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Da circa un mese ho in mano un ASUS ZenFone Max, uno tra i tanti terminali della casa di Taiwan, la quale propone smartphone per tutti i gusti e tutte le tasche, senza fermarsi (fortunatamente) mai, con l’unica pecca però del perdere di vista un obiettivo principale che pecca quasi in ogni loro realizzazione: la cura del sistema operativo. Vediamo insieme pro e contro di questo terminale dalla batteria evidentemente pensata e montata per coloro che hanno necessità di un compagno di lavoro affidabile e sempre carico!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 1

Rompiamo il ghiaccio con qualche aggettivo che lo descrive secondo la mia esperienza: elegante, robusto, pesante, lento, impressionante. Non ci avete capito nulla? Poco male, cerco di snocciolarvi ogni sua caratteristica al meglio e vi invito a chiedere ulteriori informazioni nei commenti nel caso in cui abbiate dubbi in merito ;-)

Di cosa si tratta?

Asus Zenfone Max è un terminale di fascia medio-bassa, con un prezzo molto accattivante (205€ su Amazon con Prime, lo si può trovare anche a meno con una semplice ricerca su Google, nda), dalle buone caratteristiche e con il plus dell’aver ricevuto un’evidente dose di uranio arricchito con particelle nucleari al posto della batteria, in grado di toccare picchi di durata pazzeschi per i canoni odierni ai quali siamo abituati, un dettaglio che mi ha lasciato allibito nonostante un regolare utilizzo quotidiano fatto di posta elettronica, navigazione su internet, social e tentativi (non proprio andati bene) di utilizzo nel traffico cittadino trasformandolo in navigatore satellitare, per me (quest’ultimo detto) assolutamente fondamentale per gli spostamenti di lavoro tanto quanto quelli privati.

Buono il processore e anche la RAM, anche se sembra che quest’ultima venga a mancare quando ci sono un paio di attività simultanee importanti (come ad esempio il voler leggere gli ultimi tweet degli amici e installare l’aggiornamento di una o più applicazioni da Play Store), probabilmente sarebbe stato opportuno osare con un terzo GB o dotare lo smartphone di una memoria più performante in fase di lettura / scrittura.

Un grande display da 5.5″ al quale ormai non riesco più a rinunciare (comodo, ci sta tutto, e sempre ben visibile), IPS LCD, risoluzione ormai classica da 720x1280px, con touchscreen capacitivo che raramente perde colpi, reattivo quando si tratta di dover svegliare lo Zenfone Max dal letargo. Il vetro è un Gorilla Glass 4 che dovrebbe garantire una buona resistenza anche agli urti (ma sappiamo tutti com’è andata a finire con il mio Zenfone Selfie l’ultima volta).

Buono il reparto fotografico, con una fotocamera frontale da 5 Mp (dotata di ogni tecnologia software Asus per rendere gli scatti migliori, a prescindere da chi farà clic sul pulsante di scatto) e una posteriore da 13 Mp. I video possono essere registrati in full-HD a 30 fps, auto-focus e stabilizzatore rispondono all’appello. Il tutto è ovviamente riportato nella scheda delle specifiche sul sito web del produttore.

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 2

Traducendo i tecnicismi, queste di seguito sono parte delle fotografie scattata dallo smartphone (ridotta in seguito a massimo 1920px giusto per non esagerare con lo spazio occupato sul blog ;-)):

Android Lollipop 5.0.2, tenuto sotto patching, sulla via verso Marshmallow, in rilascio (teoricamente) tra aprile e maggio, come riportato dal forum ufficiale: asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=55985. Android 5.0 è ricco di bug e problemi, poi corretti (la maggior parte, almeno) nella versione 5.1, non pervenuta in nessun caso su parecchi dei telefoni di Asus. Capisco il voler impiegare le risorse per il salto a un nuovo SO (major), ma di questo passo, e con tutte le personalizzazioni inflitte dal team cinese alla creatura di Google, quando si risolveranno i numerosi bug che vanno sopportati quotidianamente? È un problema che ho notato anche su Selfie e che amici (che qualcosa su questi argomenti capiscono pure loro, a voler essere ironici) mi riportano per altri telefoni dello stesso produttore.

ASUS ZenFone Max

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

Il riferimento è ovviamente cercato e voluto, e riassume l’esperienza avuta con la parte GPS e navigazione satellitare. Pare infatti che un problema di software affligga il reparto e metta in seria difficoltà qualsiasi applicazione debba fare uso della triangolazione satellitare, vitale per aggiornare costantemente la propria posizione quando si cammina in macchina (e non solo) e si ha necessità di passare a tutto schermo applicazioni come Waze o Google Maps.

ASUS ZenFone Max 1

Provo a rendere meglio l’idea: ho perso almeno dieci volte la mia posizione nella tratta Milano-Ravenna, sulla A1. Conoscete la A1, vero? Un enorme rettilineo che per la maggior parte del tempo passa in mezzo ai campi, tutto completamente libero, un terreno fertile per i satelliti che non ti possono mai perdere di vista, neanche per sbaglio. Una tratta dove il mio Smart Ultra 6 o il mio iPhone 6 aziendale non hanno mai fallito un colpo in vita loro. Certo un errore di tanto in tanto può starci, è concesso, ma non concepisco la possibilità di non riallacciarsi in tempi rapidi ai satelliti precedentemente persi rimanendo anche 20 o 30 minuti senza segnale, dispersi nel vuoto cosmico delle mappe a video.

Un paio di bug segnalati su ZenTalk ne parlano, senza proporre però soluzioni realmente efficaci che permettano di far funzionare correttamente il modulo (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=69798asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=66907), ci sono poi alcuni riferimenti sparsi che parlano anche di altri modelli, con lo stesso problema, e per i quali ancora una volta non esiste soluzione alcuna (asus.com/zentalk/forum.php?mod=viewthread&tid=16874 oppure waze.com/forum/viewtopic.php?f=6&t=162109). Ho effettuato ogni test possibile, ho cercato di ricalibrare il sensore e utilizzo applicazioni che vanno a scaricare i dati A-GPS per effettuare reset della cache e della posizione, nulla da fare.

La speranza è quella che un aggiornamento a Marshmallow possa ridare vita al criceto che non collabora, dato che fino a oggi i fix rilasciati e installati non hanno portato ad alcun miglioramento. Questo è un tallone d’Achille pesantissimo per il prodotto, che abbassa qualsiasi giudizio positivo precedentemente guadagnato sul campo. Sono dovuto tornare a utilizzare iPhone e Google Maps (niente male, nonostante io preferisca l’accoppiata Android e Waze).

Ho dimenticato il caricabatterie!

Echissenefrega, potrei facilmente esclamare. Si perché ASUS ZenFone Max monta una batteria integrata al Litio da 5000mAh. Non so quanto possa esservi chiaro e trasparente che una simile fonte di energia è in grado di alimentare per molto tempo il vostro smartphone. Si parla di quasi 40 ore di conversazione in 3G, 32 ore di navigazione via WiFi oppure 22 ore di riproduzione video senza interruzioni. È assolutamente imbarazzante e ho faticato a portarla a zero nel primo giorno di utilizzo intensivo, fermo restando che non pretendo di portare con me uno studio di registrazione e post-produzione di video avanzati!

ASUS ZenFone Max 2

Ho infatti ottenuto il terminale con circa il 40% di carica (poco meno) e sono riuscito a farlo durare 2 giorni lavorandoci quasi ininterrottamente (l’ho aggiornato, configurato per il primo utilizzo, scaricato le mie applicazioni e avviato restore di diversi dati). Ho poi effettuato una carica completa e l’ho utilizzato di continuo, ancora una volta. Nelle immagini qui di seguito potete dare un’occhiata ai consumi, ai giorni di carica e agli orari. Per farla breve: caricato al 100% il 22 marzo scorso, è arrivato al 3% di batteria residua nel tardo pomeriggio del 26 marzo, con forte utilizzo di Waze (nella famosa tratta Milano-Ravenna), segnale GPS spesso impossibile da catturare (continui tentativi), rete voce / dati altalenante (tra verde non sempre pieno e rosso continuo in alcuni frangenti).

Insomma: un ottimo risultato che non mi sarei aspettato di vedere mai (o quasi) su uno smartphone di attuale generazione. Pensate: la batteria è talmente capiente che può anche fungere da PowerBank per altri dispositivi!

ASUS ZenFone Max (ZC550KL) 34

Il tutto viene gestito in maniera più che sapiente da una delle personalizzazioni Asus (forse una di quelle che più sopporto), coadiuvata da ciò che il processore Snapdragon 410 permette di fare, limitandone le prestazioni ma rendendo di fatto più longeva la durata della carica. Nessuno vi impedisce però (in qualsiasi momento) di portare le prestazioni al massimo o addirittura abbassarle ulteriormente, pur di allungare la vita di ZenFone Max.

Altri aspetti e conclusioni

Utilizzare tutti i giorni Asus ZenFone Max, vuol dire poterne vedere tutti gli aspetti, positivi e negativi. Punti di forza che speri di poter trovare in altri telefoni (anche di altri produttori), pecche che speri che possano essere corrette in tempi brevi (che rasentano lo zero, per chi ha scarsa pazienza) ma che invece perdurano nel tempo abbassando -di fatto- qualunque tipo di giudizio positivo riguardo le caratteristiche più valide del prodotto. Siamo onesti: anche se la batteria dura tantissimo (e sono stra-contento di poterlo collegare all’alimentazione solo una o due volte nell’arco dell’intera settimana), questo non serve a nulla nel momento in cui ho bisogno di spostarmi in una parte della città per me sconosciuta e senza la possibilità di sfruttare il navigatore satellitare (per fortuna posso contare sull’aiuto di un secondo smartphone, cosa non da tutti).

A causa poi di un rallentamento generico di sistema che interviene dopo qualche tempo (vi consiglio di effettuare un riavvio ogni 10 giorni almeno), anche altri aspetti ne risentono. Ad esempio un cambio schermata che dovrebbe essere cosa banale, diventa improvvisamente un’azione lenta e a scatti, o magari un comando bluetooth lanciato dai controlli vocali o da quelli al volante in auto, porta a nulla di fatto insopportabile (si fatica persino a lanciare una chiamata verso un numero di telefono).

Per quelli più schizzinosi c’è poi la questione leggerezza. Il telefono pesa, è robusto e si fa sentire, non potrebbe essere altrimenti con uno schermo così grande e una batteria così cicciona. Sono poche le alternative in grado di offrire un peso piuma senza rinunciare però a caratteristiche da top.

Insomma: ciò che rende questo prodotto qualcosa da non acquistare è certamente quel voler continuare a perseguire una strada che ha portato (e porta ancora) Android a una frammentazione insostenibile sul mercato. Ne fa certamente il campione indiscusso di vendite rispetto a competitor ben più blasonati e apprezzati (per molti versi), ma a che prezzo? Continuo a credere che un Android stock (o quasi) non lo si possa battere, che Google abbia ragione nel voler cercare di impedire ai produttori di modificare così pesantemente il suo OS rendendo quasi impossibile aggiornarlo in tempi rapidi sull’hardware venduto nel mondo. Posso solo sperare che il corposo aggiornamento di sistema (che spero arrivi presto) porti delle belle novità e una maggiore stabilità su tutto il fronte, solo così potrò ritenermi davvero soddisfatto di quanto prodotto dall’azienda cinese, giustificando cifra richiesta e pazienza del cliente finale.

Lumia 950 XL: il lato oscuro della forza Microsoft

Sei un tester Lumia 950 XL

Complimenti: sei uno dei nostri tester ufficiali. Sei pronto a vivere una grande esperienza?

Recita così l’attacco di una mail ricevuta in occasione dell’inizio del mio test. Ancora una volta Microsoft, ancora una volta Windows Phone, ne è passata di acqua sotto ai ponti da quel Windows Phone 7 che avevo avuto modo di provare in occasione della sua nascita. Da LG a produzione diretta Microsoft, un hardware potente, stabile e una fluidità di sistema che bisogna pretendere data l’esperienza maturata negli anni e la tecnologia in costante avanzamento. Non è certo questo il problema principale di Lumia 950 XL, in realtà non lo è di Windows 10, SO alla base di questo smartphone così come del PC di casa.

Alzi la mano chi ha colpa

Si perché la mia esperienza, tirando le somme, non può considerarsi del tutto positiva. Non sei tu amore, sono io. Avrei recitato questa frase fatta se solo ci fosse stata la signorina “Lumia Microsoft” davanti a me, perché per uno che ha scelto (ed è riuscito) ad abbandonare iOS per passare ad Android, ci sono tutte le carte in tavola per poter ripetere il gioco e riuscire ad andare d’accordo con un terzo sistema operativo, soprattutto considerando l’abitudine nell’utilizzo dell’OS di Redmond, che ogni giorno supporto e sopporto, con tutti i suoi pro e i suoi contro.

La forte limitazione è da imputarsi alla mancanza di applicazioni fondamentali, quelle che siamo abituati a utilizzare quotidianamente. Microsoft fa già tanto per aiutare gli sviluppatori, ci sono accordi forti con le grandi aziende, senza contare la massima collaborazione con i piccoli sviluppatori che possono imparare a sviluppare e portare software anche su telefoni che non facciano parte della diatriba che alimenta i principali blog di gossip su uno o l’altro produttore (e relativo sistema) e che ogni giorno invadono Social Network e feed RSS. Non è infatti un problema di hardware, né tanto meno di SO, funziona tutto bene, il telefono risponde a ogni colpo e può essere persino utilizzato (senza esagerare) come fosse una postazione fissa, collegato a monitor, tastiera e mouse grazie al modulo Continuum.

Proviamo a tradurla in soldoni. Mantenendo un prezzo di listino, potreste pensare di portarvi a casa un phablet che si trasforma in postazione di lavoro per un totale di 798€ (699€ per il telefono SIM-free, 99€ per il dock), senza ovviamente considerare il costo di tastiera e mouse (a voi la scelta, preferite quelli con il cavo o bluetooth?), ma anche dell’abbonamento a Office 365, che è la parte più interessante e già disponibile per chi utilizza Continuum e un Microsoft Display Dock.

Lumia 950 XL: l'evoluzione di Microsoft su mobile

Microsoft Lumia 950 XL fa belle foto, altro punto che fino a ora non ho discusso. Viene molto pubblicizzato per questo. Ha delle ottiche molto valide (Zeiss) ed effettivamente ha la velocità e la precisione di scatto che merita una buona fotografia. Un difetto? Scattare più foto e provare a tenere il passo di pubblicazione sul Social Network di turno (nel mio caso, Instagram) ha prodotto un piccolo surriscaldamento che ha trasmesso un tepore al palmo della mano tipico da gatto che viene a cercare quell’angolino dove far alzare la temperatura, fino a essere scaraventato da tutt’altra parte. Sono certo che si sia trattato di un caso, eppure. Salvo questo specifico episodio, durante l’utilizzo standard fatto di applicazioni che si aprono e chiudono, telefonate e messaggi su Telegram o Whatsapp, non ho notato altri problemi di temperatura. È sempre piuttosto controllata e assolutamente nella media, dettaglio non banale soprattutto durante l’utilizzo di software che fa uso intensivo di risorse come il GPS (che su altri telefoni tende a portare la temperatura in alto).

Anche il resto del ferro svolge bene il proprio mestiere. Altoparlante, microfono, tecnologia di pulizia dell’audio, display (con possibilità di tenerlo in modalità standby con orologio sempre in bella vista), tutto è al proprio posto, questa è la mia impressione. La batteria? Accettabile. Sono abituato a utilizzare lo smartphone per lavoro e per piacere, una buona batteria mi è necessaria per arrivare a fine giornata. Ho voluto fare un test che ho condotto anche sul mio telefono Android personale e sull’iPhone 6 aziendale: ho caricato al massimo la batteria di Lumia 950 XL al venerdì sera, ho utilizzato il telefono quanto basta, ho provato a farlo arrivare a lunedì mattina sulla scrivania dell’ufficio senza mai attaccarlo a un cavo per la ricarica. Android e iOS hanno portato a casa l’obiettivo, Windows Mobile no. Hardware più esoso o mal gestione delle risorse? Mi piacerebbe davvero saperlo, ma la sostanza non cambierebbe (a meno di futuri aggiornamenti di sistema che vadano a metterci la pezza).

Lumia 950 XL: l'evoluzione di Microsoft su mobile 3

Accessori

Di Windows Continuum ho già detto tutto, cosa aggiungere? Mi è stata concessa anche una Universal Foldable Keyboard adatta a smartphone e tablet, pieghevole, bluetooth, compatibile con iOS, Android e Windows Mobile, sottile e leggera per essere trasportata facilmente, un giocattolo che costa 119€ di listino. Comoda? Si, ma c’è da farci l’abitudine, sicuramente più bella dei prodotti terze parti generalmente più piccoli e di difficile digestione per chi è abituato a lavorare su una vera tastiera.

Insieme alla tastiera, mi è stato fornito anche un Arc Touch Mouse (Wireless) (altri 50€ circa di accessorio) che, insieme alla tastiera, compone un perfetto kit agilmente trasportabile in borsa, tutto alimentato da batteria (litio ricaricabile integrata per la tastiera, semplice coppia di stilo AA per il mouse, nda). Non è necessario scegliere accessori Microsoft, né tanto meno negarsi la possibilità di passare da una normalissima coppia tastiera e mouse con cavo USB, da attaccare al display dock, soprattutto quando la postazione di lavoro è fissa, a casa o in ufficio.

In conclusione

Prima il business, poi tutto il resto. Questa la mia personale visione, condivisa anche dai colleghi di lavoro che hanno potuto mettere mano sul Lumia 950 XL e sui relativi accessori che ho volutamente montato sulla scrivania. Il vero punto di forza di Lumia 950 XL (ma soprattutto di Continuum) è la possibilità di estendere la propria esperienza lavorativa e quotidiana. Office costituisce un ottimo punto a favore di questa piattaforma e spero possa crescere sempre più, perché l’attuale UX offerta su dispositivi mobili è molto più limitata e limitante rispetto a quella Desktop (che continuo a preferire, tramite abbonamento Office 365). Tante le applicazioni che mancano all’appello già sul sistema dello smartphone, figurarsi quelle compatibili con Continuum.

C’è molto lavoro da svolgere ancora, almeno per ciò che riguarda quello che un utilizzatore giovane / medio richiede. Sceglierei di affiancare una PDL di questo tipo a un dirigente d’azienda (o figura equivalente in fatto di compiti quotidiani)? Probabilmente si, dato che il tipo di lavoro è spesso costituito dalla gestione di grandi moli di mail, documenti da modificare e costante necessità di poter lavorare in mobilità in maniera dignitosa, con la possibilità di ottenere i dati che servono dal cloud e non più dalla memoria interna di un telefono (sempre meno importante, fortunatamente per molti produttori che scelgono piccoli tagli di memoria per i loro device).

Qualche utilizzatore di Lumia lì fuori? Volete esprimere la vostra opinione in merito o chiarire alcuni punti che probabilmente mi sono sfuggiti o che non ho analizzato con attenzione? L’area commenti è sempre a vostra totale disposizione, anche senza necessità di registrarsi.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 7

As such, we have made the difficult decision to discontinue our Copy and CudaDrive services. We certainly do not take this lightly, and we appreciate the millions of customers who have used the service, as well as the hard work and dedication of our product team over the past 4+ years.

Comincia tutto così. Siamo fighi, siamo belli, abbiamo grandi progetti di conquista del mondo e quindi, già che ci siamo, chiudiamo un servizio di cloud storage che magari avete scelto di utilizzare come ancora di salvezza per tutti i vostri file che siete soliti tenere su un solo disco esterno, single point of failure da evitare come la peste bubbonica. Fortunatamente non è il mio caso (sono utente Dropbox Pro dalla notte dei tempi e spero di rimanere tale ancora per molto, nda), ma immagino tutti coloro che avevano provato e apprezzato Copy (di cui vi avevo parlato in questo articolo), scegliendolo come compagno di viaggio.

Copy è morto, lunga vita a Copy, ma adesso cosa si fa? Si trasferiscono i dati, se di questi non avete più un backup locale sulla vostra macchina. Si chiede al client di copiare tutto in un vostro disco fisso, o magari si sceglie di traslocare il materiale da Copy a Dropbox (o altro servizio di cloud storage) come nel mio caso. Su Copy ho conservato per molto tempo le ISO dei miei CD e DVD di installazione software. Da Windows a Office, passando per Acronis e molto altro ancora. Tutti file sacrificabili, che potrei ricostruire in poco tempo, ma che ovviamente vorrei poter migrare senza perdite ancora oggi che sono in tempo.

Mover

Semplice, pulito, gratuito. Mover è un’applicazione web che permette di eseguire un’operazione molto semplice e fondamentale in questi casi: copiare o spostare dati da un servizio all’altro. Sfrutta le API di Copy, di Dropbox, di molti altri servizi di cloud storage che siamo abituati a utilizzare quotidianamente, per account casalinghi o per quelli professionali (offerte business quindi, non le pro che vengono comunque riconosciute come fossero casalinghe in molti casi).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 3

Dalla sorgente alla destinazione, senza la necessità di utilizzare il proprio PC, la propria connessione, tempo e risorse che chiaramente diventerebbero troppo aleatorie e costose. Non occorrerà quindi installare alcunché, né tanto meno veder crollare la RAM a causa delle finestre del browser sempre aperte sui due servizi di storage che intendete mettere in trasfusione. Create un account gratuito su Mover.io e iniziate a selezionare la sorgente dati dalla quale copiare i file (Source). Date un nome alla prima connessione, autenticatevi e permettere a Mover di ottenere diritti di lettura e scrittura:

Fate lo stesso con la destinazione, arriverete così a poter mettere a confronto le due e scegliere quindi dove posizionare i vostri file:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 2

L’operazione di setup è talmente semplice che ho stentato a credere che bastassero così pochi clic, manco fosse un comando lanciato in un prompt di DOS. Una volta fatto attivato il pulsante Start Copy, si accederà alla schermata di attività (Activity Logs) che mostrerà l’operazione in corso, l’ora e la data di avvio, la sorgente, la destinazione e il progresso (comprensivo di quantità di MB o GB scaricati e caricati). Questa potrà essere aggiornata manualmente per verificare l’andamento della stessa, oppure potrete scegliere di chiudere la tab e attendere un risultato a mezzo posta elettronica.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox)

Già, a mezzo posta elettronica. Perché Mover, al termine dell’operazione richiesta, vi invierà un report sulla vostra casella e-mail includendo le informazioni di base della copia del file e l’esito, allegando eventualmente un log più dettagliato riguardo errori di copia (e possibilità quindi di individuare i file incriminati e rilanciarne lo spostamento), un po’ come successo a me:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 6

Ho lanciato l’operazione di copia dei file alle 14:42 del 2 febbraio, è arrivata la mail di conferma alle 02:59 del 3 febbraio. 11254 file portati su Dropbox, per un totale di 56,6GB. Non sono poi molti (i GB) ma si trattava per lo più di piccoli file (infatti il conteggio è abbastanza corposo), per questo motivo la copia è certamente durata più di quanto avessi previsto, ma volete mettere la comodità di lanciare un job da eseguire e dimenticarsene? La possibilità di lasciarlo andare a prescindere che ci sia o meno una macchina con i client di entrambi i servizi installati da lasciare accesa a scaricare per poi ricaricare online tutto? Una risposta presa dalla Knowledge Base del servizio calza a pennello:

That being said, by the time you’ve read this article, you could’ve moved more than a few gigabytes.

It can be difficult to predict how long a given transfer will take.  Depending on the number of directories, the number of files, and the size of those files, and the source/destination it can sometimes take longer than expected to move your data.

What may be surprising is how large of an impact factors other than the size of the data you are moving can have. For example, it is not uncommon for there to be 0.5-1 second of overhead per file being moved.  If you are trying to move 200,000 files, this would be 100,000 – 200,000 seconds, or up to two and a half days of overhead alone!

Regardless, Mover is going to be consistently faster than dragging and dropping or doing a transfer manually from your home. You also won’t need to keep the app or your browser open, or remain online for the transfers.

In grassetto ho voluto evidenziare il passaggio fondamentale. Non ha importanza quanto tempo impiegherà per voi Mover, è tutto tempo che voi non perderete.

Al termine dell’operazione, nel caso non vogliate lasciare aperta la porta del vostro servizio di cloud storage, potrete sempre rimuovere l’accesso a Mover (nell’immagine di seguito, l’esempio catturato nella scheda sicurezza del mio profilo Dropbox):

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (a Dropbox o altro servizio)

Addio Copy, e grazie per tutto il pesce.

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Avete letto, solo pochi giorni fa, come formattare in maniera sicura il vostro vecchio smartphone Android. Ora che lo avrete certamente fatto, sapete che il vostro vecchio smartphone continuerà a vivere sotto l’account Google? Si, andrà rimosso manualmente, l’operazione è veloce e semplicissima.

Basterà entrare nella sezione “Dispositivi utilizzati di recente” sul proprio account Google (qui per arrivarci in un solo clic, a patto di essere autenticati: security.google.com/settings/security/activity?pli=1), così da poter accedere a un elenco dettagliato di tutti i dispositivi connessi (ora o in passato) all’account o a uno qualsiasi dei servizi protetti dal vostro utente.

Tra questi troverete certamente il dispositivo precedentemente formattato, con relativo ultimo accesso. Vi basterà quindi fare clic su di lui per ottenere i dettagli:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google

Fate ora clic su Rimuovi e date ulteriore conferma al popup che comparirà, quello che vi avviserà riguardo la disconnessione di ogni accesso app sul dispositivo (“Se rimuovi l’accesso, uscirai dal tuo account Google e dalle app collegate sul dispositivo.”) per terminare il processo.

Dovreste avere un’ultima conferma a video:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google 1

Cheers.

Android: eseguire una formattazione sicura 1Avete acquistato il vostro smartphone basato su Android, lo avete utilizzato, giorno dopo giorno, soddisfatti (o magari no) dell’acquisto. I tempi cambiano, così come le esigenze, volete quindi cambiare anche smartphone, e magari recuperare qualche spicciolo dalla vendita del vostro usato. Vi siete mai chiesti se riportare il telefono allo stato di fabbrica basti a farvi dormire sonni tranquilli riguardo i dati precedentemente memorizzati nella scheda SD o nella memoria del telefono?

Nel 2014 Avast ha condotto un’indagine prendendo in esame 20 smartphone Android usati, acquistati regolarmente da siti web come eBay (e simili), trovate l’articolo sul loro blog all’indirizzo blog.avast.com/2014/07/09/android-foreniscs-pt-2-how-we-recovered-erased-data.

Per evitare che i vostri dati possano essere in qualche maniera recuperati da una terza parte, potete ricorrere a un metodo certamente più sicuro del semplice factory reset previsto di fabbrica. È infatti consigliato criptare tutti i dati presenti sul telefono prima di riportarlo allo stato di fabbrica. Questo consentirà a voi di vivere più sereni, e a una terza parte di poter recuperare sì dei dati, ma impossibili da leggere perché privi della chiave di sicurezza che solo voi potete conoscere (un PIN di protezione, o la sequenza di sblocco del telefono).

Come procedere

Lo smartphone dovrà avere la batteria carica (l’operazione di criptazione dei dati può durare anche più di un’ora, dipende dalla quantità di dati contenuta all’interno del dispositivo, nda) e in alcuni casi dovrà essere necessariamente collegato al caricabatterie (viene eventualmente richiesto a video).

A questo punto il passo è breve. Dalle Impostazioni del telefono, fate clic su Sicurezza, quindi Esegui crittografia dispositivo. La posizione della specifica voce cambiare in base alla versione di Android e alle personalizzazioni operate sul sistema dal vendor, ma in linea di massima il percorso è sempre quello, ed è facile da individuare.

Vi verrà richiesto di inserire il PIN o la sequenza di sblocco che già conoscete e che utilizzate per proteggere l’accesso al telefono ogni giorno (occhio: non ha nulla a che fare con il PIN della SIM, non fate confusione!). Il processo inizierà ora a proteggere i vostri dati, e potrebbe durare diverso tempo. Il telefono verrà riavviato in automatico, anche più volte, e ovviamente sarà irraggiungibile e inutilizzabile per tutto il corso dell’operazione.

Android: eseguire una formattazione sicura 2

Ricordate che crittografando i dati, sarà necessario inserire il PIN (o sequenza di sblocco) già in fase di accensione del telefono. Se non si passa questo controllo di sicurezza, Android non riuscirà neanche a terminare il suo caricamento, e sarete costretti (se dimenticate il codice) a fare un reset totale del sistema, perdendo ogni dato non precedentemente messo al sicuro (backup).

Ultimo step, finalmente. Andate in Impostazioni, Backup e ripristino, e fate quindi clic su Ripristino dati di fabbrica.

Ora potete impacchettare il vostro vecchio smartphone e lasciarlo andare ;-)

Giusto per completezza di informazioni: ci sono molte applicazioni che promettono di fare la stessa cosa e senza passare dalla crittografia dei dati. Funzionano, qualcuna è anche affidabile, ma in linea di massima io continuo a preferire il metodo “manuale” che mi dia la maggiore sicurezza riguardo possibili fughe di dati, soprattutto quando si tratta di dispositivi che siamo abituati a trattare ormai come naturale estensione del nostro corpo.