Archives For Banco Prova

Si parla ancora una volta di rete casalinga e di AVM, il produttore che ha dato origine alla serie FRITZ!, molto apprezzata tra coloro che ricercano il compagno perfetto per gestire la rete di casa propria e che difficilmente sanno scendere a patti. Vi ho parlato poco tempo fa del FRITZ!Box 7430, router dalle molteplici possibilità di personalizzazione e molto ben carrozzato, per offrire alte prestazioni ai dispositivi che stanno lo stesso tetto. Protagonista di oggi è invece l’estensione della propria rete tramite impianto elettrico, tramite la serie Powerline 1240E presentata lo scorso febbraio.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set

Prodotto di nuova generazione, molto performante, dalle ottime caratteristiche sia sulla carta, sia nella pratica. Il set è composto da una coppia di adattatori che serviranno (manco a dirlo) a catturare un punto rete dal vostro router, rilanciarlo nell’impianto elettrico di casa (sotto lo stesso contatore, precisazione per chi ancora non conosce questo tipo di prodotti) e farlo arrivare a destinazione, al secondo adattatore che potrà a sua volta fornire un punto rete cablato o un SSID WiFi al quale potersi connettere da molteplici dispositivi.

Il rilancio potrà essere effettuato (come è possibile vedere nella figura di seguito) sia via LAN (dal router al primo adattatore Powerline), sia via WiFi, come se andaste a mettere un ripetitore per cercare di portare la vostra rete il più lontano possibile dal punto rete principale.

Potreste anche pensare di bloccare la rete SSID sull’adattatore di destinazione (il FRITZ!Powerline 1240E, nda) e scegliere di portare una porta LAN laddove non sareste diversamente arrivati tramite traccia nel muro.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set 2

In uno schema di funzionamento di default, il collegamento del FRITZ!Powerline 1000E (l’adattatore sorgente, nda) al router verrà eseguito tramite cavo di rete e porta LAN (rispettivamente dell’adattatore e del router), per poi arrivare al FRITZ!Powerline 1240E che propagherà un SSID WiFi al quale i dispositivi potranno collegarsi (tramite WPS, se lo preferite, o password precedentemente modificata, evitando di tenere quella proposta dalla fabbrica!). È questo lo schema che ho scelto di mantenere.

Ho effettuato una configurazione un po’ più avanzata e approfondita, che richiede il collegamento nella WiFi propagata dall’adattatore destinazione (basta anche collegargli un cavo di rete nella sua porta LAN, eventualmente) e il puntamento del browser all’indirizzo IP dello stesso (l’interfaccia di amministrazione è quella nell’immagine di seguito), così da poterne esplorare ogni opzione, preferenza, possibilità (e ce ne sono tante, credetemi), Fritz!OS permette una personalizzazione estrema, con opzioni che altri produttori non si sognerebbero mai di mettere a disposizione dell’utente finale, soprattutto quando l’esperienza dall’altro lato è poca e la necessità di “start, plug & play” è tanta.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set 1

Potrete modificare ogni dettaglio, regolare i consumi quando possibile, permettere agli ospiti di collegarsi a una rete appositamente pensata per loro, disattivare e riattivare la propagazione del SSID WiFi in orari precedentemente stabiliti, attivare le notifiche push per qualsiasi errore o anomalia riscontrata dagli adattatori e una marea di altre opzioni. Gli manca esclusivamente il rilancio della presa di corrente elettrica, pensata su altri adattatori dello stesso produttore, che equivarrebbe alla classica ciliegina sulla torta per un prodotto così ben pensato e realizzato.

Configurazione e primi test sono stati eseguiti utilizzando le prese del mio appartamento. Impianto nuovo, completamente rifatto prima del trasloco, quindi evidentemente in forma rispetto a molti altri casi lì fuori, me ne rendo conto. Ho montato il FRITZ!Powerline 1000E accanto alla presa del router Fastweb e l’ho collegato tramite porta LAN al mio router Cisco (in cascata a quello Fastweb, nda). Ho montato quindi il FRITZ!Powerline 1240E in una diversa stanza della casa, collegato il mio MacBook al nuovo SSID WiFi e lanciato un test su Speedtest, questo il risultato:

Rete già carica di suo (diversi dispositivi collegati alla stessa, e più lavori in corso), tutto sommato accettabile, nulla a che fare con la rete WiFi principale o con il cavo LAN connesso direttamente al router (ovviamente), ma tutto rimandato al successivo giorno e con la vera prova del 9: montaggio del FRITZ!Powerline 1240E in cantina e test attraverso l’unico punto corrente che non è stato cablato nuovo durante i lavori. Mi sono dovuto ricredere e apprezzare davvero il risultato, con tanto di tweet “auto-sbrodolativo” (ora provo a proporre questo nuovo termine all’Accademia della Crusca, magari l’accettano come erede di petaloso):

Si perché il risultato è addirittura meglio di quello ottenuto la sera prima, con rete decisamente più scarica è vero, ma mai mi sarei aspettato di poter raggiungere una così buona velocità nella cantina di casa. Streaming assicurato (e copertura di ogni altra applicazione solitamente fagocitante i dati del mio povero piano dati mobile) mentre ci si lavora dentro, questo è poco ma sicuro.

Le ottime prestazioni verso la rete internet possono ulteriormente migliorare se si resta invece nella propria LAN, magari per visualizzare contenuti in streaming da NAS o altri Media Center facenti parte della stessa rete. Se permesso dal cablaggio e dal router, il set FRITZ!Powerline 1240E WLAN vi permette di sfruttare un collegamento fino a 1.200 Mbit/s, ovviamente ottenibile nelle migliori condizioni (cosa che difficilmente quindi sarà possibile vedere nella pratica, nda). Il punto di accesso WiFi, invece, permette di arrivare a 300Mbit/s a 2,4GHz. Così come riportato nelle specifiche tecniche del prodotto, tutto il set è assolutamente compatibile con adattatori Powerline delle categorie da 1200, 600, 500 e 200 Mbit/s e con lo standard IEEE P1901 e HomePlug AV2, potrete quindi utilizzare insieme più adattatori Powerline, anche se non proprio recenti, nel caso in cui abbiate fatto acquisti precedentemente alla disponibilità del set 1240E WLAN.

Prima di concludere, un piccolo consiglio: va posta particolare attenzione alle dimensioni degli adattatori (entrambi). Si tratta di bei “bestioli“, 59 x 132 x 41 mm, impossibile passare inosservati ed essere connessi alla rete elettrica in punti non ben accessibili, in quelle tipiche prese a muro dove lo spazio manca e riuscite a malapena a metterci una spina piatta recuperata per sbaglio dalla vostra cassetta degli attrezzi e sostituita a quella del televisore che diversamente non avreste potuto collegare lì. Preparate quindi una (sconsigliata, ma tant’è) presa doppia con la quale togliervi le castagne dal fuoco.

Il FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set ha un prezzo che si aggira intorno ai 140€, ed è disponibile anche su Amazon. È un costo che posso giustificare per la quantità di opzioni offerte dall’OS a bordo del prodotto e dall’indubbia qualità dell’hardware, ma è ovvio che esistono alternative più economiche che possono fare al caso di coloro che desiderano estendere la propria rete casalinga scendendo a patti con il rapporto qualità/prezzo più basso, inutile negarlo, vi invito anzi a proporre le vostre soluzioni nell’area commenti.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da AVM, ho potuto tenerlo al termine dei test.

Mettere mano a un iPhone oggi è roba semplice, possono farlo in tanti, eppure ho ancora ottime statistiche di accesso a un articolo tanto vecchio quanto mai passato di moda (iTunes: recuperare lo spazio “Altro” del proprio dispositivo). Sarà forse perché, in base al problema rilevato o all’esigenza che si ha, le cose iniziano a complicarsi un po’ di più? Sarà perché spesso è iTunes su Windows il vero problema rispetto a qualsiasi anomalia riscontrata su iPhone? Più o meno è ciò che predico da anni, cercando di utilizzare il software Apple fuori dal suo ambiente naturale (OS X) il meno possibile.

Ci sono alcune utility di terze parti che invece il lavoro lo svolgono abbastanza egregiamente, spesso facendo risparmiare più tempo del previsto. È il caso di Tenorshare iPhone Care Pro, che ho avuto modo di provare in questi giorni.

Tenorshare iPhone Care Pro 4

Un rapido identikit del programma: disponibile per Windows e OS X, iPhone Care Pro permette di gestire al meglio il proprio smartphone, consentendovi di effettuare o ripristinare backup (senza passare da iTunes), caricare manualmente firmware, trasferire musica o immagini (e molto altro) manualmente, non costringendovi così a mettere in sync una determinata cartella del PC con iTunes. Può inoltre pulire cache e spazzatura che finiscono inesorabilmente per popolare quello spazio “Altro” tanto odiato dagli utilizzatori. Vi da una mano quando avete necessità di avviare lo smartphone in modalità DFU, cercando inoltre di sbloccare situazioni scomode come loop o freeze del sistema.

Ha inoltre una simpatica funzione che credo possa fare felici molti utenti della mela: la possibilità di bloccare le pubblicità all’interno delle applicazioni. Anche se, in realtà, vi ricordo che spesso quella pubblicità viene mostrata per ripagare lo sviluppatore del suo operato e del fatto che abbia rilasciato gratuitamente la sua applicazione.

Il software è ancora in inglese e non propone alcuna localizzazione in italiano o altra lingua, ma è semplice da utilizzare e molto intuitiva. Si scarica in versione free trial dal sito web ufficiale, la licenza per sbloccarne ogni funzionalità ha un costo attualmente accessibile e tutto sommato giustificato: poco meno di 30$ (non giustifico invece il prezzo di listino dichiarato di circa il doppio dell’attuale richiesta). iPhone Care Pro è compatibile con tutti i prodotti della mela attualmente supportati, consentendovi così di mettere mano su iPod touch 6G/5G/4G/3G, iPod nano, iPod classic, iPod shuffle, iPad Pro, iPad Pro, iPad Air 2, iPad Air, iPad mini 4/3/2, iPad mini, iPad 4, iPhone SE, 6s, iPhone 6s Plus, iPhone 6, iPhone 6 Plus, iPhone 5s, iPhone 5c, iPhone 5, iPhone 4S e qualsiasi altro modello dimenticato per strada.

Io ho effettuato qualche test sul mio iPhone 6 aziendale:

Tenorshare iPhone Care Pro 1

Le funzioni di cui vi ho parlato sono immediatamente accessibili dalla schermata principale. Una volta scelta la strada iniziale, potrete sempre saltare su un’altra con un solo clic, riuscendo quindi a effettuare una panoramica di messa a punto del vostro smartphone pressoché totale.

Il software è leggero e funziona bene, salvo alcuni dubbi riguardo la funzione di pulizia degli ADS, che onestamente non ho visto portare a termine il suo operato (giusto per fare un esempio: YouTube viene citato tra i programmi pulibili sul sito web ufficiale, eppure l’app lo rileva come No Ads), ma è una funzione di cui non ho sentito il bisogno durante i test. Ho apprezzato la possibilità di poter evitare di aprire iTunes (che andrà comunque installato sul sistema, così da poterne sfruttare alcune librerie e driver) e di poter navigare nei miei dati (installare o disinstallare applicazioni, esportare singole fotografie, ecc.) anche se non capisco la limitazione imposta riguardo i segnalibri, i calendari e i contatti di iCloud (viene richiesto di disabilitare, seppur temporaneamente, la sincronizzazione con i server di Apple):

Tenorshare iPhone Care Pro 8

Più curata e interessante è poi la sezione dedicata (come anticipato) alla pulizia dati, che permette di cavarsela con un giro rapido, o preferirne uno più approfondito che impiegherà ovviamente più tempo per arrivare al termine. Le opzioni proposte nel primo sono già più che valide per risparmiare qualche MB di troppo (GB in alcuni casi, soprattutto quelli in cui la pulizia non è mai stata effettuata prima), e prevedono di non andare a toccare i cookie delle applicazioni che vi propongono (in alcuni casi) un ambiente lasciato impostato durante l’ultimo utilizzo dello specifico software.

La pulizia più profonda prevede invece di andare a toccare più impostazioni, così come la lista delle telefonate (fatte e ricevute), i messaggi, la cronologia di Safari e le sue impostazioni, le applicazioni ancora attive in background e molto altro, diventando così decisamente più invasiva ma certamente consigliata nel caso in cui dobbiate (per esempio) passare lo smartphone ad un’altra persona della famiglia senza però cancellare le applicazioni già installate e le configurazioni già eseguite (io consiglio sempre una formattazione, ma tant’è). È chiaro però che, se opportunamente modificata tramite gli switch “on&off“, anche una pulizia più profonda può tornarvi d’aiuto.

Tenorshare iPhone Care Pro 10

In conclusione?

Tenorshare iPhone Care Pro è un coltellino svizzero che vi evita di dover ricordare trucchi e metodi di utilizzo che passano da iTunes e mille altri software a disposizione nella rete, vi evita inoltre di affidarvi ad applicazioni IPA da far girare sul vostro smartphone e che spesso non dichiarano sul serio quello che stanno andando a rimuovere, che sono quindi poco controllabili dall’utente finale. Si tratta di un software che svolge tutto sommato bene il suo mestiere, che costa il giusto nella sua licenza professionale (allo stato attuale, nda) e che può essere utilizzato con un numero infinito di iPhone perché nessuno di questo si assocerà mai ad iTunes.

Vinci la tua copia!

Tenorshare mi ha proposto di mettere in palio 10 licenze Pro per sbloccare tutte le funzionalità del programma, per altrettanti lettori del blog provvisti di account Facebook. Ho finalmente aperto la pagina di questo blog sul social network di Zuckerberg, quale migliore occasione per dare il via alle danze? Mettete il vostro “Mi piace” e partecipate alla discussione nel post dedicato, il prossimo fine settimana scaricherò i risultati dell’interazione tramite contestcapture.com e selezionerò in maniera casuale 10 vincitori, se proprio non vi fidate posso sempre registrare un video live ;-)

Buona fortuna!

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Tenorshare, ho tenuto la mia copia e ne ho fatte regalare alcune ai primi abbonati alla pagina Gioxx's Wall su Facebook.
Android's Corner è il nome di una raccolta di articoli pubblicati su questi lidi che raccontano l'esperienza Android, consigli, applicazioni, novità e qualsiasi altra cosa possa ruotare intorno al mondo del sistema operativo mobile di Google e sulla quale ho avuto possibilità di mettere mano, di ritoccare, di far funzionare, una scusa come un'altra per darvi una mano e scambiare opinioni insieme :-)

Da circa un mese ho in mano un ASUS ZenFone Max, uno tra i tanti terminali della casa di Taiwan, la quale propone smartphone per tutti i gusti e tutte le tasche, senza fermarsi (fortunatamente) mai, con l’unica pecca però del perdere di vista un obiettivo principale che pecca quasi in ogni loro realizzazione: la cura del sistema operativo. Vediamo insieme pro e contro di questo terminale dalla batteria evidentemente pensata e montata per coloro che hanno necessità di un compagno di lavoro affidabile e sempre carico!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 1

Rompiamo il ghiaccio con qualche aggettivo che lo descrive secondo la mia esperienza: elegante, robusto, pesante, lento, impressionante. Non ci avete capito nulla? Poco male, cerco di snocciolarvi ogni sua caratteristica al meglio e vi invito a chiedere ulteriori informazioni nei commenti nel caso in cui abbiate dubbi in merito ;-)

Di cosa si tratta?

Asus Zenfone Max è un terminale di fascia medio-bassa, con un prezzo molto accattivante (205€ su Amazon con Prime, lo si può trovare anche a meno con una semplice ricerca su Google, nda), dalle buone caratteristiche e con il plus dell’aver ricevuto un’evidente dose di uranio arricchito con particelle nucleari al posto della batteria, in grado di toccare picchi di durata pazzeschi per i canoni odierni ai quali siamo abituati, un dettaglio che mi ha lasciato allibito nonostante un regolare utilizzo quotidiano fatto di posta elettronica, navigazione su internet, social e tentativi (non proprio andati bene) di utilizzo nel traffico cittadino trasformandolo in navigatore satellitare, per me (quest’ultimo detto) assolutamente fondamentale per gli spostamenti di lavoro tanto quanto quelli privati.

Buono il processore e anche la RAM, anche se sembra che quest’ultima venga a mancare quando ci sono un paio di attività simultanee importanti (come ad esempio il voler leggere gli ultimi tweet degli amici e installare l’aggiornamento di una o più applicazioni da Play Store), probabilmente sarebbe stato opportuno osare con un terzo GB o dotare lo smartphone di una memoria più performante in fase di lettura / scrittura.

Un grande display da 5.5″ al quale ormai non riesco più a rinunciare (comodo, ci sta tutto, e sempre ben visibile), IPS LCD, risoluzione ormai classica da 720x1280px, con touchscreen capacitivo che raramente perde colpi, reattivo quando si tratta di dover svegliare lo Zenfone Max dal letargo. Il vetro è un Gorilla Glass 4 che dovrebbe garantire una buona resistenza anche agli urti (ma sappiamo tutti com’è andata a finire con il mio Zenfone Selfie l’ultima volta).

Buono il reparto fotografico, con una fotocamera frontale da 5 Mp (dotata di ogni tecnologia software Asus per rendere gli scatti migliori, a prescindere da chi farà clic sul pulsante di scatto) e una posteriore da 13 Mp. I video possono essere registrati in full-HD a 30 fps, auto-focus e stabilizzatore rispondono all’appello. Il tutto è ovviamente riportato nella scheda delle specifiche sul sito web del produttore.

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 2

Traducendo i tecnicismi, queste di seguito sono parte delle fotografie scattata dallo smartphone (ridotta in seguito a massimo 1920px giusto per non esagerare con lo spazio occupato sul blog ;-)):

Android Lollipop 5.0.2, tenuto sotto patching, sulla via verso Marshmallow, in rilascio (teoricamente) tra aprile e maggio, come riportato dal forum ufficiale: asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=55985. Android 5.0 è ricco di bug e problemi, poi corretti (la maggior parte, almeno) nella versione 5.1, non pervenuta in nessun caso su parecchi dei telefoni di Asus. Capisco il voler impiegare le risorse per il salto a un nuovo SO (major), ma di questo passo, e con tutte le personalizzazioni inflitte dal team cinese alla creatura di Google, quando si risolveranno i numerosi bug che vanno sopportati quotidianamente? È un problema che ho notato anche su Selfie e che amici (che qualcosa su questi argomenti capiscono pure loro, a voler essere ironici) mi riportano per altri telefoni dello stesso produttore.

ASUS ZenFone Max

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

Il riferimento è ovviamente cercato e voluto, e riassume l’esperienza avuta con la parte GPS e navigazione satellitare. Pare infatti che un problema di software affligga il reparto e metta in seria difficoltà qualsiasi applicazione debba fare uso della triangolazione satellitare, vitale per aggiornare costantemente la propria posizione quando si cammina in macchina (e non solo) e si ha necessità di passare a tutto schermo applicazioni come Waze o Google Maps.

ASUS ZenFone Max 1

Provo a rendere meglio l’idea: ho perso almeno dieci volte la mia posizione nella tratta Milano-Ravenna, sulla A1. Conoscete la A1, vero? Un enorme rettilineo che per la maggior parte del tempo passa in mezzo ai campi, tutto completamente libero, un terreno fertile per i satelliti che non ti possono mai perdere di vista, neanche per sbaglio. Una tratta dove il mio Smart Ultra 6 o il mio iPhone 6 aziendale non hanno mai fallito un colpo in vita loro. Certo un errore di tanto in tanto può starci, è concesso, ma non concepisco la possibilità di non riallacciarsi in tempi rapidi ai satelliti precedentemente persi rimanendo anche 20 o 30 minuti senza segnale, dispersi nel vuoto cosmico delle mappe a video.

Un paio di bug segnalati su ZenTalk ne parlano, senza proporre però soluzioni realmente efficaci che permettano di far funzionare correttamente il modulo (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=69798asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=66907), ci sono poi alcuni riferimenti sparsi che parlano anche di altri modelli, con lo stesso problema, e per i quali ancora una volta non esiste soluzione alcuna (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=16874 oppure waze.com/forum/viewtopic.php?f=6&t=162109). Ho effettuato ogni test possibile, ho cercato di ricalibrare il sensore e utilizzo applicazioni che vanno a scaricare i dati A-GPS per effettuare reset della cache e della posizione, nulla da fare.

La speranza è quella che un aggiornamento a Marshmallow possa ridare vita al criceto che non collabora, dato che fino a oggi i fix rilasciati e installati non hanno portato ad alcun miglioramento. Questo è un tallone d’Achille pesantissimo per il prodotto, che abbassa qualsiasi giudizio positivo precedentemente guadagnato sul campo. Sono dovuto tornare a utilizzare iPhone e Google Maps (niente male, nonostante io preferisca l’accoppiata Android e Waze).

Ho dimenticato il caricabatterie!

Echissenefrega, potrei facilmente esclamare. Si perché ASUS ZenFone Max monta una batteria integrata al Litio da 5000mAh. Non so quanto possa esservi chiaro e trasparente che una simile fonte di energia è in grado di alimentare per molto tempo il vostro smartphone. Si parla di quasi 40 ore di conversazione in 3G, 32 ore di navigazione via WiFi oppure 22 ore di riproduzione video senza interruzioni. È assolutamente imbarazzante e ho faticato a portarla a zero nel primo giorno di utilizzo intensivo, fermo restando che non pretendo di portare con me uno studio di registrazione e post-produzione di video avanzati!

ASUS ZenFone Max 2

Ho infatti ottenuto il terminale con circa il 40% di carica (poco meno) e sono riuscito a farlo durare 2 giorni lavorandoci quasi ininterrottamente (l’ho aggiornato, configurato per il primo utilizzo, scaricato le mie applicazioni e avviato restore di diversi dati). Ho poi effettuato una carica completa e l’ho utilizzato di continuo, ancora una volta. Nelle immagini qui di seguito potete dare un’occhiata ai consumi, ai giorni di carica e agli orari. Per farla breve: caricato al 100% il 22 marzo scorso, è arrivato al 3% di batteria residua nel tardo pomeriggio del 26 marzo, con forte utilizzo di Waze (nella famosa tratta Milano-Ravenna), segnale GPS spesso impossibile da catturare (continui tentativi), rete voce / dati altalenante (tra verde non sempre pieno e rosso continuo in alcuni frangenti).

Insomma: un ottimo risultato che non mi sarei aspettato di vedere mai (o quasi) su uno smartphone di attuale generazione. Pensate: la batteria è talmente capiente che può anche fungere da PowerBank per altri dispositivi!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 34

Il tutto viene gestito in maniera più che sapiente da una delle personalizzazioni Asus (forse una di quelle che più sopporto), coadiuvata da ciò che il processore Snapdragon 410 permette di fare, limitandone le prestazioni ma rendendo di fatto più longeva la durata della carica. Nessuno vi impedisce però (in qualsiasi momento) di portare le prestazioni al massimo o addirittura abbassarle ulteriormente, pur di allungare la vita di ZenFone Max.

Altri aspetti e conclusioni

Utilizzare tutti i giorni Asus ZenFone Max, vuol dire poterne vedere tutti gli aspetti, positivi e negativi. Punti di forza che speri di poter trovare in altri telefoni (anche di altri produttori), pecche che speri che possano essere corrette in tempi brevi (che rasentano lo zero, per chi ha scarsa pazienza) ma che invece perdurano nel tempo abbassando -di fatto- qualunque tipo di giudizio positivo riguardo le caratteristiche più valide del prodotto. Siamo onesti: anche se la batteria dura tantissimo (e sono stra-contento di poterlo collegare all’alimentazione solo una o due volte nell’arco dell’intera settimana), questo non serve a nulla nel momento in cui ho bisogno di spostarmi in una parte della città per me sconosciuta e senza la possibilità di sfruttare il navigatore satellitare (per fortuna posso contare sull’aiuto di un secondo smartphone, cosa non da tutti).

A causa poi di un rallentamento generico di sistema che interviene dopo qualche tempo (vi consiglio di effettuare un riavvio ogni 10 giorni almeno), anche altri aspetti ne risentono. Ad esempio un cambio schermata che dovrebbe essere cosa banale, diventa improvvisamente un’azione lenta e a scatti, o magari un comando bluetooth lanciato dai controlli vocali o da quelli al volante in auto, porta a nulla di fatto insopportabile (si fatica persino a lanciare una chiamata verso un numero di telefono).

Per quelli più schizzinosi c’è poi la questione leggerezza. Il telefono pesa, è robusto e si fa sentire, non potrebbe essere altrimenti con uno schermo così grande e una batteria così cicciona. Sono poche le alternative in grado di offrire un peso piuma senza rinunciare però a caratteristiche da top.

Insomma: ciò che rende questo prodotto qualcosa da non acquistare è certamente quel voler continuare a perseguire una strada che ha portato (e porta ancora) Android a una frammentazione insostenibile sul mercato. Ne fa certamente il campione indiscusso di vendite rispetto a competitor ben più blasonati e apprezzati (per molti versi), ma a che prezzo? Continuo a credere che un Android stock (o quasi) non lo si possa battere, che Google abbia ragione nel voler cercare di impedire ai produttori di modificare così pesantemente il suo OS rendendo quasi impossibile aggiornarlo in tempi rapidi sull’hardware venduto nel mondo. Posso solo sperare che il corposo aggiornamento di sistema (che spero arrivi presto) porti delle belle novità e una maggiore stabilità su tutto il fronte, solo così potrò ritenermi davvero soddisfatto di quanto prodotto dall’azienda cinese, giustificando cifra richiesta e pazienza del cliente finale.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da ASUS, tornato all'ovile.

Lumia 950 XL: il lato oscuro della forza Microsoft

Sei un tester Lumia 950 XL

Complimenti: sei uno dei nostri tester ufficiali. Sei pronto a vivere una grande esperienza?

Recita così l’attacco di una mail ricevuta in occasione dell’inizio del mio test. Ancora una volta Microsoft, ancora una volta Windows Phone, ne è passata di acqua sotto ai ponti da quel Windows Phone 7 che avevo avuto modo di provare in occasione della sua nascita. Da LG a produzione diretta Microsoft, un hardware potente, stabile e una fluidità di sistema che bisogna pretendere data l’esperienza maturata negli anni e la tecnologia in costante avanzamento. Non è certo questo il problema principale di Lumia 950 XL, in realtà non lo è di Windows 10, SO alla base di questo smartphone così come del PC di casa.

Alzi la mano chi ha colpa

Si perché la mia esperienza, tirando le somme, non può considerarsi del tutto positiva. Non sei tu amore, sono io. Avrei recitato questa frase fatta se solo ci fosse stata la signorina “Lumia Microsoft” davanti a me, perché per uno che ha scelto (ed è riuscito) ad abbandonare iOS per passare ad Android, ci sono tutte le carte in tavola per poter ripetere il gioco e riuscire ad andare d’accordo con un terzo sistema operativo, soprattutto considerando l’abitudine nell’utilizzo dell’OS di Redmond, che ogni giorno supporto e sopporto, con tutti i suoi pro e i suoi contro.

La forte limitazione è da imputarsi alla mancanza di applicazioni fondamentali, quelle che siamo abituati a utilizzare quotidianamente. Microsoft fa già tanto per aiutare gli sviluppatori, ci sono accordi forti con le grandi aziende, senza contare la massima collaborazione con i piccoli sviluppatori che possono imparare a sviluppare e portare software anche su telefoni che non facciano parte della diatriba che alimenta i principali blog di gossip su uno o l’altro produttore (e relativo sistema) e che ogni giorno invadono Social Network e feed RSS. Non è infatti un problema di hardware, né tanto meno di SO, funziona tutto bene, il telefono risponde a ogni colpo e può essere persino utilizzato (senza esagerare) come fosse una postazione fissa, collegato a monitor, tastiera e mouse grazie al modulo Continuum.

Proviamo a tradurla in soldoni. Mantenendo un prezzo di listino, potreste pensare di portarvi a casa un phablet che si trasforma in postazione di lavoro per un totale di 798€ (699€ per il telefono SIM-free, 99€ per il dock), senza ovviamente considerare il costo di tastiera e mouse (a voi la scelta, preferite quelli con il cavo o bluetooth?), ma anche dell’abbonamento a Office 365, che è la parte più interessante e già disponibile per chi utilizza Continuum e un Microsoft Display Dock.

Lumia 950 XL: l'evoluzione di Microsoft su mobile

Microsoft Lumia 950 XL fa belle foto, altro punto che fino a ora non ho discusso. Viene molto pubblicizzato per questo. Ha delle ottiche molto valide (Zeiss) ed effettivamente ha la velocità e la precisione di scatto che merita una buona fotografia. Un difetto? Scattare più foto e provare a tenere il passo di pubblicazione sul Social Network di turno (nel mio caso, Instagram) ha prodotto un piccolo surriscaldamento che ha trasmesso un tepore al palmo della mano tipico da gatto che viene a cercare quell’angolino dove far alzare la temperatura, fino a essere scaraventato da tutt’altra parte. Sono certo che si sia trattato di un caso, eppure. Salvo questo specifico episodio, durante l’utilizzo standard fatto di applicazioni che si aprono e chiudono, telefonate e messaggi su Telegram o Whatsapp, non ho notato altri problemi di temperatura. È sempre piuttosto controllata e assolutamente nella media, dettaglio non banale soprattutto durante l’utilizzo di software che fa uso intensivo di risorse come il GPS (che su altri telefoni tende a portare la temperatura in alto).

Anche il resto del ferro svolge bene il proprio mestiere. Altoparlante, microfono, tecnologia di pulizia dell’audio, display (con possibilità di tenerlo in modalità standby con orologio sempre in bella vista), tutto è al proprio posto, questa è la mia impressione. La batteria? Accettabile. Sono abituato a utilizzare lo smartphone per lavoro e per piacere, una buona batteria mi è necessaria per arrivare a fine giornata. Ho voluto fare un test che ho condotto anche sul mio telefono Android personale e sull’iPhone 6 aziendale: ho caricato al massimo la batteria di Lumia 950 XL al venerdì sera, ho utilizzato il telefono quanto basta, ho provato a farlo arrivare a lunedì mattina sulla scrivania dell’ufficio senza mai attaccarlo a un cavo per la ricarica. Android e iOS hanno portato a casa l’obiettivo, Windows Mobile no. Hardware più esoso o mal gestione delle risorse? Mi piacerebbe davvero saperlo, ma la sostanza non cambierebbe (a meno di futuri aggiornamenti di sistema che vadano a metterci la pezza).

Lumia 950 XL: l'evoluzione di Microsoft su mobile 3

Accessori

Di Windows Continuum ho già detto tutto, cosa aggiungere? Mi è stata concessa anche una Universal Foldable Keyboard adatta a smartphone e tablet, pieghevole, bluetooth, compatibile con iOS, Android e Windows Mobile, sottile e leggera per essere trasportata facilmente, un giocattolo che costa 119€ di listino. Comoda? Si, ma c’è da farci l’abitudine, sicuramente più bella dei prodotti terze parti generalmente più piccoli e di difficile digestione per chi è abituato a lavorare su una vera tastiera.

Insieme alla tastiera, mi è stato fornito anche un Arc Touch Mouse (Wireless) (altri 50€ circa di accessorio) che, insieme alla tastiera, compone un perfetto kit agilmente trasportabile in borsa, tutto alimentato da batteria (litio ricaricabile integrata per la tastiera, semplice coppia di stilo AA per il mouse, nda). Non è necessario scegliere accessori Microsoft, né tanto meno negarsi la possibilità di passare da una normalissima coppia tastiera e mouse con cavo USB, da attaccare al display dock, soprattutto quando la postazione di lavoro è fissa, a casa o in ufficio.

In conclusione

Prima il business, poi tutto il resto. Questa la mia personale visione, condivisa anche dai colleghi di lavoro che hanno potuto mettere mano sul Lumia 950 XL e sui relativi accessori che ho volutamente montato sulla scrivania. Il vero punto di forza di Lumia 950 XL (ma soprattutto di Continuum) è la possibilità di estendere la propria esperienza lavorativa e quotidiana. Office costituisce un ottimo punto a favore di questa piattaforma e spero possa crescere sempre più, perché l’attuale UX offerta su dispositivi mobili è molto più limitata e limitante rispetto a quella Desktop (che continuo a preferire, tramite abbonamento Office 365). Tante le applicazioni che mancano all’appello già sul sistema dello smartphone, figurarsi quelle compatibili con Continuum.

C’è molto lavoro da svolgere ancora, almeno per ciò che riguarda quello che un utilizzatore giovane / medio richiede. Sceglierei di affiancare una PDL di questo tipo a un dirigente d’azienda (o figura equivalente in fatto di compiti quotidiani)? Probabilmente si, dato che il tipo di lavoro è spesso costituito dalla gestione di grandi moli di mail, documenti da modificare e costante necessità di poter lavorare in mobilità in maniera dignitosa, con la possibilità di ottenere i dati che servono dal cloud e non più dalla memoria interna di un telefono (sempre meno importante, fortunatamente per molti produttori che scelgono piccoli tagli di memoria per i loro device).

Qualche utilizzatore di Lumia lì fuori? Volete esprimere la vostra opinione in merito o chiarire alcuni punti che probabilmente mi sono sfuggiti o che non ho analizzato con attenzione? L’area commenti è sempre a vostra totale disposizione, anche senza necessità di registrarsi.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Microsoft, tornato all'ovile.

Non di solo maranza è fatta la cuffia da poter sfoggiare in giro, soprattutto quando Sony, dopo tanti anni, ci ha tenuto a sottolineare che questo suo prodotto è tutto tranne che qualcosa di eccessivo, pur rimanendo qualcosa da poter mostrare, in mezzo a tutti. Un prodotto che segue la moda e dall’estetica molto ricercata, senza rinunciare però alla qualità assoluta alla quale si è abituati. Si tratta della serie h.ear on, e nonostante sia ormai acquistabile dall’ottobre dello scorso anno, alcuni ancora non la conoscono. In questo pezzo vi parlo della mia esperienza personale :-)

Sony h.ear on (MDR-100AAP)

Belle (ma questo era dato per scontato già dalle prime battute) e abbastanza compatte, con colori che fino a oggi non avevo mai personalmente visto utilizzare per realizzare questo tipo di accessorio, un compagno di vita per molti, un gadget sicuramente molto apprezzato anche da chi –come me– adora poter ascoltare la propria musica isolandosi da tutto ciò che lo circonda, un po’ come accade durante la stesura di questo articolo, come a voler creare un piccolo ritaglio di tempo e spazio che nel quotidiano è sempre più difficile avere.

Le MDR-100AAP (pubblicizzate come h.ear on) vengono proposte in una confezione estremamente curata, con il cavo separato (ormai diventato uno standard per Sony) che integra un microfono in linea per poter essere utilizzato anche con lo smartphone (o il PC, utile per una videochiamata Skype, per esempio), piatto e decisamente poco incline all’attorcigliamento (per fortuna!). Il peso delle sole cuffie, escludendo quindi il cavo, è di 220g, sono leggere e possono essere facilmente trasportate anche grazie alla custodia in ecopelle inclusa nella confezione, è bella anche quella, con impresso il logo Sony nel caso in cui vi foste dimenticati nel frattempo chi ha prodotto il vostro nuovo accessorio ;-)

I padiglioni delle cuffie, manco a dirlo, avvolgono perfettamente il vostro orecchio, lo coccolano nella loro morbidezza (e non stiamo certo facendo una pubblicità al nuovo Coccolino, nda), isolano molto bene da ciò che avete attorno ma riuscirete comunque a sentire la compagna urlare nel caso in cui abbia bisogno di voi. Non è necessario tenere alto il volume, la qualità si sente (a patto che stiate utilizzando una buona sorgente) già a basso regime. Pur alzandolo di molto, non proverete fastidio alcuno, sarà estremamente gradevole e vorrete tenerlo fisso così in alto per molto tempo, sconsigliato per ovvi motivi di sopravvivenza dei vostri timpani, inizierete inoltre a farvi sentire anche fuori dai padiglioni delle cuffie (seppur in maniera non troppo sensibile, ma pur sempre fastidioso, un po’ come in metropolitana a Milano, per chi conosce l’ambiente).

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 1

Contrariamente ad altri prodotti della stessa fascia, queste h.ear on di Sony propongono la tecnologia audio ad alta risoluzione, in grado di far arrivare a destinazione una quantità di dati trasmessi pari a 3,2 volte quelli di un CD musicale:

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 2Con audio ad alta risoluzione si intende una raccolta di processi e formati digitali che ti consentono di codificare e riprodurre la musica utilizzando una velocità di campionamento maggiore rispetto agli standard utilizzati per i CD. Non esiste uno standard unico per l’audio ad alta risoluzione, sebbene le specifiche maggiormente utilizzate siano 24 bit/96 kHz (3,2 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD) e 24 bit/192 kHz (6,5 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD).

Maggiori dettagli su sony.it/electronics/audio-ad-alta-risoluzione

Ma di tecnicismi e caratteristiche puramente tecniche potete trovarne quante ne volete nella scheda ufficiale sul sito web del produttore: sony.it/electronics/cuffie-archetto/mdr-100aap/specifications.

Se dovessi trovare un difetto a queste cuffie, probabilmente mi lamenterei del loro essere così delicate, almeno all’apparenza, impossibile portarle in trincea ogni giorno senza la paura costante di rovinarle, ma pur dopo averle messe alla prova e non averle neanche scalfite, continuo a nutrire quella sensazione, alimentata un po’ dal prezzo di listino del prodotto che ovviamente si vuole preservare nella migliore maniera possibile.

Altro giro? Il telecomando integrato, il microfono, non propone null’altro che un unico pulsante attraverso il quale attivare l’assistenza vocale del proprio smartphone ammesso che sia compatibile (come Siri) o rispondere direttamente a una telefonata, ma nessuna traccia della modifica del volume, che viene così demandata al dispositivo sorgente. Scomodo, sul serio, provate a immaginare il vostro smartphone schiacciato in tasca, impossibile da raggiungere, che smette di suonare la vostra musica nel momento più sbagliato possibile, o magari una traccia scelta da Spotify che non avreste ascoltato neanche sotto tortura. Un possibile miglioramento per una prossima versione del prodotto? Probabile, ma perché aspettare?

Ne vale quindi la pena?

Sony h.ear on (MDR-100AAP) 3

State valutando l’acquisto di un prodotto che propone una qualità e un’estetica sopra ogni rosea aspettativa, dovrete quindi pagare il corrispettivo per entrambe le caratteristiche richieste. Ci sono diversi prodotti di fascia medio-alta, difficile trovare però una precisa alternativa alle Sony h.ear on, è forse per questo motivo che il cliente che sceglierà questo prodotto non andrà alla ricerca di un’alternativa a più basso prezzo. Il listino per accaparrarsi le h.ear on riporta € 180,00 (iva inclusa), ma non è difficile trovarle su Amazon con un risparmio superiore ai 50€.

La valutazione dipende da ciò che l’utente finale ricerca, come sempre. La qualità del prodotto c’è tutta e convince, senza esagerare in nessuno dei suoi reparti.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony, ho potuto tenerlo al termine del test.