio che lo ha ospitato e che lo ha visto “crescere“, sperando che il tempo e la scarsa manutenzione non ne rovinino la bellezza di cui ha potuto fare sfoggio in tutto questo tempo.

Spero che ci saranno altre occasioni per vederlo accendersi e riscaldare i cuori di tutti i presenti, magari non troppo in là con il tempo, che già la nostalgia del sincero abbraccio tra coppie di qualsiasi età e stupore dei bambini un po’ mi manca :-)

E ora cosa succede?

Questa è una bella domanda che va certamente oltre il materiale in fase di smantellamento, venduto o riportato a casa come raccontato dal Corriere qualche giorno fa: milano.corriere.it/cronaca/cards/rimontati-all-asta-o-distrutti-ecco-che-fine-faranno-padiglioni-expo-il-31-ottobre/cosa-rimane-sito-il-31-ottobre_principale.shtml.

Expo è stato prima di tutto il parco divertimenti per eccellenza di architetti provenienti da tutto il mondo, una cornucopia di sicuri guadagni per chi ci ha potuto lucrare sopra (nel bene e nel male). Abbiamo potuto vedere costruzioni che sarebbe difficile riprodurre in altro tipo di ambiente, talvolta di una bellezza disarmante, talvolta deludenti (come se fossero stati realizzati tanto perché c’era solo bisogno di farlo), è stato certamente bellissimo poter vedere in un solo luogo così tante idee contrastanti ma che nel loro complesso hanno fatto la “porca figura“.

Thailandia - Expo 2015

Rimane però l’interrogativo principale: è servito al suo scopo? Vi invito a dare un’occhiata al sito web ufficiale della Carta di Milano, che è stata spinta per prima dal Padiglione Italia, poi pubblicizzata in lungo e in largo per tutto il Decumano e il Cardo. Sarà lei la sola traccia concreta di questa splendida esposizione?

Noi a casa ci siamo potuti portare tante cose, non sempre belle, in ordine sparso ed esclusivamente per buttare lì un po’ di umorismo finto-inglese: fumo passivo dovuto alle abbondanti sigarette fumate lontano dalle apposite aree, finte pance per donne che non desideravano fare la fila ai padiglioni, stampelle o carrozzine per disabili a noleggio o ancora nipoti o bambini di amici già cresciuti ma portati nei passeggini per lo stesso identico motivo delle pance finte, chissà cos’altro che i nostri occhi non hanno visto.

L’unica cosa che avrei desiderato (facente parte dello stesso calderone, nda) è ciò che invece è mancato: le monete straniere. Mai visto in vita mia così tante euro (monete) di conio italiano, è più facile trovare le straniere negli abituali giri quotidiani tra una spesa al supermercato e un pieno di benzina dietro casa propria. Mio padre, collezionista amatoriale, non è stato affatto contento ;-p

In conclusione

È stato in ogni caso un successo. Sia che si sia trattato di sagra di paese, sia che si sia trattato “solo di uno sbaglio“. Impossibile sapere già oggi se sarà anche stato un successo in termini di crescita culturale, sul problema della nutrizione e della disponibilità del cibo per tutti i popoli del mondo, lo scopriremo solo tra qualche tempo.

Prima di chiudere definitivamente, tornando a parlare di Emirati Arabi, vi consiglio di dare un’occhiata al video girato da Le Iene riguardo i tempi di attesa biblici per entrare nei padiglioni durante il fine settimana (è solo per farsi una risata, si tratta di assoluta fuffa):

E ne approfitto inoltre fare i complimenti alla squadra di Marco Massarotto che, seduta dietro la scrivania di @AskExpo (per modo di dire, nda), ha sopportato e supportato una marea di utenti con le loro domande poste tramite Twitter, le cifre sono da rispetto assoluto, bravi ragazzi! :-)

Anche se i veri complimenti vanno fatti a tutti coloro che hanno lavorato duro in questi 6 mesi (e più, considerando l’organizzazione per preparare l’evento): volontari, forze dell’ordine, manutentori e tutti, ma proprio tutti, hanno permesso a noi visitatori di assistere a questo spettacolo.

Good luck Dubai 2020.

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Milano Real Life (MRL) è il nome di una raccolta di articoli pubblicati sul mio blog, raccontano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" di approfondimento alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Quasi ci siamo, non sono rimaste poi tante bracciate, manca meno di un mese al termine di Expo ed io ci sono ricascato, proponendovi la seconda parte (se così si può chiamare) di un più ampio articolo sull’esposizione universale, che sembra raccogliere sempre più consensi, alternati a critiche più o meno costruttive, d’altronde fa tutto parte del gioco, i gusti sono personali e difficilmente tutti potranno essere d’accordo sull’argomento.

#Expo2015: Distruzioni per il non uso 5

Stavolta non voglio focalizzarmi sulla prima visita (vi consiglio di leggere il mio primo articolo in merito), bensì sul tornarci, o sul fare i conti con un ingresso singolo e la necessità di dare un’occhiata a ciò che c’è di più bello, ma anche al mangiare arrangiandosi oppure sedendosi comodamente in balconata.

La sofferenza maggiore oggi è costituita dall’affluenza massiccia di persone cominciata nei primi giorni di agosto (circa) e che continua a protrarsi, in concomitanza con l’arrivo di offerte e coupon su internet (ma non solo) che hanno notevolmente aumentato la quantità di visitatori in fila presso ciascun padiglione, anche quelli potenzialmente meno interessanti che nei primi mesi di Expo erano quasi sempre vuoti. Portare molta (ma molta) pazienza è necessario se fate ancora parte di coloro che vogliono visitare l’Expo prima della sua conclusione, è importantissimo pianificare bene la visita, scegliendo come investire le ore che compongono la giornata di gita.

La premessa rimane sempre la stessa, la riporto identica dal precedente articolo.

Premessa

Sono un visitatore, lo sono stato già diverse volte e ancora lo sarò. Sono entusiasta di quanto realizzato e di quanto ancora si potrà realizzare e no, non conosco costi, contratti, bustarelle e null’altro di quanto si sia già abbondantemente scritto, parlato, polemizzato e chissà cos’altro. Abbiamo (tutti) quel maledetto vizio di voler spalare merda su qualsiasi cosa si faccia in Italia, anche quando più o meno si riesce a raggiungere un obbiettivo. Se passate da qui per criticare, sputare veleno e far partire un flame bussate alla porta dopo la mia. Al contrario chiunque voglia fare discussione o critica costruttiva è sempre il benvenuto. Vale anche chiedere informazioni, sono a totale disposizione per quello che ho già potuto vedere in maniera approfondita.

Chi ha parlato di cibo?

Voglio muovere una personale critica verso Expo. Copio e incollo una parte di testo presa dalla pagina ufficiale “Cos’è” dell’esposizione:

Per sei mesi Milano si trasforma in una vetrina mondiale in cui i Paesi mostrano il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Troppi padiglioni sembrano non aver recepito correttamente il messaggio, alcuni sono semplici vetrine che raccontano monumenti, eventi e vita nel loro paese (un errato setup del padiglione può anche starci, perseverare nell’errore nel corso dei mesi però un po’ meno, soprattutto viste le continue modifiche di alcuni di questi per andare realmente incontro all’argomento principale dell’evento), altri hanno palesemente trasformato il loro spazio in un enorme ristorante lasciando meno spazio alla parte puramente espositiva. Posso capire che la spesa affrontata per essere presenti in Expo è stata estenuante, è comunque un peccato mandare “a tarallucci e vino” (fa molto Italia e si sposa bene con l’occasione) una buona idea di partenza (nonostante il recupero del banco alimentare a fine giornata e non solo).

Poi, a voler vedere il pelo nell’uovo, di quantità, qualità e relativi prezzi potremmo parlarne da ora fino a sera. Migliaia di caratteri su carta stampata e virtuale sono stati già ampiamente pubblicati e sono tutt’ora reperibili. Ho fatto un salto in Casa Corriere giusto una manciata di giorni fa e ho potuto dare un’occhiata ad una loro guida che molto racconta della cucina che è possibile provare in Expo nel kilometro e mezzo circa di Decumano che vede protagonisti una moltitudine di sapori ed esigenze da soddisfare.

Qualche consiglio

Potrei certamente dare qualche rapido consiglio, senza soffermarmi troppo sull’analisi che lascio a chi è decisamente più “food” di me. È così che allora mi passa per la testa di non mettere la firma su quell’Argentina che tanto rispetto ha guadagnato con la sua carne ma che in un singolo piatto misto da 20€ (dove possono assaggiare qualcosa anche due persone) ho trovato cibo non troppo caldo, ricco di grasso e un solo pezzo di pane (davvero piccolo) con scarsità di contorno. Peccato, davvero, magari abbiamo fatto parte di una serata sbagliata ma chiaramente è la prima impressione quella che conta per far tornare un cliente.

Non classificato neanche l’Azerbaigian. Ho mangiato benissimo, sulla loro balconata che ha una splendida vista sul Decumano e oltre. Il problema? Un menù che nulla ha avuto a che fare con il loro paese, cucinato e servito alla perfezione dallo staff di un catering tutto italiano.

Non entra in discussione neanche l’America, nulla è cambiato rispetto a quel mio tweet riguardo il loro Street Food che nulla ha a che fare con quello vero che ho potuto assaggiare negli Stati Uniti e che è sempre un capolavoro a metà tra il tossico e l’irresistibile, per chi vuole godersi l’unica vita che abbiamo a disposizione:

Battuta (l’America), per dirla tutta, persino da un quartiere olandese che di notte cambia faccia e tra musica a tutto volume e file kilometriche ai loro camioncini che propongono di tutto, dalla cena completa in balconata al dessert da mangiare comodamente in piedi durante la camminata. Se poi volete proprio mangiare un Hamburger posso consigliarvi BBQ Hooligans, ad un prezzo assolutamente onesto (8€) io e Ilaria abbiamo potuto gustare un buon 200 gr di carne di bufala con un pane accettabile e qualche patatina, oltre al danno la beffa, considerando il maggiore costo richiesto dallo Street Food made in USA.

Nulla da dire per il reparto italiano che si difende quasi su ogni aspetto, come ci si sarebbe comunque aspettati, una cucina che vede protagonista una quantità spropositata di nostre specialità, disponibile in più chioschi, botteghe, tra teoria e pratica. Dai ristoranti regionali di Eataly (per chi non ha mai assaggiato la nostra cucina più che per noi che siamo nati e cresciuti in questa splendida terra) alla Piada Romagnola non proprio a buon prezzo (di fianco al Padiglione Zero, mai pagata così tanto, davvero), passando per le degustazioni gastro-fighette di Slow Food in fondo alla passeggiata. Occhio alla Cascina Triulza, nasconde un piccolo (molto piccolo) chiosco siciliano che vi consentirà di assaggiare un cannolo difficile da trovare in altri luoghi, migliore di quello che viene servito nel Cluster BioMediterraneo (dove la Sicilia viene proposta in maniera più massiccia e dove non ci si spiega la presenza di S.Marino, ma tant’è), molto carino anche lo spettacolo che vi mostra come nasce una forma di Grana Padano, non vale leccare il vetro, non è gustoso come potrebbe sembrare.

Da provare se siete curiosi (noi lo abbiamo fatto) l’hamburger di coccodrillo e di zebra o di cammello che servono nello Zimbabwe, nel Cluster dei Cereali (personalmente ci siamo fermati alla zebra, un gusto particolare, sono tornato presto a quanto solitamente mangiato in Italia!). Tappa obbligatoria invece le patatine del Belgio o i tacos del Messico, ma di questo vi avevo già parlato, pur rimanendo ancora valido il consiglio di assaggiare quante più cucine possibili, dato che c’è questa possibilità (seppur non sempre a buon prezzo). Girate alla larga (per esperienza personale) da Varvello Experience. Se le loro farine possono essere il top in cucina (così si legge, poi ovviamente lascio spazio ai professionisti), non posso dire altrettanto dei loro tranci di pizza da €5 cad. (un trancio ragazzi, il classico quadratino di pizza) pieno di olio (troppo, davvero) e con il sapore tipico della cottura frettolosa di chi deve sfamare centinaia di affamati tutti insieme, con un sistema di pagamento e ritiro affascinante (riporto le parole della cassiera: noi ora passiamo l’ordine, tu appena esce qualcuno dalle cucine dicendo il nome del tuo trancio, urla e vattelo a prendere!, il tutto ignorando la folla davanti a quelle cucine).

02blog ha già pubblicato a inizio settembre un articolo dedicato ai padiglioni dove si mangia a un buon prezzo, se non addirittura gratis, tutto sommato vale ancora: 02blog.it/post/86643/expo-2015-milano-padiglioni-dove-si-mangia-spendendo-poco-gratis-economici.

Per cosa vale la pena fare fila?

Bella domanda. I gusti sono soggettivi ed è pressoché impossibile pensare che quello che è il mio pensiero possa essere anche il vostro. Tutti meritano una visita, non fosse altro che per portar rispetto alla loro stessa presenza e alla cordialità che grosso modo tutti hanno quando si entra dalla loro porta.

Dal bosco in città dell’Austria, che ormai non sembra più così puro come a maggio seppur sempre degno di visita, al divertimento dato dalla rete sospesa del Brasile, che spesso viene dichiarato come unico e solo motivo della visita. Il Kazakistan così come gli Emirati Arabi Uniti o il Giappone macinano ore di attese che superano anche le 4 ore (mi basta dare uno sguardo ai profili Facebook di amici che hanno visitato Expo in questi giorni, per vedere fotografie dei cartelli fila che superano anche le 5, specialmente in Giappone), poiché riservano visite guidate (o semi-guidate) che possono arrivare a durare anche 50 minuti, tra proiezioni e racconti. C’erano file mesi fa, ce ne sono ancora oggi, nettamente peggiorate.

Milano Expo 2015

Anche Palazzo Italia macina code per nulla invidiabili, anche a causa / grazie all’Albero della Vita che continua a stupire anche dopo aver visto lo spettacolo 15 o 20 volte, è tutto bello, continuo a credere che si tratti dell’esperienza più bella di Expo (ma che nulla ha a che fare con il motivo stesso dell’esistenza di questo evento, sia chiaro).

Le code

Quelle che sembravano meteore durante il periodo più caldo di agosto, si sono rivelate per quelle che sono: le nuove condizioni di un Expo che sta attraendo molta più attenzione oggi di quanto non ne abbia mai attratta nei suoi primi mesi di vita (e onestamente non me lo spiego, ma poco importa, sono contento per chi ha organizzato l’evento e lo tiene in piedi quotidianamente). Un paio di notizie lo avevano anticipato (milano.repubblica.it/expo2015/2015/08/22/news/expo_palazzo_italia_aperto_due_ore_in_piu_mini-show_per_la_folla_che_attende_in_coda-121376031 & milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_agosto_12/milano-expo-l-invasione-pacifica-padiglioni-1c3c6b90-4129-11e5-a6d2-d8f2ee303642.shtml), oggi è un po’ come in fotografia, per rendere l’idea:

Milano Expo 2015

Scordatevi di poter arrivare all’ultimo momento, in special modo durante il fine settimana. Abbiamo visto code che voi umani non potete neanche immaginare già ai tornelli di ingresso (dove fortunatamente il Season Pass acquista ancora più valore), senza considerare ciò che succede nei padiglioni e nei Cluster. Nelle fotografie fatte nei primi mesi di apertura di Expo potrete notare molte persone sullo sfondo, ma mai una reale impossibilità di fare scatti puliti, cosa che oggi è diventata cosa assai rara (giusto per non scrivere qui “impossibile“, che suona tanto male).

Questa di seguito, in ogni caso, è la vostra migliore amica. Una mappa, che potrete chiedere anche ai volontari di Expo che troverete sia oltre i tornelli che nel cuore del Decumano, vi aiuterà a scoprire Padiglioni, Cluster, punti di ristoro, qualsiasi cosa vi possa tornare utile:

Il documento è scaricabile anche dal sito ufficiale di Expo, all’indirizzo expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo.

Se dovesse servire altro, sono a vostra disposizione nell’area commenti di questo articolo.

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Quella di StartupBus è stata un’avventura che ha certamente arricchito tutti i partecipanti sotto molti punti di vista. Un’occasione, una possibilità di svolta e realizzazione di quella che fino a 3 giorni fa era solo un’idea, qualcosa che non sarebbe stato affatto semplice affrontare in solitaria.

StartupBus 2015: cos'è successo ieri? 2

Poche ore di sonno, tante per poter approfondire aspetti, conoscenze e capacità che in un team possono brillare, evolversi, venire a galla per il bene di tutti, un modo come un altro per socializzare parlando di ciò che si preferisce e di cui si ha un bagaglio culturale da sfruttare. È come se anche noi avessimo avuto la possibilità di conoscere nuovi amici, idee che -speriamo- possano vedere la luce e la loro realizzazione in un futuro neanche troppo lontano perché non ci si vuole accontentare della pura teoria.

Durante questo tour-de-force di pubblicazioni a mo’ di diario quotidiano vi ho parlato dei progetti e dei loro team (gioxx.org/2015/09/01/startupbus-2015-spazio-ai-team-e-alle-ultime-giornate-di-lavoro), ma anche di premi meritati e critiche ricevute, dell’entusiasmo di chi l’avventura l’ha vissuta sulla propria pelle (gioxx.org/2015/08/31/startupbus-2015-uno-sguardo-a-footprint) e ha saputo trasmetterla agli altri. Di un’iniziativa che per molti era ancora sconosciuta nonostante non sia del tutto nuova (gioxx.org/2015/08/29/startupbus-2015-dallitalia-alla-germania-per-una-sfida-tecnologica).

Potete rileggere quanto scritto semplicemente seguendo il tag #ThinkInProgress, e chi lo sa, magari il prossimo anno potremo riuscire ad arrivare fino in fondo. A me non resta che ringraziare coloro che hanno seguito insieme a me questa avventura (seppur dalla distanza) e Ford Italia per avermi coinvolto nel progetto.

Non smettete di seguire gli account sociali del progetto che, anche oggi nonostante i risultati raggiunti, continueranno a parlarvi in diretta da Colonia, li trovate raccolti qui: twitter.com/Gioxx/lists/startupbus (o seguendo l’hashtag #ThinkInProgress).

Al prossimo anno! :-)

Questo articolo nasce da un progetto in collaborazione con Ford Italia.Puoi seguire tutti gli sviluppi attraverso il tag #ThinkInProgress.

Di cosa si parla, in breve:
25 ragazzi, un unico sogno: l'entusiasmo e le idee che saliranno a bordo dello StartupBus in partenza da Bologna dovranno arrivare fino a Colonia (Germania). Lungo il percorso dovranno affrontare tutte le sfide verso la realizzazione, dimostrare il proprio valore e tentare il grande passo per diventare impresa. Segui lo StartupBus: ogni giorno una sfida, alla ricerca di talenti e idee per regalare loro un’opportunità.
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Dopo una visita a Aachen presso il centro di ricerca e innovazione di Ford che ha occupato l’intera mattinata di ieri ai team, i ragazzi hanno sfidato in una amichevole lo StartupBus tedesco sul terreno neutro di Amsterdam (Startup bootcamp), portando a casa una schiacciante vittoria grazie a FreedHome:

StartupBus 2015: spazio ai team e alle ultime giornate di lavoro 1Un inglese poco perfetto per un progetto nobile. SafeHands punta sulla sensibilità e sul valore dell’idea più che sull’immagine. Il progetto combina il bisogno di lavoro per i rifugiati con la necessità di assistenza per gli anziani. Tema ambizioso e di spessore è stato affrontato in modo sbagliato, gli startuppers sembravano non credere fino in fondo nel proprio progetto e non hanno creato empatia con il pubblico: il peggiore degli errori.

“You can make the difference”. La frase del discorso di chiusura del presidente di giuria incita i ragazzi a lavorare duro e a giocarsi tutte le loro carte. Tra poco si saprà chi ha vinto la finale, silenzio tombale, solo la sua voce e gli occhi dei ragazzi puntati addosso. Tedeschi e italiani vivono gli stessi sentimenti: ansia, speranza e molteplici emozioni gli invadono la testa.

Continua su webnews.it/2015/08/31/startupbus-amsterdam

StartupBus 2015: spazio ai team e alle ultime giornate di lavoro

Andiamo a capire chi sono i vincitori ma soprattutto qual è la loro idea che tanto ha colpito la giuria, con un occhio di riguardo anche gli altri team dato che ieri sera vi ho parlato esclusivamente di Hugo e della sua squadra per il progetto Footprint.

MemoME

MemoME è un progetto che mira ad implementare ciò che per distacco consideriamo il futuro socio-tecnologico dell’era digitale: il networking. Tramite un badge con tecnologia NFC, i partecipanti ad un evento avranno la possibilità di scambiarsi reciprocamente i contatti e memorizzare le informazioni di tutti, avendole poi a disposizione comodamente una volta tornati a casa.

Il tutto grazie, ad esempio, ad una semplice stretta di mano. Addio ad obsoleti biglietti da visita, CV svolazzanti e pile di documenti cartacei: MemoME è il futuro della comunicazione.

You won’t miss the chances life offers to you. Not anymore.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 28

Alessandro Guarino, Creative Strategist and Team Leader, è a capo della sua squadra formata da Irene Muci (Graphic Designer), Alberto Baldazzi (Business&Marketing Models), Alessandro Ipsaro (Web Designer) e Manuel Cajio (Developer).

FreedHome

È lui il vincitore della sfida, è questo il progetto che ha convinto un’intera giuria toccando loro il cuore e facendogli credere (e sostenere) che ci sia del lavoro da portare a termine per il bene di tutti.

Quando una famiglia si ritrova a dover convivere con una disabilità viene richiesto loro di migliorare il design e il layout della propria casa per renderla più accogliente, confortevole, comoda. FreedHome è un servizio online pensato per aiutare chiunque ne abbia necessità ad ottenere questi risultati.

I clienti potranno richiedere una valutazione del lavoro, specificando ciò ci cui hanno bisogno per il benessere nella loro quotidianità, e quanti preventivi in merito vogliono ricevere. Degli esperti forniranno una proposta di soluzione, con un elenco dei cambiamenti necessari, arredi e attrezzature disponibili.

È il cliente a scegliere quindi la proposta migliore secondo le proprie esigenze e budget a disposizione. Verrà così messo in contatto con il professionista scelto per l’esecuzione del lavoro.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 25

Christian Campoli, Team Leader & Developer, è a capo della sua squadra formata da Alberto Stella (Graphic Designer), Valentina Ferrari (Business), Carlo Sicoli e Alessandra Graziosi (Business).

Lookly

Avete mai sognato di poter assomigliare al vostro personaggio televisivo o cinematografico preferito? Magari indossare qualcosa di suo, una caratteristica che possa farvi notare immediatamente in mezzo a tante altre persone, un viaggio nella stessa terra che una serie televisiva racconta e rende protagonista. Ecco, pare che Lookly voglia fare esattamente questo da grande, permettendo all’utilizzatore dell’app di riconoscere uno spezzone video o un’altra fonte partendo da un algoritmo simile a quello utilizzato in Shazam per poter immediatamente ricercare abiti, luoghi e informazioni riguardo ciò che ci interessa.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 30

Marco Geresia, Team Leader, è a capo della sua squadra formata da Giulio Michelon (Developer), Francesca Lorenzoni (Analyst), Francesco Palermo (Financial), Stefano Rosso (Business) e Giovanni De Domenico (Marketing).

Sono loro i vincitori, secondo Ford

Oggi infatti è stato assegnato un premio dall’Ovale Blu che consentirà ai ragazzi di Lookly di poter sfruttare i loro 3 mesi presso Talent Garden nel migliore dei modi:

È il team Lookly ad aggiudicarsi il premio Ford Italia nella competizione StartupBus 2015. Il premio è stato messo a disposizione dall’Ovale Blu per la startup che meglio avesse dimostrato coraggio nell’affrontare la sfida dell’innovazione, convincendo i giurati del gruppo circa la bontà dell’idea. A sancire ed annunciare i vincitori del premio è stato Alessio Franco, Communication Manager Ford Europe, nel contesto dello Startzplatz di Colonia.

Continua su webnews.it/2015/09/01/startupbus-lookly-premio-ford

È evidente che le buone prospettive del progetto in campo merchandising legato ai contenuti televisivi ha portato bene a questo gruppo di ragazzi che ora potrà cogliere questa opportunità per crescere nella migliore maniera possibile e proporre a noi tutti il risultato della loro fatica. Non resta che aspettare e capire (nonché vedere) dove arriveranno, cosa ci proporranno e –perché no– acquistare con più facilità ciò che cattura la nostra attenzione di serial-affamati.

Mancato accesso alle finali

È questa però la dura realtà che conclude la serie di novità da riportare a chi ha voluto seguire il viaggio dello StartupBus italiano. Nessuno dei nostri team è riuscito ad accedere alla fase finale che prevedeva il passaggio di soli 5 partecipanti (tra tutti gli StartupBus partecipanti, ndr). Un vero peccato considerando che ci si è andati molto vicini anche lo scorso anno.

Sarà per la prossima?

Questo articolo nasce da un progetto in collaborazione con Ford Italia.Puoi seguire tutti gli sviluppi attraverso il tag #ThinkInProgress.

Di cosa si parla, in breve:
25 ragazzi, un unico sogno: l'entusiasmo e le idee che saliranno a bordo dello StartupBus in partenza da Bologna dovranno arrivare fino a Colonia (Germania). Lungo il percorso dovranno affrontare tutte le sfide verso la realizzazione, dimostrare il proprio valore e tentare il grande passo per diventare impresa. Segui lo StartupBus: ogni giorno una sfida, alla ricerca di talenti e idee per regalare loro un’opportunità.
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