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Apparentemente una funzione banale e assai semplice a parlarne con il collega alla macchinetta del caffè, cosa che però nella pratica cambia, perché non esiste a oggi nulla che ti permetta di fare un merge tra librerie fotografiche gestite dal noto programma di Apple, incluso nel suo Sistema Operativo. Meglio ancora se uno dei player fa parte di un vecchio portatile, mai aggiornato magari (te lo ricordi iPhoto?).

Photo by Trevor Brown

Sì perché parrebbe che una vera funzione di merge disponibile in Foto non sia ancora stata prevista, e che tocca quindi fare un giro strano (mettendo mano al portafogli, anche se si tratta di qualche spicciolo), perché richiede spazio iCloud, e quasi certamente i tuoi 5 GB gratuiti non basteranno.

A volerla sintetizzare, caricheremo le nostre fotografie (quelle raccolte nella libreria che a oggi stai utilizzando quotidianamente, e che forse alimenti anche da iPhone e iPad) nello spazio Cloud di Apple, per poi rendere primaria una diversa libreria fotografica, la quale si sincronizzerà a sua volta con i server di Cupertino, allineando quindi tutti i nostri scatti, raccogliendoli in un solo posto.

Nello specifico

Sposta le librerie fotografiche che vuoi unire sotto una stessa cartella (Immagini andrà benissimo), o tieni tutto su disco esterno, poco male, l’importante è mettere sul piatto tutto quello che c’è da fare. Apri Foto e assicurati che la libreria attualmente utilizzata vada già a finire nel Cloud di Apple. Puoi vederlo dalle PreferenzeiCloud:

macOS: unire più librerie fotografiche 1

Se l’opzione “Libreria foto di iCloud” non è attiva, attivala. È qui che il programma ti notificherà la mancanza di spazio sul tuo account Cloud gratuito se le fotografie sono più del dovuto (ti verrà fornita l’occupazione totale della libreria e –di conseguenza– il piano suggerito per l’upgrade). Considera che questa operazione può avere un costo “one-shot“, paghi solo il mese in cui stai eseguendo il lavoro (non c’è periodo di tempo inferiore al mese), poi potrai immediatamente effettuare il downgrade per tornare all’account gratuito.

Attento però: se l’occupazione totale delle librerie supera lo spazio suggerito per l’upgrade, scegli l’offerta superiore (aumenta sì l’investimento per quel mese, ma anche lo spazio a disposizione). Per capire con che dimensioni stai “giocando“, fai clic con il tasto destro del mouse su ogni libreria che possiedi, quindi verifica dalle informazioni lo spazio occupato sul disco fisso. Sommando tutte le occupazioni, capirai che piano acquistare. Tutto chiaro?

Il dazio è pagato, procediamo con i tecnicismi

Ora che la tassa è stata pagata (hai già effettuato il downgrade? Puoi farlo anche subito, lo spazio rimarrà lì a tua disposizione fino allo scadere del mese pagato, non preoccuparti), puoi cominciare l’upload delle fotografie. L’operazione potrebbe durare molto tempo, quindi porta pazienza. Più sono le fotografie, più dovrai attendere (in tal senso, i server di Apple non hanno un gran bocchettone in ricezione per questo tipo di backup, gioca anche molto la tua velocità di connessione in Upload):

macOS: unire più librerie fotografiche 2

Al termine del primo caricamento

Se tutte le fotografie sono state caricate nel tuo spazio iCloud, chiudi Foto. Ora apri con un doppio clic una diversa libreria fotografica, Foto dovrebbe mostrarti quest’ultima. Entra nelle Preferenze e quindi iCloud. Dovresti trovarti davanti all’apparente inesorabile messaggio di impossibilità di caricare i tuoi scatti online:

macOS: unire più librerie fotografiche 3

Cosa che chiaramente cambia nel momento in cui torni alla tab precedente (la Generale) per far diventare questa la tua nuova libreria principale di sistema. Fai clic su Usa come libreria foto di sistema e confermalo quando a video comparirà il messaggio di avviso che ti mette in guardia riguardo la disattivazione del backup in iCloud:

Dopo aver confermato, torna nel pannello dedicato a iCloud e riattiva il caricamento della libreria, così che tutte le foto già caricate vengano sincronizzate con il tuo Mac, mentre quelle non ancora caricate verranno inviate al tuo account in Cloud. Fai la medesima cosa con le altre librerie, fino a quando arriverai all’ultima, che manterrai poi come quella predefinita di sistema, e sarà questa a contenere tutti i tuoi scatti.

Le controindicazioni del foglietto illustrativo

Che stavolta non compaiono e che non troverai quindi scritte in Verdana 2 grigio chiaro in fondo a un foglio. Le controindicazioni ci sono certamente, e sono facilmente intuibili anche solo leggendo l’articolo (in parte te ne ho parlato):

  • è un metodo che richiede un piccolo investimento, anche per un solo mese di servizio.
  • È lento per definizione, perché il caricamento delle fotografie su iCloud da Mac non è veloce, ma con la pazienza (e una buona connessione internet) puoi tutto.
  • Tutti i dispositivi collegati al medesimo account iCloud riceveranno gli scatti che stai caricando dalle librerie che vuoi unire, occhio quindi al piano dati di quei dispositivi, potrebbe risentirne parecchio.
  • Più sono le librerie, più queste occuperanno spazio su disco, perché se è vero che continuerai a caricare scatti mancanti su iCloud, è anche vero che questo porterà sul tuo disco locale una copia delle fotografie mancanti alla libreria sulla quale stai lavorando in quel momento. Hai terminato la migrazione di una libreria? Bene, buttala nel Cestino, inizia a fare pulizia da subito.
  • Fotografie vecchie risulteranno appena caricate nello Stream fotografico di Apple. Vuol dire che se si utilizza quella vista su iPhone noterai vecchi scatti come fossero gli ultimi disponibili, fotografie più nuove rimarranno “indietro“. Poco male invece se utilizzi (come me) la visualizzazione per anno, luogo o altra caratteristica chiave.

In conclusione

Il metodo è testato e funzionante, non è certo il più comodo in assoluto ma è quello che mi ha permesso di fare un buon merge di –parecchie– fotografie e utilizzare oggi una sola libreria Foto alquanto cicciona. Se conosci altri metodi altrettanto stabili (e magari più semplici) sei il benvenuto, parliamone insieme nei commenti, magari la prossima volta mi tornerà molto utile (e ci si scrive volentieri un articolo su).

Ah, già, giusto: so bene che si potrebbe passare per un esporta-importa da vecchia a nuova libreria, ma così facendo si vanno a perdere i metadati delle fotografie, e la cosa mi scoccerebbe alquanto.

Buon lavoro!


Credits: blog.macsales.com/40866-rocket-yard-guide-combine-multiple-photos-libraries-into-a-single-library

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Mi scrive Marika, di CopyTrans (ho parlato del loro software qualche tempo fa), introducendomi un nuovo prodotto, qualcosa di relativo alla sicurezza e che continua a rimanere nel perimetro Apple. Si chiama CopyTrans Cloudly:

A while ago you wrote about CopyTrans, so we thought you might be interested in our latest app, CopyTrans Cloudly. It can delete and download photos from iCloud to PC all at once. This is as opposed to icloud.com, which requires you to go one-by-one.

We also have a unique feature developed by our programmers that allows us to recover permanently deleted photos. It actually helped us discover some serious Apple privacy breach. You can read about it here: copytrans.net/blog/like-the-titanic-icloud-photos-are-easy-to-sync-but-might-stay-there-forever

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud

Riepilogando: le fotografie, seppur cancellate dai propri dispositivi, vengono spostate nel cestino di iOS, una sorta di soft-delete dei file, che possono così essere facilmente recuperati già dal proprio smartphone, tablet o PC. Questo però lo si sapeva già da tempo.

Il problema nasce nel momento in cui la fotografia viene cancellata definitivamente, anche dal cestino, ordinando così ad Apple di distruggerla dai loro server, cosa che secondo CopyTrans non accade per almeno un anno (circa). Per questo motivo, un’applicazione rilasciata gratuitamente (CopyTrans Cloudly, chiaramente), permette di metterci una pezza e fare quello che andava fatto sin da subito, cancellando definitivamente i file precedentemente eliminati, o permettendone il recupero nel caso in cui torni utile questa “svista” (?) di Apple.

Ho provato a utilizzare l’applicazione ma, nel mio caso, ha ben poca utilità. Io ho disabilitato (su ambo gli account che utilizzo) l’upload delle fotografie nel Cloud. Non l’ho fatto per paranoia o perché non sia comodo. Sono un utente Google e spesso cerco di utilizzare suite di prodotti di uno stesso sviluppatore, e nello specifico credo che Google Photo sia un ottimo prodotto che si sta evolvendo parecchio nel corso dei mesi, e che ha superato già da tempo la iCloud Photo Library. Le fotografie scattate da iOS o Android finiscono nel mio account Google, fine dei giochi.

CopyTrans Cloudly: cancellare definitivamente le foto di iCloud 1

Ho quindi riabilitato il servizio sul mio iPad e fatto qualche prova, e in effetti va esattamente come dice CopyTrans. Ho catturato qualche screenshot di test, dagli un’occhiata (fai clic sulla prima fotografia per aprire la galleria e leggere la descrizione completa dei passaggi):

L’applicazione funziona su sistemi Windows, si scarica gratuitamente da copytrans.net/copytranscloudly e non necessita di installazione, funziona da subito ed è perfettamente compatibile con l’autenticazione a due fattori. Le credenziali non vengono (credo volutamente) memorizzate: se chiudi l’applicazione e la riapri, sei costretto ad autenticarti ancora. È un tool che puoi tenere sicuramente a portata di mano, utile a chi necessita di disintossicarsi da iCloud e non vuole aspettare i tempi di pulizia di Apple.

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

È strano, è una cosa che faccio abitualmente (e che consiglio) ma senza averne mai parlato qui sul blog. Si tratta di un trucco semplice da mettere in pratica e che -oggi- può tranquillamente sostituire il salvataggio automatico dei dati di Desktop e Documenti su iCloud, soprattutto se hai già un account su Dropbox, giusto per fare un esempio.

macOS: salvare una cartella su Dropbox automaticamente 1

Lo scopo è semplice: voglio che qualsiasi file passi dal Desktop o dalla cartella Documenti del mio MacBook, vada automaticamente a finire su Dropbox, così da poter recuperare quei file da qualsiasi altro dispositivo e dall’interfaccia web, quello che già succede su Windows (avevo parlato del junction per Windows Xp e il mklink per Windows 7 e superiori, già nel 2010). Per poter collegare una cartella all’equivalente su Dropbox, funziona praticamente alla stessa maniera, ti basterà infatti una riga di codice lanciata da Terminale.

Crea e spostati nella cartella di destinazione (es: cd Dropbox/CARTELLABACKUPDESKTOP), quindi lancia un ln -s ~/Desktop/ (nel caso in cui tu voglia clonare la cartella Desktop del tuo sistema operativo, altrimenti ~/Documents/ per la Documenti):

macOS: salvare una cartella su Dropbox automaticamente

La modifica è immediata e partirà così la sincronizzazione dei file già presenti nella cartella sorgente, sulla sua equivalente in Dropbox. Inutile dire che vale per qualsiasi sorgente e quindi destinazione, a prescindere che si tratti di Dropbox o un altro servizio (NAS compreso).

Se hai ancora dubbi in merito, lascia pure un commento in fondo all’articolo! :-)

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Questo articolo non sarà cosa semplice e lo dico adesso che ho iniziato a buttare giù una serie di “appunti” che nel corso dei prossimi giorni svilupperò cercando di raccontare la mia personale esperienza con il Sony Xperia Z2, il meglio che la casa giapponese mamma anche di PlayStation ha attualmente da offrire non considerando l’arrivo dello Z3 (e delle sue varianti) nel corso dell’IFA di quest’anno e che presto riusciremo a vedere anche in Italia.

Qualche tempo fa ho chiesto a Sony la possibilità di avere a disposizione il terminale ed il suo Smartband perché davvero curioso di capire quanto Android fosse evoluto nel frattempo e con quanta facilità io -amante di iOS e dispositivi Apple- sarei riuscito a portare il mio set di applicazioni, configurazioni e abitudini su un diverso sistema operativo.

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In questo articolo voglio parlare del sistema operativo e dello specifico terminale, avrò modo di pubblicare qualche considerazione riguardo Smartband (SWR10) in un prossimo post. Qui di seguito vi “racconto” ciò che di getto ho scritto e in seguito approfondito con piccoli paragrafi dedicati.

Android: questo evoluto

baby-androidUna parentesi doverosa: avevo visto Android ai suoi albori, ci avevo giocato, lo avevo messo sotto torchio e l’ho emulato nel corso del tempo per confrontare applicazioni e modi di interagire con l’utente finale. Nel 2007 avevo già messo mano su iPhone (americano, l’unico disponibile) e di strada da fare -per la creatura di Google- ce n’era molta (nonostante quella favolosa pecca duratura del mancato copia & incolla in iOS, tanto per citarne una).

Nel corso di questi anni la storia è cambiata, sono cambiati i protagonisti e tra un “break & l’altro” Google ha pubblicato una versione 4.4 degna della massima attenzione. Una maturità sudata, ricercata, che lascia ampio spazio alla più classica delle domande dell’utilizzatore finale: perché pagare di più per avere un ecosistema che un competitor è in grado di sostituire egregiamente? Google può vantare un servizio di posta elettronica fantastico e più diffuso dell’ossigeno che respiriamo (GMail), un’agenda alla quale -almeno personalmente- non potrei chiedere altro (Calendar), una rubrica in grado di conservare ogni dettaglio di persone che fanno parte della mia vita (Contacts). Si può anche parlare di Drive che fino all’arrivo di iOS 8 non aveva certo portato iCloud a competere (e che ora ha visto nascere iCloud Drive appositamente) ma personalmente continuo a preferire un terzo player (Dropbox) che svolga solo ed esclusivamente quel “mestiere“. Ai tre colossi fondamentali si aggiungono poi una serie di servizi di secondaria importanza che offrono una valida alternativa (Keep al posto di Note, tanto per citarne uno, ma vale anche Tasks che è integrato in GMail al posto di Promemoria).

Per le applicazioni quasi non serve parlare. Il divario è stato ampiamente colmato e nonostante quella grossa differenza di numeri che ancora tra i due esiste e li mette su piani differenti, sul Play Store le applicazioni principali, le più importanti o per lo meno le più utili a fini lavorativi esistono già da tempo. Chi oggi pretende di sviluppare scegliendo solo una delle due piattaforme è destinato a morire. Non si può imboccare un bivio in maniera così netta , soprattutto quando si parla di nazioni dove il tabulato degli acquisti di terminali riporta Apple in un terzo posto chiaramente immeritato e che in altre parti del mondo ribalta completamente le sue sorti, dove bisogna già considerare che il budget dedicato allo sviluppo deve certamente prevedere fondi per quel terzo “ormai non più così piccolo” Windows Phone.

Android è diventato maggiorenne e come ogni maggiorenne che si rispetti può ogni tanto fare le sue cazzate ma ha già imboccato la giusta via per diventare un adulto robusto, in salute e pronto e sopportare ogni tipo di lavoro gli si chieda di portare a termine, ora si comincia sul serio a ragionare.

Il telefono

Questo articolo è dedicato a Sony Xperia Z2 e vuole riservargli uno spazio che possa far conoscere questo terminale anche a coloro che non hanno avuto l’occasione di provarlo e che magari potrebbero decidere di investire qualche soldino in un hardware di non ultimissima generazione che però si comporta più che bene ancora oggi, e che può soddisfare molte delle esigenze lavorative e di divertimento quotidiano che ciascuno di noi ricerca in uno smartphone. Diversi clienti decidono -me compreso- di far “passare una generazione” quando si sceglie di acquistare un nuovo telefono, serve in un certo senso a creare una knowledge base riguardo quello specifico dispositivo, soluzioni ai problemi più comuni, difetti ormai ben noti e ampiamente discussi nel web. Con Apple ho sempre preferito saltare una generazione soprattutto per questo motivo ma anche perché la società di Cupertino -come succede con Microsoft- è abituata a tirare fuori un terminale nuovo, subire le ire degli utilizzatori a causa di scelte discutibili e quindi tirarne fuori uno nuovo corretto che accontenti tutti (tranne coloro che hanno già speso i soldi poco tempo prima).

Xperia-Z2

Sony è andato così a prendere posto sull’altro piatto della bilancia dopo aver fatto arrivare sugli scaffali uno Xperia Z1 che in molti hanno criticato per tanti aspetti, non entrerò nel merito della cosa ma volendo potete lanciare una ricerca su Google e investire un po’ del vostro tempo per leggere opinioni e recensioni sul primo nato della serie. Sony Xperia Z2 risolve quei problemi, integra novità su tutti i fronti ma soprattutto nasce poco customizzato (il più grande tallone d’Achille di Google è proprio la frammentazione del suo sistema operativo), stabile e duraturo (batteria). Sono 3 aggettivi che vogliono complimentarsi con chi questo telefono lo ha pensato e realizzato, sono rimasto particolarmente soddisfatto del prodotto e questo grosso modo è il senso dell’articolo intero.

L’hardware

Solido, grande (troppo per chi arriva da iPhone 4S), stiloso grazie ad alcuni colori ben azzeccati (tra cui il viola brillante che Sony mi ha fornito) , con una memoria da 16GB subito disponibile (di cui 12 liberi, 4 servono al firmware, occhio) ma assolutamente espandibili grazie allo slot microSD che permette a tutti di portare la memoria interna ai 128GB di limite (e ad un prezzo decisamente accessibile rispetto al divario imposto all’atto dell’acquisto di un iPhone, ndr), un processore Snap Dragon Quad Core da 2.3GHz con 3GB di RAM dedicati, una dotazione non da tutti (soprattutto all’attuale prezzo). Si tratta di una piccola console che è capace di rimanere all’interno della tasca dei vostri jeans con un monitor brillante, una reattività innata e una batteria non dovrebbe lasciarvi a piedi quando siete ormai arrivati al termine del campionato di corse che avete cominciato a giocare nella sala d’aspetto del vostro dottore ;-)

Per non smentirsi (visto il loro principale ambito di business) Sony ha poi inserito a bordo una fotocamera da 20Mpixel (20,7 per la precisione) che è in grado -tra l’altro- di registrare video in 4K (risoluzione a 3840×2160, alla salute del Full HD che si ferma ai classici 1080px), il tutto basato sul proprio sensore immagini e la tecnologia G Lens che permettono scatti di buona qualità anche con luce ambientale scarsa, cosa che si nota immediatamente giocando con l’applicazione fotografica già a bordo del sistema. Lo zoom concesso è di 3x per mantenere l’alta qualità promessa, si arriva però fino al 8x in digitale (ma occhio perché ho notato un prevedibile decadimento di bellezza e dettaglio negli scatti). Vedere poi scatti, video e qualsiasi altra cosa su quel monitor Full HD Triluminos è davvero goduria pura, quella stessa sensazione provata quando finalmente Apple aveva dato alla luce il suo Retina (che comunque dà il meglio di sé sui monitor dei Macbook!). Più leggero di alcuni competitor è comunque più “grassoccio” del mio iPhone 4S, di soli 20 grammi circa è vero, è poca roba se penso a quanto è grande, giustificato per stavolta.

NFC, Bluetooth, LTE, DLNA, tethering e molto altro sono ormai parte di un pacchetto più che standard quando si parla di Android e di produttori di un certo tipo. Sony ci crede parecchio aggiungendo anche altre funzioni che andranno ad integrarsi con prodotti della stessa società e applicazioni sviluppate appositamente per migliorare l’esperienza Xperia. Io ho personalmente scelto di tenerne solo alcune, le altre sono finite nel dimenticatoio, senza aggiornamenti e con le notifiche disattivate perché tutto sommato si vive bene anche senza e -come detto già prima- la frammentazione del sistema Android causata proprio da questa folle customizzazione del sistema di base è un qualcosa che già poco sopporto nell’ambito PC (di qualsiasi tipo) quando i produttori decidono di infarcirli con i loro software mai richiesti dal cliente finale, troppo spesso inutilmente e ingiustificatamente esosi di risorse.

Il software

Ho già riservato una sufficiente parentesi ad Android e non voglio tediarvi ulteriormente. Posso solo aggiungere che tutto è sempre migliorabile e personalizzabile secondo gusti ed esigenze, questo KitKat 4.4 non fa eccezione alcuna e su Xperia potrete modificare il launcher (passato immediatamente a Nova) nonostante la validità e la fluidità di quello proposto dalla casa nipponica tanto quanto la tastiera (bella quella Sony, davvero, però continuo a preferire Swiftkey) e la lista potrebbe continuare da qui alla prossima settimana (soprattutto se si chiede in giro su cosa sia meglio utilizzare.

Android_Logo_2014

Gli aggiornamenti del sistema Android passano ovviamente per Sony, sarà quest’ultima a rilasciarli e permetterne l’installazione tramite un updater interno che da quando mi è stato consegnato il telefono ha già potuto fare un ciclo di upgrade (anche se minore) portando la versione OS di questo Xperia Z2 all’attuale 4.4.2 che -pur non essendo l’ultima realmente rilasciata da Google- è stabile e permette un utilizzo più che soddisfacente del telefono, fermo restando che il web è pieno di guide che spiegano come fare il salto all’ultima release e che ormai farlo sia diventato un gioco alla portata (più o meno) di tutti.

La cosa più importante di tutto? Ho potuto, con un po’ di impegno, portare il mio ambiente iOS su Android e notare quanto questo sia fruibile alla stessa maniera. Certo ho modificato alcune abitudine e cambiato applicazioni che funzionavano solo sul primo OS citato, eppure oggi sono in grado di lasciare il mio iPhone 4S personale a casa e non preoccuparmi assolutamente di cosa possa io aver dimenticato nel passaggio da uno all’altro. Tutte -ma proprio tutte- le applicazioni fondamentali sono a portata di mano in Xperia Z2 e non ho mai sentito l’esigenza di rimettere mano su quello smartphone che sicuramente si sentirà abbandonato e tradito. Resta scoperto un solo tasto per il quale vi chiedo un parere: il backup. Android è in grado di fare un backup di tutte le cose più importanti su scheda microSD o su cloud tramite applicazioni di terze parti. iOS usa iCloud ed è in grado di ripristinare un ambiente assolutamente completo con ogni mia impostazione, applicazione e fotografia se dovessi decidere di cambiare modello di smartphone ma rimanere in famiglia. Può Android permettermi tutto questo? Se si, come? Intendo proprio prendere in blocco tutto il mio mondo, cambiare terminale restando sempre su KitKat 4.4 e ripristinare ciò che oggi vedo su questo Xperia Z2. Spero che qualcuno di voi abbia letto fino a qui (ci vuole della pazienza) e sia in grado di darmi una mano, un parere :-)

In conclusione

Sono molto contento e soddisfatto. Fatta eccezione per qualche punto scoperto (come il backup, per l’appunto) questo terminale soddisfa ogni mia esigenza, mi ha fatto riscoprire il piacere di non essere schiavo di batterie tampone o delle culle di ricarica che ho sulla scrivania dell’ufficio, non mi ha mai lasciato “a piedi” e -a parte qualche piccolo crash qua e là, decisamente più raro in ambito iOS- esegue tutto ciò che gli si chiede e lo fa sempre nel miglior modo possibile. Ehi Sony, hai creato un bel terminale davvero e spero di poter mettere le mani su uno Z3 (magari compact, che le dimensioni contano ma quando si parla di smartphone io preferisco ancora la vecchia scuola compatta!) per valutarne la naturale evoluzione e tutti i suoi miglioramenti tanto sponsorizzati all’IFA e all’incontro di qualche tempo fa a Milano.

× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.
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Hi,
I’m Giovanni and I use an iPhone to test some company’s application, This device is formatted many times in a day, and I use it with different iCloud accounts. Today I got this error: “The maximum number of free accounts have been activated on this iphone” and I called Apple support who advised me to contact you to perform a reset of iCloud users associated with this device.
Is it possible?

iPhone S/N is: XXXXXXXXXXX.
iCloud accounts used: 3 (XX@XX.com, XX@XX.org, XX@XX.it), I hope I remember correctly!

Thanks in advance.
Have a nice evening.
Giovanni.

Comincia così “l’avventura” che ha visto come protagonista il mio vecchio iPhone 3GS, e nonostante il mio inglese da turista dell’ultimo minuto in effetti una risposta l’ho ricevuta, come sempre succede quando ho a che fare con il supporto di Apple.

Il problema è molto poco conosciuto e nonostante sui forum americani ci siano svariate discussioni che lo trattano, nessuna di queste risolve completamente il problema o fornisce le giuste indicazioni per arrivare al risultato desiderato. L’errore che ho infatti inserito nel titolo vi impedisce il collegamento a iCloud da dispositivo con un qualsiasi account (Apple ID) correttamente registrato, tutto ciò che è legato al servizio viene quindi inibito! Ciò significa perdere la possibilità di effettuare backup automatici sui server Apple, di tenere attivo il tracciamento attraverso “Trova il mio iPhone” e un eventuale ripristino su un diverso dispositivo.

Perché succede? Perché nonostante non se ne parli così tanto in giro, Apple vieta di effettuare il login al servizio iCloud con più di 3 account sullo stesso dispositivo (che arrivano a 5 nel caso in cui si utilizzi iPad), esattamente ciò che ho fatto io per effettuare diversi test a scopo lavorativo! Arrivato all’ennesima formattazione ho provato a collegarmi nuovamente utilizzando il primo dei 3 account (quindi in un certo senso ricominciando il giro) e ho ottenuto questo risultato.

La risposta ricevuta dal reparto “iTunes Store” però non ha soddisfatto la richiesta iniziale, in quanto occorrerebbe fare riferimento al supporto MobileMe ammesso che il dispositivo sia in garanzia, ormai abbandonata (e alla grande) dal mio iPhone scoperto da ulteriori pacchetti Apple Care, a meno che non si decida di pagare l’intervento (IMHO non giustificato trattandosi di uno specifico problema legato a iCloud e non al telefono in come hardware).

Ho quindi provato a contattare nuovamente il centro di supporto Apple italiano al numero 848 789 424 (si lo so, questo è il numero per i dispositivi in garanzia ma anche per l’assistenza software, quindi ne ho approfittato) e dopo aver spiegato nei minimi dettagli il mio problema ho potuto parlare con una responsabile. Questa ha effettuato una semplice operazione basata sul numero di serie del dispositivo, sbloccando un ulteriore (e ultimo) login iCloud. La coppia di credenziali che verrà immessa sul telefono sarà l’ultima disponibile, non è possibile resettare quel contatore a meno di non aprire un ticket al supporto americano che valuterà la proposta e potrà accettarla o rifiutarla (in quest’ultimo caso facendo riferimento al divieto di cui vi parlavo prima sugli account utilizzabili per dispositivo).

Del perché Apple abbia deciso di imporre quel limite sono solo parzialmente informato (sempre grazie alla gentile ragazza dall’altro lato della cornetta dapprima e posta elettronica dopo): da quanto hanno potuto studiare e constatare, nessuno mai dovrebbe avere la necessità di utilizzare più di 3 account iCloud sullo stesso telefono (e 5 nel caso in cui si parli di iPad, come già detto precedentemente), nonostante casi come il mio possano capitare (sporadicamente, trattati singolarmente e risolti operando in questo modo). Contattare quindi il supporto telefonico, portare tanta pazienza (ci ho messo 3 giorni abbondanti per arrivare alla conclusione e risoluzione del mio caso) ed essere estremamente cortesi con chi ci risponde resta l’unico modo di uscire vivi (e con un’ultima cartuccia disponibile) dal tunnel.

Buona fortuna ;-)

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