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Microsoft Surface Pro sul Banco Prova

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Non è passato molto tempo dalla mia personale prova con recensione del Microsoft Surface RT, potete ancora leggerla a questo indirizzo: gioxx.org/2013/04/16/microsoft-surface. Ho avuto modo di continuare il cammino approdando così alla soluzione più brillante e promettente, il Microsoft Surface Pro, prodotto di punta della famiglia Surface.

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Dotato di 128 GB di disco SSD è la versione più capiente (e consigliata rispetto alla 64GB, ndr) attualmente disponibile in commercio, fermo restando che nessuno vi vieterà mai di collegare in USB (di terza generazione, per la cronaca) una chiave o più in generale un’unità di memoria esterna o ancora una microSDXC se aveste ulteriore necessità di spazio d’archiviazione per i vostri dati. Ricordate: nonostante lo spazio a disposizione sia identico -a oggi- a quello dell’iPad di maggiore fascia, sarà sempre più facile riempire il disco di un sistema Windows che uno con iOS a bordo (non fosse per la possibilità di installare e conservare qualsiasi tipo di dato).

Microsoft Surface Pro: specifiche tecniche

Notevoli, per ovvi motivi di target. Stiamo parlando di una macchina con a bordo un processore Intel i5 (con HD Graphics 4000) e 4 GB di RAM, una configurazione pari al mio portatile aziendale e che ancora oggi è maggiore di molte macchine casalinghe o aziendali in circolazione, decisamente più potente rispetto al fratello minore che monta un “semplice” Quad-core NVIDIA Tegra 3 con 2 GB di RAM comunque adatto al suo scopo e al bacino di utenza che sceglie la versione RT. Per ovvi motivi tecnici le dimensioni rispetto alla versione RT sono cresciute raggiungendo inoltre il kilogrammo di peso (circa, si parla infatti di 907g secondo la scheda ufficiale sul sito di Microsoft).

Ciò vuol dire che sarà meno comodo da trasportare, di sicuro non riuscirete a tenerlo in mano per troppo tempo senza risentirne, i vostri polsi chiederanno pietà dopo breve tempo. Eppure Surface Pro è fatto sia per stare in mano che appoggiato alla scrivania grazie alla già comoda e citata aletta posteriore che permette di tenerlo in una posizione molto simile a quella di un portatile con il monitor aperto, inutile dire che per completare il quadro potrete utilizzare la tastiera-cover (ancora una volta sia quella soft che quella con il feedback tattile decisamente più comoda e consigliata).

Altrettanto inutile ma pur sempre doverosa citazione è il fatto che potrete collegare alla macchina tastiera e mouse bluetooth che avete (probabilmente) già acquistato in passato, risparmiando qualche soldino nel caso in cui vi trovaste in ufficio o a casa, rimanendo in ogni caso scoperti una volta fuori. La tastiera virtuale a video è molto comoda ma chiaramente la velocità di scrittura e l’impossibilità di sfruttare appieno il monitor 16:9 Full-HD potrebbe non piacervi.

La cosa più comoda dell’avere la versione Pro del Surface è il non essere più limitato dall’installazione delle applicazioni dallo Store di Windows, è questo il vero punto di forza. L’architettura del dispositivo fa si che possa essere trattato alla stregua di qualsivoglia notebook o postazione Desktop esistente ad oggi. Ideale per chi è abituato a spostarsi di frequente ma non desidera una seconda postazione fissa o un portatile o ancora un un netbook perché troppo pesante o ingombrante. Per ovvi motivi il Pro potrà fare tutto quello che fa già la versione minore RT (scaricare e aggiornare le applicazioni dal Windows Store) e non bloccherà nessun tentativo di installazione di eseguibili di terze parti (che siano stati verificati ovviamente, Microsoft Security Essentials (liberamente scaricabile e installabile da windows.microsoft.com/it-it/windows/products/security-essentials) in accoppiata con Windows Defender continueranno a proteggervi da possibili attacchi di malware. A completare il quadro c’è la tecnologia BitLocker per crittare tutti i dati presenti sul disco.

Una gradita novità: il pennino

E’ una prerogativa del Microsoft Surface Pro e limitata solo a lui per le grandi potenzialità e il monitor con una risoluzione così alta: il nuovo pennino resta attaccato alla piccola presa magnetica dedicata in realtà al caricabatterie. E’ possibile staccarlo e avvicinarlo al monitor per notare immediatamente il puntatore del pennino muoversi con un’ottima precisione, adatto quindi alla selezione di ogni particolare sul display più che all’utilizzo ordinario e quotidiano nella “Modern-UI” (vi sfido ad avere dita più grosse dei nuovi pulsanti grafici di Microsoft!).

Comodo a mano libera, utile nei programmi lanciati nella modalità Desktop il pennino può tranquillamente essere affiancato alle dita della vostra mano sostituendo di fatto il mouse o il touchpad. E’ stato provato da chi lavora ogni giorno con le tavolette grafiche e non ha passato a pieni voti l’esame nonostante il parere sia stato sufficientemente positivo. Io mi sono limitato al test perché non ho avuto alcun problema ad utilizzare le dita in mancanza del mouse, anche per la selezione dei dettagli più piccoli (e no, non ho le manine di fata per chi lo ha pensato, ndr), realizzato probabilmente per i più nostalgici e per chi ha difficoltà a “riempire di ditate” il proprio monitor.

Un dettaglio che sfugge: il caricabatterie

In tutta sincerità non ricordo se è presente all’interno della versione RT ma lo è di sicuro all’interno della Pro. Fate attenzione al caricabatterie: noterete (probabilmente) una porta USB che vi permetterà di collegare un ulteriore accessorio che verrà così caricato in contemporanea con il Surface, molto comodo nel caso in cui abbiate a disposizione una sola presa libera, magari sul comodino, lo stesso sui cui avete abat-jour e radiosveglia già collegate.

E’ chiaro che si tratta di una chiccheria, una piccola stupidata, eppure potrebbe tornarvi maledettamente comoda quando vi troverete in carenza di attacchi corrente, nel mio caso è stata molto utile proprio per l’accoppiata telefono e Surface :-)

Talloni d’Achille: batteria, 3G, gioventù

E’ lo stesso punto debole di tanti altri dispositivi mobili. Inutile girarci attorno: la vittoria viene spesso decretata dal doppio fattore “durata della batteria” e “prezzo” e sfortunatamente anche sul secondo il Surface Pro non brilla particolarmente (ne parlo nelle conclusioni, prossimo e ultimo paragrafo dell’articolo). A pieno regime e lavorando come mi trovassi davanti al mio portatile ho smesso di avere autonomia poco dopo le 4 ore di utilizzo. Tenendo la luminosità del monitor più bassa, lavorando con un segnale WiFi ben stabile (ottima copertura) e con il solo browser (o quasi) sono arrivato a poco meno di 5.

In entrambi i casi non sono molto soddisfatto. Il mio portatile aziendale monta una batteria a 9 celle, agli inizi della sua attività mi permetteva un utilizzo tutto sommato intensivo arrivando a quasi 8 ore di autonomia (luminosità abbastanza moderata), 7 sicure. Ad oggi arrivo in tranquillità alle 6 tenendo una luminosità accettabile (la stessa di allora, ndr), WiFi attivo, un mouse esterno collegato senza cavo, un telefono collegato in bluetooth che permette alla macchina di essere bloccata automaticamente quando mi allontano (poi ve ne parlerò, ndr) e tanto altro ancora, il tutto con una dotazione hardware molto simile al Surface Pro (Intel i5 con 4 GB di RAM). Insomma, non sento la necessità di avere un Surface Pro vicino se ho anche l’iPad a disposizione (e nel suo caso la batteria è decisamente più resistente, chiaramente con funzioni e hardware più limitato rispetto al tablet di Microsoft). Non so se è possibile acquistare ad oggi una eventuale batteria tampone da collegare al tablet nel caso in cui non si abbia a disposizione un attacco di corrente a muro.

La mancanza di un chip 3G costituisce l’altra forte limitazione. Perché non metterlo all’interno del Surface Pro? Capisco il voler far risparmiare qualche soldino nella versione RT (no dai, non è vero, non lo capisco neanche in quel caso ad essere sincero), ma nella versione Pro proprio no. In America le reti WiFi libere abbondano, in Italia (e non solo) no, soprattutto in quelle zone che non vengono coperte neanche da un doppino in rame per la più classica delle ADSL. Forse Microsoft vuole tenere in serbo qualche freccia per il suo arco e la prossima versione di Surface (se dovesse esserci), ma non per questo si dovrebbe penalizzare l’attuale generazione. Il Surface (sia in versione RT che in versione Pro) è più grande rispetto ai tablet competitor, credo che lo spazio per un ulteriore miglioramento ci sia.

Google Play, AppStore, Windows StoreL’ultimo dei talloni in realtà potrebbe non essere considerato tale ma è giusto citarlo: gioventù. Microsoft Surface Pro (così come la versione RT) potrebbe peccare di gioventù per chi desidera qualcosa di solido, affidabile e ampiamente testato. Troppe poche applicazioni su Windows Store (rispetto alla concorrenza, ovviamente), piccola ancora la community di utilizzatori in grado di condividere esperienze e supporto. Eppure non è del tutto vero. Microsoft si sta molto impegnando per far si che gli sviluppatori delle applicazioni più apprezzate ed utilizzate portino il loro lavoro anche sui loro dispositivi. Windows Store cresce molto rapidamente. Di certo non arriverà ai numeri di AppStore ma vale lo stesso per Samsung o per qualsiasi altro dispositivo basato su Android (quindi Google Play). Occorre dare fiducia, avere un po’ di pazienza e puntare su un futuro neanche troppo lontano, sempre considerando che la versione Pro del Surface non vi impone alcuna limitazione riguardo le applicazioni scaricabili ed installabili, Windows Professional batte a mani basse qualsiasi altro sistema esistente sulla faccia della terra, è una battaglia vinta in partenza.

In conclusione

Microsoft Surface Pro potrebbe tranquillamente sostituire la più classica delle postazioni di lavoro tipiche da dirigente o capoufficio, una di quelle persone abituate a mandare centinaia di mail al giorno, a controllare l’operato delle sue persone, le stesse che difficilmente devono avere a portata di mano mille strumenti e tecnicismi tipici da tecnico. In un solo colpo si fa bella figura dando un tablet utile per essere utilizzato in ufficio tanto quanto a casa ed in mobilità. Un solo dispositivo, un solo ambiente da imparare a conoscere e utilizzare, più posti dove poter portare “il proprio ufficio” (si perché non ho parlato di Office 2013, non penso serva specificare quanto può essere comodo vero?).

Trovate una pagina riepilogativa di applicazioni pre-installate e tagli disco disponibili alla pagina microsoft.com/surface/it-it/storage. La pagina del prodotto è invece disponibile all’indirizzo microsoft.com/surface/it-it.

Sembra che ci sia tutto no? Ah no, avete ragione, il prezzo. Già, il prezzo. Surface RT (come già detto nel precedente articolo) parte da 488€ (32 GB, tastiera cover touch) fino alla fine di questo mese, poi 587€ per la stessa identica macchina. Surface Pro parte da 889€ (a quel punto vi consiglierei di fare un ultimo sforzo e piuttosto saltare sul 128 GB al prezzo di 999€). Non vorrei sembrare disfattista e non voglio che pensiate che  andrò a far notare la differenza di prezzo con iPad o Galaxy Tab, eppure mi sembra una cifra un pelo esagerata considerando che all’appello mancano alcuni piccoli “dettagli” che i competitor offrono.

Considerate le esigenze, considerate il prezzo (soprattutto in questo periodo), considerate chi l’ha sviluppata, realizzata e chi quindi la supporta oggi. La mia idea me la sono fatta, e voi? Chiedetevi se è davvero il Surface Pro la macchina adatta a voi e se la risposta è tutto sommato positiva procedete con tranquillità, Microsoft è comunque una sicurezza.

A questo punto non posso che ringraziare Microsoft per la collaborazione (e per la finezza di farmi trovare il Surface Pro con il mio utente al logon già pronto, sorpresa gradita, siete sempre avanti :-)).

Banco Prova: Sitecom Homeplug AV500 Gigabit (LN-519)

Ho contattato Barbara (fin troppo gentile come al solito) per una reale esigenza: mettere in connessione dei dispositivi troppo distanti dal doppio router che utilizzo in casa (ho sia quello di Fastweb che il mio personale con una configurazione tutta sua). Ho sempre tenuto in connessione la macchina nella camera da letto via WiFi ma come tutti sapete la velocità (nonostante router e antenna siano in N) e la stabilità sono direttamente proporzionali alla fortuna e al fatto che tutto vada sempre bene, quindi mai fidarsi di default! :-)

Dato che qualche tempo fa avevo già avuto a che fare con un test su strada di dispositivi powerline (Sitecom Homeplug Kit LN-515: fare rete con l’elettricità) ho deciso di “insistere” e farmi mandare un nuovo prodotto fatto apposta per soddisfare le esigenze di questo tipo: Homeplug AV500 Gigabit (questo combopack: sitecom.com/it/av500-gigabit-homeplug-plus-switch-combo-pack/ln-519/p/129).

Il pacco è composto da un dispositivo master e da uno slave che comunicheranno tra di loro, il primo dovrà avere un cavo di rete diretto al vostro router, l’altro potrà essere collegato in qualsiasi altra presa della casa e ad esso potrete collegare fino a 3 dispositivi tramite cavo di rete RJ45 che cominceranno così a navigare senza le necessità di stendere alcun cavo per casa (o peggio ancora vederli “volanti” sopra le porte o in mezzo ai mobili), una soluzione comoda, sufficientemente affidabile e indubbiamente pulita, elegante, funzionale.

Anche se questa viene spacciata come soluzione ideale per case disposte su più livelli, è particolarmente consigliata anche nel caso in cui doveste arrivare nella camera da letto (o qualsiasi altra stanza), magari ben distante dal salotto o dall’ingresso dove avete fatto installare la prima volta il modem / router del vostro operatore telefonico. Se l’impianto elettrico di casa è più o meno recente la qualità del segnale e -di conseguenza- la velocità di scambio dati saranno più elevate. Al contrario con un vecchio impianto potreste riscontrare qualche difficoltà ma nessuna perdita di dati, al massimo un sensibile calo delle prestazioni che vi permetterà in ogni caso di rimanere connessi alla rete a velocità accettabile, io ci ho visto un video in Full HD sul televisore senza avere problemi di buffering o interruzioni poco desiderate, tanto per dovere di cronaca.

Montaggio e installazione

Tolti i dispositivi dalla scatola il montaggio viene da se. Inserite entrambi nelle prese di corrente e collegate il primo al vostro router. Collegate ora il secondo al PC (o ad altre periferiche con attacco di rete standard). L’accoppiamento dovrebbe essere immediato e non dovrebbe servire il vostro intervento. Nel caso in cui non fosse così o aveste la necessità di toccare le poche opzioni a disposizione dovrete installare l’utility “HomePlug 200 Utility” contenuta nel CD che trovate all’interno della scatola. Questa rileverà all’interno della stessa rete altri adattatori (utile soprattutto per aggiungerne altri in futuro collegandoli a quelli già presenti permettendo così uno scambio dati tra molte più periferiche):

La password di ciascun homeplug – utile per poterlo gestire dall’utility- è stampata su delle etichette che vi consiglio di tenere in un luogo sicuro (se non voleste attaccarle ai dispositivi stessi).

Risultati e conclusioni

Come già detto mi sono trovato molto bene e la soluzione rete cablata e WiFi è quella che tutto sommato mi garantisce di non perdere mai la possibilità di connettermi alla macchina di casa (Fastweb permettendo!), contrariamente a qualche perdita di connessione WiFi dovuta a motivi più o meno validi, prima di tutto il fatto di avere l’antenna esterna collegata in USB alla macchina, troppo facile toccarla e magari disconnetterla parzialmente dal PC!

Trovate scheda del prodotto con relative specifiche e prezzo sulla pagina ufficiale del sito di Sitecom: sitecom.com/it/av500-gigabit-homeplug-plus-switch-combo-pack/ln-519/p/129

Se anche voi avete un’esigenza simile alla mia potete dare un’occhiata a questo video che vi aiuta a capire come funzionano gli Homeplug e come scegliere quelli più adatti alla vostra situazione:

Si chiude in bellezza la settimana, questo è l’articolo che vi lascio per il weekend, con l’occasione ringrazio Sitecom e Barbara ancora una volta per avermi supportato e permesso di provare questo prodotto! :-)

Banco prova: Kaspersky PURE 3.0 Total Security

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Parlare di un prodotto antivirus non è mai cosa semplice. La sicurezza del client oggi non si limita al semplice “programma antivirus“, l’utente medio-basso è potenzialmente esposto a mille rischi più o meno riconoscibili “dall’odore” e un buon prodotto dovrebbe poter prevedere e prevenire ogni possibile tipo di attacco, nel 99% dei casi oggi giorno proveniente dalla rete (navigazione, posta elettronica, reti locali in azienda), nonostante le chiavi USB, i dischi esterni e supporti di memoria un pelo più vecchi mantengano sufficientemente alta la loro statistica.

Qualche giorno fa vi ho parlato di Kaspersky PURE 3.0, la nuova versione della suite russa che intende dedicare all’utente un intero ecosistema di protezione che spazia dal “semplice” antivirus al controllo dello stato di sicurezza della casa passando per la protezione degli acquisti online e la reazione più o meno immediata contro qualsiasi malware proveniente dalla rete.

In realtà la lista completa prevede le più avanzate tecnologie di “Internet Security“, il “Parental Control“, backup e ripristino dei dati delle proprie macchine (funzionalità non certo nativa dei prodotti antivirus ma offerta, un punto sicuramente a favore), un Password Manager per tenere al sicuro le proprie password e per poterle facilmente richiamare tramite browser, moduli di criptaggio dei dati, ottimizzazione del PC e -come già detto- la gestione centralizzata dei PC della rete domestica.

Installazione e prestazioni

Forse quello che i più dimenticano è la possibilità di rimanere costantemente aggiornati e protetti anche se non si ha a disposizione l’ultimo ritrovato della tecnologia. Per l’appunto, ho voluto installare PURE 3.0 su una macchina virtuale XP (più resistente di un albero sempreverde) con soli 512MB di RAM e senza alcuna limitazione disco (libero sciacallaggio delle risorse del mio portatile). Lo scopo è dimostrare che un prodotto ben studiato e “garantito” anche su macchine datate sia davvero in grado di girare senza alcun problema:

Ho già detto che la macchina di base aveva a sua disposizione solo 512MB di RAM vero? Certo è difficile trovare macchine così in giro ma ne ho viste tante in passato e continuano ad essercene ancora molte. Chiaramente in questa condizione si rende difficile la convivenza con il resto del software a bordo della stessa macchina, non tanto per l’occupazione disco quanto per la possibilità di convivere ed essere eseguito in contemporanea con Pure. Una volta installato e attivato il prodotto ho lanciato immediatamente il primo corposo aggiornamento che ha impiegato molto tempo per scaricarsi (dipende dalla vostra linea ADSL e dall’occupazione dei server di aggiornamento prodotto) e al primo riavvio per l’applicazione delle modifiche la macchina si è addirittura bloccata costringendomi al riavvio forzato. Non è affatto un buon inizio.

Console, comandi, integrazione

Console molto intuitiva e accessibile per ogni tipo di utente, funzioni di aggiornamento automatiche con la solita possibilità di forzarne l’avvio e una marea di opzioni aggiuntive che potrebbero sfuggire al controllo.

PURE 3.0 come ogni altro software Kaspersky installa all’interno dei browser dei componenti aggiuntivi che vanno ad integrare così alcune funzionalità proprie della suite. Chi utilizza come me una versione di Firefox non ancora Stabile (io sono sul canale Aurora, due release più avanti rispetto all’attuale Firefox rilasciato pubblicamente) non potrà utilizzare questi componenti aggiuntivi in quanto non ufficialmente supportati e non compatibili con la versione del browser, cosa che chiaramente non accade per Google Chrome o Internet Explorer (installati anche loro sulla stessa macchina virtuale.

Una perdita? Forse no. La tastiera virtuale, l’integrazione con il Password Manager o le funzioni di verifica dell’URL che si vuole andare a visitare hanno le loro alternative native e non (c’è persino un Anti-Banner che potrebbe sostituire AdBlock e simili, ndr). Tanto per capirci: la tastiera virtuale è fatta per evitare possibili Keylogger residenti sulla macchina che però dovrebbero essere intercettati dall’antivirus Kaspersky stesso, per il Password Manager esiste Keepass con i suoi componenti aggiuntivi o con le funzionalità integrate per l’auto-compilazione dei campi (nativa, senza alcuna installazione di ulteriore materiale) e per il controllo dei siti web vi ricordo che Firefox si appoggia al Safe Browsing di Google con un database molto più che aggiornato.

Parental Control

Una delle funzioni che ho preferito in questo software probabilmente. Senza star li a d inventarsi soluzioni home-made o cercare soluzioni alternative spesso complicate (ma delle quali comunque parlerò quanto prima, ndr) Kaspersky offre filtri di Parental Control già preconfezionati e la possibilità di realizzarne di propri per personalizzare al massimo l’utilizzo della macchina da parte dei membri della famiglia:

La password impostata per il Parental Control può essere immediatamente impostata anche ad altre porzioni del software, compresa la sua disinstallazione, a prova di figlio che decide di mettere fine alla presenza del prodotto sulla macchina (ammesso che gli abbiate lasciato un utente amministratore della macchina, ndr).

Social Network, applicazioni, file da scaricare o bloccare e molte altre informazioni che è possibile inserire / modificare / ritoccare rispetti ai profili suggeriti dal prodotto, il tutto assegnabile ad uno specifico utente della macchina. Molto comoda la possibilità di limitare l’utilizzo della macchina e di internet per ore totali, giorni e orari:

Bravi, molto ben realizzata, semplice da impostare ed immediatamente efficace, il rapporto che potrà essere visualizzato dall’amministratore completa un quadro già ben realizzato.

Gestione centralizzata della rete domestica

Quello che succede con le console di gestione centralizzata dell’antivirus nelle grandi aziende, in piccolo però:

L’idea di fondo è la stessa ed è chiaramente vincente. Se una sola macchina è in grado di monitorare e permettermi di accedere alla gestione della parte security delle altre perdo la metà del mio tempo e posso risolvere eventuali problemi con un paio di clic e senza le necessità di collegarmi da remoto (o fisicamente con monitor, tastiera e mouse) alla macchina interessata. Molto rapido nella ricerca (nell’immagine qui sopra si vede chiaramente la sola macchina virtuale ma ho avuto modo di provarlo anche in una rete con più macchine protette) e altrettanto nella reportistica / ricezione stato degli altri PC ed eventuali adeguamenti a decisioni della console centrale. Qualsiasi Pure 3.0 con la giusta password amministrativa può fare da ponte verso gli altri.

Strumenti aggiuntivi

Ovvero il coltellino svizzero in caso di necessità:

Impostazioni del browser (integrazione dei componenti, ecc.), Rescue Disk per avviare la macchina anche nel caso in cui ci sia qualche infezione che non permette il corretto avvio del sistema operativo (creando un apposito CD/DVD o chiavetta USB di boot), Risoluzione dei problemi post-infezione (per rimuovere ogni traccia) ed Eliminazione definitiva dei file (con più passaggi proprio per evitare che programmi appositi possano recuperare facilmente dati che si intendono cancellare definitivamente).

Costi e conclusioni

La licenza per un solo PC costa circa 60 euro (59,95), passando a quasi 80 (79,95) per 3 PC e 100 (99,95) per 5. Il pacchetto è acquistabile direttamente da kaspersky.com/it/pure. Senza infamia e senza lode ha i suoi pro e i suoi contro come per qualsiasi altro prodotto sul mercato.

Di sicuro Kaspersky offre maggiori strumenti che permettono all’utente di non passare da soluzioni alternative facendo risparmiare tempo e denaro, un punto a loro vantaggio, con una buona configurazione l’ho trovato persino accettabile e neanche troppo esoso ma ho preferito continuare a tenere bloccate le pesanti “infiltrazioni” all’interno di software terzi (come i browser) per evitare di appesantire ulteriormente sistema e navigazione, cosa mai buona per chi lavora tutto il giorno con quel tipo di strumenti, quasi a voler fare una “doppia scansione di tutto“.

Banco prova: Microsoft Surface

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Ho avuto tra le mani Microsoft Surface (in versione RT) per qualche tempo, il nuovo tablet di Microsoft che sfida re iPad e qualsiasi altro concorrente in un mercato già in forte espansione (soprattutto negli ultimi tempi) e che non ammette né errori né compromessi proprio perché gli utenti vogliono poter lavorare in mobilità senza la necessità di un PC portatile. Vediamo insieme com’è andata :-)

Ah, prima di partire metto in chiaro una cosa che sfugge ancora a molti: è solo un tablet come tanti, uno della già lunga lista (almeno nella sua versione RT) e come tutti avrà pro e contro che si cuciono addosso alle necessità dell’acquirente.

La prima occhiata

In realtà la prima occhiata l’avevo già data all’evento di presentazione che Microsoft aveva organizzato qualche tempo fa a Milano.

In ogni caso è sempre bene “approfondire“. Surface RT si presenta in una elegante scatola che contiene al suo interno il tablet e la ormai famosa tastiera che farà anche da cover.

A tal proposito, personalmente ho apprezzato molto più la Type Cover rispetto alla scelta originale Microsoft. Se non ho tasti che posso sentir battere contro la plastica classica della tastiera l’abitudine gioca brutti scherzi e induce a pensare di non aver premuto correttamente qualche lettera. Chiaramente al confronto la nuova Touch Cover di Microsoft dallo spessore pressoché inesistente vince in fatto di design, comodità e praticità, la Type Cover potrà comunque essere tenuta a casa (o in ufficio) pronta per essere collegata al tablet (magari con l’aletta posteriore aperta per farlo assomigliare ancora più ad un vero portatile).

La robusta scocca della quale va molto fiera Microsoft è fatta di magnesio scuro e quel satinato le dona parecchio. Peccato per il peso, nonostante l’impegno posso assicurarvi che reggerlo può dare davvero fastidio al polso, non è certo una piuma, pesa più dell’iPad 3 tanto per farvi un’idea (nel caso in cui abbiate avuto modo di tenerlo in mano). Alla lunga stanca e l’utilizzo sul divano o nel letto (tipico per chi sceglie di prendere un tablet) è un pelo ostico, soprattutto per la scelta del giusto posizionamento. In ogni caso la sensazione è quella di robustezza e buona scelta dei materiali, magari non sarà il tablet da tenere nella borsetta ma ci si può anche passare sopra se questo non vi preoccupa.

Brillante, wide, sempre in landscape

L’ho notato immediatamente: la brillantezza del monitor e il fatto di nascere in 16:9 aiuta e migliora di molto l’esperienza di navigazione, la visione di contenuti multimediali, la videochiamata tramite il “pupillo di casa” (Skype, ndr), certo avrei preferito utilizzare il mio Firefox con preferiti sincronizzati e componenti aggiuntivi ma di questo parlerò nel paragrafo successivo, anche Internet Explorer 10 (non potendo avere altro, ndr) è una valida alternativa, un po’ come il dover utilizzare Safari su iPad.

Perché Landscape? Perché contrariamente al solito iPad o ad un qualsiasi altro tablet Android, Microsoft propone il suo unico “tasto” (è una piccola area sensibile al tocco) fronte macchina sulla parte inferiore del tablet a patto che questo venga tenuto -appunto- in orizzontale e non in verticale, anche perché questo sarebbe fortemente antiestetico e scomodo anche da reggere. Al contrario poggiarlo sul tavolo o sulla scrivania utilizzando l’aletta posteriore che permette di tenerlo nella giusta inclinazione è tutta un’altra cosa.

La migliore esperienza me l’ha data il nuovo Skype per Windows 8 (versione quindi per la nuova interfaccia e non per Desktop) in fase di videochiamata, dove la qualità video e audio viene ottimizzata molto per ottenere il miglior risultato tra massima fluidità e ottima qualità del video, la fotografia non rende giustizia, posso assicurarvelo:

Mi perdonerà il mio “anziano” se lo rendo protagonista non retribuito di questo articolo (si arrabbierà soprattutto per il non retribuito ;-). Ho notato qualche pecca solo nell’amplificazione dell’audio in ricezione. Se la persona dall’altro lato non è proprio vicina al microfono l’alzare completamente il vostro volume potrebbe non bastare nel caso in cui ci fosse un minimo rumore di sottofondo. Al contrario (stranamente, ndr) la stessa applicazione su iPad o Desktop sa far di meglio, evidentemente anche grazie all’hardware di base.

Quella sensazione di parziale libertà

Ce n’è un’altra di sensazione oltre quella di bellezza e nitidezza data dallo Skype in full screen, ed è quella della parziale libertà. Sia chiaro: Microsoft Surface RT è solo un altro tablet tra tanti, come abbondantemente sottolineato ad inizio articolo, bisogna ripeterselo in testa più e più volte per evitare di prenderlo e lanciarlo dalla finestra quando il processore Tegra alla base della versione RT non permetterà di installare nessuna applicazione all’infuori di quelle proposte nello store di Windows.

Si perché è chiaro: l’essere cresciuti con Windows ci mette tutti nella condizione del “posso installare quello che mi pare” e doversi limitare su Surface RT non è affatto semplice, almeno una volta proverete stupidamente a scaricare un eseguibile da installare su Desktop, ottenendo così il popup di errore e di obbligo a passare dallo Store, il quale ovviamente conta si moltissime applicazioni, ma è ricco inoltre di grandi assenze in attesa che le aziende e gli sviluppatori indipendenti vadano a colmare questa grave lacuna.

Niente di irrisolvibile in ogni caso, l’importante è aspettare e pensare che anche gli altri big di settore hanno avuto lo stesso problema in fase di avvio. Tanto per capirci: durante la mia fase di test prodotto ho utilizzato (e l’ho trovato molto valido, ndr) MetroTweet, giusto una manciata di giorni dopo Twitter ha lanciato l’applicazione ufficiale anche su Windows 8! :-)

Installazione, aggiornamento e rimozione delle applicazioni sono operazioni banali e così come vale per Apple o Google anche Microsoft richiederà l’utilizzo di un ID, quello Live per l’esattezza, lo stesso che avrete utilizzato in passato per collegarvi a MSN o passare a Skype in questi giorni, lo stesso di Outlook.com e di una miriade di altri servizi Microsoft, niente di nuovo fortunatamente!

Connessione wireless, bluetooth e USB

E’ fuori di dubbio che questo sia un punto di forza. Oltre lo standard che è ormai minimo sindacale su qualsiasi dispositivo trasportabile, Surface offre una porta USB che può essere sfruttata per collegare penne USB, dischi esterni, macchine fotografiche e molto altro ancora con la facilità d’importazione contenuti tipica di Windows. E nel caso in cui questo non bastasse, lo slot MicroSD per l’espansione di memoria vi convincerà con i suoi ulteriori 64 GB di spazio riservato in qualsiasi momento, una tra le cose più comode e uniche rispetto alla concorrenza.

In conclusione

La macchina fa la sua buona figura ma in ogni caso non la comprerei. Nonostante la presenza di Office 2013 on-board (il che non è affatto da sottovalutare) preferirei investire qualche soldino in più pur di andare sulla versione PRO che combina le qualità complessive di Surface RT con un Windows 8 ed un processore Intel i5 che permettono di installare qualsiasi applicazione di terze parti avendo inoltre delle prestazioni indubbiamente superiori al fratello minore: microsoft.com/surface/it-IT/surface-with-windows-8-pro.

Surface RT almeno nel mio caso non è il tablet adatto alla quotidianità, è meno supportato e meno comune (almeno per ora) di un iPad o di un Galaxy Tab (a livello di applicazioni intendo) e ha molto meno mercato, non basta l’Office a bordo per convincermi, contrariamente (come già detto) ad una macchina PRO che potrebbe trasformarsi in postazione di lavoro o tablet semplicemente staccando e attaccando la tastiera (oltre che il mouse in bluetooth o connesso alla porta USB del tablet, ndr).

Prima dell’addio

Per gli amici: “Come formattare un Microsoft Surface“. Dato che potrebbe capitarvi di voler vendere o regalare Surface RT, vi spiego come riportarlo allo stato “di fabbrica” così da non lasciar scappare via i vostri dati. Microsoft ha chiaramente previsto anche questo. Dalle impostazioni del sistema occorrerà andare in Generali quindi selezionare l’avvio avanzato di sistema (le fotografie sono state scattate al RT provato da me e tenuto in lingua inglese, ndr).

Quando richiesto occorrerà selezionare “Troubleshoot” (eliminazione / correzione del problema):

e procedere con un Reset della macchina perdendo così impostazioni e dati utente:

Il reset si compone di due passaggi e occorrerà prima prendere visione di quello che potrebbe accadere, quindi scegliere il tipo di reset da effettuare. Inutile dire che nel mio caso si è trattato del secondo:

Restart: fase 1 Reset: fase 2

All ready to go guys, We can start the process” o per meglio dire: premi il pulsante rosso e attendi il termine dell’autodistruzione:

Microsoft Surface partirà da una condizione di fabbrica, pronto per essere configurato come fosse la sua prima volta fuori dalla scatola. Giusto il tempo di impostare la lingua e l’account come succede per un qualsiasi Windows anche antecedente all’ultimo arrivato.

That’s all folks

Penso di aver fatto una sufficiente panoramica di pro & contro trovati, la mia esperienza è stata istruttiva e spero possa tornare utile a chi sta valutando l’acquisto del suo prossimo tablet. Fabio ha voluto sottolineare l’aspetto ludico collegato allo strumento, ne ha scritto pochi giorni fa su fuorigio.co, dateci un’occhiata magari :-)

Già che ci sono vi segnalo altri due articoli dedicati a Surface, li ha scritti Andrea: qui il primo, qui il secondo.

Nuova SEAT Leon: the Lion King is back!

E ora basta con i videogiochi e la realtà virtuale, parliamo di strada, di libertà di guida (tanto adorata quanto odiata in base a chi ti trovi nella corsia di fianco, ndr)! Ho avuto il piacere e l’onore di guidare una nuova SEAT Leon per una settimana, l’ho fatta correre sulle strade di Ravenna e Milano, l’ho mostrata ad amici e parenti raccogliendo approvazioni e critiche ma in ogni caso me la sono davvero goduta.

L’impegno e l’investimento del gruppo Volkswagen racchiusi nella nuova berlina che fa bella mostra di se anche al salone di Ginevra in questi giorni, nella sua nuova versione SC. Vediamo insieme com’è andata.

Nessuno ti conosce meglio di me

La proposta di mettere al volante della nuova Leon una serie di “interessati” è nata per caso al Motor Show di Bologna di qualche mese fa, la voglia di aiutare SEAT nel lancio di una macchina così importante per la casa è quasi d’obbligo quando fai parte dei club ufficialmente riconosciuti sul territorio italiano. Il sottoscritto è ancora parte integrante dell’ITC nonostante circa un anno fa abbia deciso di passare alla sorella maggiore: da Ibiza a Leon.

Uno dei punti salienti e vincenti della proposta è esattamente questo: chi meglio di un cliente può conoscere una SEAT? Il marchio spagnolo pesantemente influenzato dalla tecnologia e dall’esperienza tedesca è protagonista negli ultimi anni di realizzazioni fatte su misura di giovane (e non solo), segno distintivo che l’ha sempre fatta risaltare in mezzo a tante “giovani vecchie” . Quello che la nuova Leon fa è un po’ perdere quell’aggressività e design “diverso dal solito“, guadagnando però in altri dettagli e  caratteristiche che la rendono una vettura molto appetibile ad un prezzo assolutamente accessibile considerando che si tratta di una Golf ben mascherata, a tal proposito avevo tirato fuori qualche dubbio proprio poco tempo fa (ricordate questo articolo?).

La vettura

La vettura testata è la stessa che avevo avuto modo di provare in pista a Misano. Si tratta della versione 1.4 TSI ad iniezione diretta (benzina) con 122CV, Start/Stop e allestimento FR, il top di gamma in attesa dell’arrivo della versione Cupra non ancora annunciata (ma che tutti noi stiamo aspettando!), qui trovate il catalogo contenente anche le versioni disponibili: seat-italia.it/content/medialib/seat/it/models/nuova-leon/brochre/catalogo/_jcr_content/renditions/rendition.file/nuovaseatleon.pdf.

Certo in confronto alla mia FR 170CV CR con DSG è tutto un altro mondo, ma posso assicurarvi che anche questa “piccola” è abbastanza decisa e cattiva da divertire chi la guida, senza mai dimenticare la sicurezza ed il comfort.

Alla guida

Ho voluto viaggiare e segnare ogni particolare notato durante il tragitto, ogni dettaglio che potrebbe sfuggire durante il classico test da concessionario, la nuova Leon propone delle chicche che attualmente è difficile trovare su altre vetture della stessa categoria.

  • Volante: rinnovato per l’occasione rispetto a quello della serie subito precedente: comandi a pari delle plastiche laterali, sostituzione dei pulsanti volume e visualizzazioni funzioni nella strumentazione con gli scroll più precisi e comodi per un più rapido accesso alle risorse;
  • Cruise control: separato dall’asta frecce (posto subito sotto, ndr), così da potergli dedicare un suo spazio e qualche funzione in più per quello che riguarda la regolazione della velocità (basta tirarlo dolcemente verso il corpo per aumentare di 1km/h la velocità da tenere, dare un clic sul pulsante laterale per abbassare allo stesso modo, mandare l’asta verso l’alto per aumentare in un solo colpo di 10km/h o verso il basso per diminuire della stessa quantità), mandarlo completamente indietro per disattivare la funzione (per interromperla temporaneamente basta come al solito sfiorare il freno), un’idea molto valida. Quello che forse è un po’ meno valido è la velocità con la quale lo stesso Cruise è in grado di tornare alla velocità precedentemente stabilita quando la macchina è stata frenata (per traffico, semaforo rosso o chissà cos’altro), sono quasi certo che si tratti di una limitazione dovuta al motore della vettura provata, con qualche cavallo in più probabilmente il recupero è più rapido;
  • Lane Assist: forse la novità più discussa e apprezzata (ma allo stesso tempo temuta) da chi è entrato con me nella Leon. E’ il sistema di mantenimento della carreggiata, ben differente dal far tremare semplicemente il volante o il sedile guida, si tratta di un complesso meccanismo che permette di lasciare il volante e (se il sensore è in grado di rilevare correttamente la carreggiata) veder “guidare da sola” la vettura. La Leon infatti curverà da sola, si centrerà nella corsia, continuerà a procedere dritta in mancanza di impedimenti o cambi di direzione pre-annunciati (mettendo la freccia, per esempio):

  • Chiaramente più la strada è “in ordine”, meglio funzionerà il Lane Assist, la rapidità con la quale rileva la carreggiata e permette di “lasciare” il volante (avete una manciata di secondi prima che si attivi l’allarme e vi obblighi a rimettere le mani al loro posto) è molto superiore in autostrada e meno (se non addirittura assente) nelle strade di città o campagna, o per lo meno impiegherà più tempo per permettervi di sfruttarla. Mi premere segnalare che se -come me- siete abituati a tenere il volante con una sola mano e neanche troppo “pesante“, il Lane Assist potrebbe lamentarsi del fatto che queste non siano correttamente posizionate, come se non venissero rilevate, finirete probabilmente per disattivarlo nelle lunghe percorrenze;
  • Consumi: con i tempi che corrono, è chiaro che questo dettaglio assume particolare importanza nella valutazione complessiva dell’acquisto. La nuova Leon (almeno in questa versione) ha consumi accettabili se utilizzata in maniera corretta. Vengono dichiarati 6,5l per 100Km in ciclo urbano, 4,4 in extraurbano e 5,2 in combinato. Il mio risultato? Tra un viaggio in A1, diversi in città e qualche manovra rapida per divertirsi con la modalità sport non posso neanche lamentarmi così tanto:

  • Un totale di 640Km circa quasi a fondo serbatoio (calcolando ciò che rimaneva quando ho scattato la fotografia);
  • Profili di guida: si parlava di profili di guida proprio perché la nuova Leon permette di modificare il carattere e la risposta anche in corsa. Eco, Normale, Sport e Individuale, 4 le possibili scelte a disposizione del pilota. Se la Eco tende a preservare i consumi, la Sport lascia il guidatore libero di divertirsi come un bambino con il suo nuovo videogioco, si perché la colorazione dei led in portiera (solo nella versione FR) ricordano tanto un mezzo più da Fast & Furious che “sobrio Audi“:

  • Eppure fanno tanto “cosa figa” della quale vantarsi con chi sale e non capisce come mai “arriva quella luce dalla portiera“, un peccato poter apprezzare “la magia” solo alla sera :-)

Media & Tech

Forse la parte più interessante per chi è tutto “audio & video“. SEAT ha decisamente rinnovato l’intero “reparto“, il nuovo protagonista si chiama SEAT Sound System. 10 altoparlanti (8 nella versione FR, 6 nelle inferiori), schermo touch screen da 5,8″ a colori (nella versione FR, in B/N sulle versioni inferiori) con porta USB, AUX-in, Bluetooth Audio per lo streaming diretto della vostra musica da telefono o da iPod (Android / BlackBerry OS, ecc.), slot per SD Card e tanti formati pienamente compatibili. In questa versione “elitaria” da 10 altoparlanti è incluso il subwoofer che trova posto nel vano ruota di scorta nel baule.

Il risultato è una ricchezza e una precisione del suono che non vi aspettereste di certo su una macchina che esce dalla fabbrica, un lavoro degno di un installatore audio al quale chiedete un impianto che suoni “degnamente” senza troppo sforzo.

Lo stesso sistema include chiaramente navigazione, comandi vocali, radio e molto altro ancora. Qualche appunto veloce:

  • Calcolo dei percorsi: il nuovo sistema offre 3 diverse possibilità di percorso ogni volta che si sceglie una destinazione (le classiche: percorso più breve, più veloce o una via di mezzo). Questo calcolo impiega diverso tempo e nel caso in cui ci si trovi in emergenza con la necessità di sapere dove svoltare ecco, potreste non avere una risposta valida in tempi brevi. Rispetto al sistema di navigazione precedente la velocità si è ridotta sensibilmente, non è molto gradevole in corsa soprattutto se avete bisogno di un percorso alternativo in caso di traffico o incidente;
  • Aggiornamento delle mappe: non so perché (magari pura sfortuna) ma le mappe mi hanno tradito almeno in un paio di occasioni. Una volta imparato a scegliere il giusto percorso tra i 3 disponibili (il rosso vi è amico se avete necessità di velocità, ricordate questa frase) dovrete vedervela con le modifiche alla viabilità e ai sensi unici con conseguenti chiusure stradali. Nella zona di Valeggio (VR) avevo avuto giusto preavviso, a Lodi (MI) no, su altri percorsi invece nessun problema, calcoli sui tempi di arrivo molto puntuali e avvisi sul traffico abbastanza precisi, tutto come da copione se pensiamo agli attuali sistemi di navigazione. Decisamente ricco di informazioni su ciò che circonda l’auto in corsa, molto più che nelle vecchie versioni, può tornare sempre utile;
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  • Sensori di parcheggio e prossimità: posti sia davanti che dietro all’auto nella versione provata, tornano molto utili sia in fase di parcheggio che in prossimità di un ostacolo. L’attivazione è completamente automatica e le distanze compaiono immediatamente sul monitor per permettervi di capire fino a dove potete spingere l’automobile;
  • Ricezione radio / GPS: esteticamente molto valida la scelta di rimuovere l’antenna (generalmente ancora più grande se la macchina include il navigatore satellitare integrato), forse meno valida sul fronte ricezione. Dove la vecchia Leon riceve male alcune frequenze radio (zone non particolarmente coperte dal segnale), la nuova Leon salta a piè pari l’ostacolo, cambia stazione costringendo ad attendere che ritorni su quella corretta. Ho provato a riprodurre qualche volta l’errore riuscendoci sempre. Meno sensibile invece quella del navigatore, il rilevamento dell’automobile parte quasi immediatamente;
  • Comandi vocali: telefono, navigatore e altre funzioni dell’auto possono essere controllate tramite la voce e fin qui nulla di male e tutto di guadagnato. C’è un però. Una volta attivato il riconoscimento vocale da volante dovrete selezionare la funzione desiderata, quindi chiedere di eseguire l’azione, attendere che il computer di bordo chieda i dettagli e poi la conferma di esecuzione. Se questo dovesse tradursi in telefonata urgente senza però la possibilità di poter staccare le mani dal volante il risultato corrisponderebbe ad una grande perdita di tempo, quasi più che accostare, lanciare l’operazione direttamente da telefono e rimettersi in carreggiata sfruttando poi il sistema vivavoce. Sulla versione precedente dello stesso sistema tale azione impiega meno della metà del tempo.

Inutile dire che queste mie impressioni non corrispondono certo alla totalità dei casi. Fattori esterni e casualità varie giocano un discreto ruolo.

In conclusione

Una macchina che attira molto l’attenzione, non vi nascondo che in tanti si sono girati per osservare la bellezza di una fiammante FR rossa nuova di pacca, soprattutto con il suo gruppo ottico così particolare. Ah già, il gruppo ottico, quello Full Led, segno distintivo della berlina di punta di casa SEAT. Perché non ne ho voluto parlare fino ad ora? Perché ne parlano tutti, perché è forse il particolare più inflazionato insieme al sistema multimediale, perché non è un gruppo ottico -seppur così spettacolare- a fare una macchina, e poi perché per apprezzarlo davvero dovreste vederlo dal vivo, è un’emozione forte per chi adora le automobili :-)

Abbiamo dedicato all’intero progetto una pagina su Facebook che raccoglie tutto il materiale, le fotografie e le esperienze di chi ha potuto mettersi alla guida di questa brillante vettura: facebook.com/LeonSpecialAmbassadors. Visti i commenti, le approvazioni e il “rumore generato” posso dirmi (e penso di parlare a nome dell’intero club se non addirittura di tutti) di essere molto fiero di quanto realizzato e dei risultati ottenuti.

A me non resta che ringraziare tutti i partecipanti, Martina (gruppo VW Italia) che ci ha subito creduto e ci ha aiutato a mettere in piedi l’intera iniziativa, a SEAT tutta per la fiducia nei nostri confronti e la continua collaborazione, a tutti gli attuali e futuri clienti che vorranno avvicinarsi e scegliere di guidare una SEAT :-)

Grazie a voi lettori per essere arrivati a leggere fino a qua.

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