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Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Ci riproviamo? Te lo ricordi l’articolo sull’Asus Zenfone Max? Non ne era uscito proprio a testa alta, ero stato in grado di evidenziare dei pro e dei contro, è quello che succede con ogni prodotto, nel suo caso la conclusione era stata semplice: un ottimo compagno di avventure quotidiane per l’utente medio, da non acquistare assolutamente a causa del suo maledetto problema con il GPS (i commenti all’articolo sono ancora tutti lì, ogni tanto ne arriva uno nuovo, ci sono molti clienti scontenti, è evidente, e lo credo bene).

Asus Zenfone 3 Max

Il grande produttore ci riprova però, e tira fuori il suo Asus Zenfone 3 Max, basato ovviamente sul fratello maggiore (di alta gamma) Zenfone 3 (sul quale spero di mettere mano prima o poi, ehi Asus, mi leggi?). La mia intenzione? Partire da dove ci eravamo lasciati l’altra volta, mettendo in evidenza l’evoluzione di un prodotto che parte avvantaggiato dalla sua grande carica a disposizione dello stesso e di altri dispositivi che si possono eventualmente ricaricare :-)

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL-4J016WW) 1

Rapidissima panoramica: ha ancora i 3 tasti principali di Android a monitor (virtuali) che rispondono con i loro tempi e che (chiaramente) verranno illuminati / messi in ombra dal sistema stesso, ha la batteria che levati, ha quello stampo tipico di Asus, nel bene e nel male. Ah si, ha Android 6.0 a bordo, fermo con il patching ad agosto dello scorso anno, giusto perché non bisogna mai avere una gioia, anche se Nougat è previsto per il primo quadrimestre di quest’anno (senza però una data specifica, pur cercando informazioni in giro).

È ancora di fascia medio-bassa?

Beh, si. Squadra che vince (?) non si cambia, ed è giusto che all’utente vengano sottoposte più scelte possibili, compresa quella che veste bene l’Asus Zenfone 3 Max. Il costo è relativamente basso (meno di 200€ su più siti web, su Amazon si parla di EUR 180,00 ).

È una cifra che in tanti sono disposti a spendere per portarsi a casa un nuovo smartphone (di poco inferiore al suo predecessore, nda), dalle caratteristiche comunque più che accettabili, si parla in ogni caso di un Quad Core (MediaTek, a differenza dello SnapDragon che montava il suo predecessore) con 3 GB di RAM e 32 GB di memoria (utilizzabile solo 24,02 però, il resto servono al sistema e alla ZenUI della società), espandibile tramite microSD (massimo 32 GB), 5 GB in cloud su Asus Web Storage (per sempre) e ulteriori 100 GB su Google Drive (per due anni!).

Assente (e meno male) quella sensazione che avevo avuto con il precedente modello e che sembrava portare un piccolo lag nell’uso di una qualsiasi applicazione durante l’aggiornamento da Play Store (ricordi? No? Poco male, lo ricordo io).

In tutto questo cala di poco l’ampiezza del display (5,2″), ma quasi non si nota (la risoluzione massima è 1280×720), Asus Zenfone 3 Max si maneggia abbastanza comodamente anche con una sola mano (e mal che vada si può sfruttare la funzione ad-hoc che puoi attivare rapidamente dal menu notifiche, che non fa altro che ridimensionare la schermata così come faresti con due applicazioni da tenere attive contemporaneamente sullo stesso monitor).

Comparto fotografico

L’accoppiata 5-13 (MegaPixel) non è cambiata, cambiano ovviamente i sensori e le tecnologie utilizzate, per cercare di migliorare il risultato finale, che poi è quello che interessa l’utente finale che deve acquistare il prodotto, che per i tecnicismi bastano già le chilometriche pagine di specifiche tecniche sul sito web del produttore o le testate ultra-specializzate che ti parleranno di come sia possibile catturare uno scatto d’autore tramite l’occhiello della porta di casa, pronto per essere esposto al museo.

Ti basti sapere che la fotocamera frontale è una 5 MP, f/2.0, e che quella posteriore è una 13 MP, f/2.2, con autofocus, flash a LED singolo (scatta fotografie con risoluzione 4128 x 3096 pixel), la stessa registra video da 1080p a 30fps. La resa è buona ma la messa a fuoco è maledettamente lenta, soprattutto in condizioni di luce scarsa. Ho provato a fare qualche scatto senza un soggetto ben preciso a fuoco, altri sono invece più ravvicinati, li ho caricati qui sul blog.

Mettiamola così: bene, non benissimo. Se vuoi scattare qualche fotografia cogliendo “l’attimo fuggente” ecco beh, l’attimo è già fuggito e tu non hai ancora aperto l’applicazione stock proposta e arricchita da Asus. L’esatto opposto? Il sensore che riconosce le impronte digitali per lo sblocco dello smartphone (o l’autenticazione integrata in diverse applicazioni). So benissimo che non c’entra nulla con il comparto fotografico, ma viene naturale citarlo in questo momento perché è la cosa più rapida che ci sia dentro questo dispositivo. Al confronto con quello montato da Samsung per il suo Galaxy S6 (il mio attuale smartphone principale, facile trovare le differenze), è un altro pianeta, lo trapianterei molto volentieri, non sbaglia un colpo anche posizionando il dito in maniera ogni volta diversa (sul Samsung invece evito di commentare).

A proposito di applicazioni

Cambiamo discorso. Sì perché –come detto nelle prime righe dell’articolo– squadra che vince (qualcuno la ritiene tale), non si cambia, per questo motivo ci si deve beccare un set di applicazioni che non mi sognerei di mettere su uno smartphone da far finire nelle mani di chissà quale tipo di cliente. D’accordo la forzatura sul launcher e UI principale (ZenUI 3.0, un salto in avanti, su questo non c’è dubbio, ma continuo a preferire altro), ma perché condire ulteriormente un sistema custom che assomiglia ben poco a quello originale di Google con giochi e (dis)utility non richieste?

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL) 1

Troverai ASUS ZenUI 3.0 (già citato), ZenMotion, ASUS Splendid (che ogni volta mi ricorda la marca di caffè), Kids Mode, PhotoCollage, MiniMovie, My Asus Service, Procedura guidata, Share Link, Themes, ZenFone Care, ZenCircle e ZenTalk, escludendo ovviamente le Google Apps (e ci mancherebbe) così come il tool per prendere appunti rapidi, il Meteo (carine le animazioni nella schermata di blocco, nulla però di fondamentale) e un File Manger tutto sommato accettabile. Aggiungi alla torta due o tre giochi e la completerai (mi sono ritrovato in download Need for Speed No Limit, Rayman e SimCity, nda).

Oltre alle applicazioni spesso non desiderate, Asus Zenfone 3 Max propone a monitor i pulsanti virtuali principali di Android, in alcuni casi scomodi, ma che finalmente possono non soffrire più dei problemi dovuti al mancato controllo di quell’area da parte di applicazioni come Blue Light Filter, grazie alla funzione Night Shift integrata nel sistema (ti avevo parlato di questo argomento qui, sul blog). Certo è che con loro, la ZenUI 3.0 e la tastiera originale del prodotto, di spazio a monitor ne rimane molto poco.

Consiglio spassionato? Un diverso launcher, una tastiera molto più personale (una vale l’altra, ti devi basare sulle tue esigenze e sulle tue abitudini, per me l’accoppiata ormai standard è Nova Launcher e SwiftKey), e via che il problema è risolto da subito.

Cos’altro manca?

Beh si, il peso, importante fattore per un telefono (secondo me). Nella precedente versione era un pelo eccessivo, cosa che in questo caso è sparita. Solo 148 grammi, certo lo si sente, ma meno rispetto al passato, è una buona cosa. L’eleganza dello smartphone poi, altro aspetto nettamente migliorato, con quella cornice dal giusto spessore, la buona scelta di colori della scocca, attacco microUSB, tutto è al posto giusto.

Batteria da 4130mAh (circa giorni di utilizzo, senza esagerare con applicazioni pesanti o giochi), è un pensiero in meno rispetto alla carica quotidiana da dare al proprio smartphone abituale, si sente in ogni caso la differenza con il suo predecessore, che era capace di fare di meglio (anche se questo soffre di problemi apparentemente in fase di risoluzione da parte di Asus). Memoria espandibile o doppio alloggiamento SIM (una SIM e una scheda microSD, altrimenti due micro SIM), gestite ovviamente in contemporanea (dovrai giusto scegliere la principale per la connessione dati, ma poco male). La connettività LTE è garantita fino a un massimo di 150/50 (rispettivamente megabit in download e in upload). Ho notato però una titubanza poco piacevole nell’allacciarsi alla rete mobile, pensavo si trattasse di qualcosa legato alla SIM, poi ne ho provata un’altra e ho ottenuto il medesimo risultato.

Ma ora sa dove andare?

Te lo ricordi il problema legato al GPS? Io si, parecchio bene, te ne ho parlato a inizio articolo ed era doveroso includere una parentesi dedicata. L’Asus Zenfone Max perdeva la triangolazione con i satelliti in pochissimi secondi, e non era in grado di trovare la via di casa anche per parecchio tempo (non parlo di minuti, ma di ore). Ti abbandonava in piena città a Milano, nelle sue tangenziali, persino in A1 (messo alla prova in uno dei svariati viaggi verso la Romagna) dove nulla poteva realmente impedirgli di triangolare in maniera corretta.

ASUS ZenFone 3 Max (ZC520TL) 7

Asus Zenfone 3 Max corregge il problema, ma senza troppa fretta. Sarà colpa della rete dati (utilizzo una SIM dell’operatore virtuale Ringo Mobile, che sto mettendo alla prova), sarà colpa della congiunzione astrale con Marte e Saturno, sarà che a una certa ora lo smartphone vorrebbe smettere di lavorare e andare a riposare, ma la velocità di aggancio dei satelliti non è proprio così rapida come con altri competitor. Google Maps ti poterà a destinazione (messo alla prova, scongiurando la possibilità che l’errore fosse ancora presente in questo nuovo modello) ma dovrai avere la pazienza di attendere un attimo fermo in attesa della giusta indicazione in avvio, oppure puoi metterti in marcia se conosci almeno il primo tratto di strada da affrontare.

In conclusione

Quindi in conclusione cosa potrei dire? Che dagli errori si impara e si tende a correggere, questo è certo (ma non è mai scontato). Siamo sulla buona strada ma ancora non è quella definitiva e perfetta, sono nati nuovi problemi al posto dei vecchi ma sono (per certi versi) più sopportabili. Il costo del dispositivo è quello giusto, ci si porta a casa un buon prodotto, adatto a molti possibili utilizzatori.

Il telefono è già pronto a tornare all’ovile, ma se posso rispondere a qualche tua domanda beh, lascia pure il tuo commento e cercherò di fare del mio meglio. Nel frattempo ringrazio ancora una volta Asus per la collaborazione sempre graditissima, sperando –davvero– di poter mettere le mani su qualche loro giocattolo di alta fascia, prima o poi :-)

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Asus, tornato all'ovile.

Terza domenica, ormai il Natale si avvicina, hai già tutti i regali pronti sotto l’albero oppure sei ancora alla ricerca di quello perfetto per famiglia e amici? Nel frattempo, torna il #4WeekendApps :-)

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Contatti Fidati di Google4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato alla domenica (stavolta), alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che immagini e riferimenti sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi ti parlo di: Contatti fidati

Google ne ha fatta un’altra. Siamo arrivati allo stadio del non plus ultra dello stalking, quello del “ommioddio Google sa anche dove sono adesso“. Non è proprio così. Google sa già dove sei (aggiungi una risata satanica di sottofondo a questa frase), a meno di non aver modificato alcune impostazioni del tuo account (e in alcuni casi anche del sistema operativo mobile). Le posizioni recenti sono il fulcro e la base di ciò che (ripeto: se non hai modificato alcunché) riuscirai a navigare (come storico) se punti all’indirizzo google.com/maps/timeline.

Ora, fatte le dovute presentazioni (?), passiamo alla ciccia. Contatti fidati è un’applicazione che permette di ottenere la posizione di uno o più contatti considerati familiari o amici stretti. Un tempo su iPhone era Trova i miei amici (lo è ancora, volendo). Contatti fidati svolge il semplice mestiere di pre-autorizzare uno o più familiari a richiedere la posizione uno dell’altro, con possibilità di bloccare la condivisione in qualsiasi momento (o anche rifiutarla quando richiesta e notificata dall’altro lato), tenendo il tutto aggiornato a intervalli regolari, basati sull’individuazione dello smartphone di parte di Google (questo vede la posizione e la condivide con chi di dovere).

L’applicazione è chiaramente gratuita e utilizzarla è assolutamente semplice e logico, ci prenderai immediatamente confidenza, è disponibile a oggi solo su Android (non so se Google la porterà mai su iOS dove esiste già l’alternativa da tempo, nda):

Contatti fidati
Developer: Google Inc.
Price: Free

Utile per avvisare la moglie sul rientro a casa (o viceversa), senza star lì a pensare male (a qualcuno potrebbe venire del tutto naturale). Altrettanto utile (ma forse non perfetto) per tenere sotto controllo la prole, fermo restando però che potrebbe andare a disattivare la localizzazione in qualsiasi momento. Un suggerimento per Google potrebbe essere quello di non permettere di bloccare l’invio dati a meno di inserire un codice stabilito precedentemente, così da eseguire quanto richiesto da un genitore.

Al solito: per suggerimenti, commenti e alternative (anche metodi particolari per la misurazione o hardware che esula da applicazioni installabili sul proprio smartphone), l’area commenti è a tua totale disposizione.

Buona domenica! ;-)

G

Colpo 2 di 4: il #4WeekendApps torna anche questa domenica per provare a farti scoprire una nuova applicazione, o magari parlare della tua preferita. Io continuo a curiosare e provare novità, alternative, un po’ per capire cosa mette a disposizione il mercato, un po’ per tenermi sempre una porta di emergenza aperta in caso di necessità.

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Prime Foto4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato alla domenica (stavolta), alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che immagini e riferimenti sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi ti parlo di: Amazon Prime Foto

Non so voi, ma io utilizzo Google Foto da quando è nato. Lo trovo perfetto per le mie esigenze, sempre pronto a tenere al sicuro le fotografie scattate dal mio smartphone (evitando sterili polemiche su quanto sicure possano essere nelle mani di big G.), accessibili anche da browser (un plus che mi torna utile quando scatto screenshot per il blog, da recuperare direttamente da Mac), che mi libera spazio nella memoria del telefono (mai abbastanza) e molto altro ancora. È un’applicazione che continua a evolversi visto il forte interesse da parte dell’utenza finale, bene così e avanti tutta.

Ma perché diamine sto allora parlando di Amazon? Perché l’applicazione Prime Foto è rimasta in sordina, nascosta, al buio, ma è già lì da tempo. È un’alternativa ed è giusto -secondo me- darle una possibilità e un’occhiata. Ho quindi deciso di installarla e avviarla per la prima volta, per fargli recuperare gli scatti che avevo lasciato sul telefono (molti li avevo già spazzati via grazie alla funzione che libera spazio, inclusa -appunto- in Google Foto):

Prime Foto di Amazon
Price: Free
Prime Foto di Amazon
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

La formula è sempre quella, spazio gratuito illimitato per le fotografie, limitato invece per i video personali che non possono evidentemente essere ottimizzati e resi più agili da tenere a bada, ricevi 5 GB di spazio se sei già cliente Amazon.

Il tutto si basa sul servizio Drive del grande dell’e-commerce, il quale ti consentirà di liberare (anche lui) spazio sul telefono (utile soprattutto a chi ha tagli di memoria non espandibili e bassi dalla nascita), come riportato (insieme a molti altri dettagli) nella pagina ufficiale all’indirizzo amazon.com/clouddrive/learnmore.

Impossibile però non star lì a cercare ogni singola differenza con l’applicazione di Google, ed è così che si arriva a notare che il riconoscimento dei volti non funziona poi così bene (non tanto quanto la più utilizzata alternativa), che gli album devono essere creati in modalità manuale senza suggerimento alcuno o proposta basata sul giorno e sul luogo in cui sei stato rilevato, non ci sono momenti riproposti o disegni “a mano” da salvare nella galleria, non c’è alcuna reale lavorazione in background che possa dare quel qualcosa in più, quella sciocchezza che colpisce senza troppa fatica e sudore della fronte. Esiste anche qui la possibilità di condividere i propri scatti con la propria famiglia (amici, conoscenti, ecc.).

Amazon Prime Foto è un’applicazione per il backup delle fotografie di smartphone e tablet (ma non solo, vale quanto fatto per Google Foto grazie al client da installare sul proprio PC per inviare in cloud altre immagini e archivi fotografici mai passati dai propri dispositivi mobili), null’altro. È volutamente (credo) spartana, un esperimento di Amazon sul quale forse non è stato puntato un grandissimo investimento e che lentamente evolve, ma che fa già il suo mestiere, quello principale per lo meno. Volendo la si può tenere installata insieme a Google Foto per avere un paio di uscite di emergenza sempre pronte, ridondate, forse per alcuni superflue ma chissenefrega.

Al solito: per suggerimenti, commenti e alternative (anche metodi particolari per la misurazione o hardware che esula da applicazioni installabili sul proprio smartphone), l’area commenti è a tua totale disposizione.

Buona domenica! ;-)

G

Non lo vedi e senti anche tu? Alberi addobbati ovunque (in barba alla tradizione del più classico 8 dicembre), luci, musiche, varie ed eventuali, tutto ricorda la festività del Natale, che si sta avvicinando a grande velocità (ci separano solo 3 domeniche, non considerando questa già in corso e calcolando che il 25 cade proprio di domenica). Rispolvero il #4WeekendApps per scoprire qualche piccola chicca e festeggiare insieme almeno un po’ :-)

Tutto pronto? Bene così, facciamo finta di lanciare il primo restart della piccola serie (si sa mai, magari continuo a ripeterla in futuro):

Di cosa si tratta?

4 settimane per 4 app: Ampere4 settimane per 4 app (#4WeekendApps) è la classica iniziativa a tempo che ti propone un articolo leggero, adatto al sabato alla domenica (stavolta), alle tue letture da viaggio, senza l’abuso di quel povero neurone messo sotto torchio durante i giorni feriali passati in ufficio (o altrove, ma pur sempre #PerLavoro!).

Perché Android? Perché è il sistema operativo che utilizza il mio smartphone personale, che sfrutto principalmente, perché lo preferisco spesso a iOS. Questo non vuol dire che le applicazioni di cui ti parlo esistono solo su Play Store (anzi, tutto il contrario), vuol solo dire che immagini e riferimenti sono stati catturati da Android, #Gomblottoh!

Oggi ti parlo di: Ampere

Forse più per curiosità che per reale necessità (anche se nel mio caso è stata più per la seconda, nda), Ampere è una applicazione dal sapore semplice e intuitivo, ricca di dati che ti permettono di capire molto sul tuo cavo USB e sul tuo caricabatterie, soprattutto quando si parla di Quick Charge e necessità di ricarica fugace, quella che ci permette di portare lo smartphone vivo a casa, dove potrà poi terminare il suo accumulo di energia utile al prossimo giorno da affrontare.

Did you ever felt, that one Charger/USB cable set charges your device really fast and the other not? Now, you can prove this with Ampere.

Measure the charging and discharging current of your battery.

Ampere non fa altro che fornire ogni misurazione valida per capire se il caricabatterie in uso sta facendo il suo lavoro, se è davvero di tipo Quick Charge, se magari sta cedendo o se “tiene ancora botta“, è persino in grado di fare misurazione quando il dispositivo non è collegato alla corrente, così da capire quanto rapidamente si sta scaricando, per una previsione sul prossimo ciclo di ricarica. L’applicazione è gratuita, ha il solito banner pubblicitario a fondo schermata, puoi eliminarlo sbloccando l’acquisto in-app se proprio non lo sopporti. Lo trovi su Play Store e App Store:

Ampere
Developer: Braintrapp
Price: Free+

La maggior parte dei dati riguardanti l’applicazione, note d’uso e informazioni (comprese incompatibilità e problemi conosciuti) si trovano nelle informazioni dell’applicazione su Play Store, ti consiglio quindi di dare un’occhiata alla pagina disponibile su play.google.com/store/apps/details?id=com.gombosdev.ampere.

Puoi scegliere la schermata preferita da mostrare all’apertura dell’applicazione e puoi dare un’occhiata -quando serve- alle misurazioni rilevate. È logico che un’applicazione di questo tipo non può avere altri usi se non quelli relativi al dare risposte alla tua curiosità. Al solito: per suggerimenti, commenti e alternative (anche metodi particolari per la misurazione o hardware che esula da applicazioni installabili sul proprio smartphone), l’area commenti è a tua totale disposizione.

Buon fine settimana ;-)

G

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Esigenza: Internet Explorer (si, lo so, procediamo), pagina web da tenere d’occhio, la quale non prevede però un refresh automatico. Non è possibile giocare con un frame nel quale includerla e farla aggiornare di tanto in tanto.

Svolgimento: si può aggirare l’ostacolo con un componente aggiuntivo vecchio ma ancora funzionante, gratuito, esteticamente schifoso per chi non usa più la barra dei menu, ma il chissenefrega parte da lontano, a noi interessa solo l’obiettivo finale.

Auto Refresher per Internet Explorer

Si chiama (con molta fantasia) Auto Refresher for IE, e lo si scarica dalla pagina ufficiale che ha indirizzo xwen.org/node/6 (ne esistono diversi mirror in giro per il web, ma propongono installer che contengono pubblicità, evitali come la peste). La sua ultima versione è la 1.2 ed è datata 2012. Funziona correttamente con Internet Explorer 11 su Windows 7.

Il componente, una volta installato e abilitato su IE, necessiterà di essere reso visibile. Fai clic con il tasto destro su una parte libera della barra superiore di Internet Explorer e seleziona la voce “YRefresher“. Il risultato è questo:

Auto Refresher per Internet Explorer 1

Un enorme pulsantone (fa molto biscottone, vero?) che comparirà e non potrà essere ridimensionato a meno di essere messo sulla stessa riga della barra dei menu, che personalmente non utilizzo. Ho già provato –senza successo– a metterlo su quella dei Segnalibri. Fatta eccezione per l’estetica alquanto discutibile, Auto Refresher for IE propone un set di intervalli già sufficientemente nutrito, pur rendendo però disponibile l’ultima voce (Custom Interval) che ti permetterà di specificare un diverso numero di secondi, a tuo piacimento. Ricorda che puoi convertire i minuti (o le ore, se preferisci) in secondi utilizzando Google (qui un esempio).

Alternative di pari livello? Lascia un commento per suggerirle! :-)

Buon fine settimana.