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Windows 10 scarica i driver aggiornati delle tue periferiche oltre che le patch del sistema, questo è un dato di fatto per il quale è possibile trovare conferma anche nella documentazione ufficiale. Se però questo comportamento del Sistema Operativo ti disturba e preferisci eseguire questa operazione di manutenzione manualmente, i metodi per farlo sono due (in realtà uno, si tratta sempre di mettere mano al registro ma nel primo caso lo si fa tramite GPO) e sono entrambi molto semplici da implementare.

Bloccare l'installazione driver su Windows 10

GPO

L’opzione è quella identificata dall’azione “Do not include drivers with Windows Updates” e la puoi trovare navigando in Computer ConfigurationPoliciesAdministrative TemplatesWindows ComponentsWindows UpdateDo not include drivers with Windows Updates, da modificare portandola (ovviamente) a Enabled, come in figura:

Bloccare l'installazione driver su Windows 10 1

Registro di Sistema

La GPO altro non è che un’interfaccia grafica in grado di comandare poi la modifica al registro di sistema (regedit), utile soprattutto in ambiente aziendale dove ci sono molti client da gestire e controllare con uno sforzo quanto più basso possibile. Se hai necessità di modificare il comportamento del tuo singolo client (o di un ristretto gruppo di PC non controllato da dominio) puoi pensare di modificare manualmente il Regedit, naviga fino a HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies\Microsoft\Windows\WindowsUpdate, quindi inserisci (se non già esistente) una nuova chiave DWORD chiamata ExcludeWUDriversInQualityUpdate e assegna valore 1.

Per eseguire rapidamente l’operazione puoi usare un Prompt dei Comandi aperto come amministratore del sistema, la stringa da lanciare sarà:

REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies\Microsoft\Windows\WindowsUpdate /v ExcludeWUDriversInQualityUpdate /t REG_DWORD /d 1 /f

A questo punto la ricerca di aggiornamenti tramite Windows Update ignorerà la presenza di nuovi driver per le tue periferiche, demandando a te il compito di manutenzione che potrai eseguire quando vorrai. Tieni sempre bene a mente che tale operazione andrebbe svolta almeno una volta all’anno (se non rilevi problema alcuno durante l’utilizzo del tuo PC).


immagine di copertina: (Better) Windows 10 Wallpaper by kirill2485

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Recita il sito web ufficiale: “Dism++ can be considered as a GUI frontend of DISM, but it is based on low-level Component Based Servicing (CBS) interface instead of DISM API or DISM Core API.” e, in effetti, si tratta di un’interfaccia grafica che va a operare con strumenti che hai già a disposizione nel tuo sistema operativo (DISM / CBS), ma che probabilmente non sai utilizzare al massimo delle loro potenzialità e muovendoti con quel pelo di sicurezza in più che vorresti avere. Dism++ ti permette di operare le tue modifiche e i tuoi interventi in maniera più controllata e meglio spiegata.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 1

Dism++

Scaricabile gratuitamente e compatibile con sistemi Vista (!!), 7, 8.1 e 10 (qui il download diretto per 32 e 64 bit, da quel momento in poi il programma potrà aggiornarsi autonomamente su tua conferma senza necessità di andare a scaricare manualmente i nuovi pacchetti), Dism++ nasce come utility portable, senza necessità quindi di essere installata sul sistema che la ospita (comoda da avere a portata di mano su chiave USB o cartella Dropbox / di rete).

Una volta avviato, Dism++ ti permetterà di muoverti subito tra le voci di menu disponibili nella colonna di sinistra. Tra le più importanti sicuramente c’è quella relativa alla Pulizia disco per la rimozione di file di cui “puoi fare a meno“, l’Avvio Automatico e i Servizi, la gestione delle User Appx / Provisioned Appx, le applicazioni installate da Store o passate in provisioning da Windows 10 alla creazione di un nuovo utente locale (cosa solitamente gestibile via PowerShell, non per tutti), e molto (ma molto) altro ancora, anche strumenti che non ti aspetteresti di trovare in un tool di questo tipo (come l’estrazione / creazione dei file ISO partendo dal contenitore ESD).

Nell’Ottimizzazione Sistema potrai invece trovare diverse opzioni per la modifica del comportamento del SO, anche voci particolarmente delicate diversamente intoccabili per un Sistema pensato come “AAS” (As A Service) da Microsoft. Puoi intervenire sul comportamento di Windows Update, ma anche sul riavvio automatico in caso di problemi (BSOD) o l’avvio rapido. Voci attentamente raccolte e organizzate per categoria, alle quali dovrai prestare particolare attenzione (e ti consiglio di evitare modifiche a meno che tu non sappia molto bene cosa stai andando a fare). Da qui in poi la scalata verso Driver (e possibile rimozione completa), gestione delle applicazioni o delle funzionalità installate (molto simile a quella visibile via Pannello di Controllo) e gestione degli aggiornamenti installati è cosa del tutto prevedibile e naturale (ma pericolosa in ogni caso, sempre occhi ben aperti e mouse non troppo a portata di clic).

Prima di concludere, un doveroso passaggio per le funzionalità di riparazione dirette di DISM (già previste da riga di comando e parzialmente anche da GUI di Windows 10), quelle che potrai trovare facendo clic sulla voce Recupero. È da qui che potrai facilmente lanciare la ricerca di errori operata da DISM ed eventualmente la riparazione completa dell’immagine di sistema, così come potrai effettuare un backup o un restore dello stato attuale della tua macchina, utile –magari– prima di operare modifiche che potrebbero mettere a rischio la tua postazione, il tutto sfruttando comandi sempre disponibili da riga di comando, di cui spesso si ignora l’esistenza, o con i quali non ci si vuole mettere alla prova.

Dism++: pulizia e gestione profonda del disco e del tuo Windows 8

Lo avrai capito: Dism++ è un coltellino svizzero dall’indubbia utilità, che può davvero renderti la vita più facile e salvarti in situazioni critiche, ma che –come ogni lama– porta sempre con sé quel rischio intrinseco di un taglio non previsto, nonostante tutta l’attenzione dedicata alle operazioni lanciate. Tienilo a portata di mano e leggi attentamente le informazioni che ti presenterà davanti agli occhi e, nel caso non dovesse farlo, cerca in rete consigli e documentazioni che possano meglio esplicarti pro e contro di ogni operazione che vuoi portare a termine.

Buon lavoro.


In caso di problemi con il download del pacchetto ufficiale, puoi salvarne una copia prendendola dal mio account Box, che ospita la versione 10.1.1000.70 (CbsHost 10.1.1000.62, NCleaner 10.1.1000.62, WimGAPI 10.0.17134.1, disponibile all’URL app.box.com/s/0661r8e09hmmbtzxkm2iwf0sc63hi6am.

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Filtrando il tag dedicato al Sysprep ti troverai davanti a diversi articoli che parlano di questa pratica e dei vari problemi riscontrati nel corso delle versioni di Windows. Sysprep è un tool tanto bello quanto potenzialmente stronzo (sì, tanto per chiarire subito le cose), molto suscettibile e per certi versi delicato. L’ho imparato ancora una volta con Windows 10 1709, versione attualmente stabile del sistema operativo di Microsoft che verrà presto sostituita dalla Spring Update 2018 (1803).

Quello di oggi vuole essere il solito articolo “blocco appunti“, da rispolverare in caso di necessità (che magari torna utile anche a te che sei finito su questi lidi, non si sa mai).

Reinstallare Windows OEM quando il supporto di Recovery non c'è 7

Sysprep con Windows 1709

Da cosa partivo

Ti faccio il punto della situazione: con diversi modelli di PC Desktop e Laptop distribuiti all’interno del gruppo, siamo soliti tenere delle immagini master che possiamo facilmente clonare quando occorre preparare nuove postazioni, così da risparmiare tempo ed evitare facili errori dovuti alla distrazione. In questo modo ogni macchina è uguale all’altra (di base, con personalizzazioni software solo se giustificate e realmente necessarie).

La base di partenza era l’immagine di una nostra macchina con Windows 10 1703 (la Creators Update), pulita quanto basta, senza la robusta quantità di applicazioni installate da Store e con un parco software di terza parte “stretto indispensabile“. Chiaramente ho le immagini pre-sysprep da lavorare / modificare e chiudere all’occorrenza per la clonazione.

Cosa volevo ottenere

Un’immagine con upgrade in-place a 1709, perché quella 1703 era nata da zero, potevo quindi permettermi il lusso di lavorare su un aggiornamento anziché rifare tutto nuovamente da zero.

Cosa ho scoperto

Che –come già successo in passato– ci sono alcune accortezze da non lasciarsi sfuggire, perché comprometterebbero la corretta chiusura dell’immagine di sistema, particolare affatto simpatico dopo ore di lavoro. Sì perché c’è di mezzo ancora una volta l’installazione automatica di applicazioni UWP da parte dello Store (non richieste), suggerimenti (anch’essi non richiesti) e tutto ciò che in generale è legato alla chiave AutoDownload in HKLM\NewOS\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate e alla DisableWindowsConsumerFeatures in HKLM\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent.

Puoi trovare diverse informazioni in merito a questi argomenti su alcuni siti web di terza parte e su GitHub (dove ho trovato diversi spunti validi dedicati agli upgrade via SCCM, adattabili anche a utilizzi “one-shot” da chiave USB o rete:

A voler bloccare le installazioni non richieste su una macchina collegata in rete, che stai lavorando per aggiornare l’immagine “master” (pratica comunemente sconsigliata, proprio perché porta con sé rischi legati ad aggiornamenti che si scaricano e installano senza dirti nulla), potresti pensare di agire direttamente via batch sul registro:

:BloccoUpdate
:: Disable Windows Store Updates
:: 2 = always off
:: 4 = always on
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate /v AutoDownload /t REG_DWORD /d 2 /f
:: Disable Consumer Experience
:: 1 = Off (disabled)
:: 0 = On (enabled)
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent /v DisableWindowsConsumerFeatures /t REG_DWORD /d 1 /f

Fai ora tutto quello di cui hai bisogno: aggiorna le applicazioni, aggiorna Windows, ritocca ciò che più ritieni opportuno, quindi grazie all’aiuto dell’Assistente aggiornamento Windows fai upgrade a 1709 e completa le prime operazioni necessarie. Quando sarai pronto, fai partire il Clean Manager per pulire i file non necessari sul disco del sistema, poi utilizza il mio script di PowerShell per togliere tutto l’inutile da Windows 10 (vedi qui) e rimetti a posto le chiavi di registro che hai precedentemente ritoccato:

:SbloccoUpdate
:: Disable Windows Store Updates
:: 2 = always off
:: 4 = always on
::REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\WindowsStore\WindowsUpdate /v AutoDownload /t REG_DWORD /d 4 /f
:: Disable Consumer Experience
:: 1 = Off (disabled)
:: 0 = On (enabled)
REG ADD HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Policies\Microsoft\Windows\CloudContent /v DisableWindowsConsumerFeatures /t REG_DWORD /d 0 /f

A questo punto, salvo ulteriori problemi, sei pronto a chiudere l’immagine master e lanciare il Sysprep. È qui che potresti avere a che fare con un errore dovuto a MiracastView, sto finendo un articolo ad-hoc che verrà pubblicato nei primi giorni della prossima settimana (presumibilmente martedì), per dare continuità a quanto raccontato con questo pezzo.

Upgrade in-place verso Windows 1709

Ho perso il conto di quante macchine (sia aziendali che private) ho aggiornato senza il benché minimo problema a Windows 1703 (e prima ancora a 1607, nda). Con Windows 1709, almeno negli ultimi tempi, le cose non sono andate proprio nella stessa maniera. Su più configurazioni (macchine di diversi vendor) ho sempre sbattuto il muso contro un vicolo cieco oltre il quale non sono mai riuscito ad andare: quello del controllo pre-verifica spazio disco.

Appunti sparsi su Windows 10 1709, Sysprep e Upgrade in-place 3

Non sono stato il solo a scontrarmi con la dura realtà, sono in ottima compagnia: google.com/search?q=making+sure+you%27re+ready+to+install (e qui un thread a caso sul forum di Microsoft: answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install/upgrading-to-windows-10-stuck-at-making-sure-youre/0386fe6e-1570-45e3-b560-03512026e196).

Per fartela breve, perché immagino tu non voglia perdere lo stesso tempo che ho perso io, il metodo certamente funzionante è quello del doppio salto. Utilizzare quindi una chiave USB con a bordo Windows 1703, la quale riuscirà a effettuare l’upgrade dell’OS portandolo a Windows 10, per poi saltare internamente (tramite Assistente aggiornamento Windows) a Windows 1709.

Creare un supporto d’installazione Windows 1703

L’immagine di Windows 1703 è ritenuta vecchia e superata, e per questo motivo è un pelo più difficile trovarla (neanche tanto eh, ma di certo non è più così in bella vista). Per scaricarla, puoi appoggiarti a windowsiso.net, sito web che raccoglie lo storico delle installazioni Windows (da 7 in poi). Per andare al dunque, puoi puntare il browser all’indirizzo windowsiso.net/windows-10-iso/windows-10-creators-update-1703-download-build-15063/windows-10-creators-update-1703-iso-download-standard e scegliere lingua e architettura (x86 italiana, x64 italiana), se ci fai caso, i collegamenti sono diretti a server Microsoft, si tratta di immagini pulite e senza rischi (dovrai giusto sopportare la pubblicità all’interno del sito web e al clic del tasto Download, se non usi Adblock).

Diversamente, potresti seguire quanto spiegato sul forum Microsoft, senza passare da siti web di terze parti (procedura da me provata e perfettamente funzionante): answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install-winpc/how-to-download-official-windows-10-iso-files/35cde7ec-5b6f-481c-a02d-dadf465df326.

Una volta scaricata l’immagine, potrai appoggiarti a uno dei tanti tool esistenti per la creazione di chiavi USB installabili. Io, dato che lo avevo già tra le mani, ho usato il vecchio “Strumento di download in USB/DVD per Windows 7“, che al contrario del nome non è assolutamente limitato alla creazione di supporti per l’installazione del vecchio OS Microsoft, digerisce qualsiasi ISO. Si trova facilmente sui server di Microsoft (microsoft.com/it-it/download/windows-usb-dvd-download-tool e microsoft.com/en-us/download/details.aspx?id=56485),ma ne ho caricato anche una copia completa (fatta di URL ed eseguibili nelle varie lingue) nel mio spazio Box: app.box.com/s/r3j2rmcxl7nysazehfn8mvq2egqnltty.

Hai ora il file ISO e il tool per poter proseguire, cerca una memoria USB sufficientemente capiente (maggiore di 4 GB, nda).

Apri l’utility di Microsoft e seleziona il file ISO precedentemente scaricato, quindi procedi per poterlo andare a copiare su chiave USB e ottenere il tuo supporto per l’installazione su qualsiasi macchina (impiegherà un po’ di tempo al termine del passaggio 4, porta pazienza).

A lavoro terminato, espelli la chiave USB e utilizzala sul sistema che intendi migrare a Windows 10.

In conclusione

Spero di non aver dimenticato nulla per strada, mal che vada modificherò prossimamente l’articolo per integrare ciò che può mancare all’appello. Se hai dubbi in merito a quanto spiegato, lascia pure un messaggio in area commenti, cercherò di darti una mano se ne sarò in grado. Considera che -spero ormai a stretto giro- sarà disponibile per tutti Windows 1803, che potrebbe correggere gli ultimi problemi mostrati dall’upgrade in-place del 1709 facendoci risparmiare così tempo e imprecazioni (lo spero).

Per quanto riguarda l’argomento Sysprep, se hai ulteriori suggerimenti da integrare sei sempre il benvenuto, più informazioni ci si scambia, meglio è :-)

Buon lavoro!


ulteriori riferimenti: Andre Da Costa mantiene costantemente aggiornata una discussione / guida nel forum di Microsoft, sui vari passaggi necessari per aggiornare Windows 10 (nelle più disparate modalità), la trovi all’indirizzo answers.microsoft.com/en-us/windows/forum/windows_10-windows_install-winpc/how-to-upgrade-to-windows-10-version-1709-fall/617a37da-8fc0-4f33-a3eb-59fe9082f925

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Scorri l’articolo più in basso per leggere l’aggiornamento.

Una serie di coincidenze “poco simpatiche” mandano in Blue Screen of Death (BSOD) Windows 10 1709 sui Lenovo T440s, ma dando un’occhiata in giro per le community (ufficiali e non) si scopre che siamo (noi possessori di questa specifica macchina) in ottima compagnia, con molti altri modelli (anche di vendor diversi) che mostrano gli stessi sintomi e catastrofici risultati post-installazione della patch cumulativa di Microsoft che “mitiga” gli effetti di Meltdown e Spectre, KB4056892.

BSOD su Windows 10, Lenovo T440 e KB4056892

Il rilascio del KB4056892 risale allo scorso 3 gennaio, eppure è passato quel tempo che basta per far finta che tutto funzioni correttamente, pur mostrando quei segni pesanti di rallentamento di cui Microsoft ha parlato nel suo articolo riepilogativo. Con un aggiornamento del BIOS (il 2.46 fa parte dei colpevoli, rilasciato da Lenovo lo scorso dicembre) ecco che la frittata è pronta per essere servita e consumata a suon di BSOD che ogni volta mostrano una motivazione differente rispetto alla precedente, che bloccano il tuo lavoro senza preavviso, che vengono lì a estorcerti imprecazioni non ripetibili anche se sei solito trattenerti (o almeno provarci).

La frustrazione ha l’indirizzo di un thread sul forum di Lenovo, all’interno di quella discussione c’è chi questo problema lo ha rilevato e lo ha mal digerito, insieme a chi si è fatto avanti facendo presente che si può verificare anche su modelli differenti di PC dello stesso vendor. Puoi dare un’occhiata anche tu, ti basta puntare il browser verso forums.lenovo.com/t5/ThinkPad-T400-T500-and-newer-T/KB4056892-multiple-problems-on-T440s/td-p/3933019. Sembra che il bug sia lo stesso mostrato da Windows 1703 (il precedente major update di sistema), solo che cambia il KB, in questo specifico caso è il KB4056891.

Ti basta aprire il Visualizzatore Eventi del sistema operativo per assistere a un vero e proprio tappeto di warning del WHEA-Logger, e come non bastasse anche un’analisi postuma con applicazioni apposite porta a nulla di fatto perché non veritiera rispetto a ciò che sta accadendo:

Esiste una soluzione?

Ufficialmente? Non ancora, considerando che si tratta di una combinazione di fattori e di un microcode Intel (integrato nell’aggiornamento BIOS di Lenovo) che porta un errore che verrà corretto solo a marzo (secondo il bollettino ufficiale di Lenovo). Esiste però un workaround. Probabilmente la “pezza” non ti piacerà, ma sembra essere attualmente l’unica cosa che può salvarti dai ripetuti BSOD a tradimento durante il corso della giornata lavorativa.

Pur non disinstallando il KB4056892, puoi limitarne gli effetti sul sistema. Ricordi che ti avevo parlato di quel controllo da effettuare via PowerShell?

Il mio test è stato eseguito su un Windows 10 1709, facendo riferimento al documento di Microsoft nel quale si parla del nuovo modulo PowerShell dedicato alla verifica delle vulnerabilità scoperte, trovi tutti i riferimenti qui: support.microsoft.com/en-us/help/4073119/windows-client-guidance-for-it-pros-to-protect-against-speculative-exe. Quello che puoi fare è lanciare un prompt PowerShell come amministratore, quindi eseguire un Install-Module SpeculationControl (conferma il download dell’archivio non attendibile), seguito poi da un Get-SpeculationControlSettings

continua su: gioxx.org/2018/01/04/meltdown-spectre

Ecco, dopo un paio di modifiche ad altrettante chiavi di registro e un riavvio della macchina (necessario per applicare la modifica, la quale non potrebbe diversamente entrare in funzione), ti ritroverai nella condizione di patch installata e parzialmente funzionante.

Apri un prompt di PowerShell come amministratore e lancia questi due comandi per ritoccare le chiavi di registro FeatureSettingsOverride e FeatureSettingsOverrideMask, messe a disposizione degli amministratori di sistema da Microsoft, proprio per casi di emergenza come questi:

reg add "HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\Session Manager\Memory Management" /v FeatureSettingsOverride /t REG_DWORD /d 3 /f
reg add "HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Control\Session Manager\Memory Management" /v FeatureSettingsOverrideMask /t REG_DWORD /d 3 /f

Salvo errori, ti verrà confermata a video la modifica per entrambi i valori. Riavvia la macchina. Quando tornerà operativa potrai lanciare nuovamente PowerShell e chiederle di effettuare la verifica di copertura contro Meltdown e Spectre, il risultato sarà “sì, tutto a posto, almeno credo“:

Vedrai con i tuoi stessi occhi che la patch, seppur installata, ti dirà a video che è parzialmente limitata nella sua invasività (“disabled by system policy“, nda). Probabilmente noterai maggiore reattività nelle operazioni che prima ti sembravano rallentate e –con tutti i dovuti scongiuri del caso– dovresti ora riuscire a lavorare in tranquillità senza avere a che fare con ulteriori riavvii a tradimento causati da BSOD.

Credi che sia finita qui? Io no, ci sarà quasi certamente ancora altro da scoprire, altro per cui scervellarsi e trovare metodi per risolvere (o metterci la pezza in attesa della corretta soluzione, come stavolta).

update

Aggiornamento del 23/1/18 _

L’articolo è stato chiaramente scritto qualche giorno fa e messo in schedulazione per la pubblicazione nella mattinata di oggi (23 gennaio, nda). Allineandoci insieme a un collega, abbiamo notato che nella giornata di ieri Intel ha rilasciato pubblicamente un aggiornamento al suo Advisory (quello originale del 3 gennaio scorso), includendo alcune “simpatiche novitàriguardo alcuni BSOD causati dagli aggiornamenti –proprio– del 3 gennaio per macchine che montano generazioni precedenti di loro processori (Haswell e Broadwell):

Updated Jan. 22

We have now identified the root cause of the reboot issue impacting Broadwell and Haswell platforms, and made good progress in developing a solution to address it. Based on this, we are updating our guidance for customers and partners:

  • We recommend that OEMs, Cloud service providers, system manufacturers, software vendors and end users stop deployment of current versions on the below platforms, as they may introduce higher than expected reboots and other unpredictable system behavior.
  • We also ask that our industry partners focus efforts on testing early versions of the updated solution for Broadwell and Haswell we started rolling out this weekend, so we can accelerate its release. We expect to share more details on timing later this week.
  • For those concerned about system stability while we finalize the updated solutions, we are also working with our OEM partners on the option to utilize a previous version of microcode that does not display these issues, but removes the Variant 2 (Spectre) mitigations. This would be delivered via a BIOS update, and would not impact mitigations for Variant 1 (Spectre) and Variant 3 (Meltdown).

We believe it is important for OEMs and our customers to follow this guidance for all of the specified platforms listed below, as they may demonstrate higher than expected  reboots and unpredictable system behavior.  The progress we have made in identifying a root cause for Haswell and Broadwell will help us address issues on other platforms. Please be assured we are working quickly to address these issues.

For a list of products associated with this updated guidance go here

Il passaggio relativo al punto tre della lista “parla da solo“, introducendo quello che può essere considerato a tutti gli effetti un passo indietro sulla possibilità di mitigare gli effetti di Spectre (la seconda variante, nda) in nome di una maggiore stabilità, intervenendo sul microcode ed escludendo ciò che causa oggi (per chi ha eseguito ogni aggiornamento precedentemente consigliato) quei BSOD. Il fix busserà alle porte delle nostre macchine sotto forma di aggiornamento del BIOS (come già successo e descritto nel mio articolo originale).

Buon lavoro!

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Già con Windows 7, Microsoft ha fatto passi da gigante in materia di deframmentazione dei dati automatizzata, pulizia e ottimizzazione dello spazio disco utilizzato per i suoi file e per quelli che scarica nel corso della sua “vita“, eppure ci sono ancora delle corde di violino parecchio tese quando si tira in ballo lo spazio disco residuo e la necessità di trovarne un po’ per qualcosa di personale, della quale abbiamo assoluta necessità. La C:\Windows\Installer fa parte di quelle cartelle viste di cattivo occhio quasi da chiunque, quando si ricerca quello “spazio mancante“.

SSD HDD C:WindowsInstaller troppo grande, perché?

Il problema è figlio della nuova generazione SSD, perché –siamo seri– credo poco al fatto che tu, con un disco meccanico da un tera o più, ti sia mai posto il problema delle cartelle di Windows ingrassate dopo le feste. Un disco SSD, anche visto il costo, viene generalmente acquistato in taglio più limitato, con i 256 GB che vanno per la maggiore e che lasciano solo ultimamente spazio ai 500 GB, perché il tera è ancora inaccessibile per molti (la media prezzo si aggira intorno ai 300 euro, nda).

Ciò detto, perché la cartella C:\Windows\Installer è così ben nutrita? L’articolo è vecchio ma è ancora tutt’oggi valido, ti propongo questo passaggio:

Along the same lines as removing items from the Windows component store to save space, we have recently seen a couple of questions come in about the Windows\Installer directory. This is a hidden system directory; it is used by the Windows Installer service to cache installer data files for various applications. Over time, this directory will grow and can eventually take up an amount of space that might cause pressure on thinly provisioned storage, such as virtual hard disks.

blogs.technet.microsoft.com/joscon/2012/01/18/can-you-safely-delete-files-in-the-windirinstaller-directory

Lo stesso articolo risponde anche alla domanda che viene da porsi pressoché immediatamente: posso cancellare i file all’interno di quella cartella? La risposta semplice e concisa è no. Quel no può diventare un “ni” dopo un paio di operazioni, di cui una assolutamente contemplata dal sistema operativo.

Clean Manager

Esegui il Clean Manager integrato di Windows (tasto Windows + R, scrivi cleanmgr e premi invio, oppure entra in Computer, tasto destro sul disco C: → ProprietàPulizia disco). Nella schermata che ti si presenterà a video, potrai scegliere di passare alla pulizia avanzata (detta Pulizia file di sistema), la quale permetterà di mettere mano anche a quegli aggiornamenti che è possibile cancellare dal disco in tranquillità. Per capirci, questa è una rapida occhiata alla situazione della mia macchina Windows:

Come tu stesso puoi notare, la differenza tra il calcolato in cartella e quello cancellabile c’è, ma si tratta di poca roba, superiore alla cartella C:\Windows\Installer perché evidentemente ci ricade dentro anche dell’altro che è possibile rimuovere. Scegli cosa cancellare, quindi procedi e recupera quello spazio che potrebbe tornarti utile per altro.

Il Clean Manager integrato di Windows può inoltre essere pilotato via PowerShell. Ho trovato alcuni riferimenti utili in merito che ho poi messo in pratica per verificare la bontà dell’automatizzazione. Parti dando un’occhiata a questo articolo (mentre qui trovi un riferimento ufficiale nei documenti di supporto Microsoft). Il risultato, appena modificato rispetto alla proposta di Greg Ramsey, permette di portare a termine il lavoro su Windows 7, 8 (quindi 8.1) e 10, l’ho pubblicato su Gist.

L’alternativa: PatchCleaner

Tool gratuito disponibile sulla pagina ufficiale homedev.com.au/Free/PatchCleaner, permette di spostare o cancellare definitivamente le patch che popolano la cartella C:\Windows\Installer, ma anche di cercare file orfani che sono stati abbandonati al loro destino, completamente ignorati anche da Windows e dal suo Clean Manager. Disponibile anche in versione Portable (su SourceForge), accetta anche comandi da prompt (così può essere integrato e richiamato all’interno di altri script). Trovi qui le risposte ad eventuali domande o errori che potresti notare durante l’utilizzo dell’applicazione.

Quello che ti consiglio di fare, nel caso in cui tu abbia a disposizione un disco meccanico interno o esterno al PC, è di spostare e tenere lì le patch per qualche tempo, prima di scegliere di eliminarle definitivamente. Questo perché, in caso di anomalie di sistema, potrai facilmente ripristinare i file spostati sempre tramite PatchCleaner, andandoli a ripescare e portandoli là dove sono stati inizialmente memorizzati, per evitare di dover reinstallare un intero Windows solo per una distrazione o una necessità impellente di altro tipo.

In conclusione

Lo spazio disco (su memorie SSD) non è mai abbastanza, per questo motivo è opportuno effettuare una pulizia dei file inutilizzati / inutili (non sono la stessa cosa, nda) di tanto in tanto. Farlo con gli strumenti messi a disposizione da Windows è certamente la soluzione migliore, per evitare possibili problemi da dover poi analizzare e risolvere in seguito, ma in casi di emergenza c’è sempre qualche tool che può occuparsi del lavoro sporco, evitandoti facili errori di distrazione.

Buon lavoro!

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