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Sony Xperia Z3: l’evoluzione della specie

Non è semplice parlare di Xperia Z3, non lo è affatto perché solo poco tempo fa ho ampiamente scritto del suo predecessore che ancora oggi uso quotidianamente e del quale sono più che soddisfatto (grazie a Sony) tanto da aver abbandonato il mio fido iPhone senza grossi riampianti. Xperia Z3 è stato presentato durante l’IFA di Berlino dello scorso settembre ed è una semplice evoluzione di Z2 che va ulteriormente a migliorare l’esperienza dell’utente che deve poter scegliere uno smartphone ricco, performante e fluido sotto ogni punto di vista. Impermeabilità, qualità della fotocamera, possibilità di portare sempre con sé la propria sessione di gioco (vedremo nel corso dell’articolo come), una batteria che anche sotto stress arriva a durare due giorni completi contro ogni tendenza attuale che prevede ormai l’utilizzo di batterie tampone sempre tenute in tasca o nel borsello.

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Evoluzione della specie, non per tutti però

Prendiamo in esame i punti chiave che SONY spinge per convincervi a scegliere questa famiglia di device qualitativamente superiori:

  • Batteria: la batteria del mio Z2 arriva tranquillamente a durare 2 giorni facendo un uso più o meno intensivo dello smartphone. Ci sono persone che la mettono a durissima prova e che non arrivano a completare il giorno e mezzo di autonomia. Z3 garantisce i due giorni di durata (completi, le 48 ore per capirci) grazie all’ottimizzazione effettuata sul sistema (Android KitKat 4.4.4, da poco rilasciato anche per Z2) e i risultati che è capace di ottenere abilitando STAMINA per la gestione dei consumi nonostante la batteria scelta per questo nuovo gioiello nipponico sia da 3100 mAh (contro i precedenti 3200 mAh di Z2).
  • Dimensioni e peso: Z3 è il fratello più palestrato e magro di Z2, dimensioni e peso variano migliorandosi e permettendovi di utilizzare un telefono di poco più piccolo (sottile, ndr) e leggero (152 grammi contro i precedenti 163 di Z2), chi ha usato o provato almeno una volta Xperia Z2 lo noterà immediatamente prendendo in mano Xperia Z3, è una differenza minima ma pur sempre gradevole dato che ormai di peso addosso ogni giorno ne abbiamo fin troppo. Ne guadagnerete anche in peso totale con una eventuale custodia che oltre a non farlo diventare molto più grande continuerà a rimanere nel peso che fino ad oggi apparteneva allo smartphone di precedente generazione.
  • Potenza di fuoco: con i suoi 3 GB di RAM a disposizione confermati nel corso del tempo (li ha anche Xperia Z2) il nuovo Xperia Z3 propone un processore Snapdragon subito successivo al vecchio MSM8974-AB (Z3 monta infatti un MSM8974-AC) che permetterà al dispositivo di sfruttare quattro core a 2.5 GHz contro i precedenti a 2.3. La memoria interna non cambia, si resta ancora una volta sui 16 GB nativi espandibili in un secondo momento tramite microSD fino a 128.
  • Enorme!: che fa molto pubblicità dell’iPhone, solo che qui lo è realmente. Monitor confermato, con i suoi 5,2″ e risoluzione full-HD, squadra che vince non si cambia, è il giusto approccio fatto suo da SONY e riproposto anche con Xperia Z3. Lo stesso vale per la fotocamera posteriore (sempre a 20,7 Mpixel con risoluzione massima 5253 x 3940) e anteriore (2,2 Mpixel, abbondanti per le videochiamate da smartphone o una semplice “selfie” che va tanto di moda …).
  • Impermeabilità: se fate parte di quel gruppo di persone che porterebbero ovunque lo smartphone, vasca di casa o della piscina compresa, sappiate che Xperia Z3 migliora ulteriormente questa sua caratteristica passando da una certificazione IP58 (Xperia Z2) a una IP68, consentendovi così di andare fino ad un metro e mezzo di profondità in acqua dolce per 30 minuti (al massimo) e continuare ad utilizzare ogni applicazione installata, principalmente si parlerà di fotocamera (non pensate subito male!), l’importante è continuare ad essere certi di aver chiuso ogni porta e parte di cover, occhio a non dimenticarlo sotto il getto d’acqua ad alta pressione della vostra idropulitrice però, da quello potrebbe non uscirne vittorioso ;-)
  • Xperia fa rima con PlayStation: no, non è vero, ma tutto sommato il risultato è quello. Xperia Z3 permette di portare sempre con sé la sessione di gioco se qualche familiare ha invaso e preso completo possesso del televisore in salotto. Così come fatto tempo fa da Nintendo, anche SONY oggi consente di utilizzare il proprio smartphone (ma anche il tablet con un monitor più grande, forse la soluzione migliore) come monitor remoto dei propri giochi, basta far si che la PlayStation ed il dispositivo scelto (Xperia Z3, Z3 Compact e Z3 Tablet Compact) stiano nella stessa rete WiFi. A quel punto con un controller Dualshock 4 collegato si potrà continuare a giocare senza necessità di stare sul divano e con il televisore davanti! :-)
  • Estensione del proprio corpo: insieme ai dispositivi indossabili come lo SmartBand (SWR10) che ho utilizzato in accoppiata (ereditandolo da Xperia Z2), SONY ha realizzato i nuovi SmartBand Talk SWR30 e SmartWatch SWR50, che potrebbero andare a sostituire così il vecchio SmartBand o il vostro orologio, certo non a prezzo di costo considerando che un Pebble standard lo si trova ormai a listino con 99€ (aggressivo) permettendovi di gestire quasi tutto il vostro mondo. Qui è questione di scelta, dovrete decidere se mantenere un ecosistema monobrand e utilizzare quindi anche le applicazioni appositamente create (Lifelog, tanto per citarne una) oppure crearvi un misto passando anche da applicazioni di terze parti, fortunamente nel mondo Android (ma anche in quello iOS) non ci sono limiti imposti di scelta.

Tutto oro ciò che luccica quindi? Dipende. Se possedete già un telefono con queste caratteristiche (o poco meno) fare un salto che costa l’investimento attuale (prezzi che oscillano tra i 500 e i 700 euro circa) potrebbe non essere una buona idea. Se invece state ancora utilizzando uno smartphone che per partire necessita di carbonella e olio di gomito e che non reagisce a nessun tipo di manutenzione o ripristino a valori di fabbrica con conseguente selezione di applicazioni e personalizzazioni necessarie (evitando cose superflue o provate e mai più utilizzate in seguito) allora il gioco potrebbe valere la candela, considerando che vi sto parlando di un telefono davvero molto bello, elegante, robusto, stabile, performante e realizzato secondo me con quel giusto equilibrio tra hardware e software, da acquistare presso un rivenditore terzo che magari non applica quel prezzo di listino che in ogni caso non è accessibile da qualsiasi tasca.

Di sicuro c’è che se avete in tasca un SONY Xperia Z2 passare allo Z3 è pressoché inutile e fprse stupido, non si parla di rivoluzione ma di prevedibile crescita in linea con la componentistica attualmente disponibile sul mercato. SONY ha fatto un grandissimo lavoro creando un ottimo telefono che dal maggio di quest’anno (Xperia Z2, ndr) ha raccolto più approvazioni che lamentele spesso stupide e immotivate. Con l’ultimo aggiornamento ad Android KitKat 4.4.4 SONY ha anche risolto quei piccoli fastidi che nella quotidianità potevano tediare e mettere a dura prova la pazienza umana facendo decadere -di fatto- gli ultimi paletti che un nuovo utente alle prese con i classici consigli da blog e forum si è potuto porre in quella fase di valutazione di un nuovo telefono da acquistare.

Avrebbero potuto quindi aspettare qualche mese in più prima di tirare fuori lo Z3? Probabile, sarebbe stato sicuramente più sensato ma sfortunatamente è il mercato che impone queste nuove scadenze oltre le quali “se non sei fuori con un nuovo modello sei già obsoleto“. Se volete davvero rendervi conto di ciò che sto dicendo vi consiglio di fare un salto su un qualsiasi comparatore per mettere a confronto i due telefoni, io ne ho usati diversi e posso consigliarvi quello di AndroidWorld, questo il risultato: androidworld.it/schede/confronto.php?id1=0564&id2=0640&.

Nel frattempo io il salto da iOS l’ho fatto, voi non ne siete ancora convinti? Paura di perdere qualcosa, qui c’è un documento di SONY che vi fa capire quanto possa essere semplice migrare tutti i dati e non avere problemi: http://www.sonymobile.com/it/apps-services/xperia-transfer/from-iphone-or-ipad/

Offerta mordi & fuggi

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Prima di chiudere l’articolo sul serio: alla particolarità del monitor remoto per il gioco va anche aggiunta un’offerta di TIM e SONY che vi permetterà di usufruire di uno sconto di 150€ su una nuova PlayStation 4 se acquistate un nuovo Xperia Z3, non so quanto durerà ma magari potrebbe essere un ottima scusa per fare un doppio regalo di natale (immagino la scena del tipo “A me il nuovo telefono, a mio figlio la PlayStation 4, tanto poi ci gioco anche io”): eshop.sonymobile.com/it/campaign/xperiaz3tim :-)

Sony Xperia Z2 e i passi da gigante di Android

Questo articolo non sarà cosa semplice e lo dico adesso che ho iniziato a buttare giù una serie di “appunti” che nel corso dei prossimi giorni svilupperò cercando di raccontare la mia personale esperienza con il Sony Xperia Z2, il meglio che la casa giapponese mamma anche di PlayStation ha attualmente da offrire non considerando l’arrivo dello Z3 (e delle sue varianti) nel corso dell’IFA di quest’anno e che presto riusciremo a vedere anche in Italia.

Qualche tempo fa ho chiesto a Sony la possibilità di avere a disposizione il terminale ed il suo Smartband perché davvero curioso di capire quanto Android fosse evoluto nel frattempo e con quanta facilità io -amante di iOS e dispositivi Apple- sarei riuscito a portare il mio set di applicazioni, configurazioni e abitudini su un diverso sistema operativo.

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In questo articolo voglio parlare del sistema operativo e dello specifico terminale, avrò modo di pubblicare qualche considerazione riguardo Smartband (SWR10) in un prossimo post. Qui di seguito vi “racconto” ciò che di getto ho scritto e in seguito approfondito con piccoli paragrafi dedicati.

Android: questo evoluto

baby-androidUna parentesi doverosa: avevo visto Android ai suoi albori, ci avevo giocato, lo avevo messo sotto torchio e l’ho emulato nel corso del tempo per confrontare applicazioni e modi di interagire con l’utente finale. Nel 2007 avevo già messo mano su iPhone (americano, l’unico disponibile) e di strada da fare -per la creatura di Google- ce n’era molta (nonostante quella favolosa pecca duratura del mancato copia & incolla in iOS, tanto per citarne una).

Nel corso di questi anni la storia è cambiata, sono cambiati i protagonisti e tra un “break & l’altro” Google ha pubblicato una versione 4.4 degna della massima attenzione. Una maturità sudata, ricercata, che lascia ampio spazio alla più classica delle domande dell’utilizzatore finale: perché pagare di più per avere un ecosistema che un competitor è in grado di sostituire egregiamente? Google può vantare un servizio di posta elettronica fantastico e più diffuso dell’ossigeno che respiriamo (GMail), un’agenda alla quale -almeno personalmente- non potrei chiedere altro (Calendar), una rubrica in grado di conservare ogni dettaglio di persone che fanno parte della mia vita (Contacts). Si può anche parlare di Drive che fino all’arrivo di iOS 8 non aveva certo portato iCloud a competere (e che ora ha visto nascere iCloud Drive appositamente) ma personalmente continuo a preferire un terzo player (Dropbox) che svolga solo ed esclusivamente quel “mestiere“. Ai tre colossi fondamentali si aggiungono poi una serie di servizi di secondaria importanza che offrono una valida alternativa (Keep al posto di Note, tanto per citarne uno, ma vale anche Tasks che è integrato in GMail al posto di Promemoria).

Per le applicazioni quasi non serve parlare. Il divario è stato ampiamente colmato e nonostante quella grossa differenza di numeri che ancora tra i due esiste e li mette su piani differenti, sul Play Store le applicazioni principali, le più importanti o per lo meno le più utili a fini lavorativi esistono già da tempo. Chi oggi pretende di sviluppare scegliendo solo una delle due piattaforme è destinato a morire. Non si può imboccare un bivio in maniera così netta , soprattutto quando si parla di nazioni dove il tabulato degli acquisti di terminali riporta Apple in un terzo posto chiaramente immeritato e che in altre parti del mondo ribalta completamente le sue sorti, dove bisogna già considerare che il budget dedicato allo sviluppo deve certamente prevedere fondi per quel terzo “ormai non più così piccolo” Windows Phone.

Android è diventato maggiorenne e come ogni maggiorenne che si rispetti può ogni tanto fare le sue cazzate ma ha già imboccato la giusta via per diventare un adulto robusto, in salute e pronto e sopportare ogni tipo di lavoro gli si chieda di portare a termine, ora si comincia sul serio a ragionare.

Il telefono

Questo articolo è dedicato a Sony Xperia Z2 e vuole riservargli uno spazio che possa far conoscere questo terminale anche a coloro che non hanno avuto l’occasione di provarlo e che magari potrebbero decidere di investire qualche soldino in un hardware di non ultimissima generazione che però si comporta più che bene ancora oggi, e che può soddisfare molte delle esigenze lavorative e di divertimento quotidiano che ciascuno di noi ricerca in uno smartphone. Diversi clienti decidono -me compreso- di far “passare una generazione” quando si sceglie di acquistare un nuovo telefono, serve in un certo senso a creare una knowledge base riguardo quello specifico dispositivo, soluzioni ai problemi più comuni, difetti ormai ben noti e ampiamente discussi nel web. Con Apple ho sempre preferito saltare una generazione soprattutto per questo motivo ma anche perché la società di Cupertino -come succede con Microsoft- è abituata a tirare fuori un terminale nuovo, subire le ire degli utilizzatori a causa di scelte discutibili e quindi tirarne fuori uno nuovo corretto che accontenti tutti (tranne coloro che hanno già speso i soldi poco tempo prima).

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Sony è andato così a prendere posto sull’altro piatto della bilancia dopo aver fatto arrivare sugli scaffali uno Xperia Z1 che in molti hanno criticato per tanti aspetti, non entrerò nel merito della cosa ma volendo potete lanciare una ricerca su Google e investire un po’ del vostro tempo per leggere opinioni e recensioni sul primo nato della serie. Sony Xperia Z2 risolve quei problemi, integra novità su tutti i fronti ma soprattutto nasce poco customizzato (il più grande tallone d’Achille di Google è proprio la frammentazione del suo sistema operativo), stabile e duraturo (batteria). Sono 3 aggettivi che vogliono complimentarsi con chi questo telefono lo ha pensato e realizzato, sono rimasto particolarmente soddisfatto del prodotto e questo grosso modo è il senso dell’articolo intero.

L’hardware

Solido, grande (troppo per chi arriva da iPhone 4S), stiloso grazie ad alcuni colori ben azzeccati (tra cui il viola brillante che Sony mi ha fornito) , con una memoria da 16GB subito disponibile (di cui 12 liberi, 4 servono al firmware, occhio) ma assolutamente espandibili grazie allo slot microSD che permette a tutti di portare la memoria interna ai 128GB di limite (e ad un prezzo decisamente accessibile rispetto al divario imposto all’atto dell’acquisto di un iPhone, ndr), un processore Snap Dragon Quad Core da 2.3GHz con 3GB di RAM dedicati, una dotazione non da tutti (soprattutto all’attuale prezzo). Si tratta di una piccola console che è capace di rimanere all’interno della tasca dei vostri jeans con un monitor brillante, una reattività innata e una batteria non dovrebbe lasciarvi a piedi quando siete ormai arrivati al termine del campionato di corse che avete cominciato a giocare nella sala d’aspetto del vostro dottore ;-)

Per non smentirsi (visto il loro principale ambito di business) Sony ha poi inserito a bordo una fotocamera da 20Mpixel (20,7 per la precisione) che è in grado -tra l’altro- di registrare video in 4K (risoluzione a 3840×2160, alla salute del Full HD che si ferma ai classici 1080px), il tutto basato sul proprio sensore immagini e la tecnologia G Lens che permettono scatti di buona qualità anche con luce ambientale scarsa, cosa che si nota immediatamente giocando con l’applicazione fotografica già a bordo del sistema. Lo zoom concesso è di 3x per mantenere l’alta qualità promessa, si arriva però fino al 8x in digitale (ma occhio perché ho notato un prevedibile decadimento di bellezza e dettaglio negli scatti). Vedere poi scatti, video e qualsiasi altra cosa su quel monitor Full HD Triluminos è davvero goduria pura, quella stessa sensazione provata quando finalmente Apple aveva dato alla luce il suo Retina (che comunque dà il meglio di sé sui monitor dei Macbook!). Più leggero di alcuni competitor è comunque più “grassoccio” del mio iPhone 4S, di soli 20 grammi circa è vero, è poca roba se penso a quanto è grande, giustificato per stavolta.

NFC, Bluetooth, LTE, DLNA, tethering e molto altro sono ormai parte di un pacchetto più che standard quando si parla di Android e di produttori di un certo tipo. Sony ci crede parecchio aggiungendo anche altre funzioni che andranno ad integrarsi con prodotti della stessa società e applicazioni sviluppate appositamente per migliorare l’esperienza Xperia. Io ho personalmente scelto di tenerne solo alcune, le altre sono finite nel dimenticatoio, senza aggiornamenti e con le notifiche disattivate perché tutto sommato si vive bene anche senza e -come detto già prima- la frammentazione del sistema Android causata proprio da questa folle customizzazione del sistema di base è un qualcosa che già poco sopporto nell’ambito PC (di qualsiasi tipo) quando i produttori decidono di infarcirli con i loro software mai richiesti dal cliente finale, troppo spesso inutilmente e ingiustificatamente esosi di risorse.

Il software

Ho già riservato una sufficiente parentesi ad Android e non voglio tediarvi ulteriormente. Posso solo aggiungere che tutto è sempre migliorabile e personalizzabile secondo gusti ed esigenze, questo KitKat 4.4 non fa eccezione alcuna e su Xperia potrete modificare il launcher (passato immediatamente a Nova) nonostante la validità e la fluidità di quello proposto dalla casa nipponica tanto quanto la tastiera (bella quella Sony, davvero, però continuo a preferire Swiftkey) e la lista potrebbe continuare da qui alla prossima settimana (soprattutto se si chiede in giro su cosa sia meglio utilizzare.

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Gli aggiornamenti del sistema Android passano ovviamente per Sony, sarà quest’ultima a rilasciarli e permetterne l’installazione tramite un updater interno che da quando mi è stato consegnato il telefono ha già potuto fare un ciclo di upgrade (anche se minore) portando la versione OS di questo Xperia Z2 all’attuale 4.4.2 che -pur non essendo l’ultima realmente rilasciata da Google- è stabile e permette un utilizzo più che soddisfacente del telefono, fermo restando che il web è pieno di guide che spiegano come fare il salto all’ultima release e che ormai farlo sia diventato un gioco alla portata (più o meno) di tutti.

La cosa più importante di tutto? Ho potuto, con un po’ di impegno, portare il mio ambiente iOS su Android e notare quanto questo sia fruibile alla stessa maniera. Certo ho modificato alcune abitudine e cambiato applicazioni che funzionavano solo sul primo OS citato, eppure oggi sono in grado di lasciare il mio iPhone 4S personale a casa e non preoccuparmi assolutamente di cosa possa io aver dimenticato nel passaggio da uno all’altro. Tutte -ma proprio tutte- le applicazioni fondamentali sono a portata di mano in Xperia Z2 e non ho mai sentito l’esigenza di rimettere mano su quello smartphone che sicuramente si sentirà abbandonato e tradito. Resta scoperto un solo tasto per il quale vi chiedo un parere: il backup. Android è in grado di fare un backup di tutte le cose più importanti su scheda microSD o su cloud tramite applicazioni di terze parti. iOS usa iCloud ed è in grado di ripristinare un ambiente assolutamente completo con ogni mia impostazione, applicazione e fotografia se dovessi decidere di cambiare modello di smartphone ma rimanere in famiglia. Può Android permettermi tutto questo? Se si, come? Intendo proprio prendere in blocco tutto il mio mondo, cambiare terminale restando sempre su KitKat 4.4 e ripristinare ciò che oggi vedo su questo Xperia Z2. Spero che qualcuno di voi abbia letto fino a qui (ci vuole della pazienza) e sia in grado di darmi una mano, un parere :-)

In conclusione

Sono molto contento e soddisfatto. Fatta eccezione per qualche punto scoperto (come il backup, per l’appunto) questo terminale soddisfa ogni mia esigenza, mi ha fatto riscoprire il piacere di non essere schiavo di batterie tampone o delle culle di ricarica che ho sulla scrivania dell’ufficio, non mi ha mai lasciato “a piedi” e -a parte qualche piccolo crash qua e là, decisamente più raro in ambito iOS- esegue tutto ciò che gli si chiede e lo fa sempre nel miglior modo possibile. Ehi Sony, hai creato un bel terminale davvero e spero di poter mettere le mani su uno Z3 (magari compact, che le dimensioni contano ma quando si parla di smartphone io preferisco ancora la vecchia scuola compatta!) per valutarne la naturale evoluzione e tutti i suoi miglioramenti tanto sponsorizzati all’IFA e all’incontro di qualche tempo fa a Milano.

Parrot Flower Power

Flower_Power_Blue_5197BAvete presente quando sulle etichette degli abiti vengono riportate temperature e dettagli per il lavaggio seguite dalla dicitura “oppure dallo alla mamma, lei saprà cosa fare“? (per capirci: questo), è solo uno dei tanti esempi di una generazione forse non del tutto abituata a sapersi arrangiare, a sapersi prendere cura di ciò che la circonda. Ciò che viene troppo spesso dimenticato è quella piccola compagna verde che ci è stata -magari- regalata, messa sul balcone o sulla finestra di casa e lasciata lì a morire, una pianta. Non starò a farvi la prosopopea del quanto sono utili e belle le piante da appartamento, per quello esistono decine di siti web più o meno specializzati, a me tocca la tecnologia ed è quello di cui parliamo oggi grazie a Parrot.

Parrot Flower Power

È il nome del prodotto che qualche tempo fa ormai mi è stato inviato per un test insieme ad una pianta che potesse rendere più colorato l’ambiente e più sana l’aria di casa. Si tratta di un sensore in grado di monitorare la vita della pianta e le sue esigenze, una sorta di smartband per l’umano, in grado quindi di verificare la necessità di acqua, fertilizzante ed esposizione alla luce per permettere al verde amico di crescere sano e bello. Una sciocchezza? Tutt’altro. Considerato un prodotto di cui vantarsi da Apple (che lo ha inserito in una delle sue ultime pubblicità dedicate all’iPhone, ndr) il Parrot Flower Power è un accessorio dalle dimensioni contenute che va ad inserirsi all’interno del terriccio che ospita e nutre la pianta (fino alla fine del sensore a forchetta subito prima che cominci la plastica di copertura dell’elettronica) e che grazie alla batteria (una singola AAA, inclusa nel pacchetto, che tipicamente si usa anche per i telecomandi dei televisori o simili) permetterà di sfruttare un’autonomia dichiarata di 8 mesi circa durante i quali potrete scaricare i dati della pianta sul vostro smartphone e sincronizzarli con i server del servizio, davvero niente male :-)

Il funzionamento una volta messo in moto è davvero banale, vi basterà scaricare l’applicazione sul vostro dispositivo Apple (già ben rodata) o sul vostro Android (ancora in beta) e collegare il sensore che si renderà visibile tramite connessione bluetooth (state quindi nel raggio della pianta). Identificate la pianta grazie al corposissimo database messo a disposizione da Parrot e impostatela, verranno così caricate le caratteristiche e le sue necessità così che il sensore possa aiutarvi a rispettare scadenze ed esigenze. Molto probabilmente al primo accesso vi verrà richiesto di aggiornare il firmware del sensore, un’operazione che viene gestita direttamente dallo smartphone, basta lasciarlo operare e portare pazienza perché il tutto potrebbe richiedere qualche minuto:

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A questo punto siamo pronti, vi presento “Sun” (banale, ma quel bel colore dei fieri mi ricordava il sole) in tutto il suo splendore:

L’applicazione sarà in grado di mostrarvi tutte le necessità della pianta grazie ai sensori contenuti all’interno del Flower Power. Questo sarà in grado di misurare l’esposizione solare, la temperatura dell’aria, il livello di fertilizzante e l’umidità del suolo, quindi in base al posizionamento della pianta (in casa o fuori dalla finestra / balcone, ndr) suggerire ogni mossa e ricordarvi ogni passo da fare per permettere alla pianta di crescere nella miglior “forma possibile” ;-) Troppo caldo? Le notifiche sul telefono vi suggeriranno di spostare la pianta altrove. Poca acqua nel terreno? È il momento di darle da bere e confermare -sempre tramite applicazione- di aver provveduto a dissetarla e così via. Grazie ad un monitoraggio Live potrete immediatamente rendervi conto dello stato di salute della pianta oppure potrete dare un’occhiata di tanto in tanto grazie alla possibilità di scaricare i dati sullo smartphone (il quale poi li sincronizzerà con i server di Parrot) e ottenere quindi l’agenda sul da farsi nei successivi giorni. Alcuni grafici molto intuitivi e completi vi aiuteranno a visualizzare l’andamento delle vostre cure.

Inutile dire che il sensore Parrot Flower Power è adatto a ogni situazione e totalmente resistente all’acqua se deciderete di utilizzarlo nel giardino di casa o magari nell’orto (nel database sono presenti una gran quantità di piante da frutto e non solo). Se dovessi trovare delle pecche nel prodotto probabilmente mi lamenterei del fatto che i dati non possono attualmente essere trasmessi direttamente ai server di Parrot (magari via WiFi, basterebbe un’antenna e la possibilità di scrivere una configurazione nel dispositivo) così da poter essere scaricati o semplicemente consultati ovunque ci si trovi e del prezzo dell’accessorio che in alcuni casi, se si vuole provare a tenere monitorate più piante, potrebbe diventare alquanto importante nella valutazione finale di acquisto (si parla di poco meno di 50€ per ciascun sensore, provate a moltiplicare per il numero di sensori desiderato!). Oltre ciò, nulla da dichiarare: il prodotto funziona, i dati sono facili da leggere così come le richieste via applicazione, una soluzione che potrebbe “insegnarvi” a prendervi cura correttamente delle vostre piante, se poi avesse quel database così ricco di informazioni localizzato anche in italiano guadagnerebbe quell’ulteriore punto che attualmente manca all’appello.

Promosso con riserva, un gadget molto carino e che attualmente non ha competitor dello stesso livello e con lo stesso prezzo.

Metti un sabato sera a base di Car Sharing

Milano Real Life (MRL) è il nome di un piccolissimo progetto personale intrapreso attraverso il mio blog, fatto di articoli che spiegano la vita di un "perfetto nessuno" che ha deciso di spostare abitudini e quotidianità in una differente città rispetto a quella di origine. Alla scoperta della caotica capitale lombarda mai tanto amata e odiata allo stesso tempo, per chi è nato qui e ancora oggi continua a viverci per volere o necessità, per le centinaia di persone che invece vengono da fuori e vedono Milano come una piacevole alternativa o una costrizione imposta dalla propria vita lavorativa. La rubrica "leggera" del sabato alla quale però non fare l'abitudine, non siamo mica così affidabili da queste parti!

Milano ha tutto, questo chi ci vive tutti i giorni lo sa, lo sanno anche i “forestieri” come me. I servizi di Car Sharing negli ultimi tempi sono nati come funghi durante la notte e si sono espansi sempre più con flotte di macchine sparse per i bastioni della città, sempre pronte ad essere noleggiate in tempi rapidissimi tramite un’applicazione su telefono o una card apposita alla fermata della metro, del tram, sotto casa. Avrei voluto scriverne già tempo fa ma in fondo non ho mai avuto occasione di approfondire e provare i servizi sul serio come successo un paio di sabati fa.

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Complice l’idea malsana di alcuni amici si è deciso di lasciare a casa le vetture personali e affidarsi ai tre servizi principali che Milano mette a disposizione: Car2Go (Mercedes Smart Fortwo), Enjoy (FIAT 500 e 500L) ed il neonato Twist (Volkswagen Up). Ben più di 1000 automobili in totale sul territorio, chi più chi meno ma tutte abbastanza piccole e agili nel traffico cittadino. Ma quali sono i pro ed i contro di questi servizi? Cosa li accomuna? Cosa li mette in difficoltà (più che loro il cliente finale, direi)? Io sono iscritto a tutti e tre ma sono attualmente abilitato solo ai primi due citati (in attesa di poter andare a ritirare la tessera per sfruttare il terzo).

Accessibilità

Ancora prima di parlare di prezzi credo sia doveroso parlare di semplicità nello sfruttare questo tipo di servizi. Ciò comprende la registrazione, l’uso della flotta automobilistica, la possibilità di avere supporto tramite telefono o social network e cose così. Sia chiaro: le nuove generazioni (i ragazzi dai 35 anni circa in giù) sono decisamente avvantaggiate, tutti i servizi hanno un loro sito web attraverso il quale iscriversi, si parte dalle proprie generalità per arrivare a specificare i dati della carta di credito dalla quale pretendere i pagamenti al termine di ciascun noleggio. A condire il tutto il vostro numero di telefono cellulare e la casella di posta elettronica, tutto fa brodo, tutto è utile per contattarvi, mandarvi una fattura, una notifica, fino ad oggi non ho ricevuto comunicazioni puramente pubblicitarie al di fuori della loro area di competenza. Nel caso di Car2Go come Twist ci si può invece rivolgere ad uffici fisicamente presenti sul territorio dove staff preparato può creare la vostra tessera e la vostra utenza anche se non andate molto d’accordo con la registrazione via web.

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L’immagine del sito di Enjoy immediatamente qui sopra non è stata messa a caso. Per me è il migliore tra i tre servizi provati per ciò che riguarda l’accessibilità. Perché? Nel mondo della cucina (ma non solo) si dice che non conta come si parte, ma come si finisce. Il loro sito web è partito male (in realtà non era partito affatto nel giorno della conferenza stampa sul lancio, ndr) ma oggi, una volta inseriti tutti i dati richiesti, ci si può semplicemente collegare tramite la loro applicazioni (iOS e Android allo stato attuale, assenza ingiustificata per Windows Phone nonostante la sua diffusione), cercare una macchina e prenotarla, aprirla una volta arrivati nelle dirette vicinanze, nessuna ulteriore tessera ad occupare spazio nel portafogli, una cosa che personalmente adoro. Anche Car2Go non ha una propria applicazione per Windows Phone, Twist segue a ruota. Capisco i tempi tecnici per la realizzazione di queste applicazioni ma ormai lo sanno anche i sassi: di Windows Lumia ne sono stati venduti tanti, bisognerebbe partire già “armati e carichi“: sito web, applicazioni su ogni sistema (mancherebbe anche BlackBerry, a dirla tutta) e servizio clienti raggiungibile con metodi tradizionali e non (telefono e social network, per l’appunto) sono requisiti minimi.

Un altro consiglio? Eliminate la tessera. Capisco possa essere comoda ma se c’è riuscita ENI credo che anche le altre possano organizzarsi e permettere l’apertura delle vetture direttamente dall’applicazione. Il telefono è sempre con me, occupa lo stesso spazio fisico a prescindere dalla quantità di applicazioni installate, una tessera richiede un suo piccolo spazio all’interno del portafogli (come già detto). Tra bancomat, carta di credito, patente e carta di identità, tesserà della raccolta punti Esselunga e mille altre tessere fedeltà ormai i contanti hanno chiesto asilo politico al portamonete di mia nonna, non parliamo di eventuali scontrini o appunti o biglietti da visita.

Le seccature

Un modo diverso per chiamare i “contro” chiaramente immancabili in qualsivoglia servizio o soluzione. Se la tessera la fa da padrone e ha quindi guadagnato molte delle righe del paragrafo precedente, occorre sfortunatamente includere altre “piccole voci” all’elenco che passano in secondo piano (non sempre). La prima credo sia il controllo dell’utente e il conseguente sblocco delle serrature della vettura. Due servizi su tre richiedono almeno 30 secondi prima di aprire le portiere dell’auto: Car2Go e Enjoy. Il primo partirà subito dopo aver avvicinato la tessera personale al lettore che si trova sul parabrezza, il secondo dopo aver richiesto lo sblocco portiere dall’applicazione. E’ come se quell’interrogazione al database utenti necessitasse di un criceto che deve correre da un punto A ad un punto B neanche troppo vicini tra di loro. Chi ne esce meglio nella lotta all’apertura delle portiere dell’auto è Twist: avvicinando la tessera al lettore l’apertura è immediata.

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Direte voi: e che problema c’è? Non puoi aspettare 30 secondi? Qui l’apertura delle portiere di Enjoy aiuta. Potete lanciarla poco prima di arrivare alla vettura dall’applicazione, il GPS del vostro telefono confermerà ai server che vi trovate nelle immediate vicinanze del veicolo, partirà così la verifica e dopo qualche passo vi troverete davvero davanti all’automobile e potrete entrare entro breve, problema risolto. Provate ad immaginare invece di farlo con Car2Go e la necessità di passare la tessera sul lettore e attendere la verifica mentre fuori sta diluviando a dirotto, fa freddo, non avete un ombrello e avete urgenza di recuperare una macchina per raggiungere un amico, un collega di lavoro o magari un futuro capo che vi aspetta per il colloquio. Salve buongiorno mi presento, sono il pulcino Pio, tutto bagnato fradicio perché ho atteso che i server Car2Go mi aprissero la portiera dell’auto. Vale anche con Enjoy nel caso in cui non sfruttiate il trucco dell’apertura un attimo prima di arrivare all’auto. Ho reso l’idea? Oh sia chiaro, il problema sussiste anche con la ragazza rimasta sola alle due di notte in un quartiere che non conosce e dal quale vorrebbe allontanarsi rapidamente, ma ve l’ho fatta meno noir.

Nulla da dire riguardo la questione rifornimento, pulizia dell’auto (interna ed esterna), danni durante precedenti noleggi, durata della prenotazione. Per ognuna di queste voci tutte le società sono ben organizzate e nel caso in cui qualcosa tocchi all’utilizzatore finale (vedi rifornimento di carburante in caso di serbatoio quasi vuoto e mancato intervento da parte dello staff del servizio) ci sono minuti gratuiti per sfruttare le loro auto, scarichi di responsabilità, ecc. La prenotazione della vettura più vicina dura 30 minuti per tutti, di tempo per raggiungere il vostro mezzo di trasporto a noleggio ce n’è abbastanza e durante il conto alla rovescia potete annullare la prenotazione a costo zero.

Ma quanto mi costi?

Ho voluto fare una (si suol dire) “botta di conti” sull’arco dell’intera serata. Il totale è di 19,18 €. Quel totale è dato da un viaggio di andata a bordo di car2go all’ora dell’aperitivo, uno spostamento in Enjoy per andare a cena, ancora una volta Enjoy per spostarsi in zona Navigli per un ultimo cocktail e qualche chiacchiera ed infine ancora lei (Enjoy) per rientrare a casa.

Il viaggio più costoso è stato quello del dopocena, nonostante le dimensioni estremamente contenute della 500 e la praticità della stessa vi sfido a trovare un parcheggio in quella zona di Milano dopo le 23:30, improbabile al primo colpo almeno quanto trovare Belen per strada e prendersi da lei un bacio in bocca alla francese (reso l’idea? No, non mi chiamo Stefano per la cronaca): 7 euro. Il tutto si basa su circa 28 minuti di utilizzo per 6 Km percorsi ai soliti 25 centesimi di euro al minuto. In questo caso posso affermare che avere a disposizione una Smart e non una 500 aiuta parecchio, grazie alle dimensioni della piccola di casa Mercedes ci si riesce ad infilare davvero ovunque, o per lo meno in qualsiasi posto non sfruttabile da una qualsiasi altra macchina più grande anche di pochi centimetri. Di poco più grande (e qui i centimetri contano, oh se contano!) è la Up di Volkswagen che però avendo 5 porte permette un più rapid0 e comodo accesso ai sedili posteriori, una buona seconda classificata in questo senso.

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A seguire nella scaletta della spesa ancora Enjoy con 4,50 € per 5 Km percorsi in circa 18 minuti di guida, quindi car2go con 4,04 € per 5 Km percorsi in 17 minuti circa (con una tariffa al minuto di 27 centesimi di euro) ed infine 2,75 € per 4 Km percorsi in 11 minuti circa.

Potreste pensare che spendere poco meno di 20 € nell’arco di una serata per i soli spostamenti siano pura follia. Posso provare quasi a scommettere che vi troviate a vivere fuori Milano o che non abbiate mai avuto a che fare con la vostra automobile nel traffico di questa grande metropoli del fine settimana. Sia chiaro: ciò che ho fatto e di cui vi sto parlando è un esperimento, un approfondimento su uno dei servizi (il Car Sharing in generale, ndr) più in voga negli ultimi tempi (e più comodo, aggiungerei), dovete tenere fuori i mezzi pubblici o lo scooter o magari la bicicletta. All’interno del cerchio non ho inserito ATM perché non ho mai provato i loro mezzi a noleggio (probabilmente lo farò in futuro per pura curiosità ma l’impossibilità di poter lasciare quei mezzi ovunque io voglia è una pecca grandissima e un disagio soprattutto quando si ha fretta).

Spendere poco meno di 20 euro per l’intera serata (considerando anche il tardo pomeriggio) non è molto. Non serve pagare il parcheggio, ammesso di riuscire a trovarlo per strada (gratuito oltre un certo orario) ma soprattutto ammesso che si riesca a trovarlo. Se ho in quel momento la mia vettura e lo spazio a disposizione è quello su un marciapiede o in una curva pericolosa preferisco andarla a parcheggiare in una rimessa a pagamento. Occorrerà moltiplicare questa scelta per il numero di spostamenti effettuati ed il tempo di permanenza. In una sola sera fuori in zona Parco Sempione sono arrivato a spendere 24 € di parcheggio per una singola (prolungata) sosta e solo perché ho raggiunto il tetto massimo oltre il quale la rimessa non aggiungeva ulteriori euro al conto finale. Certo ci sono zone e rimesse meno costose ma non potete saperlo fino a quando non vi trovate “a ballare” in zona e se non volete proprio scegliere quella più costosa vi toccherà gironzolare alla ricerca di quella più economica, spesso ben distante da dove poi volete andare a trascorrere il vostro tempo.

La possibilità di poter parcheggiare una car2go, una Enjoy o una Twist all’interno delle righe blu o di quelle gialle (dedicate ai residenti) aiuta parecchio in questo caso e rendere la vita decisamente più facile. Se a questo aggiungete la possibilità di poter entrare in Area C senza pagare ulteriori balzelli (durante la settimana lavorativa ovviamente, non vale durante il fine settimana durante il quale Area C non è in funzione) beh, il vantaggio aumenta. Un’arma a doppio taglio se si vanno a vestire i panni del lavoratore che arrivando a casa trova più macchine a noleggio che personali nei già pochissimi parcheggi disponibili, spesso capita anche nella mia zona, si passa quindi a posteggi “creativi” che mettono frequentemente in difficoltà i pedoni (togli da una parte, metti dall’altra, è una coperta sempre troppo corta).

Quanto ci teniamo?

Tanto se si rompe non è mia. Assicurazione, scarichi di responsabilità, fuochi d’artificio e bombe a mano. È un po’ come la storia che si ripete. Sia chiaro: fino ad ora non ho trovato vetture con grandi danni ed in ogni caso il servizio di assistenza alla base di ciascuna di queste aziende interviene nel caso in cui un’automobile non sia al massimo della sua “forma fisica” permettendo così agli utilizzatori di avere a disposizione quattroruote che non li abbandonino per strada. Certo la classica botta di sfiga può capitare ma si tratta di episodi isolati e che possono essere risolti con l’assistenza al telefono, nel peggiore dei casi sarà necessario andare a recuperare la macchina più vicina a quella danneggiata ed inutilizzabile (tipo nel caso in cui una gomma si fori, ndr).

Il servizio di assistenza funziona, esiste, lotta con noi e nonostante io non ne abbia avuto alcuna necessità durante la mia prova ho cercato in rete informazioni in merito che tra alti e bassi hanno comunque dato un risultato tutto sommato positivo in merito. In ogni caso, escludendo danni casuali alla macchina o incidenti particolarmente complessi, bisogna ricordare che prendere in prestito cose altrui vuol dire (nella normalità forse non più esistente ai giorni nostri e con i giovanissimi che avanzano più tamarri e maleducati che mai) trattarle meglio di come tratteremmo le nostre, almeno questa dovrebbe essere l’educazione ricevuta dai genitori. Poi si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il ma morto della speranza, ma questo è un altro argomento che richiederebbe kilometri di righe scritte.

In conclusione

Ho brillantemente evitato l’argomento Uber e ne vado tutto sommato fiero, quella è roba che scotta e i miei pensieri sono stati già più volte espressi tramite i miei canali sociali, con tweet nati da zero o rilanci di cinguettii altrui che dovrebbero avervi permesso di capire che io non sto dalla parte dei tassisti. Porto massimo rispetto per la categoria e per le loro motivazioni ma non per il modo di fare (come ciò che è accaduto in occasione del Wired Next Fest 2014 o delle decine di altre storie ricercabili su Wired). Il car sharing sembra godere -almeno per il momento- della benedizione di professionisti e cittadini, forestieri, utilizzatori occasionali, turisti (soprattutto ora che car2go ha aperto la possibilità di guidare con la stessa Member Card anche nelle altre nazioni dove è presente il servizio) e la cosa ovviamente non può che fare bene a tutti, è il progresso, è in costante movimento, non va fermato ma regolamentato e sfruttato al meglio per portare giovamento a chiunque. Tutto questo apre le porte a ulteriori discussioni, sgravi fiscali per il libero professionista con partita iva, possibilità di valutare l’abbandono del proprio mezzo (magari anziano e inquinante) per passare ad un utilizzo più intensivo del car sharing (ammesso di abitare e lavorare in città, ovviamente) e chissà quanti altri dettagli ancora.

Il mio approfondimento termina qui, con un ringraziamento a coloro che hanno permesso tutto questo ma con l’invito di migliorare sempre più ciò che ci è stato già messo a disposizione, di aggiungere nuove città anche se apparentemente meno interessanti e appetibili, di cercare di fornire condizioni più vantaggiose e meno postille in Verdana 2 a fondo contratto. Ah si un’ultima cosa: Massarotto (Hagakure) ha calcato la mano sul fatto che attraverso l’applicazione di Enjoy (per la quale la sua agenzia ha seguito il lancio) è possibile prenotare e prendere la vettura senza ulteriori pezzi di plastica, l’ho già detto almeno cento volte nell’articolo che la tessera è solo un ulteriore rallentamento inutile per il cliente finale e peso sprecato all’interno del portafogli? ;-)

Ho dimenticato qualcosa? Siete arrivati fin qui? Bravi! Chiedete e vi sarà dato risposto (nei limiti della mia conoscenza, ovviamente) :-)

Sicurezza: la 2-step verification di Yahoo!

Ve ne ho parlato talmente tanto che spiegarvi ulteriormente cos’è una verifica in due passaggi è uno spreco di spazio nel database del blog, per chi si fosse perso qualche passaggio può tornare utile leggere uno qualsiasi tra i vecchi articoli e approfondire la questione. La verifica in due passaggi costituisce una ulteriore barriera contro possibili attacchi ai vostri account in rete, soprattutto di questi tempi che bug come Heartbleed hanno minato fiducia e procurato seri danni ad aziende e persone.

Attivare la verifica in due passaggi su Yahoo! è molto semplice e veloce e vi costringerà solo a ricordare le risposte alle domande di sicurezza che avete impostato in fase di registrazione o tenere a portata di mano il cellulare che potrà ricevere il codice via SMS, allo stato attuale non c’è compatibilità con le applicazioni di autenticazione come il Google Authenticator.

Avete inserito tutti i dettagli?

Per attivare la verifica in due passaggi basterà visitare la pagina edit.yahoo.com/commchannel/sec_chal_manage e seguire le istruzioni a video. Ammesso che voi abbiate precedentemente inserito delle domande di sicurezza con risposte sensate (che potete e dovete ricordare facilmente ma che non dovranno essere altrettanto facilmente vulnerabili a conoscenza e intelligenza di persone dall’esterno, familiari compresi) e il vostro numero di cellulare, Yahoo! vi permetterà di richiedere un codice via SMS che vi consentirà il collegamento alle risorse collegate al vostro account da una postazione sconosciuta, non precedentemente abilitata quindi al login ai suoi servizi (Flickr compreso, ndr).

Questo è il metodo sicuramente più rapido e sicuro per accedere. Inutile dire -come sempre- che diventa di fondamentale importanza avere a portata di mano il proprio cellulare ma soprattutto prendersi cura del dispositivo tanto quanto della SIM alla quale è collegata il numero di telefono. Perdere quel numero potrebbe voler dire dare accesso alle vostre risorse a chiunque riesca ad utilizzarla. Devo quindi ribadire il concetto di quanto sia fondamentale tenere attivo un codice di blocco sul telefono (iPhone, Android o qualsiasi altro) e un codice PIN sulla scheda?

Confermando il numero di telefono si riceverà un primo codice che sarà necessario inserire a video come conferma dell’attivazione della verifica in due passaggi:

Così come per i servizi di Google anche Yahoo! fa presente che per accedere alla posta elettronica tramite client di posta (iOS, Windows, ecc.) sarà necessario creare una password specifica per l’applicazione, un’operazione semplice che ovviamente genererà una password complessa che non dovrete memorizzare, ma semplicemente riportare nell’applicazione desiderata, salvarla e dimenticarla, un domani basterà generarne una nuova nel caso in cui ne avete la necessità.

Tenere la verifica attiva sia con domande di sicurezza che telefono vi permetterà di accedere all’account anche nel caso in cui non abbiate a portata di mano il dispositivo o in caso di problemi del vostro carrier telefonico. Questo perché, al contrario di altri servizi, Yahoo! non genera uno o più codici di backup da conservare in luogo sicuro nel caso in cui non sia più disponibile la via primaria di accesso all’account (una pecca a dirla tutta, ndr).

Un’ultima mail dal provider vi confermerà l’avvenuta attivazione del servizio e la possibilità di dormire sonni un po’ più tranquilli (senza mai abbassare del tutto la guardia, mi raccomando!):

Attivatela, non fa male e vi porterà via solo qualche minuto ;-)

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