Archives For Banco Prova

Sono un fiero sostenitore di Creative, da anni. Ha sempre fatto coppia fissa, nella stessa frase, con ciò che ho sempre scelto per completare la dotazione del mio PC da lavoro ma soprattutto da gioco, tra periferiche e accessori che hanno segnato quella gioventù che inizia lentamente a passare per lasciare spazio alla presunta maturità, che mi ha condotto al bivio tra console e PC dove poi ha vinto la prima citata.

Quella fede però non l’ho mai persa, e guardo con curiosità alle novità che l’azienda di Singapore propone per il nostro mercato, con particolare focus alla parte audio. Sono contentissimo possessore delle Evo Zx che ancora oggi darebbero filo da torcere a molte giovani competitor nello stesso segmento, oggi però vi parlo della novità: le Sound BlasterX H5.

Creative Sound BlasterX H5

Ho dedicato un pezzo alle Sound BlasterX H5, che ho pubblicato su fuorigio.co qualche giorno fa, e che vi invito a leggere, una volta tanto “in trasferta” :-)

Il primo mese è passato (quello della mia prova gratuita, nda) ed è tempo di tirare una riga e riportarvi qualche impressione riguardo Netflix, re incontrastato della nuova televisione, quella on-demand, sempre disponibile, sempre pronta a seguire le esigenze del cliente, approdato in Italia lo scorso 22 ottobre dopo anni di esperienza sulle spalle maturata negli USA.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo streaming

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: un buon divano, un paio di ciotole di pop-corn che non vanno assolutamente condivisi con la propria signora (il mio tesssssoro, cit.) e il telecomando. Sì perché non serve nient’altro, non serve neanche preoccuparsi per capire come noi possiamo arrivare a Netflix, sarà Netflix ad arrivare a noi, questo grazie al suo essere disponibile per quasi ogni piattaforma esistente. Netflix in un solo colpo ha fatto ciò che altri hanno impiegato mesi a fare, merito di quanto già fatto in altre nazioni e che è stato semplicemente messo a disposizione anche degli IP italiani.

Smart TV, PlayStation, Xbox, Chromecast, Apple TV, lettori Blu-ray, smartphone, tablet e ovviamente PC (la lista è lunga, non ho riportato tutte le piattaforme), Netflix è la reincarnazione perfette dello slogan di un noto operatore telefonico, di qualche tempo fa: “è tutto intorno a te“.

Accordi commerciali, offerte personalizzate, mesi di prova gratuiti che si susseguono e che possono essere guadagnati; un nuovo competitor all’interno di questo mercato che anni fa potevamo solo ipotizzare e sperare di vivere (ancora sorrido pensando a quando ne parlavo con amici e conoscenti, io che cercavo costantemente fonti video alternative al tradizionale cavo dell’antenna utilizzando le prime versioni di VLC, nda) può solo far bene al cliente finale. Sono contento di poterlo vivere, contento di farne parte e ancora più contento di poter usufruire di contenuti originali, in diretta e storici che sono sotto il mio totale controllo (i miei orari, le mie pause, i miei gusti), a portata di telecomando, connessione e legalità che mi ha fatto quasi dimenticare come si usa Torrent.

Cosa cambia quindi per noi tutti? Vediamolo insieme.

Netflix

Bello, facile da usare, apprende costantemente da ciò che si guarda, propone e mette a disposizione un catalogo ricco di titoli originali e sotto licenza. Non è ancora perfetto per il mercato italiano perché perde alcuni dei titoli più interessanti che sono stati concessi in licenza a player già presenti sul nostro territorio da più anni (Sky e Mediaset), ma con una grande voglia di fare bene, crescere e giustificare il balzello mensile richiesto ai clienti, offrendo una qualità che altri possono ancora sognare. Ha dei pro e dei contro come ogni prodotto, che ho provato a raccogliere in un piccolo elenco:

  • Bello, comodo, facile da usare, anche insieme: non serve poi molto tempo per imparare a muoversi nell’ecosistema Netflix, l’ho già detto a inizio paragrafo e lo ribadisco. Si crea il proprio utente, si crea il proprio profilo (utile per poter condividere l’abbonamento, possibile dall’offerta media) e si parte con la visione dei contenuti basata sui propri gusti (vi verrà chiesto di selezionare qualche titolo che si ritiene potenzialmente interessante per stilare una prima lista). Il tutto anche tenendo due (o più) profili attivi contemporaneamente, ovvero il tallone d’Achille dei competitor che invece pretendono che un solo account possa essere utilizzato su un solo dispositivo alla volta. Io posso guardare un contenuto sul televisore, la mia compagna potrebbe fare lo stesso sull’iPad in un’altra camera di casa, tanto per dire, devo aggiungere altro riguardo questa killer-feature?
  • L’interfaccia controlla ogni cosa: cosa abbiamo visto e quando, stato di avanzamento della stagione (cosa dobbiamo quindi guardare: addio alle amnesie o alla necessità di tracciare ciò che si guarda, costantemente), a prescindere che si tratti di serie televisive o film. Da una puntata all’altra viene automaticamente rimossa l’eventuale sigla così da passare direttamente “alla ciccia“, noi potremo solo rifiutarci di continuare la visione della serie.
  • Sempre uguale: che venga acceduto tramite iPhone, Apple TV o console, Netflix è sempre lo stesso. Corrispondono le voci, corrisponde il contenuto, corrisponde ogni cosa. Magari l’interfaccia su Apple TV (3, quella sulla quale ho effettuato parte del test) è leggermente diversa per scelte dell’azienda di Cupertino, ma capirete immediatamente come muovervi, senza troppa fatica.
  • Non ho tempo ora, riprendo dopo: state guardando una puntata della vostra serie televisiva preferita ma dovete recarvi a un appuntamento, magari in metropolitana o bus. Fermate lo streaming, spegnete il televisore, chiudete casa. Ora che siete saliti sul mezzo di trasporto scelto, nessuno vi impedirà di prendere il telefono e continuare a fare ciò che stavate facendo prima. Giusto per rendere l’idea, questo è successo durante una delle code dell’ultimo giorno di Expo 2015:
  • Titoli originali: la punta di diamante dell’offerta. Serie televisive realizzate direttamente da Netflix, pubblicate in un solo colpo, dando così al cliente la possibilità di vedere gli episodi che compongono la stagione quando meglio crede. Da Daredevil a Jessica Jones passando per Narcos, il catalogo ne può vantare diverse, spesso molto valide (tutto dipende dai gusti, ovviamente).

Non tutto oro è, però, ciò che luccica. Se da una parte adoro Netflix perché fa esattamente ciò che gli viene chiesto ed è nato per esaudire i desideri di chi è appassionato di serie televisive e film, dall’altra ha qualche pecca che in tutta onestà non comprendo.

Adoro, a-do-ro la qualità in HD che può addirittura spingersi fino ai 4K nell’offerta più costosa e ricca del pacchetto (in termini di connessioni contemporanee), ma non riesco a comprendere il perché (tanto per fare un esempio banale) io debba dare le mie credenziali di accesso anche alla persona con la quale condivido l’abbonamento. Nel mio caso si tratta di mia sorella (io e Ilaria utilizziamo un solo profilo), d’accordo, nulla quindi di preoccupante. Ma se volessi dividere l’abbonamento con un amico e non volessi permettergli di modificare le preferenze dell’account? Entrando con quella coppia di credenziali non verrà posto alcun limite alla modifica di account e profili configurati. Mia sorella potrebbe tranquillamente disattivare l’abbonamento, eliminare il mio profilo (facendomi perdere tutto lo storico), ritoccare il metodo di pagamento o, “piccolezza“, modificare la password di accesso e fare il logout delle mie sessioni. Comodo, eh?

E se questo tipo di accesso fosse ipoteticamente alla portata di mio figlio, cosa gli impedirebbe di rimuovere ogni filtro di parental-control sul suo profilo? Un PIN numerico potrebbe mettervi al riparo da possibili problemi? Vi rispondo io: no, non basta.

Altra particolarità negativa: perché pensare a un sistema di attivazione delle sessioni tramite PIN temporaneo, se poi sono costretto a inserire la password su ogni dispositivo? Basterebbe generare un codice di accoppiamento sul nuovo dispositivo e farlo confermare da un altro già connesso, o magari da PC, tutto pur di non re-inserire ogni volta una password kilometrica che protegge l’accesso al mio account. Lo fanno già molti altri software, perché Netflix non lo permette ancora, nonostante tutta la sua esperienza nel campo? A quando un’eventuale autenticazione in 2-step (volendo continuare sulla falsa riga dell’argomento discusso)?

Netflix: è ora di passare alla videoteca americana?

Altri difetti clamorosi, in tutta onestà, non sono stato in grado di trovarne, fatta forse eccezione per la necessità di un plugin Silverlight (su Mozilla Firefox, utilizzato anche lui durante i test) per poter gestire i contenuti protetti da DRM, fastidioso e costoso in termini di risorse utilizzate dal PC, nonostante tutti i passi in avanti fatti con HTML5.

Come tenersi al passo con le novità?

Non è difficile, di siti web e comunità che tengono d’occhio Netflix ce ne sono tanti. Potreste tenere d’occhio le nuove pubblicazioni tramite whatsnewonnetflix.com/italy (in inglese, ma facilmente consultabile anche da chi non mastica la lingua straniera), tanto per fare un esempio. Oppure, se volete aggiungere una possibile fonte al vostro profilo Facebook (che tanto si è abituati a utilizzare forse più volte al giorno), potreste pensare di seguire la pagina “Nuove uscite Netflix Italia“, o farvi aggiungere al gruppo “Utenti Netflix Italia“. Si tratta di fonti che possono dare consigli, calendari sulle nuove uscite (programmate e non), uno spazio dove parlare, confrontarsi, magari chiedere supporto per qualcosa che non è ancora chiaro per voi.

Ho poi trovato, e vi segnalo, un articolo completo che parla di trucchi, estensioni e scorciatoie per l’utilizzo di Netflix, su SmartWorld.it: smartworld.it/audio-e-video/netflix-estensioni-app-sottotitoli-scorciatoie-e-siti-web.html.

Cosa cambia per i competitor?

Apparentemente nulla, qualcosa però c’è se si scende nei particolari. Sono cambiate le politiche sui periodi di prova, ora sono gratuiti i primi 30 giorni anche per Sky Online, per esempio. C’è poi la nuova stagione di The Big Bang Theory in contemporanea USA e rilasciata puntata dopo puntata su Infinity (c’era stata anche una prima stagione di The Musketeers rilasciata tutta in blocco, qualche tempo fa, sempre su piattaforma Mediaset) e dietro la regia si stanno facendo quei piccoli e grandi movimenti di marketing per mettere in risalto le proprie caratteristiche, come fosse una danza di accoppiamento per cercare la femmina adatta a procreare. Non c’è nulla di male, è giusto, bisogna però essere estremamente rispettosi e trasparenti nei confronti dei clienti, senza mai dimenticarsi che il proprio successo è determinato proprio da questi. È quindi necessario innovare, migliorarsi, sempre, senza mai fermarsi, bisogna farlo per sé stessi e per i clienti, sono loro che ne scoveranno altri per voi e sono sempre la migliore pubblicità, non di solo marketing è fatto il mondo.

Dare ascolto ai clienti ed essere sempre presenti è la chiave di volta.

Perché sceglierne più di uno?

Non c’è motivo alcuno, non sarò io certamente a dirvi perché abbonarvi o non abbonarvi a più servizi contemporaneamente. Io posso solo dirvi che ho scelto di essere un abbonato dei servizi in streaming che mi permettono di accedere a un catalogo pressoché infinito. Mi piacerebbe risparmiare qualche soldino? Certamente, impossibile metterlo in dubbio, ma sono soddisfatto e posso guardare qualsiasi cosa io voglia in qualunque momento, ciò mi basta, è lo stesso ragionamento alla base del mio abbonamento mensile di Spotify, considerando che ho abbattuto completamente la libreria di iTunes e tutti gli Mp3 che avevo nei miei dischi. Se oggi dovessi fare il conteggio delle possibili spese a fine anno (acquisto di musica e noleggio di contenuti video, cinema, ecc.) supererei abbondantemente la spesa totale generata da ogni abbonamento che pago mese dopo mese.

C’è un vincitore?

No, nessuno in particolare almeno. Ci sono buoni motivi per amare o odiare (un parolone, in realtà) ciascuno dei competitor. Si passa dal target più anziano a quello più giovane, cercando poi una via di mezzo che possa accontentare un po’ tutti. Prendete Sky Online, ha qualcosa che nessun altro ha almeno fino a ora: gli show. Sembrerà una sciocchezza, ma quando in casa ci si diverte insieme guardando e commentando una puntata di X Factor oppure Masterchef, è giusto riconoscere che sia Sky a realizzarla e trasmetterla, anche tramite la sua piattaforma Online.

Netflix: è tempo di nuovi competitor nel campo dello streaming

Certo questa ha delle pecche, un problema di banda di tanto in tanto (no, non è la linea di casa totalmente scarica, fidatevi) e un’interfaccia che diventa immediatamente “banale e piena di mancanze” quando si è abituati a usare poi quella di Netflix (e la stessa sorte tocca a Infinity, giusto per essere chiari) ma propone contenuti che altri non hanno, in diretta e on-demand. Ecco perché non rinuncerei a Sky Online. Il catalogo è giovane, le serie televisive di Fox sono quelle che seguo di più e AXN è forse l’unico che manca all’appello del bouquet (insieme ai canali Comedy, a dirla tutta). La speranza? Quella che anche Sky Online possa imparare da Netflix e non solo per il periodo di prova gratuito, ma anche per l’interfaccia e per dare ascolto ai suoi clienti, migliorando costantemente le offerte a disposizione così come i canali, sono quelli la vera forza della piattaforma, anche se spesso so che si tratta di problemi legati alle licenze.

E ora torno a guardarmi Jessica Jones, con permesso, e complimenti per essere arrivati a leggere fino a qui.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: abbonamenti di Netflix e Sky di tasca mia. Per Infinity ho un abbonamento messo a disposizione da Mediaset.

La sigla ricorda più C-3PO, ma in realtà si tratta dell’ennesima batteria tampone che possiamo tenere a portata di mano per evitare di rimanere con lo smartphone a terra, ormai per molti più grave di una gomma forata in autostrada alle tre di notte e senza copertura assistenziale. Non è certo un prodotto nuovo e ovviamente ne esistono di nuovi, il vantaggio di questa soluzione Sony è però l’essere comoda, soprattutto per chi va in giro con un marsupio o equivalente (io uso il borsello e mi faccio odiare dai tradizionalisti, poco male).

Sony CP-V5G: non di soli colori tradizionali è fatta l'energia

Parte della famiglia CycleEnergy, è molto diversa dalla sorella minore CP-V3A che utilizza quotidianamente Ilaria e della quale si ritiene più che soddisfatta. Si passa dai 3000 ai 5000 mAh per permettere di sfruttare una carica e mezza circa di una batteria da smartphone o circa mezza carica di tablet, dato che oggi ci si estende tra i 2500 e gli 8000 mAh circa (questi ultimi basati sui poco più di 7300 di iPad Air 2, preso come esempio, nda).

Nel pacchetto del prodotto troverete la batteria (ma va?) e un cavo microUSB che servirà ovviamente a caricarla e scaricarla, ammesso che voi abbiate un dispositivo Android. Diversamente dovrete procurarvi un cavo 30 pin (iPhone 4S e inferiori) o Lightning (attuale) da portare oltre il cavo microUSB. Nessun attacco a muro, dovrete procurarvelo in autonomia (ormai nulla di più semplice) o caricare la batteria tramite una delle porte USB del vostro PC. Se siete possessori di iPhone o iPad con cavo Lightning vi consiglio l’acquisto di un cavo corto perfettamente compatibile (che uso quotidianamente): AUKEY Cavo Lightning da 20cm bianco (certificato Apple MFi), comprato ormai qualche mese fa (giugno, nda) e che porto in una bustina contenente tutti i cavi “in caso di emergenza” ;-)

Aukey Lightning 20cm - Sony CP-V5G: non di soli colori tradizionali è fatta l'energia 1

Accanto alla porta microUSB (della batteria tampone) troverete un indicatore a led per conoscere lo stato di carica di Sony CP-V5G (i colori sono 4 e vi faranno capire a occhio a che stadio di ricarica ci si trova). I tempi però sono certamente lunghi e per poterli “sopportare” potreste pensare di sfruttare la notte. Si parla infatti di circa 6 ore se collegata a un adattatore c.a. e 12 se si utilizza una delle porte USB del PC. È ovvio che possiate staccarla prima del dovuto, ma ovviamente non potrete godere di una carica completa del vostro smartphone (figurarsi del tablet, per il quale però si adatta a 1,5A in uscita, in completa autonomia). Lo stato di scarico totale si raggiunge in 120 minuti al massimo.

Sony garantisce la qualità del proprio prodotto, e dice che questa batteria è in grado di conservare oltre il 90% della sua energia anche dopo 1000 ricariche. Io ovviamente non posso ancora testimoniarlo (e spero di impiegarci ancora molto ad arrivare a quel numero di cicli) ma spero che questo oggetto possa vivere più a lungo possibile, per non rimanere mai a secco di energia ;-)

Il perché del titolo è facile intuirlo. Io possiedo quella con la colorazione verde mela (che vedete nell’immagine principale dell’articolo), ma esiste in diversi altri colori, che voi stessi potete vedere nella scheda del prodotto sul sito di Sony.

Sony CP-V5G è disponibile sul mercato a un prezzo consigliato di 29,90€, la si trova facilmente su Amazon a 25,90€ e consegna gratuita per i clienti Prime (a ora, che sto scrivendo l’articolo), potete acquistarla puntando il vostro browser a questo indirizzo.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da Sony. Mi è stato lasciato al termine del test.

Dapprima il sensore Nike+ da inserire all’interno della scarpa da corsa appositamente pensata e realizzata, poi l’orologio che collegato alla fascia cardio era in grado di monitorare il battito costantemente, poi il report, poi ancora il personal trainer in grado di darci la giusta dritta sull’associazione alimentare da avvicinare allo sport, e poi, poi, poi. Il mondo della tecnologia associato al movimento non ha mai smesso di correre, tanto per restare in tema. La sua è una continua evoluzione alla scoperta della funzione sempre più allettante, ma non è necessario essere super-palestrati per potersi regalare un aggeggio di questo tipo, basta anche la semplice curiosità applicata al quotidiano, è per questo che oggi vi parlo del Fitbit Charge HR.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso

Io pensavo che il massimo della tortura psicologica potesse consistere nel prendersi cura di un Tamagotchi (ve li ricordate? Era il 1996, sentitevi vecchi quanto basta), e invece mi sbagliavo alla grande. Sì, perché siamo diventati estremamente sedentari, odiamo muoverci, cominciamo ad andare in palestra con lo stesso entusiasmo di un ragazzo che scopre la pubertà e finiamo per mollarla con la stessa faccia di un marito che rientra a casa dopo una giornata di lavoro e si becca uno shampoo dalla moglie per aver lasciato la tavoletta del water alzata.

Fortunatamente ci sono tante eccezioni che non confermano questa regola, e sono felice per loro, ma passiamo al succo della questione e discutiamo insieme dei pro e dei contro di questa soluzione.

Altalenarsi tra positivo e negativo

Un solo dispositivo con più funzioni a portata di clic, può quindi sostituire un orologio già al polso, rinunciando ovviamente alla cassa in titanio e al cinturino in acciaio (se non di più), dipende ovviamente dai gusti ma l’estetica è certamente accettabile, è molto sportivo, passa abbastanza inosservato agli occhi di chi non è abituato a utilizzare questo tipo di dispositivi.

Di contro? Un cinturino che non posso cambiare e che mi riporta indietro nel tempo all’era dello Swatch che portavo al polso quando frequentavo le scuole medie, non è esattamente la cosa che più mi è piaciuta. Ho anche provato a cercare sul web eventuali pezzi di ricambio ottenendo però pressoché nulla, qualcuno può magari dirmi che mi sto sbagliando (nei commenti) e suggerirmi dove poter acquistare eventuali pezzi di ricambio?

Il materiale utilizzato (a base gommosa, come quasi tutti i dispositivi di questo tipo) deve essere stretto tanto da non far scappare via Fitbit Charge HR e far risultare efficace il rilevatore di battito cardiaco, ma non troppo da lasciare il segno. Inoltre andrebbe rimosso spesso per poter essere lavato, pulito e tenere il polso libero di respirare prima di tornare a essere intrappolato. Per ogni ulteriore informazione in merito, vi suggerisco di leggere fitbit.com/it/productcare.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 1

Fitbit Charge HR ha una batteria ai polimeri di litio che dura fino a 5 giorni, ammesso che disattiviate la sincronizzazione continua con lo smartphone predefinito. Tenendola attiva si arriva ai 4 giorni circa, quindi tutto sommato “perché non approfittarne?“, tanto non cambia molto per un solo giorno di carica in meno. Occhio in ogni caso: è bene aprire l’applicazione su smartphone (o altro dispositivo collegato in bluetooth al Fitbit) per scaricare e archiviare i dati registrati almeno una volta alla settimana, altrimenti si rischia di sforare i limiti della memoria interna.

Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free
Fitbit
Developer: Fitbit, Inc.
Price: Free

Fitbit Charge HR tiene conto dei passi, del battito cardiaco (già detto), dei piani di scale fatti, delle ore di sonno e della propria attività fisica (se opportunamente attivato). Oltre a questo, permette di ricevere una notifica in caso di chiamata in entrata sul proprio smartphone, vibrando e mostrando a monitor il nome del chiamante. Sapete cosa manca in tutto questo? Lo stato della batteria, mai visibile.

È fastidioso perché dipende da una notifica che dovrebbe arrivare sia tramite applicazione, sia tramite mail, il problema è che quelle notifiche arriveranno solo sincronizzando il device, non è capitato poche volte in questo esteso periodo di prova (per la cronaca: il Fitbit Charge HR me lo sono regalato e lo porto ormai quotidianamente, 24h/giorno) che io restassi a secco senza possibilità di visualizzare le statistiche dal device (che continuerà comunque a registrarle fino al minimo di carica, nda). Poco male, sia chiaro, in un paio di ore al massimo Fitbit Charge HR sarà nuovamente carico al 100% e pronto per tornare al polso. Il tutto grazie al cavo in dotazione (USB) con attacco proprietario, lo stesso che verrebbe a costarvi circa 14€ nel caso in cui ne voleste uno di riserva o se perdeste quello originale, giusto per informazione.

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 2

Un altro aspetto difficile da sopportare è la velocità di notifica della chiamate in ingresso. Giusto per dirla tutta: sono passato da un SONY SmartBand SWR10 (associato al mio Xperia Z2) al Fitbit Charge HR. Il primo mi notificava le chiamate in ingresso, i messaggi Whatsapp e Telegram (e non solo), le mail, la lontananza dal mio smartphone e qualsiasi altra cosa io volessi, il tutto in tempi pressoché immediati. Il secondo notifica esclusivamente le chiamate in ingresso, e pure in ampio ritardo. Magari si tratta di un problema relativo ad Android, magari no. Magari sarebbe stato carino permettere di silenziare la chiamata semplicemente con un clic sul Fitbit Charge HR, ma niente da fare. Magari (poi giuro che la smetto), una differenza di prezzo avrebbe giustificato la perfezione in questo campo (pura utopia?).

Il rilevamento viene effettuato di continuo e sulla base delle oscillazioni del polso. Questo è il suo punto di forza ma anche un grande punto debole. Così come ogni rilevatore, ciò che l’utilizzatore chiede è la precisione nel rilevamento, riporto dal sito web ufficiale del produttore:

Fitbit si impegna a realizzare i rilevatori di attività da polso più precisi del mercato. Il nostro team ha completato una serie di studi interni, mirati a testare rigorosamente la precisione del dispositivo Charge. I risultati ottenuti confermano che Charge è uno dei più precisi tra i dispositivi di rilevamento wireless specificatamente realizzati per essere indossati al polso.

Charge HR è un sensore di movimento installato sul polso. Spesso le mani si muovono senza che il resto del corpo lo faccia, ad esempio quando suoni uno strumento, cucini o culli un bambino. Charge HR potrebbe aggiungere passi extra per rendere conto di questi momenti, in cui ti ritiene attivo. Per ulteriori informazioni, consulta Come funziona il conteggio dei passi?

Il resto si trova alla pagina help.fitbit.com/articles/it/Help_article/Quanto-%C3%A8-preciso-Charge-HR-1416094246215. Il problema è che seppur specificato, la differenza nei passi è abbastanza elevata, e faccio sempre il confronto con un dispositivo di diverso produttore e con un rilevamento molto simile a quello proposto da Fitbit Charge HR. Giusto per capirci, 150 passi dopo aver lavato i denti con la mano dichiarata “dominante” tramite impostazioni dell’applicazione (e dello smartwatch), mi sembra forse un pelo fuori norma. Capisco di averli lavati (come sempre) per 5 minuti e di aver fatto diverse oscillazioni con la mano, eppure credo che l’elevato conteggio fatichi a tornare. Quanti dei passi rilevati durante l’arco della giornata è da ritenersi mal calcolato? Ci sarebbero una riflessione e un conteggio forse da fare.

Fortunatamente però, così come per il SWR10, anche Fitbit Charge HR propone una comoda sveglia silenziosa (tramite vibrazione) da poter utilizzare al posto di quella classica da smartphone, quella che tipicamente disturba chi sta nelle immediate vicinanze e che magari non deve svegliarsi alla stessa ora. Contrariamente a un diverso dispositivo, Fitbit Charge HR propone un set di sveglie programmabili a diversi orari (e con ripetizioni nel tempo) che non si appoggiano allo smartphone. Anche se questo è spento, Fitbit Charge HR potrà vibrare e svegliarvi regolarmente, potrete quindi rinunciare alle sveglie classiche impostate su Android (o iOS). Di contro, se il sito web di Fitbit non dovesse essere momentaneamente raggiungibile (si, mi è capitato), non riuscirete a sincronizzare un’eventuale modifica alle sveglie così da renderla effettiva sul vostro device indossabile. Fortunatamente si è trattato di un caso isolato.

Voi cosa ne pensate?

Di recensioni ne è pieno il web, Amazon per primo (vedi: amazon.it/Fitbit-Charge-Rilevatore-Attivit%C3%A0-Fitness/product-reviews/B00SHNAF3E). Quanto scritto fino a ora è il mio personale parere dopo diversi mesi di utilizzo del prodotto. Ha punti a favore, molti altri no. I report mi piacciono molto, così come l’applicazione e il sito web che gira attorno a Fitbit Charge HR (così come qualsiasi altro prodotto Fitbit).

Fitbit Charge HR: tutto (purtroppo) parte dal polso 4

 

Ci sarebbe molto altro da fare, spero che lo sviluppo non si fermi qui, soprattutto per giustificare il costo di questo tipo di prodotti confrontati con competitor di ieri e di oggi (e dei rumors appartenenti al domani).

A voi la palla.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: il mio portafogli e Amazon. Incauto acquisto direi, ovviamente con il senno di poi ;-)

Ricordate quando in passato vi ho parlato di tool appositi per clonare interi dischi o partizioni del disco principale della vostra macchina? Generalmente ho sempre parlato di Acronis perché è il software che utilizziamo anche a livello aziendale. In realtà un’alternativa gratuita ci sarebbe, ed è sviluppata da EaseUS, la stessa chiamata in causa altre volte grazie a prodotti come EaseUS Todo Backup Home o EaseUS Partition Master.

Stavolta il prodotto è EaseUS Disk Copy Home e assolve a compito che fino a oggi ho lasciato fare proprio ad Acronis. Viene pubblicizzato volutamente come “Free disk cloning software“.

EaseUS Disk Copy Home: clonare dischi e partizioni

Fratello minore di EaseUS Todo Backup Home (e/o Workstation), lui si occupa esclusivamente di clonare un intero disco o una partizione (come già anticipato), il tutto partendo da un semplice eseguibile (scaricabile dalla pagina ufficiale, gratuitamente) che si occuperà a sua volta di creare un supporto di boot (un CD, una chiave USB o un’immagine ISO che potrete poi andare a caricare in seguito con una utility come WinSetupFromUSB (ne avevo parlato in questo vecchio articolo).

EaseUS Disk Copy Home: clonare dischi e partizioni 1

Ho scelto la ISO, che ho poi aggiunto a una chiave USB che già utilizzo per portare in giro altre immagini “live” di sistemi che possono tornarmi utili. Senza modificare il BIOS della macchina ho chiesto il boot da diverso supporto e ho potuto fare così accesso alla schermata di avvio di EaseUS Disk Copy Home. Da lì in poi non ci si potrà sbagliare, perché partirà il wizard che servirà a istruire il programma sull’operazione da portare a termine:

Anche se nelle immagini non è disponibile (perché catturate da un’esecuzione su macchina virtuale VMWare), la prima voce permette di clonare completamente il disco fisso della macchina su un disco differente (sia esso esterno e collegato via USB / eSata o interno collegato su un diverso cavo SATA), portando con sé ogni partizione. La sostituzione di un disco fisso (perché inaffidabile o semplicemente per il passaggio da meccanico a SSD) diventerà cosa banale. Se invece l’intenzione è quella di clonare una sola partizione (e magari ridimensionarla in seguito, o magari esportarsi la Recovery della propria macchina e poi cancellarla dal disco principale) sceglierete la seconda opzione e direte al programma cosa copiare e dove.

L’operazione è rapida ma chiaramente dipende dalla quantità di dati da clonare e dalla velocità dei dischi che fate entrare in gioco. Si va dai circa 8 minuti per clonare un intero disco fisso (tra SSD, nda) ai circa 16 quando entra in gioco almeno un supporto meccanico. Peccato non ci sia possibilità di creare una immagine di sistema da esportare e riutilizzare per clonare più volte la stessa macchina, ma stiamo chiaramente parlando di un prodotto fatto per utenza casalinga e per migrazione rapida di dischi fissi.

La funzione da me citata (insieme ad altre) è però presente nella versione Home (gratuita) di EaseUS Todo Backup Home, strumento decisamente più ricco e sviluppato proprio per lo scopo. EaseUS Disk Copy Home è e deve rimanere una ISO da avere a portata di mano per un’operazione tanto banale (all’apparenza) quanto ormai comune: clonare il proprio disco.

Disclaimer per un mondo più pulito
Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" riportano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistare il prodotto e decidere di pubblicare un articolo ad-hoc in seguito, solo per il piacere di farlo e condividere con voi i miei pensieri. Ogni articolo rispetta -come sempre- il mio standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: fornito da EaseUS, ho tenuto la copia a me destinata per i test.