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Lotus Notes Traveler: rimozione dell’account da Android

Sembra una banalitĂ  ma ci ho perso qualche minuto “di troppo” rispetto al previsto, per questo vi lascio ad imperitura memoria un veloce passo-passo per la rimozione di ogni applicazione legata a Lotus Notes Traveler su sistema Android. Si perchĂ© provando a disinstallare l’applicazione con il metodo sempre utilizzato per qualsiasi altro software sul dispositivo mobile si arriva ad un vicolo apparentemente cieco:

E non vale pensare di essere più intelligenti del telefono e andare nei processi in esecuzione a terminare ciò che è legato al Traveler, troppo semplice, non funziona.

A quanto pare in IBM hanno ben pensato di far registrare l’applicazione di Lotus Notes Traveler tra gli account amministratori del dispositivo, rendendo di fatto necessario un ulteriore passaggio prima della rimozione. Andare quindi in Impostazioni / Sicurezza (immagine 1) e scorrere la schermata fino a “Amministratori dispositivo” (immagine 2) e togliere il segno di spunta a Sicurezza IBM Notes (immagine 3):

 

Dopo aver confermato la scelta (immagine 4) l’applicazione perderĂ  il suo “scudo” e si potrĂ  facilmente procedere con la disinstallazione (immagine 5 e 6) :-)

Tutto qui.

Telegram: è davvero la terra promessa?

Ne hanno parlato praticamente tutti, insieme ad altri programmi che fanno grosso modo la stessa cosa con piĂą o meno servizi offerti e piattaforme coperte, Telegram è l’ennesima imitazione di Whatsapp, decisamente ben fatta a dirla tutta, a tratti migliore e sicuramente con alcuni punti a favore da non sottovalutare. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Cerchiamo di farla breve: a me gli “estremisti” che hanno deciso di cancellare il loro account subito dopo l’acquisto di Whatsapp da parte del gruppo di Zuckerberg per proteggere la loro privacy fanno un po’ ridere. Senza offesa, davvero, ma in mezzo a voi sono quasi certo che ci siano tanti utilizzatori di GMail, Outlook.com e chissĂ  quanti altri servizi in grado di sincronizzare contatti, posta e impegni, nulla di nuovo sotto al sole quindi, c’è giĂ  chi ha una copia della rubrica e di tutte le connessioni che compongono la fitta rete di amicizie e parentele sparse per il globo. Whatsapp non ha fatto eccezione nel suo periodo “indipendente“, ora che è entrata nella grande famiglia di Facebook va a completarsi un panorama ricco del quale Paolo ha giĂ  parlato, vi rimando al suo ottimo articolo.

Telegram: scegli la tua piattaforma

Io sono qui per parlarvi di Telegram, per capire se vale davvero la pena dargli una possibilità. Un progetto decisamente interessante, open-source, con applicazioni disponibili su Android e iPhone (ufficiali) ma anche su Windows, Linux e Mac OS X (non ufficiali e basate sulle API) o web per essere disponibili tramite qualsiasi browser e presto anche per Windows Phone (già disponibili le prime Alpha nella pagina del progetto) e chissà quante altre piattaforme. Posso assicurarvi che scrivere nelle chat di gruppo o nelle singole tramite il mio Macbook o il mio portatile Windows è decisamente più comodo che star sempre con il cellulare in mano!

Un account, piĂą dispositivi

La comoditĂ  dell’avere piĂą piattaforme coperte è nulla senza la possibilitĂ  di condividere il proprio account su piĂą dispositivi, soprattutto ad oggi che molti di noi possiedono un portatile ed un telefono, magari anche un tablet e in alcuni specifici casi anche un secondo telefono. Un solo account principale basato sul proprio numero di telefono e la possibilitĂ  tramite codice inviato via SMS di autenticare qualsiasi altro dispositivo, è tutto ciò di cui avete bisogno, lo stesso Telegram -se attivato su almeno un altro device- vi avviserĂ  del neo-arrivo di diverso tipo:

VelocitĂ , sicurezza, flessibilitĂ 

Ciò che rende Telegram diverso da molti altri programmi del genere, Whatsapp compreso, è l’estrema velocitĂ  di consegna dei messaggi e di ogni sua notifica, ve ne accorgerete sin da subito, vi basterĂ  utilizzarlo qualche minuto mettendolo a confronto con le altre applicazioni di messaggistica istantanea che avete sul vostro smartphone, magari con la “stessa cavia” dall’altro lato (al tempo: il destinatario dei vostri messaggi). Lo stesso vale da PC: la ricezione è immediata su di se e su qualsiasi altro dispositivo collegato all’account. Se a questo si aggiunge la possibilitĂ  di creare gruppi con fino a 200 partecipanti, l’opportunitĂ  di inviare qualsiasi tipo di file e la tanto vantata sicurezza il quadro è completo. Sto seguendo una discussione che mi ha segnalato un amico sull’argomento appena citato: unhandledexpression.com/2013/12/17/telegram-stand-back-we-know-maths. Nei commenti potrete trovare voi stessi diversi botta e risposta sul sistema di criptaggio utilizzato e sulla sua -almeno attualmente- inattaccabilitĂ .

Quasi dimenticavo: Telegram è gratuito e senza alcuna pubblicitĂ  al suo interno, no banner nĂ© testo con strani collegamenti a chissĂ  quale prodotto da sponsorizzare. Una raritĂ  e una stranezza al tempo stesso. Whatsapp aveva fatto la stessa scelta e io stesso faccio parte di quella cerchia di persone che ha ereditato di diritti un abbonamento a vita senza la necessitĂ  di rinnovare annualmente l’obolo degli 89 centesimi di euro da pagare all’azienda (una sciocchezza se pensiamo al risparmio che è in grado di farci raggiungere una così utile applicazione, nda). Non so quanto e se durerĂ , ma per il momento lo considero un ottimo punto a favore che non va ad invadere un’interfaccia grafica estremamente pulita e semplice da utilizzare, dove l’unico impedimento alla sua diffusione massiva nella nostra nazione può essere dettato unicamente dalla mancanza di una localizzazione pressochĂ© inutile per molti, ma necessaria per coloro che non capiscono neanche una parola in inglese.

In conclusione

Si insomma a vederla così Telegram porta una ventata di aria fresca che tutto sommato può sempre servire in questo campo, una alternativa secondo me migliore di quelle proposte dai big player del settore come Line o WeChat di cui vi ho parlato qualche tempo fa. Contrariamente a loro, come avevo giĂ  detto, fa una sola cosa e la fa bene: mandare messaggi ai propri contatti, all’occasione qualche fotografia o altro tipo di file ma nessun’altra particolaritĂ , nessun gioco, nessuna fenomenale emoticon che indica lo stato d’animo quando non si ha voglia di andare a scuola o chissĂ  cosa, non serve nient’altro.

E voi, cosa aspettate a registrare il vostro nuovo account e scaricare l’applicazione ovunque vogliate? :-)

Un anno di musica in streaming: Spotify, Rdio, Google All Music, iTunes Radio, Xbox Music, quale scegliere?

Posso cominciare l’articolo con “ai miei tempi c’erano le musicassette da riavvolgere con la BIC, bei ricordi!“? Magari no dai, evitiamo la fase amarcord e andiamo al succo di un articolo dedicato all’unica compagna che non vi abbandonerà mai, non si tratta di un cane, è la musica. Un anno trascorso in compagnia di servizi lanciati su larga scala per permetterci di avere accesso ad un catalogo pressoché infinito ad un costo quasi irrisorio, uno modo semplice ed efficace per contrastare la pirateria.

La mia scelta: Spotify

Un po’ annunciato, un po’ amore a prima vista, Spotify è quel servizio che ha iniziato a rivoluzionare il modo di fruire la musica sul proprio PC e sui propri dispositivi mobili, a prescindere dalla posizione e dal tipo di connessione, regalando così una sorta di falsa indipendenza e aprendo un mondo fatto di musica senza limiti, senza più la necessità del singolo acquisto, della sincronizzazione manuale su ogni dispositivo (anche se c’è stato il passaggio di mezzo chiamato iTunes Match, ne parlerò dopo), senza più quel pensiero fisso del dover acquistare qualcosa di “conosciuto” o per lo meno di “affidabile” per evitare una stupida spesa, dando così una mano alle case discografiche a combattere la pirateria fatta di utenti pentiti.

Chi sono gli utenti pentiti? Quelli che come me amavano i Beatles e i Rolling Stones reperivano tracce e album in maniera non del tutto legale prima dell’eventuale acquisto (eventuale perché nel caso in cui quell’opera facesse pena quei dati finivano direttamente nel cestino) per poi ottenere qualità massima e regolare licenza, sono ancora oggi fortemente convinto che se un’opera piace sia giusto pagare (non il CD fisico con i suoi costi esorbitanti e ingiustificati ma lo stesso album su iTunes ad un prezzo tra i 9 e i 16€ al massimo, salvo rare eccezioni per le quali si è disposti a pagare anche di più).

Da quando ho provato Spotify per 30 giorni ho poi deciso di rinnovare l’abbonamento mensile perché mi sono trovato benissimo, tutte (o quasi) le tracce che ho sempre avuto sotto iTunes sono disponibili e altre ne arrivano quotidianamente, ho trovato una community molto grande che ha già fatto un ottimo lavoro di raccolta tracce per la creazione di Playlist ad-hoc e ho scoperto nuovi gruppi e cantanti che non conoscevo e che ho avuto modo di ascoltare in un certo senso “gratuitamente“, che probabilmente mai avrei scelto di seguire se avessi dovuto fare un acquisto a scatola chiusa su iTunes Store.

Cosa funziona

A parte qualche piccolo down di servizio più che giustificato (ma si parla di pochi secondi, qualche minuto al massimo e in occasioni davvero rare) poco dopo il lancio del prodotto, Spotify è un servizio sempre raggiungibile che funziona bene e svolge il suo lavoro come promesso, non fosse per quelle licenze che mancano e quelle canzoni che -di conseguenza- non possono essere ascoltate dall’Italia, in attesa che accordi migliori portino ad una soluzione valida per ambo le parti (Spotify e Major) e che permettano quindi all’utente di avere davvero tutto a disposizione.

Cosa non va

Le applicazioni di Spotify per Windows e Mac sono complete, funzionali, sufficientemente accattivanti (ma migliorabili, nda). Quella di iOS è partita piuttosto male con mancanze che ho faticato a spiegarmi, soprattutto perché il punto di forza di questi servizi è la “trasportabilità“, l’essere completamente slegati dal mezzo, in un’epoca che vede cambiare rapidamente le abitudini e le esigenze. L’avere una connessione ovunque ci si trovi è ormai quasi scontato per chi sceglie forme di abbonamento o SIM ricaricabili che prevedono l’offerta dati all’interno, a meno di non volersi appoggiare costantemente alle reti WiFi dove disponibili. Oggi molti dei problemi sono stati risolti e molte dei buchi tappati, fortunatamente.

Occhio però ai consumi. In qualità standard Spotify consuma poco a patto che non si stia lì attaccati per ore, altrimenti in meno 10 giorni avrete azzerato tutta la soglia dati a vostra disposizione per il mese, ammesso che non siate collegati ad una rete WiFi, in quel caso ovviamente non impatterà in alcun modo sul traffico 3G / LTE da telefono. Tanto per capirci: lo uso quotidianamente dal PC che ovviamente non fa testo e sul telefono per un paio di ore quando vado in palestra (circa 3 volte alla settimana) rimanendo tranquillamente nella mia soglia di traffico dati mensile (2GB, come la maggior parte di quelle offerte dai carrier telefonici).

Costi

Spotify ha un costo variabile per i suoi abbonamenti. Si parte dal gratuito limitato e con pubblicità (nel client e durante l’ascolto), si passa a 4,99€ mensili per un ascolto senza alcun limite o pubblicità su qualsiasi PC dotato di browser o dell’applicazione installabile su Windows o Mac, si arriva al Premium da 9,99€ mensili per un ascolto senza limiti su tutti i dispositivi. La vera novità di questi giorni è Spotify gratuito anche sui dispositivi mobili grazie all’integrazione della pubblicità, vi rimando all’articolo di Cristiano Ghidotti su WebNews che spiega la novità (lo stesso che ha quantificato i consumi di Spotify da telefonino).

Le alternative

Rdio

Nonostante qualcuno tenda a completare quello che potenzialmente potrebbe essere l’anagramma di una ovvia bestemmia, Rdio è un servizio di musica in streaming molto simile a Spotify e per certi versi forse migliore. Non l’ho personalmente provato ma fidandomi ciecamente del parere di un amico voglio lasciare a lui questo spazio e questo paragrafo, mr. Contino :-)

Quando per la prima volta sentii parlare di Rdio era circa il 2011. Un servizio simile ai giĂ  famosi Pandora, Grooveshark (che ai tempi andava per la maggiore) e Spotify.

Da appassionato di servizi musicali in streaming decisi di dargli un’occhiata. Beh, già due anni fa Rdio vinceva a mani basse contro la concorrenza in fatto di pulizia grafica, quantità di brani e possibilità di sincronizzazione tra dispositivi. Il servizio era tuttavia disponibile soltanto negli Stati Uniti e inaccessibile dall’Italia a patto di avere un account, appunto, statunitense. Il “workaround” è stato quello di assegnare un indirizzo americano alla fatturazione della mia carta di credito, et voilà, il gioco era fatto.

Seppur privo di una connessione nativa con Facebook, già nel 2011 Rdio garantiva la possibilità agli utenti di ascoltare tutti i brani segnati come preferiti da qualsiasi browser dotato di connessione, senza avere necessità di scaricare alcun software. Quest’ultimo necessario nel solo caso si volesse arricchire l’esperienza e alleggerire la memoria dedicata al browser. E già questo me lo fece preferire a tutti gli altri servizi.

Alla fine di quell’anno Rdio pubblicò anche le applicazioni per Windows Phone e iOS, permettendo agli abbonati (4,99€ al mese per lo streaming illimitato da computer, 9,99€ al mese per aggiungere anche il mobile) di poter salvare le proprie canzoni preferite in mobilità, in modo che anche in assenza di connessione si potessero ascoltare.

Cosa funziona

Rdio ha sempre considerato il design e la pulizia delle proprie applicazioni un grandissimo punto di forza. Ed è effettivamente così, il paragone con la concorrenza non sussiste. Rdio spazza via tutto per agilità e facilità d’utilizzo. Inoltre si è sempre concentrata su chiudere accordi con etichette indipendenti, facendo un po’ più di confusioni con le major più importanti. Qualche esempio? Se sono registrato come utente americano vedo solo il secondo dei 2 album dei Beady Eye, mentre se sono registrato come italiano vedo soltanto il primo.

Cosa non va

Come scritto in precedenza la sola pecca di Rdio è quella di prestare poca  attenzione alla parte commerciale di chiusura di accordi con le major. Spotify ad esempio ha dalla sua i Metallica e i Led Zeppelin mentre Rdio, non ha nessun plus da questo punto di vista, facendo risultare l’esperienza troncata rispetto a chi sceglie altri servizi.

Tuttavia immagino che il problema non sia intrinseco all’azienda, ma sia necessaria una regolamentazione globale che tenga conto di Internet e non di stupidi vincoli del mercato fisico che non possono funzionare ancora per molto nel mondo digitale. Se sono in Australia, piuttosto che in Giappone e con il mio account Rdio o Spotify ho voglia di ascoltare una canzone devo avere la possibilità di accedere a tutto il catalogo dell’umanità, sarà a quel punto l’esperienza utente a fare la differenza.

Rdio resta dal mio punto di vista il servizio più completo in termini di funzionalità e di scoperta di nuovi artisti. Tramite il motore Echo Nest, infatti, è in grado di suggerire nuovi artisti affini a ciò che si sta ascoltando in quel momento. Purtroppo, come detto, è rimasto un passo indietro rispetto alla concorrenza in termini di ampiezza di catalogo. Nel caso ciò dovesse accadere sarò pronto a ritornare sui miei passi.

Costi

Stessi prezzi “cartello” di Spotify, come detto due paragrafi più su. Si parla quindi di 4,99€ al mese per uno streaming illimitato per arrivare ai soliti 9,99€ per portarlo sui dispositivi mobili.

Google All Music

Quando il grande monopolista del web aveva realizzato Google Play Music, inizialmente tenuto “quasi nascosto” come servizio ad esclusivo accesso americano (anche se l’ostacolo era facilmente aggirabile con un invito e un proxy USA, e lo dice uno che ha iniziato a sfruttarlo mesi prima che arrivasse in Italia, nda) nessuno poteva prevedere un ulteriore servizio di streaming pari a quello di Spotify. Il Play Music permetteva di emulare perfettamente ciò che ha introdotto iTunes Match qualche tempo prima, tutta la propria libreria musicale ospitata sul disco fisso del proprio PC caricata sui server di Google tramite una piccola applicazione installata. Diverse (tante) ore di pazienza per l’upload ma un ottimo risultato, accessibile da qualsiasi browser, compreso Safari su iPhone o iPad:

Un’interfaccia pulita e funzionale che viene riproposta nell’offerta All Music: un accesso sulla finestra musicale più ampia offerta da Google via web, applicazioni Android e iOS (limitata nell’acquisto di musica).

Anche in questo caso si parla di un costo mensile accessibile fissato a 9,99€ (con il solito centesimo che vi evita di vedere un 10 pieno), un po’ “cartello tra aziende”, con l’eccezione più che gradita di potersi godere tutta la musica senza alcuna interruzione pubblicitaria sia nell’offerta a pagamento che in quella gratuita. Il limite non è posto sulle ore mensili di ascolto ma sul numero di brani totali che è possibile conservare sul cloud di Google: 20.000 brani.

iTunes Radio

Provato per qualche giorno utilizzando un account iTunes Store americano, trucco ovviamente non più funzionante dopo che è stato utilizzato da molte persone. Giusto il tempo di capire il funzionamento di un servizio non ancora arrivato in Italia con buone premesse, gratuito per tutti, senza pubblicità e limiti per coloro che hanno attivato l’offerta iTunes Match.

Un accesso da ogni piattaforma Apple (manco a dirlo): iPhone / iPod touch / iPad, Apple TV, OS X (quindi qualsiasi Mac). Tutte le impostazioni, le preferenze, le liste salvate sul proprio account iCloud sempre accessibile, con la possibilità quindi di avere a portata di clic la propria selezione musicale ovunque vi troviate. Anche questo abbastanza scontato: tutto controllabile tramite Siri per i sistemi che ne sono provvisti, permettendovi così di comandare la musica con la vostra voce. A questo vanno aggiunte tutte le funzioni sociali disponibili da sistema, si potrà quindi condividere la propria musica preferita tramite messaggio, Twitter / Facebook ma anche AirDrop, posta elettronica.

E’ sicuramente uno di quei servizi da tenere d’occhio sperando che Apple lo promuova e lo renda accessibile anche a chi vive nello stivale quanto prima.

Xbox Music

Ultimo dei player entrato finalmente in competizione (poiché approdato su iOS e Android oltre che su Windows Phone dal lancio di Windows 8, ndr) in questo mondo di musica “in cloud” e annunciato domenica scorsa, il servizio è già noto ai possessori di Xbox e più in generale di sistemi Microsoft, prende le redini di ciò che è stato Zune proponendo un sistema “completamente nuovo” (?) che è in grado di portare la vostra musica su ogni dispositivo conosciuto. Dalla console al telefono passando dal tablet e dal web (quindi accessibile da ogni PC).

Ne ho parlato in un articolo tutto suo pubblicato qualche tempo fa, sempre su questi lidi: gioxx.org/2013/09/10/xbox-music/

Questa è la mia personale lista di competitor nel campo dello streaming musicale di nuova generazione. E voi? Cosa avete deciso di utilizzare? Fa parte delle alternative appena descritte o manca all’appello? Lasciate un commento! :-)

PiĂą dispositivi vuol dire piĂą sicurezza?

Vi ho parlato poco tempo fa di sicurezza in azienda e a casa, ma anche per i vostri dispositivi mobili e tutto ciò che è potenzialmente attaccabile da un malware (e non solo). Meno di un mese fa Kaspersky ha pubblicato un articolo sull’argomento, orientato prevalentemente sul concetto di multi-sicurezza, ciò che nessuno di noi credeva necessario fino ad una manciata di anni fa quando ci si limitava ad acquistare o scaricare un prodotto antivirus adatto alla protezione di un solo client, oggi diventato impensabile (non fosse già per il numero di PC tipicamente ospitati sotto lo stesso tetto).

Si contano circa 4,5 dispositivi connessi al web per ciascuna famiglia (così pochi? nda), tutti questi vengono tipicamente colpiti da attacchi più o meno mirati. Si va dal più classico dei virus per Windows (soprattutto le versioni più vecchie ma non abbandonate in favore delle più recenti) agli escamotage un po’ più complessi per attaccare la robustezza alla quale ci ha abituati OS X per il quale il client antivirus è necessario solo se non basta il buonsenso e l’esperienza dell’utilizzatore, passando obbligatoriamente da Android dove un sistema operativo decisamente più aperto e libero rispetto ad iOS fa da incubatrice per le infezioni nascoste dietro applicazioni apparentemente innocue (giochi, software che promettono di spiare il prossimo e mille altre cose simili) senza dimenticare i metodi “classici” dove il vincolo di infezione diventa il sempreverde SMS e le mille pagine e mail di phishing in qualsiasi salsa e compatibili con qualsiasi device o browser o client di posta pur di arrivare alle vostre credenziali bancarie. Se a questo si aggiunge la facilità nello smarrire lo smartphone capite anche voi quanto sia semplice far la frittata.

Il risultato della statistica e di quanto appena riportato sopra si trasforma in un’infografica:

Kaspersky multi security for multi devices

Vuoi inserire l’infografica sul tuo sito?

Ti basterà copiare e incollare il codice qui di seguito per portarla all’interno del tuo sito web o del tuo blog senza la necessità di caricare l’immagine nel vostro spazio:


<a href="http://kasperskycontenthub.com/italy/files/2013/10/23-10-13-PNG_Kaspersky_Lab_infographics_Multi_security_for_multi-devices-DF.png"><img src="http://kasperskycontenthub.com/italy/files/2013/10/23-10-13-PNG_Kaspersky_Lab_infographics_Multi_security_for_multi-devices-DF.png" alt="Kaspersky multi security for multi devices"></br><a href="http://www.kaspersky.com/it">Kaspersky Lab IT</a> via <a href=" http://gioxx.org/">Gioxx’s Wall</a>

E voi ci pensate alla sicurezza dei vostri dispositivi e del vostro PC? :-)

Sony QX10: da grande voglio diventare una vera fotocamera

E’ uno degli ultimi giocattoli presentati da SONY allo scorso IFA di Berlino e può tornare comodo a chi vuole realizzare fotografie o video con un’ottica migliore rispetto a quella tipicamente messa a disposizione dal proprio telefono. Sto parlando di Cyber-shot DSC-QX10, più comunemente conosciuta come “Sony QX10″, protagonista dell’articolo di oggi e del mio banco prova dopo un lungo periodo di prova e di riflessioni varie.

Capiamoci subito: non si tratta di una vera macchina fotografica (e questo lo avevate certamente intuito in completa autonomia) e no, non potrà certo sostituire la scelta di una buona compatta o di una reflex, può semplicemente farvi sentire immensamente più figo all’interno del vostro gruppo e batte a mani basse ogni accessorio “finto-professionale” che promette di fare miracoli e far diventare la fotocamera di un iPhone (seppur buona) un’autentica attrezzatura da scatto in studio (ecco si, ricordate di prendere la carrozza entro mezzanotte).

Di cosa stiamo parlando

Sensore da 1/2.3 “Exmor R” CMOS con aspect ratio 4:3, circa 19 Megapixel, SONY G Lens con un f = 4.45-44.5mm per le fotografie che arriva a f = 27.5-385mm (SteadyShot Active Mode) per la registrazione video in 16:9, il tutto con uno zoom ottico 10x che vi permetterà di raggiungere anche i soggetti più distanti. Un oggetto estremamente leggero (circa 100 grammi) con un alloggiamento che permette di ospitare uno tra i seguenti supporti di memoria: Memory Stick Micro, Memory Stick Micro (Mark2), microSD Memory Card, microSDHC Memory Card o microSDXC Memory Card, un elenco ben nutrito anche se la mia personale scelta è ricaduta sulla più classica delle microSD (da 16GB, così da poter conservare una buona mole di minuti di registrazione o fotografie ad alta qualità).

Tecnologia WiFi e NFC per un collegamento diretto ed immediato da qualsiasi dispositivo basato su iOS o Android (per i quali è stata sviluppata l’applicazione PlayMemories, disponibile gratuitamente su AppStore e Google Play), anche se potreste decidere di non controllare l’ottica tramite applicazione provando quindi a scattare fotografie “indovinando” l’inquadratura del soggetto al quale siete interessati. Non potrete registrare allo stesso modo i video perché non c’è modo di fare switch di modalità dall’oggetto, bisognerà quindi passare necessariamente dall’applicazione. Il collegamento (almeno in WiFi) è molto semplice: una volta accesa la QX10 questa creerà una rete senza fili alla quale voi potrete fare accesso dal vostro telefono o dal tablet utilizzando la password che trovate sull’adesivo posto dentro lo sportellino che protegge la batteria (dove troverete anche il nome della rete, tipicamente DIRECT-eh…). Inutile dire che così facendo perderete ogni connessione a internet e non potrete certo tenere “il piede in due differenti scarpe“.

Ogni fotografia scattata con QX10 verrà immediatamente salvata in qualità “media” sul telefono (subito disponibile quindi nella vostra libreria Immagini) e tenuta in copia a massima qualità sulla scheda installata (ammesso che ci sia, potete altrimenti scattare le fotografie e tenerle a più bassa qualità solo sullo smartphone o sul tablet). Giusto per capirci, ho caricato su Flickr entrambe le qualità recuperandole rispettivamente da telefono e da microSD, potete valutare voi stessi il risultato (qui di seguito l’immagine da telefono):

SONY Cyber-shot DSC-QX10: Test

e potete fare clic qui per andare a visualizzare la fotografia a massima qualitĂ  (sempre su Flickr).

Quindi, riepilogando, facile da utilizzare, facile da gestire, per assurdo l’idea di base è assolutamente eccezionale: fornire un’ottica priva del suo corpo che può delegare le funzioni di scatto e zoom (questo è disponibile fisicamente anche su QX10) ad un dispositivo completamente separato, come fosse un telecomando. Potrete quindi posizionare QX10 dove preferite, anche nei punti più scomodi e scattare o registrare. No alle fotografie mosse, no alle posizioni del proprio corpo degno di un kamasutra senza però la parte più interessante (il partner, nda), tutto in discesa? Non proprio.

Ha le sue pecche, e non si tratta del puro ferro stavolta

Si, le ha, non è tutto oro quello che luccica e nonostante l’idea di base sia molto valida ho perso molto tempo e ho voluto continuare a fare test anche in situazioni non esattamente comode, per verificarne quella sua particolare abilità del potersi infilare ovunque e non essere ingombrante come la mia reflex. Partiamo quindi con una carrellata di “contro” trovati su due piedi.

Molte WiFi, poco onore: fino all’uscita dell’ultimo aggiornamento che l’ha resa compatibile con iOS 7, PlayMemories ha sempre avuto serie (ancora oggi sensibili anche se minori) difficoltà nel collegamento all’hardware per il controllo remoto delle funzionalità una volta connessi alla rete senza fili creata da QX10 (se non addirittura, rare volte fortunatamente, l’impossibilità di connettersi persino alla rete stessa);

Think your Lag is bad, it took Jesus 3 days to respawn: citazione che è più semplice da trovare nelle immagini dei gamer ma che può essere estesa all’applicazione appena citata un paio di righe più sopra. Si perché nonostante l’aggiornamento (che ribadisco: ha migliorato di parecchio l’esperienza di utilizzo di QX10) il ritardo nella comunicazione tra applicazione (sia su iOS che su Android, una volta tanto non c’è alcuna differenza tra i due sistemi operativi) e ottica è troppo. Perdere anche solo un secondo in più rispetto al previsto vuol dire rovinare la fotografia, il reclamo all’ufficio pazienza persa vi aspetta dopo qualche minuto e qualche tentativo di scatto non andato a buon fine.

SONY Cyber-shot DSC-QX10: Scatti di test (Resized)

Si perché se pensate che non sia colpa del prodotto vi sbagliate. Capisco che QX10 possa essere utilizzata senza la sua applicazione ma se il pacchetto viene “venduto così com’è al cliente” ecco allora che quello stesso cliente si troverà a dover utilizzare qualcosa dal sapore di “non terminato“, di completo ma di non fruibile fino in fondo. A quel punto tanto vale attaccare fisicamente qualcosa all’ottica (magari tramite la microUSB posta sul lato dietro un apposito sportellino) grazie anche all’ottimo supporto studiato per i gli smartphone, a molle regolabili, che vi permetterà quindi di emulare una compatta a tutti gli effetti :-)

Sulla registrazione video invece di pecche ce ne sono ben poche, si parla in special modo della velocità di messa a fuoco quando cambia l’inquadratura o si muove l’ottica piuttosto che della qualità dell’audio che è buona in un ambiente chiuso e piccolo ma che perde molto nel momento in cui si deve catturare “quel qualcosa in più” con maggiore difficoltà nell’avvicinarsi al soggetto, senza alcuna possibilità di attaccare o collegare un microfono esterno che possa aggirare il problema (è un’idea, magari qualcosa che sia in grado di sfruttare la stessa WiFi messa a disposizione per il device esterno, perché no?).

In conclusione

Trovate qualche ulteriore scatto a questo indirizzo: flickr.com/photos/gioxxswall/tags/sonycybershotdscqx10 e un video registrato tramite QX10 uscirà entro breve su Fuorigio.co in concomitanza con la pubblicazione della recensione del nuovo Call of Duty: Ghosts. L’oggetto mi è piaciuto molto più per l’innovazione e l’idea che per la realizzazione finale in “pacchetto completo” come vi dicevo nel precedente paragrafo.

QX10 è comoda e sicuramente utile in situazioni di emergenza ma difficilmente potrebbe sostituire la macchina fotografica a prescindere da modello, tipo, marca, ecc., può comunque trovare il suo posto all’interno della borsa del portatile per essere sempre a portata di mano ed essere eventualmente “chiamata in campo” al momento opportuno. A corredo di quanto detto fino ad ora aggiungo per vostra informazione il prezzo: €198,99 secondo il sito ufficiale del produttore, non banale e si, come al solito si può trovare ad un prezzo inferiore facendo qualche semplice ricerca e sfruttando i siti web di shopping specializzati.

Se invece pensate che l’oggetto valga la spesa e vorreste “quel qualcosa in più”, date un’occhiata al fratello maggiore QX100 (sony.it/product/dsc-qx-series/dsc-qx100), con ottica Carl Zeiss, con un “corpo” un pelo più ingombrante e forse più comoda da maneggiare, si parla però di una spesa di 449 euro, secondo il listino ufficiale del produttore, un bel salto in avanti in ogni senso.

Prima di chiudere, nel caso in cui siate interessati all’acquisto (magari come regalo di Natale), posso suggerirvi di completare il tutto con un molto più economico ma caldamente consigliato treppiede? Io ho comprato un modello da meno di 10€ prodotto dalla Hama, lo trovo praticamente indispensabile e aiuta parecchio ad utilizzare QX10 anche senza il telefono attaccato dietro con l’apposita pinza ed evitare stupidi tremolii, fondamentale anche per appoggiare l’ottica dove possibile e regolarne angolazione e inquadratura.

Buono scatto! :-)

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