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AZW3: rimozione del DRM e trasformazione in PDF 8L’universitaria in difficoltà per la tesi del master mi ha proposto un problema del quale non mi ero mai occupato prima. Un libro acquistato tramite Kindle, la necessità di poterlo tradurre dal francese, la difficoltà del doverlo affiancare a un documento di Word aperto (e inizialmente vuoto) per copiare, incollare e apporre subito sotto la traduzione dei paragrafi, richiesto dalla prova universitaria.

Problema: l’acquisto è soggetto a protezione DRM, l’argomento è spinoso e non esiste ancora una versione PDF del libro. Ci sono molte spiegazioni sul web, tanti prodotti, come ci si muove in questi casi? Io ho utilizzato una prima via che non ha portato il risultato sperato, ma ho poi aggiustato il tiro grazie all’utilizzo di un ulteriore prodotto. Vi spiego cosa ho fatto.

Calibre e DeDRM

Non starò qui a parlarvi di DRM, per una piccola cultura personale vi rimando al documento su Wikipedia.

Vi parlo di Calibre e di DeDRM, si tratta rispettivamente di un software di catalogazione e gestione della propria “biblioteca“, e di un secondo software (disponibile anche come plugin di Calibre) per eliminare la protezione DRM dai libri acquistati dagli store elettronici. Entrambi i prodotti sono gratuiti.

Calibre esiste anche in versione portable, ed è quella che ho preferito per eseguire il lavoro. La si scarica dalla pagina calibre-ebook.com/download_portable. Avviate l’eseguibile e dategli un percorso dove scompattare il tutto, anche il Desktop andrà benissimo (verrà creata una nuova cartella ad-hoc per Calibre). A questo punto si passa al download e all’installazione di DeDRM, in versione plugin per Calibre. Tutte le release sono disponibili su Github, all’indirizzo github.com/apprenticeharper/DeDRM_tools/releases. Potete scompattare il contenuto di DeDRM nella stessa cartella di Calibre, per comodità, ottenendo un risultato molto simile:

AZW3: rimozione del DRM e trasformazione in PDF 9

Avviate ora Calibre (calibre-portable, se anche voi avete scelto questa versione) e spostatevi in Preferenze. Qui, in basso a sinistra, troverete la voce relativa alla gestione dei Plugin:

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A questo punto basterà selezionare il pulsante Carica plugin da file (in basso a destra, nella finestra) e dargli in pasto il file DeDRM_plugin.zip che si trova nella cartella DeDRM_calibre_plugin. Procedete con l’installazione del plugin, nonostante l’avviso di sicurezza, quindi riavviate Calibre. Tornando nella stessa posizione appena abbandonata, dovreste trovare il plugin DeDRM sotto “plugin Tipo di file“:

AZW3: rimozione del DRM e trasformazione in PDF 11

L’installazione è terminata. Provate ora a trascinare (o caricare tramite menu) il libro protetto da DRM in Calibre, il plugin DeDRM dovrebbe automaticamente eliminare la protezione. Potete verificare se l’operazione va a buon fine semplicemente provando a fare doppio clic sul libro caricato in Calibre. Questo proverà ad aprirlo tramite visualizzatore interno e, nel caso fosse ancora protetto da DRM, comparirà un messaggio di errore:

AZW3: rimozione del DRM e trasformazione in PDF 12

In questo caso sarà necessario metterci una pezza, e aggirare l’ostacolo tramite il codice seriale del Kindle e un terzo software di cui vi parlo qui di seguito.

Kindle DRM Removal

Dopo aver utilizzato la soluzione Calibre con DeDRM e non aver avuto successo (può succedere quando si parla di libri appena pubblicati che potrebbero quindi includere protezioni DRM più ostiche), sono passato al Kindle DRM Removal (disponibile per Windows e OS X), che riesce là dove DeDRM fallisce solo grazie all’utilizzo di un codice seriale Kindle valido (magari quello che ha effettuato l’acquisto). Lo scopo è quello di rimuovere solo la protezione, Calibre farà poi la conversione in PDF (quindi tornerà ancora utile, tenetevelo stretto).

Avviate il programma e superate il messaggio di registrazione del software (avrete a disposizione 30 giorni per mettervi in regola), caricate il PDF (anche trascinandolo dentro la finestra principale del programma) e impostate la cartella dove salvare i file privi di DRM. A questo punto sarà sufficiente fare clic su “Convert Now!“. Comparirà un piccolo popup che vi richiederà il codice seriale del Kindle, così da poter sbloccare le protezioni sull’acquisto. Inseritelo in riga uno e procedete, salvo errori l’operazione andrà a buon fine :-)

Conversione in PDF

Avete ottenuto il vostro AZW3 privo di protezione DRM, è quindi pronto alla conversione in PDF. Tornate su Calibre, importate il nuovo file senza DRM (trascinandolo nella finestra principale del programma) e provate a fare doppio clic su di lui per verificare che ora sia visibile anche nel lettore interno, dovreste finalmente riuscirci!

AZW3: rimozione del DRM e trasformazione in PDF 2

Uscite dal lettore integrato e fate clic con il tasto destro sul file, quindi Converti libri / Converti individualmente. Si aprirà una nuova finestra dove impostare:

  • PDF nel formato di output (al posto del default EPUB) (immagine 1).
  • 50,0 pt per ciascun margine presente in Imposta pagina (immagine 2), così da evitare che il risultato riporti un PDF dove il testo è maledettamente a cavallo con margini che qualsiasi stampante non potrebbe poi tirare fuori su carta.
  • Ignora le dimensioni del foglio impostate nel profilo di output e dimensioni impostate su letter nella schermata Output PDF (immagine 3), per evitare di ottenere un testo formato pubblicitario gigante.

Un clic su OK permetterà al lavoro di partire, e voi potrete accedere all’avanzamento semplicemente facendo clic sul box dei lavori in corso, in basso a destra nella finestra principale del programma, aspettando poi il termine dell’operazione direttamente a video:

Il PDF sarà disponibile nella cartella “Calibre Library“, all’interno di una nuova cartella che porterà lo stesso nome del libro convertito. Potrete ora convertirlo in documento Word o semplicemente averlo sempre a portata di mano per qualsiasi scopo. L’universitaria soddisfatta ha ringraziato, io ho realizzato l’articolo per imperitura memoria e magari per essere utile a qualche altra persona nella stessa situazione :-)

Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Android: eseguire una formattazione sicura 1Avete acquistato il vostro smartphone basato su Android, lo avete utilizzato, giorno dopo giorno, soddisfatti (o magari no) dell’acquisto. I tempi cambiano, così come le esigenze, volete quindi cambiare anche smartphone, e magari recuperare qualche spicciolo dalla vendita del vostro usato. Vi siete mai chiesti se riportare il telefono allo stato di fabbrica basti a farvi dormire sonni tranquilli riguardo i dati precedentemente memorizzati nella scheda SD o nella memoria del telefono?

Nel 2014 Avast ha condotto un’indagine prendendo in esame 20 smartphone Android usati, acquistati regolarmente da siti web come eBay (e simili), trovate l’articolo sul loro blog all’indirizzo blog.avast.com/2014/07/09/android-foreniscs-pt-2-how-we-recovered-erased-data.

Per evitare che i vostri dati possano essere in qualche maniera recuperati da una terza parte, potete ricorrere a un metodo certamente più sicuro del semplice factory reset previsto di fabbrica. È infatti consigliato criptare tutti i dati presenti sul telefono prima di riportarlo allo stato di fabbrica. Questo consentirà a voi di vivere più sereni, e a una terza parte di poter recuperare sì dei dati, ma impossibili da leggere perché privi della chiave di sicurezza che solo voi potete conoscere (un PIN di protezione, o la sequenza di sblocco del telefono).

Come procedere

Lo smartphone dovrà avere la batteria carica (l’operazione di criptazione dei dati può durare anche più di un’ora, dipende dalla quantità di dati contenuta all’interno del dispositivo, nda) e in alcuni casi dovrà essere necessariamente collegato al caricabatterie (viene eventualmente richiesto a video).

A questo punto il passo è breve. Dalle Impostazioni del telefono, fate clic su Sicurezza, quindi Esegui crittografia dispositivo. La posizione della specifica voce cambiare in base alla versione di Android e alle personalizzazioni operate sul sistema dal vendor, ma in linea di massima il percorso è sempre quello, ed è facile da individuare.

Vi verrà richiesto di inserire il PIN o la sequenza di sblocco che già conoscete e che utilizzate per proteggere l’accesso al telefono ogni giorno (occhio: non ha nulla a che fare con il PIN della SIM, non fate confusione!). Il processo inizierà ora a proteggere i vostri dati, e potrebbe durare diverso tempo. Il telefono verrà riavviato in automatico, anche più volte, e ovviamente sarà irraggiungibile e inutilizzabile per tutto il corso dell’operazione.

Android: eseguire una formattazione sicura 2

Ricordate che crittografando i dati, sarà necessario inserire il PIN (o sequenza di sblocco) già in fase di accensione del telefono. Se non si passa questo controllo di sicurezza, Android non riuscirà neanche a terminare il suo caricamento, e sarete costretti (se dimenticate il codice) a fare un reset totale del sistema, perdendo ogni dato non precedentemente messo al sicuro (backup).

Ultimo step, finalmente. Andate in Impostazioni, Backup e ripristino, e fate quindi clic su Ripristino dati di fabbrica.

Ora potete impacchettare il vostro vecchio smartphone e lasciarlo andare ;-)

Giusto per completezza di informazioni: ci sono molte applicazioni che promettono di fare la stessa cosa e senza passare dalla crittografia dei dati. Funzionano, qualcuna è anche affidabile, ma in linea di massima io continuo a preferire il metodo “manuale” che mi dia la maggiore sicurezza riguardo possibili fughe di dati, soprattutto quando si tratta di dispositivi che siamo abituati a trattare ormai come naturale estensione del nostro corpo.

Powershell_200px-GWallSapete cosa sono i SID? Brevemente:

a session identifier, session ID or session token is a piece of data that is used in network communications (often over HTTP) to identify a session, a series of related message exchanges. Session identifiers become necessary in cases where the communications infrastructure uses a stateless protocol such as HTTP. For example, a buyer who visits a seller’s site wants to collect a number of articles in a virtual shopping cart and then finalize the shopping by going to the site’s checkout page. This typically involves an ongoing communication where several webpages are requested by the client and sent back to them by the server. In such a situation, it is vital to keep track of the current state of the shopper’s cart, and a session ID is one way to achieve that goal.

continua su en.wikipedia.org/wiki/Session_ID

Nel caso di Office 365 con servizio di posta annesso, i SID possono identificare sessioni appartenenti a utenti non più in forze all’azienda, o comunque non più gestiti dal server Exchange in cloud, si tratta di veri e propri zombie esadecimali che si trovano all’interno delle ACL delle caselle di posta, facilmente individuabili tramite un Get-MailboxPermission:

Powershell: rimozione dei SID orfani sulle caselle di posta

Possono essere molti, su molte caselle di posta, dipende da quante volte fate un giro sul server per verificare le ACL delle vostre caselle di posta elettronica (soprattutto condivise, nda), e in particolare maniera in base a quanti utenti conta il vostro Exchange (chiaro che in una piccola organizzazione è difficile fare così tanti morti che camminano). Io non avevo mai fatto questo tipo di pulizia da almeno due anni. Ho quindi raccolto la documentazione necessaria e realizzato un piccolo script che, tra le varie, permette in maniera automatica (batch) di analizzare tutte le caselle di posta elettronica configurate su Exchange e riportare a voi i SID orfani, procedendo poi con la pulizia. Può inoltre pulire una singola casella di posta da voi indicata, oppure partire da un CSV precedentemente esportato.

Il codice, al solito, è pubblico e disponibile per eventuali modifiche o suggerimenti. Lo si trova nel solito repository Github, all’indirizzo github.com/gioxx/o365/blob/master/RemoveOrphanedSID-CSV.ps1.

Le opzioni di cui parlo sono 3, concatenabili tra di loro: CSV, Mbox e Action.

  • Il primo determina la posizione di un file CSV dove esportare un’analisi (lanciata dallo script) o all’interno del quale sono specificate le caselle precedentemente analizzate e da prendere come base dati per la pulizia dei SID orfani.
  • Il secondo determina la singola casella di posta da prendere in esame per una pulizia dei SID orfani.
  • Il terzo determina la possibile azione da intraprendere. Di default lo script analizzerà ed esporterà i risultati dell’analisi su file CSV, ma nel caso in cui ad Action si farà seguire un “remove“, allora lo script prenderà come base dati ciò che avrete precedentemente esportato, procedendo poi con un’azione di rimozione dei SID rilevati, uno dopo l’altro, chiedendo conferma a video così da evitare possibili errori non voluti (sicuramente seccante al primo lancio dello script, io ho dovuto confermare più di 200 rimozioni premendo invio).

Powershell: rimozione dei SID orfani sulle caselle di posta 1

Ho cercato di prevedere ogni possibilità di analisi o rimozione SID orfani, ma sono chiaramente fallibile come chiunque altro, fatemi presenti eventuali errori o possibili miglioramenti tramite area commenti, sono sempre ben accetti.

Esempi di utilizzo? Presto detto:

.\RemoveOrphanedSID-CSV.ps1 -csv C:\Export.CSV

Lancia un’analisi delle caselle presenti su Exchange ed esporta i risultati nel file CSV specificato.

.\RemoveOrphanedSID-CSV.ps1 -mbox shared@contoso.com

Lancia un’analisi della singola casella di posta, i risultati vengono mostrati direttamente a video.

.\RemoveOrphanedSID-CSV.ps1 -action remove

Lancia una rimozione di tutti i SID orfani trovati nelle caselle di posta gestite da Exchange e precedentemente esportati dallo script, concatenabile con -CSV C:\Export.CSV per modificare la sorgente dati, oppure con -Mbox shared@contoso.com per limitare l’azione di rimozione dei SID alla singola casella di posta condivisa.

Sono riportati, insieme alle informazioni sullo script e le sue modifiche, all’interno dell’header del file PS1, come ogni altro mio script disponibile nel set dedicato a Office 365 e Powershell su Github (github.com/gioxx/o365).

Buon lavoro :-)

crediti: social.technet.microsoft.com/Forums/en-US/e368f138-fcca-444c-a499-4df4d28c5f83/removing-old-sids-from-full-access-send-as-permissions?forum=exchange2010

Capita quasi ogni giorno: arrivano documenti in PDF che sarebbe stato meglio avere in DOC modificabile tramite Microsoft Word, o magari immagini che si vogliono trasformare in PDF, o chissà cos’altro, gli utenti hanno bisogno sempre di qualcosa che tu generalmente non hai a portata di mano, o che ti tocca installare sulla macchina (magari con licenza annessa). Di software che sono in grado di lavorare i file PDF ne esistono bizzeffe, anche gratuiti, spesso però di produttori diversi, che occorre quindi conoscere per sapersi muovere nella corretta maniera.

Da qualche tempo ormai esiste però una validissima alternativa online, nata in Svizzera e mantenuta da menti capaci di rendere facile tutto ciò che ruota intorno al mondo dei PDF, rilasciata gratuitamente a chiunque raggiunga l’URL smallpdf.com.

Smallpdf è il coltellino svizzero dei file PDF 1

 

Lo utilizzo da quando aveva a malapena due o tre funzioni relative alla trasformazione da PDF ad altro formato. Oggi può vantare 14 diverse funzioni che potrebbero rendervi la vita decisamente più comoda. Si va dalla conversione da PDF a DOC a quella da PDF a XLS (un vero tabù per molti, soprattutto negli uffici amministrativi che devono lavorare fatture e simili), si può sbloccare o proteggere un file PDF, mandare diversi PDF in unione per ottenere un file unico o dividerli in più pagine (ciascuna corrispondente a un singolo PDF), ma non solo.

Sfruttando le tecnologie messe a disposizione da PDF-Tools.com e Solid Documents, il sito web impiega davvero pochi secondi per effettuare qualsiasi operazione chiediate. Il caricamento del file può essere effettuato da vostro PC ma anche da Dropbox o Google Drive, senza passaggi intermedi, comodissimo per chi è abituato a usare il suo spazio cloud per conservare ciò che gli è più utile (o magari per chi si trova su PC non propri, stando sempre molto attenti a disconnettere ogni sessione al termine del lavoro per evitare che una diversa persona possa accedere i vostri dati, ocio).

La forza di Smallpdf, oltre che la rapidità di conversione / operazione sui file, consiste nell’essere funzionante su ogni sistema operativo poiché non necessita di alcun client installato sul PC che intende utilizzarlo. Zero pensieri, zero perdite di tempo. Si apre il browser, lo si punta al giusto URL e si da in pasto al convertitore ciò che più interessa, non serve altro.

Cosa potrebbe essere utile? Magari associare un protocollo di navigazione sicuro (HTTPS, attualmente assente) oltre alla policy che riguarda la cancellazione di ogni file caricato / generato dal servizio:

Storage of User Files and generated Data

All files are deleted after one hour. No backups are made and no one has access to your files.

All the files uploaded for processing on smallpdf.com are stored on our servers for processing and the download afterwards. All user-uploaded files as well as the converted output files will be deleted one hour after upload or conversion respectively. We keep the files for the sole purpose to give you enough time to download them. During that hour, we don’t look at the files or mine any data from them. No backups are made of any uploaded files nor their processed output neither are the contents monitored without the explicit permission of user.

continua su smallpdf.com/legal

C’è sempre ampio margine di miglioramento, per ogni servizio esistente al mondo, Smallpdf non fa certo eccezione. Ciò che più mi ha convinto a pubblicare questo pezzo (oltre al fatto che credo serva far conoscere il tool a chi ancora non lo ha mai visto all’opera) è proprio la capacità degli sviluppatori di proporre novità a un buon ritmo, con la speranza che ce ne siano anche sul fronte più nascosto agli occhi degli utilizzatori (in bene, ovviamente!).