Archives For Android

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 7

As such, we have made the difficult decision to discontinue our Copy and CudaDrive services. We certainly do not take this lightly, and we appreciate the millions of customers who have used the service, as well as the hard work and dedication of our product team over the past 4+ years.

Comincia tutto così. Siamo fighi, siamo belli, abbiamo grandi progetti di conquista del mondo e quindi, già che ci siamo, chiudiamo un servizio di cloud storage che magari avete scelto di utilizzare come ancora di salvezza per tutti i vostri file che siete soliti tenere su un solo disco esterno, single point of failure da evitare come la peste bubbonica. Fortunatamente non è il mio caso (sono utente Dropbox Pro dalla notte dei tempi e spero di rimanere tale ancora per molto, nda), ma immagino tutti coloro che avevano provato e apprezzato Copy (di cui vi avevo parlato in questo articolo), scegliendolo come compagno di viaggio.

Copy è morto, lunga vita a Copy, ma adesso cosa si fa? Si trasferiscono i dati, se di questi non avete più un backup locale sulla vostra macchina. Si chiede al client di copiare tutto in un vostro disco fisso, o magari si sceglie di traslocare il materiale da Copy a Dropbox (o altro servizio di cloud storage) come nel mio caso. Su Copy ho conservato per molto tempo le ISO dei miei CD e DVD di installazione software. Da Windows a Office, passando per Acronis e molto altro ancora. Tutti file sacrificabili, che potrei ricostruire in poco tempo, ma che ovviamente vorrei poter migrare senza perdite ancora oggi che sono in tempo.

Mover

Semplice, pulito, gratuito. Mover è un’applicazione web che permette di eseguire un’operazione molto semplice e fondamentale in questi casi: copiare o spostare dati da un servizio all’altro. Sfrutta le API di Copy, di Dropbox, di molti altri servizi di cloud storage che siamo abituati a utilizzare quotidianamente, per account casalinghi o per quelli professionali (offerte business quindi, non le pro che vengono comunque riconosciute come fossero casalinghe in molti casi).

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 3

Dalla sorgente alla destinazione, senza la necessità di utilizzare il proprio PC, la propria connessione, tempo e risorse che chiaramente diventerebbero troppo aleatorie e costose. Non occorrerà quindi installare alcunché, né tanto meno veder crollare la RAM a causa delle finestre del browser sempre aperte sui due servizi di storage che intendete mettere in trasfusione. Create un account gratuito su Mover.io e iniziate a selezionare la sorgente dati dalla quale copiare i file (Source). Date un nome alla prima connessione, autenticatevi e permettere a Mover di ottenere diritti di lettura e scrittura:

Fate lo stesso con la destinazione, arriverete così a poter mettere a confronto le due e scegliere quindi dove posizionare i vostri file:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 2

L’operazione di setup è talmente semplice che ho stentato a credere che bastassero così pochi clic, manco fosse un comando lanciato in un prompt di DOS. Una volta fatto attivato il pulsante Start Copy, si accederà alla schermata di attività (Activity Logs) che mostrerà l’operazione in corso, l’ora e la data di avvio, la sorgente, la destinazione e il progresso (comprensivo di quantità di MB o GB scaricati e caricati). Questa potrà essere aggiornata manualmente per verificare l’andamento della stessa, oppure potrete scegliere di chiudere la tab e attendere un risultato a mezzo posta elettronica.

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox)

Già, a mezzo posta elettronica. Perché Mover, al termine dell’operazione richiesta, vi invierà un report sulla vostra casella e-mail includendo le informazioni di base della copia del file e l’esito, allegando eventualmente un log più dettagliato riguardo errori di copia (e possibilità quindi di individuare i file incriminati e rilanciarne lo spostamento), un po’ come successo a me:

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (da Copy a Dropbox) 6

Ho lanciato l’operazione di copia dei file alle 14:42 del 2 febbraio, è arrivata la mail di conferma alle 02:59 del 3 febbraio. 11254 file portati su Dropbox, per un totale di 56,6GB. Non sono poi molti (i GB) ma si trattava per lo più di piccoli file (infatti il conteggio è abbastanza corposo), per questo motivo la copia è certamente durata più di quanto avessi previsto, ma volete mettere la comodità di lanciare un job da eseguire e dimenticarsene? La possibilità di lasciarlo andare a prescindere che ci sia o meno una macchina con i client di entrambi i servizi installati da lasciare accesa a scaricare per poi ricaricare online tutto? Una risposta presa dalla Knowledge Base del servizio calza a pennello:

That being said, by the time you’ve read this article, you could’ve moved more than a few gigabytes.

It can be difficult to predict how long a given transfer will take.  Depending on the number of directories, the number of files, and the size of those files, and the source/destination it can sometimes take longer than expected to move your data.

What may be surprising is how large of an impact factors other than the size of the data you are moving can have. For example, it is not uncommon for there to be 0.5-1 second of overhead per file being moved.  If you are trying to move 200,000 files, this would be 100,000 – 200,000 seconds, or up to two and a half days of overhead alone!

Regardless, Mover is going to be consistently faster than dragging and dropping or doing a transfer manually from your home. You also won’t need to keep the app or your browser open, or remain online for the transfers.

In grassetto ho voluto evidenziare il passaggio fondamentale. Non ha importanza quanto tempo impiegherà per voi Mover, è tutto tempo che voi non perderete.

Al termine dell’operazione, nel caso non vogliate lasciare aperta la porta del vostro servizio di cloud storage, potrete sempre rimuovere l’accesso a Mover (nell’immagine di seguito, l’esempio catturato nella scheda sicurezza del mio profilo Dropbox):

Copy è morto. Migrazione dati in cloud (a Dropbox o altro servizio)

Addio Copy, e grazie per tutto il pesce.

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Avete letto, solo pochi giorni fa, come formattare in maniera sicura il vostro vecchio smartphone Android. Ora che lo avrete certamente fatto, sapete che il vostro vecchio smartphone continuerà a vivere sotto l’account Google? Si, andrà rimosso manualmente, l’operazione è veloce e semplicissima.

Basterà entrare nella sezione “Dispositivi utilizzati di recente” sul proprio account Google (qui per arrivarci in un solo clic, a patto di essere autenticati: security.google.com/settings/security/activity?pli=1), così da poter accedere a un elenco dettagliato di tutti i dispositivi connessi (ora o in passato) all’account o a uno qualsiasi dei servizi protetti dal vostro utente.

Tra questi troverete certamente il dispositivo precedentemente formattato, con relativo ultimo accesso. Vi basterà quindi fare clic su di lui per ottenere i dettagli:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google

Fate ora clic su Rimuovi e date ulteriore conferma al popup che comparirà, quello che vi avviserà riguardo la disconnessione di ogni accesso app sul dispositivo (“Se rimuovi l’accesso, uscirai dal tuo account Google e dalle app collegate sul dispositivo.”) per terminare il processo.

Dovreste avere un’ultima conferma a video:

Android: rimuovere il vecchio telefono dall'account Google 1

Cheers.

Android: eseguire una formattazione sicura 1Avete acquistato il vostro smartphone basato su Android, lo avete utilizzato, giorno dopo giorno, soddisfatti (o magari no) dell’acquisto. I tempi cambiano, così come le esigenze, volete quindi cambiare anche smartphone, e magari recuperare qualche spicciolo dalla vendita del vostro usato. Vi siete mai chiesti se riportare il telefono allo stato di fabbrica basti a farvi dormire sonni tranquilli riguardo i dati precedentemente memorizzati nella scheda SD o nella memoria del telefono?

Nel 2014 Avast ha condotto un’indagine prendendo in esame 20 smartphone Android usati, acquistati regolarmente da siti web come eBay (e simili), trovate l’articolo sul loro blog all’indirizzo blog.avast.com/2014/07/09/android-foreniscs-pt-2-how-we-recovered-erased-data.

Per evitare che i vostri dati possano essere in qualche maniera recuperati da una terza parte, potete ricorrere a un metodo certamente più sicuro del semplice factory reset previsto di fabbrica. È infatti consigliato criptare tutti i dati presenti sul telefono prima di riportarlo allo stato di fabbrica. Questo consentirà a voi di vivere più sereni, e a una terza parte di poter recuperare sì dei dati, ma impossibili da leggere perché privi della chiave di sicurezza che solo voi potete conoscere (un PIN di protezione, o la sequenza di sblocco del telefono).

Come procedere

Lo smartphone dovrà avere la batteria carica (l’operazione di criptazione dei dati può durare anche più di un’ora, dipende dalla quantità di dati contenuta all’interno del dispositivo, nda) e in alcuni casi dovrà essere necessariamente collegato al caricabatterie (viene eventualmente richiesto a video).

A questo punto il passo è breve. Dalle Impostazioni del telefono, fate clic su Sicurezza, quindi Esegui crittografia dispositivo. La posizione della specifica voce cambiare in base alla versione di Android e alle personalizzazioni operate sul sistema dal vendor, ma in linea di massima il percorso è sempre quello, ed è facile da individuare.

Vi verrà richiesto di inserire il PIN o la sequenza di sblocco che già conoscete e che utilizzate per proteggere l’accesso al telefono ogni giorno (occhio: non ha nulla a che fare con il PIN della SIM, non fate confusione!). Il processo inizierà ora a proteggere i vostri dati, e potrebbe durare diverso tempo. Il telefono verrà riavviato in automatico, anche più volte, e ovviamente sarà irraggiungibile e inutilizzabile per tutto il corso dell’operazione.

Android: eseguire una formattazione sicura 2

Ricordate che crittografando i dati, sarà necessario inserire il PIN (o sequenza di sblocco) già in fase di accensione del telefono. Se non si passa questo controllo di sicurezza, Android non riuscirà neanche a terminare il suo caricamento, e sarete costretti (se dimenticate il codice) a fare un reset totale del sistema, perdendo ogni dato non precedentemente messo al sicuro (backup).

Ultimo step, finalmente. Andate in Impostazioni, Backup e ripristino, e fate quindi clic su Ripristino dati di fabbrica.

Ora potete impacchettare il vostro vecchio smartphone e lasciarlo andare ;-)

Giusto per completezza di informazioni: ci sono molte applicazioni che promettono di fare la stessa cosa e senza passare dalla crittografia dei dati. Funzionano, qualcuna è anche affidabile, ma in linea di massima io continuo a preferire il metodo “manuale” che mi dia la maggiore sicurezza riguardo possibili fughe di dati, soprattutto quando si tratta di dispositivi che siamo abituati a trattare ormai come naturale estensione del nostro corpo.

Perché Asus è sulla bocca di tutti? Si tratta di uno dei produttori hardware più interessanti nel panorama tecnologico, dapprima molto discusso per ciò che riguardava il personal computing (ancora ben presente sul mercato odierno), negli ultimi tempi forse più per tutto quello che è il mondo smartphone Android. Ciò che forse più stupisce gli addetti del settore, mettendo invece in difficoltà l’acquirente medio, è la quantità di dispositivi lanciati sul mercato, in versione originale o “rivista” (e migliorata) qualche tempo dopo.

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 1

Una rapida panoramica

Ho portato sul Banco Prova proprio una rivisitazione: Asus Zenfone Selfie ZD551KL. Smartphone che monta un Android Lollipop 5.0.2 (troppo) personalizzato, e che propone ben 3GB di RAM (al posto dei due previsti inizialmente) e 32GB di memoria espandibile (al posto degli iniziali 16), il tutto accompagnato da una batteria da 3000 mAh. È nato per la fotografia, propone infatti una doppia fotocamera da 13MPixel (frontale e posteriore) difficile da trovare in qualsiasi alternativa presente sul mercato, entrambe dotate di tecnologie nate per essere veloci e precise. La fotocamera frontale f/2.2 vi permette scatti a 1080p, con focus automatico e doppio led flash. Alla posteriore andrà aggiunta la capacità di focus automatico tramite laser, ovviamente entrambe possono fare accesso alla geolocalizzazione, rilevamento automatico del volto, funzione panorama, HDR e possibilità di scatto facendo pressione su qualsiasi punto del monitor (che personalmente sconsiglio, nda).

È ben carrozzato (qui la pagina ufficiale del sito web, qui la scheda tecnica di GSM Arena) e dovrebbe riuscire a gestire ogni vostra richiesta, anche sotto pressione. Lanciato sul mercato nell’agosto dello scorso anno, si allaccia sulle reti LTE ad alta velocità (comprensive di LTE+) e permette di tenere attive fino a due SIM, tendenza evidentemente apprezzata dal grande pubblico data la forte presenza dello slot doppio nell’ultimo periodo (microSIM, nda). Il monitor (IPS) ha una risoluzione full-HD ormai comune (1080×1920) e monta vetri Corning Gorilla Glass 4, sicuramente resistenti sulla carta, un po’ meno nella pratica (tra qualche riga capirete il perché).

Chipset Qualcomm MSM8939 Snapdragon 615 con processore Quad-core Cortex-A53 & Quad-core Cortex-A53 e GPU Adreno 405 si occupano di tenere in piedi il sistema e ogni sua caratteristica, non con la massima stabilità, si tentenna soprattutto sulle applicazioni meno ottimizzate e più esose in termini di risorse, che mostrano incertezze in fase di apertura o di utilizzo continuativo (una tra tante è Feedly).

feedly: your work newsfeed
Developer: Feedly Team
Price: Free

Al contrario della maggior parte dei telefoni, lo Zenfone Selfie (ZD551KL) non monta un chip NFC, diventa quindi un pelo più lento e macchinoso l’accoppiamento delle periferiche bluetooth (v4.0, A2DP, EDR). Confermato invece il reparto di rete Wi-Fi con 802.11 a/b/g/n/ac, Wi-Fi Direct e possibilità di fare da hotspot condividendo l’offerta dati della vostra SIM. Per gli amanti della radio FM, c’è anche quella. Non ancora specificato nel dettaglio, sappiate che la memoria di 16 o 32 GB già a disposizione sul dispositivo, può essere portata a 128 GB tramite scheda microSD.

Software

Non ce la posso fare, no, davvero. L’amore incontrastato per l’Android Experience pura vi farà odiare tutto ciò che è personalizzazione estrema, nella quale ricade senza ombra di dubbio la Asus ZenUI. Ve la faccio semplice: la fine di questa storia non è colpa tua amore, è mia, non ti merito (inserire qui colonna sonora tipicamente adolescenziale, a piacere). In sé la realizzazione di Asus può anche essere apprezzata da chi non ha mai avuto un telefono Android o magari non ha molta confidenza con il sistema, chi preferisce avere tutto e subito senza passare dal Via, da una scelta delle applicazioni da utilizzare, da quella che è certamente la parte più bella in ogni nostro smartphone: il fatto che sia nostro, appunto.

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 8

Asus ha fatto una scelta ben precisa: mettere a disposizione quante più funzioni possibili all’interno del sistema operativo di base, così che l’utente non sia costretto ad avere conoscenze che vanno oltre la base, senza così la necessità di cercare e imparare a utilizzare una diversa applicazione dello store (tanto per fare un esempio: la funzione del Non Disturbare durante le ore notturne, nda). All’accensione dello smartphone ho fatto un rapido giro nelle applicazioni installate di fabbrica e ho trovato giusto qualcosa da poter eliminare o disattivare: Calculator – Widget e Floating, Do It Later: Compiti e Fare, Bbblet Actors, Dr. Safety, MiniMovie, ZenCircle, 50 Giochi, Asus ZenUI, Chat di Omlet, ZenTalk, Zinio.

È solo una parte della lista, volendo è possibile fare di meglio. Ho trovato un articolo su Android Central che parla di Bloatware, anche se in riferimento allo Zenfone 2, che lamenta grosso modo la stessa cosa (potete leggerlo anche voi all’indirizzo androidcentral.com/getting-rid-bloatware-asus-zenfone-2). È una pratica che spero possa completamente sparire dalla faccia della Terra, prima o poi. Odio quando viene adottata su PC, la odio ancora di più su Android, perché spesso è impossibile disinstallare completamente un software (a meno di effettuare il root del sistema).

Tutto questo rallenta il rilascio di sistemi operativi aggiornati, di patch, troppo importanti per attendere i lunghi tempi necessari ad adattare e testare tutto ciò che si intende includere nel sistema di Google, è ciò che più di qualsiasi altra cosa ha generato la frammentazione di un prodotto diversamente molto valido e che tanti non adottano proprio per questo motivo. Se Apple è nata così (soprattutto perché produce hardware e software, nda), molti altri produttori hanno finalmente capito la scarsa validità della soluzione, abbandonando questa strada, so che puoi farlo anche tu, Asus.

Scelte stilistiche e resistenza

Alcune discutibili, almeno secondo i miei gusti personali. Quell’essere stondato è strano rispetto al solito, certamente questione di abitudine, ma continuo a preferire lo standard “a mattonella“. Parliamo poi dei tasti fisici privi di qualsiasi retroilluminazione. D’accordo che ormai l’abitudine la fa da padrona (e che è quindi semplice andare a occhi chiusi), ma perché non completare l’opera e illuminarla completamente? O magari decidere di rendere il fisico virtuale, a monitor?

Un Pro per sanare la situazione? Il tasto volume posizionato subito sotto la fotocamera posteriore (scuola LG, nda) aiuta a modificare in corsa il settaggio audio in maniera semplice, anche con un monitor importante come quello dello Zenfone Selfie. A proposito però di reparto audio, chiedo a eventuali altri possessori del medesimo telefono, avete mai avuto problemi in conversazione? Sembra che l’interlocutore, parlando, blocchi il mio microfono, devo spesso attendere che termini prima di poter dire la mia. Non lo fa sempre, è strano, sto cercando di capire come aggirare l’ostacolo (e spero che possa trattarsi di un baco corretto in una prossima versione di Android modificato da Asus). Un consiglio spassionato che è invece valido in ogni caso: l’altoparlante è posizionato in verticale ed è un pelo più scomodo rispetto al solito (generalmente posizionato in orizzontale), trovate quindi la posizione migliore di ascolto e non alzate il volume al massimo, non ce n’è bisogno, eviterete così di far sentire la vostra telefonata a chiunque vi circondi :-)

La scocca nella sua interezza è solida, robusta, la plastica è necessaria per la facile removibilità e per non appesantire ulteriormente il telefono (che ha già un buon peso in mano, 170 g). Il problema è dovuto ai soliti punti critici. Il telefono mi è scivolato e poi atterrato sulla scarpa per una manciata di centimetri davvero banale (altezza pari a quella di quando siete seduti sul sedile dell’auto). Sicuro di averlo “protetto” nonostante la distrazione, ha comunque colpito uno spigolo e questo è il risultato:

ASUS Zenfone Selfie (ZD551KL) 4

Capo cosparso di cenere e riparazione in vista. In ogni caso il touch continua a funzionare bene, così come il monitor e i comandi. Mea culpa per non aver messo una pellicola di protezione per tempo, c’è sempre una prima volta nella vita (non avevo mai rotto nessuno smartphone prima a ora), ma è comunque lodevole come il telefono continui a funzionare come nulla fosse. Nello specifico momento di rottura ho imprecato, innegabile, il Gorilla Glass dovrebbe essere molto resistente, ma nulla si può contro una caduta in un punto di debolezza.

Riepilogo e conclusione

Costo di listino: 299€. Caratteristiche hardware molto buone, software decisamente meno, considerando la quantità di materiale inutile a bordo (ma questa è un’altra storia, comune ad altri). Si tratta di uno smartphone di fascia media, arriva in confezione completa di caricabatteria e cavo microUSB ma senza auricolari (perché mai?). Comparto grafico di tutto rispetto, una vera gioia per i maniaci della fotografia frontale facile, il retro propone stessa qualità e caratteristiche (oltre il focus laser automatico).

Buono lo schermo. Full-HD IPS, valida la resa dei colori e la luminosità che però ogni tanto perde colpi, così come il touch (pochi casi, davvero, non ci ho fatto pressoché caso), fortunatamente risponde all’appello il doppio tocco per risvegliarlo dallo standby.

Non mi pronuncio su Asus ZenUI, sapete cosa penso di chi personalizza troppo il sistema operativo. È comunque oggettivamente valido per tutti coloro che non vogliono perdere tempo alla ricerca di applicazioni che possano offrire le stesse funzioni proposte invece da Asus, di fabbrica. Facile da amministrare e personalizzare secondo propri gusti, adatta anche a chi desidera filtrare ciò che lo smartphone ha da offrire, soprattutto quando si parla di telefoni da acquistare per i più piccoli. Rallentamenti sporadici del sistema si ottengono con più applicazioni aperte, a prescindere dal launcher utilizzato.

La batteria invece è adatta allo scopo. Supererete la giornata di autonomia, tanto basta oggigiorno, la ricarica è sempre rapida, tutto sommato.

Il mio giudizio è che Zenfone Selfie svolge il suo lavoro in maniera valida e che si tratti di un buon compromesso tra qualità e prezzo. Pensate sia lo smartphone adatto alle vostre esigenze? Potete procedere con l’acquisto tramite Amazon risparmiando qualche soldino (circa 30 euro).

Pare che 10000 mAh sia diventato un nuovo standard da portare con sé, soprattutto perché sono gli smartphone a diventare sempre più grandi, sempre più potenti, sempre più esosi in termini di risorse energetiche. Pensateci: fino a meno di 10 anni fa (considerando il 2008 come l’anno dell’inizio, a causa o grazie all’arrivo di iPhone 3G in Italia) mai avremmo pensato di uscire di casa e tornarci dopo una manciata di ore senza la certezza matematica di avere un cellulare ancora carico.

EasyAcc 2nd Gen. Brilliant 10000mAh Power Bank

Funziona così: i vendor si inseguono uno dopo l’altro, alla costante ricerca di ciò che può risparmiare della batteria, sacrificata all’altare delle costanti notifiche push di Facebook, Twitter, Instagram, GMail e chissà cos’altro. Lo abbiamo voluto noi, siamo passati dall’urlo sotto casa (poi evolutosi nel citofono e nell’accordo con i compagni di merenda la sera prima) all’impossibilità di non essere rintracciabili, neanche in vacanza o al bagno. È per questo che sono nate nuove società, nuovi prodotti, powerbank che dai 1800mAh (del 2011, a memoria di questa rubrica) sono passati ai 20000 e più di oggi.

EasyAcc, società di Hong Kong specializzata nella realizzazione di gadget tecnologici e accessori, ha dato origine a una seconda generazione intelligente di powerbank da 10000mAh, fatta per essere estremamente trasportabile e che riconosca ciò che c’è collegato ai due attacchi USB disponibili, passando loro la giusta intensità di energia (fino a un massimo di 2.4A). Accensione e spegnimento completamente automatici (in base a cosa è collegato alla batteria), possibilità di verificare lo stato di carica residuo e un attacco microUSB che permetterà la ricarica della batteria da presa a muro (ma anche dal PC, anche se decisamente più lento e sconsigliato).

Di punti a favore dell’acquisto c’è certamente un prezzo competitivo e una buona quantità di energia disponibile quando serve. A sfavore può esserci certamente il peso (inizia a non essere più contenuto) e la lentezza nella ricarica della batteria stessa. Poco male, direte voi: per portarla basterà uno zainetto (nel mio caso un borsello, nel vostro potrebbe essere qualsiasi altra cosa) e per caricarla una notte intera attaccata al caricabatterie da muro solitamente utilizzato per iPhone o iPad. Passabile, non c’è dubbio, e il fatto di poter ricaricare più dispositivi prima che la batteria ceda è certamente un pro da non sottovalutare (pensate che tra le varie possibilità di ricarica compare anche il nuovo Macbook, nda). Le combinazioni di colori costituiscono poi quel tocco di personalizzazione che si adattano alla personalità di ciascun utilizzatore. Le plastiche sono buone, la resistenza alla caduta anche (nella malaugurata ipotesi vi scivoli dalle mani), così come la sicurezza nella ricarica (la batteria smette di caricare se dall’altra parte c’è un dispositivo arrivato a carica completa).

Tutte le caratteristiche del prodotto sono disponibili all’URL easyacc.com/615-easyacc-2nd-gen-brilliant-10000mah-power-bank-.html. L’acquisto si porta a termine tramite Amazon e la consegna è garantita in un giorno ai clienti Prime, il tutto a meno di 21€. Si arriva a toccare quota 24€ per la versione da 15000mAh e 50 per quella da 26000mAh (si, questa è veramente grande!).

Ultimo degli appuntamenti con il Banco Prova per questo 2015, è il mio augurio per uno splendido nuovo anno ormai alle porte. I tanti lavori in casa nuova stanno portando via quel poco tempo libero che ho sempre riservato a questo blog. Mi dispiace avervi abbandonato in questi ultimi giorni dell’anno, ma vi assicuro che la voglia di continuare a scrivere c’è sempre. Sono fiducioso di poter terminare quanto da resta da fare in breve termine, e tornare così a regalarvi qualche (spero) buona lettura :-)

Auguri!

Giovanni