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OS X: formattare un disco in FAT32 direttamente da Terminale 1Per chi ancora non lo sapesse (sul serio?) una Shared Mailbox creata su Exchange Online (Office 365), è una casella di posta condivisa alla quale uno o più utenti dello stesso server potranno fare accesso, leggere e rispondere alle e-mail passando da un indirizzo alternativo al proprio. È una casella di posta che non necessita di licenza perché non porta con sé una vera e propria identità configurabile su Exchange. Sarà l’utente con l’accesso (sia in lettura che “SendAs” / “SendOnBehalfTo”, nda) ad avere la licenza, ad autenticarsi alla casella, a utilizzarla nel proprio client di posta elettronica o in OWA.

E se aveste la necessità di configurare quella casella di posta su un client di posta alternativo come Mail su iOS? La risposta è tutto sommato semplice: si può fare, basta porre la giusta attenzione ai dati che si inseriscono in fase di configurazione della casella e l’ID univoco della stessa, che è possibile recuperare direttamente da Powershell.

Una volta collegati vi basterà effettuare una query per ricercare il MicrosoftOnlineServicesID della casella interessata, come nell’esempio:

PS C:\PS1\PS1> Get-Mailbox shared@contoso.com | ft MicrosoftOnlineServicesID
MicrosoftOnlineServicesID
-------------------------
shared@contoso.onmicrosoft.com

Prendete nota di quel valore. Esso andrà sostituito a quello riportato qui di seguito in procedura.

Impostazioni Posta, contatti, calendari

Aggiungi account Altro Aggiungi account Mail

  • Nome: Contoso srl – Ufficio Rossi
  • E-mail: ufficio.rossi@contoso.com
  • Password: $password
  • Descrizione: Contoso srl – Ufficio Rossi

Potrete (dovrete, in realtà) sostituire ogni informazione sopra riportata con ciò che vi interessa realmente configurare.

Il valore del campo Password, in questo momento, può riportare una qualsiasi sequenza di lettere e numeri, anche sbagliata, il controllo andrà comunque in errore e bisognerà attendere il timeout della prima verifica informazioni che il telefono tenterà di fare (ricercherà le impostazioni della casella online, per evitare di doverle inserire manualmente). Non preoccupatevi e andate avanti.

  • Mantenete la selezione su IMAP (in testa alla schermata corrente su iPhone o iPad).
  • Mantenete tutto ciò che c’è nel primo blocco “INFORMAZIONI ACCOUNT IMAP”, si tratta delle stesse informazioni messe qualche attimo fa.

All’interno del blocco “Server posta in arrivo” occorrerà specificare alcune informazioni:

  • Nome host: outlook.office365.com
  • Nome utente: mario.rossi@contoso.com/ufficio.rossi@contoso.com
  • Password: $passwordmario

Ovviamente andrà sostituito mario.rossi@contoso.com con il proprio utente di Exchange, quello autorizzato a utilizzare la casella condivisa, quindi sostituire anche ufficio.rossi@contoso.com (mantenendo lo “/” di separazione) con il vero ID della casella condivisa, precedentemente ottenuto da Powershell, quello di cui dovreste aver preso nota.

Il campo Password andrà ora popolato con la vera password di accesso alla casella di posta elettronica dell’utente autorizzato all’utilizzo della casella condivisa, quindi la password del signor “Mario Rossi” (riferendomi all’esempio).

Nel blocco successivo, quello relativo al “Server posta in uscita”, servirà specificare invece:

Anche in questo caso andrà sostituito mario.rossi@contoso.com con il proprio utente di Exchange, quello autorizzato a utilizzare la casella condivisa. Lo stesso vale per il campo Password, nel quale inserire (come già fatto poco fa) la vera password di accesso alla casella di posta elettronica dell’utente autorizzato all’utilizzo della casella condivisa, quindi la password del signor “Mario Rossi” (riferendomi ancora una volta all’esempio).

Salvo errori, iPhone (o iPad) inizierà a scaricare la posta elettronica dalla casella condivisa subito dopo aver effettuato il salvataggio della configurazione appena terminata. Vi basterà effettuare un test inviando una mail dal diverso mittente. In alcuni casi questo passaggio potrebbe restituire un errore ma la mail arriverà comunque a destinazione (verificate, giusto per sicurezza).

Vi posso assicurare che è stato più difficile riportare il tutto in procedura che eseguire le operazioni sullo smartphone ;-)

Buon lavoro!

Non è certo una rarità, può capitare che un utente possa perdere l’accesso al proprio PC, che dimentichi o che non sia mai stato messo a conoscenza della password di amministratore locale di sistema. Esistono diversi modi per intervenire (a esclusione del volo del PC dalla finestra, nda), quello più alla portata di chiunque è intervenire con un’immagine di sistema live e andare a ritoccare il database SAM, che conserva le informazioni riguardanti i login degli utenti locali di Windows (qui maggiori informazioni).

Manutenzione Windows

Nulla di complesso, occorre esclusivamente fare attenzione alle operazioni che si va a compiere, avere una buona conoscenza del BIOS e del boot è certamente un plus (che servirà, giusto per anticiparvelo). Ciò che davvero serve avere a disposizione è Chntpw, il vecchio (e sempre sia lodato) Offline NT Password & Registry Editor, disponibile gratuitamente su chntpw.com/download.

Due le possibili strade: utilizzare l’immagine messa a disposizione dal sito web ufficiale del progetto oppure passare da una immagine live di Ubuntu. La prima è certamente quella più veloce e consigliata, ma potrebbe anche non funzionare al primo colpo. Dipende da quanto il vostro PC sarà disposto a digerire questa soluzione senza andare in Kernel Panic. La seconda è un’ancora di salvataggio che invece pare funzionare sempre (ma richiede più passaggi).

Live di Chntpw

Scaricate il file ISO dalla pagina chntpw.com/download. A oggi la versione disponibile è la 140201 (link diretto: pogostick.net/~pnh/ntpasswd/cd140201.zip), salvate il file sul Desktop (o altra cartella, non importa) e scompattatelo per ottenere il file ISO.

Procuratevi una chiave USB da destinare al boot, sulla quale caricare la ISO del software, e seguite quanto spiegato nel mio articolo “WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave“, si tratta ovviamente di un’immagine di tipo “Linux ISO/Other Grub4dos compatibile ISO”. Una volta pronta, inserite la chiave USB nel sistema sul quale dovete recuperare l’accesso amministrativo, avviatelo da chiave e seguite ogni schermata proposta in questa galleria, vi guido passo passo (fate clic sulla prima immagine per far partire la galleria con descrizione, poi scorrete ogni schermata fino al termine!):

Per chi dovesse avere problemi con la galleria, ripropongo qui i passaggi chiave:

  • Boot da chiave, confermate semplicemente con INVIO.
  • Chntpw individua il disco sul quale è installato Windows. Confermatelo anche voi inserendo il numero corrispondente al disco e premete INVIO.
  • Fate partire una richiesta di modifica del database SAM (potete premere direttamente INVIO).
  • Premendo direttamente INVIO accederete alla modifica degli utenti locali del database (e relative password).
  • Individuate l’amministratore locale, prendete nota del suo RID e riportatelo quando richiesto.
  • Se il RID è corretto (assicuratevene tramite controllo del programma stesso) procedete con la richiesta di cancellazione password (1 – Clear user password).
  • Chntpw effettuerà il reset e verificherà immediatamente lo stato dell’account, dando conferma a video (e chiedendo di usare password vuota al prossimo accesso a Windows con l’utente administrator).
  • Uscite dal programma con “q” al prompt.
  • SALVATE le impostazioni modificate nel database SAM. Senza questo passaggio tutto sarà stato inutile!
  • Dovreste ottenere conferma di modifica salvata (EDIT COMPLETE), a questo punto potrete uscire definitivamente dal programma (con “n” al prompt) e riavviare la macchina (togliendo la chiave USB per evitare che riparta).

Salvo errori, al successivo avvio di Windows dovrete finalmente riuscire a entrare con l’utente Administrator, lasciando la password vuota. Potrete ora andare a modificare la password secondo vostro piacimento, possibilmente evitando di dimenticarla ancora ;-)

Live di Ubuntu

Il primo passo-passo ha portato a un nulla di fatto, c’è qualcosa che non ha funzionato e voi vi trovate nella stessa condizione di prima. Per poter aggirare l’ostacolo ho utilizzato un’immagine Live di Ubuntu che ho portato su chiave USB di boot, esattamente come fatto con la live di Chntpw. Per poter scaricare Ubuntu (32 o 64 bit, in base alla vostra configurazione hardware e di Windows) potete andare all’indirizzo ubuntu-it.org/download.

In entrambi i casi si tratta di scaricare circa 1GB di dati. Una volta ottenuta la ISO desiderata, procedete con il caricarla su chiave USB di boot (vedi ancora una volta: “WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave“, anche stavolta si tratta di una immagine di tipo “Linux ISO/Other Grub4dos compatibile ISO“).

Inserite la supporto di memoria USB nel PC sul quale effettuare il lavoro e avviatelo da chiave. A questo punto riproducete questi passaggi:

Dalle impostazioni di sistema relative al software e agli aggiornamenti, andate ad attivare il repository Universal, quello popolato dalla community:

Chntpw: cambiare password all'amministratore di Windows 10

HINT: Selezionare l’icona impostazioni / spegnimento (a forma di ingranaggio, in alto a destra nella schermata di Ubuntu), Impostazioni di sistema, quindi Software e aggiornamenti.

Lasciate che il sistema aggiorni la cache e la disponibilità dei pacchetti. Aprite ora un Terminale e portate a bordo chntpw tramite apt-get:

sudo apt-get install chntpw

Chntpw: cambiare password all'amministratore di Windows 11

In un’immagine Live, il disco contenente l’installazione di Windows viene generalmente caricato e messo a disposizione dell’utente per poter essere esplorato e modificato. Il database SAM si trova sempre sotto “\Windows\System32\config“, ed è proprio lì che dovrete puntare tramite Terminale. Inserisco un paio di screenshot catturati sulla live in inglese per meglio comprendere:

Per chi dovesse avere problemi con la galleria, ripropongo qui il primo passaggio chiave: spostatevi nel disco di Windows tramite comando cd /media/ seguito da un colpo di tabulatore fino a trovare una sigla esadecimale che generalmente lo identifica), quindi proseguire con /Windows/System32/config.

Una volta all’interno della cartella che contiene il DB SAM (nella prima immagine: /media/200A8DA2…/WINDOWS/system32/config) potrete lanciare chntpw, puntandolo direttamente all’Administrator locale di Windows:

sudo chntpw -u Administrator SAM

Da qui in poi potrete seguire le stesse istruzioni suggerite nel primo paragrafo, d’altronde il software è sempre lo stesso :-)

Attenzione: tutti gli screenshot di questo paragrafo sono stati catturati da Ubuntu 15.10, le voci non dovrebbero cambiare di molto anche in futuro, ma sappiate che non c’è mai garanzia alcuna.

Salvo errori, al successivo avvio di Windows dovrete finalmente riuscire a entrare con l’utente Administrator, lasciando la password vuota. Potrete ora andare a modificare la password secondo vostro piacimento, possibilmente evitando di dimenticarla ancora ;-)

Siete riusciti a ottenere indietro il vostro sistema? Lasciate un commento qui di seguito (anche commentando da ospiti, senza necessità di registrazione) per suggerire metodi alternativi o richiedere assistenza in base a quanto riportato nell’articolo!

Mi sono arrivate diverse richieste, l’ultima solo qualche sera fa, ho quindi deciso di scrivere un paio di righe su un software che uso da diversi anni ormai, che permette di preparare in maniera estremamente semplice supporti USB per l’installazione di Windows o Linux senza la necessità di avere a disposizione CD o DVD, spesso inutili e inutilizzabili per la mancanza di lettori nei portatili di ultima generazione (capita anche nei PC fissi dalle dimensioni ridotte). Si chiama WinSetupFromUSB, è gratuita e viene continuamente sviluppata per integrare miglioramenti e correzione di eventuali bug.

ISO WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Potete scaricare il software dalla pagina winsetupfromusb.com/downloads, l’ultima versione (a oggi) è la 1.6, uscita ormai dalla fase beta e completamente stabile (lo era anche durante la fase beta, a essere onesti!). Non serve installarlo. Una volta scompattato l’archivio zip sarà già pronto per essere utilizzato, sia su sistemi a 32 che a 64 bit (ci sono due eseguibili nella cartella principale del software, corrispondono allo stesso programma ma sono stati fatti apposta per x86 e x64).

Le opzioni sono molte, ma in realtà c’è poco che dobbiate realmente conoscere per poter partire. Procuratevi una memoria USB che destinerete al boot e all’installazione del sistema operativo scelto, vi consiglio di procacciarne una da almeno 2GB, sarebbe meglio da 4 in su, considerando poi che su una stessa chiave USB potrete copiare più ISO (i file immagine di un disco di installazione, formato diffusissimo e recuperabile in mille modi differenti).

L’immagine del sistema da caricare su memoria USB, come appena specificato, dovrà essere di tipo ISO. Che dobbiate scaricare Microsoft Windows 10 tramite sistema di creazione del supporto (qui l’ottima spiegazione di Michele Nasi da ilSoftware.it) o da abbonamento MSDN, o magari un altro sistema (tipo o versione, poco cambia ai fini del nostro gioco), o ancora l’ultima versione dell’immagine boot di Acronis True Image (qui il mio articolo), non ha importanza alcuna, l’importante sarà avere quel file ISO a portata di mano.

Lanciate WinSetupFromUSB, collegate il supporto di memoria USB e attendete che questo venga mostrato nel menu a discesa del programma. A questo punto sarà necessario formattarlo e prepararlo a diventare un nuovo disco di boot (quindi evitate di utilizzare chiavi USB contenenti dati che non volete perdere!), contestualmente sarà possibile iniettare già la prima immagine ISO. Per fare tutto questo dovrete scegliere di formattare il supporto con FBinst (Auto format it with FBinst), lasciando inalterato quanto proposto (FAT32, align, copy BPB), quindi selezionare l’opzione in corrispondenza del tipo di ISO da caricare, sfogliare le cartelle fino a scegliere quella che vi interessa, quindi utilizzare un nome più riconoscibile:

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave 1

Nota per i più curiosi: il nome della ISO riporta una versione 2014 di Acronis. Errore mio nel box di rinomina, ma l’importante è aver capito come procedere, no? :-)

Quando sarete pronti, fate clic su “GO” per cominciare l’operazione di formattazione e, in seguito, copia della ISO. Al termine del lavoro (che vi verrà notificato a video, nda) il risultato dovrebbe essere molto simile a quello nella finestra dell’Esplora Risorse qui di seguito. Ovviamente la vostra immagine ISO sarà contenuta all’interno della omonima cartella.

WinSetupFromUSB: installare un sistema operativo da chiave

Come già detto, nel caso in cui la memoria USB lo permetta, potrete ospitare più immagini ISO all’interno della stessa. Questo vi permetterà di avere sempre a disposizione una sorta di coltellino svizzero (immaginate una chiave USB con tutte ISO di manutenzione o recovery di sistema, una tra le cose più utili in assoluto, ve lo garantisco) da utilizzare alla bisogna.

Occhio però: non tutte le immagini ISO possono essere correttamente digerite dal programma, date un’occhiata alla lista delle sorgenti supportate all’indirizzo winsetupfromusb.com/supported-sources.

Non c’è null’altro da imparare. Potrete continuare a inserire immagini sui vostri supporti di memoria USB quando lo desiderate, a patto di non arrivare a tappo con lo spazio. In tal caso vi consiglio di ricominciare l’opera (fate formattare il supporto e iniettate le immagini ISO necessarie al vostro lavoro). Ciò che fa WinSetupFromUSB è una serie di operazioni che è possibile fare manualmente da molto tempo ormai, offrendo però la semplicità e l’accessibilità alle stesse anche a chi non ha troppa esperienza ma necessita di creare un supporto di boot.

Vi ricordo che se siete invece alla ricerca di un metodo per installare OS X da chiave USB, ho scritto un altro articolo poco tempo fa, è ancora valido.

In caso di dubbi potete lasciare un commento di seguito all’articolo, senza alcuna registrazione (si può sempre commentare come ospiti).

Era da qualche tempo che non ospitavo più un “Guest blogger” su Gioxx’s Wall. È tornato a farmi visita Michele, ha già scritto in passato, è un collega del forum di Mozilla Italia e grande curioso del World Wide Web. Si diletta a realizzare di tanto in tanto articoli che descrivano le sue esperienze alle prese con sistemi non sempre performanti e di ultima generazione, che lo costringono quindi a ricercare work-around che possano garantire un certo livello di soddisfazione. Stavolta si parla di un’alternativa a Mozilla Firefox, buona lettura :-)

E la Luna bussò, alle porte dei browserPerché provare Pale Moon

Dopo avere provato SeaMonkey e averne spiegato le ragioni nel topic di Mozilla Italia “Seamonkey, l’alternativa ad un Firefox che vi piace sempre di meno“, tocca adesso ad un altro browser alternativo.
Questa volta il mio ricercare un browser alternativo a Firefox (che rimane il mio browser preferito, sia ben chiaro!) è dovuto ad una semplice ma inevitabile esigenza: con il tempo un mio PC è diventato obsoleto e poiché – causa configurazione hardware – in esso utilizzo anche Windows XP (cosa che vi sconsiglio di fare per i noti problemi di abbandono degli aggiornamenti di sicurezza) all’improvviso anche il mio Firefox – così come è accaduto a tanti altri utenti con Windows XP nel forum di Mozilla Italia – ha iniziato a navigare in maniera penosa…

Quindi, ISP a parte, ho cercato di capire come rimediare a questa lentezza generale (Windows + Firefox).

SeaMonkey è più o meno sullo stesso gradino di lentezza, però all’improvviso ho letto questo articolo di Navigareweb.net e incuriosito ho voluto provare il browser Pale Moon derivato da Firefox, anche perché spesso si trovano sul Web dei trucchi su come ottimizzare Firefox ed alleggerirlo di orpelli inutili e io stesso ne sconsiglio l’applicazione.

Scaricare Pale Moon

Stavolta però la tentazione, mista soprattutto a curiosità, era forte ed ecco che ho scaricato la versione PORTATILE dedicata a Windows XP.
E sì, perché Pale Moon ha un grande rispetto anche per i poveri utenti parsimoniosi, tirchi e/o morti di fame (come me): ci ha dedicato un browser pure per il nostro antidiluviano sistema.

C’è Pale Moon per Linux (32 e 64 bit), Windows (32 e 64 bit, ricordo che per Windows XP o i processori Atom c’è una versione specifica e c’è anche, fornita direttamente da loro, la versione portatile), BSD e Android.

Avrei potuto provare anche dei cloni di Chrome/Chromium? Sì, ma grazie io – sono razzista, lo ammetto – mi tengo lontano dagli adbrowser di Microsoft, di Google e di Facebook (infatti, se tanto mi dà tanto mi sa che tra non molto ci sarà pure ‘sto nuovo browser). Inoltre Pale Moon – come Firefox e SeaMonkey – ha il vantaggio di creare diversi profili di navigazione, cosa che trovo indispensabile in tutti i miei PC.

Prime sorprese all’avvio di Pale Moon

Dopo avere scaricato Pale Moon ed averlo avviato ecco la prima sorpresa: uno splash screen. C’è chi lo ama, chi no, chi lo utilizza per fini promozionali e chi ci cincischia per sbizzarrirsi con la fantasia; ebbene lo splash screen di Pale Moon è personalizzabile con la semplice sostituzione dell’immagine di default, non occorre un apposito programma come invece accade con le versioni PortableApps.

Ma c’è la seconda piacevole sorpresa che decisamente mi ha ben predisposto verso questo browser: l’articolo non lo dice, ma si apre una bella home page, eccola nell’immagine sotto.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 1

Come vedete, la home page è personalizzabile (“costruibile”, direi) con i link che si desiderano, utilizzando widget e cosine di questo genere. Per me si è trattata della prima volta che mi capitava una cosa simile, magari tanti browser ce l’hanno già questa caratteristica ma per uno che nel 2002 si è dovuto costruire la propria home page a mano con i link in HTML pur non masticandolo… beh, è proprio una bella cosa! Mozilla… che cosa aspetti a fare una cosa del genere anche tu? Mica le buone idee vengono solo da Chrome…

Non so poi quanti altri browser abbiano una guida (momentaneamente in inglese) della personalizzazione di questa home page addirittura animata nella pagina web stessa!

Ed ecco una sorpresa dopo avere aperto un po’ di schede: provate a fare clic sul pulsante all’estrema destra “Elenco di tutte le schede” (oppure Ctrl + Maiusc + Tab oppure Ctrl + Tab): avrete questo risultato:

E la Luna bussò, alle porte dei browser 2

Le schede sono spostabili tramite “drag and drop”. Hanno il tastino per chiuderle (appare passandoci sopra il mouse). E come se non bastasse c’è la ricerca su tutte le schede, quelle visualizzate diminuiscono man mano che il termine cercato restringe il numero dei siti possibili!

Non ricordo di avere mai visto di default una cosa del genere su Firefox! Molto più pratica che trascinare le schede facendole scorrere sulla barra delle schede o cercare un termine passando di scheda in scheda!

Il Language Pack di Pale Moon

Proseguiamo: la prima cosa che faremmo tutti è scaricare il language pack, no? Beh, purtroppo tutto questo fa parte di un punto debole di Pale Moon:

  • si può scaricare una sola versione di browser per il proprio s.o ed è in inglese;
  • esiste un language pack italiano, scaricabile da qui, ma la traduzione è incompleta (ho trovato anche un language pack non ufficiale, qui e funziona pure meglio, ve lo consiglio);
  • anche se scaricate la traduzione, potreste ritrovarvi misteriosamente l’interfaccia sempre in inglese e a nulla serviranno i numerosi riavvii o le ricerche di chissà quale nascosta opzione;
  • semplicemente occorre installare l’estensione Zing, che “provides a quick, easy, and reliable way to switch your browser between different locales that are available to it”. Damn! Ma in un browser così “utentecentrico” non potevano installare quell’estensione di default?

Altra cosa che non mi è piaciuta: alla chiusura di Pale Moon non viene chiesto se salvare la sessione… bruttissimo vizio ereditato da Firefox 4, per fortuna facilmente aggirabile.

Proseguiamo.

Importare il proprio profilo in Pale Moon

Dopo il language pack, copio e incollo brutalmente il contenuto del mio profilo nella cartella Palemoon\User\Palemoon\Profiles\Default e al riavvio trovo tutto come sono solito trovare: segnalibri, password, moduli precompilati ma… una piccola delusione (minore che in SeaMonkey, comunque) arriva dalle estensioni che mi sono portato appresso, leggete quindi il prossimo capitolo riguardante proprio le estensioni.

Pale Moon e le estensioni

Passiamo al capitolo estensioni. Prima di tutto c’è Pale Moon Addons con la sua pagina di guida alle estensioni.

Vi sono quindi:

  • estensioni per Firefox gran parte sono già compatibili anche su Pale Moon;
  • estensioni specifiche che funzionano solo su Pale Moon;
  • estensioni che non sono compatibili nella loro ultima versione ma che lo diventano se sono installate in una versione precedente;
  • estensioni che non sono comunque compatibili delle quali va cercata una alternativa;
  • estensioni non più compatibili con Firefox che però funzionano su Pale Moon (quasi tutte quelle abbandonate con l’avvento di Australis). Fare attenzione perché quelle tabelle nella pagina delle estensioni, create con il supporto degli utenti, sono in costante evoluzione. Nel dubbio fate voi stessi una verifica, tenendo anche presente che le vecchie guide delle estensioni potrebbero ritornare ad essere molto utili.

Infine esiste una speciale estensione Pale Moon Commander che mette in bella copia e facilita l’impostazione dei principali parametri in about:config. Con tanto di guida in pdf. Peccato sia tutto solo in inglese. Ecco un’immagine di uno dei suoi 27 pannelli di impostazioni.

E la Luna bussò, alle porte dei browser 3

Per quanto mi riguarda, l’importazione brutale del mio profilo da Firefox a Pale Moon mi ha fatto sbattere un po’ per le poche estensioni non funzionanti, per le quali il rimedio è stato semplicemente utilizzare una versione più vecchia (ma alcune estensioni che ho installato per sopperire a funzioni mancanti in Firefox qui non servono proprio! Bello, eh?).

Quindi anche per voi probabilmente il riscontro sarà meno deludente di quanto appare.

Per quanto riguarda la vitale ma “non funzionante” AdBlock Plus, però, c’è la possibilità di installare AdBlock Latitude (fork di ABP, che non prevede pubblicità non invasiva neanche a volerla, infatti “ABL is more than that. It intends to also replace Adblock Edge by removing the hard coded Acceptable Ads feature” ).

Riepilogo la situazione delle mie estensioni:

  • AdBlock Plus: non funziona, ma è egregiamente sostituita da AdBlock Latitude.
  • Boss Key: funziona.
  • Classic Theme Restorer: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Clippings: non funziona ma funziona la versione 4.1.2.
  • Extension List Dumper revived: non funziona ma funziona la versione originale (non la “Revived” o la “2”).
  • FAYT Revived: non serve perché la funzione non è stata soppressa in Pale Moon.
  • Lazarus Form Recovery: funziona.
  • Nuke Anything Enhanced: funziona.
  • ProfilePassword-Firefox: funziona.
  • User Agent Overrider: non funziona ma funziona la versione 0.2.4.

Quello che Firefox non ha più o che non ha mai avuto

Navigando più a fondo, non ho l’impressione che la velocità di navigazione e di avvio del programma sia nettamente migliore di Firefox desktop installer, portable o SeaMonkey, tuttavia le sorprese positive non mancano.

  • Nella libreria c’è l’opzione per visualizzare il percorso completo al segnalibro, annoso problema di Firefox, mai affrontato.
  • C’è una opzione per vietare i cross-site scripting. Senza estensioni!
  • “Abbandona questa pagina” e “Rimani in questa pagina”: opzione in about:config per rimuovere questo avviso, ottimo per non essere tediati da finestre pubblicitarie invadenti o compromettenti.
  • Possibilità di installare estensioni fatte in casa oppure estensioni senza firma.
  • Gestione personalizzata della velocità di scrolling. Senza estensioni!
  • L’estensione Classic Theme Restorer (che ripristina l’interfaccia di Firefox prima della versione 29-Australis) non serve. Niente icone grigio topo. Il pulsante della home page è lì a sinistra, dove è sempre stato dai tempi di Netscape Navigator. C’è un tasto per andare avanti e uno per tornare indietro, niente unico pulsante che già mi fa impazzire per azzerare il contakm della mia automobile (puntualmente azzero l’orologio…). I tasti dell’interfaccia sono tutti spostabili, nessun tasto inamovibile o in posizione obbligata. Questi tasti hanno poi il loro contorno ben definito, non sembrano appiccicati tutti assieme sulla barra di navigazione. Niente scimmiottamento perverso di Chrome. Niente ciclo di rapid release. Nessuna funzione miracolosa sviluppata con mille fatiche… per di più non apprezzata… non funzionante… in seguito rimossa… (ogni riferimento a “Gruppi di Schede” è puramente casuale…).
  • L’estensione Downloads Window (che ripristina una finestra separata per i download, c’è però di default in SeaMonkey) non serve.
  • L’estensione Stylish (che permette di personalizzare l’aspetto dei siti e dell’interfaccia utente del browser) non è indispensabile.
  • Telemetria e Healthreport non sono disattivabili… semplicemente perché questi impicci sono stati rimossi del tutto all’origine!
  • Le schede si possono posizionare in alto o in basso come vuole l’utente; poi c’è la rimozione della barra delle schede con solo una scheda aperta. Schede squadrate così ci vanno più caratteri. Scheda attiva ben evidenziata. Tutto questo senza estensioni!
  • Non fatevi sfuggire le possibilità offerte da una voce che Firefox non ha in “Strumenti -> Opzioni barra di stato”!. :shock: Altro che sopprimere la barra di stato! Altro che estensioni per riattivare la barra di stato!

E la Luna bussò, alle porte dei browser 4

  • Chi ha mai letto questa discussione? Disabilitare javascript solo per qualche sito. Da un paio di anni il trucco suggerito dal moderatore gialloporpora su Firefox non va più, serve una estensione. Su Pale Moon, oggi 11 febbraio 2016, funziona! Un’altra estensione in meno.
  • E se volessi cambiare useragent? Il parametro per cambiare useragent solo per un sito: general.useragent.override.”nome.del.sito” = “specifico user agent”. Per esempio, per il sito PSC occorre creare questo parametro di tipo stringa: general.useragent.override.peugeotscootersclub.it valore se si preferisce apparire come Linux: Mozilla/5.0 (X11; Linux i686; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0 valore se si preferisce apparire come Windows: Mozilla/5.0 (Windows NT 5.1; rv:38.0) Gecko/20100101 Firefox/38.0. È stato rimosso da Firefox due anni fa, su Pale Moon c’è ancora e funziona. Un’altra estensione in meno!
  • Altre raffinatezza: il parametro browser.padlock.style cambia la posizione del lucchetto, valori da 1 a 10. browser.padlock.urlbar_background; 0 non fa nulla; 1 mette una cornice verde o blu alla barra degli indirizzi in caso di domini verificati o identità verificate. Senza estensioni e senza userChrome!
  • Scopro con gioia che quando digito un termine di ricerca, quello rimane inchiodato laggiù dove appare anche se cambio milleduecento schede o passano ventidue ore, senza costringermi a ridigitare lo stesso termine per milleduecento volte.
  • Esiste il parametro browser.urlbar.rss nell’about:config per avere o non avere l’icona dei feed nella barra degli indirizzi. Nessun bisogno di userChrome per rimuoverla. A parte che da poco l’hanno rimossa del tutto da Firefox Questo parametro non era presente neanche sulla mitica versione 3.6.28.
  • Esiste il servizio Pale Moon Sync Service, per chi utilizza questo servizio (io no).
  • Probabilmente Pale Moon ha anche altre chicche, però io lo sto utilizzando da poco tempo e comunque già da parecchie versioni ho talmente personalizzato il mio Firefox (per di più in versione ESR) che non so se nel frattempo siano state perdute altre opzioni col rilascio rapido…

Vi chiederete allora: visto che Pale Moon conserva funzioni soppresse o disattivate in Firefox chissà quanto “pesa” poiché il suo codice non è ottimizzato come il browser di casa Mozilla? Sorpresa!

La Luna nel pozzo: Pale Moon è più completo di Firefox, ma anche più leggero

La sorpresa è questa. La dimensione della mia cartella di SeaMonkey PortableApps è di 846 MB. Se tolgo dalla cartella tutti (o quasi) i file relativi al client email- che in effetti non mi serve – sono ben 477 MB di cartelle di posta in meno e quindi il peso scende a 369 MB. Firefox ESR Portable MozUp ha invece una dimensione di 266 MB. Pale Moon invece, con lo stesso mio profilo dei due precedenti browser, ha una dimensione di appena 112 MB!

Se facciamo un confronto sui file di installazione, poi, scopriamo che per Windows il file firefox setup 43.0.1.exe “pesa” 45,1 MB, il file SeaMonkey Setup 2.39.exe “pesa” 34,1 MB e il file palemoon_26.0.3win64.installer.exe“pesa” 23,5 MB. Confrontando le varie versioni dei file di installazione dei diversi sistemi operativi si scopre che la differenza tra Firefox e Pale Moon si aggira sempre sui 21 MB… lascio a voi le relative considerazioni.

Un’altra curiosità. In C:\Documents and Settings\Michele\Dati applicazioni\Moonchild Productions\Pale Moon\Profiles non viene salvato nessun file, quindi il progetto portable è di chiara derivazione WinPenPack.

Ultima curiosità: con le stesse schede aperte ecco un test che non mi interessa mai molto, il consumo di risorse.

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Mi spiace però non aver fatto il confronto anche con SeaMonkey aperto, ma avevo l’unità esterna ove risiede il mio SeaMonkey temporaneamente scollegata.

Non voglio mica la luna: Pale Moon è sviluppato sulle esigenze degli utenti

Cosa vedo? Un browser sviluppato sulle esigenze degli utenti. Mi ricorda Firefox di un bel po’ di tempo fa…

Così intendo io lo sviluppo di Firefox. Rincorrere Chrome, copiandolo in tutto, è una sfida persa in partenza e senza senso. A quel punto un utente utilizza direttamente Chrome. Mozilla invece, le critiche non dovrebbe lasciarle perdere, dovrebbe continuare per la propria strada, mettere in conto di perdere utenti però gli utenti che le resteranno saranno soddisfatti, avranno qualcosa che sentiranno veramente loro e veramente alternativo. Non staranno tutto il giorno a lamentarsi di quanto era bello Firefox 3.6.28 ma aiuteranno attivamente allo sviluppo. Non come certi utenti che ogni volta che esce una nuova funzione si mettono a scrivere una guida su come rimuoverla. Oppure perdono tempo, ogni volta che viene soppressa una funzione, a scrivere una guida su come ripristinarla.

Tutto questo pur considerando che in Pale Moon ci sono varie cose perfettibili, ma teniamo presente che queste cose perfettibili sono dovute al fatto che questa nuova generazione di Pale Moon è recentissima, del 26 gennaio scorso, quindi il programma avrà bisogno di tempo per perfezionarsi.

Comunque, recandosi tra le pagine web di Mozilla, in special modo su quella delle estensioni, appare l’avviso “Sembra che tu stia utilizzando una vecchia versione di Firefox”. La ragione è che Pale Moon in quelle pagine si fa passare per Firefox 24. Questo è un trucco per fare in modo che le estensioni siano installabili direttamente dal sito, altrimenti andrebbero scaricate e installate da file, a mano.

Altri link “Lunatici”

  • Pagina Release Notes, molto interessante per capire la linea di sviluppo. Con la recentissima versione 26 sono passati dal motore di rendering Gecko a Goanna (molto imparentati), per poter continuare a vivere se Mozilla dovesse fare altre sciocchezze. Tipo abolire i temi o cambiare la tecnologia delle estensioni (ad oggi sopravviverebbero forse solo NoScript e AdBlock).
  • Pagina delle FAQ.
  • Pagina del forum di supporto dove gli interessati potranno cercare e chiedere informazioni (in inglese): forum.palemoon.org. Ricordo che il forum di Mozilla Italia in ogni caso NON fornisce supporto a Pale Moon.

Curiosità finale: dietro Pale Moon c’è Moonchild, al secolo M.C. Straver, un olandese di 45 anni che vive in Svezia. Quindi la sede di Pale Moon è in Svezia, Europa. Europei come tutti noi, insomma. Noi che abbiamo piene le scatole di questo giovane invadente americano :-)

Aggiornamento 12/2/16, 11:00
Includo direttamente qui quanto riportato nel commento di Miki (gioxx.org/2016/02/12/palemoon/#comment-2509604210):Non salvando le password importanti nel browser, non mi ero accorto prima che in effetti Pale Moon salva le password con la vecchia accoppiata di file (key3.db + signons.sqlite) mentre ovviamente Firefox a partire dalla versione 32 le salva con la nuova accoppiata di file key3.db + logins.json. In Firefox c’è (e fin quando ci sarà non lo so) una preferenza in about:config

signon.importedFromSqlite

per importare le password. Si va a utilizzare questa procedura:

  • Parametro true.
  • Chiudere Firefox
  • Spostare in una cartella diversa da quella del profilo il file logins.json
  • Incollare nel profilo di Firefox il file signons.sqlite di Pale Moon
  • Riavviare Firefox: importazione delle password di Pale Moon su Firefox

Forse è meglio questa estensione, che dovrebbe permettere pure il processo inverso: addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter. Uno dei due autori è l’amministratore di Mozilla Addons, saprà come fare e se non lo sa lui…

Per completezza includo anche un video:

Su Pale Moon va messa la versione 1.2.1.1, il changelog di quelle più recenti mi sembra che non riporti nulla di rilevante. La versione 1.2.1.1 e la versione 1.3.1.1 dovrebbero “parlarsi” (addons.mozilla.org/it/firefox/addon/password-exporter/versions).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 7

As such, we have made the difficult decision to discontinue our Copy and CudaDrive services. We certainly do not take this lightly, and we appreciate the millions of customers who have used the service, as well as the hard work and dedication of our product team over the past 4+ years.

Comincia tutto così. Siamo fighi, siamo belli, abbiamo grandi progetti di conquista del mondo e quindi, già che ci siamo, chiudiamo un servizio di cloud storage che magari avete scelto di utilizzare come ancora di salvezza per tutti i vostri file che siete soliti tenere su un solo disco esterno, single point of failure da evitare come la peste bubbonica. Fortunatamente non è il mio caso (sono utente Dropbox Pro dalla notte dei tempi e spero di rimanere tale ancora per molto, nda), ma immagino tutti coloro che avevano provato e apprezzato Copy (di cui vi avevo parlato in questo articolo), scegliendolo come compagno di viaggio.

Copy è morto, lunga vita a Copy, ma adesso cosa si fa? Si trasferiscono i dati, se di questi non avete più un backup locale sulla vostra macchina. Si chiede al client di copiare tutto in un vostro disco fisso, o magari si sceglie di traslocare il materiale da Copy a Dropbox (o altro servizio di cloud storage) come nel mio caso. Su Copy ho conservato per molto tempo le ISO dei miei CD e DVD di installazione software. Da Windows a Office, passando per Acronis e molto altro ancora. Tutti file sacrificabili, che potrei ricostruire in poco tempo, ma che ovviamente vorrei poter migrare senza perdite ancora oggi che sono in tempo.

Mover

Semplice, pulito, gratuito. Mover è un’applicazione web che permette di eseguire un’operazione molto semplice e fondamentale in questi casi: copiare o spostare dati da un servizio all’altro. Sfrutta le API di Copy, di Dropbox, di molti altri servizi di cloud storage che siamo abituati a utilizzare quotidianamente, per account casalinghi o per quelli professionali (offerte business quindi, non le pro che vengono comunque riconosciute come fossero casalinghe in molti casi).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 3

Dalla sorgente alla destinazione, senza la necessità di utilizzare il proprio PC, la propria connessione, tempo e risorse che chiaramente diventerebbero troppo aleatorie e costose. Non occorrerà quindi installare alcunché, né tanto meno veder crollare la RAM a causa delle finestre del browser sempre aperte sui due servizi di storage che intendete mettere in trasfusione. Create un account gratuito su Mover.io e iniziate a selezionare la sorgente dati dalla quale copiare i file (Source). Date un nome alla prima connessione, autenticatevi e permettere a Mover di ottenere diritti di lettura e scrittura:

Fate lo stesso con la destinazione, arriverete così a poter mettere a confronto le due e scegliere quindi dove posizionare i vostri file:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 2

L’operazione di setup è talmente semplice che ho stentato a credere che bastassero così pochi clic, manco fosse un comando lanciato in un prompt di DOS. Una volta fatto attivato il pulsante Start Copy, si accederà alla schermata di attività (Activity Logs) che mostrerà l’operazione in corso, l’ora e la data di avvio, la sorgente, la destinazione e il progresso (comprensivo di quantità di MB o GB scaricati e caricati). Questa potrà essere aggiornata manualmente per verificare l’andamento della stessa, oppure potrete scegliere di chiudere la tab e attendere un risultato a mezzo posta elettronica.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox)

Già, a mezzo posta elettronica. Perché Mover, al termine dell’operazione richiesta, vi invierà un report sulla vostra casella e-mail includendo le informazioni di base della copia del file e l’esito, allegando eventualmente un log più dettagliato riguardo errori di copia (e possibilità quindi di individuare i file incriminati e rilanciarne lo spostamento), un po’ come successo a me:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 6

Ho lanciato l’operazione di copia dei file alle 14:42 del 2 febbraio, è arrivata la mail di conferma alle 02:59 del 3 febbraio. 11254 file portati su Dropbox, per un totale di 56,6GB. Non sono poi molti (i GB) ma si trattava per lo più di piccoli file (infatti il conteggio è abbastanza corposo), per questo motivo la copia è certamente durata più di quanto avessi previsto, ma volete mettere la comodità di lanciare un job da eseguire e dimenticarsene? La possibilità di lasciarlo andare a prescindere che ci sia o meno una macchina con i client di entrambi i servizi installati da lasciare accesa a scaricare per poi ricaricare online tutto? Una risposta presa dalla Knowledge Base del servizio calza a pennello:

That being said, by the time you’ve read this article, you could’ve moved more than a few gigabytes.

It can be difficult to predict how long a given transfer will take.  Depending on the number of directories, the number of files, and the size of those files, and the source/destination it can sometimes take longer than expected to move your data.

What may be surprising is how large of an impact factors other than the size of the data you are moving can have. For example, it is not uncommon for there to be 0.5-1 second of overhead per file being moved.  If you are trying to move 200,000 files, this would be 100,000 – 200,000 seconds, or up to two and a half days of overhead alone!

Regardless, Mover is going to be consistently faster than dragging and dropping or doing a transfer manually from your home. You also won’t need to keep the app or your browser open, or remain online for the transfers.

In grassetto ho voluto evidenziare il passaggio fondamentale. Non ha importanza quanto tempo impiegherà per voi Mover, è tutto tempo che voi non perderete.

Al termine dell’operazione, nel caso non vogliate lasciare aperta la porta del vostro servizio di cloud storage, potrete sempre rimuovere l’accesso a Mover (nell’immagine di seguito, l’esempio catturato nella scheda sicurezza del mio profilo Dropbox):

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (a Dropbox o altro servizio)

Addio Copy, e grazie per tutto il pesce.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.