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Come già suggerisce il nome, il BOSE SoundDock Serie III è una cassa con attacco dock per tutti i dispositivi iOS dotati di connettore Lightning, iPhone 5 e superiori o iPod di ultima generazione. Oltre a distinguersi per la qualità di costruzione e la resa sonora, la limited edition provata aggiunge un tocco di colore e di allegria alla stanza in cui è posizionata.

La semplicità del setup è disarmante: basta togliere dall’imballo cassa, alimentatore, telecomando e attaccare il proprio device al dock. Un semplice click vi permetterà di capire che tutto è stato collegato nel modo giusto, il dispositivo verrà tenuto in piedi dal supporto verticale posizionato dietro il dock, inizierà a caricarsi e riprodurrà da subito la musica dalla fonte che preferite (l’applicazione di sistema, Spotify o qualsiasi altra applicazione che vi permetta di conservare o raggiungere via internet file musicali).

La cassa può essere controllata o direttamente dallo schermo dell’iPhone o a distanza tramite il piccolo e comodo telecomando. Oltre ai classici tasti di riproduzione e del volume, ha anche un tasto dedicato al cambio di playlist (per passare a quella successiva, ammesso che sia presente nell’iPhone) e di spegnimento.

Il BOSE SoundDock Serie III offre un suono in linea con l’esperienza BOSE: ricco, fa eco nella stanza, con dei bassi pieni ma non eccessivi né fastidiosi. Anche la potenza non lascia spazio a dubbi e vi farà rimanere più che soddisfatti, durante questi giorni di prova -pur esagerando- non ho mai sentito la necessità di puntare il volume oltre la metà del consentito (anche se si, è stato difficile con alcuni titoli!).

L’avere solo un connettore Lightning al momento credo sia una pecca, riduce pesantemente il numero di device che è possibile utilizzare, ricaricare e gestire direttamente. Per sopperire a questa mancanza nel retro della cassa è presente anche un più comune ingresso AUX che permette di riprodurre musica da qualsiasi dispositivo (per il passaggio da una sorgente all’altra basta premere a lungo il tasto play/pausa del telecomando, il device eventualmente connesso al dock continuerà comunque ad essere ricaricato).

Le sue dimensioni e il peso ridotto permettono di trasportare l’unità da una stanza all’altra della casa in caso di necessità, ma -avendo comunque bisogno di una presa di corrente- non lo rendono un prodotto portatile al 100%. Sul sito web potete trovare una scheda tecnica che spiega ogni piccolo dettaglio dell’apparato: bose.it/IT/it/home-and-personal-audio/bluetooth-ipod-speakers/sounddock-systems-for-iphone-and-ipod/sounddock-series-III-digital-music-system. L’attuale prezzo di listino ufficiale si aggira sui 260€ (non sono affatto pochi) ma è possibile trovarlo anche a meno facendo il più classico dei giri sui siti web che vendono questo tipo di prodotti.

Riassumendo: ottima qualità costruttiva, un suono caldo e coinvolgente, un prodotto che fa (e bene) quello che promette, questo è il BOSE SoundDock Serie III.

Ovvero: come un investimento di 15€ (durante la promozione) può rapidamente cambiare l’esperienza televisiva dei propri genitori senza SKY in casa. E’ nato tutto da un messaggio di un amico su Facebook che ha messo il collegamento alla pagina ufficiale del prodotto (questo per capirci: xone.vodafone.it/it/products/vodafone-tv-solution-xone-edition) ed è venuto tutto da se: inizialmente non ci credevo, poi non ci speravo più (si parlava di spedizioni lente) ma alla fine quel pacco è effettivamente arrivato in ufficio. Ho avuto occasione di aprirlo, provarlo, configurarlo e metterlo in casa dei genitori. Vi spiego di cosa si tratta e di come un piccolo oggetto così può essere sfruttato al meglio.

Vodafone TV Station

Un lettore multimediale nato per far parte dell’offerta casalinga di Vodafone, allargato ad un bacino di utenza non-Vodafone per poterlo testare al meglio e ottenere quanti più feedback possibili. Insieme a lui un cavo HDMI, un adattatore WiFi per collegarlo alla rete anche se lontano dal router, una penna USB Kingston da 16 GB, un telecomando con batterie incluse, un alimentatore e i vecchi cavi Scart / RGB. Un prodotto che arriva già completo  e pronto per essere utilizzato ad un prezzo decisamente competitivo anche se venduto a prezzo di listino (29 € circa comprensivo di spedizione).

Legge quasi ogni formato di video presente sul mercato, il tutto in full-HD 1080p, con possibilità di appoggiarsi a server DLNA o dischi esterni attaccati alla sua porta USB frontale, un vero alleato del televisore considerando che può inoltre essere connesso all’antenna così da mettersi in mezzo al percorso e fare registrazione dei contenuti televisivi sulla stessa chiave USB o disco collegato (quindi consente time-shifting dei programmi).

Aggiornamento del firmware

Per poter utilizzare la Vodafone TV Solution con una connessione ADSL non Vodafone sarà necessario aggiornare il suo firmware. Il prodotto è infatti realizzato per collegarsi alla Vodafone Station. Per poter abilitare la possibilità di cercare altri Access Point servirà scaricare questo file sul sito di Vodafone: beta.vodafone.it/tvsolution/download/fwdownload.php, quindi metterlo su chiave USB (anche quella che trovate nel pacchetto del prodotto), inserirla nella porta frontale e accendere il media player. Così facendo comparirà una schermata iniziale che chiederà se effettuare l’aggiornamento (inutile che io vi dica la risposta, vero?):

Al termine dell’aggiornamento il device si riavvierà e arriverà alla schermata iniziale di configurazione. Basterà seguire la procedura guidata per cominciare. Bastano pochi passaggi e vi verrà chiesto di collegare il cavo antenna al media player per la ricerca dei canali. Potete saltare questo passaggio se volete utilizzare Vodafone TV Solution come semplice client DLNA, fatela se volete invece sfruttare in futuro la possibilità di registrare contenuti dal digitale terrestre o fare time-shifting. Chiaramente vi verrà chiesto di preparare la chiave USB (o il disco esterno collegato), lo potete lasciar fare al dispositivo a patto di perdere ogni dato salvato sul supporto esterno.

Client DLNA?

Si, è la funzione più comoda di questo dispositivo a mio modesto parere. La Vodafone TV Solution è in grado di rilevare automaticamente server DLNA all’interno della vostra rete, quindi esplorarne e riprodurne i contenuti. Se non sapete cos’è il DLNA e cosa vi permette di fare vi consiglio la lettura della relativa voce su Wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/DLNA.

Un PC (il mio, nda) che rimane sempre acceso e che contiene all’interno dei suoi dischi fotografie, musica, film, la Vodafone TV Solution in salotto, attaccata in HDMI al televisore, la rete WiFi di casa, non serve null’altro. Una volta accesa la Vodafone TV Solution potrà accedere liberamente al mio server DLNA che permette a sua volta di riprodurre in streaming qualsiasi cosa precedentemente abilitata. Qualità del video e dell’audio dipendono dal carico della vostra rete, a patto di non tenere attivo chissà cosa vi posso assicurare che sarete soddisfatti del risultato, non è necessario essere esperti di rete o di programmazione, basta un semplice programma opportunamente configurato, vi spiego quindi su cosa è ricaduta la mia scelta.

Serviio Media Streaming Server

Un Media Server installabile sul PC, scritto in Java, compatibile quindi con ogni sistema operativo e gratuito per il suo utilizzo di base, a pagamento nel caso in cui vogliate sfruttare la sua interfaccia nativa studiata per i dispositivi mobili (girare quindi per casa con il vostro iPad o iPhone e vedere i vostri contenuti multimediali (anche fuori casa, a patto di avere un IP pubblico, ma questa è un’altra storia), non potreste desiderare di meglio. Disponibile sul sito ufficiale serviio.org, va scaricato e installato (quindi avviato, si basa su un servizio di sistema che resterà sempre disponibile e raggiungibile su una specifica porta della vostra macchina). Diamo insieme un’occhiata alla configurazione tramite la sua console.

Potete aprirla facendo clic con il tasto destro sull’icona di Serviio nella tray di Windows (vicino l’orologio, per capirci) e selezionando la voce “Open Serviio Console“, vi si presenterà qualcosa di molto simile:

Ciò che a voi serve fondamentalmente si trova sotto “Library“, tab nella quale potrete specificare cosa mostrare ai client che si allacceranno al nuovo server DLNA di casa. Potrete aggiungere singole cartelle e sottocartelle, potrete inoltre specificare che tipo di file cercare al loro interno rendendoli di fatto disponibili. Nell’immagine qui di seguito potrete notare due fonti possibili dove cercare i file di solo tipo film, le ultime due icone infatti indicano la possibilità di leggere metadata e aggiornare automaticamente il contenuto in caso di modifiche:

Ci sarebbe anche la possibilità di inserire sorgenti online, ma anche in questo caso si tratta di una ulteriore personalizzazione che probabilmente non vi serve, soprattutto perché la Vodafone TV Solution permette già di andare a cercare video online o esplorare il mondo di YouTube. Passiamo avanti e lasciamo tutto invariato andando ora sulla tab “Metadata“, nella quale sarà possibile chiedere al programma di scaricare copertine e informazioni aggiuntive partendo dai nostri file:

Ed infine “Presentation“, area in cui specificare cosa mostrare all’esterno, che tipo di struttura visualizzare, che albero, importante anche per la Vodafone TV Solution che utilizzerà una sua visualizzazione ridotta a ciò che avete deciso di mostrare, anche per l’interfaccia nativa di Serviio nel caso in cui vogliate utilizzarla da dispositivo mobile o altro PC sulla stessa rete:

Salvate il tutto (in ogni schermata, il pulsante Salva infatti non sarà in grado di memorizzare le impostazioni fissate su tutto il programma ma solo quelle della singola area che state visualizzando nello specifico momento) e godetevi il risultato. Avviando infatti la Vodafone TV Solution e selezionando “My Videos” / “PC (DLNA)” (dove PC è il nome della vostra macchina) potrete esplorare le aree abilitate da Serviio e mandarne “in onda” il contenuto, in tempo reale, direttamente dal vostro computer al vostro televisore per godervi al meglio il contenuto scelto, comodamente affondati nel divano con pop-corn e drink alla mano.

Buona visione! :-)

Presentate da Creative al Gamescom 2013 dello scorso agosto, le Sound Blaster EVO Zx cuffie ad alto contenuto tecnologico che promettono faville in qualsiasi occasione. Ho avuto modo di riceverle e metterle alla prova, cercando di alzare il mio personale standard, quel set di esigenze che per questo tipo di prodotto è “lo stretto indispensabile“, anche se per molti competitor lì fuori quello stretto è ancora difficile da raggiungere.

Tutto parte da una grande scatola con al suo interno le cuffie, un cavo di collegamento microUSB per ricaricare la batteria delle Sound Blaster EVO Zx e un cavo cuffia con microfono integrato per chi invece non vuole rinunciare alle vecchie abitudini ascoltando la musica intervallata magari da una telefonata (occhio, il microfono è anche integrato all’interno delle cuffie, non è necessario quindi collegare il cavo per sfruttarlo!). Troverete inoltre uno stupendo astuccio di pelle nera che vi aiuterà a trasportare più facilmente le cuffie in viaggio affinché non si rovinino.

Una fuoriserie ricca di optional

Padiglioni molto grandi per riuscire ad adattarsi perfettamente alle vostre orecchie (anche per chi -come me- indossa gli occhiali e conosce bene i fastidi che possono generare questo tipo di cuffie), nessuno sforzo oltre quello del regolare l’ampiezza dell’arco superiore imbottita nella parte interna a contatto con la testa così da non dare alcun fastidio, in plastica nera opaca sull’esterno (così come il resto intero dell’arco). Sul padiglione destro i comandi di accensione, Play / Pausa, avanzamento rapido delle tracce, collegamento in bluetooth (per renderle visibili ai dispositivi che le ricercano), il nulla assoluto su quello sinistro, entrambi hanno una soffusa illuminazione rossa (blu durante la fase di connessione bluetooth, come è quasi logico aspettarsi) quando le cuffie sono accese.

Morbide, flessibili, maledettamente comode. Grandi, colorate di quel rosso vivo che intreccia il nero, non passano di certo inosservate, si ha quasi paura di rovinarle solo indossandole, bisogna trattarle con cura, quasi come la carrozzeria della vostra macchina (e qui mi auguro di trovare persone che ci tengano almeno quanto me, in caso contrario sostituire “quasi come” con “più della”!), la cosa più fastidiosa? Lo scricchiolio del padiglione destro (evidentemente più pesante, anche se di poco, rispetto al sinistro) quando le si sposta per indossarle al meglio, da cuffie simili non te lo aspetti, le vedi come “invincibili” e scopri con poco sforzo il loro tallone d’Achille.

Connessione in bluetooth (come già abbondantemente ripetuto) e NFC, così come offerto dall’Airwave sempre Creative di cui vi ho parlato poco tempo fa, due in contemporanea se necessario così da ascoltare la musica sul portatile e rispondere al telefono senza la necessità di portarlo all’orecchio, una comodità mica da poco.

Sotto al cofano due driver FullSpectrum da 40mm che sulla carta garantiscono la riproduzione dell’intera gamma udibile dello spettro sonoro, io posso solo dirvi che ogni suono, anche quello più piccolo, sarà riprodotto fedelmente, anche quando si tratta di tecnologie supportate (aptX e AAC in primis, assai esigenti in materia). Una cancellazione del rumore attorno a voi pressoché perfetta, potrete liberamente annuire mentre la suocera continuerà a parlarvi in faccia pensando di essere comunque ascoltata nonostante le cuffie sulle orecchie, voi non sentirete nulla e per la prima volta proverete piacere nel sentirla parlare ;-)

La tecnologia CrystalVoice di Creative garantisce inoltre una pulizia del suono del microfono incorporato pari a quella di un qualsiasi altro microfono fisico messo a (quasi) diretto contatto con la bocca. Ho fatto qualche telefonata di test e nessuno è stato in grado di notare differenze rispetto all’utilizzo classico del telefono, nessuno ha chiesto se stessi usando il vivavoce o gli auricolari, segnale evidente di un’ottima qualità di cattura anche in ambienti non certo silenziosi (ci siete mai stati nel mio condominio?)

Tutta “questa ciccia” viene mossa dal processore audio integrato SB-Axx1 realizzato dall’azienda leader nel mercato PC (ma non solo), pensato e sviluppato anche per il gaming (in realtà viene dato come scope principale ma io fino ad oggi ho ottenuto le maggiori soddisfazioni dal collegamento al Macbook e all’iPhone). Quello che inizialmente mi lasciava perplesso era la solita durata della batteria tutta teorica di 8 ore che con così tanta potenza da erogare e con le connessioni prive di cavi entrava di diritto nelle preoccupazioni pre-acquisto. La preoccupazione è sparita: le 8 ore sono state anche superate e lo stato della batteria viene costantemente passato al telefono che lo mostrerà subito accanto all’icona del bluetooth (anche questo succedeva con Airwave HD) e con una carica da circa 2 ore ho ottenuto un nuovo ciclo di vita senza smettere di utilizzare le cuffie che sono rimaste collegate con il cavo microUSB al mio portatile.

Pieno controllo tramite App

Creative ha reso disponibili alcune applicazioni gratuite sull’AppStore che permettono di controllare i settaggi delle cuffie quando connesse in bluetooth al dispositivo mobile (iPhone / iPad / ecc.). Si tratta di Sound Blaster Central e di Sound Blaster VoiceFX ma quest’ultima servirà solo a modificare la vostra voce -intercettata dal microfono- in qualcosa di pronunciato da altri esseri o dal sesso opposto al vostro, quindi potenzialmente evitabile ;-)

Da Sound Blaster Central potrete scegliere dinamicamente il profilo di ascolto dell’audio “in onda” sulle cuffie, tutto in diretta, attraverso equalizzazioni già pronte e realizzate da Creative per offrire il meglio in fase di gioco, ascolto della musica o di un film come vi trovaste al cinema. Io ho personalmente scelto di mantenere il profilo standard offerto dalle Sound Blaster EVO Zx così come tirate fuori dalla scatola, con i bassi ben definiti (settaggio che potete facilmente attivare facendo un singolo clic sul pulsante SBX che c’è sul padiglione destro, lo stesso che serve ad accendere il dispositivo).

In conclusione

Un ottimo prodotto che collocato e provato nella quotidianità mi ha fatto apprezzare i moltissimi pregi mettendo da parte i ben pochi difetti riscontrati, uno tra i quali il costo non esattamente alla portata di chiunque considerando che il listino prezzi Creative fissa le Sound Blaster EVO Zx alla tacca 229,99€, anche se è facilmente (per fortuna, aggiungerei) rintracciabile ad un prezzo minore passando da Amazon o simili.

Davvero un bel giocattolo.

Da quando Apple ha realizzato il primo modello di iPhone (2007, considerando il primo 2G americano) un fattore comune ha legato ogni nuovo modello al primo e più in particolare al 3G, approdato anche da noi in Italia nel 2008 e quasi subito detentore di “un record”: meno di una giornata di durata della batteria utilizzandolo pesantemente. Mancavano ancora le offerte dati generose come quelle che possiamo invece trovare più semplicemente oggi (anche se si potrebbe fare molto di più, nda), mancavano forse molte delle WiFi libere nei locali pubblici, eppure bastava un po’ di impegno per portare allo 0% quel valore in alto a destra nella schermata.

Hanno così proliferato aziende produttrici di batterie portatili “tampone” che potessero concedervi un po’ più di carica e qualche ulteriore ora di autonomia nel caso in cui non ci si trovi vicino ad una presa elettrica. Varta è protagonista di questo articolo, più precisamente una linea “Portable Powerpack” da poco lanciata con 4 prodotti specifici alimentati a batterie alcaline (facilmente sostituibili).

Ho voluto provare il Varta Emergency Powerpack. Si tratta di un piccolissimo caricabatterie che racchiude al suo interno una batteria VARTA CR123A Lithium, che fornisce 2 ore di ulteriore autonomia al proprio telefono, iPhone (con connettore a 30 pin, non ancora disponibile quello con connettore Lightning) che BlackBerry o Samsung Galaxy e compagni (con connettore microUSB). La carica è estremamente rapida e il costo del caricabatterie e della prima batteria CR123A Lithium è di 9,90€ (listino Varta).

L’oggetto è talmente piccolo che può essere facilmente trasportato nel borsello o anche in tasca, il connettore ha infatti una piccola copertura in plastica per evitare che si rovini quando non utilizzato. A voi basterà toglierla e collegare il Varta Emergency Powerpack al telefono per notare il simbolo della carica in corso e rimettere via il tutto o continuare la vostra conversazione / navigazione / gioco.

Può convenire l’acquisto?

Con un prezzo così accessibile e la possibilità di cambiare facilmente la batteria contenuta al suo interno (su Amazon un pacchetto da due costa anche meno di 5€) può essere un’arma vincente. Lo si preferisce alle batterie tampone più grandi per la sua grande portabilità ma chiaramente si “paga pegno” con le due sole ore di carica a vostra disposizione come “ancora di salvataggio“.

Ho personalmente acquistato anche un Varta Portable Powerpack da 1800 mAh che consente di dare due cicli di carica completi all’iPhone. Prezzo ovviamente differente così come peso e grandezza dell’oggetto, ma questo sarà argomento di un prossimo articolo :-)

E’ uno degli ultimi giocattoli presentati da SONY allo scorso IFA di Berlino e può tornare comodo a chi vuole realizzare fotografie o video con un’ottica migliore rispetto a quella tipicamente messa a disposizione dal proprio telefono. Sto parlando di Cyber-shot DSC-QX10, più comunemente conosciuta come “Sony QX10″, protagonista dell’articolo di oggi e del mio banco prova dopo un lungo periodo di prova e di riflessioni varie.

Capiamoci subito: non si tratta di una vera macchina fotografica (e questo lo avevate certamente intuito in completa autonomia) e no, non potrà certo sostituire la scelta di una buona compatta o di una reflex, può semplicemente farvi sentire immensamente più figo all’interno del vostro gruppo e batte a mani basse ogni accessorio “finto-professionale” che promette di fare miracoli e far diventare la fotocamera di un iPhone (seppur buona) un’autentica attrezzatura da scatto in studio (ecco si, ricordate di prendere la carrozza entro mezzanotte).

Di cosa stiamo parlando

Sensore da 1/2.3 “Exmor R” CMOS con aspect ratio 4:3, circa 19 Megapixel, SONY G Lens con un f = 4.45-44.5mm per le fotografie che arriva a f = 27.5-385mm (SteadyShot Active Mode) per la registrazione video in 16:9, il tutto con uno zoom ottico 10x che vi permetterà di raggiungere anche i soggetti più distanti. Un oggetto estremamente leggero (circa 100 grammi) con un alloggiamento che permette di ospitare uno tra i seguenti supporti di memoria: Memory Stick Micro, Memory Stick Micro (Mark2), microSD Memory Card, microSDHC Memory Card o microSDXC Memory Card, un elenco ben nutrito anche se la mia personale scelta è ricaduta sulla più classica delle microSD (da 16GB, così da poter conservare una buona mole di minuti di registrazione o fotografie ad alta qualità).

Tecnologia WiFi e NFC per un collegamento diretto ed immediato da qualsiasi dispositivo basato su iOS o Android (per i quali è stata sviluppata l’applicazione PlayMemories, disponibile gratuitamente su AppStore e Google Play), anche se potreste decidere di non controllare l’ottica tramite applicazione provando quindi a scattare fotografie “indovinando” l’inquadratura del soggetto al quale siete interessati. Non potrete registrare allo stesso modo i video perché non c’è modo di fare switch di modalità dall’oggetto, bisognerà quindi passare necessariamente dall’applicazione. Il collegamento (almeno in WiFi) è molto semplice: una volta accesa la QX10 questa creerà una rete senza fili alla quale voi potrete fare accesso dal vostro telefono o dal tablet utilizzando la password che trovate sull’adesivo posto dentro lo sportellino che protegge la batteria (dove troverete anche il nome della rete, tipicamente DIRECT-eh…). Inutile dire che così facendo perderete ogni connessione a internet e non potrete certo tenere “il piede in due differenti scarpe“.

Ogni fotografia scattata con QX10 verrà immediatamente salvata in qualità “media” sul telefono (subito disponibile quindi nella vostra libreria Immagini) e tenuta in copia a massima qualità sulla scheda installata (ammesso che ci sia, potete altrimenti scattare le fotografie e tenerle a più bassa qualità solo sullo smartphone o sul tablet). Giusto per capirci, ho caricato su Flickr entrambe le qualità recuperandole rispettivamente da telefono e da microSD, potete valutare voi stessi il risultato (qui di seguito l’immagine da telefono):

SONY Cyber-shot DSC-QX10: Test

e potete fare clic qui per andare a visualizzare la fotografia a massima qualità (sempre su Flickr).

Quindi, riepilogando, facile da utilizzare, facile da gestire, per assurdo l’idea di base è assolutamente eccezionale: fornire un’ottica priva del suo corpo che può delegare le funzioni di scatto e zoom (questo è disponibile fisicamente anche su QX10) ad un dispositivo completamente separato, come fosse un telecomando. Potrete quindi posizionare QX10 dove preferite, anche nei punti più scomodi e scattare o registrare. No alle fotografie mosse, no alle posizioni del proprio corpo degno di un kamasutra senza però la parte più interessante (il partner, nda), tutto in discesa? Non proprio.

Ha le sue pecche, e non si tratta del puro ferro stavolta

Si, le ha, non è tutto oro quello che luccica e nonostante l’idea di base sia molto valida ho perso molto tempo e ho voluto continuare a fare test anche in situazioni non esattamente comode, per verificarne quella sua particolare abilità del potersi infilare ovunque e non essere ingombrante come la mia reflex. Partiamo quindi con una carrellata di “contro” trovati su due piedi.

Molte WiFi, poco onore: fino all’uscita dell’ultimo aggiornamento che l’ha resa compatibile con iOS 7, PlayMemories ha sempre avuto serie (ancora oggi sensibili anche se minori) difficoltà nel collegamento all’hardware per il controllo remoto delle funzionalità una volta connessi alla rete senza fili creata da QX10 (se non addirittura, rare volte fortunatamente, l’impossibilità di connettersi persino alla rete stessa);

Think your Lag is bad, it took Jesus 3 days to respawn: citazione che è più semplice da trovare nelle immagini dei gamer ma che può essere estesa all’applicazione appena citata un paio di righe più sopra. Si perché nonostante l’aggiornamento (che ribadisco: ha migliorato di parecchio l’esperienza di utilizzo di QX10) il ritardo nella comunicazione tra applicazione (sia su iOS che su Android, una volta tanto non c’è alcuna differenza tra i due sistemi operativi) e ottica è troppo. Perdere anche solo un secondo in più rispetto al previsto vuol dire rovinare la fotografia, il reclamo all’ufficio pazienza persa vi aspetta dopo qualche minuto e qualche tentativo di scatto non andato a buon fine.

SONY Cyber-shot DSC-QX10: Scatti di test (Resized)

Si perché se pensate che non sia colpa del prodotto vi sbagliate. Capisco che QX10 possa essere utilizzata senza la sua applicazione ma se il pacchetto viene “venduto così com’è al cliente” ecco allora che quello stesso cliente si troverà a dover utilizzare qualcosa dal sapore di “non terminato“, di completo ma di non fruibile fino in fondo. A quel punto tanto vale attaccare fisicamente qualcosa all’ottica (magari tramite la microUSB posta sul lato dietro un apposito sportellino) grazie anche all’ottimo supporto studiato per i gli smartphone, a molle regolabili, che vi permetterà quindi di emulare una compatta a tutti gli effetti :-)

Sulla registrazione video invece di pecche ce ne sono ben poche, si parla in special modo della velocità di messa a fuoco quando cambia l’inquadratura o si muove l’ottica piuttosto che della qualità dell’audio che è buona in un ambiente chiuso e piccolo ma che perde molto nel momento in cui si deve catturare “quel qualcosa in più” con maggiore difficoltà nell’avvicinarsi al soggetto, senza alcuna possibilità di attaccare o collegare un microfono esterno che possa aggirare il problema (è un’idea, magari qualcosa che sia in grado di sfruttare la stessa WiFi messa a disposizione per il device esterno, perché no?).

In conclusione

Trovate qualche ulteriore scatto a questo indirizzo: flickr.com/photos/gioxxswall/tags/sonycybershotdscqx10 e un video registrato tramite QX10 uscirà entro breve su Fuorigio.co in concomitanza con la pubblicazione della recensione del nuovo Call of Duty: Ghosts. L’oggetto mi è piaciuto molto più per l’innovazione e l’idea che per la realizzazione finale in “pacchetto completo” come vi dicevo nel precedente paragrafo.

QX10 è comoda e sicuramente utile in situazioni di emergenza ma difficilmente potrebbe sostituire la macchina fotografica a prescindere da modello, tipo, marca, ecc., può comunque trovare il suo posto all’interno della borsa del portatile per essere sempre a portata di mano ed essere eventualmente “chiamata in campo” al momento opportuno. A corredo di quanto detto fino ad ora aggiungo per vostra informazione il prezzo: €198,99 secondo il sito ufficiale del produttore, non banale e si, come al solito si può trovare ad un prezzo inferiore facendo qualche semplice ricerca e sfruttando i siti web di shopping specializzati.

Se invece pensate che l’oggetto valga la spesa e vorreste “quel qualcosa in più”, date un’occhiata al fratello maggiore QX100 (sony.it/product/dsc-qx-series/dsc-qx100), con ottica Carl Zeiss, con un “corpo” un pelo più ingombrante e forse più comoda da maneggiare, si parla però di una spesa di 449 euro, secondo il listino ufficiale del produttore, un bel salto in avanti in ogni senso.

Prima di chiudere, nel caso in cui siate interessati all’acquisto (magari come regalo di Natale), posso suggerirvi di completare il tutto con un molto più economico ma caldamente consigliato treppiede? Io ho comprato un modello da meno di 10€ prodotto dalla Hama, lo trovo praticamente indispensabile e aiuta parecchio ad utilizzare QX10 anche senza il telefono attaccato dietro con l’apposita pinza ed evitare stupidi tremolii, fondamentale anche per appoggiare l’ottica dove possibile e regolarne angolazione e inquadratura.

Buono scatto! :-)