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Symantec Endpoint Protection 12.1.3001.165 e Lotus Notes: ancora problemi, ci risiamo?

Sembra un po’ la storia infinita, il tutto si ripete puntuale quasi quanto le tasse. Aggiornamento del client Symantec Endpoint Protection dei client aziendali, un riavvio del PC, Lotus Notes che parte (e già questo è un miracolo) ma che va automaticamente in crash non appena si prova ad aprire un allegato (doppio clic sul file allegato / apri).

Ricordate quel problema legato alle librerie DLL caricate all’avvio del client poiché richiamate dal file di configurazione notes.ini? Non ne ho parlato in questo blog ma ricordo di aver scritto qualcosa su Twitter o Facebook (ora la memoria potrebbe ingannare), lo ricordo brevemente per capire di cosa sto parlando: all’avvio del programma, Lotus Notes andava immediatamente in crash a causa del “.dll” che seguiva il nome delle librerie dichiarate nel notes.ini (contenuto nel proprio profilo in %LocalAppData%\Lotus\Notes\Data), come discusso in questo thread del forum di supporto Symantec.

Stavolta l’avvio del programma riesce senza crash ma come già detto sopra si ottiene facilmente aprendo un qualsiasi allegato. L’errore è riproducibile ed è comparso “come per magia” solo dopo l’installazione dell’ultimo aggiornamento 12.1.3001.165 del client antivirus. Avevo immediatamente pensato al problema sopra descritto ma andando a togliere il .DLL dalle librerie caricate non ottenevo il risultato sperato.

Come risolvere? Presto detto: in teoria basta una sola mossa ma potrebbero essere necessari altri due ritocchi, molto piccoli anche loro, vediamo quindi quali.

Notes.ini, ancora lui

Aprite il file “notes.ini” che trovate in %LocalAppData%\Lotus\Notes\Data e togliete tutto ciò che viene dopo “Timezone=-1” (vale anche se il valore è diverso da -1, sia chiaro), salvate e chiudete il file. Dovreste aver ottenuto qualcosa di molto simile a questo:


[Notes]
KitType=1
SharedDataDirectory=C:\ProgramData\Lotus\Notes\Data\Shared
UserInterface=it
InstallType=6
InstallMode=1
NotesProgram=c:\Program Files\IBM\Lotus\Notes\
Directory=C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Local\Lotus\Notes\Data
FaultRecovery_Build=Release 8.5.3FP3
DSTLAW=3,-1,1,10,-1,1
USING_LOCAL_SHARED_MEM=1
LOCAL_SHARED_MEM_SESSION_ID=1
SU_IN_PROGRESS=0
SU_NEXT_UPDATE=17/10/2013 08:37:48
SU_FILE_CLEANUP=C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Roaming\smkits
SUT_NEXT_UPDATE=17/10/2013 08:37:48
FontIncrease=0
StandardWorkspace=1
Timezone=-1

Se in mezzo a quelle prime righe doveste trovare anche questa stringa (o molto simile, basta contenga EXTMGR_ADDINS) cancellatela:


EXTMGR_ADDINS=ConnAddin

Aprendo ora Lotus Notes vi verrà richiesta la prima configurazione (nome e cognome dell’utilizzatore, server Domino, ecc.), il vostro Workspace è ancora lì ad aspettarvi, così come la rubrica personale, nulla è andato perduto se non la primissima configurazione. Fatela e portatevi sullo spazio di lavoro come nulla fosse mai successo.

Cercate ora una mail con un allegato, provate a fare doppio clic e “Apri”, Lotus Notes funziona ancora? Avete appena risolto il problema.

Il problema c’è ancora?

Oltre al notes.ini nella cartella del profilo c’è un secondo notes.ini contenente meno righe all’interno della cartella C:\Programdata\Lotus\Notes\Data (su Windows 7 e 8). Potete cancellarlo (meglio rinominarlo), il tutto rigorosamente a client di posta elettronica chiuso. Verificate ora che tutto sia tornato a funzionare.

Fermare i processi legati a Notes da CMD

Per evitare che qualche sessione di lavoro sia rimasta appesa non permettendovi così di mettere mano ai notes.ini o riavviare correttamente il client di posta è consigliato uccidere ogni processo servendovi di una funzione integrata in Notes facilmente richiamabile da command. Da Start / Esegui digitate “cmd” (senza virgolette come sempre) e premete invio. Portatevi ora all’interno della cartella del profilo dove c’è il notes.ini principale, tipicamente:


cd Appdata\Local\Lotus\Notes\Data

ora dovrete richiamare il file nsd.exe che si trova invece nella cartella di installazione del Lotus e chiedergli di fare un “kill” dei processi. Giusto per capirci, questo:


C:\Users\MARIO.ROSSI\AppData\Local\Lotus\Notes\Data>"\Program Files\IBM\Lotus\Notes\nsd.exe" -kill

Fate attenzione alle virgolette, stavolta sono necessarie :-)

Dando un colpo e aspettando qualche secondo verranno terminati eventuali processi ancora attivi di Notes e verrà loggata l’attività. Al termine potrete provare a riaprire il client di posta per verificare che tutto sia tornato correttamente funzionante.

Buon lavoro.

Java Update: disabilitare la richiesta di aggiornamento sul dominio (GPO, VBS)

Java UpdateSe c’è una cosa che non sopporto di Java in ambiente aziendale è la sua insistente verifica di aggiornamenti con tanto di notifica all’utente che ovviamente non potrà eseguirlo in quanto non amministratore della macchina locale. A questo aggiungete gli errori nati in concomitanza con la release 7.x e otterrete un quadretto tipico da chiamate infinite all’helpdesk chiedendo l’aggiornamento del suddetto software.

Se anche voi possedete una piattaforma di aggiornamento centralizzato per i client dell’azienda o -più semplicemente- volete sopprimere quella notifica di aggiornamento tramite GPO (su più PC in dominio) o script (uno o più PC non in dominio) questo è il “come procedere“.

Giusto per precisare: in entrambi i casi si tratta di mettere mano ad una chiave di registro perché è grazie a quella che Java fa partire la verifica e la notifica di aggiornamento, i due differenti metodi arrivano allo stesso obiettivo.

GPO

Come già detto, occorrerà modificare una chiave di registro di Windows per poter terminare ogni controllo e ogni notifica di aggiornamento del prodotto. Accedete al vostro GPO Manager e navigate fino a:

  • Computer Configuration
    • Preferences
      • Windows Settings
        • Registry

Ora occorrerà fare clic con il tasto destro nella parte di destra (in un qualsiasi punto vuoto) e selezionare New / Registry Item. A questo punto vi verranno chiesti i dettagli, questi per la precisione:

  • Action:  Update
  • Hive:  HKEY_LOCAL_MACHINE
  • Key Path:  SOFTWARE\JavaSoft\Java Update\Policy
  • Value name:  EnableJavaUpdate
  • Value type:  REG_DWORD
  • Value data:  00000000

Quella trafila dopo “Value data” corrisponde a 8 zeri e questo è il risultato in immagine:

Facendo clic su OK si tornerà alla finestra principale del registro e noterete la vostra nuova chiave nell’elenco:

Assegnate la policy appena creata alle OU che desiderate (o all’intero dominio / Authenticated Users) e attendete che i vari PC si adeguino, la vostra salute mentale e sopportazione verso gli utilizzatori ne troverà giovamento e vi ringrazierà.

Se volete verificare il corretto funzionamento della GPO vi basterà andare in Pannello di Controllo, fare doppio clic sull’icona di Java e verificare che sia sparita la tab relativa all’aggiornamento del software.

Attenzione: la soluzione proposta è valida per Java 32 bit installato su un Windows a 32 bit oppure Java 64 bit installato su un Windows a 64 bit. Se volete adattarla ad un Java 32 bit installato su un sistema a 64 potete dare un’occhiata a questo ottimo articolo: gpyall.com/archives/how-do-i-disable-32-bit-java-updates-on-64-bit-windows.

VBS (locale o in rete)

Volete evitare di mettere mano al registro ma vorreste replicare quanto spiegato qui sopra? La macchina non appartiene ad un dominio o ne avete più di una all’interno dell’ufficio e con un amministratore identico su tutte volete operare la modifica comodamente dalla vostra postazione? Qualche riga di codice VBScript può aiutarvi a portare a termine la semplice missione.

Per la singola macchina (o magari per più macchine se volete portarvi in giro una chiave USB con lo script a bordo) vi propongo qualche riga di codice che una volta eseguita opera la modifica di registro portando a termine rapidamente il tutto:

Ho volutamente commentato le righe appartenenti al “paragrafo” DEBUG perché servono a mostrare a video il valore della chiave di registro dopo aver lanciato lo script. Togliete l’apostrofo di commento alle ultime due righe (e solo a quelle) nel caso in cui vogliate una conferma dell’operazione.

Trovate questo script e qualsiasi eventuale nuova modifica su Gist: gist.github.com/gioxx/166afd4e286b30482bf8

Qualche differenza rispetto allo script appena spiegato la trovate invece in quello per operare da remoto. Questo codice, una volta eseguito, vi chiederà il nome della macchina sulla quale collegarsi e -ammesso che le credenziali in uso siano amministrative anche sulla macchina da raggiungere- si collegherà al registro e modificherà il valore della chiave (se presente, in caso contrario l’andrà a creare):

Trovate questo script e qualsiasi eventuale nuova modifica su Gist: gist.github.com/gioxx/963c6cb54fe7a6ada6ec

Insomma, in qualsiasi verso vogliate girare la questione questi sono i metodi sviluppati, provati e verificati per arrivare all’obiettivo. Per qualsiasi commento o ulteriore suggerimento l’area commenti è a vostra totale disposizione :-)

Xbox Music: Microsoft ci riprova?

Ultimo dei player entrato finalmente in competizione (poiché approdato su iOS e Android oltre che su Windows Phone dal lancio di Windows 8, ndr) in questo mondo di musica “in cloud” e annunciato domenica scorsa, il servizio è già noto ai possessori di Xbox e più in generale di sistemi Microsoft, prende le redini di ciò che è stato Zune proponendo un sistema “completamente nuovo” (?) che è in grado di portare la vostra musica su ogni dispositivo conosciuto. Dalla console al telefono passando dal tablet e dal web (quindi accessibile da ogni PC).

Così come per gli altri servizi anche questo concede 30 giorni di utilizzo gratuito nella sua versione più completa. Si passa poi all’account gratuito che verrà limitato a 10 ore di ascolto mensile dopo i primi 6 mesi di utilizzo. Pagando il “Xbox Music Pass” (ex-Zune Pass) ecco che si torna ad usufruire invece di tutto ciò che si desidera ovunque voi vogliate. Molto simile a Spotify per facilità di utilizzo (ma non per abbondanza di titoli da ascoltare, almeno da quanto ho potuto notare sui miei soliti artisti), non ha un vero client Windows (almeno per 7 o il vecchio Xp) ma potrete utilizzare quello web che -ovviamente- non riconosce il mio Firefox Aurora e mi chiede di aggiornarlo (sigh), i miei test sono stati quindi condotti con Chrome:

Controlli spartani ma sufficienti, un motore di ricerca che non propone i possibili risultati durante la digitazione, un caricamento apparentemente lento dei dati immagine (copertine, fotografie) nonostante la linea di partenza sia più che sufficiente, è un servizio giovane e dovrà indubbiamente fare tanta strada per recuperare il passo, soprattutto perché nato dalle ceneri di qualcosa parecchio bistrattato in passato, almeno nella nostra nazione.

Mancano ancora le Playlist e le Radio per come tanti di noi le conoscono perché in un certo senso “istruiti” da Spotify o RDio (di cui presto vi parlerò in una comparativa che prenderà in esame anche Xbox Music, ndr) ma è già possibile mettere sotto lo stesso tetto più titoli di nostro gradimento per creare una lista personale. Le stazioni radio basate sui nostri gusti arriveranno presto.

Il confronto con Spotify è inevitabile, e preso nella sua interfaccia web è decisamente migliore in quanto offre maggiori controlli e funzioni chiaramente già presenti, che arriveranno in un secondo momento -spero- sulla piattaforma di Microsoft, non fosse perché ormai gli utenti danno per scontato alcuni servizi e alcune funzionalità anche nel caso in cui non verranno sfruttate, “però lui le ha e tu no” (cit.)

Mettiamola così: l’interfaccia web ne esce “bene” raggiungendo una di quelle sufficienze tipiche da scuola superiore, quella “il suo ragazzo è bravo ma non si impegna“.

Ah si, un’altra cosa: allo stato attuale Xbox Music (anche nella sua versione “Desktop” per Windows 8) non è in grado di interfacciarsi con Last.fm, non riuscirete quindi ad aggiornare i vostri ascolti in diretta (né tanto meno in differita), ci sono un paio di discussioni in merito su ambo i lati, qui sul forum di Last.fm, qui su quello di Microsoft, in attesa che venga introdotto un supporto che molti ascoltatori vedono come un must-have al fianco del proprio lettore musicale preferito, sia esso online o offline.

Mobile

Applicazione gratuita disponibile su AppStore o Google Play Store con la sua inconfondibile icona che replica “le mattonelle” di Windows 8. Pesa circa 9MB e una volta scaricata vi chiederà di accedere con il vostro Microsoft ID (con tanto di codice di sicurezza se avete abilitato la verifica in 2-step di Microsoft, presto l’articolo che vi spiegherà il da farsi, ndr). Non molto ricca e con pochissime impostazioni ancora (e la qualità?):

ma curata quando si tratta di far vedere la lista dei brani o degli album di un particolare artista o le copertine di ciò che state ascoltando:

Anche in questo caso ho notato una lentezza davvero anomala nel cambio traccia o lasciando andare avanti la riproduzione. Al confronto, Xbox Music viene totalmente bruciato dal player di Spotify sulla stessa identica piattaforma e con la stessa posizione di sempre (ascolto musica in streaming principalmente quando sono in palestra, rete H3G 3G). Sarà il grosso carico di lavoro della piattaforma ora che è stata completamente “aperta al pubblico“, sarà la forza dell’abitudine del poter impostare una qualità che predilige il risparmio di banda più che la qualità audio quando non si è coperti da una rete WiFi, occorrerebbe rifare il test tra qualche giorno quando le acque si saranno calmate.

In conclusione

Il fine non giustifica i mezzi, non stavolta almeno, e più che il fine direi il prezzo. Un account premium del servizio Xbox Music costa 9,90€ al mese (o 99,90 all’anno con un risparmio di 19€ circa se pagato in soluzione unica) e ora come ora offre meno funzioni rispetto ai suoi competitor.

Una possibile idea, nel caso in cui Microsoft si impegni a realizzare qualcosa di più ricco rispetto ad oggi, è quella di attendere giorni migliori quindi migrare verso questo ulteriore lido (perché tutto sommato aggiungere un ulteriore servizio al già ricco panorama di ciò che offre il big di Redmond non è mai un’idea cattiva) oppure rimandare tutto “a settembre“, quello dell’anno prossimo, giusto in tempo per lasciar scadere l’abbonamento annuale di Spotify e valutare se esistono reali alternative a questo top di gamma (nonostante diversi miglioramenti possibili anche in questo caso!).

Speravo si fosse chiuso completamente il capitolo Zune dando origine a qualcosa di completamente nuovo, eppure alcune pecche di quel servizio continuano a rimanere vive e vegete, dai Microsoft, so che puoi fare decisamente di meglio.

TextMaster per WordPress: scrittura, traduzione e revisione di testi in outsourcing

Siete copywriter, traduttori, correttori di bozze? Come freelance arrotondate le vostre entrate oppure siete dei professionisti nel settore della comunicazione? TextMaster è la community dove si vendono e comprano servizi di scrittura, traduzione e revisione di testi, e non essere presenti è una mancanza imperdonabile. Ora con questo plugin, gratuito e già online, sarà semplice collegare il vostro sito in WordPress al vostro account di TextMaster.

Wordpress: Multi-language

Grosso modo comincia così la presentazione aziendale di TextMaster, ciò che fa immagino sia abbastanza intuibile. In realtà ciò che più mi ha interessato tra le varie scelte è la possibilità di consegnare a loro un testo in italiano e lasciarselo tradurre in altre lingue senza la necessità di conoscerle così bene (parlo in principale modo dell’inglese, spesso conosciuto in maniera superficiale), per i testi in outsourcing a meno di aver perso per strada l’ispirazione non vedo invece una reale utilità, non almeno per i blog personali come questo.

Prezzi, condizioni e tutti i dettagli dei prodotti sono disponibili sul sito web ufficiale: it.app.textmaster.com/clienti/prezzi, c’è tutto ciò di cui potreste aver bisogno, grosso modo a fasce di prezzo accessibili più per piccole e medie aziende che per privati (anche se uno strappo alla regola di tanto in tanto si potrebbe anche fare!).

Andiamo quindi al sodo e vediamo la parte tecnica e l’offerta che hanno riservato per i lettori di questo blog e no, giusto per essere chiari sin da subito: non ho preso soldi per la pubblicazione di questo articolo e non ho avuto benefit da sfruttare, a dirla tutta sono diventato autore della piattaforma nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di un lavoro di copywriting in lingua locale nei campi da me conosciuti.

Dato però che spesso mi viene chiesto come è possibile mettere in piedi blog multilingua senza l’utilizzo di plugin semi-automatici basati su traduttori spesso erranti ho pensato che questa potrebbe essere una valida soluzione al giusto prezzo.

Il plugin per WordPress

Potete trovare il plugin qui, scaricarlo e quindi copiarlo nella cartella apposita sul vostro spazio, vale anche  la solita ricerca e installazione di TextMaster dalla sezione plugin della dashboard del vostro WordPress. Allo stato attuale non è possibile installarlo nel caso abbiate un blog gratuito su wordpress.com.

Fatto questo, attivate il plugin. La casella “TextMaster” apparirà, se avete il blog in lingua italiana, nel menù “Impostazioni”. Da qui potrete attivare le API per collegare il vostro account a quello di WordPress. È semplice e immediato, basta cliccare sul link presente e seguire le istruzioni per avere le key. Una volta fatto tutto ciò potete inserire il codice API nella sezione Generale, per avere accesso diretto al vostro account TextMaster. Ecco la sezione di redazione, traduzione e proofreading direttamente sul vostro WordPress.

Gestirete ogni cosa dal vostro sito, a cominciare dai progetti. Infatti si attiverà poco più in alto (proprio sotto la sezione Articoli) la nuova opzione “TextMaster”, la potete riconoscere dall’icona rossa.

Da qui potete facilmente aggiungere i vostri progetti e semplificare enormemente il vostro lavoro, connettendo il vostro sito con la piattaforma di TextMaster. Vi sfugge come? Sarà sufficiente cliccare su “Add new”, il classico “Aggiungi”.

Il plugin TextMaster è certamente uno strumento che permetterà sia a voi che alla community di crescere. Certo, ci sono ancora alcune cose da sistemare: prima di tutto, la lingua. Per chi è nel mondo delle traduzioni, chi ha installato la piattaforma WordPress e ha un minimo di dimestichezza non avrà difficoltà ad utilizzare questo plugin in inglese o francese, ma una versione localizzata potrebbe rendere più immediato l’utilizzo di questo strumento sicuramente utile per evitare qualche passaggio di troppo.

In ogni caso si tratta di una piccola barriera linguistica che di certo non sarà un ostacolo nell’utilizzo del plugin. Una volta avute le chiavi API, è alla portata di tutti, neofiti compresi.

L’offerta

TextMaster offre ai visitatori un codice di sconto “gioxxswall” che dà diritto al 10% di bonus sul primo acquisto. Utilizzate questo codice di affiliazione: it.textmaster.com/?pid=520342664ec13c0002000531 e una volta seguita la procedura di registrazione e inizio dell’acquisto otterrete lo sconto promesso (basterà indicarlo nella casella apposita dedicata ai codici promozionali), che male non penso faccia :-)

p.s. bentornati dalle vacanze, nel caso in cui le aveste fatte e stamattina sia ricominciata la vita da ufficio!

Sicurezza: la 2-step verification di Twitter (ora via applicazione)

Avevo già parlato di Twitter e della sua verifica in due passaggi e il colosso di San Francisco non ne era uscito così vincitore, a dirla tutta aveva fatto una magra figura rispetto alle altre società che fino ad oggi hanno scelto di includere questo ulteriore step di sicurezza nella fase di login ai propri servizi.

In conclusione del precedente articolo mi aspettavo anche una soluzione in tempi brevi che potesse accontentare proprio tutti funzionando correttamente anche laddove gli accordi societari con i carrier telefonici non erano arrivati. Con l’ultimo aggiornamento dell’applicazione che risale ad una manciata di giorni fa io (e tanti altri come me) sono stato accontentato!

Prima di cominciare

Ricordatevi che abilitando la verifica in due passaggi il vostro telefono si legherà all’account da proteggere. Nessun altro dispositivo (codice di backup di sicurezza a parte) potrà generare il codice o la richiesta di approvazione login. Se perdete il telefono o se lo dimenticate a casa sarete costretti ad utilizzare il codice di emergenza che verrà generato in fase di attivazione dell’autenticazione 2-step. La verifica in due passaggi  un’ottima soluzione per evitare che il vostro account venga acceduto da gente sconosciuta ma è pur sempre un’arma a doppio taglio che potrebbe chiudervi la porta in faccia, fate sempre molta attenzione ;-)

Ok, facciamolo

Ciò che vi servirà stavolta è il telefono. Aprendo l’applicazione di Twitter basterà andare nella propria scheda profilo e fare clic sull’icona che rappresenta l’ingranaggio per entrare nelle opzioni del programma, quindi selezionare Impostazioni

Profilo Utente Fare clic su Impostazioni

A questo punto bisognerà ovviamente selezionare le impostazioni di sicurezza dell’account desiderato (nella stessa schermata troverete tutti gli altri account gestiti tramite applicazione dell’iOS):

E abilitare la verifica dell’accesso:

Previa vostra conferma il nuovo sistema verrà abilitato e verrà così creato un codice di sicurezza univoco di backup che dovrete utilizzare per ottenere accesso al vostro account nel caso in cui smarriste il telefono o lo dimenticaste a casa (come da paragrafo precedente, nda). Non vi preoccupate: una volta utilizzato potrete crearne altri recuperando il telefono e la vostra applicazione:

Salvate quel codice in luogo sicuro (Keepass tanto per citarne uno che utilizzo quotidianamente e del quale vi ho già spesso parlato) e tornate indietro per avere conferma visiva dell’abilitazione dell’autenticazione in due passaggi:

Il gioco è fatto.

Per poter verificare che tutto funzioni basterà fare logout dal vostro account sul PC quindi provare a ricollegarvi. Se la password è giusta a video (del PC) vedrete una schermata di attesa accettazione login:

mentre sul telefono comparirà una notifica push (se abilitate per Twitter, occhio quindi ad abilitarle o dovrete manualmente aprire l’applicazione e andare a controllare le richieste di accesso!) che vi inviterà ad aprire l’applicazione per verificare la richiesta di un accesso (con tanto di identificazione GPS della posizione anche se parzialmente errata):

A questo punto non vi resta che fare clic sulla “V” e attendere che il browser ricarichi la pagina dandovi finalmente accesso alla vostra pagina Twitter!

Ora potrete nuovamente “twittare” il vostro stato d’animo o qualsiasi altra cosa desideriate :-)

In conclusione

Finalmente ci siamo. Un servizio per ora funzionante, intuitivo, veloce, facile da usare anche per l’utente che non ha mai “capito bene come funzionano queste cose” nonostante la mancanza del classico codice generato da un Authenticator (che personalmente adoro e preferisco, ma tant’è), ricorda per certi versi quell’autenticazione che Google stava testando qualche tempo fa (vedi l’articolo) ma che poi ha immediatamente ritirato. Aumenta (se volessi trovare un “contro”) l’importanza del tenere al sicuro e a portata di mano il proprio telefono in quanto “Single Point of Failure“.

Un altro servizio messo un po’ più al sicuro.

p.s. Se non dovessimo “leggerci più” prima del 15 agosto, buone ferie e buon ferragosto a tutti voi! :-)

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