Archives For Banco Prova

Poco più di 5 mesi fa vi parlavo dello Smart Prime 6, il telefono che Vodafone ha portato sul mercato per cercare di catturare l’attenzione di tutti coloro che non avevano mai avuto un telefono Android, o magari che cercassero un’alternativa a buon mercato (e un po’ più supportata) rispetto al loro vecchio smartphone. Ho generato discussione, ho provato a rispondere a tutte le vostre domande (non sempre con buon esito, mi spiace!) e sono tutt’oggi in contatto con Vodafone per dare risposta a problemi e dubbi degli utilizzatori (e continuerò a farlo).

Sempre con Vodafone ho intrapreso (insieme ad altri partecipanti) un percorso di collaborazione che spero possa portarmi a conoscere meglio i loro progetti, le loro tecnologie e le idee riguardo quello che sarà il futuro della telefonia e della connettività in Italia (e non solo). Il test su strada di oggi parla del nuovo Vodafone Smart Ultra 6, così, per rompere il ghiaccio ancora una volta e approfittarne per farvi conoscere un altro smartphone marchiato Vodafone (stavolta prodotto da ZTE) con caratteristiche sicuramente appetibili per chi non cerca necessariamente il top di gamma del momento.

Vodafone Smart Ultra 6

Come qualsiasi altro device, anche questo può vantare pregi e mettere in evidenza dei difetti, che tutto sommato sono abbastanza trasparenti nell’utilizzo quotidiano in sostituzione del mio precedente smartphone Android. Proverò a fare una panoramica completa (il più possibile) su ciò che più mi ha colpito, lasciando a voi lo spazio per altre domande, dubbi e segnalazioni di malfunzionamenti nel caso in cui possediate lo stesso smartphone.

Cosa convince

Leggero, tanto leggero. È ciò che ho pensato quando per la prima volta ho impugnato Vodafone Smart Ultra 6. Arrivavo da un Sony Xperia Z2 che avrete imparato a conoscere forse grazie ai miei precedenti articoli, e nonostante il monitor sia più grande (anche se di poco), pesa meno con e senza una custodia protettiva che lo avvolge completamente, esattamente lo stesso tipo di custodia che avevo acquistato per lo Z2.

La temperatura del processore (e quindi di tutto il telefono), rimasta sempre ottimale anche sotto sforzo e in giornate non particolarmente fredde, ma anche in fase di registrazione di video, che mettono tipicamente alla prova questo tipo di device facendone risultare un temporaneo surriscaldamento con poco sforzo. Lo Snapdragon 615 cura inoltre tutto ciò che è connettività 3G / 4G, stabile sempre, anche se non altrettanto rapido nell’agganciare le celle quando necessario, è stato necessario più di una volta mandare il telefono in modalità “Aereo” e toglierla subito dopo per poterlo ricollegare alla rete, certo è che questo può anche dipendere da quanto è servita la zona e quanta gente sfrutta uno stesso punto di accesso, a discolpa del dispositivo. Le colpe riguardano invece il bluetooth, che tradisce in alcuni casi, è una versione in uso su molti dispositivi ma non carica (ad esempio) le stupide informazioni delle tracce audio di Spotify sull’autoradio mentre ci si trova in modalità bluetooth audio, è un dettaglio tanto banale quanto dato per scontato ormai su dispositivi attuali, e spero che un aggiornamento del sistema possa correggere quello che puzza di bug lontano un miglio.

Anche la batteria svolge il suo dovere. Molto buona la sua durata, nonostante il monitor ampio e l’utilizzo continuo, anche in caso di scarsa ricezione del segnale di telefonia, che sappiamo tutti essere la croce più grande per Android (ma anche per iOS) quando si tratta di rimanere in una continua ricerca del punto di accesso alla rete più a nostra portata. Diciamo che non soffre di quel problema che in realtà Lollipop ha avuto sin dal primo momento, solo in seguito “rimanacciato” e messo più o meno a posto grazie alla versione 5.1 del sistema.

Batteria Vodafone Smart Ultra 6 1

Il monitor è certamente bello, brillante, i colori passano l’esame e lavorare con questo dispositivo diventa un piacere. Si passa dal poter navigare in landscape molto agilmente, al mandare una mail con tutto lo spazio necessario a disposizione, passando ovviamente per quello che è l’utilizzo di ogni altra applicazione di sistema. Non è tutto oro ciò che luccica però, ma questo è argomento che verrà trattato qualche riga più sotto.

A cosa bisognerà fare l’abitudine

Al suo essere più grande di quanto provato fino ad oggi. Più grande di un iPhone 6 (non mi ha mai attirato l’opzione Plus), più grande del già grande 5,2″ Xperia Z2, già soprannominato da amici e parenti “cabina telefonica“, a ragion veduta.

Ai suoi led blu sotto i pulsanti touch di sistema. Abbandonata l’idea del voler essere diverso da tutti per pulsanti di sistema evidentemente troppo grandi rispetto al normale (ciò che abbiamo visto nello Smart Prime 6, nda), qui si è tornati a dimensioni standard ma con un contorno blu elettrico che va a sostituire il led di segnalazione tipico dei telefoni Android. In caso di notifiche quella luce blu pulserà sotto al tasto centrale di sistema. Gradevole? Affatto. Possibilità di cambiare colore? Neanche per sogno. Ormai ci ho fatto l’abitudine, è solo che non c’ero abituato prima (sullo Z2 i colori disponibili sono di più e le notifiche possono essere controllate una a una, sullo Smart Prime ci si era limitati a un singolo led di colore bianco nella parte alta del monitor, più discreto a mio parere).

A quel doppio tocco non sempre infallibile per risvegliare il telefono. Il consiglio è sempre quello di fare un doppio tocco rapido ma non troppo, sullo stesso identico punto del monitor o -meglio ancora- sul pulsante centrale di sistema Android che non fallisce un colpo. In questo campo LG può fare da maestra a tutti, c’è chi si è molto ben adattato partendo da quel G2 che ha fatto la storia (e che ancora oggi è un ottimo terminale), altri invece hanno ancora qualcosa da imparare prima di potersi considerare “infallibili“. Fallire il primo colpo è sempre fastidioso, quando si ha fretta meglio ricorrere al singolo clic sul pulsante di accensione laterale ed evitare di perdere ulteriore tempo o usare il trucco del pulsante centrale di Android.

Alla mancanza di un collegamento rapido per effettuare uno screenshot. Una quisquilia, una modifica che il produttore può scegliere di includere o meno nel sistema operativo, peccato non aver optato per includerla, così come il pulsante che permette di chiudere in un solo colpo tutte le finestre delle applicazioni lasciate aperte. Modifiche. Pure e semplici modifiche software. Le si fa già per includere software dell’azienda, perché non investire un po’ di tempo in più? A proposito: se volete fare uno screenshot vi toccherà richiamare la combinazione volume basso e tasto di accensione.

Cosa proprio non va giù

Una sommaria lentezza nell’esecuzione delle operazioni di base rovina quello che è il parere conclusivo riguardo il dispositivo. Sono abituato ai tempi di caricamento un po’ più lenti della tastiera (SwiftKey, nda) ma in alcuni casi diventa molto ben visibile (quel lag) e fastidioso. Lo stesso si può dire del sensore di luminosità, che tiene i livelli alti quando in realtà servono bassi e viceversa. Tutto si mette a posto nel giro di poco, sia chiaro, ma anche quel secondo di troppo si nota, diventa “pesante” alla lunga.

Vodafone-Smart-ultra-6-316_Fotor

Ciò che proprio non sopporto è la gestione della rubrica. Pessima, ed è quasi un complimento. È quella originale proposta da Android 5.0, non si basa sull’applicazione “Contatti” di Google, anni luce avanti rispetto a qualsiasi altra, ed è necessaria se non si vuole utilizzare un’apposita applicazione di terze parti che faccia da Dialer e rubrica. Nonostante io abbia bloccato l’inclusione di contatti da Google+ e diversi altri profili (appartenenti ad applicazioni installate da Play Store), vedo due tipi di rubriche diverse a seconda della “posizione“: fuori (con accesso diretto allo smartphone) o in auto (quindi bluetooth con vivavoce e controlli al volante).

Proprio l’ultimo citato è un vero disastro: tempi non meglio definiti per sincronizzare la rubrica ed esplorazione impossibile a causa dell’elevatissima quantità di contatti, perché a video vengono inclusi tutti gli account che almeno una volta hanno avuto a che fare con me, a prescindere dalle impostazioni che ho scelto nel sistema. Il tutto senza considerare la quantità di contatti doppi, tripli e anche più. All’interno della rubrica non è possibile scegliere null’altro che l’ordine con il quale mostrare i contatti (chi per primo tra Cognome e Nome, tanto per capirci). Nessuna delle possibilità offerte da “Contatti” di Google.

Aggiornamento 04/11/2015
Con tanta (e sacrosanta) pazienza, ho più o meno aggirato l’ostacolo modificando impostazioni del mio profilo di posta Google e facendo un reset della memoria del telefono (per quello che riguarda la rubrica). Vi spiegherò il da farsi entro breve, in un nuovo articolo ad-hoc per chiunque si trovi nella stessa situazione, promesso.

Un’ultima nota per il reparto fotografico: nonostante siano stati fatti buonissimi passi nello Smart Prime 6, sembra che l’Ultra non abbia ereditato quelle ottime capacità. In condizioni non particolarmente pulite, i 13 Megapixel della fotocamera frontale (5 sono quelli dell’anteriore, per vostra informazione) non riescono a tirare fuori risultati nitidi e soddisfacenti, costringendomi generalmente a rifare la fotografia, o prendere l’iPhone 6 che riesce anche laddove altri falliscono senza neanche chiederti scusa. I video, al contrario, raggiungono ottimi traguardi, difficile da spiegare il perché di questa differenza, ma forse pretendo un po’ troppo.

Curiosità e conclusioni

Mettete in conto che se deciderete di acquistare Vodafone Smart Ultra 6, vi toccherà provvedere anche a un eventuale cambio SIM del vostro operatore (10€, così ci si fa subito i conti in tasca). Contrariamente a molti, lui pretende infatti una NanoSIM da inserire in un carrello laterale che potrete facilmente estrarre grazie alla graffetta che sembrerà essere uscita da una delle scatole degli smartphone di Cupertino.

Nella stessa scatola troverete poi un cavo microUSB, gli auricolari con microfono e il caricabatterie da muro da 1.5A come completamento del suo corredo, il tutto per un totale di 249€ di listino.

Dato che ormai ci siete, potreste pensare di acquistare subito un paio di accessori ad-hoc, come la custodia in plastica morbida trasparente che vi consentirà di proteggere lo smartphone da urti o cadute accidentali, e magari anche la pellicola in vetro per un ulteriore strato di sicurezza da dedicare al suo importante monitor, che non può certamente guastare.

Credo di non aver dimenticato nulla (semmai aggiungerò qualcosa in seguito). Come al solito ringrazio Vodafone per avermi concesso di provare il terminale e vi invito a lasciare un commento per qualsiasi cosa vogliate conoscere.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Vodafone, ho potuto tenerlo al termine del test.

Kingston sta alle memorie tanto quanto Canon o Nikon alla fotografia, ma questo è qualcosa di talmente assodato che dovreste saperlo già. Ho chiesto in prova all’azienda californiana una scheda di tipo SDHC/SDXC UHS-I di Classe 10 dalle ottime prestazioni, in grado di essere versatile e pronta per lavorare su PC tanto quanto nella mia macchina fotografica. Kingston ha risposto con questo loro prodotto disponibile in diversi tagli, fino addirittura a superare la capienza di molti dei dischi SSD in commercio oggi (considerando i tagli da 128 o 256 GB al massimo, montati solitamente nei Notebook di fascia media in vendita al dettaglio).

Kingston SDHC/SDXC UHS-I di Classe 10 1

Si tratta di una scheda perfetta per un utilizzo intensivo, l’ho più volte chiamata in causa su più PC (Macbook Pro Retina Late 2013 compreso) e macchina fotografica per gli ultimi scatti fatti in Expo senza mai accusare alcuna latenza, nessun segno di debolezza, mai. Una scheda di questo tipo, così come qualsiasi altro prodotto della stessa classe, viene garantito a vita a ragion veduta. Perfetta per lavorare anche a temperature proibitive (si parla di un intervallo che va da -25ºC a 85ºC), permette di leggere i file memorizzati a bordo con una velocità che arriva a toccare la punta dei 90MB/s, posizionandosi invece sui 45MB/s per la scrittura grazie alla tecnologia UHS-I (ultra-high-speed bus).

Kingston SDHC/SDXC UHS-I di Classe 10 2

Ho provato ad inserire la scheda nel Macbook e lanciare un test completo abbastanza invasivo con Disk Speed Test, ottenendo buoni risultati con svariati tipi di file simulati in lettura e scrittura, questo è un rapido riepilogo:

Kingston SDHC/SDXC UHS-I di Classe 10 3

Vi ricordo però che questi valori vengono pubblicati a scopo puramente illustrativo (cit.) e non corrispondono poi al vero su tutte le piattaforme. Molto dipende dall’hardware che avete a disposizione per sfruttare al meglio questa scheda di memoria e quanto questa abbia possibilità di leggere e scrivere esclusivamente da e verso quella memoria (in pratica, se il PC sta facendo altro, i risultati saranno falsati), ricordatelo. Per le macchine di ultima generazione questo può essere un ottimo supporto di memorizzazione, che vi permetterà di non lavorare senza accorgervi della sua presenza, soprattutto quando si ha a che fare con registrazioni 3D o fotografie in HD, non particolarmente esili da trattare (e lo stesso si può dire per il multiscatto fotografico che non può poi mostrare l’anteprima dell’ultimo scatto a distanza di troppi secondi, incubo di qualsiasi fotografo amatoriale o professionista), utile persino se volete utilizzarla come destinazione del backup del vostro notebook o PC fisso (ammesso che prendiate un taglio adatto in grado di contenere i vostri dati, ovviamente), considerando la sua leggerezza e facilità di trasporto (e oggi quasi tutti i PC fissi hanno un lettore di schede SD, presente invece da anni sui notebook).

Il costo? Per la versione da 16GB Kingston chiede 13,20€ di listino, ma la si può trovare anche su Amazon per qualche centesimo in più (ma con la consegna gratuita se arrivate a 19€ di acquisti totali o se siete clienti Prime). Sempre su Amazon potete trovare la versione più capiente da 256GB (ad un costo di 138€ circa) ma non quella da 512 (318€ circa), attualmente non disponibile.

Se poi quanto descritto non vi basta, c’è sempre la versione UHS-I U3 che arriva a toccare punte in scrittura 80MB/s, mantenendo la lettura a 90MB/s come la sorella minore.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Kingston, ho potuto tenerlo al termine del test.

Quella di StartupBus è stata un’avventura che ha certamente arricchito tutti i partecipanti sotto molti punti di vista. Un’occasione, una possibilità di svolta e realizzazione di quella che fino a 3 giorni fa era solo un’idea, qualcosa che non sarebbe stato affatto semplice affrontare in solitaria.

StartupBus 2015: cos'è successo ieri? 2

Poche ore di sonno, tante per poter approfondire aspetti, conoscenze e capacità che in un team possono brillare, evolversi, venire a galla per il bene di tutti, un modo come un altro per socializzare parlando di ciò che si preferisce e di cui si ha un bagaglio culturale da sfruttare. È come se anche noi avessimo avuto la possibilità di conoscere nuovi amici, idee che -speriamo- possano vedere la luce e la loro realizzazione in un futuro neanche troppo lontano perché non ci si vuole accontentare della pura teoria.

Durante questo tour-de-force di pubblicazioni a mo’ di diario quotidiano vi ho parlato dei progetti e dei loro team (gioxx.org/2015/09/01/startupbus-2015-spazio-ai-team-e-alle-ultime-giornate-di-lavoro), ma anche di premi meritati e critiche ricevute, dell’entusiasmo di chi l’avventura l’ha vissuta sulla propria pelle (gioxx.org/2015/08/31/startupbus-2015-uno-sguardo-a-footprint) e ha saputo trasmetterla agli altri. Di un’iniziativa che per molti era ancora sconosciuta nonostante non sia del tutto nuova (gioxx.org/2015/08/29/startupbus-2015-dallitalia-alla-germania-per-una-sfida-tecnologica).

Potete rileggere quanto scritto semplicemente seguendo il tag #ThinkInProgress, e chi lo sa, magari il prossimo anno potremo riuscire ad arrivare fino in fondo. A me non resta che ringraziare coloro che hanno seguito insieme a me questa avventura (seppur dalla distanza) e Ford Italia per avermi coinvolto nel progetto.

Non smettete di seguire gli account sociali del progetto che, anche oggi nonostante i risultati raggiunti, continueranno a parlarvi in diretta da Colonia, li trovate raccolti qui: twitter.com/Gioxx/lists/startupbus (o seguendo l’hashtag #ThinkInProgress).

Al prossimo anno! :-)

Questo articolo nasce da un progetto in collaborazione con Ford Italia.Puoi seguire tutti gli sviluppi attraverso il tag #ThinkInProgress.

Di cosa si parla, in breve:
25 ragazzi, un unico sogno: l'entusiasmo e le idee che saliranno a bordo dello StartupBus in partenza da Bologna dovranno arrivare fino a Colonia (Germania). Lungo il percorso dovranno affrontare tutte le sfide verso la realizzazione, dimostrare il proprio valore e tentare il grande passo per diventare impresa. Segui lo StartupBus: ogni giorno una sfida, alla ricerca di talenti e idee per regalare loro un’opportunità.

Dopo una visita a Aachen presso il centro di ricerca e innovazione di Ford che ha occupato l’intera mattinata di ieri ai team, i ragazzi hanno sfidato in una amichevole lo StartupBus tedesco sul terreno neutro di Amsterdam (Startup bootcamp), portando a casa una schiacciante vittoria grazie a FreedHome:

StartupBus 2015: spazio ai team e alle ultime giornate di lavoro 1Un inglese poco perfetto per un progetto nobile. SafeHands punta sulla sensibilità e sul valore dell’idea più che sull’immagine. Il progetto combina il bisogno di lavoro per i rifugiati con la necessità di assistenza per gli anziani. Tema ambizioso e di spessore è stato affrontato in modo sbagliato, gli startuppers sembravano non credere fino in fondo nel proprio progetto e non hanno creato empatia con il pubblico: il peggiore degli errori.

“You can make the difference”. La frase del discorso di chiusura del presidente di giuria incita i ragazzi a lavorare duro e a giocarsi tutte le loro carte. Tra poco si saprà chi ha vinto la finale, silenzio tombale, solo la sua voce e gli occhi dei ragazzi puntati addosso. Tedeschi e italiani vivono gli stessi sentimenti: ansia, speranza e molteplici emozioni gli invadono la testa.

Continua su webnews.it/2015/08/31/startupbus-amsterdam

StartupBus 2015: spazio ai team e alle ultime giornate di lavoro

Andiamo a capire chi sono i vincitori ma soprattutto qual è la loro idea che tanto ha colpito la giuria, con un occhio di riguardo anche gli altri team dato che ieri sera vi ho parlato esclusivamente di Hugo e della sua squadra per il progetto Footprint.

MemoME

MemoME è un progetto che mira ad implementare ciò che per distacco consideriamo il futuro socio-tecnologico dell’era digitale: il networking. Tramite un badge con tecnologia NFC, i partecipanti ad un evento avranno la possibilità di scambiarsi reciprocamente i contatti e memorizzare le informazioni di tutti, avendole poi a disposizione comodamente una volta tornati a casa.

Il tutto grazie, ad esempio, ad una semplice stretta di mano. Addio ad obsoleti biglietti da visita, CV svolazzanti e pile di documenti cartacei: MemoME è il futuro della comunicazione.

You won’t miss the chances life offers to you. Not anymore.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 28

Alessandro Guarino, Creative Strategist and Team Leader, è a capo della sua squadra formata da Irene Muci (Graphic Designer), Alberto Baldazzi (Business&Marketing Models), Alessandro Ipsaro (Web Designer) e Manuel Cajio (Developer).

FreedHome

È lui il vincitore della sfida, è questo il progetto che ha convinto un’intera giuria toccando loro il cuore e facendogli credere (e sostenere) che ci sia del lavoro da portare a termine per il bene di tutti.

Quando una famiglia si ritrova a dover convivere con una disabilità viene richiesto loro di migliorare il design e il layout della propria casa per renderla più accogliente, confortevole, comoda. FreedHome è un servizio online pensato per aiutare chiunque ne abbia necessità ad ottenere questi risultati.

I clienti potranno richiedere una valutazione del lavoro, specificando ciò ci cui hanno bisogno per il benessere nella loro quotidianità, e quanti preventivi in merito vogliono ricevere. Degli esperti forniranno una proposta di soluzione, con un elenco dei cambiamenti necessari, arredi e attrezzature disponibili.

È il cliente a scegliere quindi la proposta migliore secondo le proprie esigenze e budget a disposizione. Verrà così messo in contatto con il professionista scelto per l’esecuzione del lavoro.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 25

Christian Campoli, Team Leader & Developer, è a capo della sua squadra formata da Alberto Stella (Graphic Designer), Valentina Ferrari (Business), Carlo Sicoli e Alessandra Graziosi (Business).

Lookly

Avete mai sognato di poter assomigliare al vostro personaggio televisivo o cinematografico preferito? Magari indossare qualcosa di suo, una caratteristica che possa farvi notare immediatamente in mezzo a tante altre persone, un viaggio nella stessa terra che una serie televisiva racconta e rende protagonista. Ecco, pare che Lookly voglia fare esattamente questo da grande, permettendo all’utilizzatore dell’app di riconoscere uno spezzone video o un’altra fonte partendo da un algoritmo simile a quello utilizzato in Shazam per poter immediatamente ricercare abiti, luoghi e informazioni riguardo ciò che ci interessa.

StartupBus 2015: riepilogo della prima giornata di lavori 30

Marco Geresia, Team Leader, è a capo della sua squadra formata da Giulio Michelon (Developer), Francesca Lorenzoni (Analyst), Francesco Palermo (Financial), Stefano Rosso (Business) e Giovanni De Domenico (Marketing).

Sono loro i vincitori, secondo Ford

Oggi infatti è stato assegnato un premio dall’Ovale Blu che consentirà ai ragazzi di Lookly di poter sfruttare i loro 3 mesi presso Talent Garden nel migliore dei modi:

È il team Lookly ad aggiudicarsi il premio Ford Italia nella competizione StartupBus 2015. Il premio è stato messo a disposizione dall’Ovale Blu per la startup che meglio avesse dimostrato coraggio nell’affrontare la sfida dell’innovazione, convincendo i giurati del gruppo circa la bontà dell’idea. A sancire ed annunciare i vincitori del premio è stato Alessio Franco, Communication Manager Ford Europe, nel contesto dello Startzplatz di Colonia.

Continua su webnews.it/2015/09/01/startupbus-lookly-premio-ford

È evidente che le buone prospettive del progetto in campo merchandising legato ai contenuti televisivi ha portato bene a questo gruppo di ragazzi che ora potrà cogliere questa opportunità per crescere nella migliore maniera possibile e proporre a noi tutti il risultato della loro fatica. Non resta che aspettare e capire (nonché vedere) dove arriveranno, cosa ci proporranno e –perché no– acquistare con più facilità ciò che cattura la nostra attenzione di serial-affamati.

Mancato accesso alle finali

È questa però la dura realtà che conclude la serie di novità da riportare a chi ha voluto seguire il viaggio dello StartupBus italiano. Nessuno dei nostri team è riuscito ad accedere alla fase finale che prevedeva il passaggio di soli 5 partecipanti (tra tutti gli StartupBus partecipanti, ndr). Un vero peccato considerando che ci si è andati molto vicini anche lo scorso anno.

Sarà per la prossima?

Questo articolo nasce da un progetto in collaborazione con Ford Italia.Puoi seguire tutti gli sviluppi attraverso il tag #ThinkInProgress.

Di cosa si parla, in breve:
25 ragazzi, un unico sogno: l'entusiasmo e le idee che saliranno a bordo dello StartupBus in partenza da Bologna dovranno arrivare fino a Colonia (Germania). Lungo il percorso dovranno affrontare tutte le sfide verso la realizzazione, dimostrare il proprio valore e tentare il grande passo per diventare impresa. Segui lo StartupBus: ogni giorno una sfida, alla ricerca di talenti e idee per regalare loro un’opportunità.

Come promesso stasera vi parlo di Footprint. Idea ed ora progetto in fase di sviluppo sullo StartupBus che avrete ormai imparato a conoscere. Si tratta di un’app che permette di analizzare i dati che ogni giorno gli utenti generano tramite la loro presenza all’interno dei Social Network frequentati, rendendoli disponibili prima di tutto ai proprietari stessi, raccolti in una sorta di repository privato (una parola che abbiamo pressoché dimenticato), che possa così farci ripercorrere in maniera esteticamente comprensibile le giornate che costituiscono la nostra quotidianità.

Wordpress: niente immagine di anteprima su Facebook? Risolvere il problema

Ho parlato con Hugo (sviluppatore e team leader di una delle squadre a bordo), il quale mi ha raccontato che, a partire da tutto il rumore che ogni giorno noi utenti generiamo con i nostro tweet, like, condivisioni e visualizzazioni, vorrebbe creare un pattern melodico, e mostrarci chi davvero siamo all’interno dei Social Network, un’impronta digitale che verrà plasmata attraverso infografiche di alta qualità.

Si tratta di uno strumento che in una differente salsa (e magari in diversi moduli, sviluppi ed esigenze) è già a disposizione di aziende che si occupano di analisi dei Social Network e brand-reputation (qualcuno effettivamente mi passa per la mente…) ma che allo stato attuale non credo esista per noi comuni mortali.

Con un team costituito da Anas Radouani, Ivan Jelušić, Alberto Conte e Federico Paroduzzi (per la parte business, analytics & creative), Hugo Perez e Federico Sanson (per la parte di sviluppo), il loro motto è “Se la fortuna non bussa, costruisci una porta“. Seriamente intenzionati a vincere e con sempre più ore di sviluppo già alle spalle (a discapito di quelle di sonno, ormai perse inesorabilmente), dovrebbero riuscire a portare una prima bozza funzionante del loro progetto al Pirate Summit di Colonia dove lo StatupBus sarà già arrivato nel corso della tarda serata di ieri.

Anche se la realizzazione approderà dapprima su dispositivi iOS (campo nel quale la parte di sviluppo di questo team è specializzata), si spera presto di poter portare la stessa esperienza di utilizzo e contenuto anche su Android, a prescindere dall’esito della gara.

A Hugo e al suo team va un grande in bocca al lupo, manca poco ormai al completamento di questa splendida avventura (a dire dello stesso Hugo), della quale sono certo gioveremo tutti noi semplici utilizzatori (spesso seriali!) di Social Network.

Questo articolo nasce da un progetto in collaborazione con Ford Italia.Puoi seguire tutti gli sviluppi attraverso il tag #ThinkInProgress.

Di cosa si parla, in breve:
25 ragazzi, un unico sogno: l'entusiasmo e le idee che saliranno a bordo dello StartupBus in partenza da Bologna dovranno arrivare fino a Colonia (Germania). Lungo il percorso dovranno affrontare tutte le sfide verso la realizzazione, dimostrare il proprio valore e tentare il grande passo per diventare impresa. Segui lo StartupBus: ogni giorno una sfida, alla ricerca di talenti e idee per regalare loro un’opportunità.