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L’aspettavo, ci speravo, quasi quasi ci piazzavo anche la preghierina affinché qualcuno si degnasse di portare quel software sulla console di Redmond ancora troppo spoglia rispetto alla più ricca offerta americana, finalmente ce l’hanno fatta e puntuale come le tasse ho installato e fatto partire la mia prova (una settimana a 1€, ndr) di Sky Online dato che non c’è per il momento possibilità alcuna di sfruttare il proprio account Sky Go con applicazione annessa (sempre su Xbox One avendo il decoder lontano attualmente, ndr).

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Che poi il motivo per star lì a provare Sky Online è proprio quello. Vuoi la lontananza dal decoder principale (nel mio caso ci sono giusto quei 300km di mezzo), vuoi perché proiettare dal Macbook al televisore in AirPlay e ottenere una buona qualità è tanto difficile quanto uscire a cena con la Johansson o magari vuoi ancora le limitazioni imposte a Sky Go da iPad (sia in AirPlay che tramite cavo), si insomma, per portare i canali che preferisco sul televisore di casa finalmente ora si può passare da Xbox One. Poco male se questo vuol dire pagare un piccolo abbonamento in più, ho già Spotify e mi ritengo molto soddisfatto, da anni vado “predicando” che lo streaming e gli abbonamenti open sono il futuro, lentamente ci si sta avvicinando a questa realtà ed è quindi giusto sfruttarla e darle una possibilità nonostante la copertura internet italiana faccia decisamente schifo.

In attesa che anche il competitor principale –Infinity– approdi come annunciato qualche tempo fa, io intanto mi sono potuto godere la prima serata di diretta di X Factor 8 intelligentemente mandata live anche su Sky Online.

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A parte qualche piccolo problema iniziale quasi certamente dovuto al sovraccarico dei server Sky / NTT Data con un pelo di pazienza e comprensione nei loro confronti (capita anche con gli eventi di punta trasmessi via Sky Go dato che la piattaforma è sempre quella) tutto è poi filato liscio e mi sono potuto godere la trasmissione con una differita quasi del tutto inesistente (mi regolavo in base al mostruoso flusso di tweet in diretta sul mio Tweetdeck):

Se rinnoverò al termine del periodo di prova? Appurato che dovrei riuscire a sfruttare il codice di sconto creato per tutti i possessori di Xbox One (ancora non abilitato per un errore che non posso risolvere in autonomia e per il quale sto ancora però aspettando una risposta dal supporto tecnico, ndr) quasi certamente la risposta sarà si, andando così a completare un ventaglio di tecnologia che riesce in questa maniera a seguirmi ovunque tra iPad, iPhone, PC e ora televisore in casa passando dalla console o dal piccolo media center che mi sono creato in camera da letto. Considerando poi che “non di solo X Factor si può vivere” vi ricordo che attraverso i pacchetti modulabili dell’offerta si accede all’area Serie TV, Cinema e Sport ciascuna con una fee di ingresso diversa (compresa quella a singolo ticket per l’evento che vi interessa seguire).

Brava Sky, brava Microsoft, magari la prossima volta un pelo in più di rapidità non può guastare, in ogni caso promossi entrambi (a quando Sky Go?).

Parrot Flower Power

Gioxx  —  25/08/2014 — 2 Comments

Parrot Flower PowerAvete presente quando sulle etichette degli abiti vengono riportate temperature e dettagli per il lavaggio seguite dalla dicitura “oppure dallo alla mamma, lei saprà cosa fare“? (per capirci: questo), è solo uno dei tanti esempi di una generazione forse non del tutto abituata a sapersi arrangiare, a sapersi prendere cura di ciò che la circonda. Ciò che viene troppo spesso dimenticato è quella piccola compagna verde che ci è stata –magari– regalata, messa sul balcone o sulla finestra di casa e lasciata lì a morire, una pianta. Non starò a farvi la prosopopea del quanto sono utili e belle le piante da appartamento, per quello esistono decine di siti web più o meno specializzati, a me tocca la tecnologia ed è quello di cui parliamo oggi grazie a Parrot.

Parrot Flower Power

È il nome del prodotto che qualche tempo fa ormai mi è stato inviato per un test insieme ad una pianta che potesse rendere più colorato l’ambiente e più sana l’aria di casa. Si tratta di un sensore in grado di monitorare la vita della pianta e le sue esigenze, una sorta di smartband per l’umano, in grado quindi di verificare la necessità di acqua, fertilizzante ed esposizione alla luce per permettere al verde amico di crescere sano e bello. Una sciocchezza? Tutt’altro. Considerato un prodotto di cui vantarsi da Apple (che lo ha inserito in una delle sue ultime pubblicità dedicate all’iPhone, ndr) il Parrot Flower Power è un accessorio dalle dimensioni contenute che va ad inserirsi all’interno del terriccio che ospita e nutre la pianta (fino alla fine del sensore a forchetta subito prima che cominci la plastica di copertura dell’elettronica) e che grazie alla batteria (una singola AAA, inclusa nel pacchetto, che tipicamente si usa anche per i telecomandi dei televisori o simili) permetterà di sfruttare un’autonomia dichiarata di 8 mesi circa durante i quali potrete scaricare i dati della pianta sul vostro smartphone e sincronizzarli con i server del servizio, davvero niente male :-)

Il funzionamento una volta messo in moto è davvero banale, vi basterà scaricare l’applicazione sul vostro dispositivo Apple (già ben rodata) o sul vostro Android (ancora in beta) e collegare il sensore che si renderà visibile tramite connessione bluetooth (state quindi nel raggio della pianta). Identificate la pianta grazie al corposissimo database messo a disposizione da Parrot e impostatela, verranno così caricate le caratteristiche e le sue necessità così che il sensore possa aiutarvi a rispettare scadenze ed esigenze. Molto probabilmente al primo accesso vi verrà richiesto di aggiornare il firmware del sensore, un’operazione che viene gestita direttamente dallo smartphone, basta lasciarlo operare e portare pazienza perché il tutto potrebbe richiedere qualche minuto:

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A questo punto siamo pronti, vi presento “Sun” (banale, ma quel bel colore dei fieri mi ricordava il sole) in tutto il suo splendore:

L’applicazione sarà in grado di mostrarvi tutte le necessità della pianta grazie ai sensori contenuti all’interno del Flower Power. Questo sarà in grado di misurare l’esposizione solare, la temperatura dell’aria, il livello di fertilizzante e l’umidità del suolo, quindi in base al posizionamento della pianta (in casa o fuori dalla finestra / balcone, ndr) suggerire ogni mossa e ricordarvi ogni passo da fare per permettere alla pianta di crescere nella miglior “forma possibile” ;-) Troppo caldo? Le notifiche sul telefono vi suggeriranno di spostare la pianta altrove. Poca acqua nel terreno? È il momento di darle da bere e confermare -sempre tramite applicazione- di aver provveduto a dissetarla e così via. Grazie ad un monitoraggio Live potrete immediatamente rendervi conto dello stato di salute della pianta oppure potrete dare un’occhiata di tanto in tanto grazie alla possibilità di scaricare i dati sullo smartphone (il quale poi li sincronizzerà con i server di Parrot) e ottenere quindi l’agenda sul da farsi nei successivi giorni. Alcuni grafici molto intuitivi e completi vi aiuteranno a visualizzare l’andamento delle vostre cure.

Inutile dire che il sensore Parrot Flower Power è adatto a ogni situazione e totalmente resistente all’acqua se deciderete di utilizzarlo nel giardino di casa o magari nell’orto (nel database sono presenti una gran quantità di piante da frutto e non solo). Se dovessi trovare delle pecche nel prodotto probabilmente mi lamenterei del fatto che i dati non possono attualmente essere trasmessi direttamente ai server di Parrot (magari via WiFi, basterebbe un’antenna e la possibilità di scrivere una configurazione nel dispositivo) così da poter essere scaricati o semplicemente consultati ovunque ci si trovi e del prezzo dell’accessorio che in alcuni casi, se si vuole provare a tenere monitorate più piante, potrebbe diventare alquanto importante nella valutazione finale di acquisto (si parla di poco meno di 50€ per ciascun sensore, provate a moltiplicare per il numero di sensori desiderato!). Oltre ciò, nulla da dichiarare: il prodotto funziona, i dati sono facili da leggere così come le richieste via applicazione, una soluzione che potrebbe “insegnarvi” a prendervi cura correttamente delle vostre piante, se poi avesse quel database così ricco di informazioni localizzato anche in italiano guadagnerebbe quell’ulteriore punto che attualmente manca all’appello.

Promosso con riserva, un gadget molto carino e che attualmente non ha competitor dello stesso livello e con lo stesso prezzo.

Sono passati mesi dalla mia prova e dalla riconsegna del Surface 2 Pro che Microsoft mi ha gentilmente fatto tenere per un lungo periodo, devo scusarmi e ringraziare ancora Cristina (lo so, ti tocca sopportarmi!) e Microsoft Italia tutta. Questo articolo è stato un parto perché più complesso di altri usciti nel frattempo, ci tenevo, spero possa aiutare chi ha dubbi sul possibile acquisto del tablet Microsoft a capire se procedere o meno in tal senso. Questa è la mia personale riflessione, a metà con l’uscita di Windows 8.1 che nel frattempo è arrivato agli utilizzatori di 8.

Perché una seconda serie?

Prima domanda fondamentale. Nei miei precedenti articoli vi ho parlato del packaging sempre molto curato ed elegante, delle cover che includono la tastiera così da evitare di selezionare ogni carattere sul monitor touch-screen (anche stavolta in versione soft e type, quest’ultima assolutamente vincente quando si ha solitamente a che fare con un computer portatile nel quotidiano), con l’alimentatore che include a sua volta una porta USB utile per poter caricare un cellulare o un qualsiasi altro dispositivo con cavo compatibile. Molto buono il suo sostegno che permette di tenerlo sul tavolo con la giusta inclinazione senza impegnarsi troppo, la presenza di connettività WiFi, Bluetooth e porta USB “on board” che possono coprire la maggior parte delle richieste degli utilizzatori (soprattutto l’ultima citata, completamente mancante sui dispositivi dei competitor) insieme allo slot di lettura per schede microSDXC e in ultimo, ma non certo per importanza, quel pennino introdotto con la prima versione Pro.

Nulla di nuovo sotto al sole? No, ed è un bene. Sono sempre dell’idea che ciò che nasce e funziona bene vada toccato il meno possibile, a meno di non voler innovare sempre in meglio con una ragionevole certezza del successo di quell’idea. Ciò che serviva al primo Surface non richiama nessuno dei punti citati nel paragrafo subito qui sopra. Le gravi pecche consistevano in un sistema operativo nato sicuramente per questo tipo di dispositivi ma ancora un po’ immaturo, uno slot SIM assente non giustificato, le limitazioni imposte dalla versione RT (sicuramente più economica ma altrettanto claustrofobica per chi non riesce a fare a meno di installare applicazioni di terze parti non contenute nel Windows Store). Tutto questo portava in maniera del tutto naturale a preferire un eventuale acquisto della versione Pro dello stesso tablet. Sicuramente più costosa, sicuramente più carrozzata, sicuramente più adatta a persone che come me devono e vogliono avere massima libertà di scelta, un ecosistema Microsoft Windows completamente personalizzabile secondo esigenze e gusti.

Surface 2 era nell’aria tanto quanto le tasse e la morte nella quotidianità di un italiano tartassato, un atto dovuto di Microsoft verso i suoi clienti, verso tutti coloro che avevano potuto vedere e provare la prima serie ma che avevano volutamente rimandato la valutazione d’acquisto come a voler confermare ciò che in tanti pensano: “Smithers, libera gli Early Adopter!“.

Formalismi tecnologici

Facciamola breve: il Surface Pro di prima generazione proponeva una dotazione hardware di tutto rispetto con un processore Intel i5 (x64) e 4 GB di RAM, il tutto condito con un comparto grafico basato su Intel HD Graphics 4000 che permetteva a Windows 8 di girare in maniera molto più che dignitosa, senza contare il taglio del disco a stato solido che poteva arrivare fino a 128 GB. Microsoft Office 2013, Windows Defender, tecnologia di crittazione Bitlocker e molto altro costitutiva un pacchetto software che arrivava direttamente dalla casa e che poteva far risparmiare all’utilizzatore finale una buona cifra che sarebbe stata diversamente necessario investire in post-acquisto del tablet.

Cosa è cambiato? Beh per motivi più che ovvi la tecnologia nel frattempo è andata avanti a ritmi sostenuti mettendoci a disposizione porte USB più veloci, display più brillanti o processori più performanti con consumi più bassi. Microsoft ha dotato Surface Pro 2 di porte USB 3.0, una mini display-port 1.2 che vi permetterà di connettere il tablet a monitor ben più grandi in HDMI (occhio che gli adattatori sono venduti separatamente), un processore Intel i5 di quarta generazione da 1,6 GHz con tecnologia Intel Turbo Boost fino a 2,6 GHz, da 4 a 8GB di RAM DDR3 in dual channel (a vostra scelta) e un chip grafico Intel HD Graphics 4400, senza considerare lo spazio disco che stavolta arriva a toccare quota 512 GB, giusto per “starci dentro quanto basta“.

Lo avete capito: ci si è dato da fare per andare incontro pressoché a qualsiasi esigenza, anche per coloro che proprio necessitano il massimo dalla propria dotazione informatica. Immutati rispetto al passato sono i sensori (luce ambientale, accelerometro, giroscopio e bussola) perché tutto sommato non serve altro di così fondamentale a bordo macchina.

Non l’ho detto ma ovviamente lo avrete capito: assente ancora più ingiustificato rispetto a un anno fa è nuovamente lo slot per la scheda SIM. E’ davvero così difficile capire che un tablet nella nostra penisola non può affidarsi alle sole reti WiFi? Ce ne sono ormai tante ma sono per lo più chiuse, appartenenti a privati cittadini e nonostante la buona volontà di aziende come Microsoft e Comune di Milano (o Ravenna, se penso alla mia città) che mettono a disposizione reti ad alta velocità in punti strategici del territorio non si arriva comunque a coprire ogni punto. Si è costretti quindi a girare con il proprio MiFi o un telefono che possa fare tethering. Non avevo a portata di mano (e non ho potuto quindi provare, sono sincero) una chiave internet nella porta USB del tablet. In ogni caso si tratta di qualcosa in più da acquistare e avere a portata di mano.

Aziendalmente parlando

Si tratta di una buona macchina, il più classico degli ibridi tra un portatile (magari un Ultrabook, tanto di moda negli ultimi tempi nonostante da queste parti se ne parlasse già tempo fa) e un tablet, nella maggior parte dei casi meglio dotato di entrambi (del secondo citato certamente, del primo non è detto) e a portata di investimento per la media-grande impresa, forse un po’ meno per la piccola ma tant’è. Un investimento che se associato alla necessità della suite Office a bordo (la versione 2013 è davvero molto ricca e ne sono soddisfatto pienamente, ndr) è ben comprensibile e giustificabile. Può sostituire il vostro attuale portatile? Il drive ottico è sempre meno utilizzato e si può eventualmente fare affidamento alla connessione USB 3.0 per connettere un drive ottico esterno che possa facilmente sopperire alla mancanza e se considerate che in America Microsoft vende la docking station (replicatore di porte) per poter collegare agilmente il tablet a monitor, tastiera, mouse e altre periferiche esterne si può davvero valutare la sostituzione.

Nell’azienda per la quale lavoro abbiamo fatto questa valutazione e nonostante gli ottimi risultati su tutto il fronte abbiamo accantonato l’idea solo a causa del fatto che -come detto con leggerezza qualche riga fa- la vendita delle docking station pensate e realizzate dalla casa madre sia stata limitata al territorio americano (insieme a Canada e Giappone), escludendo così l’Europa e rimpiazzando il vendor con terze parti che producono un oggetto di pari caratteristiche ma che continua a non essere “originale” (occhio alle virgolette, non sto dicendo che Lenovo o Targus facciano un cattivo lavoro ma credo che nessuno più della casa madre sia adatto come produttore di un oggetto dedicato al proprio tablet).

Windows 8.1

Un capitolo che meriterebbe un articolo a parte ma che credo possa trovare giusto spazio all’interno di questa mia ricca riflessione (complimenti per essere arrivati fino a qui, non manca ancora molto dai!).

Come tutti abbiamo potuto vedere, Microsoft ha deciso e completamente rivoluzionato il modo di vivere e sfruttare il sistema operativo con Windows 8 forse non considerando l’impatto con l’utenza di medio e basso livello ma soprattutto con quella business non certo così semplice da far adattare alla Modern UI (decisamente meno della prima citata che, se alle prime armi genericamente parlando, potrebbe trovarsi bene con un’interfaccia estremamente semplificata). Quello di Windows 8.1 è un primo, quasi timido, passo per riavvicinarsi al bacino di utenza che si tiene stretto il proprio Windows 7, uno dei più stabili e apprezzati sistemi operativi di Redmond degli ultimi tempi, secondo solo a quel Windows XP che pur essendo uscito dal supporto lo scorso 8 aprile continua a mantenere saldo un primato difficilmente battibile, si parla ancora del 26,29% ad oggi secondo NetMarketShare. Con ciò che si mormora riguardo il prossimo importante aggiornamento e quella possibilità di riportare in vita uno Start chiesto a gran voce dalle prime versioni beta liberamente accessibili al pubblico, si spera possa guadagnare un terreno che attualmente lo vede in ripida salita all’inseguimento di chi già dovrebbe essere in “decadenza“.

Io sono saltato a bordo del carrozzone immediatamente e ho abbandonato il mio Windows 8 Pro per lasciare spazio ad un 8.1 che pare aver corretto bug (tanti) oltre ad aver alleggerito un pachidermico nemico delle macchine più datate, particolare mica tanto da ridere considerando la forte insistenza della grande azienda di Redmond promotrice di un nuovo sistema studiato per girare anche su hardware non di ultima generazione, in grado quindi di garantire un risparmio in termini economici oltre che di stress per la ricerca della giusta macchina tra le mille disponibili o peggio l’aggiornamento della propria a colpi di nuova RAM e dischi più rapidi (SSD al posto degli ormai vecchi meccanici, più costosi ma indubbiamente più performanti). Se mi pento della scelta? No. O per lo meno, non del tutto. Non mi pento affatto perché Windows 8.1 lanciato in modalità Desktop anticipa ciò che potenzialmente potrebbe essere un ipotetico Windows 8.1.1 che riporta alla “normalità” le macchine Desktop e Laptop (privi di schermo touch) pur concedendo già il massimo delle sue funzionalità e delle nuove tecnologie che sfruttano al meglio l’hardware. Ecco, lo stesso che però soffre nel caso in cui non sia sufficientemente disponibile quella RAM abbondante e quella velocità disco che potrebbe pesare tanto sulla vostra già risicata pazienza. Ecco perché mi pento, perché non volendo aggiornare un vecchio PC dove girava più che egregiamente Windows 7, Windows 8.1 arranca. Vuoi perché installato come aggiornamento del primo citato, vuoi perché effettivamente basterebbe un pelo di impegno per dargli ciò che merita davvero (e si, è in programma, prima o poi). Mi auguro in ogni caso che questo tanto desiderato aggiornamento arrivi e che migliori ulteriormente il lavoro già svolto e portato avanti fino ad oggi.

Per chi volesse approfondire l’argomento e magari passare a Windows 8.1 (che ormai è necessario per poter ricevere nuove patch) avevo raccolto qualche collegamento utile tempo fa, lo trovate nella mia solita libreria: urli.st/c5F-Windows-8-81-Open-World (ogni tanto capita di aggiornarlo ancora, capiterà certamente ancora in futuro).

Ho letto una bibbia, la conclusione qual è?

Ci ho messo talmente tanto a partorire questo articolo che Microsoft ha annunciato Surface 3 e no, non sto scherzando. Trovate su microsoft.com/surface/it-it/products/surface-pro-3 la scheda tecnica e la possibilità di ordinarlo da subito. Surface 2 è una buona evoluzione del suo primo predecessore ma non può ancora sostituire definitivamente il vostro portatile ed altrettanto sicuramente non può essere definito tablet. Ciò che sta per arrivare pecca ancora una volta della totale assenza di un alloggiamento per la scheda SIM ma si prefigge di andare ad attaccare un terreno sul quale Apple regna da anni, quello del 12 pollici che delinea in maniera più che sottile la differenza tra un portatile aziendale e “quello che mi serve quando devo andare fuori per lavoro“.

Microsoft sei brava ma non ti applichi sulle cose più banali, la mossa del togliere dal commercio le docking station in Europa dicendo ai potenziali clienti di affidarsi a produttori di terze parti non mi è affatto piaciuta e sinceramente non l’ho neanche ben compresa. Risolti questi piccoli problemi, queste mancanze (non si possono chiamare distrazioni al terzo tentativo ormai) credo che tu possa realmente puntare ad una tua fetta di mercato. Solo una cosa ancora: continuare ad aggiornare il prodotto con questa velocità stile nota azienda di Cupertino non aiuta chi ti ha dato fiducia e ha acquistato una macchina di prima o seconda generazione, rivenderle o “riciclarle in famiglia” diventa molto più complicato, così facendo ci saranno meno persone disposte ad acquistare un’ultima generazione, non almeno fino a quando la loro non esalerà l’ultimo respiro. Un conto sono dei miglioramenti sensibili (come quello promesso nel passaggio da Surface Pro 2 a 3 riguardo il monitor da 12″, dato che il resto grosso modo rimane molto simile all’attuale disponibile sul mercato), un conto è un numero sulla scatola e nelle proprietà di sistema.

In ogni caso giù il cappello e le mie scuse: grazie per avermi offerto la possibilità di provare il prodotto e ancora mille scuse per questo ritardo di pubblicazione ;-)

Come già suggerisce il nome, il BOSE SoundDock Serie III è una cassa con attacco dock per tutti i dispositivi iOS dotati di connettore Lightning, iPhone 5 e superiori o iPod di ultima generazione. Oltre a distinguersi per la qualità di costruzione e la resa sonora, la limited edition provata aggiunge un tocco di colore e di allegria alla stanza in cui è posizionata.

La semplicità del setup è disarmante: basta togliere dall’imballo cassa, alimentatore, telecomando e attaccare il proprio device al dock. Un semplice click vi permetterà di capire che tutto è stato collegato nel modo giusto, il dispositivo verrà tenuto in piedi dal supporto verticale posizionato dietro il dock, inizierà a caricarsi e riprodurrà da subito la musica dalla fonte che preferite (l’applicazione di sistema, Spotify o qualsiasi altra applicazione che vi permetta di conservare o raggiungere via internet file musicali).

La cassa può essere controllata o direttamente dallo schermo dell’iPhone o a distanza tramite il piccolo e comodo telecomando. Oltre ai classici tasti di riproduzione e del volume, ha anche un tasto dedicato al cambio di playlist (per passare a quella successiva, ammesso che sia presente nell’iPhone) e di spegnimento.

Il BOSE SoundDock Serie III offre un suono in linea con l’esperienza BOSE: ricco, fa eco nella stanza, con dei bassi pieni ma non eccessivi né fastidiosi. Anche la potenza non lascia spazio a dubbi e vi farà rimanere più che soddisfatti, durante questi giorni di prova -pur esagerando- non ho mai sentito la necessità di puntare il volume oltre la metà del consentito (anche se si, è stato difficile con alcuni titoli!).

L’avere solo un connettore Lightning al momento credo sia una pecca, riduce pesantemente il numero di device che è possibile utilizzare, ricaricare e gestire direttamente. Per sopperire a questa mancanza nel retro della cassa è presente anche un più comune ingresso AUX che permette di riprodurre musica da qualsiasi dispositivo (per il passaggio da una sorgente all’altra basta premere a lungo il tasto play/pausa del telecomando, il device eventualmente connesso al dock continuerà comunque ad essere ricaricato).

Le sue dimensioni e il peso ridotto permettono di trasportare l’unità da una stanza all’altra della casa in caso di necessità, ma -avendo comunque bisogno di una presa di corrente- non lo rendono un prodotto portatile al 100%. Sul sito web potete trovare una scheda tecnica che spiega ogni piccolo dettaglio dell’apparato: bose.it/IT/it/home-and-personal-audio/bluetooth-ipod-speakers/sounddock-systems-for-iphone-and-ipod/sounddock-series-III-digital-music-system. L’attuale prezzo di listino ufficiale si aggira sui 260€ (non sono affatto pochi) ma è possibile trovarlo anche a meno facendo il più classico dei giri sui siti web che vendono questo tipo di prodotti.

Riassumendo: ottima qualità costruttiva, un suono caldo e coinvolgente, un prodotto che fa (e bene) quello che promette, questo è il BOSE SoundDock Serie III.

Ovvero: come un investimento di 15€ (durante la promozione) può rapidamente cambiare l’esperienza televisiva dei propri genitori senza SKY in casa. E’ nato tutto da un messaggio di un amico su Facebook che ha messo il collegamento alla pagina ufficiale del prodotto (questo per capirci: xone.vodafone.it/it/products/vodafone-tv-solution-xone-edition) ed è venuto tutto da se: inizialmente non ci credevo, poi non ci speravo più (si parlava di spedizioni lente) ma alla fine quel pacco è effettivamente arrivato in ufficio. Ho avuto occasione di aprirlo, provarlo, configurarlo e metterlo in casa dei genitori. Vi spiego di cosa si tratta e di come un piccolo oggetto così può essere sfruttato al meglio.

Vodafone TV Station

Un lettore multimediale nato per far parte dell’offerta casalinga di Vodafone, allargato ad un bacino di utenza non-Vodafone per poterlo testare al meglio e ottenere quanti più feedback possibili. Insieme a lui un cavo HDMI, un adattatore WiFi per collegarlo alla rete anche se lontano dal router, una penna USB Kingston da 16 GB, un telecomando con batterie incluse, un alimentatore e i vecchi cavi Scart / RGB. Un prodotto che arriva già completo  e pronto per essere utilizzato ad un prezzo decisamente competitivo anche se venduto a prezzo di listino (29 € circa comprensivo di spedizione).

Legge quasi ogni formato di video presente sul mercato, il tutto in full-HD 1080p, con possibilità di appoggiarsi a server DLNA o dischi esterni attaccati alla sua porta USB frontale, un vero alleato del televisore considerando che può inoltre essere connesso all’antenna così da mettersi in mezzo al percorso e fare registrazione dei contenuti televisivi sulla stessa chiave USB o disco collegato (quindi consente time-shifting dei programmi).

Aggiornamento del firmware

Per poter utilizzare la Vodafone TV Solution con una connessione ADSL non Vodafone sarà necessario aggiornare il suo firmware. Il prodotto è infatti realizzato per collegarsi alla Vodafone Station. Per poter abilitare la possibilità di cercare altri Access Point servirà scaricare questo file sul sito di Vodafone: beta.vodafone.it/tvsolution/download/fwdownload.php, quindi metterlo su chiave USB (anche quella che trovate nel pacchetto del prodotto), inserirla nella porta frontale e accendere il media player. Così facendo comparirà una schermata iniziale che chiederà se effettuare l’aggiornamento (inutile che io vi dica la risposta, vero?):

Al termine dell’aggiornamento il device si riavvierà e arriverà alla schermata iniziale di configurazione. Basterà seguire la procedura guidata per cominciare. Bastano pochi passaggi e vi verrà chiesto di collegare il cavo antenna al media player per la ricerca dei canali. Potete saltare questo passaggio se volete utilizzare Vodafone TV Solution come semplice client DLNA, fatela se volete invece sfruttare in futuro la possibilità di registrare contenuti dal digitale terrestre o fare time-shifting. Chiaramente vi verrà chiesto di preparare la chiave USB (o il disco esterno collegato), lo potete lasciar fare al dispositivo a patto di perdere ogni dato salvato sul supporto esterno.

Client DLNA?

Si, è la funzione più comoda di questo dispositivo a mio modesto parere. La Vodafone TV Solution è in grado di rilevare automaticamente server DLNA all’interno della vostra rete, quindi esplorarne e riprodurne i contenuti. Se non sapete cos’è il DLNA e cosa vi permette di fare vi consiglio la lettura della relativa voce su Wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/DLNA.

Un PC (il mio, nda) che rimane sempre acceso e che contiene all’interno dei suoi dischi fotografie, musica, film, la Vodafone TV Solution in salotto, attaccata in HDMI al televisore, la rete WiFi di casa, non serve null’altro. Una volta accesa la Vodafone TV Solution potrà accedere liberamente al mio server DLNA che permette a sua volta di riprodurre in streaming qualsiasi cosa precedentemente abilitata. Qualità del video e dell’audio dipendono dal carico della vostra rete, a patto di non tenere attivo chissà cosa vi posso assicurare che sarete soddisfatti del risultato, non è necessario essere esperti di rete o di programmazione, basta un semplice programma opportunamente configurato, vi spiego quindi su cosa è ricaduta la mia scelta.

Serviio Media Streaming Server

Un Media Server installabile sul PC, scritto in Java, compatibile quindi con ogni sistema operativo e gratuito per il suo utilizzo di base, a pagamento nel caso in cui vogliate sfruttare la sua interfaccia nativa studiata per i dispositivi mobili (girare quindi per casa con il vostro iPad o iPhone e vedere i vostri contenuti multimediali (anche fuori casa, a patto di avere un IP pubblico, ma questa è un’altra storia), non potreste desiderare di meglio. Disponibile sul sito ufficiale serviio.org, va scaricato e installato (quindi avviato, si basa su un servizio di sistema che resterà sempre disponibile e raggiungibile su una specifica porta della vostra macchina). Diamo insieme un’occhiata alla configurazione tramite la sua console.

Potete aprirla facendo clic con il tasto destro sull’icona di Serviio nella tray di Windows (vicino l’orologio, per capirci) e selezionando la voce “Open Serviio Console“, vi si presenterà qualcosa di molto simile:

Ciò che a voi serve fondamentalmente si trova sotto “Library“, tab nella quale potrete specificare cosa mostrare ai client che si allacceranno al nuovo server DLNA di casa. Potrete aggiungere singole cartelle e sottocartelle, potrete inoltre specificare che tipo di file cercare al loro interno rendendoli di fatto disponibili. Nell’immagine qui di seguito potrete notare due fonti possibili dove cercare i file di solo tipo film, le ultime due icone infatti indicano la possibilità di leggere metadata e aggiornare automaticamente il contenuto in caso di modifiche:

Ci sarebbe anche la possibilità di inserire sorgenti online, ma anche in questo caso si tratta di una ulteriore personalizzazione che probabilmente non vi serve, soprattutto perché la Vodafone TV Solution permette già di andare a cercare video online o esplorare il mondo di YouTube. Passiamo avanti e lasciamo tutto invariato andando ora sulla tab “Metadata“, nella quale sarà possibile chiedere al programma di scaricare copertine e informazioni aggiuntive partendo dai nostri file:

Ed infine “Presentation“, area in cui specificare cosa mostrare all’esterno, che tipo di struttura visualizzare, che albero, importante anche per la Vodafone TV Solution che utilizzerà una sua visualizzazione ridotta a ciò che avete deciso di mostrare, anche per l’interfaccia nativa di Serviio nel caso in cui vogliate utilizzarla da dispositivo mobile o altro PC sulla stessa rete:

Salvate il tutto (in ogni schermata, il pulsante Salva infatti non sarà in grado di memorizzare le impostazioni fissate su tutto il programma ma solo quelle della singola area che state visualizzando nello specifico momento) e godetevi il risultato. Avviando infatti la Vodafone TV Solution e selezionando “My Videos” / “PC (DLNA)” (dove PC è il nome della vostra macchina) potrete esplorare le aree abilitate da Serviio e mandarne “in onda” il contenuto, in tempo reale, direttamente dal vostro computer al vostro televisore per godervi al meglio il contenuto scelto, comodamente affondati nel divano con pop-corn e drink alla mano.

Buona visione! :-)