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1000 Italy: l’Italia che conosciamo, raccontata a tutti gli altri

È difficile raccontare l’Italia. Ci siamo nati, continuiamo a crescerci e respirare la sua aria, identificati come “pizza, spaghetti e mandolino” dal mondo, con tutti i nostri problemi e le nostre mille bellezze, siamo e saremo quell’eterno contrasto tra spettacolare e osceno che ci caratterizza ormai da troppo tempo. Eppure, a voler vedere #solocosebelle (come l’hashtag che girava qualche tempo fa su Twitter), abbiamo talmente tanti monumenti, chiese e luoghi di ritrovo che lasciano a bocca aperta, che qualcuno ha ben pensato che fosse necessario raccoglierli e raccontarli tramite fotografie e commenti “a furor di popolo“, scopro così “1000 Italy“, software per iOS e Android.

1000 Italy: l'Italia che conosciamo, raccontata a tutti gli altri

Non chiamatelo Foursquare, non lo è, anche se di check-in si tratta, non potrete farlo per conquistare badge e stickers, lo scopo è quello di informare chiunque utilizzi l’applicazione riguardo le “tappe obbligate” che potrebbero far parte della loro giornata da turista, ma anche quella del cittadino che troppo spesso si distrae e non dà la possibilità alla propria città di stupirlo ancora, vuoi per mancanza di tempo o svogliatezza da weekend post-stress da lavoro. Chiese, musei, ristoranti e qualsiasi altro luogo possa stuzzicare la vostra fantasia, stimolare i vostri sensi, farvi stare “in pace con il mondo“. È come avere una piccola guida senza però l’ingombro della carta, comodamente nel proprio telefono, anche in modalità offline (a pagamento, quest’ultima, per un totale di €5,99).

1000 Italy
Developer: 1000 ITALY LTD
Price: Free
1000 Italy
Price: Free

La forza dell’applicazione sta proprio nel bacino d’utenza: più questo è grande, più saranno i consigli disponibili su qualsiasi posto circondi la vostra posizione attuale rilevata tramite GPS. È altrettanto chiaro che non potrà mai esistere un giudizio oggettivo all’interno del prodotto: ciascuna persona è differente, ciascuno ha i propri giudizi e il proprio metro. Un posto che per me vale una sufficienza potrebbe valere un giudizio molto più positivo per una persona che nello stesso quartiere ha deciso di dire la propria, sarete voi a dover fare da filtro secondo gusti ed esigenze, tempo a disposizione e voglia di lasciarvi trasportare da ciò che non sarete stati voi per primi a giudicare.

Avete a disposizione schede complete con informazioni generiche su ogni specifico luogo consigliato dagli utilizzatori e la possibilità di prenotare (dove possibile) il vostro posto per mangiare un boccone o partecipare ad un qualche spettacolo o semplicemente “metterci il cuore” e tenere da parte quel posto, quel consiglio, per passarci una prima volta o tornarci appena possibile. Completano il quadro il riferimento alla persona che lo ha consigliato con la possibilità di aggiungere ulteriori fotografie, una panoramica sui prezzi in media (se si tratta di un posto dove fare acquisti, di qualsiasi tipo essi siano), orari di apertura, sito web, email e numero di telefono quando disponibili.



Se deciderete di prendere a cuore questo progetto e vi darete da fare consigliando posti, allegando fotografie e informazioni, 1000 Italy vi permetterà di diventare Ambassador: persone in grado di valutare e approvare a loro volta consigli di altri utilizzatori, una sorta di “superuser” che così facendo aiuteranno a smaltire quello che è il lavoro di chi deve verificare che tutto sia in ordine, fruibile per l’utenza, privo di errori. Per ulteriori informazioni potete fare clic sull’immagine poco sopra.

In conclusione

Un’applicazione sicuramente bella e utile per racchiudere in pochi pollici tutti i segreti delle nostre città. Contrariamente a progetti “open” questo diventa a pagamento se ci si vuole evolvere e andare verso un utilizzo più intensivo e ricco di opzioni. Buona l’idea e la realizzazione, lo scopo di lucro quasi disturba ma chiaramente “fa parte del gioco” per chi deve pagare tutto ciò che sta “dietro la regia”.

Vodafone Smart Prime 6: il test

Accensione, accoppiamento via NFC con un telefono Android già posseduto e passaggio di buona parte delle applicazioni e dei dati salvati, inizia così l’esperienza con Vodafone Smart Prime 6, il nuovo smartphone che Vodafone ha da poco messo in commercio al prezzo di 149,99€, realizzato da Alcatel, e che l’azienda si augura possa essere la scelta di molti che ancora non hanno fatto “il salto” a quella nuova generazione di telefoni che consentono un utilizzo più esteso della rete dati e delle applicazioni in mobilità, svincolando così l’utente dalla solita postazione fissa tipicamente sfruttata in ufficio o in casa, “gli irriducibili“.

Vodafone Smart Prime 6

Design curato, peso più che accettabile, 5 i pollici del monitor HD completamente touch (anche nella parte relativa ai pulsanti standard di Android, che si accendono solo quando necessario), il tutto condito da una batteria da 2500mAh che permette al telefono di arrivare a fine giornata (e anche più) con un utilizzo non smodato delle sue risorse. Taglio molto basso per la memoria disponibile: 8GB, che si riducono a 5 dato che 3 vengono riservati per il sistema. Espandibile tramite microSD (rimuovendo la cover posteriore del telefono che così vi darà accesso anche al vano MicroSIM ma non alla batteria, non almeno senza invalidare la garanzia del prodotto) che permette così di avere un diverso punto di memorizzazione per fotografie, video e applicazioni (non di default, andranno spostate manualmente in seguito all’installazione, ndr).

La scatola chiaramente contiene tutto il necessario per partire e vi proporrà un cavo microUSB, un caricabatterie da muro, auricolari e ovviamente il cartaceo che siamo soliti trovare (condizioni di garanzia, istruzioni di base, ecc.). Questa è la sua scheda tecnica completa nel caso in cui voleste scendere nel dettaglio:

Vodafone Smart Prime 6 1

Punti di forza e debolezze

È  un telefono di fascia medio-bassa accessibile a tutti con un sistema operativo tutto sommato aggiornato (Android Lollipop 5.0.2, la scelta della maggior parte dei produttori che ancora non hanno rilasciato il 5.1 già disponibile su parte dei dispositivi Google), un’interfaccia non troppo modificata che ne consente un utilizzo semplice senza troppi grattacapi (un sincero pianto per chi invece è abituato a qualcosa in più e correrà ad installare Nova Launcher o simili), con un monitor che si comporta bene e che mostra dei colori accettabili, che di certo non brillano ma che nulla fanno mancare all’occhio dell’acquirente, nonostante la luminosità venga gestita da un sensore troppo lento nel regolarla correttamente (si fa prima ad impostarla manualmente e -se necessario- modificarla dal pannello di controllo rapido di Android). Se a questo aggiungete la fotocamera posteriore che nonostante i suoi 8MPixel realizza fotografie ben più che accettabili anche in condizioni di luce scarsa beh, diciamo che non è proprio da tutti in questa fascia (caratteristiche apprezzate anche durante la registrazione di video a 1080p):

Il processore scelto è il Qualcomm MSM8916, in pratica il nuovo SnapDragon 410 a 64 bit che estende le funzionalità del 4G anche ai telefoni di fascia più bassa, una scelta pressoché obbligata per il Vodafone Smart Prime 6. Forse non la migliore perché un processore così prestazionale risulta rallentato su questo hardware, probabilmente a causa di un altro componente (memoria interna?) che fatica a stare al passo. Nonostante tutto funzioni tranquillamente, il sistema risulta lento nella risposta, nell’apertura della schermata ma anche nel banale scorrimento della galleria fotografica salvata sul proprio account Google o in locale.

Buona la ricezione, sia tramite altoparlante integrato che auricolari, leggermente più debole se messo in vivavoce (vi sentiranno bene, voi sentirete poco chi c’è dall’altro lato), buono anche il suo tono parecchio squillante che attrae l’attenzione quando parte la suoneria in arrivo di chiamata. Altra cosa molto gradita e che non avrei sopportato di perdere è il doppio tocco sul monitor per svegliare il telefono dal suo standby, anche se non particolarmente reattivo (fate in tempo a farne 4, di tap).

La RAM, forse uno dei punti di debolezza maggiore. Passare da uno smartphone dotato di 3GB a uno che ne porta soltanto 1 è un duro colpo, devo ammetterlo. Se già la lentezza lamentata qualche riga più su si fa sentire nell’apertura delle applicazioni e durante l’utilizzo standard del telefono, qui si rischia di fare appello a tutta la propria pazienza quando nella fretta si ha necessità di tenere aperto il navigatore e contemporaneamente rispondere ad una telefonata o avviare una ulteriore applicazione. La gestione dei consumi di Lollipop 5.0.2 aiuta ma non troppo (in attesa di 5.1, si spera quanto prima), è fastidioso attendere, lo è ancora di più se si pensa che si è appena passati in una nuova “Casa del 4G Vodafone” per acquistare questo terminale (mi metto nei panni del cliente finale), forse un ulteriore GB avrebbe aiutato, forse una migliore ottimizzazione ed un migliore sfruttamento del processore avrebbero reso Vodafone Smart Prime 6 un “killer-smartphone” nei confronti della concorrenza ma ci si è fermati prima della vittoria, lasciando margine di scelta che sfocia sia nell’ambito Android che in quello Windows Phone.

Fortunatamente nulla da dire sul reparto di ricezione. Il segnale 4G/3G/UMTS/Edge è stabile e non gioca brutti scherzi in fase di chiamata o navigazione (salvo in zone evidentemente non coperte in maniera corretta), così come la gestione delle reti WiFi anch’essa molto stabile anche quando si è un po’ più lontani dall’access point. Il telefono (per chi se lo stesse chiedendo) è sbloccato e non vi impedisce di inserire una SIM di diverso operatore, la configurazione dei parametri di rete verrà ovviamente scaricata subito dopo l’inserimento della scheda (che non richiederà riavvio del telefono come invece succede con Xperia o altri telefoni Android). E questo a ben pensarci è proprio lo scopo di Vodafone stessa: avvicinare sempre più persone ad uno smartphone che possa proiettarli in quella che definiscono la rete 4G più veloce d’Europa (e che crescerà sempre più nei prossimi mesi, considerando i test visti con i miei occhi durante la conferenza stampa, vedi fotografie poco sopra).

In conclusione

È un acquisto da ponderare. Si tratta di un buon terminale che avrebbe potuto fare di più allo stesso prezzo, che si spera possa ricevere un aggiornamento da qui a breve che vada a correggere evidenti errori di ottimizzazione e utilizzo delle risorse e che si, probabilmente è fatto per chi si deve avvicinare per la prima volta ad un mondo che fino ad oggi è stato parzialmente o totalmente sconosciuto. Ci sono alternative, alcune a “cortissimo raggio” dai 150€ (considerando il 149,99 che fa molto Lidl così da non spaventare il possibile cliente) nei due mondi che si rivolgono alla fetta di pubblico maggiore (quella che non è disposta a spendere 1000€ circa per un terminale di fascia alta Apple o Samsung), dipende esclusivamente dalle proprie esigenze e dalla pazienza che si ha a disposizione quando si pretende che lo smartphone risponda in tempi più brevi di quelli dovuti. Nel complessivo non ci si può scostare molto dalla sufficienza.

Aggiornamento 27/5/15
Vi allego (nel caso voleste darci un’occhiata) i PDF delle presentazioni alle quali ho assistito durante la conferenza stampa: qui quella di Fabrizio Rocchio e qui quella di Gianluca Corti.

Cosa voi potete sapere grazie a Google (stavolta)

Sembra che l’articolo dedicato a Google e alla vostra privacy sia piaciuto, perché non farne una seconda puntata? Non fate strani pensieri guardando il titolo di questo nuovo articolo, non posso certo dirvi che scheletri nascondono Larry Page e Sergey Brin nel loro armadio, ma di certo posso raccogliere una serie di parole chiave e riferimenti che il loro motore di ricerca riconosce permettendovi di ottenere informazioni sempre aggiornate ancora più rapidamente rispetto al doverle cercare tradizionalmente.

Aggiornamento del 13-05-2015
Vi ho aggiunto un ulteriore piccolo trucco che è finalmente possibile (da qualche tempo ormai) grazie ai dati costantemente aggiornati riguardo i trasporti pubblici in Google Maps: “Come arrivare a destinazione?“. Lo trovate qui di seguito, come prima nuova voce subito dopo il blocco introduttivo che già c’era! ;-)

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La lista che ho redatto non è certo “la definitiva” e probabilmente mi sono perso qualcosa per la strada. Di sicuro è interessante, potenzialmente molto utile ed è quella nella quale ho cercato di inserire ogni riferimento possa essere considerato davvero valido per la mia e vostra quotidianità davanti al monitor, concedendomi di tanto in tanto una meritata pausa e un paragrafo che va decisamente fuori dal seminato ma che ogni tanto vi permetterà di spezzare la “monotonia” (per così dire).

NUOVO: Come arrivare a destinazione?

Chi l’ha detto che una ricerca con una semplice frase in italiano non può dirci facilmente come arrivare a destinazione? Volete fare un salto a Palazzo Reale a Milano e non sapete come arrivarci partendo dalla vostra posizione attuale (rilevata dal browser)? Il trucco è semplice (come al solito), basterà chiederlo:

Cosa voi potete sapere grazie a Google (stavolta)

L’orario verrà automaticamente rilevato e sarà Google stesso a consultare la tabella di marcia dei mezzi pubblici a disposizione, chiamando in causa se necessario anche la vostra automobile. È un servizio che funziona brillantemente e che non vi costringerà a consultare il sito web dell’ATM (se si parla di Milano) o di qualsiasi altro operatore presente nella vostra città (ammesso che questa sia coperta da Google Maps e che quest’ultimo abbia gli orari aggiornati di ogni singola linea). Se non volete invece utilizzare la posizione rilevata dal browser vi basterà fare clic sull’immagine della mappa per aprire Maps e modificare i dettagli del vostro viaggio! :-)

Un salto in archivio

icon_cacheMolti di voi sanno che Google conserva una cache spesso completa di pagine dei vari siti web da lui indicizzati, ciò che forse non sapete è che potete navigare nella cache di un intero sito web semplicemente chiedendolo. Provate a digitare cache:http://gioxx.org all’interno della barra dell’indirizzo del vostro Firefox o di Google Chrome, navigherete in una versione di questo blog salvata sui server di Google (anche se le immagini verranno caricate sempre dal mio hosting) e chiaramente sostituendo il sito web sarà possibile farlo con qualsiasi altra fonte.

Che ore sono e che tempo fa a …?

475340-alarm-clock-512cloud-sun-invPotete conoscere l’ora precisa di una qualsiasi città (italiana o straniera, in quest’ultimo caso completa di ore di fuso e data corrente) e il tempo che fa (o farà) permettendovi così di modificare eventuali tappe del vostro percorso. Richiamare ogni risultato è semplice.

Un banale quanto perfettamente calzante “meteo milano” vi restituirà le condizioni meteo della capitale lombarda nell’esatto momento e la sua evoluzione nei giorni a venire, completando il tutto con i valori di umidità, vento e possibilità di precipitazioni, un widget assolutamente identico a quello presente in “Google Notizie e Meteo” su Android. Lo stesso vale per l’ora corrente, anche se in maniera molto più compatta e meno ricca di informazioni, il termine di ricerca (manco a dirlo) sarà ovviamente “ora milano“. È una di quelle funzioni però (quest’ultima) che è nettamente più comoda quando si vuole conoscere rapidamente l’ora esatta di una città straniera per la quale non ci si ricorda a memoria la quantità di ore di fuso orario che vi separano dalla vostra location, non vorrete mica chiamare il vostro collega di lavoro a Melbourne (Australia, ndr) svegliandolo nel cuore della notte solo perché da voi sono le tre del pomeriggio, vero?) …

OraMelbourne

Tempo libero: cinema e sport

13663719191300658152cinema.svg.medChi lo ha detto che serve necessariamente un sito web ufficiale del vostro cinema preferito per conoscere gli orari delle proiezioni? O magari perché non provare quel nuovo cinema che … dai … com’è che si chiama? Google aiuta anche in questo proponendovi dati sempre aggiornati facilmente consultabili anche da smartphone.

Provate a cercare semplicemente “cinema Ravenna” o –in città più grandi come Milano– un più preciso “cinema Lorenteggio“, otterrete così la lista dei film in programmazione collegata a ciascuna sala. Occhio però che il secondo termine di ricerca suggerito funzionerà correttamente solo se verrà rilevata correttamente la città dalla quale state accedendo a Google, diversamente vi verranno restituiti risultati standard come per qualsiasi altra ricerca.

Volendo impostare la ricerca “al contrario” vi basterà inserire come termine di ricerca “film ma che bella sorpresa” (si tratta del nuovo di Bisio attualmente in programmazione, ndr) per ottenere gli orari di programmazione e le sale dove questo viene trasmesso. Ovviamente (immagino sia logico per tutti) il termine di ricerca smetterà di funzionare nel momento in cui il film uscirà dalla programmazione e Google tornerà a restituire i risultati di ricerca in maniera standard.

112353-glowing-green-neon-icon-sports-hobbies-people-soccer2-sc37Se invece è lo sport quello che più vi interessa sappiate che Google riserva un rapido e apposito termine di ricerca che tornerà utile per conoscere rapidamente il risultato di una partita (qualsiasi sport o quasi, da quanto ho potuto provare) il quale non potrebbe che non essere “risultato milan inter” o semplicemente “risultato milan” per conoscere l’esito dell’ultima partita di calcio giocata, ma anche per includere ulteriori dettagli immediatamente consultabili:

risultati-milan

Conversioni, definizioni e traduzioni

Vi manca la calcolatrice? Poco male, un semplice “2+2” nel campo di ricerca vi darà immediata risposta, anche con le operazioni più complesse, senza considerare che anche la più banale delle operazioni così lanciate farà comparire a video la calcolatrice offerta dal motore di ricerca sulla quale potrete continuare a lanciare ulteriori calcoli:

calcolatrice-google

Anche con le conversioni Google se la cava bene, per questo vi basterà cercare qualcosa di simile a “10 miglia in km” per ottenere immediatamente la corrispondenza tra l’unità di misura americana e la nostra, senza considerare che vale con qualsiasi altra unità di misura :-)

Definizioni e traduzioni? Abbiamo anche quelle, un termine di ricerca come “definizione informatica” vi permetterà di accedere immediatamente a ciò che è contenuto nel vocabolario di Big G., permettendovi inoltre di tradurre il termine in qualsiasi altra lingua:

vocabolario-google

stesso risultato al quale si arriverebbe cercando “traduzione informatica inglese” o “traduci pomodoro in inglese” o magari un più semplice “translate“, che farà comparire direttamente i box che vi permettono di inserire il testo originale e tradurlo nella lingua che preferite (senza andare su translate.google.com):

google-translate-mini

Ricerche più o meno precise

Per la serie “lo sapevate che?“, volendo cercare “Firefox” nel mio blog vi basterà digitare “site:gioxx.org Firefox” nel campo di ricerca di Google o nella barra URL di Firefox o Chrome, accederete così a tutto ciò che c’è di disponibile e indicizzato del solo “gioxx.org”, al quale potrete ovviamente sostituire qualsiasi altro sito web. È solo uno dei metodi per affinare la ricerca tramite il big californiano.

Potrete infatti portare a termine la vostra “ricerca perfetta” anche tramite alcune accortezze che spesso potrebbero sfuggire. Ad esempio potrete usare un termine di ricerca come “frase esatta” (mantenendo le virgolette e sostituendo solo frase esatta con il testo che state cercando in quella precisa forma e posizionamento), oppure qualcosa come “frase alla quale manca * parola” (anche senza le virgolette) dove l’asterisco servirà a cercare qualsiasi termine che si posizionerà correttamente all’interno di quella frase.

Se poi quello che non ricordate è il video di una canzone che avete sempre adorato o chi è il cantante attuale del vostro gruppo preferito vi basterà usare rispettivamente termini di ricerca come “video hanno ucciso l’uomo ragno” o “cantante soad” (anche in questi due casi le virgolette possono essere omesse).

google-cantanteSOAD

Easter Egg

Come le uova di Pasqua (secondo la tradizioni) anche queste si nascondono, vanno ricercate, richiamate, attivate. Una serie di codici che personalmente ho molto apprezzato negli anni e che ogni tanto torno a visitare per “staccare qualche minuto“:

Easter_eggs-2-resized

Andate in Google Immagini e ricercate “atari breakout“, controllate l’asta per il rimbalzo con le frecce della tastiera (non conviene, troppo lenta) o con il mouse (decisamente consigliato!) e divertitevi per il tempo che ritenete opportuno. Se invece volete qualcosa di leggermente più complesso e altrettanto soddisfacente provate a cercare “zerg rush” in Google (e non vi dico come si gioca, ci ho messo un po’ anche io ma poi … tutta discesa!) :-)

Se invece non sono i giochi ad interessarvi ma un comportamento “single shot per una risata” potreste pensare di cercare “askew” o “tilt” (danno luogo allo stesso effetto), o magari “do a barrel roll“. Siete tipi più complessi e romantici? Avete mai provato a verificare il tipo di grafico generato da una formula come questa?

sqrt(cos(x))*cos(300x)+sqrt(abs(x))-0.7)*(4-x*x)^0.01, sqrt(6-x^2), -sqrt(6-x^2) from -4.5 to 4.5

google-formuleromantiche

No dai, voi no dai, no dai, noi no dai, voi siete ricorsivi, così tanto che cercare ricorsivo in Google farà pensare al motore di ricerca che magari stavate cercando ricorsivo o forse ricorsivo, o ricorsivo ancora :-)

E per concludere un bellezza perché non chiedere a Google la risposta alla vita, dell’universo e del tutto (the answer to life, the universe and everything) oppure il numero di corna in testa ad un unicorno (the number of horns on a unicorn) ;-)

Quei “/” nascosti

Un paragrafo che vuole concludere un percorso tutto sommato lungo e ricco di dettagli che magari non conoscevate o che non avevate ancora trovato sotto uno stesso tetto. Ci sono piccoli rimandi a pagine o interi siti web (seppur minuscoli) che possono aiutarvi nella quotidianità anche se -magari- non eravate a conoscenza della loro esistenza.

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Per esempio, ricordate la lista programmazione dei film al cinema di cui vi ho parlato qualche paragrafo più sopra? Ecco, volendo potreste aprire direttamente google.it/movies e cambiare località (se non viene rilevata automaticamente tramite il browser) per visualizzare immediatamente tutti gli orari, i film e le sale in ordine e facilmente accessibili (per leggerne i dettagli).

Se invece vi interessa conoscere i dettagli di un volo perché non fare un salto su google.it/flights? E non dimenticate di comprare un pensierino per la vostra compagna prima di rientrare, magari potreste usare google.it/shopping se vi va (così da confrontare prezzi e marche).

Il tutto a meno che non siano le statistiche e i trend ad interessarvi. In tal caso potreste pensare di utilizzare google.com/trends e cercare ciò che più desiderate o scoprire che tipo di ricerche sono state effettuate durante gli anni passati, a meno di voler fare un giro su research.google.com/bigpicture/music se è la musica la vostra passione.

Di siti “nascosti” ce ne sono davvero tanti. Si va dalle pagine dedicate a Marte alla rubrica contatti personale (da poco splendidamente rinnovata), passando dalla raccolta dei font liberamente utilizzabili.

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E la ciliegina sulla torta sono sempre loro, quei loghi che ricordano il brand seppur modificandone l’aspetto, che da anni ormai la fanno da padrone per qualsiasi evento meritevole di spazio, di ricordo, di una ricerca ben precisa: i “Doodles“. Raccolti e disponibili su google.com/doodles è all’interno di questo gruppo che potrete trovare lo splendido logo-gioco dedicato ai 30 anni di Pac-Man, ed è con questo che voglio concludere questo articolo che spero possa piacervi e raccogliere nei commenti qualche altro riferimento che mi è sicuramente sfuggito! :-)

eVeryride è il car sharing 2.0

Magari non sarò riuscito ad andare in SMAU per conoscerli, ma questi ragazzi meritano particolare attenzione perché hanno offerto in Italia quella che nella realtà dei fatti è un’aggregazione di tutti i nostri servizi di Car Sharing in una sola piccola grande applicazione: eVeryride, la comodità del poter avere un’auto sempre e ovunque finalmente unita a quella del poter utilizzare un solo software.

eVeryride è giovane ed inesperto, figlio dell’instabilità procurata dai database e / o dalle API di quei servizi ai quali si appoggia (Car2Go, enjoy, Twist, ecc.) ma assolutamente promettente come un campione in fasce che presto crescerà, con la speranza che possa maturare in tempi brevi per tenere vivo l’interesse e l’utilizzo da parte della comunità. Io ho provato l’applicazione, l’ho messa sotto stress, mal sopportata durante i crash (segnalati) e adorata quando ho avuto necessità di capire in pochi secondi a chi avrei affidato le mie abbondanti natiche per essere trasportate a destinazione.

eVeryride è il car sharing 2.0

L’applicazione è gratuita, disponibile ovviamente per le tre piattaforme principali: iOS, Android e Windows Phone. È immediatamente fruibile (una volta effettuati i login ai singoli servizi tramite le impostazioni del programma), in grado di localizzarvi tramite GPS e proporvi attraverso icone ben riconoscibili ciò che vi circonda e che avrete deciso di farvi mostrare (oltre le vetture potrete infatti visualizzare i parcheggi dedicati, le pompe di benzina convenzionate, ecc.), include inoltre le notizie sul mondo del car sharing e quella via d’uscita che fa molto “ultima spiaggia” nel caso in cui non riusciate a trovare alcun mezzo di trasporto “self-service”: la chiamata (o il messaggio) per prenotare un taxi!

Contrariamente a Car2Go che permette effettivamente di sfruttare il proprio servizio tramite API (il login verrà quindi effettuato su una pagina di Car2Go la quale confermerà il collegamento ad eVeryride), Twist ed enjoy richiederanno l’inserimento delle vostre credenziali tramite l’applicazione protagonista di questo articolo, c’è quindi da tirare fuori la fiducia ed utilizzarla perché dubito che da qui a breve ci si adeguerà a quanto già fatto dai tedeschi di Moovel.

eVeryride: Tutti i Carsharing!
Developer: everyride
Price: Free

Avrete comunque bisogno delle singole applicazioni perché sono quelle che vi permetteranno di aprire gli sportelli dell’automobile e questa è una delle caratteristiche che non avete a disposizione in eVeryride, anche se ovviamente la parte più importante in un software come questo è quello della visualizzazione e prenotazione del mezzo. L’esperienza più negativa l’ho vissuta con Twist, eVeryride è in grado di prenotare un mezzo che prima di quattordici tentativi tra apri-chiudi e anche un paio di imprecazioni non è visibile sulla mappa dell’applicazione del terzo operatore di car-sharing milanese. È indubbiamente un problema di quest’ultimo operatore e del fatto che l’opzione di apertura automobile sia entrata da poco a far parte della loro app ufficiale, un problema che infatti non si presenta con Car2Go ed enjoy. Con il tempo il problema quasi certamente sparirà, non è stato comunque semplice (soprattutto perché Twist necessita di conferma chiusura del mezzo tramite applicazione, cosa abbastanza inutile considerando che termino il noleggio tramite il touch montato nell’abitacolo dell’auto, ma tant’è).

Nel complesso eVeryride è un buon prodotto con ampi margini di miglioramento, può e deve crescere grazie all’utilizzo ed al feedback della sua utenza, correte ad installarlo milanesi, questa è un’ottima arma a nostra disposizione :-)

“2-step di Sicurezza”: Migrazione da Google Authenticator ad Authy

2StepSecurityOrmai diversi mesi fa, complice il cambio dello smartphone e di sistema operativo (sono passato da iOS ad Android, ndr), ho cercato un’alternativa al sempre adorato e perfetto Google Authenticator perché allo stato attuale non è possibile effettuare un passaggio dei suoi dati da un telefono all’altro, non esiste un backup in cloud (previa autenticazione del mio account Google) né tanto meno un file di configurazione che possa essere copiato tra dispositivi, necessità dettata certamente dai criteri di sicurezza che devono poter impedire l’eventuale clonazione delle mie chiavi di autenticazione venendo così meno al concetto di sicurezza a due fattori.

A questo ho aggiunto la personale necessità di adottare una soluzione che potesse essere acceduta sia dal mio telefono personale che da quello aziendale. Mi sono trovato (un solo caso in tutti questi anni, fortunatamente) in una situazione spiacevole che mai mi era capitata prima: lasciare il cellulare personale a casa, distrattamente dimenticato sotto il cuscino del divano e ovviamente lasciato lì una volta che me ne sono accorto in macchina. Per tutto il corso della giornata non ho potuto utilizzare uno dei miei servizi perché non avevo modo di generare un codice di autenticazione e no, questo servizio non permetteva di generare codici di backup, in pratica sono rimasto chiuso fuori.

L’alternativa esiste da diverso tempo, si chiama Authy e anche se non è open source come Google Authenticator (nonostante pubblichi molto codice su Github) garantisce massima protezione dei vostri dati permettendo inoltre di generare i codici su più dispositivi contemporaneamente (previa autenticazione con password master dell’account).

Authy 2-Factor Authentication
Developer: Authy Inc
Price: Free

Registrare un account è gratuito e l’applicazione per generare i codici è compatibile con pressoché qualsiasi piattaforma: authy.com/users. Inoltre se siete utilizzatori di Google Chrome potete utilizzare l’estensione che vi permette di non staccare le mani dalla tastiera del PC e generare i codici di autenticazione “in diretta” (chrome.google.com/webstore/detail/authy/gaedmjdfmmahhbjefcbgaolhhanlaolb?hl=en) permettendo così di rendere Authy compatibile anche con Windows, OS X o Linux (a quando la stessa estensione per Firefox o magari stand-alone?).

In breve: funzionamento

Installate l’applicazione e avviatela, potrete creare il vostro account immediatamente. Al momento vi basterà inserire il vostro numero di cellulare e il vostro indirizzo di posta elettronica, quindi richiedere la verifica tramite SMS o chiamata (è gratuito in entrambi i casi) e inserirlo nel box a video per confermare la vostra identità (qui di seguito inserisco le schermate iOS, non differiscono da quelle Android):

A questo punto sarà già possibile aggiungere nuovi account che richiedono di generare un secondo codice di autenticazione (come GMail o WordPress.com, tanto per citarne due che utilizzo regolarmente). Date un’occhiata alle impostazioni dell’applicazione, scoprirete che potrete tenere sotto backup tutti i vostri dati, aggiungere un PIN di protezione per evitare che chiunque possa aprire Authy e leggere i codici di autenticazione 2-Step e altro ancora (come spiegato anche sul sito web ufficiale). Authy è un’applicazione molto semplice da utilizzare, veloce, precisa, unica con quella sua possibilità di poter portare il proprio account su qualsiasi dispositivo, una comodità pazzesca.

Migrazione dei codici di autenticazione

Questo paragrafo si basa sulla mia personale esperienza e ovviamente non tutti i miei software / servizi utilizzano l’autenticazione 2-Step con Google Authenticator / Authy, alcuni “fanno tutto in casa“: Facebook genera codici tramite la sua applicazione ufficiale così come Twitter genera le richieste di autorizzazione login all’interno della sua di applicazione (o via SMS in alternativa). Ecco quindi il da farsi con il resto della compagnia. Si parla di WordPress (.com e Self Hosted), di Dropbox, di TeamViewer ed infine di Hootsuite, in futuro aggiungerò sicuramente altri servizi di cui vi parlerò anche qui sul blog, potete seguire tutto ciò che scrivo a proposito di autenticazione a due fattori filtrando il tag “2-step-verification“.

Google è quello più “guidato” da migrare. Permette infatti, tramite il suo stesso sito, di spostare l’autenticazione da un cellulare all’altro, da un sistema (iOS) all’altro (Android). Basterà andare sulla pagina dedicata all’indirizzo accounts.google.com/b/0/SmsAuthSettings#devices e scegliere di modificare il telefono seguendo le istruzioni a video (e cominciando facendo clic su “Sposta su un altro telefono“), come nel passo-passo delle immagini qui di seguito:

A questo punto dovrete invece fare “la fatica” poiché sono diversi i siti web sui quali bisognerà rifare il lavoro. Si comincia da WordPress.com dove l’autenticazione a due fattori va prima disattivata e poi riattivata facendo uso di Authy (dato che cambiano le chiavi di backup, che andranno quindi nuovamente copiate e tenute in un luogo sicuro, mi raccomando), così come TeamViewer, da gestire anche lui tramite sito web (con nuova chiave di recupero annessa).

Senza far troppa fatica invece potrete semplicemente scansionare con Authy il token già generato sia su Dropbox (dove sarà necessario modificare il metodo di autenticazione, selezionare ancora una volta applicazione e seguire le istruzioni a video) che su Hootsuite. Persino i plugin di protezione del login form per WordPress basati su autenticazione Google (come Google Authenticator).

In questi mesi di utilizzo ho potuto realmente apprezzare Authy e la serie di servizi annessi. La comodità di poter generare codici con qualunque dei miei dispositivi è fuori di dubbio il migliore tra i punti a favore della soluzione. Su iPhone 5 (o superiore) l’applicazione potrà essere anche protetta tramite TouchID (altrimenti per Android e iPhone inferiori si potrà utilizzare il più classico e sempre funzionale codice di blocco).

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