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Banco Prova: Sitecom MD-273 Network Media Player

Creare una casa “multimediale” non è mai cosa semplice. Tanti i marchi, tanti i prodotti, tante le possibilità per ottenere grosso modo quello che interessa a tutti gli appassionati dell’argomento: un buon media player collegato allo schermo della sala, uno dei componenti di una rete casalinga che possa offrire il massimo della comodità e della libertà.

Ho quindi chiesto a Barbara di fornirmi qualcosa che potesse incuriosirmi e “sfidare” Windows Media Center, applicazione nativa della mia Xbox 360 collegata via WiFi al piccolo PC di casa (del quale vi parlerò presto), vi dico quindi la mia sul MD-273 di Sitecom :-)

Piccolo, leggero, abbastanza completo. 3 aggettivi che possono descrivere il prodotto che ho ricevuto qualche giorno dopo. Sfortunatamente per un errore nell’invio non ho ricevuto l’antenna WiFi, vi lascio quindi immaginare che strani passaggi “kamasutrici” ho dovuto inventarmi per far arrivare un cavo di rete laddove non è stato mai previsto, ragnatele degne del miglior Spiderman partire dal mio access point per arrivare il più vicino possibile al televisore, il cavo HDMI ha pensato al resto!

Come al solito vi risparmierò tutto quello che riguarda l’unboxing, che lascio volentieri ai fanatici e a chi fotografa anche la più piccola etichetta rimossa dopo aver ricevuto il nuovo giocattolo ;-p

Una cosa però posso dirvela: una volta aperta la scatola la strada è in discesa, se avete fatto bene i vostri conti ordinando anche l’antenna WiFi (optional, grave pecca con quello che costa al giorno d’oggi) si tratterà di una banale operazione plug & play (e setup, ovviamente), a meno che non vi chiamiate Giovanni e non siate paranoici a tal punto da dover prima scoprire il MAC Address del dispositivo per aprirgli “uno spiraglio” sul DHCP del vostro router.

Il telecomando in dotazione è piccolo ma ha tutto ciò di cui potreste necessitare per il pieno controllo del dispositivo, nonostante sia finito nuovamente nella scatola dopo poco grazie all’applicazione gratuita per iPhone che ho scaricato direttamente da AppStore: itunes.apple.com/it/app/imediaremote/id417405704?mt=8. Occhio alla velocità, nessuna delle due alternative brilla per questa caratteristica, quel minimo di attesa tra la pressione del bottone (sia esso fisico sul telecomando di serie o virtuale su telefono) potrebbe talvolta spazientirvi, più rapido è quello virtuale (si, assurdo, forse perché il piccolo telecomando fa fatica nel momento in cui ci si allontano un pelo di troppo dal player).

Se nella stessa rete avete già collegato un NAS o un PC con cartelle condivise contenenti immagini, musica e video, il MD-273 provvederà alla scansione ed alla proposta a monitor dei contenuti, pur costringendovi a scegliere prima ciò di cui avete voglia in quel momento. Se volete ascoltare della musica sarete costretti a dichiararlo dal menu principale, non potrete avviare un video o vedere delle fotografie e viceversa. da un menu unico Una costrizione di moltissimi software sul mercato, una grande stupidata a mio parere. Un sistema operativo di questo tipo seppur molto semplificato e scarno (forse un pelo troppo, ndr) dovrebbe autonomamente riconoscere il tipo di file scelto e “lanciarsi nella riproduzione” in maniera del tutto “user-free“. Tanti i formati supportati, difficilmente incorrerete in qualche file “illeggibile“.

Il player propone inoltre due porte USB frontali che tentano di sopperire alla mancanza di un supporto fisico interno, permettendoci di collegare una chiave USB o un disco esterno in pochi secondi, molti meno rispetto a quelli impiegati per effettuare la scansione dei contenuti prima di poterli rendere navigabili a video, un piccolo difetto che probabilmente è possibile correggere intervenendo sul software e rilasciando un aggiornamento scaricabile e installabile da web! ;-)

Diversi i servizi “online” disponibili, seppur corrispondenti ad una scelta un tantinello “azzardata“. Non so se si tratti di un problema relativo ad una standardizzazione del software, di licenze o chissà cos’altro, però probabilmente “vTunes”, “Yahoo! Weather”, “Yahoo! Finance” interessano molto meno rispetto a Flickr, Picasa e YouTube, senza sottovalutare che l’ultimo citato non è proprio ben navigabilemancano all’appello giocatori probabilmente molto più graditi alle grandi masse, magari un Mediaset Video o un browser che possa navigare grazie anche alla tastiera estesa virtuale che tramite dispositivo Apple abbiamo a disposizione. E’ chiaramente una mia idea e un mio desiderio, la libertà di scelta totale del contenuto da visualizzare sul grande schermo, senza la necessità di tenere un portatile o un desktop acceso.

La facilità di montaggio, l’intuitivo utilizzo e il basso prezzo di listino contribuiscono a mettere in secondo piano i diversi difetti di questo prodotto, con un paio di ricerche online o una qualsiasi offerta del vostro centro di vendita di elettronica preferito (magari una grande distribuzione come Media World o simili) è possibile portarsi a casa MD-273 a meno di 100€.

Per chi cerca qualità più alta o spazio subito a disposizione consiglio caldamente il suo “fratello maggiore” MD-272 con disco da 2TB integrato. Se doveste invece aver già preparato una soluzione “Windows Media Center Powered” beh, non sarà il MD-273 a convincervi ad abbandonarla, prodotto che per convincere le tasche più scettiche lascia per strada troppe vittime.

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Epson EH-TW480: giocare “in grande”!

Il titolo in effetti parla da solo… il mese scorso ho avuto modo di partecipare ad un piccolo torneo di Fifa 12 organizzato da Epson, realizzato per mettere alla prova soprattutto il loro nuovo proiettore casalingo TW480, un piccolo ma potente proiettore HD Ready che vi permette di godere appieno dell’esperienza di gioco (e non solo) a “tutto muro“. Il difetto più grande riscontrato ancora prima di scendere nei dettagli? Non è certo adatto a tutte le tasche, scopriamo insieme tutti i pro ed i contro di questo oggetto …

Al solito: unboxing e scheda tecnica le lascio a siti web specializzati o fissati con la prima parte della messa in produzione di un nuovo giocattolo, io cerco di focalizzarmi su quello che è stato il mio test.

Per i più curiosi c’è la pagina ufficiale del prodotto disponibile all’indirizzo: epson.it/Videoproiettori/Epson-EH-TW480.

Ora, nonostante la facilità di montaggio del proiettore in se (attenzione ad avere un cavo HDMI pronto che nella scatola NON viene fornito, ndr), ho faticato non poco per collocarlo nella giusta maniera in salotto, questo perché il muro scelto per la prova non mi ha consentito un semplice posizionamento vicino alla console, poco male, questi sono problemi secondari che dovrete comunque mettere in conto a meno che non vogliate montare il proiettore sul soffitto, forse la migliore scelta tra quelle possibili, soprattutto se avete a che fare con appartamenti piccoli, soluzione (credo) particolarmente presente sul territorio.

Una volta posizionato ed individuata la porzione di muro da dedicargli ho potuto mettere a fuoco e allineare l’immagine direttamente dal proiettore (correzione trapezoidale, ndr), impiendo un totale di 5 minuti, una buona media per chi in passato (e talvolta ancora oggi) litiga con i proiettori in azienda quando non collaborano con le impostazioni desiderate! L’immagine è molto nitida anche se perde qualità quando c’è un rapido cambio di frame a video, lo noterete spesso e volentieri con alcuni film piuttosto che con un gioco di corsa, di calcio o peggio ancora di FPS. E’ indubbiamente un difetto “difficile da individuare“, ma l’occhio più scrupoloso e petulante riuscirà a notarlo e fare storie :-)

Tra le (poche) pecche c’è anche il riscaldamento prodotto, occhio quindi a non avvicinarlo troppo ad altri elementi che potrebbero risentirne. Nei pro trovate invece la qualità e la luminosità di una lampada davvero molto valida che -a dire del produttore- assicura una durata di 5000 ore, valore non banale e apprezzabile ammesso che sia veritiero a regimi più o meno sostenuti! ;-)

Un altro consiglio è, dovendo saltare a piè pari il vostro televisore, quello di collegare al proiettore un set di casse degno che possa quindi permettervi di ascoltare un suono più profondo e di qualità, inutile dire che l’altoparlante integrato da 2Watt è come se non esistesse, peggio ancora se volete godervi a tutto schermo un film d’azione, quelli in cui ogni 3×2 sparano una pallottola proprio dietro la vostra testa!

Di certo si tratta di un’esperienza ben diversa dal solito, per la prima volta mi sono davvero goduto ciascuno di quegli 80″ virtuali a muro che mi hanno fatto sentire al centro dell’azione, sia essa di gioco o film, avere in test il prodotto durante gli Europei ha costituito un vantaggio non da poco! La fatica è stata indubbiamente ripagata ma resto tutto bloccato riguardo il dettaglio immediatamente discusso ad inizio articolo (penso alle tasche dei consumatori, le nostre tasche): per potervi portare a casa un nuovo TW480 saranno necessari dai (circa) 500 ai 604 euro di listino Epson, con un possibile risparmio grazie a fornitori terzi (basta una semplice ricerca nei motori di ricerca appositi, ndr). Un investimento che oggi va ad impattare contro una continua “spending review” (va così tanto di moda) che vede impegnata la famiglia, la quale metterà al primo posto le reali necessità più che questi oggetti sicuramente belli e potenti ma costosi e forse inutili per la quotidianità.

La cosa curiosa prima di chiudere è questa: chi spiega ad Epson che offrire un risparmio di 20 centesimi potrebbe non essere sufficiente? :-)

EH-TW480: Risparmio di ben 20 centesimi sul sito web

In ogni caso grazie per la disponibilità, il proiettore può ora passare in nuove mani!

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Il mondo Ultrabook: Asus Zenbook sul banco prova

La sempre più insistente ricerca del portabile ci porta oggi a parlare di Ultrabook, concetto sviluppato e realizzato anche grazie a (ed in contrasto con) Apple e all’introduzione del suo MacBook Air, non troppo “espandibile” ma perfetta soluzione quando c’è da avere a disposizione un portatile con il minimo ingombro e il minimo peso.

L’obiettivo di Intel è molto semplice: conquistare la sua fetta di mercato posizionandosi ambiziosamente tra l’affermato portatile di casa Apple e i tablet che negli ultimi anni hanno permesso a tanti utenti (entry-level e non) di vivere costantemente “al passo” con la propria vita digitale. Quello che manca ad un tablet è ciò che da sempre caratterizza un portatile con sistema operativo completo (e applicazioni annesse), possibilmente Windows per chi non vuole passare al sistema operativo di Cupertino o pensa di non voler spendere la cifra richiesta per poi installarci un doppio sistema a bordo.

Insomma, quello che ho fatto è stato prendere, utilizzare e mettere a confronto i due portatili che Intel spinge molto in questo momento: Acer Aspire S3 e Asus Zenbook UX31E.

Asus Zenbook UX31E

Senza perdere troppo tempo sulle specifiche tecniche che potrete trovare sui rispettivi siti web dei produttori (vi basterà fare clic su uno dei due modelli appena citati, verrete immediatamente riportati alla pagina riepilogativa del prodotto), quello su cui mi vorrei focalizzare è il mio soggettivo parere. Sono entrambe belle macchine nella totalità, nonostante quella ricerca della perfezione estetica da parte di Asus che da sempre la contraddistingue dal resto del mercato, già a partire dal packaging, ed è proprio su questa macchina che baso il mio articolo.

Proviamo quindi a capire perché mai si dovrebbe scegliere un Ultrabook al posto di un MacBook Air o di un qualsivoglia altro portatile “standard“. I miei punti vengono discussi prendendo in considerazione proprio il modello Asus:

  • la differenza di prezzo è tutto sommato accettabile, si parla di 957€ per un modello base Air (quello più simile allo Zenbook costa attualmente 1260€) contro i 1170€ per lo Zenbook Asus, prezzo più basso disponibile secondo Google, quindi più basso anche del modello Air equivalente;
  • la (tutto sommato, ndr) piccola differenza di prezzo non equivale quella prestazionale tra i due prodotti, si salta da un i5 ad un più performante i7, entrambi con 4GB di memoria a bordo, con uno schermo da 13,3″ nonostante l’Asus lo proponga HD con risoluzione massima a 1600×900;
  • assolutamente valido lo spazio disco: ben 256GB sullo Zenbook, rigorosamente a stato solido, contrariamente all’Air che monta di default 128GB (256 disponibili nel portatile da 1512€);
  • stesse caratteristiche per la scheda video e per il peso e le dimensioni della macchina, fondamentali quando si parla di portabilità.

Insomma, due macchine davvero molto performanti e simili per qualità finale, ma differenti quando servite sul piatto “as-is“, è palese che Intel e le aziende che hanno deciso di schierarsi a favore degli Ultrabook vogliono offrire un prodotto che rispetti le aspettative e che valga il denaro speso, uno dei motivi principali che spinge troppo spesso ad arrangiarsi a favore dell’economicità più che della qualità.

Ma avete realmente necessità di un Ultrabook?

Un po’ come l’angelo e il diavolo della coscienza, la domanda posta mi sembra più che lecita, e va molto ben analizzata prima di spendere una cifra importante. L’Ultrabook ha -come tutto- diversi pregi e difetti, questi ultimi piccoli o grandi in base a quelle che sono le esigenze dell’utilizzatore finale.

Nonostante non si faccia praticamente più uso del lettore / masterizzatore DVD (non è il mio caso, ndr) questo vi tornerà utile o addirittura necessario nel peggiore momento che possiate aspettarvi. Si chiama legge di Murphy e tanti miei colleghi (e non solo) la conoscono bene: it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy.

Lo stesso dicasi per le porte USB, mai abbastanza quando si ha la necessità di attaccare…

il mouse (sa, non so usare bene il touch!), la tastiera (sa, la comodità!), l’iPod, l’iPhone e l’iPad (sa, sono fan Apple e ho tutto anche se non utilizzo niente), le due o tre chiavette USB (sa, è bene averne sempre più di una!) insieme all’hard disk esterno (le serie televisive non ci stanno nelle chiavi!) e lo sparamissili o lo scaldatazza (non ho resistito all’acquisto).

Chi però fa un mestiere più a contatto con il cliente finale e magari non troppo tecnico, probabilmente non avrà necessità di tutte queste porte libere o di drive dichiarati “obsoleti“. E’ la “classe iPad”, che grazie ad un Ultrabook potrebbero finalmente ottenere il giusto mezzo di cui hanno necessità per la sopravvivenza quotidiana nella giungla lavorativa, grazie anche all’ottima durata della batteria (ottimizzata anche grazie al software Asus già installato da fabbrica) e la facilità / velocità della sospensione del sistema.

In conclusione

Una prova che mi ha permesso di arrivare ad un risultato ben definito: adoro e continuerò ad andare fiero della mia macchina più standard, comunque Intel-dotata ma meno alla moda (occhio, non è dispregiativo), questa estrema portabilità non mi è necessaria e lo zaino mi permette di trasportare senza troppa fatica il mio portatile (al resto ci pensa l’automobile o il mezzo pubblico!).

Nonostante questo posso assicurarvi che questo tipo di prodotto è molto valido, un acquisto sicuramente consigliato nel caso in cui voleste prendere un Air (per necessità, sia chiaro) ma voleste risparmiare qualche soldino pur rinunciando all’ottima qualità.

A me non resta che ringraziare Intel e augurare a tutti vuoi un buon lavoro :-)

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Navigazione: Garmin nüvi® 3490LMT sul banco prova!

Il navigatore GPS è uno degli oggetti che difficilmente manca nelle vetture di tutti coloro che viaggiano abitualmente, sottoscritto compreso. Qualche anno fa sono passato da Tom Tom a Garmin e nonostante tutti i “cavalieri” che difendono a spada tratta la casa olandese, quella americana non mi ha mai dato tutti quei problemi dei quali si sente o legge in giro. Fortunato? Attento e sempre al passo con gli aggiornamenti? In ogni caso fino ad oggi posso ritenermi soddisfatto dai loro prodotti (stand-alone o software per telefoni).

Un paio di settimane fa sono stato contattato dall’agenzia che cura i rapporti con la stampa per conto di Garmin, mi ha fornito un’interessante immagine che riepiloga la storia del navigatore satellitare, dagli inizi a come lo conosciamo oggi noi tutti, che ripropongo volentieri:

GPS TimeLine di Garmin (clicca per ingrandire)

E’ bello vedere come una tecnologia nata militare ha lentamente potuto prendere piede, vivendo poi una rapidissima escalation negli ultimi anni che l’ha portata ad entrare nella vita del guidatore :-)

Ma più di tutto mi interessava mettere le mani sul loro ultimo prodotto di punta: il nüvi 3490LMT, che sono riuscito ad ottenere per un test.

Sottile (parecchio), leggero, molto simile ad un iPod Touch o un iPhone dal quale ha “ereditato” la possibilità di sfruttare la modalità landscape, una delle due ‘posizioni‘ di utilizzo per sfruttare la base in automobile o la semplice mano magari durante una passeggiata. Porta con se le ultime mappe realizzate da Navteq e include tutto quello che potete trovare in un qualsiasi navigatore di fascia minore della stessa casa produttrice.

Perché quindi spendere di più? Quello che fa la differenza è il tipo di servizi e supporto legato a questo prodotto specifico, probabilmente il primo così “in alto” a stabilire un fermo pagamento per l’ottenimento di mappe sempre aggiornate e aggiornamenti traffico in tempo reale anch’esso “lifetime“. Entrambi i servizi sono sempre stati offerti nel primo anno (massimo due) di vita di qualsiasi dispositivo commerciale, passando poi a pagamento per permettere l’allungamento della vita dell’hardware, quasi sempre già pronto per durare nel tempo.

Schermo full-touch da 4,3 pollici, funzione anti-traffico costantemente aggiornata (un aggiornamento ogni mezzo minuto), al prodotto finale contribuiscono anche il chip bluetooth integrato (che quindi permette di avere un vivavoce per il proprio telefono a costo zero) e i comandi vocali che permettono di non togliere le mani dal volante e di partire immediatamente senza perdere tempo a programmare il proprio viaggio!

Ho avuto modo di usare il navigatore per 15 giorni, ho cercato di tenerlo attivo in tratte cittadine e autostradali, valutando ogni cosa e tenendo d’occhio anche le segnalazioni riguardanti gli autovelox. Il 3490LMT si è sempre comportato bene ma non mi ha mai fatto rimpiangere il mio 255 W(T), un navigatore di diversi anni fa che con le giuste mappe (aggiornate lo scorso anno su giusta segnalazione automatica all’accensione) e gli aggiornamenti dei PDI disponibili grazie ai ragazzi di POIGps ancora riesce a portare a termine il suo sporco lavoro. Insomma, un prodotto che nulla introduce ma piacevolmente conferma. Conferma che Garmin ancora una volta può e vuole tenere al passo l’hardware, basandosi su un software solido e sempre semplice come anni fa.

Deluso? Forse un po’, eppure in fin dei conti un dispositivo di navigazione deve svolgere un semplice compito: portare la persona dal punto A al punto B, con delle deviazioni, autovelox e salti di coda dove possibile, nonostante non ci sia alcuna soluzione definitiva al traffico (se non abbandonare completamente i mezzi privati, navigatori compresi! :-D).

Grazie a Garmin per avermi permesso di fare questo test, spero capiscano le mie perplessità e invito chiunque voglia discuterne e mettere in dubbio il mio personale giudizio (senza polemiche sterili, possibilmente ;-)) a lasciare un commento.

La regia vi ha gentilmente offerto i consigli per gli acquisti:

Avete appena letto un post nato grazie alla collaborazione con aziende terze. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Telecom Italia: Opzione Play, un occhio di riguardo per i giocatori o il dovuto a pagamento?

Sono l’ultimo dei tre (qui gli altri due, Andrea assente neanche tanto giustificato!) che hanno avuto modo di provare l’opzione Internet Play di Telecom Italia, circa un paio di settimane fa, nella sede di Piazza Enaudi a Milano. Bando alle ciance di rito e ai ringraziamenti, vorrei passare ad una personale riflessione che ho avuto modo di approfondire solo parzialmente in sede, dato che la persona di riferimento doveva spostarsi rapidamente in aeroporto per tornare a Roma.

Prima di cominciare, questo è quello che è successo durante la serata:

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Due Xbox 360, due connessioni di cui solo una in configurazione “Play” e due copie di Fifa 12, che ho cominciato a giocare proprio in questa occasione.

Attraverso un tecnicismo che potrebbero non capire tutti (me ne scuso), l’opzione Play configura la connessione ADSL casalinga di Telecom Italia in modalità “FastPath“, rinunciando quindi a quella Interleaved e alla sicurezza di trasmissione dei pacchetti, limitando di parecchio la latenza, i tempi di risposta / ping verso i server di gioco (e non solo, ovviamente), guadagnando così una connessione sempre reattiva. Per chi non ha capito nulla di questo periodo basta un riassunto di poche parole: meno latenza, più velocità di risposta sui server multiplayer.

Non ho alcun dubbio sul beneficio di questa modifica su una connessione casalinga usata prevalentemente per il gaming online, il VoIP o il continuo caricamento / scaricamento dati in videochat (Skype in primis), così come non è mai da sottovalutare la banda disponibile in upload, ed è proprio di questo che vorrei parlarvi, il vero tallone d’Achille italiano.

Internet Play fa parte del set di offerte Super Internet di Telecom Italia, che promettono faville per tutti i clienti che sceglieranno di versare un numero di oboli superiori a quelli inizialmente pattuiti per il normale abbonamento ADSL di casa. Lo stesso Savino ci mostra quanto è facile e veloce caricare su YouTube il video della storia di Venezia tra una tubatura rotta e una gondola di fortuna. Quella che ci viene mostrata (e metto anche me nel gruppo dei fruitori di pubblicità passate ripetutamente sul mainstream) è una barra di caricamento degna di una connessione fibra americana. Un video sufficientemente lungo caricato però in pochissimi secondi. Quello che nella realtà vedrete, è la stessa barra di caricamento un pelo più appesantita, come se nella scalata verso quel 100% gli venisse caricata addosso un panda, un elefante e l’avanzo di una zebra passata di li per caso.

L’offerta infatti riporta che la banda disponibile in upload può arrivare fino ad 1Mbit/s. Per capirci, potrete caricare un video a circa 105Kb/s. Se il video occuperà 10MB, ci vorranno circa due minuti e mezzo prima di arrivare al completamento, a patto che le condizioni rimangano buone e che la velocità di upload non oscilli troppo.

Quello che ho “lamentato” nell’adatta sede è stato proprio questo, il voler spacciare quello che già abbiamo come un nuovo servizio dalla velocità imbattibile. Sono un cliente Fastweb, tanti di voi lo sanno e ho voluto dirlo chiaramente anche durante la presentazione, eppure sarei felice se Telecom Italia -proprietaria della maggior parte delle linee fisiche italiane- decidesse finalmente di cambiare le carte in tavola e offrire quello che nessuno ha ancora osato darci: la simmetria, o per lo meno (data l’attuale impossibilità della prima detta) la verità.

Cosa offre quindi la madre delle aziende di telecomunicazioni ai clienti finali che scelgono di pagare quei 3€ in più (tornando a parlare di Internet Play)? Una configurazione più dinamica e scattante mista al maggiore supporto. Se c’è una cosa che nel 90% dei casi esiste solo sulla carta è proprio il supporto tecnico. La figura astratta che sta dietro la cornetta, il malcapitato che svolge il brutto lavoro dell’operatore di call-center, pagato poco ma sfruttato tanto, colui che deve sorbirsi tutte le lamentele dei clienti imbestialiti a causa di qualcosa pagato a prezzo pieno ma utilizzato a meno della metà per cause troppo spesso tecniche.

Torna quindi in primo piano la domanda posta nel titolo dell’articolo: quanto promesso vi è già dovuto a costo zero? Forse no, o per lo meno non vi è dovuto un trattamento migliore di tutti gli altri clienti. Se è vero (non posso dimostrarlo non essendo loro cliente, ma voglio essere fiducioso) che nei primi mesi di vita la linea viene costantemente monitorata e un tecnico si prenderà cura di modifiche e miglioramenti affinché questa resti performante e stabile nel tempo, allora posso pensare che il gioco valga la candela. Da gamer e da “internet lover” (proprio come piace a Telecom) questo potrebbe certamente giovare all’uso intensivo della propria rete ADSL e alla soddisfazione finale da cliente pagante, meno rabbia e meno operatori di call-center stressati non solo dalla casalinga di Voghera, ma anche dal giocatore che paga qualche euro in più ed è autorizzato a pretendere maggiore tutela e cura. Quei 3 euro mensili in più devono essere davvero giustificati, altrimenti non c’è motivo alcuno per scegliere un’offerta più costosa rispetto ai competitor presenti sul territorio nazionale con pari tecnologie e conto bimestrale inferiore.

Vorrei che questo articolo venisse preso come spunto di riflessione, soprattutto dall’azienda stessa, e -perché no- come spazio commenti per i clienti che hanno scelto o stanno scegliendo queste due nuove offerte, fermo restando che sono convinto di quanto detto nel mio video riepilogativo e della bontà della modifica che durante il gioco si nota, è quella sottile differenza che determina o meno un’azione vincente a spese dell’avversario:

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A questo punto i ringraziamenti di rito in chiusura ci vogliono sul serio: grazie a Donato (Hagakure), Anna (Telecom Italia) e tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti nell’organizzazione del test (me compreso, due giorni prima di tutti gli altri, neve inclusa nel prezzo!), con la speranza che questo articolo non venga preso come sterile polemica ;-)

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