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Banco prova: Kaspersky PURE 3.0 Total Security

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Parlare di un prodotto antivirus non è mai cosa semplice. La sicurezza del client oggi non si limita al semplice “programma antivirus“, l’utente medio-basso è potenzialmente esposto a mille rischi più o meno riconoscibili “dall’odore” e un buon prodotto dovrebbe poter prevedere e prevenire ogni possibile tipo di attacco, nel 99% dei casi oggi giorno proveniente dalla rete (navigazione, posta elettronica, reti locali in azienda), nonostante le chiavi USB, i dischi esterni e supporti di memoria un pelo più vecchi mantengano sufficientemente alta la loro statistica.

Qualche giorno fa vi ho parlato di Kaspersky PURE 3.0, la nuova versione della suite russa che intende dedicare all’utente un intero ecosistema di protezione che spazia dal “semplice” antivirus al controllo dello stato di sicurezza della casa passando per la protezione degli acquisti online e la reazione più o meno immediata contro qualsiasi malware proveniente dalla rete.

In realtà la lista completa prevede le più avanzate tecnologie di “Internet Security“, il “Parental Control“, backup e ripristino dei dati delle proprie macchine (funzionalità non certo nativa dei prodotti antivirus ma offerta, un punto sicuramente a favore), un Password Manager per tenere al sicuro le proprie password e per poterle facilmente richiamare tramite browser, moduli di criptaggio dei dati, ottimizzazione del PC e -come già detto- la gestione centralizzata dei PC della rete domestica.

Installazione e prestazioni

Forse quello che i più dimenticano è la possibilità di rimanere costantemente aggiornati e protetti anche se non si ha a disposizione l’ultimo ritrovato della tecnologia. Per l’appunto, ho voluto installare PURE 3.0 su una macchina virtuale XP (più resistente di un albero sempreverde) con soli 512MB di RAM e senza alcuna limitazione disco (libero sciacallaggio delle risorse del mio portatile). Lo scopo è dimostrare che un prodotto ben studiato e “garantito” anche su macchine datate sia davvero in grado di girare senza alcun problema:

Ho già detto che la macchina di base aveva a sua disposizione solo 512MB di RAM vero? Certo è difficile trovare macchine così in giro ma ne ho viste tante in passato e continuano ad essercene ancora molte. Chiaramente in questa condizione si rende difficile la convivenza con il resto del software a bordo della stessa macchina, non tanto per l’occupazione disco quanto per la possibilità di convivere ed essere eseguito in contemporanea con Pure. Una volta installato e attivato il prodotto ho lanciato immediatamente il primo corposo aggiornamento che ha impiegato molto tempo per scaricarsi (dipende dalla vostra linea ADSL e dall’occupazione dei server di aggiornamento prodotto) e al primo riavvio per l’applicazione delle modifiche la macchina si è addirittura bloccata costringendomi al riavvio forzato. Non è affatto un buon inizio.

Console, comandi, integrazione

Console molto intuitiva e accessibile per ogni tipo di utente, funzioni di aggiornamento automatiche con la solita possibilità di forzarne l’avvio e una marea di opzioni aggiuntive che potrebbero sfuggire al controllo.

PURE 3.0 come ogni altro software Kaspersky installa all’interno dei browser dei componenti aggiuntivi che vanno ad integrare così alcune funzionalità proprie della suite. Chi utilizza come me una versione di Firefox non ancora Stabile (io sono sul canale Aurora, due release più avanti rispetto all’attuale Firefox rilasciato pubblicamente) non potrà utilizzare questi componenti aggiuntivi in quanto non ufficialmente supportati e non compatibili con la versione del browser, cosa che chiaramente non accade per Google Chrome o Internet Explorer (installati anche loro sulla stessa macchina virtuale.

Una perdita? Forse no. La tastiera virtuale, l’integrazione con il Password Manager o le funzioni di verifica dell’URL che si vuole andare a visitare hanno le loro alternative native e non (c’è persino un Anti-Banner che potrebbe sostituire AdBlock e simili, ndr). Tanto per capirci: la tastiera virtuale è fatta per evitare possibili Keylogger residenti sulla macchina che però dovrebbero essere intercettati dall’antivirus Kaspersky stesso, per il Password Manager esiste Keepass con i suoi componenti aggiuntivi o con le funzionalità integrate per l’auto-compilazione dei campi (nativa, senza alcuna installazione di ulteriore materiale) e per il controllo dei siti web vi ricordo che Firefox si appoggia al Safe Browsing di Google con un database molto più che aggiornato.

Parental Control

Una delle funzioni che ho preferito in questo software probabilmente. Senza star li a d inventarsi soluzioni home-made o cercare soluzioni alternative spesso complicate (ma delle quali comunque parlerò quanto prima, ndr) Kaspersky offre filtri di Parental Control già preconfezionati e la possibilità di realizzarne di propri per personalizzare al massimo l’utilizzo della macchina da parte dei membri della famiglia:

La password impostata per il Parental Control può essere immediatamente impostata anche ad altre porzioni del software, compresa la sua disinstallazione, a prova di figlio che decide di mettere fine alla presenza del prodotto sulla macchina (ammesso che gli abbiate lasciato un utente amministratore della macchina, ndr).

Social Network, applicazioni, file da scaricare o bloccare e molte altre informazioni che è possibile inserire / modificare / ritoccare rispetti ai profili suggeriti dal prodotto, il tutto assegnabile ad uno specifico utente della macchina. Molto comoda la possibilità di limitare l’utilizzo della macchina e di internet per ore totali, giorni e orari:

Bravi, molto ben realizzata, semplice da impostare ed immediatamente efficace, il rapporto che potrà essere visualizzato dall’amministratore completa un quadro già ben realizzato.

Gestione centralizzata della rete domestica

Quello che succede con le console di gestione centralizzata dell’antivirus nelle grandi aziende, in piccolo però:

L’idea di fondo è la stessa ed è chiaramente vincente. Se una sola macchina è in grado di monitorare e permettermi di accedere alla gestione della parte security delle altre perdo la metà del mio tempo e posso risolvere eventuali problemi con un paio di clic e senza le necessità di collegarmi da remoto (o fisicamente con monitor, tastiera e mouse) alla macchina interessata. Molto rapido nella ricerca (nell’immagine qui sopra si vede chiaramente la sola macchina virtuale ma ho avuto modo di provarlo anche in una rete con più macchine protette) e altrettanto nella reportistica / ricezione stato degli altri PC ed eventuali adeguamenti a decisioni della console centrale. Qualsiasi Pure 3.0 con la giusta password amministrativa può fare da ponte verso gli altri.

Strumenti aggiuntivi

Ovvero il coltellino svizzero in caso di necessità:

Impostazioni del browser (integrazione dei componenti, ecc.), Rescue Disk per avviare la macchina anche nel caso in cui ci sia qualche infezione che non permette il corretto avvio del sistema operativo (creando un apposito CD/DVD o chiavetta USB di boot), Risoluzione dei problemi post-infezione (per rimuovere ogni traccia) ed Eliminazione definitiva dei file (con più passaggi proprio per evitare che programmi appositi possano recuperare facilmente dati che si intendono cancellare definitivamente).

Costi e conclusioni

La licenza per un solo PC costa circa 60 euro (59,95), passando a quasi 80 (79,95) per 3 PC e 100 (99,95) per 5. Il pacchetto è acquistabile direttamente da kaspersky.com/it/pure. Senza infamia e senza lode ha i suoi pro e i suoi contro come per qualsiasi altro prodotto sul mercato.

Di sicuro Kaspersky offre maggiori strumenti che permettono all’utente di non passare da soluzioni alternative facendo risparmiare tempo e denaro, un punto a loro vantaggio, con una buona configurazione l’ho trovato persino accettabile e neanche troppo esoso ma ho preferito continuare a tenere bloccate le pesanti “infiltrazioni” all’interno di software terzi (come i browser) per evitare di appesantire ulteriormente sistema e navigazione, cosa mai buona per chi lavora tutto il giorno con quel tipo di strumenti, quasi a voler fare una “doppia scansione di tutto“.

Banco prova: Microsoft Surface

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Ho avuto tra le mani Microsoft Surface (in versione RT) per qualche tempo, il nuovo tablet di Microsoft che sfida re iPad e qualsiasi altro concorrente in un mercato già in forte espansione (soprattutto negli ultimi tempi) e che non ammette né errori né compromessi proprio perché gli utenti vogliono poter lavorare in mobilità senza la necessità di un PC portatile. Vediamo insieme com’è andata :-)

Ah, prima di partire metto in chiaro una cosa che sfugge ancora a molti: è solo un tablet come tanti, uno della già lunga lista (almeno nella sua versione RT) e come tutti avrà pro e contro che si cuciono addosso alle necessità dell’acquirente.

La prima occhiata

In realtà la prima occhiata l’avevo già data all’evento di presentazione che Microsoft aveva organizzato qualche tempo fa a Milano.

In ogni caso è sempre bene “approfondire“. Surface RT si presenta in una elegante scatola che contiene al suo interno il tablet e la ormai famosa tastiera che farà anche da cover.

A tal proposito, personalmente ho apprezzato molto più la Type Cover rispetto alla scelta originale Microsoft. Se non ho tasti che posso sentir battere contro la plastica classica della tastiera l’abitudine gioca brutti scherzi e induce a pensare di non aver premuto correttamente qualche lettera. Chiaramente al confronto la nuova Touch Cover di Microsoft dallo spessore pressoché inesistente vince in fatto di design, comodità e praticità, la Type Cover potrà comunque essere tenuta a casa (o in ufficio) pronta per essere collegata al tablet (magari con l’aletta posteriore aperta per farlo assomigliare ancora più ad un vero portatile).

La robusta scocca della quale va molto fiera Microsoft è fatta di magnesio scuro e quel satinato le dona parecchio. Peccato per il peso, nonostante l’impegno posso assicurarvi che reggerlo può dare davvero fastidio al polso, non è certo una piuma, pesa più dell’iPad 3 tanto per farvi un’idea (nel caso in cui abbiate avuto modo di tenerlo in mano). Alla lunga stanca e l’utilizzo sul divano o nel letto (tipico per chi sceglie di prendere un tablet) è un pelo ostico, soprattutto per la scelta del giusto posizionamento. In ogni caso la sensazione è quella di robustezza e buona scelta dei materiali, magari non sarà il tablet da tenere nella borsetta ma ci si può anche passare sopra se questo non vi preoccupa.

Brillante, wide, sempre in landscape

L’ho notato immediatamente: la brillantezza del monitor e il fatto di nascere in 16:9 aiuta e migliora di molto l’esperienza di navigazione, la visione di contenuti multimediali, la videochiamata tramite il “pupillo di casa” (Skype, ndr), certo avrei preferito utilizzare il mio Firefox con preferiti sincronizzati e componenti aggiuntivi ma di questo parlerò nel paragrafo successivo, anche Internet Explorer 10 (non potendo avere altro, ndr) è una valida alternativa, un po’ come il dover utilizzare Safari su iPad.

Perché Landscape? Perché contrariamente al solito iPad o ad un qualsiasi altro tablet Android, Microsoft propone il suo unico “tasto” (è una piccola area sensibile al tocco) fronte macchina sulla parte inferiore del tablet a patto che questo venga tenuto -appunto- in orizzontale e non in verticale, anche perché questo sarebbe fortemente antiestetico e scomodo anche da reggere. Al contrario poggiarlo sul tavolo o sulla scrivania utilizzando l’aletta posteriore che permette di tenerlo nella giusta inclinazione è tutta un’altra cosa.

La migliore esperienza me l’ha data il nuovo Skype per Windows 8 (versione quindi per la nuova interfaccia e non per Desktop) in fase di videochiamata, dove la qualità video e audio viene ottimizzata molto per ottenere il miglior risultato tra massima fluidità e ottima qualità del video, la fotografia non rende giustizia, posso assicurarvelo:

Mi perdonerà il mio “anziano” se lo rendo protagonista non retribuito di questo articolo (si arrabbierà soprattutto per il non retribuito ;-). Ho notato qualche pecca solo nell’amplificazione dell’audio in ricezione. Se la persona dall’altro lato non è proprio vicina al microfono l’alzare completamente il vostro volume potrebbe non bastare nel caso in cui ci fosse un minimo rumore di sottofondo. Al contrario (stranamente, ndr) la stessa applicazione su iPad o Desktop sa far di meglio, evidentemente anche grazie all’hardware di base.

Quella sensazione di parziale libertà

Ce n’è un’altra di sensazione oltre quella di bellezza e nitidezza data dallo Skype in full screen, ed è quella della parziale libertà. Sia chiaro: Microsoft Surface RT è solo un altro tablet tra tanti, come abbondantemente sottolineato ad inizio articolo, bisogna ripeterselo in testa più e più volte per evitare di prenderlo e lanciarlo dalla finestra quando il processore Tegra alla base della versione RT non permetterà di installare nessuna applicazione all’infuori di quelle proposte nello store di Windows.

Si perché è chiaro: l’essere cresciuti con Windows ci mette tutti nella condizione del “posso installare quello che mi pare” e doversi limitare su Surface RT non è affatto semplice, almeno una volta proverete stupidamente a scaricare un eseguibile da installare su Desktop, ottenendo così il popup di errore e di obbligo a passare dallo Store, il quale ovviamente conta si moltissime applicazioni, ma è ricco inoltre di grandi assenze in attesa che le aziende e gli sviluppatori indipendenti vadano a colmare questa grave lacuna.

Niente di irrisolvibile in ogni caso, l’importante è aspettare e pensare che anche gli altri big di settore hanno avuto lo stesso problema in fase di avvio. Tanto per capirci: durante la mia fase di test prodotto ho utilizzato (e l’ho trovato molto valido, ndr) MetroTweet, giusto una manciata di giorni dopo Twitter ha lanciato l’applicazione ufficiale anche su Windows 8! :-)

Installazione, aggiornamento e rimozione delle applicazioni sono operazioni banali e così come vale per Apple o Google anche Microsoft richiederà l’utilizzo di un ID, quello Live per l’esattezza, lo stesso che avrete utilizzato in passato per collegarvi a MSN o passare a Skype in questi giorni, lo stesso di Outlook.com e di una miriade di altri servizi Microsoft, niente di nuovo fortunatamente!

Connessione wireless, bluetooth e USB

E’ fuori di dubbio che questo sia un punto di forza. Oltre lo standard che è ormai minimo sindacale su qualsiasi dispositivo trasportabile, Surface offre una porta USB che può essere sfruttata per collegare penne USB, dischi esterni, macchine fotografiche e molto altro ancora con la facilità d’importazione contenuti tipica di Windows. E nel caso in cui questo non bastasse, lo slot MicroSD per l’espansione di memoria vi convincerà con i suoi ulteriori 64 GB di spazio riservato in qualsiasi momento, una tra le cose più comode e uniche rispetto alla concorrenza.

In conclusione

La macchina fa la sua buona figura ma in ogni caso non la comprerei. Nonostante la presenza di Office 2013 on-board (il che non è affatto da sottovalutare) preferirei investire qualche soldino in più pur di andare sulla versione PRO che combina le qualità complessive di Surface RT con un Windows 8 ed un processore Intel i5 che permettono di installare qualsiasi applicazione di terze parti avendo inoltre delle prestazioni indubbiamente superiori al fratello minore: microsoft.com/surface/it-IT/surface-with-windows-8-pro.

Surface RT almeno nel mio caso non è il tablet adatto alla quotidianità, è meno supportato e meno comune (almeno per ora) di un iPad o di un Galaxy Tab (a livello di applicazioni intendo) e ha molto meno mercato, non basta l’Office a bordo per convincermi, contrariamente (come già detto) ad una macchina PRO che potrebbe trasformarsi in postazione di lavoro o tablet semplicemente staccando e attaccando la tastiera (oltre che il mouse in bluetooth o connesso alla porta USB del tablet, ndr).

Prima dell’addio

Per gli amici: “Come formattare un Microsoft Surface“. Dato che potrebbe capitarvi di voler vendere o regalare Surface RT, vi spiego come riportarlo allo stato “di fabbrica” così da non lasciar scappare via i vostri dati. Microsoft ha chiaramente previsto anche questo. Dalle impostazioni del sistema occorrerà andare in Generali quindi selezionare l’avvio avanzato di sistema (le fotografie sono state scattate al RT provato da me e tenuto in lingua inglese, ndr).

Quando richiesto occorrerà selezionare “Troubleshoot” (eliminazione / correzione del problema):

e procedere con un Reset della macchina perdendo così impostazioni e dati utente:

Il reset si compone di due passaggi e occorrerà prima prendere visione di quello che potrebbe accadere, quindi scegliere il tipo di reset da effettuare. Inutile dire che nel mio caso si è trattato del secondo:

Restart: fase 1 Reset: fase 2

All ready to go guys, We can start the process” o per meglio dire: premi il pulsante rosso e attendi il termine dell’autodistruzione:

Microsoft Surface partirà da una condizione di fabbrica, pronto per essere configurato come fosse la sua prima volta fuori dalla scatola. Giusto il tempo di impostare la lingua e l’account come succede per un qualsiasi Windows anche antecedente all’ultimo arrivato.

That’s all folks

Penso di aver fatto una sufficiente panoramica di pro & contro trovati, la mia esperienza è stata istruttiva e spero possa tornare utile a chi sta valutando l’acquisto del suo prossimo tablet. Fabio ha voluto sottolineare l’aspetto ludico collegato allo strumento, ne ha scritto pochi giorni fa su fuorigio.co, dateci un’occhiata magari :-)

Già che ci sono vi segnalo altri due articoli dedicati a Surface, li ha scritti Andrea: qui il primo, qui il secondo.

Nuova SEAT Leon: the Lion King is back!

E ora basta con i videogiochi e la realtà virtuale, parliamo di strada, di libertà di guida (tanto adorata quanto odiata in base a chi ti trovi nella corsia di fianco, ndr)! Ho avuto il piacere e l’onore di guidare una nuova SEAT Leon per una settimana, l’ho fatta correre sulle strade di Ravenna e Milano, l’ho mostrata ad amici e parenti raccogliendo approvazioni e critiche ma in ogni caso me la sono davvero goduta.

L’impegno e l’investimento del gruppo Volkswagen racchiusi nella nuova berlina che fa bella mostra di se anche al salone di Ginevra in questi giorni, nella sua nuova versione SC. Vediamo insieme com’è andata.

Nessuno ti conosce meglio di me

La proposta di mettere al volante della nuova Leon una serie di “interessati” è nata per caso al Motor Show di Bologna di qualche mese fa, la voglia di aiutare SEAT nel lancio di una macchina così importante per la casa è quasi d’obbligo quando fai parte dei club ufficialmente riconosciuti sul territorio italiano. Il sottoscritto è ancora parte integrante dell’ITC nonostante circa un anno fa abbia deciso di passare alla sorella maggiore: da Ibiza a Leon.

Uno dei punti salienti e vincenti della proposta è esattamente questo: chi meglio di un cliente può conoscere una SEAT? Il marchio spagnolo pesantemente influenzato dalla tecnologia e dall’esperienza tedesca è protagonista negli ultimi anni di realizzazioni fatte su misura di giovane (e non solo), segno distintivo che l’ha sempre fatta risaltare in mezzo a tante “giovani vecchie” . Quello che la nuova Leon fa è un po’ perdere quell’aggressività e design “diverso dal solito“, guadagnando però in altri dettagli e  caratteristiche che la rendono una vettura molto appetibile ad un prezzo assolutamente accessibile considerando che si tratta di una Golf ben mascherata, a tal proposito avevo tirato fuori qualche dubbio proprio poco tempo fa (ricordate questo articolo?).

La vettura

La vettura testata è la stessa che avevo avuto modo di provare in pista a Misano. Si tratta della versione 1.4 TSI ad iniezione diretta (benzina) con 122CV, Start/Stop e allestimento FR, il top di gamma in attesa dell’arrivo della versione Cupra non ancora annunciata (ma che tutti noi stiamo aspettando!), qui trovate il catalogo contenente anche le versioni disponibili: seat-italia.it/content/medialib/seat/it/models/nuova-leon/brochre/catalogo/_jcr_content/renditions/rendition.file/nuovaseatleon.pdf.

Certo in confronto alla mia FR 170CV CR con DSG è tutto un altro mondo, ma posso assicurarvi che anche questa “piccola” è abbastanza decisa e cattiva da divertire chi la guida, senza mai dimenticare la sicurezza ed il comfort.

Alla guida

Ho voluto viaggiare e segnare ogni particolare notato durante il tragitto, ogni dettaglio che potrebbe sfuggire durante il classico test da concessionario, la nuova Leon propone delle chicche che attualmente è difficile trovare su altre vetture della stessa categoria.

  • Volante: rinnovato per l’occasione rispetto a quello della serie subito precedente: comandi a pari delle plastiche laterali, sostituzione dei pulsanti volume e visualizzazioni funzioni nella strumentazione con gli scroll più precisi e comodi per un più rapido accesso alle risorse;
  • Cruise control: separato dall’asta frecce (posto subito sotto, ndr), così da potergli dedicare un suo spazio e qualche funzione in più per quello che riguarda la regolazione della velocità (basta tirarlo dolcemente verso il corpo per aumentare di 1km/h la velocità da tenere, dare un clic sul pulsante laterale per abbassare allo stesso modo, mandare l’asta verso l’alto per aumentare in un solo colpo di 10km/h o verso il basso per diminuire della stessa quantità), mandarlo completamente indietro per disattivare la funzione (per interromperla temporaneamente basta come al solito sfiorare il freno), un’idea molto valida. Quello che forse è un po’ meno valido è la velocità con la quale lo stesso Cruise è in grado di tornare alla velocità precedentemente stabilita quando la macchina è stata frenata (per traffico, semaforo rosso o chissà cos’altro), sono quasi certo che si tratti di una limitazione dovuta al motore della vettura provata, con qualche cavallo in più probabilmente il recupero è più rapido;
  • Lane Assist: forse la novità più discussa e apprezzata (ma allo stesso tempo temuta) da chi è entrato con me nella Leon. E’ il sistema di mantenimento della carreggiata, ben differente dal far tremare semplicemente il volante o il sedile guida, si tratta di un complesso meccanismo che permette di lasciare il volante e (se il sensore è in grado di rilevare correttamente la carreggiata) veder “guidare da sola” la vettura. La Leon infatti curverà da sola, si centrerà nella corsia, continuerà a procedere dritta in mancanza di impedimenti o cambi di direzione pre-annunciati (mettendo la freccia, per esempio):

  • Chiaramente più la strada è “in ordine”, meglio funzionerà il Lane Assist, la rapidità con la quale rileva la carreggiata e permette di “lasciare” il volante (avete una manciata di secondi prima che si attivi l’allarme e vi obblighi a rimettere le mani al loro posto) è molto superiore in autostrada e meno (se non addirittura assente) nelle strade di città o campagna, o per lo meno impiegherà più tempo per permettervi di sfruttarla. Mi premere segnalare che se -come me- siete abituati a tenere il volante con una sola mano e neanche troppo “pesante“, il Lane Assist potrebbe lamentarsi del fatto che queste non siano correttamente posizionate, come se non venissero rilevate, finirete probabilmente per disattivarlo nelle lunghe percorrenze;
  • Consumi: con i tempi che corrono, è chiaro che questo dettaglio assume particolare importanza nella valutazione complessiva dell’acquisto. La nuova Leon (almeno in questa versione) ha consumi accettabili se utilizzata in maniera corretta. Vengono dichiarati 6,5l per 100Km in ciclo urbano, 4,4 in extraurbano e 5,2 in combinato. Il mio risultato? Tra un viaggio in A1, diversi in città e qualche manovra rapida per divertirsi con la modalità sport non posso neanche lamentarmi così tanto:

  • Un totale di 640Km circa quasi a fondo serbatoio (calcolando ciò che rimaneva quando ho scattato la fotografia);
  • Profili di guida: si parlava di profili di guida proprio perché la nuova Leon permette di modificare il carattere e la risposta anche in corsa. Eco, Normale, Sport e Individuale, 4 le possibili scelte a disposizione del pilota. Se la Eco tende a preservare i consumi, la Sport lascia il guidatore libero di divertirsi come un bambino con il suo nuovo videogioco, si perché la colorazione dei led in portiera (solo nella versione FR) ricordano tanto un mezzo più da Fast & Furious che “sobrio Audi“:

  • Eppure fanno tanto “cosa figa” della quale vantarsi con chi sale e non capisce come mai “arriva quella luce dalla portiera“, un peccato poter apprezzare “la magia” solo alla sera :-)

Media & Tech

Forse la parte più interessante per chi è tutto “audio & video“. SEAT ha decisamente rinnovato l’intero “reparto“, il nuovo protagonista si chiama SEAT Sound System. 10 altoparlanti (8 nella versione FR, 6 nelle inferiori), schermo touch screen da 5,8″ a colori (nella versione FR, in B/N sulle versioni inferiori) con porta USB, AUX-in, Bluetooth Audio per lo streaming diretto della vostra musica da telefono o da iPod (Android / BlackBerry OS, ecc.), slot per SD Card e tanti formati pienamente compatibili. In questa versione “elitaria” da 10 altoparlanti è incluso il subwoofer che trova posto nel vano ruota di scorta nel baule.

Il risultato è una ricchezza e una precisione del suono che non vi aspettereste di certo su una macchina che esce dalla fabbrica, un lavoro degno di un installatore audio al quale chiedete un impianto che suoni “degnamente” senza troppo sforzo.

Lo stesso sistema include chiaramente navigazione, comandi vocali, radio e molto altro ancora. Qualche appunto veloce:

  • Calcolo dei percorsi: il nuovo sistema offre 3 diverse possibilità di percorso ogni volta che si sceglie una destinazione (le classiche: percorso più breve, più veloce o una via di mezzo). Questo calcolo impiega diverso tempo e nel caso in cui ci si trovi in emergenza con la necessità di sapere dove svoltare ecco, potreste non avere una risposta valida in tempi brevi. Rispetto al sistema di navigazione precedente la velocità si è ridotta sensibilmente, non è molto gradevole in corsa soprattutto se avete bisogno di un percorso alternativo in caso di traffico o incidente;
  • Aggiornamento delle mappe: non so perché (magari pura sfortuna) ma le mappe mi hanno tradito almeno in un paio di occasioni. Una volta imparato a scegliere il giusto percorso tra i 3 disponibili (il rosso vi è amico se avete necessità di velocità, ricordate questa frase) dovrete vedervela con le modifiche alla viabilità e ai sensi unici con conseguenti chiusure stradali. Nella zona di Valeggio (VR) avevo avuto giusto preavviso, a Lodi (MI) no, su altri percorsi invece nessun problema, calcoli sui tempi di arrivo molto puntuali e avvisi sul traffico abbastanza precisi, tutto come da copione se pensiamo agli attuali sistemi di navigazione. Decisamente ricco di informazioni su ciò che circonda l’auto in corsa, molto più che nelle vecchie versioni, può tornare sempre utile;
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  • Sensori di parcheggio e prossimità: posti sia davanti che dietro all’auto nella versione provata, tornano molto utili sia in fase di parcheggio che in prossimità di un ostacolo. L’attivazione è completamente automatica e le distanze compaiono immediatamente sul monitor per permettervi di capire fino a dove potete spingere l’automobile;
  • Ricezione radio / GPS: esteticamente molto valida la scelta di rimuovere l’antenna (generalmente ancora più grande se la macchina include il navigatore satellitare integrato), forse meno valida sul fronte ricezione. Dove la vecchia Leon riceve male alcune frequenze radio (zone non particolarmente coperte dal segnale), la nuova Leon salta a piè pari l’ostacolo, cambia stazione costringendo ad attendere che ritorni su quella corretta. Ho provato a riprodurre qualche volta l’errore riuscendoci sempre. Meno sensibile invece quella del navigatore, il rilevamento dell’automobile parte quasi immediatamente;
  • Comandi vocali: telefono, navigatore e altre funzioni dell’auto possono essere controllate tramite la voce e fin qui nulla di male e tutto di guadagnato. C’è un però. Una volta attivato il riconoscimento vocale da volante dovrete selezionare la funzione desiderata, quindi chiedere di eseguire l’azione, attendere che il computer di bordo chieda i dettagli e poi la conferma di esecuzione. Se questo dovesse tradursi in telefonata urgente senza però la possibilità di poter staccare le mani dal volante il risultato corrisponderebbe ad una grande perdita di tempo, quasi più che accostare, lanciare l’operazione direttamente da telefono e rimettersi in carreggiata sfruttando poi il sistema vivavoce. Sulla versione precedente dello stesso sistema tale azione impiega meno della metà del tempo.

Inutile dire che queste mie impressioni non corrispondono certo alla totalità dei casi. Fattori esterni e casualità varie giocano un discreto ruolo.

In conclusione

Una macchina che attira molto l’attenzione, non vi nascondo che in tanti si sono girati per osservare la bellezza di una fiammante FR rossa nuova di pacca, soprattutto con il suo gruppo ottico così particolare. Ah già, il gruppo ottico, quello Full Led, segno distintivo della berlina di punta di casa SEAT. Perché non ne ho voluto parlare fino ad ora? Perché ne parlano tutti, perché è forse il particolare più inflazionato insieme al sistema multimediale, perché non è un gruppo ottico -seppur così spettacolare- a fare una macchina, e poi perché per apprezzarlo davvero dovreste vederlo dal vivo, è un’emozione forte per chi adora le automobili :-)

Abbiamo dedicato all’intero progetto una pagina su Facebook che raccoglie tutto il materiale, le fotografie e le esperienze di chi ha potuto mettersi alla guida di questa brillante vettura: facebook.com/LeonSpecialAmbassadors. Visti i commenti, le approvazioni e il “rumore generato” posso dirmi (e penso di parlare a nome dell’intero club se non addirittura di tutti) di essere molto fiero di quanto realizzato e dei risultati ottenuti.

A me non resta che ringraziare tutti i partecipanti, Martina (gruppo VW Italia) che ci ha subito creduto e ci ha aiutato a mettere in piedi l’intera iniziativa, a SEAT tutta per la fiducia nei nostri confronti e la continua collaborazione, a tutti gli attuali e futuri clienti che vorranno avvicinarsi e scegliere di guidare una SEAT :-)

Grazie a voi lettori per essere arrivati a leggere fino a qua.

Futubox: il meglio di Sky a portata di chiunque?

Questa potrebbe essere la classica patata bollente della quale parlare, eppure non vedo perché non farlo, è pur sempre un servizio meritevole di nota non fosse per il grande impegno che c’è dietro e la qualità del servizio, per lo meno per chi ha la fortuna di avere un bouquet di canali correttamente funzionanti. Andiamo però per ordine: oggi si parla di Futubox HD.

FutuboxHD

Ancora prima di partire con i dettagli c’è il più amletico dei dubbi: è online già da qualche tempo, eppure se dovessimo ragionare sulla pura legalità del giocattolo avrei parecchie domande in merito, tante quante la curiosità di capire cosa c’è esattamente dietro e com’è possibile che mr.Murdoch non si sia ancora mosso per la chiusura a colpo secco (chi vivrà vedrà?). Avete capito bene: Futubox è un servizio che offre in streaming (previo pagamento di un canone decisamente abbordabile per chiunque) una serie di canali altrimenti visibili solo con un abbonamento SKY.

Basato quindi su fruizione dei contenuti tramite browser (e non solo, lo vedremo in seguito) Futubox consente l’accesso ai suoi canali (attualmente disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco) tramite coppia di credenziali create sul momento tramite semplice link di attivazione in mail, la cosa più classica e semplice di questo mondo.

Ho ottenuto un codice trial da tre giorni proprio per dare un’occhiata al servizio e tutto sommato ne sono rimasto abbastanza soddisfatto, pur sottolineando il fatto che i servizi di registrazione, on demand e play rimangono esclusiva (ben funzionante, ndr) di SKY. Futubox offre una specie di “back in time” che vi permetterà di vedere programmi chiave messi a disposizione dal team che lavora dietro le quinte, nonostante questo funzioni solo una volta ogni morte di papa (provato, riprovato, e riprovato ancora una volta senza successo nel corso dei 3 giorni di test). Il bouquet di cui vi parlavo prima comprende pochi (ma buoni, ndr) canali nostrani, di poco aumentati rispetto (da quello che leggo) al primo lancio della piattaforma:

Futubox: Canali italiani

Il player (in flash, si, niente HTML5) permette di mettere in pausa, riavvolgere e fare quelle classiche operazioni base che offre qualsiasi video su internet, con quei circa 30 secondi di delay tra la diretta e lo streaming che tutto sommato è decisamente accettabile. Tutto dipende chiaramente dalla qualità della vostra linea e da quanto intendete lasciarla libera. Ricordate che in ogni caso non potrete certo pretendere di giocare online mentre tenete attivo lo streaming di un film in prima visione sul vostro PC.

Da notare che nell’immagine qui di sopra mancano all’appello AXN e altri canali che fino a qualche tempo fa c’erano, si tratta pur sempre di una soluzione che non garantisce alcunché e che non è quindi particolarmente affidabile a lungo termine. In compenso la qualità dello streaming è accettabile e il fatto di poter approdare su più piattaforme e in più modalità ne fa un servizio indubbiamente interessante, quasi un suggerimento per quel “big” che già oggi offre un servizio come SKY Go, ancora troppo chiuso e ristretto IMHO.

Il punto di forza è il come e il dove

Futubox sfrutta liste m3u e url che possono essere facilmente dati in pasto a software di diverso tipo: da Xbox Media Center (diffusissimo) alle AppleTV tramite AirPlay dai dispositivi di Cupertino passando per le SMART TV di Samsung e da un normale player o ancora VLC, il tutto raccolto passo-passo all’interno delle FAQ: futuboxhd.com/faq

In conclusione

Come ogni giocattolo che si rispetti Futubox attrae, stupisce in un primo momento ma tradisce quando c’è bisogno di un canale e si scopre che questo non è più disponibile tra quelli sul sito web. Tra alti e bassi, server più o meno raggiungibili e stabili è comunque un servizio innovativo che spero possa durare e migliorare nel tempo come unica (economica) alternativa al pacchetto SKY casalingo che non sempre è alla portata di tutti, non dimentichiamo infatti che la variante più piccola include ben pochi canali e arriva a costare (attualmente) 24€ al mese contro i 7,95 richiesti da Futubox per ottenere accesso ai canali in ogni lingua (magari qualcuno apprezza ;-). Occhio sempre e comunque, il dubbio espresso a inizio articolo resta, potreste non trovare più il vostro giocattolo già da domattina …

Benvenuto Windows Phone 8!

Era il 4 di novembre del 2010, avevo appena ricevuto da Microsoft un LG Optimus 7 con Windows Phone 7 a bordo ed ero estremamente soddisfatto di come la big di Redmond fosse riuscita a portare su un dispositivo mobile l’esperienza d’utilizzo semplice, precisa e stabile di Windows 7. L’articolo che riepilogava i miei test e le mie impressioni è uscito circa un mese dopo, il 16 dicembre per l’esattezza: “Banco prova: LG E900, il Windows Phone 7“.

Sono passati quasi 2 anni da quel giorno e Microsoft ha portato alle luci della ribalta meno di 24 ore fa Windows Phone 8, naturale erede del fratello minore, la maturità dopo i primi passi e la crescita, com’è stata definita durante la presentazione stessa.

Dopo una prima parte fatta dal classico collegamento streaming verso gli USA per vedere il lancio in contemporanea dall’altro lato del mondo e dalle statistiche che hanno permesso di capire l’andamento del mercato Smartphone con un occhio di riguardo al sistema Microsoft (che va a piazzarsi al terzo posto per vendite di terminali: twitter.com/Gioxx/status/262972048882667520) si è passati alla prova reale, quella che ha messo in luce le buone (e per alcuni versi innovative) caratteristiche di un sistema “costruito intorno alla persona e non alle applicazioni“. Si perché il minimo comune denominatore dell’intera serata è stato proprio questo, la personalizzazione.

Ecco, prima di parlare delle piccole e grandi novità del sistema 8 vorrei ribadire un concetto ed un personale giudizio: la navigazione ad icone “è una figata“, concedetemi il francesismo e la “licenza poetica“. E’ ciò che più ho apprezzato su Windows Phone 7 sin dagli albori ed è ciò che in Windows Phone 8 è stato ulteriormente migliorato dando la possibilità di ridimensionare le icone così da sfruttare completamente l’area dedicata alla schermata “home” del proprio terminale.

Ma ora torniamo alle novità presentate. Sono diverse, più o meno interessanti, molto dipende dall’utilizzo del terminale e dalle nostre abitudini, proprio come sottolineato più e più volte sul palco:

Desktop, Foto & Video

Oltre alla possibilità di scegliere uno sfondo sempre nuovo al giorno grazie al ricambio già previsto da Bing, le applicazioni di terze parti potranno interagire con la schermata di blocco di Windows Phone 8 così da mettere a vostra disposizione informazioni, notifiche, o qualsiasi altro dato utile ad avere una visione di insieme di ciò che ci serve senza la necessità di sbloccare il terminale, un po’ come le notifiche di iOS in blocco schermo.

Un ulteriore sforzo è stato fatto sul reparto fotografico, grazie alla possibilità di utilizzare la fotocamera in qualsiasi momento semplicemente tenendo premuto il tasto di scatto, introducendo inoltre una serie di filtri e operazioni rapide che possono migliorare lo scatto senza la necessità di andare a ripescare la fotografia in un secondo momento per le classiche operazioni di “post-produzione“.

Apriti sesamo!

No, non c’entra nulla ma è grosso modo quello che potreste chiedere al vostro Windows Phone 8 sperando che vi apra le porte desiderate. Si chiama “Tell Me” ed è la stessa tecnologia che ha tradito le aspettative dello scorso anno (in occasione della presentazione di Mango, sempre in un evento ufficiale Microsoft) quando non è riuscito a portare a termine la ricerca. Quest’anno è andata bene ed il telefono utilizzato non solo ha correttamente interpretato le parole pronunciate, ma ha anche ricercato su internet il testo desiderato!

Così come Siri anche Tell Me ha necessità di una copertura dati nel caso in cui si voglia fare dettatura di testi per e-mail e SMS o si voglia cercare qualcosa sul web, contrariamente alla “navigazione in rubrica” che funzionerà anche offline, così come funziona per gli altri dispositivi e sistemi operativi mobili.

Il piccolo è diventato grande

3 novità che mi hanno positivamente colpito pensando al Windows Phone come sistema giovane, dedicato -appunto- ad un popolo giovane: Club, auto-completamento intelligente e Angolo dei bambini.

Il club (così definito in italiano, Room per la versione inglese) è un raggruppamento di contatti verso e con i quali sarà possibile condividere informazioni di ogni tipo: calendari, note, messaggi di testo, fotografie e quant’altro ancora. Quasi come vedere un Whatsapp integrato nel sistema con possibilità quindi di differenziare i gruppi di lavoro o di vita privata e metterli al centro del nostro mondo, riservando solo a loro informazioni differenti a seconda del contesto:

Windows Phone 8 introduce inoltre un auto-completamento intelligente di digitazione testo in base alle parole più utilizzate o alle frasi che meglio si costruiscono durante la composizione di un messaggio rapido o di una mail. La possibilità concreta attraverso qualche clic di mettere insieme frasi che diversamente scriveremmo in molto più tempo. Una fusione tra un T9 avanzato e un suggerimento termini di iOS (possibilmente non ultima versione … sigh.) molto comodo per chi è abituato a non staccare mai le mani dal proprio telefono:

Ed infine l’Angolo dei Bambini. Un’idea indubbiamente valida che ha stupito molti e che potrebbe fare scuola. Sono abituato ad avere a che fare con dispositivi dati in mano ai più piccoli che tipicamente li riempiono di giochi e applicazioni spazzatura. Windows Phone 8 propone una personalizzazione tutta loro che permetterà di giocare e navigare con il telefono senza però dare accesso alle funzioni un po’ più avanzate (posta elettronica compresa) così da evitare qualsiasi tipo di danno non voluto:

A questo aggiungete le diverse conferme gradite: integrazione con il mondo Xbox, Office (stavolta in versione completa, con la possibilità di modificare in mobilità i documenti) e tutta la buona volontà di sfondare anche nel mondo Business, terreno affatto facile per chiunque.

In conclusione

SDK alla mano signori, Windows Phone 8 ha bisogno di tutti voi per popolare il Marketplace ed incrementare di molto il numero attuale (120.000+) di applicazioni disponibili:

La mia speranza è che questo “terzo incomodo” del mercato possa ritagliarsi un giusto spazio per qualità e semplicità di utilizzo, integrazione con il proprio mondo e la propria vita quotidiana e collaborazione massima dai propri OEM, elementi assolutamente necessari se si vuole provare a mettere in mano un Windows Phone a chi già ha scelto la sua strada fatta in maggior percentuale da Android o iOS.

In bocca al lupo Microsoft, la base c’è tutta ed è di qualità, ora non resta che capire la reazione del mercato ;-)

p.s. Come la mettiamo con questa cosa qui? :-D

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